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Attività svolte durante il tirocinio Aspetti pratici di psicologia clinica

Indice

Elementi generali________________________________________________________________________1

Differenze tra paziente, utente, e cliente______________________________________________________1

Differenze tra psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, assistente sociale, infermiere_____________________1

Attività caratterizzanti la professione di psicologo______________________________________________3

E la sezione B dell’Albo professionale?______________________________________________________4

Differenze tra l’ambito pubblico e privato____________________________________________________4

Lo psicologo in equipe___________________________________________________________________4

Introduzione all’ente_____________________________________________________________________5

Servizi erogati dal CSM e utenza___________________________________________________________5

La presa in carico_______________________________________________________________________5

Attività svolte durante il tirocinio___________________________________________________________7

Supervisione e intervisione________________________________________________________________7

Modello teorico di riferimento: psicoterapia psicodinamica e modello bio-psico-sociale________________7

Il colloquio, le fasi dei primi colloqui, l’analisi della domanda, e l’assessment________________________8

L’osservazione________________________________________________________________________11

Il comportamento verbale e non-verbale_____________________________________________________13

Gli stadi del cambiamento e le tecniche dello psicologo________________________________________13

Gestire confusioni e resistenze____________________________________________________________16

La regolazione emotiva__________________________________________________________________17

Le credenze metacognitive_______________________________________________________________17

Il transfert e controtransfert_______________________________________________________________18

L’alleanza di lavoro_____________________________________________________________________19

Il setting e l’uso del “lei”_________________________________________________________________20

La consulenza con l’adolescente___________________________________________________________21

Disclaimer____________________________________________________________________________23

Elementi generali

Il presente documento propone tre tipi di contenuti: 1) risposte ad alcune delle domande che più

comunemente generano confusione nel neo-psicologo; 2) informazioni riguardanti il mio percorso di

tirocinio, le attività che ho svolto, la struttura che mi ha accolto e le sue specifiche modalità di

funzionamento (N.B., le stesse non si applicano necessariamente a strutture simili che potrebbero

implementare procedure differenti), che ho incluso in modo tale da permettere al lettore di comprendere la

mia esperienza personale e aiutarlo ad organizzare il proprio materiale; 3) principi teorico-pratici di

psicologia clinica, la cui conoscenza è necessaria per chiunque voglia intraprendere la professione in ambito

clinico (e.g., fasi di conduzione dei primi colloqui, analisi della domanda, e assessment; le tecniche dello

l’uso del “lei” in consulenza;

psicologo; come gestire confusioni e resistenze; come gestire il rapporto con

l’adolescente e il genitore ai primi incontri).

Differenze tra paziente, utente, e cliente

Il termine paziente fa riferimento ad una persona che soffre in quanto portatrice di una psicopatologia, e di

una conseguente richiesta di cura. Questo termine è spesso ricollegato alla concezione medica della persona

come soggetto passivo che si affida alle cure di un esperto. Per sottolineare la natura non medica

dell’intervento l’operato dello psicologo non è necessariamente richiesto

e visto che da persone con vere e

proprie psicopatologie, si preferisce talvolta utilizzare i termini di utente e cliente.

Il termine utente denota una persona che usufruisce, a pagamento o gratuitamente, di un

servizio/prestazione/prodotto che viene erogato, da una struttura pubblica o privata, in modo automatico e

(i.e., l’utente non sceglie attivamente

strutturato le modalità, né le tempistiche, né il luogo di erogazione).

Per fare un esempio, si pensi ad una persona che si rivolge al CSM di riferimento per una qualsiasi

problematica, e spesso non può scegliere lo psicologo che gli verrà assegnato (se maschio o femmina,

giovane o anziano), oppure non può scegliere quando cominciare (i.e., liste di attesa).

L’utente si differenza dal cliente che invece sceglie attivamente il servizio/prestazione/prodotto di cui

usufruire sulla base della valutazione delle contropartite (e.g., costi, tempi) alla soddisfazione delle sue

esigenze e desideri. Si pensi alla persona che si rivolge al professionista che opera in ambito privato, e di cui

sceglie attivamente il sesso, l’età, il luogo (i.e., la persona potrebbe decidere di preferire un professionista ad

un altro per motivi di vicinanza geografica alla propria abitazione). La differenza principale tra utente e

cliente è che quest’ultimo termine è legato all’idea di

maggiormente una persona con maggiori possibilità di

scelta.

