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Economia internazionale

L'economia internazionale è una conseguenza del fenomeno della globalizzazione. Esistono 3 principali cause della globalizzazione:

Cause della globalizzazione

  • Economico culturali: le economie negli anni '80 passano da un modello Keynesiano ad un modello classico. Keynes sosteneva che il mercato da solo non è in grado di allocare efficientemente le scarse risorse e che quindi lo stato doveva intervenire in economia per correggere gli squilibri. I fattori microeconomici come gli aumenti salariali richiesti dai lavoratori portarono pesanti ripercussioni sulla macroeconomia, venne immessa sul mercato nuova moneta che generò inflazione. L'inflazione generò nuova inflazione perché le persone anticipano l'acquisto di prodotti e alla fine il modello fu messo in discussione. Negli USA il modello Keynesiano venne pertanto sostituito da un modello classico. Tale modello, ideato da Adam Smith, sosteneva il non intervento dello stato nell'economia, idealizzando una mano invisibile che corregge i malfunzionamenti. Smith sosteneva che se ogni persona persegue il proprio benessere individuale in modo razionale allora il mercato riesce a raggiungere il benessere generale. Vi è quindi una liberalizzazione nel movimento di beni, servizi e capitali anche verso l'estero che danno il via al fenomeno della globalizzazione.
  • Crollo dei paesi socialisti: nel 1989 con la caduta del muro di Berlino questi paesi iniziano a partecipare allo scambio internazionale.
  • Progresso tecnologico: in particolare nel settore delle comunicazioni e dei trasporti. La tecnologia ha permesso l’abbattimento dei costi di fatto avvicinando il mondo.

Aspetti positivi della globalizzazione

  • Favorisce la crescita dei paesi in via di sviluppo
  • Favorisce il miglioramento delle condizioni di vita
  • Più scelte di consumo
  • Più concorrenza internazionale e quindi prezzi più bassi

Molto interessante è analizzare il Pil mondiale pre e post globalizzazione. Inizialmente i paesi sviluppati producevano la maggior parte del Pil mondiale mentre ora la parte più consistente del Pil è prodotta dai paesi in via di sviluppo, in particolare dai BRICS.

BRICS: Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa

Costituiscono il 42% della popolazione, il 25% dell’estensione della terra, il 20% del Pil mondiale e il 17% del commercio internazionale. Altri paesi emergenti sono le “tigri africane” (Etiopia, Mozambico, Congo, Tanzania, Nigeria e Ghana).

Aspetti negativi della globalizzazione

  • Degrado ambientale
  • Perdita delle identità locali
  • Aumento delle disuguaglianze (nonostante i paesi si siano avvicinati come Pil, infatti la disuguaglianza intende i livelli di reddito individuali. Il 50% del denaro complessivo è nelle mani dell’1% della popolazione)
  • Aumento dei flussi migratori (con l’aumentare del reddito le persone tendono ad emigrare, quando il reddito cresce molto le persone sono in grado di vivere nel proprio paese in ottime condizioni e quindi smettono di emigrare, il grafico è una curva)
  • Incremento delle crisi finanziarie

Scambi internazionali

Gli scambi internazionali sono studiati attraverso 2 approcci:

  • Teoria degli scambi internazionali (considera solo lo scambio di beni e servizi)
  • Teoria monetaria internazionale (considera solo lo scambio di moneta)

Il commercio internazionale implica lo scambio fra diverse monete, occorre perciò tenere in considerazione il mercato delle valute e dei cambi. Nel mercato internazionale gli scambi avvengono principalmente con valute internazionali: Dollaro, Euro, Yen e Renminbi.

Bilancia dei pagamenti

Dal punto di vista contabile la bilancia dei pagamenti è un documento che registra le operazioni economiche tra i residenti in un paese e quelli non residenti. La bilancia dei pagamenti si basa sul principio della partita doppia, quindi la bilancia è sempre in equilibrio dal punto di vista contabile. È molto differente dal bilancio pubblico che invece analizza le entrate e le uscite nello stato, definendo un avanzo o un deficit. (Le regole europee dicono che il deficit non deve superare il 3% annuo).

La bilancia dei pagamenti è divisa in 2 colonne: crediti e debiti oltre ad essere composta da 4 sezioni: conto corrente, conto capitale, conto finanziario, errori ed omissioni.

