Economia e gestione delle imprese
Concetti introduttivi
Le imprese
Le imprese sono organizzazioni economiche che svolgono un’attività economica, ovvero la produzione e lo scambio di beni e servizi sul mercato. L’impresa è un sistema sociale (di persone) e si distingue per la finalità economica, cioè la produzione di ricchezza. Le imprese creano valore economico attraverso lo svolgimento di atti produttivi e di scambio.
La differenza tra aziende e imprese è la seguente: le aziende sono tutte le organizzazioni di beni e persone che svolgono un’attività economica con finalità anche economica; l’impresa è un’azienda la cui produzione è destinata prevalentemente al mercato, e ha una finalità economica, cioè la produzione di ricchezza. Ad esempio, le università private si avvicinano al concetto di impresa in quanto vendono dei servizi.
Esistono diversi tipi di imprese, le quali perseguono diverse finalità: possono essere produttrici di beni e servizi, imprese industriali, artigiane, commerciali, tecnologiche, tradizionali; esistono piccole, medie, grandi imprese, a capitale privato o pubblico, quotate o non quotate in borsa, imprese familiari o manageriali, start-up, società di persone o di capitali, individuali o collettive, multinazionali, ecc.
In inglese, vengono chiamate firm, business, entreprise (es. imprese a controllo pubblico), organization, company, corporation (società di capitali). Imprese diverse possono perseguire finalità diverse, e per capire le finalità di ogni impresa dobbiamo sapere chi c’è dietro ad esse, chi comanda dentro le imprese (i soggetti di comando: imprenditori, manager, azionisti, ...), da chi è composto il CDA, chi è il CEO, ecc.
Chi è l'imprenditore?
Parliamo dell’imprenditore. Chi è? Che cosa fa? Quali sono i suoi compiti? È colui che svolge l’attività di impresa, cioè svolge un’attività economica organizzata con lo scopo di produrre e scambiare beni e servizi sul mercato. È facile capire chi è l’imprenditore nelle piccole imprese (imprenditore individuale), ma è più complesso nelle medie-grandi imprese.
Dobbiamo da subito capire che azionista non vuol dire imprenditore! Introduciamo la differenza tra:
- Manager: gestisce il denaro apportato da altre persone (azionisti), non ha effettuato investimenti nel capitale di rischio (generalmente) dell’impresa che gestisce; vedremo che da questo deriva la teoria dei costi di agenzia, ed i comportamenti opportunistici dei manager. Un top manager (A.D.) che riceve come bonus delle azioni, ha un incentivo a lavorare nell’interesse dell’impresa, tralasciando il proprio interesse; analizzeremo in futuro questo argomento.
- Imprenditore: ha effettuato un apporto di capitale di rischio; un azionista può essere imprenditore, ma non è automatico! Dipende dalla percentuale che possiede dell’impresa, dal tipo di impresa. L’imprenditore può decidere sulla gestione dell’impresa, o su chi si occuperà di farlo (es. AD).
NB: un manager può essere anche imprenditore, ma non è automatico. Dobbiamo capire che ogni caso va trattato diversamente, l’imprenditore può essere una persona fisica o giuridica (dietro la quale vi sono persone fisiche), essere una o più persone.
Gli azionisti di rilievo hanno voce in capitolo nelle decisioni di impresa, e si devono dichiarare attraverso una persona fisica; vi è l’obbligo di dichiarazione se si possiede una % di equity (Capitale netto-Capitale sociale) sopra al 3%.
NB: per controllare un’impresa, gli azionisti possono possedere molto meno del 50%.
Esempi di imprenditori
Chi è l’imprenditore di Assicurazioni Generali? Può essere un insieme di soggetti (Mediobanca maggiore azionista, Caltagirone, Famiglia DeAgostini, ...).
E l’imprenditore di FCA? I suoi grandi azionisti sono la società Exor, la quale è partecipata da società in accomandita nelle quali troviamo i cognomi Agnelli-Elkann. Il presidente di FCA è John Elkann (è anche il rappresentante del maggior azionista). L’amministratore delegato è il Sig. Manley. Quindi chi è l’imprenditore di FCA? I membri della famiglia Elkann-Agnelli che partecipano alle decisioni.
