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Collaborare per comprendere

Introduzione alla comunicazione

Martedì 17 novembre 2015 08:59. La comunicazione implica sempre una relazione fiduciaria tra i soggetti dell'interazione: nel momento in cui inizio a parlare o a scrivere a qualcuno, confido che egli possa ascoltarmi e capirmi. Così, quando mi dispongo ad ascoltare un altro e rivolgo la mia attenzione verso di lui, confido che egli abbia qualcosa di significativo da comunicarmi.

Regole conversazionali di Paul Grice

Principio di collaborazione

Il principio di collaborazione o regole dialogiche mirano alla chiara espressione dell'intenzione comunicativa degli interlocutori e riguardano il contenuto informativo. I requisiti che devono essere soddisfatti nella costruzione di un messaggio affinché coloro che comunicano manifestino le proprie intenzioni comunicative, realizzando le migliori condizioni per comprendersi:

  • Bisogna dare un contributo a quanto richiesto dalla situazione: dialogare.
  • Nel momento in cui avviene.
  • Dall'intento comune accettato.
  • Dalla direzione dello scambio verbale in cui sei impegnato.

Queste regole implicano che i soggetti agiscano condividendo un comune scopo comunicativo e si sentano, ognuno dalla propria parte, impegnati a rispondere a ciò che gli altri si aspettano da loro nella specifica situazione o contesto in cui interagiscono.

Le massime di Grice

Nello specifico, Grice ha formulato, sulla base delle categorie kantiane della quantità, della qualità, della relazione e del modo, alcune condizioni più specifiche volte a perseguire l'intento di una chiara espressione dell'intenzione comunicativa degli interlocutori:

  • Completezza dell'informazione (quantità): si riferisce alla quantità proporzionata di informazione necessaria per garantire un'adeguata comprensione. Chiede che l'emittente non fornisca una quantità di informazione inferiore a quella necessaria ai fini dello scambio comunicativo in atto, ma neppure una comunicazione superflua e inutilmente ridondante.
  • Qualità delle informazioni: veridicità. Cerca di dare un contributo che sia vero o che hai ragione di ritenere veritiero. Non dire ciò che ritieni falso o ciò per cui non hai prove adeguate. Un minimo di verità ci deve sempre essere, altrimenti non possiamo più essere sicuri di nulla: se io mento, non riusciremo mai ad essere sicuri che gli altri stiano dicendo la verità. Quando dialoghiamo, diamo per buono che l'altro non menta perché noi stessi non mentiamo. Se vuoi che sia un dialogo, devi dire la verità.
  • Relazione: individuare ciò che è rilevante nella conversazione, pertinente all'oggetto del discorso, stare al tema senza divagare e introdurre elementi fuorvianti. I comici spesso basano la loro performance sulla violazione di questa regola. I social network invece sono luoghi virtuali dove tutti parlano e ognuno può dire la propria idea, finendo spesso con lo storpiamento e la perdita del punto di vista iniziale.
  • Modalità: riguarda il modo in cui il contenuto della comunicazione viene espresso. Si riferisce alla chiarezza e alla precisione di ciò che viene comunicato, si declina in una serie di raccomandazioni circa l'ambiguità, la concisione e l'ordine.

Queste massime sono finalizzate al conseguimento di uno scambio efficiente di informazioni, quindi al successo della conversazione, al successo del passaggio di valori e di sapere. Ogni regola dev'essere contestualizzata. Un particolare riferimento va alla comunicazione interculturale: ogni società e cultura prevede regole che non sono semplicemente norme linguistiche, ma anche norme sociali relative alla comunicazione. Tali regole possono variare anche notevolmente da cultura a cultura cosicché possono crearsi incomprensioni e malintesi quando si incontrano persone che provengono da società che prevedono regole comunicative diverse.

Regole di cortesia di Robin Lakoff

Condizioni che riguardano le relazioni tra coloro che comunicano finalizzate a creare e mantenere una buona relazione con gli altri nei diversi ambiti di relazione:

  • Non imporre: non essere invadente e non imporre ad altri il tuo punto di vista. Si è più persuasivi quando si dialoga con il punto di vista altrui. Dichiara subito che il tuo punto di vista è disponibile a tenere conto del punto di vista altrui.
  • Offri delle alternative: lasciare decidere agli altri come reagire alle parole, lasciare sempre una via di uscita al proprio interlocutore. Offrire delle alternative anche con la sicurezza di aver ragione.
  • Mettere l'interlocutore a proprio agio: essere amichevoli, accorciare le distanze, esprimere solidarietà o sollecitando una partecipazione attiva dell'altro.

