Oggetto e metodo dell'economia politica (lezione 1)
Al centro di tutti i fenomeni di natura economica c'è un problema di scelta. Naturalmente non tutti i problemi di scelta possono essere considerati di carattere economico, come per esempio l'aderire a una certa fede ideologica o religiosa o la decisione da parte di uno scienziato di utilizzare una teoria piuttosto che un'altra. La nostra attenzione riguarda un ambito più circoscritto di fenomeni.
I problemi di cui si occupa l'economia politica sono quelli riguardanti il consumo, la produzione e lo scambio di beni, ovvero tutto ciò che può essere usato per soddisfare i bisogni umani e che può essere oggetto di diritti sia individuali che collettivi limitati.
Le scelte compiute dagli individui non sono libere da vincoli, ma dal sottoinsieme di alternative possibili. Esempio: un consumatore non può decidere di consumare quantità di beni a piacere, ma è limitato dai prezzi di mercato e dal suo livello di reddito, e allo stesso modo un produttore non può decidere arbitrariamente la quantità di prodotti da ottenere. Tutto ciò comporta una conseguenza molto rilevante; infatti ciascun individuo non riuscirà di norma a soddisfare completamente tutti i bisogni, ma utilizzerà solo una parte delle sue risorse per un particolare bisogno e dovrà rinunciare parzialmente o totalmente al soddisfacimento di quelli rimanenti.
Ogni scelta comporta un costo: "L'economia è la scienza che studia la condotta umana come una relazione tra scopi e mezzi scarsi applicabili ad usi alternativi" Robbins (1932). Il termine politica, deriva dal greco antico (città), e indica semplicemente che il principale scopo dello studio dell'economia in questione è indirizzato allo studio del comportamento degli esseri umani riuniti in società ed interagenti tra loro. Questo aspetto è importante per chiarire che lo scopo dell'economia non sia dare precetti di carattere politico.
Il procedimento di indagine dell'economia politica non differisce da quello usato per le scienze naturali. Consiste infatti nell'applicazione del metodo ipotetico-deduttivo. Lo scienziato economico formula delle ipotesi relative ai fenomeni da studiare. L'insieme delle ipotesi prende il nome di teoria o modello. Da ciò vengono dedotte le conseguenze e le conclusioni, con l'ausilio della logica e talvolta della matematica. Queste potranno essere confermate o refutate. Se verranno refutate significherà che una delle ipotesi della teoria non dà rappresentazione veritiera della realtà e deve di conseguenza essere abbandonata.
Esistono anche concetti che vengono chiamati termini teorici, ossia concetti che non sono necessariamente provvisti di interpretazione, come quelli di bisogno e utilità. Al contrario di altre scienze, l'economia è caratterizzata da una difficoltà o pratica di compiere esperimenti, come è invece possibile per esempio nelle scienze naturali. Nella maggior parte dei casi lo scienziato economico può ricorrere solo all'osservazione.
Esempio: domanda di un bene (quantità del bene che i compratori vogliono acquistare a un dato prezzo. L'economista non può condurre un esperimento in laboratorio sui compratori, mutando ad esempio il prezzo del bene e osservando le diverse quantità da loro acquistate; questo tipo di esperimento va al di fuori delle possibilità dello scienziato. Per questo motivo gli economisti sperimentali si limitano a sottoporre uno o più individui a un'intervista o a un questionario, che naturalmente assume carattere del tutto ipotetico poiché non si può essere sicuri che le risposte corrispondano esattamente a ciò che farebbero nella realtà.
Lo strumento principale dello scienziato economico è la semplice osservazione del comportamento degli individui. Vi sono comunque metodi indiretti e più sofisticati, come quelli utilizzati nell'econometria. La difficoltà nel controllare empiricamente (cioè basato sull'esperienza o la pratica) le proposizioni di carattere economico deriva anche dalla complessità del comportamento umano, che è influenzato da una grande quantità di fattori diversi. Il nostro obiettivo è l'analisi delle scelte individuali dei consumatori e il modo in cui queste interagiscono tra loro sui mercati. Questa disciplina è chiamata microeconomia. L'analisi del sistema economico nel suo complesso fa parte di un'altra disciplina, ovvero la macroeconomia. La microeconomia non è solo importante di per sé, ma anche necessaria per lo studio della macroeconomia.
