Economia dei Mercati Mobiliari
2 - L R M I 2
A ELAZIONE TRA ERCATI E STITUZIONI
3 - L F P M M 2
A ORMAZIONE DEI REZZI NEI ERCATI OBILIARI
8 - I C 3
RITERI DI VALUTAZIONE E GLI INDICATORI DEL RENDIMENTO E DEL RISCHIO DEI TITOLI AZIONARI
L 3
IQUIDITÀ 3
RISCHIO 4
RENDIMENTO
A 5
NALISI FONDAMENTALE
I 6
NDICATORI DI NATURA FINANZIARIA
I 7
NDICATORI DI NATURA CONTABILE
A 8
NALISI TECNICA
9 – L P M 9
A TEORIA DI SELEZIONE DEL ORTAFOGLI DI ARKOWITZ
M 9
ISURE DI RENDIMENTO E RISCHIO PER SINGOLO STRUMENTO FINANZIARIO
M 9
ISURE DI RENDIMENTO E RISCHIO PER PORTAFOGLI DI STRUMENTI FINANZIARI
I 10
L CONCETTO DI FRONTIERA EFFICIENTE
P ’ 11
ORTAFOGLI OTTIMO PER L INVESTITORE
U M 11
TILIZZO DEL MODELLO DI ARKOWITZ
4 – C 11
RITERI DI VALUTAZIONE E INDICATORI DI RENDIMENTO DEI TITOLI OBBLIGAZIONARI
5 – I L 14
NDICATORI DELLA IQUIDITÀ DEI TITOLI OBBLIGAZIONARI
6 – I R 15
NDICATORI DEL ISCHIO DEI TITOLI OBBLIGAZIONARI
R C 15
ISCHIO DI REDITO
R I 16
ISCHIO DI NTERESSE
7 – C 19
URVA DEI RENDIMENTI PER SCADENZE
C 19
ONFIGURAZIONI DELLA CURVA
T A 19
EORIA DELLE SPETTATIVE
T 20
EORIA DEL PREMIO PER LA LIQUIDITÀ
T 20
EORIA DELLA SEGMENTAZIONE DEI MERCATI
T P CAPM 20
EORIA DI ORTAFOGLI
P S 20
ORTFOLIO ELECTION
10 – CAPM – C 21
APITAL ASSET PRICING MODEL
C 21
OMBINAZIONE TITOLO RISK FREE E TITOLO RISCHIOSO
C M L (CML) 21
APITAL ARKET INE
S M L (SML) 22
ECURITY ARKET INE
M M 22
ARKET ODEL
S B 23
TIMA DEI ETA
CAPM 23
ZERO BETA
11 – APT – A P T 23
RBITRAGE RICING HEORY
M 24
ODELLI MULTIFATTORIALI
V 24
ERSIONE UNIFATTORIALE
R APT CAPM 25
ELAZIONE TRA E
12 – S G P 26
TRATEGIE DI ESTIONE DEI ORTAFOGLI
C S 26
LASSIFICAZIONE DELLE TRATEGIE
B 26
ENCHMARK
S P 27
TRATEGIE ASSIVE
S A 28
TRATEGIE TTIVE
C R 28
ONTROLLO DEL ISCHIO
I 29
MMUNIZZAZIONE
13 – V P 29
ALUTAZIONE DELLA ERFORMANCE
I 29
NDICATORI DI RENDIMENTO
14 – E M 30
FFICIENZA DEI ERCATI
A 31
NOMALIE DEI MERCATI Pietro Bologna – Università Bocconi 1
15 – B F 31
EHAVIORAL INANCE
P T 32
ROSPECT HEORY
2 - L R M I
A ELAZIONE TRA ERCATI E STITUZIONI
Studio del rapporto tra economia reale e istituzioni, imprese, mercati; economia finanziaria e intermediari,
mercati finanziari attraverso le principali teorie (cronologicamente), la loro “diversa efficienza” e la loro
alternatività/complementarità.
Le principali teorie sono:
1. Teoria neoclassica: con i presupposti di assenza di imperfezioni di mercato e razionalità assoluta
degli operatori. Il corrispettivo postulato è la perfezione del mercato. La presenza delle imprese è
spiegata come “fattore tecnologico”. Mercato > Imprese
2. Teoria keynesiana: non vi è determinismo assoluto ma incertezza. Il postulato della teoria dice che i
mercati sono quasi perfetti.
3. Teoria istituzionalista: sposta l’attenzione sulle istituzioni che compongono l’economia, che
soddisfano i presupposti di presenza di imperfezioni e la razionalità relativa degli operatori. I mercati
sono imperfetti. I mercati e le imprese diventano dunque due meccanismi di governo degli scambi.