Conto corrente

  • Conto merci (operazioni di scambio di beni materiali)
  • Conto servizi (trasporto di merci o persone, comunicazioni ecc.)
  • Redditi (redditi da lavoro o da capitale)
  • Trasferimenti unilaterali (donazioni, contributi versati all’UE)

Conto capitale

  • Attività intangibili (acquisizioni e cessioni di attività)
  • Trasferimenti unilaterali

Conto finanziario

  • Investimenti diretti (creazione o acquisizione di un'impresa. La creazione da zero è un greenfield mentre le acquisizioni sono brownfield e sono divise in acquisition e mergers e devono rappresentare almeno il 10% dell’impresa se no vengono classificati investimenti di portafoglio)
  • Investimenti di portafoglio (acquisto di azioni)
  • Derivati finanziari (strumenti finanziari che hanno come oggetto lo scambio di un diritto)
  • Altri investimenti (prestiti, depositi bancari ecc.)
  • Riserve ufficiali

Il saldo della bilancia dei pagamenti è “variazione delle riserve ufficiali”. Quando il dato che compensa lo squilibrio ha segno “-” indica un avanzo, quando ha segno “+” indica un disavanzo. Dal punto di vista contabile ci sarà sempre un equilibrio, dal punto di vista reale o un avanzo o un disavanzo. Il dato “errori ed omissioni” è una voce correttiva che risponde a discrepanze statistiche e a movimenti illeciti di capitale. Quando la bilancia dei pagamenti non è in equilibrio ci sono delle ripercussioni sul mercato della valuta.

Equilibrio della bilancia dei pagamenti

La differenza tra equilibrio e pareggio della BP:

  • Essendo la BP un documento contabile dal punto di vista contabile è sempre in equilibrio perché ogni registrazione dà luogo a 2 scritture, una con segno + ed una con segno -.
  • Il pareggio nella BP si ha quando:
    • IMP + DC = EXP + AC QUINDI VRv = 0 (variazione riserve)
    • IMP + DC > EXP + AC DEFICIT + VRv = 0
    • IMP + DC < EXP + AC SURPLUS + VRv = 0

Quindi il pareggio è legato alla presenza di un deficit o di un surplus.

Lezione 2 (mercato delle valute)

Per acquistare beni o servizi necessito di moneta corrente, occorre quindi analizzare il mercato delle valute. Quando vengo pagato in moneta straniera (che non vale nel mio paese) devo andare in banca a cambiare il denaro. La bilancia dei pagamenti è lo specchio della situazione del mercato delle valute detto anche mercato dei cambi. Quando la variazione delle riserve ufficiali è 0 si evidenzia un pareggio nella bilancia dei pagamenti. In questo caso la domanda di valuta estera è uguale all’offerta di valuta estera, c’è quindi una situazione di equilibrio anche nel mercato delle valute e il prezzo della valuta è costante.

Quando le riserve di moneta hanno segno negativo c’è un avanzo quindi la domanda di valuta estera è minore dell’offerta di valuta estera e il prezzo della valuta estera diminuisce. Quando le riserve di moneta hanno segno positivo c’è un disavanzo quindi la domanda di valuta estera è maggiore dell’offerta di moneta estera e il prezzo della valuta estera cresce perché il prezzo è un segnale della scarsità. Il prezzo delle valute è chiamato tasso di cambio (prezzo della valuta rispetto ad un'altra valuta).

Prima del trattato di Maastricht il sistema si chiamava incerto per certo. r = PV (prezzo valuta estera) Dopo Maastricht si verifica un cambio di sistema: certo per incerto. In questo sistema il tasso di cambio (r) è uguale a 1/PV. Esempio: 1€ = 1,05 dollari. Intendiamo quindi la quantità di moneta estera necessaria ad acquistare una quantità di moneta locale. Quando il prezzo della valuta estera aumenta il tasso di cambio (r) si riduce. Oggi il dollaro si sta apprezzando e contemporaneamente l’euro si sta deprezzando. Si parla di apprezzamento o deprezzamento quando è il mercato a stabilirne il valore. Si parla di rivalutazione e svalutazione quando l’apprezzamento e il deprezzamento sono pilotati dalla banca centrale.

Avanzo prezzo scende svalutazione Deficit prezzo sale rivalutazione.

Regimi di cambio

I regimi di cambio servono per regolare le fluttuazioni del prezzo. Esistono 2 tipi di regimi: Regimi puri e regimi impuri.

