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ESTRATTO DOCUMENTO

attività rivolta verso l’esterno

- (entrambe sono strettamente collegate)

Auto-strutturazione: attività finalizzate alla propria costruzione.

tramite beni materiali: impianti

- tramite beni immateriali: pubblicità, corso di formazione

- |

\ /

Costituzione del sistema delle capacità

Assetto: insieme di carattere essenziali e relativamente stabili.

Assetto costitutivo: insieme degli elementi che sono:

importanti (essenzialeprocesso di semplificazione): roba che non posso

- permettermi di trascurare

relativamente stabili nel tempo: non devono cambiare velocemente nel

- tempo perché mi devono consentire di vedere i cambiamenti nel medio-lungo

periodo.

Sono 3 assetti costitutivi REALE. L’obiettivo è arrivare ad una

sistema

configurazione concreta, e non astratta.

Proprietà

- Imprenditore

- Sistema operativo

-

1. Assetto proprietario: costituito da coloro che detengono la proprietà

2. Assetto imprenditoriale: il vertice del potere decisionale (si prendono

decisioni)

3. Assetto sistema operativo: quello che effettivamente fa le cose (si agisce)

Se io penso che l’azienda sia uguale all’impresa o che l’impresa sia uguale al

sistema operativo, l’errore che commetto (e il rischio che corro) è il fatto di non

vedere l’idea imprenditiva.In poche parole perdo gli interessi della volontà

creatrice.

Es. in che modo il vertice imprenditoriale è collegato al sistema operativo?

L’attività imprenditoriale è costruita grazie alle indicazione del vertice

imprenditoriale che da al sistema operativo. Io sono contento quando raggiungo

un obiettivo prefissato grazie alla partecipazione del sistema operativo.

Relazione v. imprenditoriale e proprietà: la prima cerca di soddisfare le richieste

della seconda.

Relazione proprietà e s.operativo: collegati in maniera indiretta. Chi è che

fornisce le risorse finanziare per permettere al s.operativo di poter operare? La

proprietà

Questa rappresentazione esiste sempre, la difficoltà sta nel distinguere

effettivamente i 3 assetti.

Questi 3 assetti talvolta possono coincidere dentro gli stessi soggetti.

(es. venditore di castagne in via. Guadagnoli. Esso vuole soddisfare un bisogno.

Il sistema operativo è: quello che cuoce le castagne, la padella, il carretto, il fuoco, tutti gli

elementi che mi permettono di cuocere la castagna e poter venderla.

Vertice imprenditoriale: è lui stesso che governa. La sua testa assume sia le decisioni del braccio

imprenditoriale che del vertice. Decide il prezzo, la q.tà delle castagne da portarsi appresso, la

posizione dell’attività imprenditoriale.

Proprietà: a seconda degli interessi che ha, si comporta di conseguenza. Ciò fa di lui il proprietario

dell’attività.

Se decido di investire altro denaro per fare un cambiamento, tipo comprare un nuovo banchino,

egli assume l’assetto del proprietario).

1. Definire le funzioni essenziali dei 3 assetti

2. Definire la loro struttura, chiarire come svolgono la loro attività all’interno

3. Definire alcuni modelli di ass. proprietario/imprendit./s.operativo

Assetto Imprenditoriale

Identificazione: chi ci sta dentro? In questo caso, si usa una modalità di

identificazione basata sulla sostanza e non sulla forma, perché a volte ci sono

situazioni in cui le due cose non vanno insieme, e quando ciò accade, scelgo la

sostanza.

Il vertice imprenditoriale è costituito da coloro che svolgono le funzioni

imprenditoriali, funzioni essenziali in-decentrabili (non cedibili).

(es. teste di legno soggetti che ricoprono una veste formale ma di fatto non

svolgono quella veste ). Se io cerco di capire l’impresa guardando

l’amministratore delegato, sbaglio tutto.

Queste funzioni imprenditoriali sono 3:

funzione strategica di cambiamento di medio-lungo periodo: gestione

- dei processi strategici.

funzione dell’organizzazione del Sistema Operativo (es. quando

- licenzio, quando assumo)

funzione politica (senso etimologico del termine): una parte dell’attività

- imprenditoriale è dedicata a creare consenso attorno all’iniziativa

imprenditoriale che gli altri siano contenti (se imprenditori, lavoratori,

banche ecc non vogliono avere a che fare con memuoio come impresa).

Quando trovo queste 3 funzioni, ho trovato il vertice imprenditoriale.

In che modo è organizzato questo assetto e quali sono i metodi di

governo? (Guarda Libro)

Assetto Proprietario

È uno dei casi in cui la forma e la sostanza coincidono, e questo ci consente di

avere un approccio basato essenzialmente sulla forma che, in questo caso, è

anche la sostanza.

1. Come riconoscere l’assetto proprietario? Chi ne fa parte?

È proprietario chi detiene (chi è titolare) quote di partecipazione del

capitale di rischio.

Se non sono titolare formalmente, non sono proprietario.

2. Come capire chi è proprietario?

dei soci: dove sono annotati tutti i titolari del capitale di rischio.

Libro

Sia che qualcuno mi venda delle quote, oppure che io le acquisto da casa

tramite home-banking, divento titolare del capitale di rischio e di conseguenza

divento proprietario.

3. Come funziona l’assetto?

Gran parte delle attività è prendere delle decisioni. Come?

Questo assetto ha un funzionamento regolamentato dal Codice Civile e dallo

Statuto Sociale. In termini generali il funzionamento è semplice ed ispirato al

Principio di Maggioranza la decisione è presa se è d’accordo il 50%

+ 1 azione del capitale rappresentato.

Il 50% viene misurato contando le quote.

In che cosa consistono le attività che sono demandate all’assetto proprietario?

(stabilite dalla legge ). Esse sono 3:

1. Funzione di Capitalizzazione

Dotare l’impresa di un aumento di capitale.

Concretamente, questa funzione consiste:

Intesa in senso Diretto: incido direttamente sull’entità il capitale di rischio

- (- attraversoiltrasferimento di risorse dal propriopatrimonio a

quellodell’impresa; - ricercando e/o accettandol’ingresso di

nuovisoci;

- manifestando la disponibilità a reinvestirenell’impresa parte degli

autofinanziamento da reddito.

utiliconseguiti, attivandocioèflussi di )

** Possoconferirel’aumento di capitaleanchetramitebeni in natura:

es. Capannoni,

Allargare la compagine sociale: non avendo le possibilità di conferire il

- capitale iniziale, posso cercare di trovare altri che hanno le risorse

finanziare necessarie e che sono interessati in quest’iniziativa. Se riesco

nel trovare questi interlocutori:

Convoco l’assemblea ed espongo la proposta rinuncio al diritto di

- Opzione.

Titolo di Opzione: possibilità che te hai di effettuare un’azione

prima di altri all’interno di un determinato contesto.

- ( guarda pag. 59..)

2. Funzione di Orientamento Strategico di fondo

Dopo aver nominato il vertice imprenditoriale, devo dargli delle indicazioni

che sono delle traduzioni dei miei interessi.

rendere palesi quelli che sono i contenuti dell’assetto

Trasferire,

proprietario

3. Funzione di Nomina e Legittimazione del vertice imprenditoriale

L’assetto proprietario è il proprietario d’impresa. Chi sceglie il vertice

imprenditoriale? L’assetto proprietario nominare il vertice imprenditoriale.

