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BAUDRILLARD, “È L’OGGETTO CHE VI PENSA”

Baudrillard parla di città simulacro, un sistema che si sviluppa a partire dagli anni ‘80.

Si inserisce anche nell’ambito della riflessione marxista sul ruolo e sul consumo degli

oggetti per la contemporaneità.

Marx parlava di “feticismo della merce” in seguito a un fenomeno sviluppato a partire

dalla prima rivoluzione industriale e dall’avvento dei mezzi di produzione di massa.

Attraverso i mezzi di produzione di massa, tutto ciò che prima era prodotto

➔ artigianalmente e in quantità limitata diventa oggetto di una produzione massiva,

con qualità standardizzata.

Quando Marx parla di feticismo della merce parla di una predisposizione che la società

assume nei confronti della merce e dell’oggetto. Un feticcio è un oggetto che acquisisce un

valore simbolico superiore al valore di consumo: proprio questo accade alla merce

nell’epoca della produzione massiva. L’oggetto acquisisce valore simbolico di indicatore

dello stato sociale: si attribuisce all’oggetto un valore simbolico di scambio superiore al suo

valore d’uso.

Questo disavanzo, questa differenza tra il valore d’uso e il valore di scambio viene chiamato

da Marx “feticismo della merce”: la merce diventa oggetto di un feticismo e di una brama di

possesso al di là del bisogno.

A partire dagli anni ‘40 e ‘50 del 1900 questo si moltiplica, perché la produzione industriale

fa un altro salto di qualità, ad esempio con gli oggetti di plastica, e gli oggetti diventano

disponibili a un numero sempre maggiore di persone.

Baudrillard, a partire dal concetto marxiano che noi siamo posseduti dagli oggetti,

➢ dice che è l’oggetto che ci pensa e ci concepisce, e non viceversa: siamo quasi

infestati dagli oggetti.

FRANCIS PONGE, Il partito preso delle cose

Francis Ponge era un poeta, uno degli appartenenti alla generazione successiva a quella che

ha alimentato le prime avanguardie (dadaismo e surrealismo). Ponge eredita dai primi

surrealisti l’attenzione particolare all’oggetto inteso come feticcio, come entità magica,

degli oggetti che si fanno ibridi, che assumono una caratterizzazione ulteriore rispetto alla

funzione primaria: l’oggetto diventa uno degli elementi fondamentali della riflessione

artistico letteraria.

I surrealisti recuperano una dimensione magica dell’oggetto; il feticcio è un oggetto che

serve da tramite con la divinità.

Francis Ponge eredita questo approccio nei confronti dell’oggetto e lo declina all’interno

delle sue poesie. Il punto di vista che viene preso in considerazione è quello dell’oggetto.

Il testo esce nel 1942 ma viene scritto molto prima; viene tradotto in italiano da Jacqueline

Risset, che era stata una figura molto importante per la Francia, in quanto aveva tradotto

anche l’edizione della Divina Commedia.

GEORGE PEREC, Le cose 1

Georges Perec proveniva da una famiglia ebraica: la madre muore nel campo di

concentramento di Auschwitz, mentre il padre muore in guerra. Perec si dichiarava allievo

di Robert Antelme.

Perec era uno degli scrittori che facevano parte dell’ Ou.Li.Po, un gruppo di lavoro

composto da letterati inizialmente francesi. Il loro lavoro si basava sul tentativo di

realizzare una letteratura che rispondesse a dei vincoli, e in cui venivano praticati delle

specie di giochi di abilità: Perec, ad esempio, scrive un romanzo, La Disparition, senza mai

utilizzare la lettera E, lettera più comune del dizionario francese.

Il romanzo Le cose viene scritto nel 1965, nel pieno del boom economico e nel pieno della

contestazione. Esso verte sul desiderio del possesso delle cose. Personaggi sono due giovani

di sinistra vengono riassorbiti dal sistema capitalistico.

YASMINA REZA, Il dio del massacro

Yasmina è una donna iraniana che vive a Parigi, è una scrittrice di pezzi teatrali e regista.

Il dio del massacro è un’opera che ha una sola ambientazione, cioè un appartamento nel cui

salotto si svolge tutta l’azione. Qui due coppie sposate che si incontrano per risolvere

civilmente una questione legata ai loro figli finiscono col degenerare.

LA CAMERA DELLE MERAVIGLIE

Nel 1500 compaiono le cosiddette Wunderkammer, cioè le camere delle meraviglie: esse

erano delle camere all’interno delle quali venivano allestite collezioni eterogenee. Si inizia

a porre l’attenzione sull’oggetto bizzarro, l’oggetto strano e raro, e si iniziano a sviluppare

collezioni di naturalia (conchiglie, coralli, scheletri di animali, animali imbalsamati, feti

mostruosi..) e artificialia (specchi, statuine, automi..).