Differenze tra psicologo, psicoterapeuta, psichiatra, assistente sociale, infermiere

Queste figure differiscono tra loro sia in riferimento ai requisiti per l’esercizio dell’attività professionale, sia

in riferimento alla definizione della professione e delle sue specifiche competenze. In merito ai requisiti per

l’esercizio dell’attività professionale, lo psicologo è un professionista laureato in Psicologia e abilitato alla 1

in seguito al superamento dell’esame

professione di Stato, cui si accede dopo un periodo di tirocinio pratico,

e alla successiva iscrizione alla sezione A dell’Albo degli psicologi (art. 2, Legge 18/02/1989, n.56,

Ordinamento della professione di psicologo). Lo psicoterapeuta è un professionista laureato in Psicologia o

Medicina e Chirurgia che ha acquisito una specifica formazione teorico-pratica, almeno quadriennale, presso

scuole di specializzazione in psicoterapia (art. 3, Legge 56/89). Lo psichiatra è un professionista laureato in

L’assistente sociale è un

Medicina e Chirurgia, con specializzazione post-lauream in Psichiatria.

in Servizio Sociale, superato l’esame di abilitazione professionale,

professionista che ha conseguito la laurea

e iscritto alla sezione B dell’Albo degli assistenti sociali (laurea in Servizio Sociale e Politiche Sociali,

esame di abilitazione, e sezione A dell’Albo per l’assistente sociale L’infermiere è un

specialista).

professionista che ha conseguito la laurea triennale in Infermieristica ed è abilitato alla professione in

seguito al superamento dell’Esame di Stato e all’iscrizione all’ordine professionale.

In merito alla definizione della professione e alle specifiche competenze, la psicologia è la disciplina

scientifica che studia i processi mentali, il comportamento e le relazioni che ne derivano; e lo psicologo è il

professionista che si avvale di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività

di abilitazione-riabilitazione e di sostegno rivolte alla persona, al gruppo, e alle comunità, al fine di

conoscere, migliorare, e tutelare la salute delle persone. Comprende inoltre attività di sperimentazione,

ricerca, e didattica (art. 1, Legge 56/89). Per strumenti conoscitivi si intendono i modelli concettuali con cui

lo psicologo interpreta i fenomeni che incontra nella sua professione (e.g., comportamenti, emozioni). Per

strumenti di intervento si intendono gli interventi basati sulla parola e la relazione (e.g., colloquio

psicologico) a differenza dei medici che intervengono con terapia farmacologica e/o chirurgica. In presenza

di sintomi rilevanti, per cui le difficoltà della persona risultino pervasive, persistenti, e compromettano,

anche gravemente, il funzionamento (e.g., personale, lavorativo; i.e., si configura quindi un vero e proprio

quadro psicopatologico), può essere necessario un intervento specialistico, finalizzato alla risoluzione dei

sintomi, e delle loro cause, e al cambiamento di modalità emotive, relazionali, comportamentali legate alla

psicopatologia. Questo intervento è di competenza dello psicoterapeuta. Infatti, la psicoterapia è

l’applicazione di metodi clinici e azioni interpersonali derivate dalla conoscenza specialistica di principi

cardine psicologici con il presupposto di assistere le persone nel modificare i loro comportamenti,

cognizioni, emozioni e/o altre caratteristiche personali, in una direzione desiderabile per i partecipanti a tale

lavoro. Lo psichiatra invece interviene sulla malattia mentale differentemente, e cioè usando esami clinici

per la diagnosi e trattamenti farmacologici per la cura dell’eventuale disfunzione, a livello organico.

