Storia del giornalismo
Massimo Ferrari - Università Cattolica del Sacro Cuore
Appunti presi in classe, integrati con i libri proposti dal professore, in particolare: Gioco e Fuorigioco – Massimo Ferrari. Monografico sul giornalismo d'inchiesta.
Alle origini del giornalismo
Acta diurna: gazzetta che conteneva una sintesi autorizzata dalle autorità di eventi degni di nota accaduti a Roma. Rappresentano una sorta di protogiornale la cui origine va attribuita a Giulio Cesare. Si tratta di avvisi incisi o scritti su papiro e posti nel foro recanti informazioni (di minor portata rispetto a quelle presentate negli Annales).
Riportavano avvenimenti della gens, disposizioni della res publica, vicende belliche… poi venivano portate al centro di raccolta delle informazioni romane, per essere usate in futuro come fonte storica. Si tratta di notizie raccolte e divulgate, ma senza continuità.
Missi Dominici: 802 d.C. messi inviati da Carlo Magno (Sacro Romano Impero) a controllare le varie zone dell'impero come rappresentanti. Erano sempre due: un nobile e un laico. Tenevano assemblee nel corso della quale venivano pubblicate le norme per la vita pubblica e raccoglievano lamentele ma soprattutto informazioni sulla gestione del potere in una determinata zona: finirono per essere considerati personaggi scomodi proprio perché il loro scopo era quello di assicurare l'efficace controllo dell'autorità centrale su tutto l'impero. Sono gli antenati delle indiscrezioni giornalistiche, senza divulgazione.
Il loro uso decadde per la loro non appartenenza al luogo dove esercitavano la loro funzione di controllo.
Nel Medioevo la tradizione rimane prevalentemente orale e la circolazione delle notizie viene affidata a trovatori, elemosinieri e mercanti: coloro che più facilmente venivano a contatto con un gran numero di persone. Le autorità comunicavano le notizie ufficiali tramite i banditori, e a partire dal ‘400 cominciarono a diffondersi gli avvisi (compilati dai menanti). Per riceverli tramite posta bisognava pagare un abbonamento, infatti gli abbonati erano quasi tutti nobili.
Il giornalismo moderno
Il giornalismo moderno nasce con la stampa a caratteri mobili del ‘400, con Gutenberg. Si tratta del primo tipo di scrittura artificiale: lettere di piombo su un supporto di legno, che imprimevano l'inchiostro sulla carta (anch'essa iniziò a diffondersi, insieme alla nuova tecnica) tramite un meccanismo a torchio: tutto ciò che il tipografo doveva fare era comporre le lettere. Il primo libro stampato è la Bibbia, nel 1455 (si pensa da subito a produrre libri, NON i giornali).
L'invenzione della stampa da parte di Gutenberg venne contestata: alcuni dissero che fu Panfilo Castaldi a spiegare questo procedimento quando andò a Magonza. Questa scoperta cambia le prospettive della storia: la Rivoluzione Protestante (1517) di Lutero si basava sul principio del libero esame della Bibbia: grazie alla stampa molte più persone possono possederne una copia.
Con la nascita degli stati nazionali, questi tipi di lavoro a stampa conoscono un grande successo, al punto da diventare un problema per le autorità che esercitavano un ferreo controllo sulla società e sulle persone (siamo nel periodo delle monarchie assolute). Tutto ciò che veniva stampato doveva essere soggetto a censura preventiva, i tipografi potevano stampare solo se in possesso di un permesso che obbligava comunque a consegnare prima ciò che si voleva stampare, e questa doveva essere approvata (“col permesso/privilegio de li maiori”). Per la violazione alle norme di censura preventiva si poteva subire la pena di morte.
La censura preventiva rallentò lo sviluppo delle tipografie, che però si svilupparono a Venezia, Genova, Milano, nelle Marche e in Umbria. A Roma e a Venezia si diffusero i libelli, avvisi anonimi lasciati su punti frequentati della città.
Ben presto, comunque, ci fu bisogno di informazioni, perciò si iniziarono a produrre avvisi a stampa: dagli ultimi anni del 1500 ai primi anni del 1600 nacquero le prime gazzette (dal nome di una moneta veneta che ne identificava il prezzo). La crescita del bisogno di notizie avvenne proprio nel secolo delle grandi scoperte e dei fermenti in Europa.
La nascita ufficiale della gazzetta è attribuita al 1631 alla Gazette de France, ideata e prodotta da Teofasto Renaudot. Il permesso di stampare fu concesso da Richelieu stesso, per avere una pubblicazione a degli favorevole. L'ambito del giornale era quello parigino della corte (tanto che ad un supplemento della Gazzette contribuì Luigi XIII stesso). Questo giornale divenne il modello delle gazzette nel resto d'Europa. Ad incrementare i numeri delle gazzette fu anche la guerra dei trent'anni.
