La nascita dell'economia politica
La nascita dell'economia politica va fatta risalire al 1776, anno di pubblicazione del libro di A. Smith "La ricchezza delle nazioni". Fino ad allora l'economia non riusciva ad affermarsi come scienza autonoma, poiché era ricompresa nella filosofia morale. Smith osservò che esistono una serie di comportamenti né buoni né giusti, ma sostanzialmente "egoisti", i comportamenti economici.
L'economia politica si occupa della società e del comportamento degli uomini nella società, ma con un particolare punto di vista. Un uomo è ricco se dispone in abbondanza di mezzi per soddisfare i propri bisogni. Tuttavia nessuno è così ricco da poter affermare di non avere bisogni, o obiettivi da soddisfare. In altri termini nella società non ci sono i mezzi sufficienti per soddisfare integralmente gli obiettivi di tutti: i mezzi sono scarsi.
La scarsità dei mezzi e il prezzo
Una cosa è scarsa se viene desiderata poiché serve a qualcosa, a soddisfare un bisogno, e non è disponibile in quantità sufficiente a esaurire integralmente la richiesta. Per ogni cosa scarsa c'è qualcuno che è disposto a pagarla per averla e qualcun altro che è disposto a cederla, contro un pagamento; i beni economici hanno un prezzo.
La produzione consiste nel combinare opportunamente materiali e forze per ottenere altri beni economici. L'idea è che ciò che viene prodotto valga di più di quanto sia necessario per produrlo. Le risorse sono mezzi scarsi utilizzabili per impieghi alternativi, chi le dispone deve scegliere cosa farne.
Condizioni per l'azione economica
- Molteplicità degli obiettivi
- Classificazione di essi secondo importanza
- Limitatezza delle risorse
- Usi alternativi delle risorse
L'economia s'interessa della relazione fra obiettivi e risorse. Le risorse sono prese in considerazione per la loro capacità di realizzare gli obiettivi. L'ipotesi è che le risorse, essendo scarse, vengano organizzate al meglio.
Teoria della "mano invisibile"
L'economia politica è una scienza sociale che studia le interazioni tra i soggetti economici. I soggetti entrano in relazione economica tra loro solo attraverso lo scambio, e quest'ultimo è per sua natura volontario. Il mercato, secondo Smith, viene guidato da una "mano invisibile". Tutti i soggetti che perseguono i propri interessi inconsapevolmente contribuiscono alla ricchezza della società. Gli scambi che avvengono sono stabiliti da un prezzo. Per Smith il mercato coordina le scelte individuali, e queste sono motivate dalle preferenze dei soggetti. Questa coordinazione porta spesso a un equilibrio tra domanda e offerta. La teoria della "mano invisibile" tuttavia incontra dei limiti, ad esempio nel mercato del lavoro o nel problema dell'inflazione.
Microeconomia e macroeconomia
La disciplina che studia i singoli soggetti economici, come il consumatore e l'impresa, o più in generale i singoli mercati, prende il nome di microeconomia. La macroeconomia invece studi i comportamenti economici degli aggregati, a livello nazionale. I mercati generalmente s'influenzano tra loro. Il modello serve a semplificare le ipotesi. Un mercato con un solo tipo di prodotto si dice omogeneo. Un bene è deperibile se non è possibile farne scorta.
Se un bene ha un prezzo più alto, i consumatori ne vorranno acquistare poco o niente, mentre se il prezzo è inferiore, la domanda salirà. Esiste dunque una relazione inversa tra la disponibilità ad acquistare il prodotto e il prezzo cui esso viene venduto. Il denaro dei consumatori può essere speso anche in beni alternativi, e dunque il prezzo di quest'ultimo va a influenzare il prezzo del bene primario. Tuttavia un consumo maggiore di beni alternativi porta a un aumento del reddito di chi li vende, e di conseguenza questi possono spendere di più comprando maggiori quantità del bene primario.
Domanda e offerta
Per i beni complementari, il cui approvvigionamento è necessario all'acquisto di quello primario, esiste una proporzione inversa con il bene primario: se aumentiamo il loro prezzo diminuisce il consumo del bene primario.
