Scienza delle Finanze
L P A
A UBBLICA MMINISTRAZIONE
La PA è suddivisa in tre sotto-settori:
1. Amministrazione centrale: comprendono le amministrazioni centrali di Stato ed enti economici di
assistenza e di ricerca che estendono la loro competenza sull’intero territorio del Paese (CNR, ISTAT).
2. Amministrazioni locali: comprendono gli enti pubblici la cui competenza è limitata a una sola parte
del territorio (ASL, Ospedali, Università).
3. Enti di previdenza: […]
C
LASSIFICAZIONE DELLE SPESE PUBBLICHE
Spese correnti: necessarie per il normale funzionamento delle PA e per realizzare la redistribuzione dei
redditi. Sono divisibili in spese per l’acquisto di beni e servizi e spese di trasferimento, ossia pagamenti
unilaterali delle PA, ai quali non corrispondono prestazioni di servizi o cessioni di beni (prestazioni sociali,
pagamenti per interessi sul debito pubblico).
Spese in conto capitale: spese per investimenti sia diretti che indiretti, che quindi determinano un aumento
della dotazione di beni capitali del Paese.
L
E ENTRATE PUBBLICHE
I beni e servizi non destinati alla vendita sono finanziati da:
1. Imposte: prelievi coattivi di denaro senza vincoli di destinazione (principio della capacità
contributiva), possono essere dirette o indirette.
2. Tasse: prelievi coattivi di denaro con vincoli di destinazione (es. servizi in cui coesistono componenti
private e pubbliche con attribuzione del costo della parte privata a chi fa domanda attiva di un certo
servizio – principio del beneficio).
3. Contributi sociali: prelievi commisurati al reddito da lavoro finalizzati al finanziamento delle
prestazioni sociali.
E
LEMENTI COSTITUTIVI DELLE IMPRESE
Il presupposto dell’imposta è che ci sia una situazione di fatto alla quale la legge ricollega l’obbligo di pagare
l’imposta. La base imponibile (B) è la traduzione quantitativa del presupposto (valore o grandezza a cui si
commisura l’imposta). L’aliquota (t) è la quota d’imposta per unità di base imponibile. L’ammontare
dell’imposta deriva da In particolare, nelle imposte ad valorem B è espressa in termini monetari,
= ∗ .
t in % di B (es. IVA, IRPEF), in quelle specifiche B è espressa in termini fisici, t in termini monetari (es. accise).
1. Le imposte dirette colpiscono una manifestazione immediata della capacità contributiva (reddito,
patrimonio). Esempi sono l’IRPEF e l’IRES. Si distinguono:
a. Imposte personali che tengono conto della situazione personale del contribuente.
b. Imposte reali che prescindono dalla situazione personale del contribuente e fanno
riferimento esclusivo all’esistenza di una certa materia imponibile.
2. Le imposte indirette colpiscono una manifestazione mediata (indiretta) della capacità contributiva,
attraverso indici legati ad un comportamento (es. consumo) o a specifici atti (es. trasferimento
attività).
C
ALCOLO IMPOSTE
Si definisce aliquota media la percentuale di reddito che un individuo paga in imposte:
̅ =
Si definisce aliquota marginale quella che si applica all’ultimo euro di reddito percepito:
!
=
In un’imposta proporzionale, l’aliquota media rimane costante all’aumentare della base imponibile:
̅ ̅
= = ′
In un’imposta progressiva, l’aliquota media aumenta all’aumentare della base imponibile:
̅ ̅
!
↑⟹ ↑ >
In un’imposta regressiva, l’aliquota media diminuisce all’aumentare della base imponibile:
̅ ̅
!
↑⟹ ↓ <
Pietro Bologna – Università Bocconi 1
La variazione della aliquota al variare del reddito:
4 5 ∗ −
(
)
̅ ̅()
! ()
−
= = =
"
Progressività a scaglioni:
Progressività per deduzione:
assumendo per semplicità un’aliquota marginale costante: = ∗ ( − )
Progressività per detrazione:
assumendo per semplicità un’aliquota marginale costante: = −
IRPEF – I
MPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE
L’IRPEF è un’imposta personale e progressiva (art. 53 Cost: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese
pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
R
EDDITO
Il reddito si divide in effettivo e normale. Il primo è il reddito percepito dal contribuente nel periodo di
imposta il secondo rappresenta invece la potenzialità reddituale media del contribuente, a prescindere da
circostanze eccezionali. Il reddito effettivo è la miglior misura della capacità contributiva per via della sua
semplicità amministrativa.
