Date fondamentali
Fondazione della città di Roma
21 aprile 754 – 753 a.C. Fondazione della città di Roma (data convenzionale).
Mito: La maggior parte delle fonti antiche è concorde nell’affermare che Roma fu fondata verso la metà dell’VIII secolo a.C. da Romolo, discendente della dinastia dei re di Alba Longa. Secondo la tradizione, Rea Silvia, figlia di Numitore, legittimo re di Alba ma spodestato dal fratello Amulio, si sarebbe unita con il dio Marte e avrebbe dato alla luce due gemelli, Romolo e Remo. Amulio, temendo che un giorno la discendenza di Numitore lo avrebbe spodestato dal trono, avrebbe ordinato alle sue guardie di abbandonare i due gemelli appena nati sulle sponde del Tevere. I gemelli, tuttavia, sarebbero sopravvissuti grazie all’intervento di una lupa, e dopo essere stati allevati da un pastore di nome Faustolo avrebbero infine aiutato il nonno Numitore a tornare sul trono uccidendo Amulio. Fatto ciò, essi avrebbero quindi fondato una nuova città - Roma, appunto - nei luoghi in cui avevano trascorso la loro infanzia. Ripristinato il giusto ordine delle cose, i gemelli avrebbero quindi manifestato al nonno il desiderio di fondare una nuova città nei luoghi in cui avevano trascorso la loro infanzia. Per stabilire a chi sarebbe toccato il governo del nuovo centro, i due si sarebbero affidati alla volontà divina, manifestata attraverso il volo degli uccelli (secondo la pratica antica degli “auspici”). Piazzatosi sul colle Aventino, Remo avrebbe per primo avvistato sei avvoltoi, mentre Romolo, attestato sul Palatino, ne avrebbe scorti dodici. A questo punto sarebbe sorta una feroce contesa tra i due fratelli sulla corretta interpretazione da dare ai segni divini: secondo Remo a prevalere doveva essere il “momento” dell’avvistamento, secondo Romolo, invece, andava dato maggior valore al numero di uccelli riconosciuti. Alla fine, la contesa sarebbe degenerata in uno scontro armato, in cui Remo avrebbe trovato la morte, forse per mano dello stesso Romolo. Acclamato re da tutti i presenti, Romolo avrebbe quindi officiato i riti necessari per “ufficializzare” la fondazione della città prendendo nuovi auspici, tracciando con un aratro i suoi confini sacri, poi fortificati con l’elevazione di un muro difensivo, e organizzando la comunità di pastori in un più evoluto corpo civico.
La leggenda della fondazione, i cui elementi essenziali si svilupparono già durante l’età medio-repubblicana (III-II secolo a.C.), si arricchì poi di ulteriori particolari in epoca augustea (fine I secolo a.C.), quando storici, antiquari e poeti contribuirono a nobilitare in modo significativo le origini della città ormai padrone di quasi tutto il mondo abitato. In quest’epoca venne in particolare rafforzato il legame tra Romolo e l’eroe troiano Enea. Questi, sfuggito alla distruzione di Troia con alcuni compagni, sarebbe giunto in Italia dopo un lungo peregrinare e avrebbe fondato la città di Lavinio. Il figlio di Enea, Ascanio, avrebbe a sua volta fondato la città di Alba Longa, dando vita alla dinastia da cui sarebbe nato infine lo stesso Romolo.
Scoperte archeologiche
Dati più interessanti sono tuttavia emersi, negli ultimi anni, dai risultati degli scavi archeologici nell’area del Palatino, del Campidoglio e del Foro romano. I dati raccolti dagli studiosi hanno portato a queste evidenze:
- L’area del Campidoglio presenta una continuità abitativa almeno a partire dalla media Età del Bronzo (XIV secolo a.C.) e fino alla prima Età del Ferro (IX secolo a.C.), testimoniata dal rinvenimento di corredi funerari e di ceramiche. Con il IX secolo a.C. le tracce abitative si estendono anche all’area del Foro e del Palatino, con caratteristiche simili a quelle del Campidoglio e sintomo quindi dello sviluppo di un unico centro abitato. Corredi funebri sono stati rinvenuti anche sull’Esquilino e sul Quirinale, ma sembra che in quest’epoca sui due colli si fosse sviluppata una comunità abitativa separata rispetto a quella dell’area Palatino-Campidoglio.
- Gli scavi più recenti compiuti sul colle Palatino hanno portato alla luce tracce di capanne e il perimetro di un muro databili alla metà dell’VIII secolo a.C. Secondo l’archeologo italiano Andrea Carandini, queste scoperte sarebbero in grado di avvalorare alcuni dati forniti dalla tradizione letteraria circa la “mitica” fondazione della città da parte di Romolo.
