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Vincenzo Calvo, Il colloquio di counselling. Il Mulino (7 cap.) (SI) 05/10/2015

Modalità esame: orale. Dicembre pre-esame in cui facciamo un'interazione breve o

scrivere una relazione e poi all'esame discutere anche sul libro

Orario: 11.20-13.00, 9.20-11.00, 13.15-14.45

Mercoledì 14/10 (ore 13) incontro per organizzazione stage formativi.

Venerdì 30/10 -> (Ore 13-15) Prof. Cionini: il colloquio clinico visto secondo il modello

costruttivista

Seminario di deontologia al secondo anno, prima dello stage.

Come primo passo dobbiamo affrontare i problemi di tipo etico:

-la competenza

-il consenso informato

-la riservatezza (o segreto professionale)

-il potere

-la giustizia sociale

-la diversità e multiculturalità

Bisogna portare rispetto (non deridere) a ciò che ci è stato raccontanto e non bisogna

cadere in giudizi affrettati.

COMPETENZA

Dobbiamo aver cura di essere adeguatamente competenti in un'area delimitata.

Posso impiantare un percorso di psicoterapia o avventurarmi in un percorso

psicoanalitico se non ho le competenze di base? Devo avere la certificazione e saper fare

un'autovalutazione in merito.

Competenza significa anzitutto delimitare un'area, ciò significa che quindi non sono

competente in altre.

Uno psicologo competente riesce a rinunciare una fonte di reddito per inviare il cliente

da persone più competenti di noi in certe aree, quando non siamo capaci di aiutarli

efficacemente.

Parte della competenza personale consiste nel riconoscere che non è possibile "fare"

tutto e che possiamo aver bisogno di cercare supervisioni appropriate.

E' il paziente che ci insegna, ma bisogna stare attenti a non sentirsi troppo incompetenti

o troppo competenti.

Contro cosa contrasta l'idea dell'invio quando non ti senti efficace?

Cosa conosci per condurre un colloquio (o un counseling, o una psicoterapia)?

Cosa non conosci?

Conoscenze, addestramento, esperienza supervisionata, accrediti professionali (titoli),

esperienza professionale appropriate.

Impegno per ottenere conoscenze, consapevolezza personale, sensibilità e abilità.

Dobbiamo sentirci "nani sulle spalle dei giganti", saperci sempre mettere in discussione.

Abbiamo e avremo ancora tanto da imparare.

Dobbiamo sempre diffidare da coloro che sono sempre sicuri di se stessi.

Questo è un mestiere che si basa sulla relazione, quindi richiede molta attenzione da

parte del clinico, che deve sempre imparare molto dal cliente, perché io non so niente

di lui.

CONSENSO INFORMATO

Informare il cliente in merito ai suoi diritti, le mie personali competenze e cosa

prbabilmente accadrà.

Consultare il codice etico:

http://www.ordinepsicologitoscana.it/files/000006/00000687.pdf

http://www.aipass.org/codice.html

Esistono vari modelli del consenso informato (nel caso in cui si faccia una tesi di tipo

compilativo, dobbiamo presentare uno dei modelli del consenso informato), presenti nel

sito.

Esercizio (lunedì 12/10): mettere a punto un "consenso informato" per la situazione di

colloquio simulato.

Nel momento in cui faremo role play o simulazioni è opportuno informare il "paziente

volontario" dei suoi diritti, le mie personali competenze, cosa probabilmente accadrà.

RISERVATEZZA

Come "psicologi principianti" non ci sono "obblighi legali" alla riservatezza nonostante ciò

che può essere ascoltato e detto in una sessione pratica deve essere tenuto per sé. La

fiducia consiste nel costruire il mantenimento della fiducia.

Il nostro lavoro è basato sulla riservatezza.

La riservatezza delimita il setting della relazione.

Non è detto che il cliente ci dica la verità.

Un conto è la fiducia, un altro la riservatezza e un altro ancora la sincerità.

Nella mediazione c'è sempre qualcosa di “scuro”, di omesso, non siamo mai sinceri fino

in fondo.

La sincerità è uno stereotipo.

