1 -‐ Introduzione alle Macroeconomia
La necessità di studiare il sistema economico nel suo complesso, non guardando
ai singoli mercati e alla loro composizione.
Il campo di indagine della macroeconomia, a differenza della microeconomia, è costituito dal sistema economico di
un paese nel suo complesso. I macroeconomisti adottano una visione d'insieme dell'economia e ricorrono spesso al
metodo dell'aggregazione, che consiste nel sommare variabili economiche individuali per ottenere totali generali
riferiti all'economia nel suo insieme. La consapevolezza della necessità di dover studiare il sistema economico nel suo
complesso ebbe luogo in seguito alla catastrofe degli anni Trenta del XX secolo: l'evento costrinse gli economisti e i
responsabili politici di allora a rendersi conto delle gravi lacune nella loro conoscenza dei meccanismi di
funzionamento del sistema economico.
Gli anni Trenta del XX secolo: la Grande Recessione
New York. Martedì 29 ottobre 1929. Crolla la borsa di Wall Street. È l’inizio della più grande depressione economica del
'900. A partire dagli anni venti, gli Stati Uniti vivono un momento di grande crescita economica. In quest’epoca sono infatti
i principali esportatori di prodotti agricoli e industriali in Europa, dove l’economia stenta a riprendersi dopo la Prima
Guerra Mondiale. Inoltre, nelle industrie americane, il lavoro viene razionalizzato, e reso più veloce con l’introduzione
della catena di montaggio. L’industria automobilistica conosce un forte sviluppo, portando al potenziamento delle arterie
stradali, alla crescita delle aziende petrolifere, e di quelle dell’acciaio e della gomma. Nel mercato statunitense si diffonde
un grande ottimismo. In molti, tra investitori e semplici cittadini, decidono di acquistare titoli in borsa. Velocemente la
gran parte delle azioni sale, fino a toccare vertici elevatissimi.
In breve, però, si crea uno scollamento tra il valore effettivo delle aziende e il loro valore azionario, di molto superiore.
Molte imprese vengono create solo per scopi speculativi, rivelandosi in seguito delle truffe.Intanto le industrie americane
producono sempre di più. La domanda interna non riesce ad assorbire l’enorme quantità di beni messi sul mercato. Molti
prodotti rimangono invenduti. Le industrie iniziano a fallire.
Le azioni delle aziende in crisi cominciano a perdere valore, e gli speculatori finanziari iniziano a svendere i propri titoli.
In preda al panico, anche i risparmiatori vendono le quote in loro possesso, dando così il via al crollo della borsa. Giovedì
24 ottobre, la situazione è ormai drammatica. Il valore delle azioni è precipitato. Chi aveva investito tutti i propri beni in
borsa, è ridotto sul lastrico. 11 operatori finanziari, a New York, si tolgono la vita. Martedì 29 ottobre, il martedì nero: a
Wall Street il crack è definitivo. La notizia si diffonde rapidamente in tutto il paese. Migliaia di persone si precipitano nelle
banche per ritirare il proprio denaro, generando una crisi di liquidità e il fallimento degli istituti di credito. Le industrie si
trovano improvvisamente senza capitali da investire. La produzione crolla drasticamente e iniziano licenziamenti a tappeto
in ogni settore. In breve tempo, il numero dei disoccupati negli Stati Uniti arriva a superare i 12 milioni. Presto la crisi
economica supera i confini statunitensi e giunge anche in Europa. Durerà fino alla fine degli anni ‘30, passando alla storia
col nome di Grande Depressione.
L'incapacità di spiegare la Grande Recessione alla luce della teoria economica
allora disponibile
La visione dominante allora era quella classica per la quale nell’ambito delle economie di mercato non si potevano
verificare situazioni permanenti di disequilibrio, poiché i meccanismi di mercato avrebbero operato spontaneamente
e in modo efficiente per riportare il sistema economico al suo livello di equilibrio. In particolare, la flessibilità dei
prezzi e dei salari avrebbe garantito un rapido adattamento del sistema alle condizioni della domanda e dell’offerta e
una tendenza naturale all’affermarsi dell’equilibrio di pieno impiego.
Negli anni ‘20 e ‘30, però, le maggiori economie di mercato capitaliste sperimentavano situazioni di elevata e stabile
disoccupazione che sembravano mettere in discussione le conclusioni della teoria classica. In particolare, il pieno
impiego non sembrava più rappresentare lo stato normale dell’economia.
In questo periodo, e in tale contesto, la teoria keynesiana si propone di fornire una spiegazione e anche un rimedio
alla crisi dell’economia.