Regimi puri

  • Regime con tassi di cambio fissi (i paesi emergenti scelgono di avere questi regimi perché un paese che importa molto avrebbe un continuo deficit nella bilancia dei pagamenti. Un tasso di cambio che si muove in continuazione crea incertezza nell’economia, quindi per paesi fragili e deboli la soluzione migliore è agganciare la propria valuta ad una moneta più forte. La moneta per eccellenza a cui si agganciavano i paesi in via di sviluppo era il dollaro)
  • Regime con tassi di cambio flessibili (riguarda i paesi più forti che hanno già un'economia stabile e non hanno bisogno di agganciarsi ad altre monete)

Regimi impuri

  • Regime a flessibilità sporca: nel gioco della domanda e dell’offerta si inserisce l’autorità monetaria che cerca di deprezzare la moneta per renderla più competitiva.
  • Regime di cambio con bande di oscillazione a fascia larga: in questo caso il regime di cambi influenza più paesi che vogliono legare i tassi di cambio delle proprie monete con una moneta forte. I tassi di cambio possono variare ma entro una fascia limitata del 15%.
  • Regime di cambio con banda di oscillazione a fascia stretta: i paesi legano le loro valute ad una valuta forte con un tasso di cambio variabile ma entro una fascia dell’1%.
  • Basket PEG: i paesi legano le loro valute a monete più forti.
  • Dollarizzazione: un paese decide di adottare la moneta di un paese forte (perdita di sovranità monetaria) in Europa c’è l’Eurizzazione.
  • Currency board: stretto rapporto di proporzionalità tra le riserve di valuta monetaria di un paese e la moneta nazionale. La moneta nazionale aumenta solo quando c’è un aumento delle riserve di valuta estera a cui il paese è agganciato.

Principio della temporaneità dei disavanzi

Il disavanzo/avanzo non può durare nel tempo, prima o poi lo squilibrio deve essere eliminato. Il disavanzo provoca la perdita delle riserve valutarie e quindi viene imposto un limite delle riserve. L’avanzo provoca una dilatazione della circolazione di moneta nazionale e questo provoca inflazione. Quando c’è uno squilibrio nella bilancia dei pagamenti alcune variabili macroeconomiche si attivano per riportare il sistema in equilibrio. Quando queste variabili non portano autonomamente all’equilibrio interviene lo stato. Le variabili macroeconomiche che riportano autonomamente all’equilibrio sono: Y (reddito), i (saggio di interesse), Pn/Pe (indice prezzi nazionali/indice prezzi esteri) e r (tasso di cambio). Le variabili controllate dallo stato sono Y (reddito) e i (saggio di interesse).

Teoria Keynesiana del consumo

La funzione Keynesiana del consumo dice che: maggiore è il reddito e maggiore è il consumo. Una parte del consumo è costante e una parte del consumo dipende dal reddito. C = a + cY c = coefficiente di proporzionalità marginale al consumo "c" si riferisce sia a beni locali che esteri quindi importazioni ed esportazioni, possiamo quindi dire che importazioni ed esportazioni dipendono dal reddito. Se Y cresce aumenta il consumo di beni esteri e l’importazione di input intermedi per creare output (questo perché quando Y sale aumenta anche la produzione) cresce Y quindi cresce mY(importazioni). m = coefficiente di propensione marginale all’importazione.

Un metodo per riequilibrare la bilancia dei pagamenti è ridurre le importazioni e quindi bisogna ridurre il reddito.

Esempio: lo stato ha una bilancia dei pagamenti in deficit quindi importazioni > esportazioni. L’obiettivo dello stato è ridurre le importazioni tramite una riduzione del reddito. La variabile controllata dallo stato è quindi il reddito. Lo stato controlla il reddito tramite:

  • Spesa pubblica
  • Leva fiscale
  • Politica monetaria (aumentando o riducendo il saggio d’interesse, scoraggiando o incentivando quindi l’investimento, diminuendo o aumentando il reddito)

Teoria Keynesiana dell’investimento

La causa della disoccupazione è una insufficienza della domanda aggregata. Consideriamo un’economia con solo 2 soggetti: consumatori e imprese. Y = C+I, C = beni di consumo a fecondità semplice, I = beni di investimento a fecondità ripetuta. La variabile strategica nel pensiero Keynesiano è l’investimento perché stimola il reddito. Per far aumentare il reddito bisogna stimolare l’investimento attraverso:

  • Saggio di rendimento atteso dall’investimento (ROE)
  • Costo del capitale (legato al saggio d’interesse i)

Se il saggio di rendimento atteso è superiore al costo del capitale per esempio 10% contro 5% allora le persone sono stimolate a investire. Al contrario le persone preferiscono risparmiare. Per apportare un miglioramento nella BP lo stato interviene con una politica monetaria restrittiva aumentando il saggio di interesse i apportando un miglioramento nel conto finanziario e nel conto corrente. Per aumentare investimento bisogna quindi ridurre il tasso di interesse. Il saggio di interesse è legato all’offerta di moneta, quindi per ridurre il saggio di interesse è necessario aumentare l’offerta di moneta. Poiché il grafico fra domanda e offerta di moneta ci dice che all'aumentare della quantità di moneta in circolazione il saggio di interesse si riduce.