L’assistente sociale opera nel sistema organizzato delle risorse sociali allo scopo di garantire ai membri della

comunità, specialmente quelli che vessano in gravi condizioni fisiche, psicologiche, economiche, culturali,

l’accesso alle risorse sociali di loro diritto (e.g., reinserimento di persone che hanno scontato pene detentive,

progetti di occupazione per minori a rischio, pratiche di affido e adozione, riconoscimento dell’invalidità

legge 104. L’infermiere svolge diverse

con la funzioni: ascolto, accoglienza, valutazione, indirizzamento

della domanda, elaborazione di programmi terapeutici, gestione della terapia farmacologica. 2

Attività caratterizzanti la professione di psicologo

La prevenzione, intesa anche come atto valutativo di situazioni di rischio, comprende tutte quelle attività

finalizzate a sensibilizzare, educare, informare ed anticipare atteggiamenti, comportamenti e condotte a

rischio o da perseguire (e.g., attività di informazione, orientamento). Si distinguono tre tipi di prevenzione:

1) la prevenzione primaria, rivolta a tutta la popolazione, e finalizzata a prevenire l’insorgenza di una

malattia, un problema; 2) la prevenzione secondaria, rivolta alle persone a rischio, e finalizzata a diagnosi ed

intervento precoce; 3) la prevenzione terziaria, rivolta alle persone che hanno già una malattia o un

problema, e finalizzata a prevenire recidive e peggioramenti. tramite colloquio psicologico e l’uso di

La diagnosi è intesa come atto di indagine e valutazione, espletato

per l’analisi del comportamento, dei processi cognitivi e intrapsichici,

test e strumenti standardizzati, dei

dell’idoneità psicologica a specifici compiti e

bisogni e delle motivazioni, condizioni. In ambito clinico, è

necessario distinguere tra una diagnosi categoriale e una dimensionale. La diagnosi categoriale è una

di un quadro

descrizione quantitativa che si fonda sul riconoscimento dei sintomi della persona all’interno

clinico definito sulla base di specifici criteri (e.g., il sistema di riferimento più comunemente utilizzato è il

procedimento con cui, avendo formulato un’ipotesi

DSM). Essa è basata sulla diagnosi differenziale (i.e., un

diagnostica, si mira ad escludere altre psicopatologie che si differenziano da quella ipotizzata per uno o più

aspetti specifici) e considera i disturbi come auto-escludenti. A causa di criticità legate alla diagnosi

categoriale (e.g., scarsa flessibilità legata all’utilizzo di criteri specifici; difficoltà a ricondurre la sofferenza

della persona ad un’unica categoria, tanto che spesso si è costretti a ricorrere ad una doppia o anche tripla

diagnosi), si propone la diagnosi dimensionale. Nella diagnosi dimensionale, il sintomo viene considerato su

un continuum che va dalla normalità alla patologia e non su criteri di presenza/assenza propri della diagnosi

categoriale. Fare diagnosi dimensionale significa quindi valutare quanto una persona possiede del

funzionamento associato ad un determinato disturbo, con lo scopo di costruire un profilo diagnostico

costituito da un insieme di dimensioni, più o meno alterate nella persona.

Conseguenza dell’azione diagnostica è la definizione di un piano di intervento e trattamento, inteso come

consiste nell’acquisizione di abilità o competenze

percorso di 1) abilitazione, che mai possedute prima; 2)

riabilitazione, consistente nel recupero o compensazione di abilità e competenze che hanno subito una

Quest’ultimo

modificazione, deterioramento, o perdita; e/o 3) sostegno psicologico. è una funzione di tipo

supportivo che si realizza nei casi in cui si ritiene opportuno garantire continuità ad una data condizione (in

seguito, per esempio, ad un intervento riabilitativo, al fine di rinforzare e solidificare i risultati ottenuti), o

contenimento e tutela, come nel caso di familiari di persone con condizioni croniche e/o irreversibili (e.g.,

malattie neurodegenerative), o attivazione di risorse personali e strategie idonee alla gestione di un problema

in relazione a processi evolutivi e involutivi, fasi di transizione, stati di crisi legati al ciclo di vita con lo

scopo di stimolare la capacità di scelta, problem-solving, e cambiamento. 3

E la sezione B dell’Albo professionale?