Il punto fondamentale dell’analisi keynesiana è la convinzione che il sistema economico di mercato sia
inerentemente instabile e che si possa allontanare dalla situazione di pieno impiego anche per periodi lunghi, senza
che i meccanismi spontanei del mercato siano in grado di riportare l’economia alla piena occupazione. Secondo la
visione keynesiana, quindi, il concetto di equilibrio non è necessariamente collegato allo stato di piena occupazione.
Centrale rispetto a questa impostazione, prima nella contrapposizione con i classici e successivamente nei confronti
delle teorie macroeconomiche più recenti, è la diversa interpretazione dei meccanismi che regolano il mercato del
lavoro.
John Maynard Keynes, 1936
La Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta
John Maynard Keynes è uno degli economisti più influenti del Ventesimo Secolo. Nasce il 5 giugno 1883 a
Cambridge, in Gran Bretagna. Il padre insegna economia politica. La madre è una scrittrice impegnata sul fronte dei
diritti civili. Dopo una brillante carriera scolastica e universitaria, Keynes ottiene incarichi importanti nel settore
economico e finanziario. Nel 1912, a soli 29 anni, Keynes è direttore dell’ ”Economic Journal”, una prestigiosa rivista
accademica di economia. Durante la Prima guerra mondiale, lavora per il Ministero del Tesoro britannico. Gestisce le
relazioni finanziarie con gli alleati del Regno Unito. Alla fine della guerra, nel 1919, Keynes partecipa alla Conferenza
di Versailles, nella quale si elaborano i trattati di pace. In questa sede, la Francia insiste per infliggere pesanti
sanzioni economiche alla Germania sconfitta. Keynes è contrario. Sostiene che si debba assicurare stabilità
economica all’Europa per consolidarne gli assetti democratici. Teme che infierire sull’economia della Germania
porterà gravi conseguenze. Nello stesso anno ribadisce il concetto con il saggio Le conseguenze economiche della
pace.
L’appello di Keynes non viene ascoltato, ma si rivela profetico: vent’anni dopo sarà proprio la Germania, umiliata e
impoverita, a scatenare la Seconda Guerra Mondiale. Dal 1929 gli Stati Uniti attraversano una grave crisi economica,
chiamata Grande Depressione. Dopo tre anni di crisi, il Presidente Franklin Delano Roosevelt chiede a Keynes di
aiutarlo a risollevare l’economia del Paese. Keynes è convinto che nei momenti di crisi sia necessario l’intervento
dello Stato nell’economia. Quindi suggerisce a Roosevelt di investire in programmi assistenziali per i più poveri, ma
anche nella costruzione di opere pubbliche, per creare nuovi posti di lavoro. Le proposte di Keynes si rivelano
vincenti. Dal 1933 gli Stati Uniti entrano in una fase di crescita economica, detta New Deal: il Nuovo Corso. Nel 1936
Keynes riassume la sua esperienza americana nel saggio intitolato La teoria generale dell’occupazione, dell’interesse
e della moneta. Si tratta della prima opera nella quale è descritta l’economia di uno Stato nel suo complesso.
Per i suoi meriti di economista, nel 1942 Keynes riceve dalla Corona inglese il titolo di baronetto. Due anni dopo
Keynes è il rappresentante del governo britannico alla Conferenza di Bretton Woods: un incontro tra i Paesi vincitori
della Seconda guerra mondiale. In questa sede sono decisi i nuovi equilibri finanziari del pianeta. Keynes propone di
istituire un sistema monetario basato su una nuova valuta internazionale, il bancor. Gli Stati Uniti, però, si
oppongono a questa soluzione. La moneta di riferimento per i pagamenti internazionali diventa il dollaro. Keynes
muore d’infarto il 21 aprile 1946, a Cambridge, all’età di 63 anni. Il suo lavoro sarà alla base della moderna
macroeconomia, la disciplina che studia i sistemi economici su scala nazionale.
Keynes confutò alcune proposizioni fondamentali della teoria economia classica, in particolare quelle secondo cui il
mercato tenderebbe spontaneamente a produrre l'equilibrio fra domanda e offerta a raggiungere
conseguentemente l
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Appunti:1 - Introduzione alle Macroeconomia. Esame di Economia Politica, M. Grillo
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Appunti:2 - Il PIL e la misura dell attività economica. Esame di Economia Politica, M. Grillo
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Appunti:9 - L'equilibrio monetario. Esame di Economia Politica, M. Grillo
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Appunti:5 - Decisioni di investimenti. Esame di Economia Politica, M. Grillo