Dove nasce la fiducia? Si tratta di essere in grado di ascoltare, ascoltare le informazioni

della persona, informazioni che possono non essere che una valanga di bugie.

Bisogna smontare luoghi comuni sugli psicologi e sul rapporto con i clienti.

La capacità di ascolto è essenziale, l'accoglienza è la parola chiave.

POTERE

Nella relazione di aiuto, c'è una scismogenesi (o schismogenesi = separazione di ruoli, da

scisma = divisione) asimmetrica.

Relazioni complementari o asimmetriche hanno a che fare col potere.

Noi attribuiamo sempre potere a qualcuno, è dentro ogni tipo di relazione e può essere

condiviso o cambia da situazione a situazione.

Il cliente, in un rapporto professionale intenzionale parte da una posizione di potere

inferiore rispetto al professionista.

Nella società esiste un “differenziale” di potere.

Bisogna ricordare che avere potere significa assumersi anche grandi responsabilità, aver

cura.

Il potere è assumersi responsabilità. E' la responsabilità che mi dà reale potere, ma che

mi dà anche servizio.

Secondo la teoria dei tipi logici, una classe determina l'organizzazione della realtà.

Consapevolezza e disponibilità a parlarne è un modo per lavorare nelle situazioni

asimmetriche.

Esercizio: elencare situazioni in cui esiste un differenziale di potere.

Pensando alla frase “se io fossi” cosa mi viene in mente, di primo acchito?

GIUSTIZIA SOCIALE

Giustizia sociale significa avere attenzione ai diritti umani, correttezza ed equità.

DIVERSITA' E MULTICULTURALITA'

Può esistere una psicologia senza diversità? 07/10/2015

09/10/2015

COLLOQUIO INTENZIONALE

Il colloquio, essendo un'attività professionale per noi psicologi, dovremmo chiamarlo

intenzionale.

Intenzionale, in quanto avente uno scopo, quindi strutturato. Si ha una co-costruzione

dello scopo

Non è necessariamente psicologico.

C'è un'asimmetria di potere tra lo psicologo e il cliente? Lo psicologo non “aiuta”, nel

colloquio lo psicologo ha come scopo trasferire il “potere” al cliente, farcelo arrivare da

solo, è quindi lo sviluppo della persona.

Aspettiamoci sempre che i nostri clienti dispongano di “enormi” capacità per lo sviluppo

di sé.

Questo significa che anche con una persona disabile cognitiva o un ritardo mentale, devo

aspettarmi questo.

Es: una persona con l'Alzehimer piegava in continuazione pezzi di carta, non avevano

tenuto di conto che aveva fatto il cameriere per tutta la vita. Una volta che gli sono

stati dati tovaglioli, si è messo a piegarli, rallentando il processo di decadimento dovuto

all'Alzehimer.

In un centro diurno un signore iniziò a suonare le note di una canzone, che però nessuno

riusciva a ricordarsi, un signore tornando dal bagno intonò “Bambina innamorata...” e un

altro rispose “...stanotte ti ho sognata” e iniziarono a cantare tutti insieme: il gruppo

sopperiva alle mancanze individuali (memoria collettiva, Vijgotsky).

Secondo la prospettiva Rogeriana, il colloquio è volto ad aiutare la persona a sviluppare

se stessa (insegnare a pescare, non regalare pesci).

Quando ho la sensazione di aver imparato qualcosa, di essermi arricchito.

C'è una stagione nella vita in cui è giusto prendersi e lasciarsi: chi l'ha detto che tornare

insieme al/la ragazzo/a sia la cosa migliore per il cliente, ad esempio?

I ragazzi che hanno avuto la fortuna di essere stati lasciati dalla ragazza hanno

attraversato una fase di sofferenza e un certo punto hanno sentito la necessità di

cambiare pagina. E' una ricchezza, che ci rendiamo conto di avere solo col passare del

tempo. E' lo spirito con cui la persona affronta l'esperienza.

Durante il colloquio bisogna creare lo spazio affinché la persona ci arrivi da sola: ogni

nostra lettura impedisce ogni altra lettura.