Sono alternativi ma complementari, con diversa efficienza in quanto i primi presentano asimmetrie
informative, costi di transazione, costi di ricerca, mentre le seconde presentano costi di
organizzazione. [es. acquisto di immobili non di nuova costruzione]
Un’economia, secondo la teoria istituzionalista, si può collocare in qualunque punto in una retta ai cui estremi
si pongono i meccanismi mercato e impresa, generando anche dei sistemi ibridi.
Le stesse teorie sono applicabili anche all’economia finanziaria.
1. Teoria neoclassica: i presupposti e i postulati sono uguali a quelli che si presentano nell’economia
reale, con l’aggiunta della presenza delle banche, spiegata come “accidente”, in quanto non sono
spiegabili con la perfezione dei mercati. Assume l’irrilevanza della finanza al fine dell’equilibrio dei
mercati.
2. Teoria keynesiana: introduce i fattori di incertezza e formula il postulato della non neutralità della
moneta e del credito: i fenomeni finanziari non sono più considerati irrilevanti e ciò scaturisce
dall’osservanza della stessa realtà (crisi del ’29). Pur non spiegando la presenza di intermediari
finanziari, ammette il rapporto tra economia reale e finanziaria.
3. Teoria istituzionalista: accanto ai mercati imperfetti ammette la presenza degli intermediari
finanziari, includendo la teoria dei costi di transazione (minori costi di transazione tra unità in surplus
e in deficit), la teoria delle asimmetrie informative (riduzione delle asimmetrie) e la teoria delle
incertezze (riduzione dell’incertezza). Gli intermediari garantiscono dunque una maggiore efficienza
allocativa, come alternativa all’efficienza operativa.
I mercati finanziari si dividono in mercato mobiliare e mercato creditizio. Gli intermediari sono creditizi,
mobiliari, assicurativi e previdenziali.
3 - L F P M M
A ORMAZIONE DEI REZZI NEI ERCATI OBILIARI
I fattori esplicativi ci forniscono le chiavi di lettura che ci permettono di comprendere la formazione dei prezzi
nel mercato mobiliare, sia per quello che riguarda i singoli titoli (azioni, obbligazioni) che per la logica di
portafoglio (azionario o misto). Questi fattori vanno ricercati attraverso due approcci: l’approccio
dell’economia dell’intermediazione finanziaria e l’approccio d’analisi degli investimenti finanziari. Il primo
analizza il prezzo dei valori mobiliari degli strumenti finanziari, che hanno caratteristiche distintive formali
(numerose e varie, ma non facilmente sintetizzabili in fattori esplicativi) e economiche (rendimento e rischio).
Secondo il secondo approccio invece si deve seguire la logica dell’investitore come processo d’investimento,
concetto di investimento e valutazione dell’investimento.
1. Processo:
a. Definizione degli obiettivi (economici, finanziari e sociali).
b. Determinazione del livello appropriato di rischio.
c. Stima puntuale del rendimento e del rischio per singolo titolo.
Pietro Bologna – Università Bocconi 2
s
d. Costruzione portafogli efficienti: E(rp), p
e. Valutazione risultati.
2. Concetto:
a. Distinzione fra investimenti reali e investimenti finanziari.
b. Differimento consumi nel tempo (vedi distribuzione del consumo attuale/futuro, micro).
i. Sistema economico chiuso, senza sistema finanziario
ii. Sistema economico aperto, senza sistema finanziario
iii. Sistema economico aperto, con sistema finanziario.
Dando per scontato che C sia maggiore di C , anche se questa assunzione è basata su presupposti incerti
1 0
come il prezzo dei beni alla scadenza o il tasso di interesse r.
3. Valutazione:
a. Considerando che C =C (1+rt), l’extra-consumo in t è dato dal rendimento atteso, che
1 0 1
tuttavia è incerto e variabile. Si possono distinguere:
i. Investimenti privi di rischio: tasso risk-free (r ) (teoricamente privi di rischio,
f
realmente esiste una minima possibilità di default). Un esempio sono i titoli di stato
senza cedola a 12 mesi (BOT), per il quale non ci sono rischi di credito, di interesse
(rischio di volatilità + rischio di reinvestimento) o monetario (rendimento inferiore
alle aspettative di inflazione).
ii. Investimenti rischiosi: tasso attività finanziaria rischiosa (azioni), maggiorato sul risk-
free di un premio per il rischio (q), che aumenta all’aumentare del rischio.
Per quello che riguarda i tassi, esistono:
1. Tasso reale atteso risk-free +
Aspettative di inflazione =
2. Tasso atteso risk-free +
Premio al rischio = "
()*$
∑ !
3. Tasso atteso attività rischiose Rischio (DRendimento): =
! "!