Legittimazione: legittimo l’azione del vertice imprenditoriale in base ai

risultati che hanno portato alla fine dell’anno (es. quando si attua il bilancio)

legittimo il suo operato per il futuro. Se non sono contento dei risultati, ho

il potere di licenziarlo.

28/03/17

LE FORME DI CONTROLLO PROPRIETARIO

Quelle forme che assicurano l’assetto proprietario. La variabile è il grado di

separazione tra la proprietà e il controllo in linea generale ci deve essere

une stretta relazione tra proprietà e controllo.

Assetto proprietario unipersonale: assetto proprietario costituito da

- un unico soggetto. Il soggetto ha totale libertà e in esso coincidono

indissolubilmente titolarità del capitale di rischio (proprietà) e potere di

controllo (controllo, in questo caso assoluto).

( Da un punto di vista giuridico, tutti hanno gli stessi diritti, ma dal momento

che si vuol prendere una decisione, chi detiene la maggioranza assoluta ha il

controllo assoluto, ed è colui che ha il potere di decidere ).

Se io voglio continuare ad avere il controllo, dovrò cercare di soddisfare IO il

fabbisogno finanziario dell’impresa. Il limite arriva quando il soggetto non ha

disponibilità di soddisfare il FF ma vuole comunque avere il controllo assoluto

(es. impedire all’impresa di espandersi).

Se ho il 35% invece, si va in assemblea per nominare il vertice

imprenditoriale, l’assemblea sceglierà l’altro candidato perché non ho

abbastanza quote da avere il controllo assoluto (o perché non sono stato

convincente con la mia proposta).

Qual è il meccanismo che posso utilizzare per creare una situazione simile al

controllo assoluto?

Assetto proprietario con TOTALE SEPARAZIONE tra titolarità del

- capitale di rischio e potere di controllo: Public Company.

Controllo ASSOLUTO(maggioranza assoluta): più azionisti, ma un

- soggetto detiene il 50%+1 delle azioni della società controlla l’impresa.

Controllo RELATIVO(maggioranza relativa): Patto Parasociale o Patto

- di Sindacato (è fuori dall’impresa). Un accordo con il quale, un gruppo di

soci, si assume l’impegno di condividere posizioni e assumere una

posizione comune all’interno dell’assemblea stessa.Cerco quindi di ricreare

la situazione del controllo assoluto, cioè del 50%+1.

Public company: impresa dove non c’è nessuno in grado di esprimere

una maggioranza relativa in condizioni da avere il controllo. Il vantaggio

della public c. è la possibilità di trovare capitale, mentre la

controindicazione è che c’è separazione NOTEVOLE tra proprietà e

controllo. Ci sono gli azionisti che investono e hanno la proprietà, ma non

hanno il controllo perché è detenuto dal Vertice Imprenditoriale (perché

non c’è un’azionista di riferimento).

Come fa il Vertice Imprenditoriale a convincere gli azionisti?

L’azionista più importante ha lo 0.2, ma per convincere gli altri gioco sui

loro interessi. Guardo e capisco che l’interesse prevalente è l’interesse

economico-finanziario dedicata alla remunerazione diretta. Per soddisfare

questi soggetti, cercherò di orientarmi a breve termine perché la

maggioranza la pensa in quel modo.

Qual è la mia funzione di utilità, in grado di imprenditore?

Massimizzare la mia remunerazione. Siccome una parte di essa è legata ai

risultati che ottengo, devo fare in modo che ottenga quei risultati al

massimo livello.

(es. ROI = RO/CI. L’unità di misura è in %. Entro la fine dell’anno devo

raggiungere un ROI=23%. In che modo posso ottenere il risultato?

Aumento il più possibile l’RO, minimizzando il CI. Se però non riesco a fare

questa cosa, come faccio ad ottenere lo stesso risultato senza aumentare

il Reddito Operativo? Diminuisco il Capitale Investito. )

Casi particolari:

Società cooperativa:presupposto diverso di funzionamento dell’assetto

- proprietario.

Tutti i soci hanno lo stesso peso nonostante la grandezza della quota di

partecipazione il principio di maggioranza si applica sull’individuo.

Es. 10 persone maggioranza 6 persone (5+1)

Questa cosa può aver senso quando l’investimento conta poco. L’attenzione è

rivolta non al profitto, ma alle modalità di svolgimento delle attività. Un

esempio ne sono le cooperative edilizie.

Società pubblica: Forma di società disciplinata nel diritto pubblicosono

- vere e proprie imprese di diritto pubblico. Sono quindi società con quote

pubbliche ma il diritto privato. Le quote possono appartenere allo Stato, ai

vari Ministeri ecc.

Ciò che cambiano sono gli interessi.Se le quote appartengono allo Stato, sono

gli interessi dello Stato che si prendono come obiettivi.

Non sono sottoposte al Codice Civile ma al Diritto pubblico.

In riferimento all’assetto proprietario, il tema del controllo di gruppo è

anch’esso rilevante.

È una modalità razionale per mantenere il controllo minimizzando il livello di

investimento. Si costruisce attraverso l’acquisizione di soggetti giuridici diversi.

( investo il minimo che mi serve per mantenere il controllo )

**26% è la metà di 51.

La controindicazione è il Problema di Coordinamento, perché devo sostenere

tanti costi di coordinamento, soprattutto se a ciascun’impresa corrisponde

un’attività reale.

L’assetto imprenditoriale e proprietario sono assetti che permettono di prendere

decisioni. Gran parte dell’impresa però sta nel sistema operativo, che è il luogo

dove effettivamente si realizza il risultato.

Il Sistema Operativo

Governato dal Vertice imprenditoriale, e svolge in concreto “l’attività

produttiva”. In termini generali, il SO può essere definito come un sistema

complesso di risorse coordinato dal VI e finalizzato alla generazione di valore

attraverso attività di scambio con l’esterno.

Cosa c’è dentro il Sistema operativo?

Sostanzialmente, il SO si legge in processi essenziali, e ci permette di

rappresentare le varie fasi del SO.

IMPORTANTE: questi processi esistono sempre, in qualsiasi tipo di azienda!

I processi aziendali(operativi):

Processo materiale:

- E’ l’insieme di fasi attraverso le quali l’impresa riesce a realizzare il suo

oggetto sociale (prodotto o servizio). Le fasi essenziali di questo processo

sono:

1. Acquisizione dei fattori produttivi Approvvigionamento

2. Combinazione dei fattori acquisiti attraverso il processo

Trasformazione

tecnico-produttivo: consiste in Spazio, Tempo e Quantità.

3. Vendita (marketing)

Esiste dunque un processo materiale, attraverso il quale l’impresa acquisisce,

trasforma e cede risorse all’esterno a prescindere dall’oggetto di attività.

Beni materiali individuazione delle fasi prima riferite. Si cerca di seguire il

percorso fisico dei beni.

Beni immateriali muta la natura delle risorse che partecipano a tale

processo (spesso costituite da conoscenza e informazione) e le modalità di

trasformazione di queste.