Se il saggio di interesse (i) cresce, il costo del capitale aumenta e di conseguenza gli investimenti (I) si riducono portando ad una diminuzione di Y e delle importazioni con un miglioramento nella bilancia dei pagamenti nella sezione conto corrente. Se il saggio di interesse (i) cresce, gli investitori esteri investono sui titoli determinando un afflusso di capitali con conseguente miglioramento del conto finanziario nella bilancia dei pagamenti. Quindi il saggio di interesse (i) influenza sia il conto corrente che il conto finanziario.

Se il saggio di interesse (i) si riduce, il costo del capitale diminuisce e di conseguenza gli investimenti (I) aumentano portando ad una crescita di Y e delle importazioni con un peggioramento nella bilancia dei pagamenti nella sezione conto corrente. Se il saggio di interesse (i) si riduce, le persone non investono sui titoli a favore del risparmio, determinando un deflusso di capitale e quindi il conto finanziario peggiora.

Nella bilancia dei pagamenti la politica ottimale dello stato è una politica monetaria espansiva perché riduce il saggio di interesse migliorando il conto finanziario e il conto corrente. In questo modo se abbiamo disavanzo ritorniamo all’equilibrio. Se abbiamo un avanzo l’obiettivo è portare un ulteriore miglioramento.

Lezione 5 - 6: Bilancia dei pagamenti

Attivo - passivo = Bilancia dei pagamenti. Da un punto di vista contabile c’è sempre il pareggio. (si parla di pareggio quando contabilmente la somma è la stessa, equilibrio perché tiene in considerazione le riserve e quindi un surplus o un disavanzo) La variazione delle riserve è la voce che fa vedere se c’è avanzo o disavanzo. Da ricordare è importante il principio della temporaneità dell’equilibrio e cioè che sia l’avanzo che il disavanzo non possono perdurare nel tempo poiché portano ad un riequilibrio della bilancia dei pagamenti o in modo naturale o in modo deliberato. Sia il deficit che il surplus portano ad una condizione negativa dell’economia, il deficit perché conduce ad una perdita delle riserve valutarie e il surplus perché conduce all’inflazione. Le riserve valutarie sono uno strumento di pagamento internazionalmente accettate. C’è un limite nella perdita delle riserve valutarie. Le conseguenze di un saldo attivo che si prolungano nel tempo sono più moneta e quindi più inflazione. Questa situazione viene raggiunta o in maniera spontanea o in maniera deliberata. Le principali variabili che possono influenzare la bilancia dei pagamenti sono il reddito y, il saggio di interesse i, l’indice di competitività (Pn/Pe) e il tasso di cambio r.

Pn/Pe (prezzi nazionali / prezzi esteri)

Quando Pn/Pe = 1 significa che i prezzi nazionali sono uguali ai prezzi esteri. Quando Pn > Pe allora le importazioni crescono e le esportazioni diminuiscono con un conseguente deficit e quindi un decremento nella bilancia dei pagamenti. Se Pn < Pe allora le importazioni diminuiscono e le esportazioni crescono con un conseguente surplus e quindi un miglioramento nella bilancia dei pagamenti. Quando Pn > Pe c’è un deficit, per ridurre il deficit dobbiamo far scendere i prezzi nazionali rendendo D < S (Se la domanda è minore dell’offerta significa che c’è scarsità di un prodotto e quindi il suo prezzo scende). La migliore politica è cercare di incrementare S facendo crescere la produttività del lavoro tramite: formazione, tecnologia e qualificazione. Agire su D tramite l’aumento della pressione fiscale potrebbe avere le stesse conseguenze ma è estremamente pericoloso. È sicuro che riducendo i prezzi nazionali Pn si possa risanare la bilancia dei pagamenti? NO, perché quello...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher unint94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Marzovilla Olga.
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