Questa collezione senza catalogazione, che appariva come un ammasso di oggetti di

qualsiasi tipo, diventa una caratteristica peculiare del 1600 e del Barocco, caratterizzati da

un eccesso di decorazione che si riflette nell’arte, nella letteratura e nella musica.

Il 1700 è invece il secolo classificatore per eccellenza: se il 1600 aveva nei confronti degli

oggetti un approccio anticlassificatorio, il 1700 impone la propria mentalità classificatoria.

Questo avviene con la nascita dell’enciclopedia, una raccolta che comporta una

classificazione. L’approccio nei confronti dell’oggetto della collezione va di pari passo:

nascono le collezioni specifiche e settoriali, e l’accumulo è funzionale alla completezza.

Tra il 1700 e il 1800 compare invece la mentalità neoclassica, ovvero una mentalità di

recupero di tutti gli stilemi tipici del classicismo. In questo ambito il museo Louvre di Parigi

diventa centrale, e rappresenta un tentativo di costruire una collezione statale imperiale.

Poi subentra il consumo, quindi l’oggetto assume uno statuto diverso nel 1800 e soprattutto

nel 1900.

L’unicità degli oggetti collezionati conferiva agli oggetti l’aura: particolarità che

➔ rende unici gli oggetti secondo la distanza. Più un oggetto appare distante e

irraggiungibile, più la sua aura sarà forte e intensa.

FRANCIS PONGE (1899-1988) 2

Aveva frequentato Picasso e Braque in modo personale, ma si è sempre tenuto ai margini

della scena dominante, motivo per cui ha avuto successo solo dagli anni ‘4; egli si sentiva

meno provocatore rispetto agli amici e colleghi dell’avanguardia, quindi rimane sempre

meno esposto rispetto ad altri.

Il concetto del “diventare cosa”

“Ponge prende un oggetto il più umile, un gesto ,il più quotidiano, e cercare di considerarlo

fuori di ogni abitudine percettiva, di descriverlo fuori di ogni meccanismo verbale logorato

dall'uso". e Calvino appena più in là rincara la dose: "Ponge è "antropomorfo" nel senso d'una

immedesimazione nelle cose, come se l'uomo uscisse da se stesso per provare com'è essere

cosa. Questo comporta una battaglia con il linguaggio, un continuo tirarlo e rimboccarlo,

come un lenzuolo, qua troppo stretto e là troppo largo, il linguaggio che tende sempre a dire

troppo poco o a dire troppo"

Articolo del Corriere della Sera del 1979: Calvino coglie alcuni degli aspetti più importanti

dell’opera di Ponge.

È come se l’uomo uscisse da se stesso per provare ad essere “cosa”, ad essere un oggetto: la

cosa, l’oggetto viene dotato di una sua individualità. Il tentativo di Ponge è di

immedesimazione, di essere cosa, di dare voce a chi non ce l’ha.

Ponge stressa i limiti del linguaggio, lo testa, lo deforma, combatte corpo a corpo con esso

per andare oltre alla posizione soggettiva di fronte ad un oggetto, per tenere insieme

soggetto e oggetto: diventare cosa significa anche questo, significa superare la dualità tra

chi guarda e ciò che si guarda. Il linguaggio e lo sperimentalismo linguistico, sintattico, e le

cose, sono due elementi cardine della poesia di Ponge.

Per Ponge l’immedesimarsi nella cosa diventa un problema che si esprime attraverso il

linguaggio, che è scritto: questa è un’operazione molto complessa. Come dare voce alle

cose, come guardare ed essere guardati dalle cose attraverso il linguaggio? Questo si può

fare solo sperimentando.

La cifra di Ponge

A posteriori, tutti cercano di tirare Ponge nella propria area di competenza. La poesia di

Ponge è di difficile collocazione. Appena si legge Ponge, si capisce che si sta leggendo lui: ha

una sua ed unica specificità, una sua cifra. Con Ponge, infatti, c’è una svolta.

Derrida ha dedicato un saggio a Ponge chiamato Signeponge (= “firmato Ponge”) in cui

analizza proprio questo aspetto, ovvero la firma di Ponge in ogni suo componimento, la sua

cifra che è unica. Scrive questo testo che già dal titolo indica la cifra Ponge, il fatto che

Ponge sia unico, perché ha saputo rendere la rivoluzione, ovvero il fatto che è l’oggetto che

ci guarda, come dice Baudrillard, e perché ha saputo metterlo in modo complesso ma

semplice.

