2Cap, La Cultura Sottile
II. Nascita del prodotto culturale di massa (1881-‐1900)
1 -‐ C'era una volta. Le origini
1881,
Le Avventure di Pinocchio
di Carlo Lorenzini, alias Collodi -‐ si apre
ufficialmente la stagione dell'industria della cultura in Italia; si può parlare in
Italia di nascita dell'industria culturale a partire dal 1880-‐81 perché
• la cultura ingloba l'evoluzione tecnologica e di mercato proposta
dall'industrializzazione
• il sistema produttivo e distributivo industriale comincia ad elaborare
forme specifiche di cultura e comunicazione
Ma poiché la anche la concorrenza fra quotidiani moderni -‐ come Il Corriere
della Sera,1876 e
Il Secolo,
1866 -‐ può essere certamente inquadrata tra gli
elementi di industrializzazione, possiamo dire che in realtà la nascita della
stagione si e ra già in qualche modo avviata a partire dal primo decennio
dell'unità: questa la tesi sostenuta da Forgacs. V i sono poi altri filoni (•) che
certamente dimostrano un solidificarsi precedente delle logiche della
produzione di massa nel nostro paese:
La procedura di e laborazione di illustrazioni per romanzi colti che ha
• inizio con introduzione da parte di Ricordi del procedimento litografico
nella stampa. Nel processo rimasero subito coinvolti nel I promessi sposi
che lo stesso Manzoni si trovò a dover far abolire: la scarsità
dell'immagine però, nulla toglie alla capacità di lettura del mercato
mostrata dall'editore che già intravedeva nell'illustrazione (e quindi in
generale nell'immagine a stampa) la forma specifica della diffusione
culturale del nuovo tempo.
Il
rapporto fra cultura popolare e artigianato della stampa. Un salto è
• stato compiuto con i lunari e le stampe circolanti (spesso acquistate dal
popolino per essere incollate direttamente sui muri come quadri dei
poveri) dove le regole narrative sono inconsapevolmente entrate a far
parte della capacità delle immagini di integrare il racconto letterario,
anche se il fumetto è ancora molto lontano.
1.1 -‐ Il nuovo ruolo dell'autore
Altri due episodi -‐ questa volta in campo autoriale -‐ confermano la presenza di
correnti sotterranee che condussero poi alla vera e propria industrializzazione
della cultura:
Inaugurazione a Milano dell'Esposizione Nazionale, 5 Maggio 1881: il
• primo passo verso l'auspicato ingresso del nostro paese nel ristretto
1.1 -‐ Il nuovo ruolo dell'autore
Altri due episodi -‐ questa volta in campo autoriale -‐ confermano la presenza di
correnti sotterranee che condussero poi alla vera e propria industrializzazione
della cultura:
Inaugurazione a Milano dell'Esposizione Nazionale, 5 Maggio 1881: il
• primo passo verso l'auspicato ingresso del nostro paese nel ristretto
gruppo delle nazioni avanzate.
Nascita a Milano della SIAE, 1882: passo decisivo di una modernizzazione
• a metà avvenuta negli anni precedenti. La nascita della SIAE vede
convergere ( a) la spinta degli editori e degli autori da una parte, (b)
l'esigenza politico-‐istituzionale di migliorare la legislazione sul diritto
d'autore dall'altra: vediamo in questo senso coesistere due strategie
differenti nel medesimo periodo in forza di un equilibrio dell'industria
editoriale tra l'idea di mandato sociale e quella di produzione mercantile
(che proprio la legislazione rende compatibile con i nuovi consumi e le
nuove potenzialità offerte dalla modernizzazione).
2 -‐ L'industria editoriale
Tra i fattori che contribuirono alla vera e propria nascita dell'industria culturale
italiana avvenuta nel 1881 ricordiamo ancora:
L'invenzione di macchinari per la fabbricazione in serie della carta: la
• nascita di una produzione industriale nel settore risale al 1801, ma è solo
dal 1860 che gli occidentali ne poterono usufruire in modo effettivo.
Comparsa in Europa nel 1885 della
possibilità di accelerazione della
• produzione grazie alla caduta dei caratteri lungo una guida di
scorrimento.
Tuttavia la disponibilità tecnologica e di materia prima non avrebbe da sola
consentito la grande svolta: essa richiedeva anche una trasformazione del ruolo
dell'editore, dell'autore e del pubblico, nonché del prodotto. Ecco allora che:
la figura dell'editore comincia a separarsi progressivamente da quella di
• libraio
a simbolo di uno degli elementi cruciali di ogni sviluppo
industriale, ovvero quello della nascita di una figura di mediatore che va
ad incidere sul rapporto tra domanda e offerta, cercando di cogliere le
istanze del pubblico e, in questo nostro caso, rendere disponibili
traduzioni di testi stranieri ritenuti compatibili ( per la loro classicità o
altre caratteristiche peculiari) con i gusti e le linee di tendenza della
domanda e di stimolare la produzione degli autori all'interno di esigenze
determinate.
