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Marchetti estetica Simmel: passaggio da città a metropoli

Sviluppo della vita nervosa

Il passaggio da città a metropoli comporta uno sviluppo della vita nervosa poiché si oltrepassa la soglia che comunque continua a spostarsi, aumentando le trasformazioni e l'intensificazione degli stimoli sensoriali. La metropoli, nello svilupparsi, porta dietro questo problema. Questo apparato funziona in termini relativi, non assoluti. È la differenza tra precedenza e successivo che noi notiamo; è il differenziale perché si alza la soglia di quello che si percepisce. La capacità di avvertire che vi è un nuovo stimolo viene dalla differenza.

Confronto tra città e campagna

Nel testo si fa la differenza tra città e metropoli e città e campagna. Lo svilupparsi degli stimoli porta a consumare più energia e ovviamente ciò è più sviluppato nelle città piuttosto che nelle campagne. Consuma talmente tanta energia che abbiamo bisogno di più tempo per poterla acquisire. Si fa la differenza tra città e campagna e gli stimoli da esse prodotti.

Testo: la metropoli e la vita dello spirito

Il testo appare nel 1903 in una raccolta. È un testo importante poiché ha fornito un contributo al dibattito in corso in quegli anni sulla metropoli come nuovo tipo di città, in particolare in Germania, dove aveva trovato una prima sistemazione teorica e un’ampia diffusione tra architetti, urbanisti, geografi e sociologi. All’inizio del 1900 esistevano ben 11 metropoli con più di un milione di abitanti e fra esse vi erano Berlino, New York, Mosca, Philadelphia, Pietroburgo, Vienna, Tokyo, Chicago e Calcutta. Nei primi decenni del ‘900 gran parte dei sociologi si è dedicata al dibattito riguardante il passaggio tra città e metropoli. La metropoli è un evento essenziale per la storia moderna poiché costituisce il luogo di formazione di fenomeni caratteristici della società anche odierna, come: capitalismo, borghesia e soprattutto lo Stato.

Simmel e la metropolizzazione

Simmel ritiene che la metropoli sia la sede della moderna società industriale. Inoltre, ritiene che la metropolizzazione sia necessaria soprattutto perché sede dello sviluppo dell’economia monetaria. Essa è il luogo dove si manifesta la libertà del singolo negli ambiti della vita sociale e dove si assiste all’intellettualizzazione dei rapporti sociali. La metropoli ha la capacità di paralizzare la percezione delle differenze rendendo difficile all’individuo la distinzione che diventa così indifferente a tutto ciò che è individuale.

Intellettualismo e stimoli nella metropoli

Il testo di Simmel si è trovato al centro del dibattito che ha investito la cultura urbanistica, architettonica e sociologica nel primo ‘900 ed è proseguito fino al 1933, ovvero all’avvento del partito nazista che ha portato molti studiosi all’esilio. Il risultato del passaggio da città a metropoli è l’intensificazione della vita nervosa, l’aumento degli stimoli sensori sia in quantità che in intensità che non fanno altro che consumare coscienza (energia psichica). L’uomo quindi supera la “soglia” poiché distingue il precedente dal successivo e ciò che fa la differenza non è il valore assoluto, bensì il differenziale tra questi due momenti.

Differenze tra città e campagna

La differenza è netta soprattutto se si parla di città e campagna dove le relazioni sono ancora intrattenute usando la sfera sentimentale perché non vittime dell’intensificazione della vita nervosa. L’individuo sviluppa, così, un meccanismo di autodifesa che gli consente di sopravvivere, questo è l’intellettualismo. L’intellettualismo è la capacità dell’individuo di reagire agli stimoli esterni per poter sopravvivere senza essere consumato dalla vita nervosa della metropoli. Infatti, la metropoli, oltre a dare vita all’individuo, lo consuma anche.

La natura dei rapporti nella metropoli

La metropoli è la sede dell’economia monetaria e dello scambio economico che conferisce agli individui un rapporto di scambiabilità, ovvero assenza di un rapporto di conoscenza tra individui, come avviene tra fornitore e produttore. Simmel, inoltre, fa un chiaro riferimento a Marx affermando che l’economia monetaria è talmente importante nella metropoli che si può dire che domini la realtà almeno quanto l’intellettualismo. Mentre per Marx non vi è alcun rapporto di reciprocità da struttura e sovrastruttura ma è solo una di esse a determinare la realtà.

