ETICA l’uso di animali?
Cosa resterebbe se si eliminasse dalla quotidianità umana La
vita umana è intrecciata in modo inestricabile con gli animali e con il loro
sfruttamento: gli animali sono ovunque!
Ad oggi, nei primi due decenni del XX secolo, la quantità di animali utilizzati
dagli esseri umani (e la quantità di animali che viene fatta venire al mondo
intenzionalmente per essere utilizzata a vantaggio dell’uomo) è in crescita: per
esempio è in crescita la quantità (“peso commerciabile”) di carne prodotta,
passando da 75 milioni di tonnellate/annue nel 1961 ad una cifra che sfora le
300 milioni di tonnellate/annue. La crescita maggiore è avvenuta in Asia
(collegata sicuramente con la crescita demografica).
Ogni anno 60 miliardi di polli che vengono macellati per produrre carne (e che
vanno ad influire sul peso commerciabile), 1.47 miliardi di maiali, 648 milioni di
tacchini, 545 milioni di pecore, 444 milioni di capre, 300 milioni di bovini.
Attualmente sono vivi ed utilizzati per scopi animali circa 21 miliardi di polli,
1.47 miliardi di bovini, 1.2 miliardi di pecore, 1 miliardo di capre e quasi 1
miliardo di maiali e così via a scendere.
Gli animali domesticati (prodotti) dall’essere umano rappresentano (almeno per
quanto riguarda i vertebrati) la quantità di biomassa maggiore sul pianeta
(quindi sono di più quelli domesticati che quelli selvatici!).
Questi animali contribuiscono alle emissioni di gas serra, non solo CO ma i g di
2
immessi nell’atmosfera vengono utilizzati come unità di misura:
CO 1 kcal da
2 L’uso degli animali a scopo
una bistecca costa 22,01 g di CO in atmosfera.
2
alimentare non ha solo una ricaduta in termini di “come stanno questi animali
negli allevamenti?” ma ci sono effetti che hanno a che fare con il cambiamento
con l’impatto che l’uomo ha sugli ecosistemi.
climatico e
Gli animali utilizzati nella sperimentazione sono secondi agli animali utilizzati
nell’alimentazione: in base ai dati raccolti nel 2011 secondo le modalità previste
dalla direttiva in vista della presente relazione, gli aniamli utilizzati ai fini
sperimentali e ad altri fini scientifici nell’UE sono stati poco meno di 11,5 milioni
(ivi inclusi i dati della Francia relativi al 2010). Si registra pertanto una riduzione
di oltre 500.000 unità nell’impiego di animali nell’UE rispetto al dato indicato nel
2008.
La sperimentazione animali, cioè quegli 11 milioni e passa di singoli individui
animali utilizzati, è basata per la stragrande maggioranza su roditori, circa il
27% di animali utilizzati nella sperimentazione (dato relativo al 2011 ma non
sono di molto cambiate le proporzioni, anche se negli ultimi anni i primati sono
un po’ aumentati, così come gli zebrafish). 1
Gli animali vengono utilizzati non solo per la ricerca di base (46,1%) ma per
studi di ricerca, sviluppo di medicina, e produzione/controllo di qualità di
medicina e e farmaci veterinari (finalità che non riguarda solo gli esseri umani!).
Per quanto riguarda gli studi tossicologici e altre prove di innocuità (8,75%),
anche i prodotti utilizzati per gli animali domestici hanno avuto nella loro filiera
di produzione uno studio tossicologico che ha impiegato anche animali, quasi
sempre della stessa specie.Tutti i prodotti industriali, alimentari, chimici con i
quali l’uomo entra in contatto costantemente hanno avuto un qualche tipo di test
di tossicità che ha utilizzato gli animali. 2
Gli animali sono presenti nella vita umana da sempre e non solo perché sono
sempre stati utilizzati dall’uomo, ma perché questa interazione è diventata quasi
l’uomo ha sviluppato le capacità cognitive e culturali sufficienti)
subito (appena
parte della cultura umana.
Non appena, per esempio, gli umani hanno “inventato” l’arte, hanno
rappresentato gli animali (nelle pitture rupestri che risalgono al 15.000 a.C.) che
parte della loro vita. Sono entrati dunque nell’orizzonte culturale e
facevano
simbolico degli esseri umani non solo come un pericolo o come prede ma come
animali “addomesticati”.