($%&)
8 - I C
RITERI DI VALUTAZIONE E GLI INDICATORI DEL RENDIMENTO E DEL RISCHIO DEI TITOLI AZIONARI
L
IQUIDITÀ
Si può dividere in:
1. Naturale: fa riferimento a tutti i flussi monetari che naturalmente entrano o escono dal portafoglio
(interessi, cedole). Per quanto riguarda le azioni, i frutti naturali sono i dividendi, che però sono
discrezionali da parte dell’azienda, e il capitale di scadenza, che però si realizza solo nel momento di
scioglimento dell’azienda. In entrambi i casi si può ritenere che la liquidità naturale delle azioni sia
trascurabile.
2. Artificiale: fa invece riferimento a tutti i movimenti che avvengono per azioni del titolare, come lo
smobilizzo. La liquidità artificiale deve soddisfare i requisiti di rapidità, grazie alla presenza di un
mercato secondario, ed economicità, data dalle caratteristiche del titolo. Dato che queste
caratteristiche sono relative ai mercati delle azioni e non ai singoli titoli, possiamo trascurare anche
questo tipo di liquidità.
RISCHIO
Il rischio delle azioni fa riferimento all’incertezza dei rendimenti degli investimenti ed è connesso alla loro
variabilità. Il rischio complessivo di un titolo azionario può essere scisso in due componenti:
1. Rischio sistematico: o rischio generale, è collegato a fattori macroeconomici
e politi che riguardano il sistema economico e il mercato azionario nel loro complessivo
insieme. Misura la variabilità dei rendimenti a seguito di variazioni del PIL,
dell’inflazione, dei tassi di interesse, dell’occupazione, dei cambi e di variabili
politiche. Presenta una caratteristica di non eliminabilità in quanto i fattori
macroeconomici e politici hanno un impatto su tutte le azioni, può tuttavia Rischio
essere gestito con derivati (stock index derivatives). Numero di azioni
Pietro Bologna – Università Bocconi 3
2. Rischio specifico: legato a fattori caratteristici della singola impresa e del comparto produttivo in cui
essa opera. Può essere eliminato attraverso un’efficace diversificazione di portafogli.
All’aumentare del numero delle azioni in portafogli, il rischio complessivo viene a coincidere solo con il rischio
sistematico, in quanto quello specifico è eliminato attraverso la diversificazione (il mercato remunera il
rischio sistematico).
Il rischio complessivo si calcola attraverso una misura di dispersione dei rendimenti: la varianza o la
deviazione standard. Tali misure possono essere utilizzate sia una logica ex-ante che ex-post:
1. Ex-ante: con r =rendimento associato allo scenario s, E(r )=rendimento atteso del titolo e
is is
p =probabilità di accadimento dello scenario s.
s ( )]
,
= %& [ () − ( ∗ ()
+ +
-*$
2. Ex-post: con n=numero di periodi considerati, r = rendimento in t e medio.
1=rendimento
it .
1 ( ,
=% & [ () −
1]
+ .
− 1 /*$
Oltre al rischio complessivo, che identifica il rischio di prezzo, esistono altre due tipologie di rischi:
1. Rischio di cambio: per le azioni denominate in valuta diversa da quella di riferimento dell’investitore.
Tale rischio esprime la possibilità che variazioni inattese del tasso di cambio incidano sulla redditività
dell’investimento azionario. Segue la formula:
= +
+ ( ∗ )
2. Rischio di liquidità: legato alla possibilità di convertire l’azione in denaro rapidamente e senza perdita
di valore rilevante. Tale rischio dipende dalla quotazione o meno dell’azione su un mercato
secondario e, in caso di quotazione, dal controvalore medio giornaliero negoziato pari al volume
medio giornaliero degli scambi su un certo orizzonte temporale.
RENDIMENTO
Il rendimento viene analizzato attraverso un quadro concettuale che viene poi concretizzato:
1. Concetto: si indica come rendimento la somma di tre fattori:
a. Frutti: flussi netti di cassa in entrata (al netto dunque del profilo fiscale)
b. Capitale investito: flussi netti di cassa in uscita (al netto di commissioni)
c. Tempo
2. Determinanti: distinte dal punto di vista dell’origine e della natura.
a. Frutti da interessi: dividendi e reinvestimento dei dividendi (sempre positivi)
b. Frutti da capitale: smobilizzo dei titoli, possono essere positivi o negativi.
c. Frutti aleatori (solo ex-ante): incerti nel tempo, nell’importo o in entrambi (es. dividendi,
reinvestimento dei dividendi, flussi da capitale)
d. Frutti certi (solo ex-post): certi nel tempo e nell’importo. Si differenziano da quelli aleatori
per via dell’ineliminabile incertezza dell’andamento dei prezzi.