!!! Da non confondere il bene immateriale con il supporto (fisico) che ne

consente l’usufruibilità !!!

Processo finanziario (energetico):

- Sono i flussi e le relazioni finanziarie legate allo svolgimento dell’attività

d’impresa. Sono conseguenza necessaria dei rapporti di scambio intrattenuti

dall’impresa, e quasi sempre consistono in transazioni di natura finanziaria.

Alcune di esse derivano:

dal processo materiale: entrate conseguenti alle vendite

- sono conseguenza indiretta: uscite per gli investimenti

- impiego di risorse finanziarie generate dal processo materiale : accessione

- di finanziamento, pagamento delle imposte ecc.

Processo informativo:

- Ha come oggetto il sistema di flussi di dati e informazioni che circolano

all’interno dell’impresa e tra impresa e soggetti esterni. I flussi informativi

costituiscono il tessuto connettivo del sistema operativo e soddisfano il

bisogno di comunicare sia all’interno di esso che all’esterno, al fine di porre in

essere operativamente l’attività di impresa.

Flusso informativo interno: l’informazione ha sia origine che destinazione

all’interno dell’impresa

Natura organizzativa: necessità di realizzare in modo coordinato l’attività

- del SO caratterizzata da specializzazione e divisione del lavoro (flussi

capo-subordinato) tipo Verticale e tipo Orizzontale

Natura di controllo: diffondono informazioni utili a migliorare la qualità

- dell’attività decisionale all’interno del sistema operativo.

Flusso informativo esterno: coinvolge uno o più soggetti esterni all’impresa.

Sono collegati alle relazioni impresa-ambiente e trovano origine come

inevitabile supporto alle transazioni commerciali.

Flussi informativi in Entrata es.

- Flussi informativi in Uscita es. bilancio

-

-

Relazione tra processo materiale e processo finanziario:

PF Uscita (100)_________________________________ Entrata(150,

grazie al valore aggiunto)

Gap Finanziario (73gg)

________|____________|_______________|_________________|_____ 

PM A Trasformazione V t

Stoccaggio Stoccaggio

(DA FINIRE)

La Struttura del SO:

Si basa sull’omogeneità delle sue aree di attività aree funzionali. Ognuna è

caratterizzata dal fatto che ha un insieme omogeneo di attività.

Il processo materiale si svolge in 3 luoghi:

a. Approvvigionamento: Tutte le risorse che vengono acquistate per poter

gestire la mia impresa

b. Produzione (Trasformazione):

c. Vendite (marketing):

Area Amministrativa:gestione dell’informazione

Area Finanziaria: si occupa di tutti i flussi associati al processo finanziario

Ricerca e Sviluppo: non si occupano solo di miglioramento, ma anche di

prodotti futuri

Area Personale: gestione dei dipendenti

Per raccontare il sistema operativo, invece di guardare all’omogeneità, guardiamo

la responsabilità associata alle decisioni.

Rappresento quindi il SO in termini di Struttura Organizzativa Macrostruttura

organizzativa

Organo: luogo in cui abbiamo un’attività a cui è associata una responsabilità.

Se utilizzo queste due chiavi di lettura, la mia SO la rappresento come uninsieme

di organi che svolgono un’attività associata ad una determinata responsabilità.

struttura “flat”: l’elemento qualificante è il fatto di avere pochi livelli.

- I vantaggi: flessibilità, velocità.Lo svantaggio è che ci sono più cose da

gestire.

strutture “burocratica”: ci sono tanti livelli intermedi tra chi assume

- decisioni e chi le esegue.

Il vantaggio: avere un costo di organizzazione minore.

Un altro modo per leggere il SO, è quello dove si da prevalenza ad una

rappresentazione in temi di organizzazione industriale (produttiva).

Identifico se il SO è geograficamente in un unico luogo oppure sparso in più

luoghi. impresa monoplant: unico stabilimento industriale

- impresa multiplant: dispersione in due o più aree geografiche dell’attività

- produttiva

Scendendo più in dettaglio, è possibile approfondire la struttura del SO

analizzando il layout degli apparati produttivi, cioè la disposizione fisica degli

impianti all’interno dello stabilimento industriale:

layout per processo: caratterizzato da una dislocazione lineare degli

- apparati. ABC. Questo mi porta a costruire una linea di

produzione.Posso avere più linee di produzione contemporaneamente (es.

produzione di auto diverse).

Il vantaggio: efficienza dell’impiego delle risorse, pianifico quindi tutto nei

minimi dettagli.

Svantaggio: elevata rigidità. Se si rompe qualcosa nel mezzo della linea, essa

si interrompe completamente.

layout per reparti: luogo in cui gli impianti permettono di svolgere una

- certa fase di lavorazione a prescindere dal prodotto a cui si riferisce l’attività,

ciascun reparto contribuisce alla realizzazione di più prodotti.

Vantaggio: maggiore flessibilità. Se si rompe il reparto di una fase, può essere

rimpiazzato.

Svantaggio: meno efficiente. Mentre nel layout per processo la continuità è

garantita, mentre qui, fuori dal reparto, per garantire la sua continuità devo

creare un magazzino di prodotti semi-lavorati.

Possiamo inoltre individuare diverse configurazioni di SO in relazione alla

posizione nella filiera produttiva e alla numerosità delle fasi produttive svolte

dalla singola impresa (grado di integrazione verticale). Si possono individuare 2

casi limite:

impresa completamente integrata: il SO coincide con la filiera

- produttiva. Io ho riprodotto all’interno del mio SO l’intera filiera produttiva

(es. produttore di golfini). Caratteristiche:

- Non ha fornitori di materie prime

- Sono un sistema operativo rigido, perché devo fare tanti investimenti

necessari per tutte le fasi della filiera produttiva.

- Non opero sui mercati intermedi, perché essi sono dentro di me. Se faccio

tutto io, non devo scambiare il semilavorato. Invece ho rapporti con il

consumatore finale.

- Il mio valore aggiunto è del 100%, perché solo io lavoro su quelle risorse 

conseguenza dell’essere completamente integrato.

Rappresenta la situazione di massimo controllo.

impresa completamente deintegrata:si occupa di una sola fase di

- lavorazione della filiera produttiva (es. mi occupo solo della colorazione della

lana). Caratteristiche:

Lavora su mercati intermedi ha sia fornitori che clienti

- È più flessibile non ha un livello di investimenti così elevato

- Ha bisogno di meno investimenti

- Il valore aggiunto si basa solo su quel pezzo della filiera produttiva, non

- tutto.

Fortemente specializzata.

-

La diversità deriva dallo spazio che occupano nella filiera produttiva. Nella

maggioranza dei casi, ci troveremo di fronte ad un grado intermedio di

integrazione.

Va introdotta un’ulteriore possibilità: realizzare forme nella filiera produttiva che

cercano di non perdere i vantaggi dell’integrazione e prendere i vantaggi della

deintegrazione.