Ad esempio, Illycaffè è l’imprenditore? Quest’impresa ha 5 azionisti (membri della stessa famiglia, impresa famigliare), ma azionista non vuol dire imprenditore! In Illycaffè non tutti e 5 si occupano di gestione o direzione, alcuni membri della famiglia hanno solo ruoli di rappresentanza.
Importante: A noi interessa chi comanda realmente le imprese, chi è l’imprenditore, manager, per capire le finalità di queste persone, e di conseguenza le finalità delle imprese.
Finalità d'impresa
Sempre restando nel tema di finalità d’impresa, interessanti sono i contributi di:
- Friedman: the purpose of firms. Friedman dice “the social responsibility of business (firms) is to increase its profits”. La responsabilità sociale delle imprese è di fare la business, creare valore economico (nel LT).
- Shared value, Harward Business: la creazione di valore condiviso. Per creare valore per gli azionisti nel LT è necessario condividere il valore (economico) con gli stakeholder e con la comunità locale.
- Business roundtable statement on the purpose of a corporation with signatures (vi sono le firme di Apple, Amazon,...). Questo documento dice che queste imprese che lo hanno firmato condividono l’impegno verso tutti i loro stakeholder, e si impegnano a portare valore ai clienti, investire nei loro dipendenti, trattare correttamente i fornitori, supportare le comunità in cui lavorano, proiettare la creazione di valore per l’azionista sul lungo termine (importante, spesso si riesce a farlo solo nel BT perché pochi manager sposano le imprese sul LT, vi è la tendenza a pensare al BT); per farlo, non si può scontentare clienti, fornitori, dipendenti. Ogni stakeholder è essenziale!
L’impresa si pone al centro di una rete di relazioni con diversi soggetti, con cui attiva una serie di rapporti di scambio e di comunicazione. Questi soggetti sono gli stakeholder.
Stakeholder d'impresa
Stakeholder d’impresa sono i portatori di interesse dell’impresa. Possono essere soggetti interni o esterni all’impresa, avere o meno rapporti contrattuali con l’impresa; ad es. i manager, dipendenti hanno un rapporto contrattuale con l’impresa, i gruppi politici no. Gli stakeholder sono importanti (Per creare valore per gli azionisti nel LT è necessario condividere il valore economico con gli stakeholder), inoltre sappiamo che l’attività di impresa è il frutto del lavoro di soggetti esterni e interni all’impresa; bisogna rispettare le aspettative degli stakeholder, almeno di quelli più importanti.
Gli stakeholder d’impresa sono tanti, in particolare:
- Concorrenti (sembra strano, ma ad es. imprese di tabacco in qualche modo hanno interessi allineati come le campagne antifumo. Oppure le società petrolifere dovrebbero coordinarsi con gli altri operatori del settore, in quanto conviene unirsi nell’affrontare le sfide di riscaldamento globale, rivoluzione dei trasporti; concorrenti possono diventare miei stakeholder).
- Fornitori: possiamo aver bisogno di fornitori che si sentano in relazione con l’impresa.
- Dipendenti (lavoratori): obiettivi di stabilità del lavoro, livelli di stipendio.
- Azionisti (proprietari): obiettivi di esercitare il potere, limitare il rischio, avere ritorni sul capitale investito. Sono probabilmente i più importanti, hanno diritto a partecipare all’assemblea dei soci, nella quale si prendono decisioni importanti.
- Manager: obiettivo di stipendio, prestigio, autonomia. Hanno molto potere decisionale, delegato loro dagli azionisti (direttamente o indirettamente); competenze maggiori degli azionisti, vedremo infatti i costi di agenzia, e le spese discrezionali.
- Clienti: importante il rapporto impresa-cliente.
- Associazioni di categoria, sindacati, enti pubblici, governo (bisogna scendere a patti a volte), gruppi politici, investitori.
- Gruppi di attivisti: ad es. Greenpeace; si sono presentati i manifestanti fuori dall’assemblea dei soci di Generali, e ciò potrebbe turbare gli azionisti, in quanto è importante la reputazione di un’azienda come Generali. Greenpeace voleva più investimenti nel settore green, e Generali è disposta ad aiutare Greenpeace; ha investito 6 miliardi nel settore green (poco se si pensa al volume di investimenti di Generali, solo l’1%). Ma il punto è: agli azionisti andrà bene guadagnare di meno? Dobbiamo chiederci (Generali l'avrà fatto) quali danni subiamo ad ascoltare o non ascoltare Greenpeace. Gli azionisti devono accettare che l’azienda scenda a patti con altri soggetti.