Teoria della struttura e sovrastruttura

In Simmel c’è una corrispondenza. Riferimento alla teoria della struttura e della sovrastruttura di Marx che è deterministica, diversamente dall’ideologia di Simmel. In Marx la struttura economica determina la sovrastruttura (determinismo). Per Simmel l’intellettualismo è una disposizione calcolistica, tutto può essere calcolato per Simmel. Per Simmel la metropoli è simbolo di modernità. Vita metropolitana = modernità. Ha una nozione anti-causalistica, vuol dire che ci sono ambiti in cui la spiegazione scientifica non va tenuta in conto.

Rapporti tra intellettualismo, denaro e tempo

  • C’è un rapporto tra l’intellettualismo (logos) e il denaro.
  • C’è un rapporto tra tempo e denaro. C’è una griglia temporale che li regola “uno schema temporale rigido”.
  • Nella metropoli la quantità di scambio si intensifica.

Riferimento a Nietzsche

Vi è un riferimento a Nietzsche - la profondità della superficie. La rivoluzione di Nietzsche è anti-hegeliana e anti-platonica: ciò che è essenziale non è separabile dai fenomeni, dalla realtà. L’essenza, cioè l’universale, si ha a prescindere nei fenomeni. Schopenhauer parla in questo caso di velo di Maya. Per Simmel non vi è alcuna essenza separabile dall’apparenza, se noi togliamo questo mondo non abbiamo più nulla.

La nozione di quadrato

La nozione di quadrato rimane un quadrato indipendentemente dal fatto che si incontri o no nella nostra esistenza. Lo sguardo di Simmel rivolta il modo in cui guardiamo le cose: esistono solo gli individui da cui scaturiscono le relazioni. Se vogliamo capire le relazioni, dobbiamo guardare agli individui. C’è la consapevolezza che abitiamo nei frammenti: siamo noi che diamo senso al mondo perché il mondo di per sé non ne ha.

Micrologia: attenzione verso aspetti minori

Micrologia: attenzioni verso aspetti minori, un tentativo di comprendere gli aspetti minori della nostra esistenza “i tratti più banali”.

La forma e i contenuti della nostra esistenza

Questa forma determina anche i contenuti stessi della nostra esistenza. La forma è una nozione centrale e con questa prova a spiegare l’andamento della moda. L’astrattezza della moda: attenzione di Simmel verso le forme. Quello che Simmel chiama il rapporto tra forma e vita. Dare forma = dare senso. L’esistenza non ha un senso ma siamo noi che gliela diamo per questo la nostra esistenza è frammentaria, ovvero insensata. È il senso che noi cerchiamo di trovare.

La figura del blasé

La figura del blasé compare anche in Benjamin. Mettono in gioco la dialettica tra vicinanza e lontananza. Nella metropoli vi è un’intensificazione degli stimoli nervosi che avviene a tanti livelli perché più ravvicinati e aumentano nella loro intensità. Sono sempre più inattesi; anche laddove si conoscono gli stimoli è il non aspettarcelo che aumenta l’intervento degli stimoli sensoriali. A questi stimoli si reagisce con l’intelletto che li regola e non li permette di arrivare in profondità poiché si trova in superficie. Infatti, lo stress è la mancanza di energia per reagire a questi stimoli. È come un’anestesia per non sentire questi stimoli. C’è una componente fisiologica, ovvero l’anestesia del nostro apparato percettivo, ma non interveniamo noi direttamente; è l’intelletto ad operare. I nostri 5 sensi infatti non cambiano ma cambia il loro livello evolutivo. Si ha anche un fenomeno di indifferenza rispetto alle differenze delle cose. Il blasé non è che non vede le differenze, è che è indifferente a queste (apatia delle emozioni). Le differenze esistono ma per il blasé non contano più. Non vede più il valore delle differenze. Non è cinismo e Simmel contrapporrà infatti la figura del blasé a quella del cinico (nel senso moderno del termine). C’è un rapporto tra il blasé e l’intellettualismo perché l’intellettualismo è calcolabile. Vede grigio perché non è definito come il bianco o il nero; infatti, nel bianco e nel nero le differenze si vedono mentre nel grigio no. I valori non sono misurabili.