Posso utilizzare il decentramento produttivo: decido di esternalizzare una

fase di lavorazione ad un’impresa terzista ( impresa che presta il suo lavoro

per fare quella fase ). Attraverso la fase di decentramento, l’impresa può ancora:

tenere il controllo sul materiale oggetto di lavorazione, senza avere

- investimenti ad esso associati quasi integrata.

evitare gli investimenti in impianti, ma allo stesso tempo condizionare

- attraverso il proprio potere contrattuale il livello di qualità di lavoro svolto

dall’impresa terzista

ridurre i rischi conseguenti all’innovazione tecnologica potendo, senza

- alcun investimento, scegliere l’impresa terzista “migliore” rispetto alle mie

esigenze.

Posso sfruttare la competizione su quel mercato di lavorazione. L’impresa

terzista è effettivamente un fornitore, dal quale io compro il servizio.

La difficoltà, i vincoli che mi inducono a non poter fare questa cosa qui con

facilità, è che non esiste sempre un mercato efficiente della fase che voglio

esternalizzare. Per tanto tempo ha funzionato nei distretti industriali. I motivi per

cui faccio il decentramento sono:

togliere una fase e farla fuori dalla filiera produttiva

- posso usare il decentramento in una maniera più soft:

- decentramento di capacità: ottengo un risparmio a livello di investimenti

- e la stessa quantità

decentramento di specialità: utilizzare i terzisti per fare cose molto

- specifiche, molto costose e poco frequenti. Per fare queste cose, devo fare

degli investimenti molto elevati il gioco non vale la candela. Costruisco

quindi una relazione con il terzista, e quando mi si presenta questo

problema, contatto il terzista.

Utilizzando il decentramento in maniera sistematica, io svuoto la filiera

produttiva. Il SO è fatto dalla Parte Commerciale, dalla Parte Acquisti e la Parte

di Controllo, dove creo e gestisco le relazioni tra terzisti. Se costruisco un SO in

questa maniera RETE. Gestisce una rete di relazioni con le imprese

IMPRESA

terziste.

CAP 3. FISIOLOGIA DELL’IMPRESA

Valutare la condizione di esistenza dell’impresa. Possiamo esprimere un giudizio

capendo il dinamismo, la fisiologia e il funzionamento normale dell’impresa.

1. Analizzare la Gestione Operativa ( attività ordinaria dell’impresa ) in termini

dinamici con una modalità che ci permetta di misurarla

2. Analizzare il modo in cui l’impresa costruisce la generazione del valore,

della ricchezza.

3. Analizzare delle principali relazioni tra le Grandezze economico finanziarie.

LA GESTIONE OPERATIVA SOTTO IL PROFILO ECONOMICO FINANZIARIO

Gestione operativa: ciclo che si ripete continuamente nel tempo, tutti i giorni. È

una rappresentazione diversa del processo materiale. Qui si mette in risalto la

circolarità.

Introduco una rappresentazione astratta del ciclo produttivo per capire il risultato,

in termini di valore, del ciclo.

- Ciclo industriale in senso stretto:

- Ciclo Economico: l’obiettivo è mettere nella condizione di guardare il

processo attraverso il quale si costruisce il valore. Le componenti basilari del

ciclo economico sono:

- Costo misura il valore delle risorse che io ho impiegato per svolgere

l’attività (es. compro le materie prime e le utilizzo nel processo produttivo ).

- Ricavo misura il valore che sono stato in grado di collocare attraverso il

mercato di scambio.

Il ciclo economico è un susseguirsi di Costi e Ricavi. Bisogna cercare di capire se

stiamo creando o distruggendo valore.

- Ciclo Finanziario: per come funziona l’impresa, ci sarà un ciclo di entrata e

un ciclo di uscita.

- Entrata

- Uscita

Debito: è uno stock. Ciò che dovrò pagare in futuro. Questo è dovuto allo

sfasamento temporale. Nel ciclo economico e ciclo finanziario genera debiti e

crediti.

10/04

Processo di creazione della ricchezza: il conto economico in forma

scalare.

Ci consente di capire Se ho distrutto o prodotto ricchezza, quanta ne ho

prodotta o distrutta?

Come distribuire questa ricchezza?

Noi abbiamo un reddito disponibile (ultima voce del Conto Economico) positivo,

che altro non è che una misura di valore. La domanda che si fa l’imprenditore, è

come utilizzare questo reddito?

Tale reddito può avere due destinazioni:

1- redistribuzione per alimentare i processi di crescita e aumentare i poteri

aziendali

2- redistribuzione per soddisfare maggiormente i pubblici e raffinare i poteri

aziendali

es. Rafforzare il SO.

es. Destinare una parte per ridurre il livello di indebitamento.

es. Gestire meglio le mie relazioni con i miei interlocutori (stakeholders).

a) redistribuzione per ragioni di crescita che può tradursi nell’aumento di costi

di apparato per l’acquisizione di nuovi fattori produttivi strumentali, accrescere

i costi del personale, ecc.

b) incremento della quota di ricchezza da distribuire ai clienti per rafforzare il

potere di mercato. Ciò potrà significare agire in una o più delle seguenti

direzioni:

1) stabilire prezzi di vendita unitari più bassi; garantire consegne più

tempestive e concedere maggiori dilazioni di pagamento

2) migliorare la qualità tecnica del prodotto e/o la qualità immagine

effettuando investimenti in costi di apparato ed in risorse umane o

migliorando la qualità dei costi operativi esterni.

LA STRUTTURA PATRIMONIALE

O Situazione patrimoniale: Attivo e Passivo. È una rappresentazione del mio

patrimonio, una rappresentazione statica, quindi se riferito ad un certo lasso di

tempo. ATTIVO:

immobilizzazioni:

attive

passive

finanziarie

disponibilità

PASSIVO

debiti (breve e lungo termine)

patrimonio netto (capitale sociale)

fondi (uscita futura sicura)

Se usiamo questa chiave di lettura, cioè leggendole da una prospettiva

finanziario, le fonti finanziare rappresentano il capitale di

finanziamento.

finanziaria per essere investita nella mia impresa.

Risorsa

Secondo il criterio finanziario il capitale di finanziamento può essere distinto in:

- fonti a tempo indeterminato:

- fonti a medio lungo termine:

- fonti a breve termine: Quindi:

ATTIVO

- come impiego le fonti di finanziamento

PASSIVO

- quali sono le fonti di finanziamento

RELAZIONE TRA SITUAZIONE PATRIMONIALE E CONTO ECONOMICO

Va introdotto il concetto di autofinanziamento.

1. Autofinanziamento da reddito:si ha nel momento in cui io ho

trattenimento degli utili conseguiti nell’impresa. In seguito a questa

condizione, l’SP è alimentata dalle variazioni del Patrimonio Netto ( aumenta ).

Nel momento in cui eseguo questa azione, agisco in maniera FINANZIARIA.

2. Autofinanziamento da costi: deriva dall’imputazione al CE di costi NON

MONETARI (non ha manifestazione finanziare nel periodo in cui il CE si

riferisce, o perché l’hanno avuta in passato o perché l’avranno in futuro ). Tutte

le volte che io imputo un costo non monetario, ho un autofinanziamento da

Es. TFR:

costi. La differenza importante è che è temporalmente limitato.

alla fine dell’anno, imputo la quota di TFR in base a quanti dipendenti ho.