Variabili che influenzano la quantità domandata
- Il prezzo del bene (relazione inversa)
- Prezzi dei beni alternativi (relazione diretta)
- Prezzi dei beni complementari (relazione inversa)
- Reddito dei consumatori (relazione diretta)
Da ciò si ha che la quantità di un bene è in funzione di queste variabili. La quantità domandata è la richiesta di un bene che si ha in corrispondenza di determinati valori delle variabili da cui dipende; la domanda è la funzione che lega la quantità domandata a quelle variabili.
Q = Quantità domandata
dP = Prezzo del bene
P = Prezzo del bene alternativo
aP = Prezzo del bene complementare
cQ = D(P, P ,P , R)
La quantità domandata ci permette di vedere come la quantità domandata del bene non dipenda solo da quel che avviene nel suo mercato, ma anche di quello che avviene negli altri mercati. A scopo di calcolo si assume che l'oscillazione di prezzo del mercato preso in esame non influenzi di molto quello degli altri mercati (mentre in realtà li influenza).
P ,P Red sono delle variabili esogene, cioè determinate negli altri mercati, all'esterno.a c Q =Considerando come solo variabile endogena P, allora la funzione di domanda sarà: dD(P).
Questa funzione con una sola variabile indipendente è chiamata curva di domanda. Con un livello di prezzo P1 avremo una quantità domanda Qd1. A livello P2 il prezzo è talmente eccessivo da determinare una quantità pari a zero, mentre a un prezzo di zero la quantità domandata di pesce sarà limitata. Ogni bene ha una propria curva di domanda, quindi l'influenza del prezzo sarà in genere diversa.
Elasticità
Per misurare come cambia la quantità domandata quando cambia il prezzo, gli economisti fanno riferimento al concetto di "elasticità". L'elasticità è il rapporto tra la variazione percentuale della variabile dipendente e la variazione percentuale della variabile indipendente. L'elasticità ci dice quanto è sensibile la domanda alla variazione del prezzo. L'elasticità è maggiore di uno quando la variazione percentuale della domanda è maggiore di quella del prezzo che l'ha provocata. In questo caso si dice che la domanda è elastica. È invece minore di uno quando la variazione percentuale della domanda è minore di quella del prezzo, e si parla di domanda anelastica. Più è piatta la curva di domanda più è maggiore la sua elasticità.
Funzione e modello economico
In caso di un aumento del prezzo di un bene alternativo avremo uno spostamento della curva di domanda, poiché al crescere di esso cresce la quantità del bene domandato primario. Il cambiamento di una variabile esogena comporta lo spostamento della curva. Un modello economico è una struttura teorica che contiene al suo interno solo quegli elementi e quelle relazioni tra elementi che sembrano utili e rilevanti ai fini del ragionamento e del problema che stiamo affrontando. Una funzione è una regola che descrive la relazione esistente tra alcuni elementi del modello. Gli elementi del modello che possono assumere diversi valori vengono chiamati variabili. A ogni valore di una variabile, la funzione fa corrispondere secondo la regola assegnata un unico valore dell'altra variabile.
Il punto di intercetta di una funzione è pari al valore che assume l'y quando la x assume valore zero. Il termine noto dell'equazione misura pertanto l'intercetta della funzione sull'asse delle y. Il rapporto tra gli incrementi o variazioni di due variabili è chiamato rapporto incrementale. Le variabili economiche si distinguono in variabili endogene ed esogene. Le prime sono quelle il cui valore viene determinato dal modello stesso; il valore delle seconde non viene invece spiegato dal modello ma assunto come un dato. Condizione necessaria affinché il sistema sia determinato è avere il numero di equazioni uguale a quello delle incognite.