Blasé e apatia

Blasé e apatia: non è un disincantato ma è colui che vorrebbe che tornasse; in questo senso sta sulla soglia. Ha nostalgia. È un annoiato perché ha talmente esasperato i suoi sensi che non prova più nulla. Si vieta di reagire e questa è una forma di apatia. È una forma di autoconservazione dell’individuo. Per Simmel dobbiamo partire dal particolare per vedere come funziona la società. Vi è una sorta di antipatia in questo comportamento.

Cinismo e blasé

Cinismo e blasé: vi è una distinzione tra cinismo nel senso greco e cinismo nel senso moderno. Tanto il cinismo quanto il blasé sono una conseguenza della riduzione dei valori della nostra esistenza, cioè sono retti dalla logica dello scambio (scambiabilità). Tutti i valori vengono svalutati nel cinismo greco tranne la libertà morale posta come valore assoluto. Nulla davvero importa se non la morale, tutto il resto è indifferente. Simmel ha già fatto una differenza tra i due cinismi. Il cinismo moderno si muove nella stessa direzione ma differisce svalutando tutto. È un movimento verso il basso. Il cinismo greco è affermazione di un valore. Usa il cinismo greco solo nell’introduzione come elemento di contrasto. Contrappone poi il cinismo all’entusiasmo. L’entusiasta trova valore in tutto, fa un movimento verso l’alto. Il movimento di livellamento è lo stesso del denaro. Usa una dialettica senza superamento. Il movimento del denaro (svalutazione e valore di scambio) è la dimensione oggettiva. Anche il blasé compie un movimento. Non è la diversità di valore ma la natura che differenzia le cose. Il cinico reagisce mentre il blasé no. Il blasé non svaluta ma questo perché non sente le differenze. Per il cinico il mondo è grigio mentre per il blasé il mondo è a colori ma è lui stesso che lo sente grigio. Per Simmel quindi il blasé è una figura positiva, è una forma di assuefazione. Il blasé non riesce a percepire perché i nervi sono stati resi incapaci dall’eccessiva stimolazione. Ad esempio, più si investe psichicamente in un oggetto più si carica di valore. Ciò si può vedere nella figura del collezionista in Benjamin. Il denaro è sia un mezzo che un fine (denaro per denaro). Per il cinico siamo merce, siamo acquistabili. È tutto ridotto a merce di scambio per il cinico, niente ha più valore. Il blasé vorrebbe cambiare. Lo stimolante è un mezzo senza che sia necessario sapere lo scopo, è lo stimolo dello stimolo. Vi è una reazione fine a se stessa. È un mezzo fine a se stesso.

I sensi

Il testo è un’analisi microscopica (diversamente dall’analisi micrologica che invece compie Benjamin). Simmel dichiara che ad interessarlo sono le interazioni che restano fluide, che sono fugaci, che vedono all’opera gli “agenti più piccoli”, periferici, apparentemente insignificanti ma non meno importanti di quelli “di ordine più elevato”. Quella che qui Simmel compie è “l’analisi dei delicati fili invisibili che sono intessuti tra una persona e l’altra, e cerca in qualche modo di iniziare a parlare di una sociologia dei sensi che ha nell’occhio il suo strumento di analisi maggiore. Il volto che l’occhio che guarda incontra è “un luogo di conoscenza, simbolo di tutto ciò che l’individuo ha portato con sé come presupposto della sua vita”. L’occhio, infatti, a differenza dell’orecchio, possiede un’immediata reciprocità, mentre l’orecchio è più egoistico, “prende ma non dà”. L’olfatto, invece, non ci aiuta a percepire l’altro oggettivamente come facevano i primitivi. Si evince da questa descrizione che Simmel non menziona tutti i sensi ma soltanto tre che per lui sono più importanti, ovvero: la vista (l’occhio), l’udito (l’orecchio) e l’olfatto (il naso), escludendo così il tatto e il gusto.

