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Appunti economia delle relazioni industriali

Smart working

Il progresso tecnologico e il progresso delle organizzazioni aziendali ha fatto sì che si siano creati gli smart working, ovvero i lavori agili che offrono al lavoratore la possibilità di organizzare la giornata di lavoro facendola coincidere con la vita privata che viene quindi scandita unicamente da un obiettivo indicato dall’azienda. Gli orari saltano e viene data al lavoratore la responsabilità di autorganizzarsi.

Job-sharing

Indica il lavoro ripartito ovvero una coppia di persone può assumere un’unica obbligazione lavorativa e si divide la retribuzione che viene calcolata a saldo. Nell’ambito delle relazioni industriali, il negoziato parte da una piattaforma rivendicativa promossa nei confronti del datore di lavoro da parte delle rappresentanze sindacali dei lavoratori.

Modello di relazioni industriali input/output

Fox e Flanders proposero il modello di relazioni industriali input/output che prevede l’immissione dei conflitti in input da parte di una delle due parti che intende rompere l’equilibrio per l’insorgere di una nuova necessità. Tale modello si articola in tre fasi:

  • Prima fase: Prevede la rottura dell’equilibrio e la presentazione della piattaforma rivendicativa allo scopo di ottenere una serie di concessione da parte delle federazioni (quindi nel caso della metalmeccanica FIOM, FILM e UIL rispettivamente per CGIL, CISL e UIL). Il processo inizia dunque con la presentazione del documento detto piattaforma rivendicativa. Dal 2001 a oggi la CGIL ha presentato piattaforme rivendicative in autonomia, mentre CISL e UIL ne presentavano una in comune. Solitamente però la piattaforma è unitaria, in quanto rafforza anche la capacità di contrattazione del sindacato. La piattaforma viene presentata in coincidenza con la scadenza del contratto collettivo precedente. I datori di lavoro sono rappresentati dalla Federazione dei datori di lavoro (Federmeccanica). Chiaramente la bassa inflazione ha disinnescato negli ultimi anni la richiesta di aumenti salariali e il CCNL si è sostanzialmente concentrato sull’ambito dei diritti. Nella normalità dei casi i datori di lavoro respingono con forza la richiesta e manifestano l’indisponibilità a trattare, il che però sancisce l’avvio delle trattative informali che portano poi alla trattativa formale per cercare di individuare quali sono i punti salienti della piattaforma rivendicativa.
  • Seconda fase: La fase intermedia (o di processo) che è costituita dal conflitto. Il conflitto è inevitabile e parte dalla negoziazione. Nella fase di processo c’è la possibilità che il sindacato proclami lo sciopero cui segue solitamente un riavvicinamento tra le parti.
  • Terza fase: Quella dell’accordo sindacale che può essere di livello nazionale oppure integrativo aziendale, i temi della formazione o sulle politiche attive. L’esito è la condivisione di un assetto formativo. Negli ultimi anni, per evitare la dirompenza dei conflitti, si sono messi a punto enti bilaterali con lo scopo di togliere alcune materie dalla logica del conflitto come per esempio i fondi per finanziare la formazione dei lavoratori dell’industria (FONDIMPRESA). La formazione è divenuta infatti un qualcosa da gestire congiuntamente tra Confindustria e le Confederazioni, non è oggetto di contrattazione. Altro esempio è la previdenza complementare: lavoratori e imprese si affidano a Fondazioni con un CdA composto da esponenti di impresa e sindacato. Ultimo esempio sono di fondi di sanità integrativa. Ciò che in generale emerge è che un sistema di relazioni industriali è tanto più efficiente quanti più accordi produce.

Valutazione delle performance del lavoratore

Nell’ambito della valutazione delle performance del lavoratore, una scarsa applicazione può essere rilevante nell’ambito della fattispecie di inadempimento dell’obbligazione di lavoro da parte del lavoratore che può essere anche sanzionato, posto che quest’ultima costituisce una sconfitta per l’impresa stessa, incapace di aver stimolato (e selezionato) adeguatamente il lavoratore.

Industry 4.0

Quando parliamo di Industry 4.0 intendiamo l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione per migliorare l’efficienza del sistema produttivo e rappresenta certamente una notevole sfida nell’ambito della digitalizzazione dell’industria italiana che già sconta un notevole ritardo. Il piano Industry 4.0 si colloca nell’ambito della più ampia strategia chiamata Agenda Digitale, che l’Italia sta portando avanti da ormai qualche anno, nel tentativo di informatizzare l’economia e la Pubblica Amministrazione. La digitalizzazione della PA è particolarmente importante in quanto se questa è più semplice ed accessibile, i servizi erogati alle imprese sono migliori e l’intera economia ne trae beneficio. L’avvento di Industry 4.0 necessiterà ovviamente di lavoratori altamente qualificati allo scopo di garantire il corretto funzionamento di un sistema di imprese interconnesse efficiente ed efficace.

