5Cap, La Cultura Sottile
martedì 31 maggio 2016 14:50
V. IL DOPOGUERRA: VERSO UN SISTEMA NAZIONALE E
DEI MEDIA (1945-‐60)
Argomenti: la costruzione del sistema, il cinema, nascita dell’intermedialità e di
nuovi generi, correnti della cultura, il fumetto, la televisione, la pubblicità e
Carosello.
1-‐ è passata la bufera
In questo capitolo si prende in analisi il periodo che va dal
1945 al
1960: l’Italia del
secondo dopoguerra. In questo periodo il paese appare fortemente frammentato
fra Sud ( che ha visto la liberazione già nel 1943 e l’occupazione americana) e Nord
(che ha vissuto il dramma della resistenza e la liberazione).
Questo periodo rappresenta
il trampolino di spinta verso la definita
industrializzazione della cultura del nostro paese.
Caratteri generali del periodo in
questione:
1. In ambito culturale gli e lementi di discontinuità si incrociano con quelli
elementi di continuità: la cultura di massa non conosce autentiche catastrofi,
ma soltanto momentanee eclissi in cui fenomeni anche macroscopici
scompaiono sotto la superficie rilevabile della cultura ufficiale per poi
riemergere in un secondo momento. È questo il caso del varietà radiofonico,
del fumetto d’avventura e del cinema hollywoodiano. Le potenzialità di
consumo che il fascismo aveva impedito riemergono infatti non appena le
circostanze storiche cambiano. Questa continuità vale anche per quella
ufficiale: non bisogna dunque pensare al passaggio dal fascismo al
dopoguerra come una frattura.
2. La natura del periodo dal punto di vista del sistema dei media: la nascita della
Tv mette le basi per il primo diffusore globale di imagerie. La tv diventerà
quello che la radio era stata virtualmente, ereditando dal fascismo un ideale
sostanzialmente pedagogico e monopolista. La Repubblica costruirà la Tv
come scuola parallela, realizzando il sogno di grilli e corvi precedenti, con il
vantaggio però di rivolgersi ad un pubblico più vasto ( e in maniera centrale
alla generazione dei nati nel dopoguerra degli anni Cinquanta: una società
nascente e in fase di ricostruzione, largamente disponibile al consumo dei
prodotti e totalmente controllabile).
3. La maggior parte dei prodotti dell’industria culturale riguardano
l’intrattenimento,
anche se questa osservazione entra del tutto in contrasto
alla generazione dei nati nel dopoguerra degli anni Cinquanta: una società
nascente e in fase di ricostruzione, largamente disponibile al consumo dei
prodotti e totalmente controllabile).
3. La maggior parte dei prodotti dell’industria culturale riguardano
l’intrattenimento,
anche se questa osservazione entra del tutto in contrasto
con l’immagine comune di una cultura italiana del secondo dopo guerra
dominata dalle istanze neorealistiche sia per quanto riguarda la letteratura
che il cinema. Ci fu di fatto, una sorta di parallelismo fra i circuiti di diffusione
culturale. Il circuito elitario vide obbiettivamente una predominanza dello
stile e dei contenuti del neorealismo; quello propriamente industrial-‐culturale
fu dominato da stili e forme più tipici dell’intrattenimento mediatico ( in
particolare l’avan-‐spettacolo ed il cinema seriale sottolineano la continuità
con il periodo precedente*); infine vi fu un circuito propriamente pubblico,
caratterizzato da un flusso top-‐down, in cui un progetto politico di
alfabetizzazione si incarnò soprattutto nella televisione di monopolio.
*Nel caso del teatro leggero emblematico è il caso di Renato Rascel, attore
autore musicista e cantante. Rascel esordisce nel 1940 con la ballata È
arrivata la bufera . Leggendo i suoi testi successivi è palese che egli faccia
dello straniamento e della provocazione linguistica la propria arma comica:
questo meccanismo deriva dalla lezione di Nizza e Morbelli per I Quattro
Moschettieri. Un autore dunque post bellico, formatosi durante il fascismo e
fedele ad insegnamenti precedenti alla guerra. Un’altra prova di questa
continuità è Totò, protagonista di una serie di film seriali basati sulla classica
identificazione tra personaggio e maschera. La sua radice popolare non sente
la frattura della guerra: il Totò post-‐bellico è lo stesso dell’anteguerra. Questa
continuità porta da una modernizzazione negata alla costruzione delle
fondamenta di una modernizzazione finalmente compiuta.