La domesticazione cambia drasticamente la vita e la storia della civiltà umana:
“gli animali domestici hanno aiutato l’uomo a produrre più cibo in quattro modi
diversi, fornendo latte, carne, concime, forza motrice per gli aratri” (Diamond
1998).
Con la domesticazione si realizza un’integrazione strutturale degli animali nella
vita degli esseri umani perché nel momento in cui fornisce cibo, risorse per
l’agricoltura, forza motrice.. contribuisce a quella rivoluzione della
domesticazione degli animali e dei vegetali che è alla base della civiltà umana.
Questa rivoluzione ha consentito quel particolare sviluppo culturale,
tecnologico, che ha portato nell’arco di poco tempo all’incremento così
drammatico delle capacità degli esseri umani.
L’allevamento e l’agricoltura hanno consentito agli umani di essere stanziali,
con fonti di cibo sicure, ricche ed abbondanti: questi due caratteri producono la
possibilità di incrementare i gruppi sociali, e questo incremento significa crescita
3
culturale (scambio di informazioni maggiore, maggiore capacità di crescita
dell’informazione), tecnologica ed istituzionale (necessità di avere regole).
Inoltre si allunga la vita media, ciò significa che un uomo di 50 anni avrà più da
tramandare ai suoi figli rispetto che uno di 20: questo crea l’esplosione della
cultura e della civiltà umana. Tale è il valore della domesticazione delle altre
specie animali e vegetali che l’antropologa definisce l’Homo
Pat Shipman
sapiens attraverso tre tratti:
- toolmaking (produzione di strumenti)
- linguaggio e comportamento simbolico
- domesticazione delle altre specie
due tratti sembrano non essere così esclusivi dell’Homo
I primi sapiens (per
esempio negli scimpanzè ci sono una serie di evidenze..), mentre il terzo tratto
è la caratteristica che più di altre sembra essere veramente una prerogativa
degli esseri umani. Per esempio le formiche tagliafoglie (genere Atta) fanno
agricoltura, coltivano funghi all’interno dei loro formicai, fonte primaria di
sussistenza per la colonia: è difficile non vedere qui una domesticazione di
un’altra specie vivente in un contesto controllato e attivamente incentivato. Di
unico nella domesticazione atta dall’uomo è il risultato, il grande salto che è
stato fatto.
In un linguaggio evoluzionistico si può pensare alla domesticazione come una
forma di adattamento extra-somatico degli esseri umani. Il tipo di relazione che
si è prodotta già con la tipica relazione preda-predatore fra esseri umani e
animali non-umani, e soprattutto con la relazione che si è creata nel campo
della domesticazione, ha avuto conseguenze profonde sull’evoluzione biologica
degli esseri umani. “Gli animali sono ovunque”, anche all’interno della nostra
stessa biologia. Quali caratteristiche doveva avere l’antenato umano per essere
un predatore efficiente prima, e successivamente per essere un allevatore
quell’interazione causale e non intenzionale che ha
efficiente, cioè per avviare
portato alla domesticazione degli animali non-umani (la domesticazione, come
tutti i processi darwiniani, avviene per interesse mutualistico non
intenzionale)? Questi animali non-umani si avvicinano finché non si verifica
quella condizione in cui gli esseri umani iniziano quello che è il moderno
allevamento (li tengono in recinti, ne controllano la riproduzione e avviano la
selezione artificiale, colonna vertebrale del processo di domesticazione).
Quell’interazione casuale che porta gli umani ad avere questo tipo di relazione
ha a che fare con la cognizione umana, con il fatto che alcuni nostri antenati
avevano una maggiore capacità di comprendere ed interpretare il
comportamento animale: da predatori avevano più facilità nel capire se 4
l’animale stava scappando o se poteva rappresentare un pericolo..
Successivamente ha a che fare con la capacità di entrare in contatto con quegli
animali che si mostravano più aperti. Ci sono dunque dei tratti cognitivi degli
esseri umani, ovvero tratti anatomici, morfologici, cerebrali, neurologici che
sono stati più vantaggiosi di altri nel corso della storia dell’evoluzione biologica
dell’allevamento e della domesticazione. La capacità di entrare in relazione con
gli animali, ovvero di leggere comportamento animale, è stato dal punto di vista
un tratto di fitness. Quindi l’uomo
evolutivo dei nostri antenati discendiamo da
quegli antenati che, tra le altre, hanno avuto per sorte biologica la capacità di
entrare in relazione in modo più efficace con gli animali non-umani. Gli esseri
umani hanno nel loro apparato cognitivo, come tratto che si è selezionato nel
percorso evolutivo, la capacità di entrare in relazione con gli animali,
sicuramente con quelli domesticati.