Derrida, parlando del linguaggio di Ponge, lo accosta all’immagine dell’ordigno, una

macchina, organizzato in piccole chiavi che a mano a mano che si entra nella lettura

aprono dei punti di vista che il lettore scopre addentrandosi fisicamente nel testo.

Guillaume Apollinaire, Calligrammi 3

Ponge si nutre dello sperimentalismo

delle prime avanguardie francesi in relazione al linguaggio e al testo. Uno dei più noti è il

lavoro di Apollinaire; Apollinaire è per l’inizio del Novecento ciò che costituisce Baudelaire

per l’Ottocento, cioè un “autore cerniera”, un autore che non rinnega il proprio passato ma

ha uno sguardo sul proprio presente e sul futuro. Apollinaire riprende la tradizione molto

antica dei calligrammi e scopre, vede e legge. Scrive l’esprit nouveau del proprio secolo, lo

stupore del proprio secolo e sperimenta. È uno di coloro che partecipano agli eventi storici,

culturali, religiosi della propria epoca, partecipano alla cultura della loro epoca.

Nei suoi calligrammi letteralmente l’oggetto è costruito dal linguaggio, è incarnato dal

linguaggio attraverso la costruzione grafica: costruisce gli oggetti attraverso il linguaggio,

con una certa ironia.

Pubblica i primi Calligrammi nel ‘17, pochi anni dopo che viene pubblicata un’opera di

Stéphane Mallarmé, Un coup de dés jamais n’abolira le Hasard: Mallarmé prende il testo e lo

distribuisce all’interno dello spazio bianco, che diventa come una tela, uno spazio su cui

esercitare una propria tensione artistica diretta al visuale. Distribuisce il testo e cambia le

dimensioni delle parole, lo stile della scrittura.

La dernières riode di Mallarmé: rivista in cui tutto portava lo pseudonimo di Mallarmé. La

grafica della rivista viene completamente stravolta, con il titolo al centro della pagina con

una grafica dipinta, e in cui gli elementi tipografici e le illustrazioni vengono sparpagliate

sulla pagina.

André Breton, Poemi-collage (anni ‘20)

Primi esperimenti surrealisti. Attorno ad

Apollinaire ruotano i maggiori artisti

intellettuali del tempo.

Breton, fondatore del movimento surrealista,

durante la guerra scrive decine e decine di

lettere a Apollinaire con disegni e poesie, e

sull’esperienza di Apollinaire costruisce il

surrealismo. La parola “surrealismo” è

inventata da Apollinaire, che scrive Le mammelle di Tiresia, sottotitolato “dramma surrealista”.

Negli anni ‘20 Breton comincia a rielaborare l’esperienza della sperimentazione di

Apollinaire componendo i poemi-collage, poemi costruiti attraverso frasi e parole ritagliate

e assemblate arrivando alla costruzione del senso. Sono poemi automatici: lui non scrive 4

nessuna parola, non aggiunge niente dal punto di vista linguistico alla poesia, ma incolla

soltanto dei pezzi di frasi preesistenti, facendo della poesia una sorta di dispositivo.

Antonin Artaud, Scritti di Rodez, fine anni ‘30

Alla fine degli anni ‘30 va oltre lo sperimentalismo linguistico e

ingaggia un corpo a corpo con il supporto del linguaggio, con il foglio,

lo spazio della creatività che lui buca. Come se aprire un buco nel

foglio aprisse delle prospettive.

Viene rinchiuso in manicomio a Rodez e inizia poi una fase

sperimentale diversa.

Bucando il foglio, lo rende corpo, rende “cosa” la struttura, fa

emergere la fisicità come corpo del linguaggio.

Cuiller-Cendrillon di André Breton in L’Amour fou (1937)

Accanto allo sperimentalismo linguistico, c’è

l’immaginario degli oggetti che il surrealismo sviluppa.

Cucchiaio posacenere: gioca con la polisemia di

“cendrillon” che significa sia “posacenere”, sia

“Cenerentola”. Si tratta di un oggetto che Breton trova

al mercato delle pulci, e che identifica come una vera e

propria opera: è una forma di una scarpa, con un tacco.

È uno degli oggetti più significativi che i surrealisti incontrano e che vanno a costituire un

sistema, una costellazione di oggetti che abitano l’immaginario surrealisti.

I surrealisti considerano gli oggetti cercando di accedere alla loro dimensione animistica,

magica, in questo senso l’oggetto diventa feticcio.

Alberto Giacometti, Femme-Cuillère

Ispirato al cucchiaio, crea la Donna-Cucchiaio: dalla forma concava del

cucchiaio crea una sorta di scultura etnica, una sorta di idolo che reca

in sé la forma del cucchiaio e la femminilità, con

la forma tondeggiante che rimanda alle veneri

steatopigie.