2 -‐ Dai frammenti alla rete
Lo sviluppo dei media in Italia nel secondo dopoguerra transita da una situazione
non differente da quella prebellica a una radicale modernizzazione in cui sono
leggibili i tratti del sistema attuale. Tre sono gli aspetti significativi:
1. le forme produttive e distributive
2. le articolazioni dei contenuti
3. le correnti della cultura.
2.1 -‐ Le logiche produttive e distributive: la costruzione del sistema
Le grandi svolte dei media sono collocate nella seconda metà degli anni Cinquanta;
in questo periodo si mettono inconsapevolmente infatti le basi del complesso
sistema dei media e del sistema di comunicazione a noi coevo: viene unificato il
servizio telefonico, viene ristrutturato il servizio radiofonico, nasce la televisione
dell’ottica della BBC inglese, nel 1955 nasce la SACIS ( società che controlla e
coordina il materiale pubblicitario, radiofonico e televisivo trasmesso dalla Rai),
nasce Carosello. Questa prima bozza di sistema odierno era in realtà fortemente
condizionata dalla centralità di un medium rispetto agli altri: il cinema, che a
sistema dei media e del sistema di comunicazione a noi coevo: viene unificato il
servizio telefonico, viene ristrutturato il servizio radiofonico, nasce la televisione
dell’ottica della BBC inglese, nel 1955 nasce la SACIS ( società che controlla e
coordina il materiale pubblicitario, radiofonico e televisivo trasmesso dalla Rai),
nasce Carosello. Questa prima bozza di sistema odierno era in realtà fortemente
condizionata dalla centralità di un medium rispetto agli altri: il cinema, che a
pensarci in quei anni racchiudeva in se stesso molte delle caratteristiche del
sistema intero di oggi: la distribuzione delle sale, il conflitto fra esercizio e
produzione, la questione del rapporto con l’importazione soprattutto statunitense,
i tentativi di creazione di standard nazionali. Il mezzo da un lato ribadisce e
sottolinea l’articolazione fisica della metropoli soprattutto del Nord, per cui i diversi
soggetti che la compongono si dislocano secondo certe regole e consumano lo
stesso prodotto, ma in tempi diversi; dall’altro mostra anche il contrario: cioè che
togliendo l’articolazione dell’esercizio e unificando il consumo del prodotto non vi è
più mediazione per il consumo culturale, che è dato infatti tutto insieme in un
luogo.
3 -‐ Il cinema: arte o fabbrica dell'immaginario?
Il cinema come medium di successo dà vita ad una branca industrial-‐culturale: le
pubblicazioni paraletterarie ( e più nello specifico fotoromanzi, riviste e
cineromanzi),
che esplodono nell’immediato dopoguerra per poi chiudere sul finire
degli anni Cinquanta. Elemento fondamentale di queste pubblicazioni è il loro
contraddittorio ruolo culturale: si rileva un mascheramento della strategia di puro
intrattenimento con una finta pedagogia di massa, che nei periodi successivi verrà
ulteriormente esplicitata attraverso il ricorso a una corrispondenza con il pubblico
in cui esperti o finti tali rispondono ai quesiti seri attraverso una banale e
involontaria parodia della consulenza scientifica.
Il
foto-‐romanzo nasce nel 1946 ed è fortemente connesso alla tradizione del
fumetto: si tratta di un consumo rapido, non ritualizzato, vi si trovano delle
caratteristiche della cultura di appendice tendente al rosa. Il cinema è anche al
centro dei periodici per un pubblico femminile, dove l’attore diviene divo, e come
tale oggetto della narrazione. Il cineromanzo invece ripercorre le trame dei film di
successo e ne pubblica i fotogrammi con didascalie: qui emerge l’importanza del
ruolo della tradizione fumettistica nei media italiani. Mentre il fumetto si era già
liberato della didascalia, il cineromanzo ne riscopriva l’utilità commentativa.
Il cinema è dunque un luogo cui attingere storie, ma allo stesso tempo vede il suo
senso sociale mutare poiché il suo linguaggio appare sempre più riadattabile
attraverso altri linguaggi mediatici.
5.1 -‐ Neorealismo contro cinema popolare
In questa fase ha un successo importante il cinema di consumo: questo successo
rimanda al bisogno di evasione tipico dei momenti post-‐bellici ed allo stesso tempo
attinge a
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