Gli stakeholder possono avere importanza di richieste e urgenze diverse, e possono dare delle indicazioni per le imprese nel LT. Sappiamo che per gli stakeholder l’impresa è un mezzo per raggiungere i propri obiettivi.
NB: l’importanza di uno stakeholder può essere valutata in base ai seguenti criteri:
- Potere: ad es. forza contrattuale di grandi fornitori, non deve essere necessariamente potere coercitivo, non si parla di minacce fisiche. Il potere può derivare dalla dipendenza (potere-dipendenza lo troveremo più avanti), ad es. posso essere dipendente da chi mi fornisce le risorse, o da un collaboratore o cliente.
- Legittimazione: cioè il supporto di cui godono gli stakeholder all’interno del tessuto sociale. Sei legittimato? Cosa dice la legge? Ad es. dipendente è legittimato, Greenpeace era legittimata.
- Urgenza: vi sono richieste più o meno urgenti (es. salvaguardia posti di lavoro in periodi di crisi). Vi sono stakeholder che hanno legittimazione, ma non urgenza (ad es. lavoratore assunto dopo un tirocinio con un buon stipendio). Ad es. un azionista di minoranza ha legittimazione, ma non ha sufficiente potere per sperare che le sue istanze vengano realizzate.
Stakeholder's salience
Quindi gli stakeholder possono avere solo legittimazione (stakeholder discrezionale) e non potere e urgenza; in questo caso sarà Generali a decidere se dare ascolto o no, oppure legittimazione, potere e urgenza tutti insieme (stakeholder definitivo), oppure solo potere (stakeholder dormiente, è pericoloso perché ha potere e potrebbe svegliarsi se avesse urgenza).
Come applichiamo lo schema degli stakeholder a Generali? Greenpeace aveva potere, legittimazione, ma non urgenza (in realtà potrebbe essere 4 o 7). UNITS dove la collochiamo? È uno stakeholder, è interessata a collocare studenti in Generali; è legittimata, ha urgenza (finanziare l’assunzione ricercatori, disponibilità per laureati), ma ha potere? Per averlo, dovrebbe fare in modo che Generali dipenda da UNITS (ad es. studenti con valore). Bisogna vedere caso per caso! Gli stakeholder devono puntare ad arrivare alla 7, stakeholder definitivi, Generali lo deve evitare.
NB: i rapporti con gli stakeholder funzionano se sono sulla base di un reciproco interesse!
Importante: analizzare questo schema, questa mappatura, fa capire a Generali quali sono i soggetti importanti, che hanno qualcosa da dire (Generali potrebbe invitare UNITS in qualche contesto istituzionale).
(Vedremo che le modalità con cui le imprese compongono gli organi di governo è importante, anche per dare voce agli stakeholder. Composizione degli organi di governo è fondamentale)
Caratteristiche delle imprese
Torniamo a parlare dell’impresa, per spiegare quali sono i suoi elementi caratterizzanti (accenno di teoria d’impresa). Come sappiamo, l’impresa è una forma di organizzazione economica, che ha come finalità la produzione di ricchezza, e la cui produzione è destinata allo scambio sul mercato (scambio al fine del reddito).
Ma perché esistono le imprese? Quali finalità hanno? Da cosa sono caratterizzate? Come detto, le imprese devono creare valore economico nel lungo termine per i propri azionisti (in realtà abbiamo accennato al valore condiviso). Ma vi sono diverse risposte alla domanda “perché esistono le imprese”: rapporto di lavoro dipendente, costi di transazione, ruolo imprenditore.
Andiamo a vedere i tratti caratterizzanti delle imprese e i vantaggi che possono offrire:
- Rapporto di lavoro dipendente: non posso acquistare sul mercato ogni giorno quello di cui ho bisogno, quindi instauro una relazione di autorità tra datore di lavoro e agenti economici; questo rapporto di lavoro dipendente viene completato giorno dopo giorno (è più flessibile del contratto di mercato), e in questo contratto il datore esercita l’autorità sulla controparte che accetta.
- Ruolo dell’imprenditore: controlla i free rider, ha il compito di controllare, monitorare, organizzare l’attività delle persone (e organizzare l’azienda), e ha la possibilità di ricevere un profitto (residuo) che dipende da quanto ha svolto bene il suo compito. È un monitor, e risolve (anche se non totalmente) il problema dell’opportunismo all’interno dell’impresa; essendo l’impresa un’attività complessa, collettiva, ci vuole un monitor che coordini le persone e le attività.