Quello si trasformerà in uscita nel momento in cui un dipendente deciderà di

andarsene ( o in pensione).

Es. AMMORTAMENTO: dal punto di vista economico, esso misura il valore che

quella immobilizzazione ha ceduto in quell’intervallo di tempo. Dal punto di

vista finanziario…

LA SITUAZIONE PATRIMONIALE A VALORI FISIOLOGICI

Qual è la situazione patrimoniale che vorrei avere? Che potrebbe funzionare?

Valore fisiologico: valore del NOMRALE funzionamento dell’impresa.

Analizzeremo le voci dell’attivo ed in particolare le componenti attive del capitale

circolante:

- Liquidità: intesa come denaro disponibile e tipicamente formata da

Cassa, Banca ecc.

In caso di mancata liquidità, l’imprenditore non può estinguere i debiti

quando essi vanno in scadenza. Il rischio associato è altissimo. Se invece

metto un valore altissimo, dimensiono la mia liquidità in termini molto

generosi, c’è il rischio di inefficienza (non li uso).

- Quanti giorni di liquidità voglio avere? (concretamente mi sto domandando

per quanto tempo voglio essere in grado di adempiere i miei pagamenti, non

avendo entrate?). Più alzo il numero dei giorni, la liquidità sarà più alta.

- Se sono più propenso al rischio, metto un numero di giorni più alto?

Per cercare di avere una liquidità bassa, si guarda a:

- come si comportano i miei clienti e fornitori. Se c’è continuità in questo

gioco, se è stabile, posso permettermi un rischio più basso, quindi una

liquidità più bassa. Considerare la dinamica dei flussi in entrata e in uscita

nel tempo.

Vanno inizialmente considerati il volume complessivo dei costi monetari

previsti per l’esercizio: c.m.a.

Il livello di liquidità minimo (di sicurezza) necessario per far fronte alle

esigenze di liquidità che si manifesteranno nel cosrso dell’esercizio sarà

compreso tra due estremi

(c.m.a./360) . 360 e 0.

12

La decisione finale è:

L= (c.m.a/360) . x € X la scelta dei giorni

1 = 1:

( il valore massimo che posso dare è 360 )

Essa va inserita nell’ATTIVO.

Tutte le GRANDEZZE FISIOLOGICHE funzionano con questa struttura. Le più

“interessanti” sono:

- Stock crediti commerciali =

( Fatturato . 1,22 / 360 ) . x 2

dove x è la dilazione di pagamento in giorni che l’impresa concede ai

2

propri clienti.

La differenza tra x e x sta nel fatto che la prima è una decisione

1 2

discrezionale, mentre la seconda io devo essere consapevole che ha

conseguenze in termini di competizione (può darsi che alcuni clienti non

vorranno più lavorare con me).

Qual è il livello giusto del mio magazzino?

- Livello fisiologico dello stock =

( Costi di fornitura annui . 1,22 / 360) . x 3

dove x è la dilazione media che i fornitori concedono all’impresa.

3

- Livello magazzino prodotti finiti =

( Fatturato annuo – al costo - ) / 360 . x 4

Dove x è = T (tempo)

4

- Livello magazzino delle materie prime =

(Consumo annuo di materie prime – al costo )/360 . x 5

Dove x è = T (tempo)

5

Situazione patrimoniale a livello fisiologici: è la situazione patrimoniale IDEALE,

che dipende dalle scelte di x , x ecc

1 2

LE PRINCIPALI RELAZIONI TRA GRANDEZZE ECONOMICHE E PATRIMONIALI

Analisi delle interrelazioni tra le grandezze del conto economico e quelle della

situazione patrimoniale, poichè attraverso la corretta gestione di tali interrelazioni

l’imprenditore può assicurare all’impresa il perseguimento dell’equilibrio

economico ed il costante mantenimento dell’equilibrio finanziario.

(finisci appunti)

LE GRANDEZZE AZIENDALI

Distinguiamo le grandezze in base alla loro natura:

- grandezze flusso:il modo più semplice per riconoscerla è quello il modo

di verificare se la grandezza ha senso per un momento puntuale o per un

orizzonte temporale.: misura il flusso che si è mosso in quell’intervallo, in

riferimento a quella grandezza.

es. Fatturato (flusso di ricavi)

es. Il costo del personale (flusso di costi)

le grandezze che stanno nel CE.

Tutte

Grandezze di flusso non economiche: Costi e Ricavi.

- grandezze stock:quelle entità che permangono nonostante il rinnovo

delle quantità che le compongono. Si tratta di grandezze caratterizzate da

processi di alimentazione e di utilizzazione continui o comunque frequenti.

Io ho sempre risorsa, ma non sarà MAI LA STESSA risorsa (es. banconote nel

portafogli). Possono essere:

- materie prime

- cassa

- stock crediti/debiti commerciali

- grandezze massa: ha funzione asimmetrico. Ne esistono 2 tipologie:

una tantum

- la cui alimentazione avviene e la cui utilizzazione avviene con

processi relativamente continui (es. Impianti)

- la cui alimentazione avviene regolarmente e la cui utilizzazione avviene

una tantum(es. TFR)

In ogni caso sono grandezze per le quali si rileva una asimmetria tra i

processi di alimentazione e quelli di utilizzazione.

Il Conto Economico sono tutti flussi

Lo Stato Patrimoniale è stock

La parte in basso è massa

3.2 Le condizioni di esistenza dell’impresa - le componenti

dell’equilibrio energetico

L’impresa continua ad esistere fino a quando il suo contributo nel contesto

economico/sociale è positivo.La condizione di esistenza è misurabile quando

l’impresa muore.

Noi vogliamo trovare una condizione di esistenza misurabile mentre l’impresa

esiste valutare con una strumentazione che ci consente di poter

poterla

esprimere un giudizio ogni giorno.

Scindiamo il concetto in due condizioni di esistenza diversi, che riguardano due

ambiti diversi:

- equilibrio economico: esprime la capacità dell’impresa di produrre un

surplus di valore.

- equilibrio finanziario: esprime la capacità di adempiere (soddisfo)

puntualmente gli impegni finanziari assunti.

Normalmente non coincidono perché esiste una discrepanza temporale.

Coincidono quando non c’è discrepanza temporale, di conseguenza quando

l’impresa muore.

L’equilibrio finanziario è veramente quello essenziale per la sopravvivenza

dell’impresa. Se non ho la capacità di adempiere gli impegni finanziari 

l’impresa muore.

Se non ho invece equilibrio economico nel tempo eroderò.

Equilibrio Finanziario:“la capacità dell’impresa di far fronte in ogni momento

alle uscite monetarie attraverso le entrate.” Questa condizione esiste nel caso in

cui le entrate al tempo t sono maggiori o uguali delle uscite al tempo t, visto che

t tende a 0 condizione che garantisce l’adempienza agli impegni finanziari

particolarmente forte, poiché non tiene conto dell’eventuale giacenza di cassa

generata nei periodi precedenti. Si ha quindi equilibrio finanziario quando:

“Equilibrio finanziario corrente”

(giacenza di cassa al tempo t-1)+(entrate al tempo t-1) ≥ uscite al tempo t

è una definizione INCOMPLETA. La struttura finanziaria si distingue in 2 parti

(suddivisione serve a garantire la continuità nel tempo dell’impresa):

1. parte corrente: la relazione tra flussi finanziari in entrata e in uscita.