Beni, mercati e prezzi (lezione 2)
Beni
Chiameremo bene ogni cosa materiale o immateriale, in grado di soddisfare direttamente o indirettamente i bisogni, e che possa costituire oggetto di diritti (come quello di proprietà) secondo le norme dell'ordinamento giuridico vigente.
- Direttamente: può essere impiegato senza ulteriori mediazioni. Es. beni alimentari. In questo caso il bene è considerato bene di consumo.
- Indirettamente: il bene può essere trasformato, per mezzo di una o più operazioni produttive, in un bene di consumo. Es. il grano, materie prime. In questo caso il bene è considerato bene (o fattore) di produzione.
I beni possono essere raggruppati in specie diverse, a seconda delle caratteristiche in comune con altri beni. Un esempio fondamentale è caratterizzato dalle caratteristiche merceologiche, come per esempio la forma fisica o la composizione chimica. Ancora più importante è però la locazione spaziale e la locazione temporale, ossia il luogo e il periodo di tempo in cui i beni si rendono disponibili. Esempio: il bisogno di mangiare di un soggetto, a seconda che sia disponibile nel luogo in cui il soggetto si trova e nel periodo in cui il bisogno si manifesta, si manifesterà in maniera diversa. Due beni identici dal punto di vista merceologico possono appartenere a specie diverse in base alla locazione spaziale e temporale.
Inoltre i beni futuri possono distinguersi anche per il particolare stato di natura in cui il soggetto si troverà nei periodi di tempo in cui tali beni sono locati. Per esempio il possesso di un ombrello, nel periodo futuro sarà valutato molto diversamente a seconda delle condizioni meteorologiche.
Vi sono anche beni che possono essere utilizzati:
- Una sola volta, come per esempio i beni alimentari.
- Ripetute volte, come per esempio le case a scopo abitativo e gli autoveicoli. Questi beni vengono definiti durevoli.
Walras (1874) definisce servizio di un qualsiasi bene durevole l'uso che si può fare di tale bene in un qualsiasi periodo della sua esistenza. Per convenzione tra i servizi vengono inclusi anche le prestazioni lavorative. Sempre per convenzioni faremo sempre ipotesi che i beni appartenenti a una qualsiasi specie siano misurabili. Per ogni quantità di bene esiste di solito una minima quantità concepibile, al di sotto della quale non è possibile andare senza che qualche caratteristica essenziale di quella specie vada perduta. Talvolta questa è molto piccola, altre volte molto grande.
Contratti di scambio
Contratti di scambio sono strumenti per mezzo dei quali un soggetto cede ad un altro soggetto certe quantità di beni, ricevendo in cambio certe quantità di altri beni. Lo scambio è un atto volontario. Ciascuno dei soggetti ritiene che i beni di cui disporrà dopo lo scambio gli permetteranno di soddisfare i suoi bisogni meglio di quelli di cui disponeva prima. Entrambi gli scambisti ottengono perciò un beneficio, senza che la quantità complessiva di beni di cui dispongono sia modificata.
Mercati
Per mercato intendiamo qualsiasi luogo del sistema economico in cui sia possibile ai soggetti di stipulare contratti di scambio. Si può parlare sia di piccoli mercati di paese, che di mercati di dimensione nazionale. Talvolta è difficile precisare quale sia effettivamente la locazione spaziale del mercato; per ovviare a questa difficoltà, alcuni autori hanno proposto di identificare in modo più astratto un mercato con l'insieme di soggetti che scambiano tra loro un certo bene o un certo insieme di beni.
È importante distinguere i contratti in base alla locazione temporale dei beni che vengono scambiati. (classificazione di Hicks, 1939)
- Contratti a pronti: tutti i beni scambiati sono locati nello stesso periodo di tempo nel momento in cui il contratto viene stipulato (il bene è disponibile immediatamente).
- Contratti a termine: i beni scambiati sono locati in periodi di tempo successivi al momento di stipulazione del contratto.
- Contratti di mutuo: alcuni beni scambiati sono locati nello stesso periodo di tempo della stipulazione del contratto, altri locati in periodi successivi (come nelle forme di prestito).