Man Ray, Object to be destroyed (1932)

Man Ray è uno degli artisti che più si concentra sull’elaborazione degli

oggetti, oggetti quotidiani defunzionalizzati. Lui vive a Parigi, fa parte

del clan intellettuale parigino, poi per ragioni politiche deve fuggire e

va in America con DuChamp e gli altri. Man Ray era l’unico americano

5

che entra a far parte prima del gruppo Dada e poi del surrealismo.

L’oggetto è un metronomo, un oggetto che tiene il tempo: sull’asta, Man Ray attacca la

fotografia dell’occhio di quella che era stata la sua allieva e amante fino al ‘32, Lee Miller.

L’occhio tiene il tempo: immagine androgina, stelo che viene interrotto dall’occhio, di

forma ovale.

Questo può essere letto come oggetto magico: Man Ray lo realizza dopo aver letto un amico,

William Seabrook, che ha scritto il primo libro sulla magia voodoo. In un passo del libro,

L’isola magica, ci sono le istruzioni per costruire un incantesimo d’amore: si costruisce un

feticcio, la bambola, in cui va inserito qualcosa di personale della persona da cui si vuole

essere amati (Lee Miller è incarnata nel metronomo: l’oggetto che deve essere distrutto è

l’elaborazione della perdita dell’amata che lo ha lasciato.). Il feticcio andava infine

distrutto: Man Ray non distrugge l’opera, ma mette questo nel titolo. Non è l’amata che

deve essere distrutta, ma l'oggetto del desiderio, in questo caso il tempo: il tempo che si è

vissuto, sempre misurato uguale, deve essere distrutto.

Jacques-André Boiffard, Les rayons brises (1932)

“I raggi spezzati/rotti”: sembra essere una citazione letteraria da

Kafka, il rocchetto di Kafka in Odradek. Rocchetto, oggetto da

cucito, che Kafka descrive come un oggetto vivo, un oggetto vitale.

Boiffard realizza un’immagine che sembra essere un’illustrazione

del personaggio di Kafka: rocchetto da cui partono delle spille,

delle forcine che sembrano essere delle zampe.

Hans Richter, Fantasmi prima di colazione (1927)

Gli oggetti all’interno di questa età sperimentale del cinema ricoprono un ruolo primario.

Fiocco che si ribella, che scappa intorno al colletto, o i cappelli a bombetta che volano via

dalla testa dei passanti e girano in sciami. Spirito dell’approcciarsi al mondo degli oggetti

che magicamente prendono vita e si ribellano ai consumatori.

Idea del sovvertire l’immagine: il modo di fotografare l’immagine spesso sovverte

➔ l’immagine.

L’utilizzo del dettaglio serve a sovvertire il meccanismo metonimico: il frammento

costituisce un tutto. Utilizzo del dettaglio che serve come principio creativo.

Max Ernst, Pietre scolpite (1935)

Gli oggetti sono anche degli oggetti naturali. Una corrente legata agli oggetti naturali viene

sviluppata negli anni ‘30 da Max Ernst.

Le sculture sono dei sassi di fiume, che Erns trova in un fiume vicino alla casa di Giacometti:

ne fa delle sculture sfruttando l’erosione che la pietra presenta per l’azione dell’acqua che

l’ha levigata. Ernst prosegue l’effetto dell’acqua sulla pietra lavorando sulle zone già erose, 6

come a terminare il lavoro dell’acqua. Sculture a forma di uova, come se fossero le uova del

mondo.

Contatto forte con la poesia di Ponge e con l’ultimo componimento, dedicato al

➢ ciottolo, al sasso di fiume.

Il ritorno al primitivismo

In questo periodo c’è un grande ritorno al primitivismo, sia nell’arte sia nella fotografia. Se

l’Oriente per il 1800 era il luogo dove proiettare i propri desideri, le proprie contraddizioni;

la prima manifestazione di questa manipolazione dell’Oriente compare nelle traduzione

delle Mille e una notte. I racconti vengono tradotti secondo la visione dei francesi, vengono

manipolati e riscritti, aggiungendo o eliminando delle parti che non hanno nulla a che

vedere: contengono il magico e il racconto orientale ma si combinano anche con la nostra

tradizione occidentale, con le nostre favole.

Il 1900, invece, si apre con il recupero delle tradizioni figurative di stampo primitivo, sia

primitive sia primitiviste, prese dalla tradizione africana e oceanica in particolare.

Picasso, Gertrude Stein

Gertrude Stein era una poetessa che era diventata collezionista

di Matisse, di Picasso, un mecenate della scena artistica

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/03 Letteratura francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aeea11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Franchi Franca.
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