In Italia sul modello francese compaiono gazzette a Torino, Genova e Milano. Tutte queste città avevano infatti importanti fonti di notizie, per Genova il porto e per Milano, Venezia e Torino i mercanti e le fiere, che inoltre erano importanti per interessare potenziali compratori. Nascono gazzette con notizie di carattere mercantile, commerciale ed economico.
La stampa inglese fuori dal gioco
In Gran Bretagna, le vicende legate all'attività giornalistica furono legate a quelle politiche, soprattutto con la nascita dei due partiti: i Whigs e i Tories. Carlo I nel 1641 convoca il Parlamento, abolendo le limitazioni all'esercizio dell'attività di stampa, nascono nuovi fogli ad opera di Samuel Pecke e nel 1647 il parlamento introduce le limitazioni. Cromwell non reintrodusse la libertà di stampa e al ritorno degli Stuart venne istituzionalizzata la censura preventiva con il Licensing Act. Tuttavia i giornalisti non volevano più essere imbavagliati, il Licensing act venne abolito nel 1712, il contenuto di tutti i prodotti a stampa era perseguibile dalla magistratura solo a pubblicazione avvenuta. Iniziò quindi l'età d'oro del giornalismo britannico.
Notabili sono The Tatler del 1709, seguito da The Female Tatler, The London Gazette, the Review, The British Apollo, The Observer e anche il Gentleman's magazine – il primo magazine che racchiudeva una rassegna delle cose più importanti che accadono nel mondo, ma anche vicende politiche raccontate da Samuel Johnson.
La stampa vinse definitivamente nel 1771 contro il segreto delle sedute parlamentari; quando un giornalista che aveva violato la segretezza venne arrestato, ma venne poi acclamato. Quando Edmund Burke vede i giornalisti intenti a prendere appunti nell'aula del parlamento, pronuncia la celebre frase ‘voi siete il quarto potere’.
Con l'inizio del 1700 il giornalismo sviluppa due direttrici fondamentali:
- Quella che privilegia il culto della notizia (principio della credibilità-imparzialità)
- Quella che privilegia l'esasperazione delle opinioni mettendo in secondo piano le informazioni (per esempio The Spectator)
Nel 1702 esce il primo quotidiano: the Daily Courant, che dimostra l'efficacia del servizio postale appena avviato, e si comincia ad affermare il principio delle 5W. Nel 1706 esce il primo quotidiano della sera: The Evening Post.
La figura del giornalismo intanto si evolve: non essendoci più i vincoli della censura preventiva, ci si impegna unicamente sulla ricerca della notizia e nella sua elaborazione per renderla pubblicabile, cercando di evitare i commenti e i giudizi.
Tuttavia, la tendenza di giornalisti come Defoe, Steele, Swift e Addison è quella di aggiungere ai fatti i giudizi e le opinioni dei giornalisti nell'intento di educare i lettori sviluppandone le capacità critiche, ricorrendo allo stile dei saggi letterari e costruendo un giornale molto impegnato culturalmente con un giornalista-uomo di cultura: il giornalismo deve servire a correggere gli errori della società fungendo da laboratori di analisi critica dei mali della società.
The Tatler del 1709 di Steele diventa The Spectator del 1711 di Steele e Addison. Addison e Steele si fecero interpreti della borghesia (con la salita al trono di Guglielmo d'Orange c'è la bipartizione nel parlamento inglese, ma anche l'affermazione della borghesia, che si affermava come guida del paese.
The Spectator si ispira ai nuovi luoghi di aggregazione, le coffee-houses, presto battezzate penny universities (‘accademie’ dove si poteva parlare di politica pagando un penny per una bevanda), e non era richiesto essere alfabetizzati: i giornali spesso venivano letti ad alta voce.
Addison e Steele dirigono gli indirizzi editoriali dello Spectator: ha la volontà di tirare la filosofia fuori dagli studi e dalle biblioteche, dalle scuole e dai collegi per farla abitare nei circoli e nei ritrovi, nei caffè. Lo Spectator è composto da un solo foglio su due facciate in due colonne. Veniva riportato un unico articolo in forma di saggio, che diventava poi riflessione. Inoltre non si trova una titolazione tradizionale: come titolo si trova un motto latino. Non mancarono neanche le lettere dei lettori (inaugurate dal The Review di Defoe) che davano l'idea dell'appartenenza ad un club vero e proprio. L'intento infatti è quello di coinvolgere i lettori, che si possono facilmente riconoscere in uno di loro. Mr Spectator è la voce narrante della storia: il protagonista che descrive in prima persona ciò a cui ha assistito, con una forma che richiama molto quella orale (identificazione fra narratore e ascoltatore). Il criterio con cui venivano scelti i temi era svincolato dalla quotidianità, poiché l'intento principale era moralizzatore e didattico. Gli argomenti erano spesso grevi, ma erano resi leggeri e interessanti grazie ad uno stile arguto e sintetico. Questa rivista sconfinerebbe nell'opera letteraria se non per lo stile e il linguaggio.