Un tempo i beni venivano scambiati direttamente tra loro, tramite il baratto, che tuttavia è oggi poco diffuso nelle economie più evolute. Per la sua poca praticità è stato sostituito dall'uso della moneta, che ha la funzione particolare di intermediario tra scambi. In un'economia monetaria i beni non si scambiano più tra loro ma con la moneta. La moneta assolve inoltre la funzione numeraria, cioè di unità di conto per determinare il valore dei beni scambiati, e quella di riserva di valore, cioè di strumento per trasferire nel tempo il potere di acquisto dei soggetti.
In un primo momento la moneta utilizzata era una moneta-merce, rappresentata da metalli preziosi (come oro e argento), che conservava ancora le sue caratteristiche di bene, cioè la capacità di soddisfare i bisogni umani. La moneta odierna non è più una moneta merce, ma moneta a corso legale, emessa da un'autorità monetaria pubblica, ed ha perso quasi del tutto le sue caratteristiche di bene. Nel tempo c'è stato un ulteriore sviluppo delle modalità di scambio, infatti le transizioni non vengono più regolate esclusivamente dal trasferimento di moneta, ma utilizzando anche altri strumenti come per esempio gli assegni o le carte di credito. Così la moneta svolge ancora funzione numeraria, ma non interviene materialmente allo scambio.
L'economista Wicksell aveva già preso in considerazione oltre un secolo fa un sistema economico chiamato sistema creditizio puro in cui tutte le transizioni vengono regolate in modo simile al metodo sopra descritto. In questo modello si fa ipotesi che ogni soggetto disponga di un conto corrente presso un sistema bancario, sul quale vengono addebitati gli importi relativi agli acquisti e accreditati quelli relativi alle vendite. Il funzionamento dei moderni sistemi economici si sta via via avvicinando a quello di Wicksell, anche se è presumibile che almeno una parte della transazione verrà sempre regolata dalla moneta.
Non è detto che per ogni bene esista nel sistema economico un mercato dove sia possibile scambiarlo con la moneta o con il numerario, e questo vale soprattutto per i beni locati in periodi futuri. In alcuni casi il mercato non esiste neppure per beni locati nel periodo presente; si pensi ad attrezzature che difficilmente vengono acquistate con un contratto a pronti, ma vengono solitamente prodotte su ordinazione perché comportano un prezzo elevato di produzione e le imprese preferiscono avere già un impegno contrattuale.
Esiste inoltre una versione particolare del sistema creditizio puro, nel quale si suppone che nel periodo presente sia possibile scambiare tutti i beni esistenti, anche quelli locati nei più lontani periodi futuri. In questo caso si dice che nel sistema economico vi è una completezza di mercati. Questa ipotesi è ovviamente irrealistica.
Prezzo
Preso un qualsiasi bene che sia possibile scambiare su un mercato, chiameremo prezzo del bene considerato la quantità di moneta o di numerario che chi desidera acquistare l'unità dovrà dare in cambio. Sembrerebbe normale supporre che il prezzo di un qualsiasi bene sia un numero reale positivo, tuttavia le cose non stanno sempre così. Infatti il prezzo di un bene può essere anche:
- Un numero negativo: chi desidera acquistare un bene riceverà in aggiunta una quantità di moneta o di numerario, e lo stesso chi desidera venderlo; un esempio è rappresentato dai rifiuti industriali o domestici. Chi desidera liberarsi di tali rifiuti dovrà pagare un'altra impresa. Il termine bene non sembra certo il più adatto a designare cose come i rifiuti, tuttavia dobbiamo tener conto che questi potrebbero essere riutilizzati come carburante o fertilizzante dall'impresa, o comunque riciclati, dando luogo a una soddisfazione indiretta dei bisogni umani.
- Nullo: si può ottenere un'unità di bene senza dare nulla in cambio. Il bene è quindi considerato gratuito. Ciò accade quando la quantità disponibile di quel bene è sufficiente a soddisfare i bisogni, come ad esempio l'aria.