Cyber-security

Tra i vari settori di Industry 4.0 è rilevante soprattutto la cyber-security, ovvero tutte quelle tecniche che hanno lo scopo di tenere segreti i brevetti o qualunque altra informazione custodita dall’azienda. Si tratta di sistemi di controllo sui dipendenti e/o sugli esterni per evitare lo spionaggio industriale sul patrimonio aziendale.

Rapporti tra sistemi di relazioni industriali e lo Stato

I rapporti tra le forze sindacali e il Governo sono notevolmente cambiati nel corso degli anni: prima del fascismo l’azione sindacale era tollerata, per poi essere vietata dal regime. Tuttavia, oltre alla regola scritta, risultano particolarmente rilevanti gli atteggiamenti posti in essere dai governi. La tradizione socialdemocratica abbraccia tradizionalmente l’impostazione della concertazione, ovvero quel modus operandi volto al raggiungimento di un accordo il più possibile condiviso da tutte le parti che siedono al tavolo. La stagione dei governi liberali (o liberisti) tendeva invece a un approccio che lasciava poco spazio alla condivisione, i sindacati sono solitamente esclusi dalla stesura di accordi o leggi rilevanti della materia. La tendenza è quindi quella di firmare “con chi ci sta”.

Le riforme del lavoro sono solitamente contrattate con le parti sociali nella fase di stesura dei decreti delegati, in seguito all’approvazione di una legge delega piuttosto generale da parte del Parlamento. Lo stesso Jobs Act è formato da una serie di decreti legislativi delegati successivi all’approvazione della legge delega da parte del Parlamento.

Molto spesso la legge interviene a regolare fenomeno che sono già da tempo presenti e attivi nella realtà: è il caso di quanto previsto dall’articolo 8 del decreto legge n. 138/2011 che introdusse i contratti di prossimità con la possibilità di derogare in peggio i CCNL e la legge, secondo quanto già previsto in precedenza dal contratto riguardante la chimica.

Crisi del sindacato

Il Sindacato attraversa negli ultimi anni una forte crisi di fiducia, rappresentatività e consenso. Il termine sindacato viene dal termine francese che indica il “mettere in dubbio” ed è ovviamente utilizzato per la rappresentanza aziendale. Le prime definizione di sindacato vengono da Inghilterra e Francia. Nella definizione inglese si evidenzia il ruolo del sindacato nell’ambito del contratto collettivo, mentre la definizione francese è più generica ed attiene alle associazione che difendono i diritti dei lavoratori anche non nell’ambito della contrattazione collettiva.

La rappresentatività del sindacato si misura sul numero di iscrizioni, e quindi sui contributi ricevuti dai lavoratori (o dai pensionati). Il sindacato agisce in nome e per conto del lavoratore, anche se a volte può agire anche nell’interesse del singolo lavoratore (procedimenti disciplinari). L’azione sindacale però riverbera i propri effetti anche nei confronti dei non iscritti al sindacato, ad esempio nel momento in cui il CCNL è efficace anche nei confronti dei lavoratori non iscritti al sindacato.

In questo momento la crisi di rappresentatività è un tema fortemente sentito dall’opinione pubblica, il che è stato sottolineato dall’assenza dal tavolo dei sindacati nell’ambito della stesura del Jobs Act sigillato dal “ce ne faremo una ragione” del Presidente del Consiglio riguardo alle proteste riguardanti l’assenza della concertazione. Lo zoccolo duro degli iscritti al sindacato lo abbiamo nel settore della metalmeccanica, tra i maggiori esponenti della cittadella degli insider, ovvero tra coloro che sono protetti dalle tutele del contratto a tempo indeterminato.

La rappresentatività incide ovviamente sul numero di iscritti, che a sua volta influisce sulla capacità del sindacato di predisporre strutture più o meno autonome che si occupano della contrattazione collettiva. Poste, TLC e grafici hanno organizzazioni sindacali autonome. In generale la crisi del sindacato ha costretto le maggiori sigle ad accorparsi in un’unica sigla che si occupa di più settori economici, a volte anche piuttosto diversi tra di loro.

La CGIL è oggi il sindacato maggioritario con 5.600.000 iscritti (2014), la CISL 4.500.000 e la UIL 2.200.000. Una tendenza per tutte le confederazioni è il calo degli iscritti. Un dato interessante da segnalare è l'articolazione interna degli iscritti: ciò che emerge è che la prevalenza degli iscritti CGIL sia di pensionati (lo SPI), tanto che molti stanno prospettando che nel 2016 la CISL supererà la CGIL per quanto riguarda i lavoratori attivi. Sono soprattutto i giovani ad essere disincantati.