Nel 1712 le autorità iniziano a influire sui giornali tramite un'imposta che si basa sul numero delle copie tirate. Il potere attaccherà ancora più direttamente i giornali durante il governo di Robert Walpole, che incorre alla corruzione per soggiogare la stampa. Il quadro della stampa a Londra, Oxford e Cambridge finì per promuovere la nascita e la crescita dei fogli locali: Bristol Post-Boy, Norwich Post, Exeter, Post-Man…
Nel 1710 il giornalismo locale britannico raggiunse l'apice della propria forza espansiva, concludendosi con il Newcastle Courant del 1711, perché la tassa sulla stampa creò difficoltà ai fogli locali e molti di essi furono costretti a chiudere. Con gli anni ’20 del XVIII secolo le testate provinciali erano 24, apprezzate ma non in grado di competere con quelle londinesi. A ciò seguì un periodo di stasi che si concluse con il periodo delle guerre (Gran Bretagna e Spagna e guerre per il Canada), nel 1732, che fornì ai giornali nuove notizie e alle persone la curiosità.
Rivoluzione Industriale
Nell'Inghilterra del XVIII secolo i giornali erano locali per luogo di stampa e diffusione, ma i contenuti riprendevano quelli della stampa londinese. Il maggior interesse era per i fatti bellici, e in tempo di pace le relazioni con gli stati esteri. La politica veniva del tutto tralasciata ma ci si interessava di fatti frivoli e curiosi, che attirava i lettori ancora di più della cronaca nera.
All'inizio del XVIII secolo nasce il settimanale, il traguardo della quotidianità viene raggiunta solo un secolo dopo. Le testate erano pubblicate e vendute dai tipografi stessi. La vendita diretta fu soddisfacente all'interno di un mercato piccolo, lo stampatore del New York Mercury nel 1719 organizza una spedizione locale basata su una piccola rete di venditori. Negli anni ’20 l'abbonamento era offerto da quasi tutte le testate come incentivo alla lettura. Servì però una figura che aiutasse il tipografo a far conoscere il proprio prodotto: il giornalista che viaggiava per le contee recapitando libri e giornali. Gli stampatori decisero di fondare agenzie per organizzare la distribuzione locale e reclutare giornalisti; un grande giornale possedeva fino a 20 giornalisti.
Inoltre c'erano i Town Criers, venditori ambulanti che persuadevano ad acquistare i giornali urlando per strada le notizie del giorno – strilloni. Nei primi anni del XVIII secolo pubblicizzare un prodotto era considerato sconveniente per la reputazione di un giornale. Con l'espandersi dell'economia di mercato e l'importanza sempre più accentuata dei borghesi nella pubblicità, gli annunci pubblicitari si moltiplicarono e si aumentò il numero di pagine dei giornali per dare spazio alla pubblicità ma non penalizzare la cronaca (prima erano due brevi paragrafi sull'ultima pagina, poi una pagina e mezza su 4).
Nonostante le proteste dei lettori infastiditi, la pubblicità risultava troppo redditizia per farne a meno. Tuttavia, vista la crescita esponenziale degli spazi pubblicitari nel giornale, le autorità imposero una tassa sulla pubblicità. Stretti da queste imposte, gli stampatori dovettero aumentare i prezzi di vendita di ciascuna copia, ma anche impegnarsi perché l'incremento nel prezzo non scoraggiasse i lettori.
Gazzette italiane
In Italia si aveva censura preventiva e controlli. Le gazzette nate nel ‘600 mantengono il loro carattere di fogli che raccolgono notizie politiche, militari, che interessano soprattutto al pubblico più curioso, senza altre motivazioni.
1687-1688, la Pallade Veneta pubblica avvisi pubblicitari, ordinanze di autorità e cronache teatrali, questo tipo di pubblicazione si diffuse velocemente perché risultava gradita alle autorità, per il bisogno di quest'ultimi di avere il consenso della popolazione acculturata e ricca, quindi potenzialmente pericolosa. L'attenzione era posta soprattutto sulla borghesia anche per la crisi dell'ancien regime.