C'è una correlazione tra le regole di chiarezza di Grice e le regole di cortesia: le regole conversazionali ispirate ai principi di massima chiarezza, sincerità e pertinenza possono essere violate in ossequio alle regole sociali del tatto e della cortesia. In alcune situazioni, ad esempio, si può scegliere di non essere chiari, informativi e sinceri per non offendere l'altro o metterlo in difficoltà.

Comunicazione conflittuale

Se cooperare significa manifestare chiaramente all'interlocutore la propria intenzione comunicativa, anche una comunicazione conflittuale corrisponde alle condizioni di possibilità del principio di cooperazione e alle sue massime. Cooperazione comunicativa e conflitto non sono quindi concetti incompatibili: ci può essere una cooperazione comunicativa tra rivali o nemici anche se non significa condividere lo stesso interesse, sentire nello stesso modo o approvare sinceramente il comportamento dell'altro. Un conflitto può portare alla reale ed effettiva rottura comunicativa, a atteggiamenti psicologici negativi o oppure alla cooperazione.

Due processi ci indicano come cooperazione e conflitto possano convivere:

  • Verbalizzazione del conflitto: qualsiasi forma verbale testimonia l'esistenza di un legame. Fino a che due persone continuano a parlarsi, non saranno mai del tutto nemiche e non è mai esclusa una possibilità di riappacificazione.
  • Ritualizzazione del conflitto: modo per comunicare anche in situazioni di ostilità e inimicizia. Consiste nel controllare l'aggressività e la violenza inscrivendole dentro una cornice di regole accettate da tutti i contendenti o nel trasformarla in un comportamento regolato da un cerimoniale, spostare il conflitto da qualche altra parte, in altri contesti.

Le funzioni della comunicazione

Venerdì 5 febbraio 2016 14:16. Cinque funzioni essenziali e analitiche possono cioè essere presenti simultaneamente all'interno di ogni relazione comunicativa delle relazioni comunicative:

  • Conoscere e rappresentare la realtà: funzione referenziale.
  • Creare, mantenere e modificare le relazioni sociali: funzione sociale.
  • Produrre e coordinare l'azione: funzione pragmatica.
  • Presentare un'immagine dell'io: funzione identitaria.
  • Definire la comunicazione stessa: funzione metacomunicativa.

La diversità delle relazioni non si fonda sulla presenza esclusiva dell'una o dell'altra funzione, quanto sul diverso ordine di importanza che esse assumono. Le caratteristiche delle relazioni comunicative concrete dipenderanno dunque dalla funzione dominante.

Funzione referenziale

Conosciamo per esperienza diretta essendo testimoni di un fenomeno, attraverso l'osservazione di comportamenti di altri ma anche attraverso descrizioni, racconti e narrazioni della realtà. Una prima funzione della comunicazione consiste quindi nell'essere mezzo di conoscenza della realtà ed è strettamente legata al contesto in quanto essa mette in relazione il codice con la realtà extralinguistica del mondo.

Referenti

Il referente è un elemento del mondo reale esterno a cui un'espressione linguistica si riferisce:

  • Un oggetto concreto o simbolico.
  • Stato interiore.
  • Una persona, più persone.
  • Mondi lontani e possibili.
  • Azioni o eventi.
  • Mondi immaginari ma verosimili.
  • Una realtà relazionale.
  • I media estendono enormemente l'ambito della referenza della comunicazione dilatando enormemente la nostra esperienza e conoscenza del mondo.

Forme dei referenti

  • Rigidi: espressioni referenziali che si riferiscono a un unico elemento in tutti i mondi possibili in cui esso esiste (lui e solo lui, nomi propri).
  • Non rigidi: espressioni referenziali che si riferiscono a diversi elementi in mondi alternativi o differenti, possono cioè essere compresi solo in riferimento all’emittente, al destinatario o al contesto.

Funzione sociale

La seconda funzione fondamentale collega comunicazione e relazioni: la comunicazione consente di creare, mantenere e rafforzare le relazioni sociali e il reciproco riconoscimento tra i soggetti.

Simmel collega la comunicazione al bisogno biologico dell'uomo di entrare in relazione con gli altri; il tipo di comunicazione che risponde a questo bisogno non si qualifica affatto per il suo contenuto ma piuttosto per essere in grado di consentire il contatto interpersonale, di fungere da tramite per la relazione stessa.