2. parte strutturale: la relazione tra fonti e impieghi di finanziamento.

Anche il capitale si divide in:

- Capitale fisso oppure immobilizzazioni: attività fisse o circolanti

presenti nel capitale dell’impresa per garantirne il fisiologico svolgimento di

un determinato livello di attività ( da non confondere con il concetto di

immobilizzazioni presente in bilancio). Investimenti generano fabbisogno

finanziario strutturale grandezze massa o stock, che si trasformano in

liquidità solo se ci sono riduzioni o cessazioni di attività dell’impresa.

- Capitale circolante oppuredisponibilità:attività fisse o circolanti che

possono essere liquidate subito generano fabbisogno finanziario non

strutturale grandezze massa e stock che vengono impiegate per brevi

periodi.

Natura degli investimenti:

- in Capitale fisso fabbisogno finanziario di lungo periodo

generano

- in Capitale circolante fabbisogno finanziario di breve

generano

durata.

Al contrario, gli investimenti in immobilizzazioni generano un ff strutturale

laddove gli investimenti in disponibilità generano un ff non strutturale.

Struttura finanziaria di un’impresa:

1. investimenti duraturi:attività durevoli in azienda, si prevede l’impiego

per più cicli produttivi. Esprimono un ff strutturale. Sono grandezze massa la

una tantum

cui alimentazione avviene al momento dell’acquisto e il cui

recupero finanziario è realizzato gradualmente tramite l’ammortamento. Nel

corso della vita aziendale si può osservare che il livello complessivo degli

investimenti duraturi è variabile in funzione del livello di attività dell’impresa.

Appartengono investimenti materiali e immateriali.

2. capitale circolante fisiologico (C.C.F.):esprimono un ff di breve

termine ma che nell’insieme esprimono un ff strutturale variabile in relazione

al livello di attività e alle politiche commerciali decise dall’impresa (es.

Crediti commerciali, materie prime, prodotti finiti). L’impresa ripristina

continuamente tali investimenti acquistando MP, concedendo nuovi crediti

alla clientela ecc sorge la necessità di mantenere continuamente tali

investimenti che esprimono ff strutturale anche se si tratta di attività

circolanti a rapido rigiro.

Sono detti anche investimenti a durata indeterminata: esistono finché

l’impresa non riduce o cessa l’attività. Sono investimenti correlati a livello di

fatturato:

- se ricavi , ammontare crediti commerciali concessi , produzione , stock

di materie primi e prodotti finiti , viceversa se il volume d’affari si contrae.

3. investimenti di breve durata:per natura destinati a liquidarsi entro un

arco temporale limitato e derivano da fatti eccezionali o a carattere

transitorio. Sono caratterizzati dalla occasionalità con la quale si manifestano.

Es. investimenti in capitale fisso o circolante. Tipiche cause:

- esigente tecnologiche connesse alla regolarizzazione della produzione

- opportunità commerciali connesse a particolari esigenze promozionali

- intenti speculativi connessi a particolari circostanze di mercato (tipiche di

imprese le cui MP incidono molto nei costi complessivi e i cui prezzi sono

caratterizzati da ampie oscillazioni).

La distinzione tra parte immobilizzata e parte variabile del capitale di

funzionamento non coincide con la classica distinzione rilevante sul piano

formale tra attività a medio e lungo termine e attività a breve, ma si riferisce alla

distinzione tra risorse caratterizzate dalla esistenza permanente e costante

(parte strutturale) oppure occasionale e variabile (parte variabile) all’interno del

SO.

Sistema fisiologicamente equilibrato (p. vista strutturale): il capitale di

funzionamento strutturale sia coperto da fonti a titolo di capitale di rischio o di

credito a medio termine, mentre solo la parte variabile può essere coperta da

passività di breve termine.

Situazione patrimoniale (criteri tradizionali): le passività a medio termine

coprano le immobilizzazioni e quella parte dell’attivo di breve che ha carattere

strutturale. Attivo di breve > Passivo di breve

O Capitale Circolante Netto > 0in cui CCN= attivo di breve –

passivo di breve

Il profilo di Rischio Patrimoniale è condizionato anche dal grado di indipendenza

finanziaria nell’impresa nei confronti di terzi, il rapporto tra mezzi propri e mezzi

di terzi. Se CCN positivo grado di autonomia limitato. La sua continuità

dipende fortemente dagli istituti di credito.

L’equilibrio finanziario si ha, oltre che un CCN positivo, dall’esistenza di un

adeguato livello di capitalizzazione.

Def“L’equilibrio finanziario è la capacità da parte dell’impresa di far fronte in

ogni momento alle uscite monetarie attraverso le entrate, ma conservando un

assetto di struttura finanziaria equilibrato”.

Lo squilibrio finanziario esiste ben prima che si manifesti l’incapacità

dell’azienda di far fronte alle uscite con le proprie entrate poiché questa

incapacità è il risultato del progressivo, antecedente, deterioramento

dell’assetto fisiologico della struttura finanziaria. Ci sono anche particolari

situazioni dove lo squilibrio è “voluto” dall’imprenditore (squilibrio finanziario

controllato).

Equilibrio Economico: creare ricchezza tale da soddisfare le esigenze di tutti i

pubblici d’impresa. Solo in questo caso l’impresa opera in condizioni di EE

riconducibile ad una superiorità dei ricavi sui costi da valutarsi nel

medio-lungo periodo( EE va valutato nel periodo di piano in un’ottica ampia,

che consideri anche i costi futuri, per creare surplus di ricchezza in anticipo ).

Valutazione complessa su 3 dimensioni di analisi:

1. relazione in valore assoluto dei ricavi sui costi nel periodo di piano

oggetto di valutazione: evidenziare il saldo della ricchezza prodotta o

producibile.

2. il livello di intensità della relazione dei ricavi sui costi: cogliere la

forza dell’EE funzione del grado di intensità con cui i ricavi superano i costi.

- EE forte: superiorità dei ricavi sui costi

- EE debole: limitata superiorità dei ricavi sui costi

3. la tendenza nel tempo dell’evoluzione del rapporto tra ricavi e

costi: tendenza

- crescente

- decrescente

- stabile con diversi gradi di intensità di variazione su base annua.

La valutazione consente di cogliere la traiettoria della capacità di generare

valore:

- regimi crescenti situazione positiva con un consolidamento e

progressivo miglioramento del processo di creazione di ricchezza

- regimi decrescenti deterioramento della capacità di generare ricchezza

nel tempo.

Relazione tra Equilibrio Economico ed Equilibrio Finanziario: EE è

cruciale poiché genera l’insolvenza che in seguito ad istanza di fallimento

pregiudica immediatamente la sopravvivenza dell’impresa. La mancanza di EE

ha effetti significativi nel medio-lungo periodo, potendo l’impresa continuare ad

operare anche in caso di reddito annuo disponibile negativo.

