4Cap, La Cultura Sottile
martedì 31 maggio 2016 21:49
IV. I media tra intrattenimento e propaganda (1918-‐45)
Argomenti: l’editoria, il cinema, la radio, il periodico illustrato, i falsi salgariani, la
modernità della pubblicità.
1 -‐ L'universo dei media: dal grillo al topo (nonostante il corvo)
Il
periodo tra le due guerre può essere diviso in una serie di blocchi distinti:
-‐il primo blocco riguarda gli anni compresi fra la fine della prima guerra mondiale e
la nascita vera e propria del regime fascista (data convenzionale: 1925, anno del
discorso di Mussolini che apre la dittatura). Questo blocco è coerente con le logiche
industriali dell’anteguerra;
-‐il secondo blocco è costituito dagli ultimi anni V enti e i primi anni Trenta: si tratta
di un periodo contradditorio , segnato da un lato dalla nascita di nuovi media e da
un rilancio del mercato editoriale, dall’altro dalla grave crisi economica
internazionale che culmina con il crollo del ’29 a Wall Street che ha forti
ripercussioni sull’economia nazionale;
-‐il terzo blocco coincide con l’avvento del cartoon e del fumetto disneyano
(1932-‐33), con la progressiva autonomizzazione della radiofonia nazionale di
intrattenimento e la nascita dei grandi “stabilimenti cinematografici” di Tirrenia
(1934) e Cinecittà ( 1937);
-‐il quarto blocco è segnato dall’alleanza con la Germania e una crescente e cupa
direttività da parte del regime, con la conseguente messa a punto di un apparato di
controllo sempre più vigile e occhiuto.
1.1 -‐ L'editoria negli anni Venti e Trenta. Tra consumi di massa e difesa della
qualità tradizionale
L’andamento dell’industria culturale negli anni V enti può essere riassunto dallo
stadio di sviluppo dell’editoria.
Poche e grandi aziende moderne ( esempio Treves o Mondadori) svettano su un
panorama di editrici piccolissime, la distribuzione è precaria, i costi di produzione
aumentano a causa del rincaro della carta e alle agitazioni delle officine
tipografiche. I libri stampati in Italia passano dagli 11.500 del 1914 a 6.300 del
1921. Si può dunque parlare di
crisi del libro, dovuta certamente alla più generale
crisi economico-‐sociale, l’alto prezzo dei libri, le difficoltà del sistema industriale sul
piano produttivo e distributivo, ma anche ad un vuoto di idee. Tra le due guerre
l’editoria si trova per la prima volta a fare i conti con un pubblico che ha conosciuto
altre forme di intrattenimento di massa: ecco allora che la logica del grillo comincia
1921. Si può dunque parlare di
crisi del libro, dovuta certamente alla più generale
crisi economico-‐sociale, l’alto prezzo dei libri, le difficoltà del sistema industriale sul
piano produttivo e distributivo, ma anche ad un vuoto di idee. Tra le due guerre
l’editoria si trova per la prima volta a fare i conti con un pubblico che ha conosciuto
altre forme di intrattenimento di massa: ecco allora che la logica del grillo comincia
ad incontrarsi con quella del topo. Questo lo si capisce bene dalle parole di
Mondadori, un industriale autentico: i libri vengono concepiti come dei veri e propri
prodotti da vendere. Tutto deve adeguarsi alla legge della domanda nuova
à
definizione della qualità del prodotto. Gli anni seguenti sono caratterizzati da
alcune strategie produttive, come la
traduzione di libri stranieri di narrativa fondata
su colpi di scena e azione, in particolare quella francese e inglese. ( Queste scelte
à
manifestano il bisogno di narrativa popolare nel pubblico e la scarsità di autori
italiani capaci di soddisfarla. Relativamente a questo vi sono diverse posizioni, da
sottolineare quella di Gramsci il quale indica come causa di fondo la separazione fra
intellettuali e popolo e quindi come via d’uscita un nuovo atteggiamento
dell’intellettuale).
A partire dal 1926 anche il regime comincia ad occuparsi della crisi del libro,
tuttavia l’atteggiamento fascista sarà orientato ad un controllo dei contenuti
piuttosto che a una promozione della produzione nazionale. La produzione
nazionale, stazionaria fino al ’35, precipita a causa del prezzo della carta e
l’irrigidirsi della censura. Nel 1937 il regime organizza un grande convento sulla crisi
del libro, non modificando la propria posizione e chiedendo testardamente una
promozione più forte e persuasiva.
1.2 -‐ Il cinema: intrattenimento, autorialità e propaganda
Per quanto riguarda il cinema, l’estensione del mercato dei consumi culturali va di
pari passo con un fenomeno di crescita del peso delle masse, che subisce una forte
accelerazione durante la guerra: il bilanciamento dunque tra la logica del grillo e
quella del topo è finito e quest’ultima tende a prendere il sopravvento. Il pubblico
vuole intrattenimento e apprezza dunque il cinema d’oltreoceano, portatore di
un’arte davvero popolare. V i è infatti un dominio incontrastato del cinema
hollywoodiano nelle sale nazionali, con il suo sistema divistico e con la sua perfetta
macchina narrativa spettacolare: si realizza la prima massiccia immisione di
americanismo nella cultura nazionale. L’invasione americana risponde al vuoto di
proposta dell’industria nazionale: la voce americana parla in termini molto più
comprensibili al vasto pubblico delle sale .
Un altro aspetto da sottolineare è la progressiva
e dificazione della grande industria
del settore sotto la spinta del regime: da un lato nascono strutture “fisiche”: la
Mostra di V enezia ( 1932), il Centro Sperimentale di Cinematografia ( 1935) Cinecittà
(1937); dall’altro viene messo a punto l’ “ideale” di un paradigma di ruolo sociale
del cinema, soprattutto in chiave propagandistica.
1.3 -‐ La radio dalle èlites alle masse
Gli anni della radio cominciano con la Convenzione del 27 novembre 1924 fra il
Ministero delle Comunicazioni e l’Unione Radiofonica italiana: questa convenzione
inaugura anche la nascita del monopolio. La gestione monopolistica deve essere
1.3 -‐ La radio dalle èlites alle masse
Gli anni della radio cominciano con la Convenzione del 27 novembre 1924 fra il
Ministero delle Comunicazioni e l’Unione Radiofonica italiana: questa convenzione
inaugura anche la nascita del monopolio. La gestione monopolistica deve essere
letta come un controllo, che lega la radio ad una dimensione pubblica che ha poco
a che vedere con l’intrattenimento. Il fascismo, nell’adottare una soluzione
monopolistica, attua una particolare interpretazione del mezzo: stanno qui le basi
dell’equivoco di una comunicazione radiotelevisiva centrata su una dimensione
pubblica e dunque sociale, separando la radio dall’intrattenimento e dalla
domanda/offerta del mercato culturale. Il problema dell’allargamento del pubblico
viene sentito fortemente.
In seguito ai primi anni di assestamento, a partire dai primi anni Trenta in primo
luogo il regime avvia l’esperienza pedagogico-‐propagandistica dell’Ente Radio
Rurale ( il fascismo collega le opportunità della radio alla natura agricola del
à
paese: le campagne offrono nuclei famigliari distaccati, da connettere), in secondo
luogo la produzione radiofonica comincia a mettere a punto trasmissioni di
intrattenimento come
I quattro moschettieri.
Il rapporto di alleanza e allo stesso tempo conflitto con il pubblico spiega la
tendenza dell’Eiar ( Ente italiano per le audizioni radiofoniche) del periodo fascista
alla messa a punto di referendum, che
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