I sistemi tributari sono generalmente definiti su base nominale (non corretti per inflazioni), fatto che presenta
problemi nel caso di imposta progressiva in quanto l’applicazione della scala delle aliquote ad un imponibile
che cresce per effetto dell’inflazione implica che l’aliquota media aumenti, le riduzioni tramite deduzioni e
detrazioni sono su base reale e l’onere tributario cresce in termini reali (fiscal drag).
Inoltre, in letteratura troviamo tre nozioni di reddito: reddito prodotto (RP), reddito entrata (RE) e reddito
consumo (RC).
Posto che: l’RP è la somma dei redditi da lavoro e dei redditi da
capitale (2+3) e presenta problemi di equità (esenta
le plusvalenze) e di elusione (possibilità di
trasformare il reddito in plusvalenza). I sistemi che
definiscono la base imponibile facendo riferimento
al reddito prodotto prevedono in generale anche
l’esistenza di un’imposta sulle donazioni e
successioni (per tassare la materia imponibile
sfuggita a tassazione in precedenza).
L’RE (comprehensive income): “la base imponibile
coincide con quanto un individuo può consumare senza intaccare il patrimonio iniziale” RE=RP+(4-7)+5.
Ossia equivale al reddito prodotto con l’aggiunta delle plusvalenze nette e le donazioni, ha il vantaggio di
essere equa e utile come contrasto all’elusione, tuttavia ha problemi legati al momento della tassazione
(realizzazione o maturazione).
L’RC: “la base imponibile coincide con il consumo annuale del contribuente” RC=6+8=RP-risparmio corrente.
Cioè il risparmio è esente e viene tassato solo il consumo e le donazioni eventualmente effettuate. Ha il
vantaggio di essere semplice e di evitare la doppia tassazione del risparmio, ma gli svantaggi di essere di
difficile definizione, di non avere forti effetti redistributivi (imposta regressiva, per via della maggiore
propensione al consumo dei redditi più bassi) e per lo Stato di avere una perdita di gettito fiscale.
Pietro Bologna – Università Bocconi 2
I
MPOSTA SUL REDDITO PERSONALE
Per la determinazione dell’RC i redditi sono classificati in sei
categorie, ciascuna con particolari criteri di determinazione (e
accertamento): redditi fondiari, da capitale, di lavoro dipendente,
di lavoro autonomo, d’impresa, diversi. La maggioranza dei redditi
di capitale e delle plusvalenze finanziarie sono sottoposti a regimi
fiscali sostitutivi.
1. I redditi fondiari sono i redditi inerenti (terreni, fabbricati)
situati nel territorio dello Stato ed iscritti nel catasto dei
terreni o nel catasto edilizio urbano, si distinguono tre tipi:
a. Redditi dominicali: reddito medio ordinario imputato al proprietario nel caso in cui il terreno
sia concesso in affitto, si determina forfettariamente applicando ad ogni particella catastale
le tariffe d’estimo (rivalutate) per qualità e classe di coltura. È una nozione di reddito
normale.
b. Redditi agrari: reddito medio ordinario derivante dall’esercizio di attività agricola, imputato
a chi coltiva effettivamente il terreno (proprietario o affittuario), si determina
forfettariamente come la precedente.
c. Redditi da fabbricati: il reddito da immobili è fiscalmente trattato diversamente nel caso di
abitazione principale, fabbricato non locato e fabbricato locato. In generale si determina il
reddito medio ordinario dell’immobile come rendita catastale rivalutata del 5% (nozione di
reddito normale) e si inserisce come reddito imponibile se è superiore al reddito da locazione
ridotto del 5% (nozione di reddito effettivo). Esistono molti c
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