Il giornalismo letterario ha molta fortuna. Il grande centro è Venezia. Nel 1668 nasce il Giornale dei Letterati a Roma, nel 1671 il Giornale Veneto dei Letterati, nel 1696 la Galleria di Minerva, nel 1710 il Giornale de’ Letterati d’Italia.
Non si hanno tanto cronisti, quanto esperti che si facevano autori di articoli di grande spessore culturale, che spaziavano nei diversi rami del sapere. Il giornalismo letterario si consolidò nel ‘700.
La Gazzetta Veneta, di Gaspare Gozzi, si ispirava allo Spectator, e parlava di gradevoli racconti tratti dalla cronaca quotidiana oltre che dalle lettere inviate dai lettori, con scenette animate e briose; cui seguì l'Osservatore Veneto, giornali dal contenuto culturale spesso a scapito della cronaca cittadina.
Nel 1763 la Frusta Letteraria di Baretti somministrava stroncature così forti che il giornalista dovette emigrare. Baretti nel giornale di fingeva un vecchio soldato a riposo che in luogo campestre passava il tempo a recensire e stroncare i libri che si stampavano. La posizione era opposta a quella di Gozzi, Baretti era diretto da idee illuministiche.
Le lezioni dell'Illuminismo
Già nella seconda metà del 1700 inizia a circolare in Italia l’Encyclopédie illuminista di Diderot e D’Alembert. I punti di contatto tra illuministi e giornalisti diventano numerosi.
Nel 1755 Rousseau pubblicò il Journal Encyclopédique, una cassa di risonanza per le idee illuministiche. Gli uomini di cultura affidavano all'attività giornalistica il compito di divulgare nuove idee. I centri dell’illuminismo in Italia erano: Napoli, Milano, Venezia, il Piemonte, la Toscana, lo Stato Pontificio.
L'illuminismo lombardo si occupò soprattutto di problemi specifici, filantropici, economici e dal punto di vista letterario si pronunciarono contro il plurilinguismo. L'illuminismo italico fu il terreno su cui maturano movimenti artistici e letterari: rococò, arcadismo, neoclassicismo, preromanticismo.
Sul piano giornalistico il giornale più importante è il Caffè, prima a Brescia, poi a Milano. Fondato da Pietro e Alessandro Verri e da Cesare Beccaria, e altri intellettuali milanesi interessati a promuovere le loro idee in campo economico, scientifico, giuridico, linguistico e letterario. Il giornale riportava le finte conversazioni udite nella bottega del caffè del greco Demetrio, trapiantato a Milano. Il riferimento è chiaramente allo Spectator. I caffè erano centri di attività culturale e politica, all'interno del giornale si affermava l'intento di fornire ai lettori la stessa azione stimolante che esso esercitava sui consumatori mediante articoli particolarmente vivaci.
A Venezia viene pubblicato il nuovo postiglione di Caminer, che poi pubblicò l’Europa Letteraria. Nel 1764 nasce il Giornale d’Italia, da Venezia di Grisellini, che nel 1765 realizza il Corriere Letterario. L’editore promosse poi nel 1766 il Giornale della Generale Letteratura e Principalmente dell’Italia e tra il 1767-68 il Magazzino Italiano.
Nel 1769 nasce la Gazzetta di Milano, diretto da Parini, tuttavia con notizie non solo prese da altri giornali, ma anche filtrate dal governatore. Eppure la sensibilità illuministica si rivelava nell'attenzione per le informazioni scientifiche e tecniche che rinviavano a una diversa visione della società rispetto a quella austriaca.
Nel 1780 muore Maria Teresa d’Austria e il suo successore Giuseppe II ottiene il sostegno delle riviste illuministe. Restava tuttavia irrisolto il problema tra austriaci ed italiani, nei quali i primi erano in posizione di dominatori. E sarà proprio questa vicenda a far sfondo agli sviluppi successivi della stampa, che assumono il ruolo di fare da battistrada agli ideali dell’unità nazionale. Sebbene i centri fossero Milano, Venezia, Firenze e Napoli non mancarono gazzette in altre località: l’età delle gazzette privilegiate, anche se ormai continuavano a uscire, era superata.
L'età delle rivoluzioni
Nelle colonie britanniche d’America alla fine del 1600, le botteghe di tipografi erano state realizzate da emigrati dal vecchio continente ed erano spesso centri di fermento culturale e politico. Le gazzette e i giornali diventavano strumenti di resistenza e di propaganda, giocando un ruolo chiave nei processi rivoluzionari. Tuttavia, queste pubblicazioni erano soggette a censure e controlli simili a quelle europee, riflettendo l'influenza delle potenze coloniali. Con il tempo, lo sviluppo del giornalismo nelle colonie contribuì a formare una nuova identità culturale e politica, diversa da quella europea.
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