Partendo da questa ipotesi, il vertice imprenditoriale fornirà nuove risorse

finanziare dall’assetto proprietario oppure tenderà ad utilizzare fonti di

finanziamento a medio lungo termine, con ripercussioni sul processo di

formazione della ricchezza a causa dell’ovvio incremento degli oneri finanziari.

In casi estremi si ricorre all’indebitamento a breve, più facile da ottenere ma più

rischioso ed oneroso.

La mancanza di EE conduce verso la dissoluzione dell’impresa, fa eccezione

l’ipotesi in cui l’impresa disponga di un assetto proprietario in grado di ripianare

sistematicamente le perdite attraverso l’immissione nell’impresa di nuovi

capitali .Oltre alla condizione di EE ed EF, ci sono altri 2 strumenti importanti:

- Leva operativa: analisi della soglia tecnica. Essa indica il numero minimo

di unità (B.E.P. break evenpoint) che è necessario produrre al fine di coprire

interamente i costi operativi sostenuti dall’impresa. In termini algebrici:

Costi fissi operativi /(prezzo unitario - costo variabile

unitario)

Se il nr di unità individuate non risulta raggiungibile, l’impresa non sarà in

grado di operare con economicità a causa dell’eccessiva incidenza dei costi

fissi operativi. L’imprenditore può agire (soluzioni coerenti nell’insieme!):

1. riducendo il livello dei costi operativi

2. aumentando la base temporale sulla quale ripartire il costo fisso sostenuto

3. aumentando il prezzo unitario di vendita, per generare un margine più

ampio per la copertura dei costi fissi

4. riducendo l’entità del costo variabile unitario, mediante

approvvigionamento e processi produttivi più efficienti

5. trasformando costi fissi in costi variabili mediante l’attività di

decentramento ( alcune fasi fatte fuori, non avrò più un costo fisso da

sostenere ) di alcune funzioni se il prezzo è REMUNERATIVO, sono in

BEP.

La fattibilità di ciascuna soluzione va valutata in funzione delle condizioni di

mercato e del loro impatto successivo. La soglia tecnica è calcolata con

riferimento esclusivo alla Gestione Operativa non sono compresi alcuni

costi, tipo gli oneri finanziari.

L’analisi sui COSTI FISSI si può approfondire considerando le conseguenze

finanziarie: es. ammortamenti.

- costi fissi di origine patrimoniale: Sarà anche

necessario considerare anche gli oneri finanziari che l’impresa sostiene

per il finanziamento delle immobilizzazioni da cui derivano i costi.

es. spese di pubblicità non

- costi fissi di origine non patrimoniale:

capitalizzate. Valuterò, data l’esistenza del gap temporale, il livello di

liquidità necessario al sostenimento delle uscite connesse a tali costi.

devo tener conto

nell’analisi della “fattibilità” se l’analisi di mercato mi da una situazione

sfavorevole, non costruisco l’impresa. Questo strumento è usato anche

durante la vita dell’impresa.

Il problema? Divento sempre meno autonomo e dipendo di più dalle banche.

Oltre all’indebolimento dell’autonomia economica, nel tempo l’altra

grandezza che si modifica è il CCN.

- Leva Finanziaria: consente di dimensionare il livello d’indebitamento

dell’impresa al fine di massimizzare la redditività del capitale proprio (ROE).

L’effetto leva è positivo nel caso in cui:

ROI (redditività capitale investito) > costo dell’indebitamento.

L’impresa avrà convenienza economica ad indebitarsi poiché il

peggioramento del conto economico dovuto al maggior indebitamento è

inferiore al miglioramento del conto economico dovuto all’impiego delle

risorse finanziarie nell’attività produttiva dell’impresa la combinazione dei

due effetti, a parità di altre condizioni, genera una maggiore redditività.

Es. Costo denaro ( 5 ) e ROI ( 4 ) 5-4= -1 ci perdo.

 

Dinamiche conseguenti all’utilizzo della leva:

- se lvl di indebitamento , effetto leva positivo  fino ad annullarsi quando

costo del denaro = ROI

- i periodi di congiuntura economica caratterizzati da costo del denaro

decrescente incentivano, il ricorso all’effetto leva alzando la soglia

d’indebitamento in cui l’effetto leva si annulla

- l’effetto leva incide sull’ EF strutturale dell’impresa,  l’incidenza dei mezzi

di terzi rispetto ai mezzi propri perdita di autonomia finanziaria.

3.3 I principali indicatori per l’analisi sistematica delle

grandezze d’impresa.

ANALISI DI REDDITIVITA’

Bisogna adottare un approccio sistemico, fondato sull’analisi coordinata di indici

e flussi e delle loro interrelazioni. Bisogna analizzare le relazioni tra

competitività, redditività e scelte d’investimento in una visione integrata di

sviluppo aziendale.

Se redditività positiva innesto di circuiti virtuosi di aumento della liquidità,

incrementando la capacità d’investimento nelle aree gestionali.

Se redditività negativa della liquidità e della capacità dell’impresa

contrazione

di sostenere strategie di mantenimento della capacità competitiva.

Analisi di redditività riclassificazione dei bilanci che consente di evidenziare il

contributo delle diverse gestioni aziendali alla formazione del reddito netto

aziendale.

Grandezze reddituali in forma “scalare”:

1. VALORE AGGIUNTO: deducendo dai ricavi netti di vendita i costi relativi ai

FP acquisiti all’esterno dell’impresa e le variazioni nelle rimanenze di MP,

semilavorati e PD finiti.

2. MARGINE OPERATIVO LORDO: valore aggiunto – costi del personale ed i

relativi accantonamenti a fondi

3. Margine operativo lordo – ammortamenti reddito operativo della

gestione caratteristica.

Sottraggo anche gli oneri REDDITO OPERATIVO

4. La differenza tra reddito operativo e REDDITO NETTO scaturisce dall’effetto

gestione finanziaria, gestione straordinaria gestione fiscale.

della della e della

ROE (Return on Equity): indicatore di redditività globale d’impresa. Può

essere interpretato come tasso di redditività del CAPITALE PROPRIO ed indica il

livello a cui viene commisurata la base di remunerazione del capitale proprio

acquisito dall’impresa.

Contenuto informativo: quanto mi rende 1€ che io investo nel capitale proprio

dell’azienda? Se ROE=3% Investo 1, Genero 3€.

RN Reddito Netto

ROE = =

N Mezzi Propri

Il ROE risulta dal rapporto tra una misura del flusso di reddito generato

dall’investimento in un arco temporale dato e il capitale investito l’indicatore

è

che più interessa i conferenti di capitale di rischio per una valutazione sintetica.

Il ROE viene di norma separato in tre fattori componenti:

RN RO K RN

× ×

ROE = =

N K N RO

Il RN riassume:

- RN generato da Gestione operativa RO

- Risultati della gestione finanziaria K

- Provenienti legato alla Gestione Patrimoniale e degli oneri dovuti alle

scelte di politica fiscale RN

Il ROI può essere inadeguato in base alla serie storica, o confronto con i

competitor: RO V

×

ROI= ( moltiplico per V, vendite)

V K

- ROS (Return on Sales): quante mie vendite riesco a trasformare in Reddito

Operativo

- TURN OVER: è un indice di rotazione misura quante volte il capitale

investito viene rigenerato dal capitale di vendita più è alto, meglio è.