Offerta e prezzo di equilibrio
La quantità offerta sul mercato dipende innanzitutto dal prezzo del bene, più è alto e più l'offerta andrà ad aumentare poiché i produttori avranno maggiori guadagni. Per avere l'offerta maggiore di zero, occorre che il prezzo superi un valore di soglia: al di sotto del quale non vale la pena di pescare, se non per provvedere al consumo della famiglia. I prezzi dei beni complementari presentano una relazione inversa con l'offerta di pesce, poiché si possono valutare altre alternative a quelle di offerta del bene primario. Il salario rappresenta un costo per le imprese, cioè quello dei dipendenti. Per le persone che lavorano in proprio si traduce in quello di costo-opportunità, ovvero quello che spenderebbero se facessero lavorare un altro al posto loro oppure quello che guadagnerebbero cambiando attività e andando, per esempio, a lavorare in fabbrica. Più basso è il salario e più a lungo conviene produrre, poiché i costi di produzione sono minori. Le variabili per determinare l'offerta di pesce sono il suo prezzo (P), il prezzo dell'alternativa (P ) e il salario (W).
Q = S(P, P , W)s aLe variabili esogene sono tutte quelle diverse da P. La curva è crescente e parte da P’, che rappresenta il prezzo minimo al di sotto del quale non conviene pescare. La quantità offerta non può superare il livello Q poiché non è possibile produrre più del tempo disponibile. Questa è la funzione di offerta di breve periodo, appunto perché la tecnologia e le condizioni di produzione sono stati assunti dati e costanti. Con "breve periodo" gli economisti non definiscono un preciso e ben definito intervallo di tempo, ma quella situazione in cui la tecnologia e l'impianto sono un dato non modificabile dell'impresa: se essa vuol produrre deve usare quel che ha e può variare la quantità prodotta solo facendo leva sul tempo di lavoro. Se il prezzo del bene è alto, sicché conviene aumentare l'offerta, l'impresa deve accrescere l'impianto per produrre di più, ma questa è una decisione di lungo periodo.
La curva di offerta del brevissimo periodo, relativa al giorno di mercato e dove la produzione è già stata effettuata, presenta la quantità offerta come data. La curva di offerta dipende innanzitutto dai valori assunti dalle variabili esogene. I fattori che la influenzano sono anche la tecnologia e le condizioni di produzione.
Q =Q );Per equilibrio s’intende che la quantità domandata è uguale alla quantità offerta ( d sche, dato il prezzo che si stabilisce sul mercato, tutti coloro che vogliono comprare la merce a quel prezzo riescono a farlo e nella quantità desiderata, e tutti coloro che vogliono venderla riescono a farlo nella quantità desiderata. Il prezzo di equilibrio è quel prezzo che rende compatibili le decisioni dei vari soggetti presenti sul mercato. Al prezzo P i consumatori desiderano acquistare proprio Q = D(P ) e le imprese desiderano e e evendere proprio Q = S(P ), con due quantità uguali lo scambio può avvenire senza lasciare e enessuno insoddisfatto. Risolvendo questa equazione si ottiene P cioè il prezzo che uguaglia e domanda e offerta. Sostituendo questo valore in una delle due equazioni si trova Q .e
Per verificare l’esistenza è necessario che le funzioni di domanda e offerta s’incontrino in corrispondenza di un prezzo e una quantità maggiori di zero. Se domanda e offerta s’incontrano sotto l’asse della quantità, vuol dire che l’offerta è abbondante anche se il prezzo è nullo. Se le funzioni s’incontrano a sinistra dell’asse dei prezzi vuol dire che il prezzo minimo a cui le imprese sono disposte a produrre il bene è maggiore di quello cui i consumatori sono disposti ad acquistarlo. Per verificare che la soluzione sia unica è necessario che le due curve siano lineari. Il terzo requisito che deve avere l’equilibrio è quello della stabilità, e cioè che in situazioni in cui il mercato si trova fuori dall’equilibrio, avvengono delle reazioni e dei meccanismi che riconducono il sistema verso l’equilibrio. Supponendo che il prezzo sia basso(P1) e che tutti i consumatori ne siano a conoscenza. Siccome la quantità domandata in corrispondenza di P1 è maggiore dell’offerta, i consumatori cominciano a contendersi il bene innescando un’asta al rialzo. L’asta finisce a Pe, poiché nessun consumatore è disposto a rialzare ulteriormente il prezzo. È possibile lo stesso fenomeno al contrario. Nel caso di breve periodo se non siamo in equilibrio è perché le imprese hanno prodotto troppo o troppo poco, e di conseguenza regolano la quantità prodotta in base all’andamento quotidiano dei prezzi. Nella situazione B le imprese si rendono conto di aver prodotto troppo poco, e decidono di produrre di più. Di norma le imprese dispongono di scorte per far fronte all’oscillazioni della domanda. L’equilibrio si ha quando il livello delle scorte è quello desiderato dalle imprese.