L'ambiguità in psicoterapia è un modo in cui si dicono cose incomplete o inesatte

affinché la persona arrivi da sola a rispondersi.

Noi possiamo avere il privilegio di accompagnare la persona in questo cammino, durante

il colloquio.

Quanto più è insolubile il problema, quanto più cercherò strategie per risolverlo.

Un amico dà consigli, lo psicologo no.

Parlare della situazione a volte ci serve, per questo ricerchiamo i consigli degli amici.

[Guardare “Lolita” di Kubrick pedofilia

Lettera al mio giudice il punto di vista della mente criminale

“Arancia Meccanica” di Kubrick Alex trattamento comportamentale, molto simile a

quelli che venivano attuati negli anni '50, condizionamento classico (viene arruolato

nella polizia, forma di violenza socialmente accettata. Non c'è stata crescita personale

col trattamento ricevuto)] 12/10/2015

Esistono aree di interrelazione tra: colloquio psicologico, counseling e psicoterapia.

Ogni colloquio non può non agire nello sviluppo della persona che ho davanti.

Questo aspetto si sovrappone con quelli etici, perché si tratta di rispettare la persona.

Es: il pedofilo può rimanere nel suo delirio, ma io posso agire per aiutare a superarlo (in

questo caso sì, faccio qualcosa)

CONSENSO INFORMATO

Significa “trasparenza”: dobbiamo fare in modo che il cliente sia informato di ogni

nostra azione. Può essere più o meno dettagliato.

E' possibile agire in termini di sviluppo personale, senza la trasparenza? E' difficile.

Se condiviso davvero, abbiamo già fatto una buona fetta di lavoro.

COLLOQUIO PSICOLOGICO

E' alla base del tutto, non si può fare un counseling o psicoterapia o psicodiagnosi senza

colloquio. Il colloquio può essere applicato in molti campi clinici (dal punto di vista della

sofferenza) o meno.

Caso: una signora viene da noi per una consultazione.

“Sono sopraffatta. Mio marito è stato messo in cassa integrazione dalla sua azienda e mi

rende la vita impossibile. Il mio lavoro va bene ma sono preoccupata per il pagamento

delle bollette e della rata dell'auto. La nostra vecchia lavatrice è rotta, ha allagato la

cantina e rovinato la scatola delle foto di famiglia. Nostra figlia è tornata a casa

piangendo perché i ragazzi la hanno presa in giro e mia madre sta per venire in visita la

prossima settimana. Cosa devo fare?”

“Mi sembra sia una situazione complicata, vogliamo provare a dare un ordine a questi

problemi?” non devo fare interpretazioni personali, non devo fare domande suggestive,

la mia risposta è fonte di distorsione.

Uno degli errori infatti che commettiamo nelle nostre domande è anticipare la risposta

che vorremmo dal cliente.

COUNSELING

Anastasi definisce il counseling (consiglio, consulenza) come l'agire clinico dello

psicologo. Rogers rifiuta l'approccio medico alla sofferenza e si colloca in una

prospettiva, che vede come tecniche di potenziamento della persona. E' un intervento di

aiuto e di potenziamento della persona. Spesso si caratterizza per non lavorare

direttamente sulla patologia (psicoterapia).

Viene usato in diversi contesti, non necessariamente clinici o sanitari (es: aiutare una

persona ad orientarsi rispetto ai percorsi formativi = aiutare la persona a trovare

autonomamente la propria predisposizione).

La diagnosi genetica è un esempio di counseling: fattori di rischio per un figlio con una

disabilità, come si comunica con queste persone?

Aiutiamo la persona a fare una rielaborazione personale della propria esperienza (es:

una ragazza viene lasciata dal ragazzo).

Lo sviluppo della persona è un obiettivo condiviso anche da altre professioni, non è

un'esclusiva nostra.

Dobbiamo mettere in condizione la persona di narrare, quindi di narrarsi, per ascoltarsi

a sua volta ed arrivare alla soluzione migliore per se stessa, da sola.

Se dò dei segnali di disagio senza riconoscere che il mio stato di malessere sia dovuto a

una determinata causa (es: ho bruciori di stomaco e non dormo e mi ha lasciato la

ragazza).