3. Tipologia:
a. Ex-ante: attesi
b. Ex-post: realizzati
4. Tassazione rendite finanziarie (investitori residenti):
a. Tassazione dei frutti: per i percipienti, riconoscibili in esercenti di attività commerciali
(persone giuridiche) e non esercenti attività commerciali, divisibili per la natura dei redditi,
da capitale (dividendi) o diversi di natura finanziaria (plus/minusvalenze). Per le attività
commerciali, i frutti concorrono a formare il reddito imponibile. L’imposta sostitutiva per le
persone fisiche e gli altri soggetti che lavorano al di fuori di un’attività commerciale è del
26%. Con riferimento ai frutti di diversa natura finanziaria si possono riconoscere tre regimi
alternativi, dichiarazione (nella dichiarazione dei redditi), deposito amministrativo
(trattenuta dalla banca), risparmio gestito (all’interno del conto gestione).
Pietro Bologna – Università Bocconi 4
b. Tassazione del patrimonio investito (imposta patrimoniale): tassazione che si aggiunge e
colpisce l’intero portafoglio investito in titoli, con un meccanismo particolare che è l’imposta
di bollo, di solito applicata agli atti scritti. Gli intermediari finanziari con i quali si ha rapporto
mandano delle comunicazioni agli investitori, sulle quali viene applicata un’imposta, riferita
al valore di mercato dei titoli oggetto della comunicazione, con un’aliquota dello 0,20% dal
1/1/14.
c. Tassazione transazioni: tobin tax, solo su azioni e derivati, diversa per negoziazioni ad alta
frequenza e negoziazioni ordinarie (0,10%, per mercati regolamentati, 0,20%, per mercati
non regolamentati).
5. Indicatori: per la misurazione del prezzo. Due metodologi di analisi: fondamentale e tecnica. A loro
volta si dividono in indicatori di natura finanziaria, di natura contabile, di natura grafica e di natura
algoritmica.
Indicatori di rendimento/prezzo delle azioni:
a. Analisi fondamentale:
i. I contenuti riguardano i fenomeni fondamentali quali gli scenari (tassi di interesse,
cambio), i settori (riguardano solo un settore dell’intero scenario), il mercato
(interno o internazionale nella quale l’impresa emette le sue azioni) e i fenomeni
specifici, ossia analisi qualitativa e quantitativa della particolare azienda
(management, governance, prestazioni, bilancio e previsioni di bilancio) che
concorrono alla formazione del prezzo dell’azione.
ii. I presupposti teorici (robusti) cercano di far corrispondere ai fenomeni il prezzo
dell’azione e dipendono dall’efficienza informativa (“tutte” le informazioni di cui si
dispone sono in grado di definire il prezzo), in particolare nella sua forma semi-forte
che tiene in considerazione l’informazione pubblica, ossia i riflessi del mercato alle
informazioni disponibili a tutti. Nel caso di questa efficienza da parte dei mercati, gli
stessi mercati sarebbero degli indicatori del prezzo, in quanto il prezzo che gli
indicatori proporrebbero sarebbe uguale per tutti (non è possibile identificare
sopra/sottovalutazioni dei prezzi), impedendo la formazione di extraprofitti.
iii. Le applicazioni pratiche invece sono i risultati di analisi che mi permettono di
individuare i titoli migliori e peggiori (rischio/rendimento), al di fuori dell’ipotesi di
efficienza semi-forte dei mercati.
b. Analisi tecnica:
i. I contenuti si soffermano sui fenomeni tecnici specificatamente riferibili ai mercati
(prezzi/quantità). Riguarda dunque lo studio dei prezzi e dei volumi scambiati tra
domanda e offerta, in chiave storica.
ii. I presupposti teorici sono dunque deboli, perché l’analisi storica non fornisce
indicazioni forti sull’andamento dei mercati. I mercati però funzionano solo se la loro
efficienza non esiste in forma cd. debole, ossia se il mercato non riesce a trasporre
sui prezzi tutte le informazioni passate/storiche, perché ogni periodo è indipendente
da quello precedente.
iii. Le applicazioni pratiche sono utili per tenere conto dei possibili comportamenti non
razionali dei soggetti (trend) sul mercato e dà modo di utilizzare software specifici in
grado di analizzare un’enorme mole di dati
A
NALISI FONDAMENTALE
Chi fa AF? Grandi investitori: investitori istituzionali (buy-side), intermediari bancari (buy/sell-side), società
finanziarie indipendenti (sell-side).
Come viene fatta AF? organizzazione di analisti specializzati (per settore o per azienda)
Report: sono parte di una ricerca che fa un’analisi di scenario, settore e mercato e un’analisi qualitativa e
quantitativa dell’azienda (dati storici e dati previsionali). D&agr
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Riassunto esame Economia del mercato mobiliare, prof. Zanotti, libro consigliato L'economia del mercato mobiliare, …
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Economia dei mercati mobiliari
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Appunti esame di Storia del Giornalismo, prof Ferrari, libro consigliato 'Gioco e Fuorigioco, Massimo Ferrari'