Scelta del consumatore
Il modello di scelta del consumatore può essere riassunto dicendo che tra tutte le alternative possibili il consumatore sceglie quella che ritiene essere la migliore. Il consumatore analizzato è un soggetto razionale, tipico, medio e rappresentativo dell’insieme dei consumatori. Nel modello dunque non è necessario che tutti i consumatori si comportino razionalmente, ma che lo facciano la maggior parte. Supponendo che in un sistema economico ci siano solamente due beni, l’alternativa è l’elenco delle quantità di questi due beni che il consumatore sceglie di acquistare. Un’alternativa possibile per il consumatore è una combinazione dei beni che il consumatore può permettersi si acquistare. Al riguardo supporremo che:
- Per il consumatore i prezzi dei beni sono dati, egli non può decidere il prezzo ma solo la quantità acquistabile a quel determinato prezzo; l’ipotesi dei prezzi è giustificata se la quantità acquistata dal singolo consumatore è trascurabile rispetto alla quantità complessivamente trattata dal mercato;
- Il reddito del consumatore è dato.
Il vincolo di bilancio afferma che il consumatore non può spendere nell’acquisto dei due beni più del suo reddito. Si suppone che lo spenda tutto. Data una quantità e il suo prezzo Q x P, la spesa per l’acquisto sarà il reddito del consumatore.
R = (Q x P) + (Q x P).
Il consumatore deve distribuire la sua spesa rispettando il vincolo: Le quantità rappresentano le variabili di scelta, poiché il consumatore può scegliere il loro valore. Il vincolo di bilancio esplicita la presenza di un trade-off nel problema del consumatore: dato il suo reddito e i prezzi, le scelte per lui possibili sono limitate. Tutti i punti sulla retta sono le alternative possibili quando si spende tutto il reddito.
Q = (R/P) - (P /P )Qb b a b a
Scrivendo la formula del vincolo in questa forma equivalente, viene esplicitata direttamente l’intercetta e il coefficiente angolare della retta. I prezzi ci dicono quanti euro occorrono per acquistare un’unità del bene a o b. Il rapporto tra i due beni si chiama prezzo relativo: ovvero quante unità di b ci occorrono per acquistare un’unità di a.
Spostamento della retta dovuto all’aumento del reddito. Al variare del prezzo Pa l’intercetta dell’ordinata non cambia poiché esso acquista solo b e non l’influenza.
Ordinamento delle preferenze
Il modello di scelta del consumatore deve basarsi sulla capacità del soggetto di ordinare le alternative, i “panieri” di beni, a seconda della loro desiderabilità, ha cioè un ordinamento delle proprie preferenze. L’ordinamento dei beni è indipendente dal costo. L’ordinamento delle preferenze deve essere completo, e dunque il consumatore, posto di fronte a due alternative qualsiasi, è sempre in grado di indicare quale delle due preferisce, oppure se è indifferente tra le due. L’ordinamento delle preferenze deve essere coerente nel senso che, date tre alternative qualsiasi, se la prima è preferita alla seconda e la seconda alla terza, allora la prima è preferita alla terza.
Il punto F identifica un certo “paniere” dei due beni. Tutti i punti che danno al consumatore la stessa soddisfazione che gli dà il “paniere” di F formano la curva I del grafico, che viene chiamata curva di indifferenza. Essa può essere definita come il “luogo” delle combinazioni di quantità che il consumatore ritiene tra loro indifferenti.
Ipotesi per la curva di indifferenza
- Non sazietà: essa afferma che, a parità della quantità di un bene contenuta in un “paniere”, il consumatore preferisce quei “panieri” che contengono quantità maggiori dell'altro bene.
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