PSICOTERAPIA

Qual è la differenza con il counseling?

E' un'esperienza salutare di rinnovamento personale.

Cambia l'oggetto, non il metodo: nella psicoterapia è la psicopatologia.

Sono 2 metodi diversi, ma perché è l'oggetto che cambia. 14/10/2015

Abilità di base comuni al counseling, psicoterapia e colloquio clinico: attending

behaviour (comportamento di accoglienza, di attesa), le domande aperte/chiuse, abilità

di osservazione del cliente, l'incoraggiamento, la parafrasi e il riassumere e la riflessione

dei sentimenti.

ATTENDING BEHAVIOUR

E' un incoraggiamento per la persona a continuare a parlare delle sue idee o sentimenti

liberamente. Senza usare parole, si comunica che si sta ascoltando la persona.

Dovremmo essere interessati autenticamente, sennò le persone se ne accorgono.

Un conto è ciò che provo, un altro ciò che accade. Ogni giudizio dovrebbe essere

sospeso, qualsiasi atteggiamento giudicante è un problema. Devo stare molto attento a

cosa sta accadendo in aula, ad esempio, non alle sensazioni che provo. Cado facilmente

nel falso giudizio altrimenti: tutto ciò che mi dirà una persona per la quale provo una

certa simpatia potrebbe deviare il mio giudizio su una realtà “mia” rispetto a un'altra,

quella che vedo.

L'autenticità è il saper mettere a proprio agio il cliente e farlo sentire accolto e

ascoltato.

Riflettendo sulle proprie esperienze possiamo imparare.

ATTENDING: FUNZIONI PRINCIPALI

E' un comportamento che incoraggia il cliente a parlare (e ridurre il tempo in cui parla lo

psicologo). Al negativo (non attenzione) può aiutare le persone a parlare meno di

argomenti distruttivi o non produttivi. Non dobbiamo essere accoglienti su tutto, solo

sulla persona come valore, individuo.

Imparare abilità di ascolto può essere utile per il cliente.

Una tecnica diversiva può essere chiedere: “dove abiti? Cosa c'è intorno a casa tua?” nel

caso in cui ci venisse a dire che non starà bene e non passerà un bel week-end per

esempio. Per quanto un'esperienza particolare possa colpire malamente una persona

(perdita di un figlio), non potrà rimuginare in continuazione e piangere sempre, ci sono

e ci saranno dei “barlumi” di serenità, sorrisi, noi dobbiamo guardare quelli.

Accadono molte cose, se riusciamo ad ascoltare in senso più ampio la persona, forse

riusciamo a far sì che si ascolti anche lei. La persona ha bisogno di sentirsi accolta per

potersi raccontare. E può quindi iniziare a raccontare le cose con un'altra visione.

La sostanza su cui si costruisce l'attenzione, partecipazione e relazione è il feedback

ricevuto.

ATTENDING: FUNZIONI SECONDARIE

Comunicare interesse verso ciò che il cliente dice, incrementare la consapevolezza dei

modelli di attending del cliente, modificare modelli di attending per stabilire un

rapporto con ciascun individuo (persone e culture differenti). Disporre di risorse quando

siamo persi o confusi in un colloquio: quando non sai cosa fare, attendi!

Es: mostrare interesse all'opera o la caccia se il cliente ne ha passione e si sente

ascoltato.

Esercizio: elenca comportamenti, tratti e qualità caratteristiche di un colloquio

psicologico inefficace

E' importante che io abbia un atteggiamento di attesa e ascolto come persona, non posso

essere “empatico” con una persona il cui atteggiamento non è condiviso da me (es: fare

le spugnature ai figli con l'acido). L'errore è farsi prendere dalle proprie emozioni, non

mostrarle in sé per sé. Dare un segnale di reverbero (es: la mamma che racconta la

perdita di un figlio), non è “costruire” l'empatia. Saper parlare il linguaggio del

paziente. Saper mantenere il contatto visivo è molto importante.

ESERCITAZIONE: Scrivere alla fin

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VenoricaL di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Colloquio psicologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Taddei Stefano.
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