Le scoperte archeologiche avvenute negli ultimi anni sembrano quindi in grado, all’apparenza, di dare un’interpretazione “storica” ad alcuni dati tramandati dalla tradizione letteraria. Quando le comunità nel VIII secolo a.C. fondarono un centro urbano esso fu organizzato come una città-stato con un ordinamento giuridico, istituzionale e religioso. Alcune delle caratteristiche fondamentali:
- Scambi commerciali con il territorio circostante
- Sviluppo di una civiltà lungo il Tevere (acqua = sopravvivenza per le comunità stanziali)
- Prima attività: agricoltura e allevamento --- il mondo agricolo delle origini condiziona moltissimo il lessico e influenza anche la tradizione dei valori morali che erano guida alla condotta pubblica e privata.
Nascita della letteratura latina
240 a.C. Nascita convenzionale della letteratura latina. Pubblicazione da parte di Livio Andronico della sua opera l’Odusia = una traduzione latina dell'Odissea di Omero di cui si conservano circa quaranta versi, costituisce la prima testimonianza letteraria dell'epica latina. Con la composizione dell'Odusia, Livio intendeva creare un'opera destinata ad un uso pratico e scolastico, su cui si potessero formare i giovani esponenti delle famiglie dell'aristocrazia romana. Infatti, egli stesso era un grammaticus e, probabilmente, si servì del testo tradotto per insegnare agli allievi a fare un raffronto con l'originale greco.
L’importanza della traduzione di Andronico si misurava non tanto sul piano dell’impatto culturale (l’Odusia rendeva disponibile al pubblico romano un testo cardine della cultura greca, ma in realtà gran parte dei Romani colti, bilingue, leggeva già Omero in originale), quanto piuttosto per la sua portata storico-letteraria. Tradurre per Livio è un’operazione artistica (non è una copiatura, aggiunge un contributo originale al modello da cui prende ispirazione), la costruzione di un testo capace di competere con l’originale, leggibile come opera autonoma, e al tempo stesso in grado di conservare, insieme al contenuto (la trama delle peregrinazioni di Odisseo), la qualità artistica del testo omerico (registri stilistici, impasto lessicale, impianto retorico).
Nota: Il rapporto con i modelli per gli antichi era di fondamentale importanza, il modello da emulare era solamente un punto di partenza, diventava per lo più un modo per mettersi in competizione con il modello letterario di riferimento e per superarlo creando qualcosa di nuovo attraverso un contributo originale (rimandi e riferimenti all’opera originale erano molto apprezzati dal pubblico colto – classi sociali elevate).
Livio Andronico
Livio Andronico >> nato a Taranto, fiorente colonia greca, attorno al 280 a.C., secondo la tradizione, venne poi condotto a Roma come schiavo quando la sua città natale fu conquistata, intorno al 275-270 a.C., probabilmente nel 272 a.C. Egli aveva competenze letterarie che gli consentirono in seguito di guadagnarsi in Roma un ruolo culturale di elevato prestigio. Com'era consuetudine per coloro che venivano catturati in guerra, Andronico divenne schiavo di una delle più importanti famiglie romane, la gens Livia. Conoscitore del greco e della letteratura greca, che aveva appreso in patria, egli volle introdurre il patrimonio culturale dell'Ellade a Roma: effettuò infatti delle vere e proprie trascrizioni di opere greche in lingua latina, che aveva appreso dopo l'arrivo nella stessa Roma.
Periodi della storia romana
- Fondazione di Roma (753 a.C.)
- Età regia (753-509 a.C.)
- Età repubblicana (509-31 a.C.)
- Età imperiale (31 a.C.-476)
Le origini del latino
Lo studio di questa lingua nelle scuole si basa sull’analisi e lo sviluppo del latino classico o letterario = dal I secolo a.C. al I secolo d.C. >> momento in cui la lingua si è normalizzata nelle sue strutture fondamentali e periodo in cui hanno vissuto i maggiori autori della letteratura latina. Il latino è una lingua indoeuropea = ceppo linguistico che comprende la maggior parte delle lingue europee (es. latino, greco, lingue romanze, lingue germaniche, lingue baltiche, lingue celtiche, lingue slave, armeno, iranico, lingue indiane, lingue provenzali…). L’origine del ceppo comune è datata IV – III millennio a.C. da un originario stanziamento che dopo ondate migratorie del II millennio a.C. si è diffuso dai confini estremi dell’India fino all’Europa occidentale. La linguistica comparativa si è occupata di stabilire i legami tra le varie lingue indoeuropee, infatti, molti fenomeni fonetici e lessicali risultano comuni a lingue parlate in aree geografiche lontane e da popoli mai venuti a contatto tra loro. Ci sono parole che disegnano la stessa identità che presentano somiglianze pur appartenendo a lingue diverse es. i nomi di parentela (madre, padre, fratello…) perché sono i primi che si imparano e si usano nella vita quotidiana dei bambini in qualsiasi parte del mondo: padre – latino: pater, is --- greco: --- inglese: father --- tedesco: vater --- sanscrito: pitàr πατήρ.