Tutti questi fattori tuttavia, non possono essere propriamente segnalati
propriamente come atto di nascita dell'industrializzazione della cultura in
quanto non risulta nessun segno apparente e consapevole di modifica.
Semplicemente, si avverte un adattamento alle mutate condizioni di vita.
Fino al 1881 quindi, si può dire che le nuove dimensioni dell'editoria come
mercato erano chiare, ma non si solidificano in comportamenti certi e
consapevoli, in acquisizioni sicure e soprattutto non modificano abitudini e stili
propriamente come atto di nascita dell'industrializzazione della cultura in
quanto non risulta nessun segno apparente e consapevole di modifica.
Semplicemente, si avverte un adattamento alle mutate condizioni di vita.
Fino al 1881 quindi, si può dire che le nuove dimensioni dell'editoria come
mercato erano chiare, ma non si solidificano in comportamenti certi e
consapevoli, in acquisizioni sicure e soprattutto non modificano abitudini e stili
nello scrivere dell'artista.
Il principale segnale dell'avvenuta trasformazione sarà il fatto che il
meccanismo di produzione editoriale comincia a concentrarsi intorno
alla
selezione di un target privilegiato. Questo target costituisce il punto di
partenza essenziale di ogni costruzione di ''genere'', e il genere, a sua volta,
determina la possibilità di adattamento della produzione intellettuale ai
meccanismi tipici dell'industria e del mercato.
Vediamo ora due casi di individuazione di target all'interno rispettivamente
della logica del topo e del grillo prima di giungere all'effettiva nascita del
prodotto culturale di massa.
2.1 -‐ Il Feuilleton ottocentesco italiano (o romanzo d'appendice)
Le radici del romanzo d'appendice (primi anni dell'Ottocento), sono da
ricondurre al romanzo nero e gotico, dove il meccanismo dell'emozione risulta
assolutamente centrale nella logica del topo; il meccanismo tuttavia risulta del
tutto insufficiente a spiegare il genere come prodotto seriale. La vera fortuna
del genere infatti, risiede nell'individuazione di un target ben preciso e insieme
dei gusti pregressi dello stesso. V ediamone due esempi differenti all'interno del
panorama italiano:
Francesco Mastriani -‐ Il romanzo d'esterni a sfondo sociale e democratico
→ Narratore napoletano, autore di alcuni autentici best-‐seller preindustriali,
la sua sta nel
ricorso a lessici di area, come quello camorristico, che attingono a
- un parlare comune già mitizzato come strumento di riferimento
certo, ammiccamento tra autore e lettore
riferimento a tipi di personaggi saldamente radicati
- nell'immaginario popolare dei suoi lettori e connessi alla storia
dell'epoca ( es. il brigante)
Mastriani riesce a trasformare la vicenda storica in materiale della sua
narrazione grazie a una metamorfosi che parte dall'immaginario
letterario e integra in topoi della letteratura d'avventura.
Riconosciamo in lui, in un'epoca certamente preindustriale e in una città
lontana dall'industrialismo come Napoli, la presenza di una
consapevolezza di mercato: cercare di far leggere qualcosa a partire da
quello che già viene letto, o meglio consumato, nei circuiti della
paraletteratura e/o della narrazione popolare.
Carolina Invernizio -‐ Il romanzo d'interno e domestico, carico di follia,
→ peccato e disordine
quello che già viene letto, o meglio consumato, nei circuiti della
paraletteratura e/o della narrazione popolare.
Carolina Invernizio -‐ Il romanzo d'interno e domestico, carico di follia,
→ peccato e disordine
Fra il 1877 e il 1916, questa moderna signora scrisse circa 122 romanzi,
tutti con lo stesso meccanismo di fondo:
''cerco il titolo perché esercita
una specie di suggestione sui lettori. Un bel titolo è la metà del successo
di un romanzo popolare; studio la località ove dispongo i miei personaggi;
la
-
Appunti: 3- L'industria dell'immaginario (1900-18), La Cultura Sottile. Esame di Teorie della comunicazione e dei m…
-
Appunti: 1- Il grillo e il corvo, il topo e il gatto. Industria culturale e fisionomia nazionale, La Cultura Sottil…
-
Appunti: 5- Il dopoguerra: verso un sistema nazionale dei media (1945-1960), libro consigliato La Cultura Sottile. …
-
Appunti: 4- I media tra intrattenimento e propaganda (1918-45), libro consigliato La Cultura Sottile. Esame di Teor…