La capacità di mind reading degli animali non-umani è parte della nostra mente
ed in questo tipo di capacità si annida anche la capacità di comprendere le
emozioni degli animali, di capire le intenzioni del comportamento di un animale
che fungono da precursori del nostro interesse morale nei confronti degli
animali. Se l’uomo è mosso, ad esempio, dalla sofferenza di un animale non-
umano, questo ha a che fare con il fatto che l’uomo, proprio per il tipo di
evoluzione biologica che ha avuto come specie nel corso del tempo, sarà in
grado di entrare in relazione con gli animali non-umani e siamo in grado di
rendere rilevanti determinati stati mentali e di costruire, a partire da questo
riconoscimento di stati affettivi, una riflessione morale. Secondo Ryder, ad
esempio, la relazione del pastore col gregge è il precursore del nostro ritenere
gli animali non-umani rilevanti. Il pastore che sa quando un animale del suo
gregge sta male entra in una relazione simpatetica con il suo animale (per
quanto lo utilizzi per i suoi scopi), ma quella capacità di riconoscimento della
vita affettiva degli animali è il primo passo per l’articolazione riflessiva che gli
esseri umani faranno per dare un valore morale a queste esperienze. Così gli
animali entreranno nella riflessione filosofica umana.
All’interno del percorso di civilizzazione, di sviluppo degli esseri umani, si va a
collocare la riflessione sugli animali non-umani. Gli esseri umani iniziano non
“produrre”
solo a tecnologia e strumenti, ma anche cultura intesa come norme
“produrre”
di convivenza e riflessione sulle stesse; iniziano a oggetti simbolici
(come l’arte) e riflessione su di essi, e così nacque la riflessione sulla moralità.
Da qui nascerà anche la riflessione sul posto che occupano gli animali
all’interno della vita morale umana: quando gli umani iniziano a riflettere in 5
modo critico sulla moralità, sul modo giusto di condurre la vita, essi iniziano ad
interrogarsi su cosa siano gli animali dal punto di vista morale, non solo per i
propri scopi (come usarli per mangiare, per ottenere forza lavoro e per altri
utilizzi “strumentali”), ma iniziano ad interrogarsi su cosa siano rispetto alle
proprie responsabilità morali.
Bisogna smentire l’ipotesi secondo cui gli esseri umani abbiano sempre
considerato gli animali non-umani come strumenti e non si siano mai interrogati
prima dell’età contemporanea.
sulla questione morale su esseri non-umani
Questa idea è molto diffusa nella cultura contemporanea, secondo cui prima
dell’età tardo moderna contemporanea gli esseri umani si sono sempre
disinteressati degli animali da un punto di vista morale. Questa idea è falsa non
perché ci fosse effettivamente un vivace dibattito pubblico, ma perché
comunque il problema di che cosa fossero gli animali da un punto di vista
in piccola misura, c’è sempre stato.
morale, seppur
Già con Aristotele, fondatore della filosofia occidentale, è presente la
questione animale: fondamentalmente egli sostiene che gli umani non abbiano
obblighi di giustizia nei confronti degli animali (quindi non siano vincolati da
obblighi morali nel trattare con giustizia gli animali), ma non perché siano
completamente diversi dagli uomini (questa idea arriverà con il cristianesimo).
sociali come l’uomo, un’anima
Aristotele sostiene che gli animali sono hanno
vegetativa e sensitiva, provano piacere e dolore, e non sono semplici macchine
(che il luogo comune ritiene siano sempre stati per la cultura occidentale).