Nota: Il sistema lingua si basa sullo studio di alcuni livelli fondamentali di questa:
- Fonetico = i suoni della lingua
- Morfologico = la grammatica e la forma delle parole (nome, avverbio, verbo…)
- Sintattico = l’ordine logico delle parole in frasi semplici o complesse attraverso l’uso di pronomi o congiunzioni
- Lessicale = la scelta (personale) delle parole e del valore semantico
Apporti lessicali del latino
Apporti lessicali che il latino ha ricevuto da altre lingue:
- Dall’Indoeuropeo
- Flessione = modificazione di una parte finale di una parola che muta la sua funzione all’interno della frase (casi, declinazioni, coniugazioni…). L’indoeuropeo aveva 8 casi, il latino ne conserva solamente 6 e i due casi mancanti sono confluiti nell’ablativo.
- Accento melodico = accento non segnato graficamente
- Elementi del lessico base = significato delle parole e sistema semantico es. rapporti di parentela, lessico economico, lessico inerente all’organizzazione religiosa e politica (rex, deus dalla radice indoeuropea che indica la luce, lex in quanto città stato ovvero entità autonoma dal pov religioso, amministrativo, istituzionale…)
- Dalle lingue preindoeuropee dell’Italia centrale
- Nomi di piante = prodotti legati alla terra, sono femminili anche se appartengono alle 2° declinazione in quanto percepite come principio datore di vita es. cupressus, fucus, vinum…
- Dagl'Etruschi
- Termini politico-militari
- Miles = soldato --- i romani erano agricoltori, allevatori e soldati; l’individuo contava in quanto inserito in una collettività e si sentiva realizzato solo se ne faceva parte con i doveri a essa dovuti come il servizio in armi e i diritti e gli onori tutelati da questa comunità.
- Populus = popolo --- deriva dal verbo impleo = riempire, il popolo infatti è un’entità che deve essere riempita di individui.
- Termini che indicano le tecniche di lavorazione o oggetti
- Cisterna, ae = cisterna
- Lanterna, ae = lanterna
- Columna, ae = colonna
- Histrio, onis = attore (termine che centra con il Teatro -- anche Fabula = intreccio di una rappresentazione teatrale, non è una parola etrusca)
- Termini politico-militari
- Dal Greco
- Alfabeto = deriva dal fenomeno della colonizzazione che nel VII – VI secolo a.C. partì da molte città greche verso l’Italia meridionale (Magna Grecia) a causa di un sovrappopolamento demografico. Le colonie erano dei nuovi stanziamenti fondati sotto la guida di un ecista che con un gruppo di abitanti dava origine a delle città governate con la stessa struttura politico-urbanistica della madre patria. L’alfabeto giunse per la prima volta in Italia a Cuma proprio perché essa fu una delle prime colonie fondate sull’ondata di questo fenomeno.
Esempi significativi della terminologia agricola
- Pecunia = denaro, deriva da pecus, oris = bestiame > una delle prime forme di ricchezza perché uno di beni più preziosi per contadini e allevatori (baratto, scambio di beni)
- Rivalis = nemico, deriva da rivus, i = ruscello > colui che è dall’altra parte della riva e per estensione astratta un nemico, un estraneo
- Delirare = impazzire, deriva da lira, ae = solco dell’aratro > andare fuori dal solco dell’aratro e per estensione metaforica andare fuori da una linea già tracciata e quindi impazzire
- Sincerus = sincero, deriva da sine cera = miele depurato dalla cera (mondo dell’apicultura) > un miele depurato dalla cera è puro e quindi per estensione schietto e sincero
- Pontifex = pontefice, deriva da pons = ponte + facio = fare – colui che fa il ponte > indica un personaggio molto importante (colui che stava a guardia del ponte e magari faceva pagare una tassa per il suo attraversamento), Pontifex Maximus = figura religiosa principale nel mondo romano, a capo del collegio dei pontefici
Nota: la massima autorità femminile era la Virgo Maxima = capo delle vestali, donne che vegliavano sul focolare della dea Vesta e che rappresentava la vita eterna della città.