I sensi: analisi passionale e filosofica

Testo “I sensi”. Non lo affronta da un punto di vista psicologico ma passionale e filosofico. I sensi hanno un grande valore: conoscitivo, cioè noi conosciamo l’altro attraverso il corpo ovvero i sensi. Il corpo è allo stesso tempo luogo e mezzo di conoscenza. Per Platone invece i sensi ingannano e per questo dobbiamo affidarci all’intelletto. C’è una rivalutazione del corpo e della corporeità già compiuta da Nietzsche che sostiene che i sensi non possono essere aboliti perché sono i mezzi attraverso cui conosciamo gli altri. Questo si lega a quella che Nietzsche chiama la profondità della superficie. Per Nietzsche quello che per Platone è il mondo apparente è il mondo, l’essenza è incorporata nel mondo stesso, nella realtà, per questo parliamo di profondità della superficie. Guardare attraverso i fenomeni vuol dire che dobbiamo risalire alle condizioni di possibilità dei fenomeni stessi. Esempio: disegnare un sorriso. Per farlo dobbiamo necessariamente disegnare un volto che sorride. Il sorriso si ha attraverso qualcosa di empirico rispetto al volto. Ma il sorriso non è il volto. Se togliamo il volto, scompare anche il sorriso. Il sorriso coincide col volto. Altro esempio: cos’è la bellezza? Possiamo indicare la bellezza indipendentemente dall’indicare qualcosa che è bello? La bellezza però non è qualcosa, un oggetto, ma la si può cogliere attraverso questo qualcosa.

Il valore sociale dei sensi

Dal punto di vista di Simmel i sensi hanno un valore sociale, cioè determinano forme di associazione e dissociazione (ci associamo o allontaniamo dagli altri). I sensi cambiano a seconda dell’epoca in cui vengono inseriti. Simmel parla, qui, dei sensi nella metropoli. Sottolinea il valore sociologico. Parla della direzione soggettiva (i sensi provocano piacere o dispiacere, ad esempio una voce stridula o piacevole). Dire che una cosa mi piace e una cosa è bella sono due cose categoricamente diverse. Non è una reazione percettiva quella di cui stiamo parlando. Ciò che percepiamo non è spiegabile con i sensi. Mette in relazione due soggetti perché deve mettere in evidenza il rapporto sociale di due individui. Vi è anche una direzione oggettiva (non è in nessun modo certa, qui vuol dire che riguarda l’oggetto; riferimento al giudizio di conoscenza; ad esempio attraverso la voce determino una caratteristica dell’altro). Ne determina una caratteristica. I sensi sono un ponte, cioè ci mettono in relazione (riferimento ponte e porta; ponte = legame, mette in relazione due cose disgiunte; porta = disgiunge qualcosa che in natura è unito ma la porta può essere aperta, è una sorta di unione e disgiunzione). È ciò che fa la scienza che mette in relazione i fenomeni. È la dimensione della soglia che troviamo in Benjamin. Il ponte è il momento in cui si incrociano due direzioni. Quando noi abbiamo a che fare con ciò che non è umano le due direzioni sono in qualche modo separate perché c’è ciò che è proprio per l’uno e ciò per l’altro. Nei confronti dell’uomo non sono separabili, invece. Sono separabili dal punto di vista teorico ma non dal punto di vista fenomenico. Simmel parla solo di 3 sensi, esclude il tatto e il gusto.

Analisi del senso della vista

Il primo che analizza è la vista (l’occhio). L’occhio ha una sorta di primato e non è casuale perché rappresenta la dimensione del nostro modo di essere. Noi infatti siamo la civiltà dell’immagine nel quale l’occhio la fa da padrone. L’occhio consente la reciprocità più pura e immediata attraverso lo sguardo, perché in quel momento si comunica se stessi all’altro. Lo sguardo rende possibile una comunicazione reciproca. Nel conoscere l’altro faccio anche conoscere qualcosa di me. Nel momento di vergogna abbassiamo lo sguardo perché non lasciamo vedere qualcosa di noi. In questo senso l’occhio è un’azione reciproca perché l’altro riesce a conoscerci attraverso i nostri occhi. Forma oggettiva = conoscenza che possiamo esplicitare. È la vita stessa che rende possibile lo sguardo e lo spirito ci caratterizza come oggetti. Lo sguardo avviene nel momento stesso dello sguardo. Basta voltarsi che il legame si interrompe. L’azione di reciprocità è una linea retta mentre lo sguardo interrotto lo troveremo nella civetteria (vedere e non lasciarsi vedere). Nel momento in cui guardiamo l’altro non possiamo impedire che l’altro guardi noi, quindi l’altro conosce noi. In questo senso c’è reciprocità. Ecco perché la vergogna ci fa evitare lo sguardo dell’altro. Con la vergogna impediamo all’altro di guardarci dentro. Infatti, se c’è qualcosa che noi non vogliamo far passare all’altro, noi abbassiamo lo sguardo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bonnie_park di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Marchetti Laura.
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