Perché gli esclude dai rapporti di giustizia? Perché gli animali non-umani non
dell’uomo,
hanno lo stesso senso di giustizia non sono capaci cioè di essere
consapevoli e coscienti di quelli che sono i loro obblighi morali. Gli animali non-
umani non hanno un senso attivo della giustizia, per Aristotele un animale non-
umano non conosce i suoi doveri, non vive la sua vita ispirandosi a criteri morali
e politici. Aristotele utilizza una base continuista: gli animali non-umani sono
differenti ma non separati radicalmente dagli uomini. Per Aristotele gli animali
non umani sono in continuità con l’essere un’idea molto diversa da
umano; è
quella del cristianesimo, che considerava gli animali non-umani di differente
articola un’idea di rispetto degli animali, di considerazione
natura. Plutarco
degli animali che passa attraverso uno stile di vita ed alimentazione
All’interno di uno
vegetariano. scenario di discussione del vegetarianismo che
fare con un’idea di purezza
ha a che individuale che prevede il non mescolare
la nostra persona con condotte violente, Plutarco introduce idee 6
sull’alimentazione vegetariana che sono in vigore ancora oggi, cioè l’idea che
carne sia contro natura. L’uomo mangia con l’inganno,
mangiare gli animali
perché li riduce in schiavitù, li caccia con strumenti, ma non è nella natura
umana essere predatori (niente zanne ed artigli).
Le considerazioni di Plutarco ovviamente sono fuori dal contesto evoluzionistico
l’allevamento come un adattamento
perché se si considera questa teoria non
regge: gli umani non hanno bisogno di zanne perché hanno inventato la
domesticazione e gli strumenti.
Tommaso d’Aquino elabora il pensiero etico filosofico e politico del
cristianesimo ri-elaborando Aristotele, innestando cioè sulla pianta
dell’aristotelismo all’idea aristotelica
la metafisica cristiana: aggiunge della
l’idea che animali non-umani
continuità tra esseri umani e animali non-umani e
umani abbiano differenti nature. Introduce dunque il creazionismo: Dio ha
creato l’essere umano separato dal resto e propria immagine e somiglianza, in
cui infonde un’anima che gli altri non hanno. Tutto il resto del Creato (animali,
d’Aquino crea
piante..) sono nella disponibilità umana: dunque una metafisica in
cui piante e animali hanno un posto diverso dagli esseri umani, e su questa
base si elabora e si articola una visione morale di cosa sono gli animali, visione
in cui gli animali sono strumenti a disposizione degli esseri umani. Anche
l’esistenza di un’anima sensitiva
Tommaso non nega e vegetativa degli
animali, ma il posto ontologico che occupano è quello di strumenti creati per
l’essere umano.
secondo d’Acquino,
Dunque, perché non uccidere il capo di bestiame del mio
Non perché l’animale
vicino? meriti rispetto o abbia un suo statuto morale
perché quell’animale è oggetto di proprietà di
indipendente, ma qualcun altro.
transita sino all’età
Questa idea dei doveri indiretti moderna quando Kant, uno
dei grandi filosofi di quest’età, riprenderà l’idea dei doveri indiretti,
aggiornandola, nel momento in cui parlerà di doveri indiretti degli umani nei
confronti degli umani. metafisico di Tommaso d’Aquino
È vero che sostanzialmente utilizza lo sfondo
(separazione tra esseri umani e animali non-umani), ma sostiene che gli esseri
“fini cioè che abbiano la
umani siano in sé”, caratteristica di esseri razionali
(dotati di ragione) che li rende meritevoli di rispetto morale.
però sostiene che l’uomo abbia
Kant mantiene intatta la separazione, doveri
indiretti nei confronti degli animali non solo quando sono oggetto di proprietà
dell’altro umano: sostiene sia necessario tutelare gli animali perché quello che
l’uomo fa agli animali non-umani è simile a quello che fa agli esseri umani.
L’esempio che porta è quello di un cane che ha servito per molti anni un uomo
7
e che è ormai diventato anziano e inutile per gli scopi umani; guardando alla
dell’animale non obblighi nei confronti dell’animale
natura si hanno (che non
merita rispetto morale perché non è un essere razionale), ma comunque
fare qualcosa perché non farla sarebbe un atto ingrato: l’atto
bisogna di
nell’umano e
gratitudine è analogo a quello che è un atto di gratitudine
nei confronti dell’animale, e si
viceversa, quindi si ha un dovere indiretto
doveri nei confronti dell’umanità.
assolvono
Cartesio affermò (In una prospettiva sostanzialmente discontinuista rispetto
l’esistenza di una radicale
alle precedenti) differenza tra i due, perché gli esseri
umani sono materia (res estensa) animata (da quella che lui chiama res
cogitans).
Gli animali al contrario sono res estens
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