Le prerogative del Pontifex Maximus:
- Riunire il popolo alle Calende (1° del mese) di ogni mese per annunciare le feriae = festività religiose canoniche e aggiuntive
- Faceva pubblicare sulla tabula dealbata (porzione di muro bianco) gli annales ovvero un resoconto dei principali avvenimenti verificatisi nell’anno
Egregius e altre parole notevoli
Egregius = persona illustre, deriva da e/ex + grex, is = gregge > indica qualcuno fuori dal gregge che si distingue dalla massa comune e indistinta.
Esempi di parole notevoli e termini importanti:
Esistono, in latino, alcune parole che assumono particolare importanza per il loro impatto culturale e valoriale (alcune di esse sono dette anche falsi amici = in italiano hanno un altro significato).
Pietas
Pietas = è un sentimento collegato alla devozione nei confronti della patria, della famiglia e degli dei. Il personaggio che meglio incarna questo valore è il pio Enea (pius – epiteto caratterizzante nell’Eneide) che attraverso le sue scelte esemplifica bene il mondo valoriale romano soprattutto nell’età augustea dove si stava cercando di attuare una restaurazione dei buoni costumi antichi (progetto del princeps). Enea incarna questo sentimento di pietas attraverso spirito di sacrificio, devozione nei confronti di qualcosa di più alto, mette da parte i propri sentimenti personali in nome di una missione più grande voluta dagli dei, si mette al servizio della propria città perché sente di essere un ingranaggio di qualcosa di più grande (atteggiamento del buon civis romanus – in nome della sua appartenenza a una comunità ha il dovere di salvaguardarla contribuendo con servizio militare, messa a servizio dei propri beni in funzione del censo, tuttavia ha anche dei diritti che vengono tutelati dallo Stato). Il termine pietas assunse in epoca cristiana una risemantizzazione e venne a significare un sentimento di profonda comprensione nei confronti di un altro individuo.
Humanitas
Humanitas = è un termine spiegato a più riprese da Cicerone nelle sue opere. Nel latino classico presenta tre sfumature di significato:
- Civilizzazione o civiltà > indica l’uscita dell’uomo dalla condizione ferina e primitiva, diventa sinonimo di evoluzione e progresso
- Cultura letteraria > esistevano diverse materie a cui un buon cittadino romano doveva avvicinarsi per permettere una crescita personale attraverso un’acquisizione progressiva di conoscenze e sapere. Il bagaglio di sapere era composto da poesia, mitologia, diritto, filosofia… e era ciò che ci si aspettava alla fine della formazione di un cittadino benestante facente parte della gentes (= famiglie nobiliari con ricchezza fondiaria) o degli equites (= famiglie di cavalieri che bassavano la propria ricchezza sui commerci --- classe emergente in età repubblicana, guardata con sospetto perché autori di un’attività considerata pericolosa e incerta).
- Solidarietà o filantropia > capacità di immedesimarsi in un altro individuo partendo da un’origine comune. Terenzio esplica molto bene questo concetto nella sua commedia “Heautontimorumenos” = il punitore di sé stesso, dove con la frase “homo sum, humani nihil a me alienum puto” = sono uomo, nulla di ciò che riguarda gli umani mi è estraneo, indica che non è possibile dissociarsi e ritenere estraneo o diverso colui che parte da una stessa comune condizione. Anche Cicerone riprende questa accezione di humanitas ma vista come empatia ovvero mettersi nella sofferenza di altri e comprenderla.
Il termine Humanitas fu sottoposto in epoca cristiana a una risemantizzazione e assunse il significato di umanità.
Cultura
Cultura = deriva da colo = coltivare, Cicerone usava chiamare la cultura “cultura animi” = coltivazione dell’animo, inteso come un processo fatto per gradi per alimentare le proprie conoscenze, attitudine permanente dell’uomo a coltivare saperi, interessi, attitudini, talenti e passioni. Il processo è simile a quello effettuato da un contadino che si prende cura del proprio campo coltivandolo attraverso un processo lento.
Negotium
Negotium = attività di lavoro/professionale (non in ambito commerciale come oggi) – lavoravano dalle 9.00 alle 13.00, alle 13.00 facevano un veloce pranzo che li preparava alla cena = banchetto (servivano molte portate accompagnate anche dal garum = una salsa di interiora di pesce) che iniziava alle 15.00 o 16.00 e durava fino a tarda serata.
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