L’iscrizione alla sezione B dell’Albo professionale abilita ad esercitare la professione di Dottore in tecniche

psicologiche. L’iscrizione alla sezione B dell’Albo consegue alla laurea triennale, allo svolgimento di un

e al superamento dell’esame

semestre di tirocinio pratico-formativo, di Stato. Il periodo di tirocinio è

finalizzato all’acquisizione di competenze, metodologie, e strumenti operativi relativi alla pratica

professionale di Dottore in tecniche psicologiche, che si distingue in due settori: 1) tecniche psicologiche per

i contesti sociali, organizzativi, e del lavoro; e 2) tecniche psicologiche per i servizi alla persona e alla

comunità. Le attività sostenibili nel primo settore includono: progetti formativi per la crescita individuale,

integrazione sociale, gestione dello stress, miglioramento qualità di vita; applicazione di protocolli per

orientamento professionale, analisi dei bisogni, per la selezione e valorizzazione delle risorse umane. Le

attività sostenibili nel secondo settore includono: collaborazione con equipe multidisciplinare alla stesura del

bilancio delle risorse, bisogni, aspettative della persona, nonché dell’ambiente; collaborazione in interventi

di riabilitazione e integrazione sociale di persone con disabilità, deficit neuropsicologici, disturbi psichiatrici

e con dipendenza da sostanze; collaborazione in interventi psico-educativi di prevenzione del rischio e

promozione della salute.

Differenze tra l’ambito pubblico e privato

Le differenze tra il settore pubblico e privato si notano prima ancora di incontrare il professionista, al

momento di prendere un appuntamento. In ambito privato, questo avviene normalmente tramite contatto

telefonico, che presuppone un primo incontro, seppur indiretto, durante cui il professionista e la persona

e fantasie l’uno sull’altro. In ambito pubblico, invece, la richiesta di

cominciano ad elaborare impressioni

intervento è generalmente filtrata dall’accettazione (e.g., infermieri e/o operatori della struttura) che

raccoglie informazioni relative alla persona, per cui si potrebbe avere una conoscenza di questa

precedentemente ad un primo contatto. Inoltre, nel settore privato, la persona sceglie attivamente il

professionista (i.e., in virtù di alcune caratteristiche, e.g., sesso, età; “persona come cliente”) che solitamente

garantisce un incontro entro pochi giorni, e un numero di incontri illimitato con pagamento per singolo

incontro. In ambito pubblico, invece, la persona è inserita spesso in liste d’attesa e può dover aspettare anche

settimane o mesi prima dell’incontro con il professionista della struttura (“persona come utente”). Ancora,

nel settore pubblico, alla persona viene generalmente chiesto di pagare un ticket che darà accesso, a seconda

della struttura, ad un numero limitato di sessioni. E’ chiaro che la logistica, i.e., tempi, prezzi, e modalità

d’accesso, possano influire molto sulla motivazione della persona e sulla relazione che si crea con il

professionista nel corso dell’intervento. Un’altra importante differenza è relativa all’applicazione della

deroga al segreto professionale in caso referto o denuncia (art. 13 del codice deontologico degli psicologi).

Lo psicologo in equipe

Lo psicologo che si occupa di progetti, così come lo psicologo che lavora in strutture pubbliche e private, si

trova spesso ad interagire con altri professionisti e operatori della salute (e.g., medico di medicina generale, 4

psichiatra, logopedista, infermiere, assistente sociale) e non (e.g., insegnanti, consulenti del lavoro, manager

di azienda come committente) ed ad integrare le sue conoscenze teorico-pratiche con quelle di altre

discipline. Una delle problematiche che possono emergere dal lavoro di equipe è la svalutazione e

banalizzazione della disciplina da parte di figure professionali, e non, portatrici di pregiudizi e stereotipi,

frutto di una conoscenza superficiale e limitata della psicologia. Compito dello psicologo è quello di

impostare una comunicazione efficace che spieghi le attività, descriva gli strumenti, avvalori la scientificità,

promuovendo un’idea di psicologia come disciplina scientifica empiricamente fondata. Una seconda

problematica è rappresentata dalla sovrapposizione di ruoli e compiti con professionisti non psicologi (e.g.,

diagnosi dello psicologo e dello psichiatra), che lo psicologo affronta esercitando la piena autonomia

professionale nel rispetto delle altrui competenze (art. 6 del codice deontologico) e contrastando

l’appropriazione indebita di funzioni e prestazioni psicologiche, che và opportunamente segnalata al

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/08 Psicologia clinica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FrankTeaching di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia clinica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Campania "Luigi Vanvitelli" o del prof Troncone Alda.
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