(Per semplicità faremo l'ipotesi che i prezzi dei beni siano sempre maggiori o uguali a zero) Di rilievo sono anche i prezzi attesi di beni futuri, che riguardano quei beni per cui oggi non esistono mercati in cui scambiarli. Il prezzo atteso non è quindi osservabile sui mercati del periodo presente, ma lo diventerà solo in un determinato periodo futuro.
La concorrenza perfetta (lezione 3)
Domanda e offerta del bene
In uno stesso mercato si possono scambiare parecchi beni differenti. Per semplicità supporremo però che tutti i mercati esistenti siano specializzati (cioè riguardino la negoziazione di un solo tipo di bene). La scienza economica distingue varie forme di mercato. La prima da prendere in esame è la cosiddetta concorrenza perfetta, che presuppone verificate due ipotesi:
- Nel mercato vi è un numero elevato di soggetti e la quantità di beni venduti o acquistati da essi è una frazione trascurabile di quelle complessive scambiate.
- Vi è piena libertà di entrata e uscita dal mercato per tutti i soggetti che vogliono vendere o acquistare il bene. In pratica non esiste nessuna barriera che impedisca l'entrata del soggetto sul mercato.
Come è facile capire, non sono molti i mercati che soddisfano le ipotesi della concorrenza perfetta; è molto frequente osservare la presenza di uno o più soggetti la cui quantità acquistata o venduta non è affatto una frazione trascurabile. In altri casi il numero di soggetti presenti sul mercato è molto ristretto. In altri casi ancora esistono barriere all'entrata, per esempio a causa di un divieto legale. Nonostante ciò, la concorrenza perfetta è indispensabile come termine di paragone per comprendere meglio il funzionamento delle altre forme di mercato.
Dall'ipotesi numero 2 si percepisce un fatto rilevante, cioè che ciascun compratore o venditore considera il prezzo che trova sul mercato come un dato, cioè si comporta da price-taker. Ciò non significa che non si possa proporre un prezzo differente da quello di mercato, ma che semplicemente non si ha convenienza a farlo; es. consideriamo un soggetto che desidera acquistare un bene. Se gli si proponesse un prezzo inferiore questo non accetterebbe. Allo stesso modo non converrebbe all'acquirente proporre al venditore un prezzo superiore a quello di mercato. (adottare un comportamento da price taker non significa naturalmente che il prezzo rimanga sempre inalterato).
Domanda e offerta
Dobbiamo definire i due fondamentali concetti di domanda e offerta:
- Domanda: quantità complessiva del bene che i compratori desiderano acquistare a un prezzo dato.
- Offerta: quantità complessiva che i venditori desiderano cedere al prezzo dato.
Possiamo ora considerare le funzioni di domanda e offerta.
Funzione di domanda
È indicata con il simbolo D: associa a ogni prezzo (non negativo) p del bene, la domanda complessiva D(p) che essi fanno sul mercato. Legge della domanda: all'aumentare del prezzo la domanda diminuisce, poiché quando il bene rincara, i compratori desiderano acquistarne una quantità minore. Si fa l'ipotesi quindi che le due variazioni siano sempre di segno opposto. Supponiamo che il prezzo passi da un livello p a uno Δp; la variazione della domanda sarà data ovviamente da Δq = D(p + Δp) – D(p). Il rapporto incrementale della funzione di domanda è quindi sempre negativo.
Funzione offerta
Associa a ogni prezzo non negativo p del bene, l'offerta complessiva S(p) che essi fanno sul mercato. Se anche stavolta supponiamo che il prezzo passi da un livello p ad un altro livello p + Δp la variazione dell'offerta che ne conseguirà sarà uguale a Δq = S(p + Δp) – S(p). Si fa l'ipotesi quindi che le due variazioni abbiano sempre lo stesso segno. Quando il bene rincara, i venditori desidereranno cederne una quantità maggiore. Questa proprietà può essere espressa dicendo che il livello incrementale della funzione offerta è sempre positivo.
Supponiamo ora che le funzioni di domanda e offerta siano derivabili. Il segno di queste derivate ci dà una precisa informazione sull'andamento delle due funzioni. Se la derivata dD(p)/dp < 0, allora...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di economia politica
-
Appunti Economia politica
-
Appunti Economia politica
-
Appunti Economia politica II