- Impresa come un nesso di contratti, dei quali l’impresa è essa stessa la controparte: visione che non risolve il problema dell’opportunismo. I contratti che regolano i rapporti di mercato non sono abbastanza sofisticati (sono incompleti) per regolare i rapporti complessi interni ad un’impresa. I principali motivi che portano a spostare dei rapporti di mercato all’interno dell’impresa sono il problema di investimenti specifici, incertezza (tipica in rapporti di mercato, nelle imprese si gestiscono livelli decrescenti di incertezza).
L’impresa, in determinate condizioni di investimenti specifici, incertezza, (e vedremo frequenza delle transazioni), risulta essere più efficiente del mercato; dovremo decidere cosa “tenere dentro” l’impresa, e cosa affidare al mercato. Vedremo anche il concetto di costi di transazione.
L’impresa esiste per risolvere i problemi di opportunismo, ed è un contesto in cui si organizzano transazioni economiche in condizioni di incertezza, investimenti specifici, frequenza di transazioni. Parlando più avanti di teoria d’impresa approfondiremo questi temi. Vedremo anche che l’impresa può avere al suo interno dei meccanismi di mercato.
Teoria dell'agenzia e costi di agenzia
Introduciamo il concetto di teoria dell’agenzia, costi di agenzia. Riguarda due stakeholder fondamentali, gli azionisti e i manager. Questa teoria prende spunto dall’osservazione di comportamenti opportunistici; ci sono, probabilmente ineliminabili. Ci si chiede: e se ci fosse dell’opportunismo tra azionisti e manager?
Sappiamo che l’impresa capitalistica moderna (a responsabilità limitata) consente agli azionisti di rischiare il solo capitale apportato; gli azionisti si affidano alle capacità gestionali dei manager, i quali sono dei soggetti con competenze professionali di gran lunga superiori a quelle degli azionisti (la grande maggioranza delle volte). Inoltre, gli azionisti non hanno le competenze (e il tempo) per controllare/sorvegliare l’operato dei manager; vi è un gap di conoscenza.
I manager potrebbero avere dei comportamenti opportunistici, ne hanno la possibilità (loro hanno le conoscenze per farlo, gli azionisti no): potrebbero nascondere informazioni, i loro comportamenti (hidden information); hanno tutti gli strumenti per farlo!
Hanno quindi tutti gli strumenti per nascondere gli errori, è una forma di azzardo morale; vi sono asimmetrie informative (1) selezione avversa ex ante e (2) azzardo morale ex post; il quale si divide in hidden action e hidden information. Questa teoria si chiama anche teoria principale/agente.
L’agente è il manager, l’azionista è il principale (paga formalmente il manager); il principale non può controllare il manager, in certe imprese non c’è il monitor (imprenditore).
Vi è un problema quando la separazione tra proprietà e controllo è troppo ampia (equity troppo frammentato): il manager può fare i propri interessi, come farsi comprare un’auto più costosa, una vacanza, una squadra di calcio, che costituiscono le spese discrezionali; il manager potrebbe massimizzare le spese discrezionali, e non ragionare nell’interesse dell’impresa.
Il problema è che i manager possono fare scelte di cui non portano il peso (grava sugli azionisti), fare i propri interessi, e in questo modo generano i costi di agenzia; vengono sostenuti dagli azionisti quando i manager fanno i propri interessi, sono i costi degli errori dei manager che ricadono sugli azionisti. Derivano ad esempio dal costo di società di supervisione, consulenza, sorveglianza. I costi di agenzia sono quindi i costi di sorveglianza e incentivazione, di obbligazione e perdita residua.
Il fatto è che gli azionisti non hanno competenze e tempo per sorvegliare le azioni e il comportamento dei manager! Difatti a volte vedremo che il CDA serve a controllare l’operato dell’AD. Vedremo che ci sono dei meccanismi, dei vincoli, che riducono i costi di agenzia (ad es. se un’impresa quotata in borsa è mal gestita, scenderà il suo valore in borsa, e di conseguenza il valore del manager, quindi non è suo interesse). Difatti i costi di agenzia non si hanno in imprese in cui manager=azionista. Con troppi azionisti, il manager potrebbe assumere posizioni...
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