METODI PER LA VALUTAZIONE DEI PROGETTI D’INVESTIMENTO

INDUSTRIALE

Attuare un processo di sviluppo modificare il sistema delle capacità aziendali

attraverso investimenti che rappresentano le modalità operative attraverso cui il

vertice imprenditoriale intende modificare la struttura aziendale. L’analisi sulla

fattibilità dell’investimento verte sulla comparazione differenziale tra i flussi in

uscita ed i flussi monetari attesi futuri allo scopo di appurare il risultato

finanziario complessivo dell’investimento.

Metodi tradizionali di valutazione degli investimenti:

1. ROI di progetto:il rendimento medio contabile (RMC) è misurato come:

Redditomedio annuo

Capitale investito medio annuo

I profitti medi futuri derivanti dal progetto, al netto di ammortamenti e imposte,

vengono rapportati al valore contabile medio dell’investimento il rapporto

viene confrontato col ROI calcolato a livello di impresa e con altri valori di

riferimento. I difetti del metodo ROI:

a. il RMC non considera né la distribuzione temporale dei flussi, né il valore

finanziario del tempo ROI trascura il costo opportunità del capitale.

b. RMC si basa su un criterio puramente reddituale

c. Il valore dell’investimento dipende dai principi contabili adottati

d. RMC non considera rischio e contributo dell’investimento al valore

d’impresa.

2. Paybackperiod: tempo necessario affinché i flussi di cassa cumulati =

l’investimento iniziale. Più è alto il PBP, maggiore è il rischio

dell’investimento. I limiti del PBP sono:

a. il metodo del tempo di recupero non considera i flussi di cassa successivi

al PBP

b. non viene tenuto in conto il valore finanziario nel tempo del capitale

investito

c. non misura il rendimento dell’investimento. Fornisce una stima del rischio

dell’investimento fondata sull’ipotesi di una relazione diretta tra tempo di

recupero e rischio.

tiene conto del valore finanziario del tempo (t) e del costo del capitale (i).

Metodi finanziari di valutazione degli investimenti:

Non si basano esclusivamente sull’analisi dei flussi di cassa, ma considerano i

flussi di cassa incrementali, al netto delle imposte e al lordo della gestione

finanziaria.

1. Valore attuale netto (VAN): esprime la ricchezza creata o distrutta dal

progetto in unità monetarie. Se VAN positivo il progetto libera flussi di

cassa sufficienti a ripagare i finanziatori e genera un surplus di ricchezza

disponibile per l’impresa. Esso deriva dalla somma algebrica di tutti i flussi di

cassa attualizzati, generati dal progetto considerato:

i = tasso di sconto

F = flusso di cassa al tempo t

t

n = durata complessiva dell’investimento

Il tasso di sconto esprime il costo medio ponderato del capitale è funzione

del costo delle singole forme di finanziamento d’impresa. La relazione tra

tasso di sconto e VAN è centrale nell’applicazione dei metodi finanziari in

generale. Al  i, VAN sino a passare in terreno negativo.

Additività del valoreVAN = VAN + VAN

a+b a b

Valore differenziale di due progetti - VAN = VAN

VAN a b a-b

2. Tasso interno di rendimento (TIR): rende identici i valori dei flussi

(i*).

positivi e negativi si un progetto Al tassi i*, il VAN = 0.

Il TIR rappresenta il costo massimo della

raccolta che un progetto può sopportare,

affinché permanga la sua convenienza

economica.

Convenienza economica rendimento lordo di un progetto di investimento

lordo perché non viene considerato il costo delle risorse utilizzate.

Svantaggi del TIR comparato al VAN:

a. non dice quale sia il valore creato dall’investimento non aiuta a decidere

tra investimenti

b. è implicito che i flussi liberato dal progetto vengano reinvestiti ad un tasso

pari al TIR

c. non fornisce un valore unico data la funzione può incrociare l’asse delle

ascisse più volte

d. non gode della proprietà additiva

PARTE IV: IL GOVERNO D’IMPRESA: LE PRINCIPALI DECISIONI

IMPRENDITORIALI

4.1 L’attività decisionale del vertice imprenditoriale: un modello

interpretativo

Visione “per assetti costitutivi di base” assetto imprenditoriale rappresenta il

vero motore dell’attività dell’impresa.

Decisioni imprenditoriali possono essere distinte in 2 fondamentali aree

decisionali (macro-classi) esse comportano interventi significativi sui caratteri

della struttura aziendale:

- decisioni strategiche: decisioni fondamentali dalle quali discende il

patrimonio di capacità proprie degli apparati aziendali; il “modo di essere”

dell’impresa nell’ambiente.Esse riguardano direttamente l’impostazione ed il

governo dei processi di sviluppo aziendale. Altrettanto diretto è il

collegamento con la funzione “politica” e la capacità di formulare obiettivi di

sviluppo realistici e di governare le tensioni che inevitabilmente emergono

nelle fasi di cambiamento.

- decisioni funzionali di rilievo imprenditoriale: scelte non meno

rilevanti di quelle strategiche, ma che assumono egualmente rilievo per il

vertice aziendale in ragione della loro natura interfunzionale. Nel dettaglio

saranno individuate le decisioni gestionali riferibili alle aree:

- dell’organizzazione

- della produzione

- del marketing

- della finanza

- dell’informazione

4.2 I poli di attenzione

Vengono individuati degli obiettivi di fondo ai quali le scelte imprenditoriali

devono far riferimento. Vengono individuate delle problematiche che vanno a

definire dei poli di attenzione che il vertice imprenditoriale deve tener sotto

controllo. Si dividono in 3 categorie:

- Sicurezza: contenimento del rischio associato all’esercizio dell’attività di

impresa. Il rischio è quello di insolvenza, dal momento che è dal fronte

finanziario che arrivano i maggiori problemi.

Ricerca della sicurezza valutare l’impatto di ogni decisione sul piano del

mantenimento di un adeguato EF. I principali indicatori sono relativi alla

gestione dei flussi di cassa e della struttura del capitale di finanziamento. Più

è elevato il livello di capitalizzazione, meno è l’indebitamento.

- Forza: capacità di sviluppare e mantenere una posizione di forza nel

rapporto con i clienti e nella padronanza degli sviluppo della tecnologia. La

forza dell’impresa si divide in:

- Potere di mercato a 3 elementi fondamentali: fedeltà della

collegato

clientela; immagine dell’impresa; quote di mercato. Tutti definiscono il

grado di “potere contrattuale”. Un soddisfacente potere è legato alla

capacità di definire obiettivi realistici e strategie coerenti.

- Potere tecnologicoriconducibile al tasso di sostituzione degli impianti.

Sul piano operativo, lo sviluppo e la difesa di un potere tecnologico passa

attraverso la capacità di presidiare costantemente il campo della ricerca e

dello sviluppo tecnologico su 3 fronti: ricerca (svolta all’interno

dell’impresa o in laboratori controllati); sviluppo della tecnologia (proposti

da imprese fornitrici); ricerca svolta da centri indipendenti (università).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GeorgePatru di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Moliterni Rocco.

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