Funzione fática

L'intuizione di Simmel trova una più completa formulazione con l'antropologo polacco Malinowski il quale osservò che una delle funzioni primitive della comunicazione dipende dalla tendenza fondamentale che rende necessaria per l'uomo la presenza altrui.

Una delle funzioni essenziali ed originarie del linguaggio non è trasmettere significati, ma stabilire con l'altro un rapporto di comunicazione che ha un valore in sé, un reciproco contatto e riconoscimento con l'altro come fonte di rassicurazione e benessere; l'oggetto della comunicazione è la stessa relazione comunicativa tra le persone, il loro essere in relazione.

Funzione integrativa

La funzione integrativa della comunicazione ha sempre due facce: da un lato assimila, dall'altro differenzia e separa diventando al tempo stesso fattore di integrazione e di divisione. Le lingue, i gesti significativi e i rituali comunicativi accumulano e assimilano coloro che li condividono, ma al tempo stesso dividono coloro i quali non conoscono quei segni o non gli attribuiscono lo stesso significato.

  • A livello microsociologico la comunicazione costruisce una rete di riferimenti condivisi.
  • A livello macrosociologico la comunicazione costruisce una coscienza collettiva.

Funzione pragmatica

La terza funzione fondamentale collega comunicazione e azione.

  • Coordinare l'azione: la comunicazione può servire a coordinare l'azione di più individui verso uno scopo comune.
  • Influenzare l'azione: la comunicazione può promuovere, favorire o impedire l'azione.
  • Propria: conferisce una direzione alla propria azione attraverso giuramenti, promesse e prese di impegni.
  • Altrui: tende a dirigere il comportamento di altri attraverso ordini, comandi o richieste in forme più o meno esplicite e dirette (funzione imperativa).
  • Costituire azione in sé: gli atti comunicativi costituiscono di per sé un'azione, producono un evento che modifica la realtà avendo effetto pratico sulle persone, ne cambiano lo status e la condizione di vita. La capacità di far accadere le cose può dipendere anche dal contesto e dalle relazioni sociali.

Funzione identitaria

La quarta funzione collega comunicazione e identità. Nella comunicazione si esprime l'identità, cioè si manifesta e si rende noto agli altri chi siamo. Ma, al tempo stesso, nella relazione comunicativa con gli altri si forma, si conferma e si modifica l'identità. Comunicare significa sempre protendersi verso l'altro, esporsi e mettere a rischio la propria identità con la possibilità che si possa indebolire.

Chi parla di chi?

Nella comunicazione i soggetti presentano sempre se stessi. In ogni atto comunicativo è contenuta un'affermazione esplicita o implicita su chi sono io e come voglio essere considerato. La funzione di presentazione di sé contiene sempre, come essenziale elemento complementare, la richiesta di riconoscimento da parte dell'interlocutore. La presentazione di sé avviene in tre modalità principali:

  • La facciata personale: comprende caratteri più stabili (sesso, età, etnia) e caratteri più mobili (espressività non verbale, lo stile comunicativo, l'abbigliamento).
  • I simboli di status/ruolo: i simboli di appartenenza a determinate categorie o gruppi sociali.
  • L'ambientazione: lo scenario in cui si svolge la comunicazione; comprende i dettagli di sfondo che forniscono informazioni sul soggetto ed il suo status sociale.

La presentazione di sé e la richiesta di riconoscimento che il soggetto possono presentare tre modalità con cui l'interlocutore può reagire:

  • Conferma: accettazione della definizione che il soggetto ha dato di sé.
  • Disconferma: negazione totale della definizione che il soggetto ha dato di sé.
  • Rifiuto: presa in considerazione della definizione di sé da parte dell'interlocutore e successiva negazione; può assumere comunque un ruolo costruttivo.

Identità organizzativa

Le organizzazioni, a differenza delle persone, si presentano ai loro interlocutori con un'identità costruita e in genere coerente con il prodotto, caratterizzata inoltre da maggior stabilità. L'identità delle organizzazioni si presenta attraverso:

  • Una reputazione consolidata nella loro storia e tradizione per segnalare nella stessa durata nel tempo la riprova della propria serietà e affidabilità.
  • La loro attività attuale e dal modo in cui viene svolta; la capacità di assolvere efficacemente le sue finalità.
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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BestNote di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie della comunicazione e dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Colombo Fausto.
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