Organizzazione del sindacato

  • Sindacato di mestiere: È caratterizzato dall’altissima specializzazione dei suoi aderenti, come nel caso dei piloti o dei controllori di volo.
  • Sindacato di categoria o industriale: Raggruppa i lavoratori di uno stesso settore economico; dagli operai ai quadri impiegati in un’azienda di un determinato settore economico. Ad esempio la FIOM ha iscritti dagli operai della catena di montaggio ai quadri impiegati in Brembo, Fiat, Lamborghini e tutte le altre aziende metalmeccaniche. È il modello attualmente dominante in Italia.
  • Sindacato generale: Sono le Confederazioni. È una forma che nel nostro ordinamento si organizza come associazioni di secondo livello (associazioni di associazioni). Il singolo lavoratore non aderisce al sindacato generale (CGIL, CISL o UIL), ma dà la delega sindacale al sindacato di categoria. Storicamente la CGIL ha una componente storicamente comunista, la CISL ha avuto forte aderenza al partito della Democrazia Cristiana, mentre la UIL ha diverse anime (socialista craxiana, socialdemocratica e repubblicana).
  • Sindacato d’impresa: È un modello estraneo all’Italia. Ha molta fortuna in Sud America o in Giappone.

C'è una struttura orizzontale e una verticale. La struttura orizzontale si basa su un criterio territoriale, quella verticale sul criterio della categoria sindacale. Quella prevalente è la struttura verticale, quella orizzontale ha un ruolo più marginale.

Al vertice ci sono le Confederazioni, struttura intercategoriale all'interno della quale confluiscono le federazioni e ha il compito di aggregare e coordinare gli interessi delle varie categorie facendo convivere interessi che altrimenti sarebbero particolaristici. Al livello inferiore c'è la federazione nazionale di categoria, la struttura più importante del sindacato che rappresenta l'interesse dell'intera categoria professionale a livello nazionale. (FIOM nel caso della Metalmeccanica, SLC per le TLC e FILCTEM per la Chimica). Le federazioni possono essere associazioni autonome o dipartimenti/uffici della confederazione se gli iscritti sono pochi. Anche la federazione di categoria è un’associazione di secondo livello (quindi sia FIOM che CGIL Roma sono soci e aderenti della CGIL Nazionale). La funzione storica delle federazioni di categoria è quella di firmare il CCNL.

Articolazioni ulteriori riguardano le strutture regionali, provinciali e alla base la struttura dei luoghi di lavoro (R.S.A.-R.S.U.). La struttura orizzontale vede sindacati svilupparsi su base territoriale ed intercategoriale: struttura regionale intercategoriale e struttura territoriale intercategoriale (CGIL: Camere del Lavoro; CISL: Unioni sindacali territoriali; UIL: Camere Sindacali). Ad esempio, la Camera del Lavoro di Roma rappresenta lavoratori della Provincia di Roma. Hanno per lo più compiti di coordinamento interno ed elaborazione linee guide per tutte le categorie che aderiscono alla federazione sul medesimo territorio. Si occupano prevalentemente delle crisi aziendali e delle c.d. trasformazioni (cessioni di rami d’azienda come nel caso dei call center, chiusura attività o appalti riguardanti attività del ramo d’azienda chiuso). Ognuna di queste attività richiede la comunicazione ai sindacati, così come nel caso di messa in mobilità, CIG o licenziamenti, in modo che si possa tentare di trovare un accordo. La struttura orizzontale, che assume solitamente un livello provinciale, ha un ruolo importantissimo in quanto siede quasi sempre al tavolo di scontro o comunque di opposizione rispetto ad azioni che hanno incidenza negativa sui lavoratori; la fase propositiva di contrattazione, stesura e firma del CCNL è affidata alle federazioni.

Associazionismo degli imprenditori

L'associazionismo degli imprenditori nasce in reazione al sindacato dei lavoratori. Se i lavoratori si organizzano in confederazioni, il sindacalismo degli imprenditori si organizza in base ai grandi settori dell'economia, ossia in base ai grandi settori merceologici in ragione della natura pubblica e privata dei datori di lavoro. Come sotto articolazione ci sono associazioni imprenditoriali che si organizzano in base alla dimensione delle imprese che rappresentano.

Le principali confederazioni imprenditoriali sono Confindustria (rappresenta imprese manifatturiere e dei servizi), Confartigianato/CNA, Confagricultura, Confapi, Coldiretti, Associazione R.ETE. Imprese Italia, Confcommercio/Confesercenti. R.ETE Imprese Italia nasce nel 2010 ed è un organismo di rappresentanza unitaria delle cinque principali rappresentanze delle micro-imprese. Anche queste confederazioni sono formate da federazioni: Confindustria ha circa 12 federazioni di settore al proprio interno (Federmeccanica, Federchimica). Soggetti che stipulano contratti collettivi (CCNL): sono le federazioni nazionali di categoria per i lavoratori, e di settore per i datori di lavoro.

Somministrazione di lavoro o interposizione nei rapporti di lavoro

Fino al 1997 l’interposizione nei rapporti di lavoro era vietata dalla legge. Quando pensiamo all’interposizione ovviamente pensiamo al fenomeno del caporalato. L’interposizione fa pensare a una vera e propria gestione dell’intermediario che recluta, paga e indirizza il lavoratore. Nel 1997 col Pacchetto Treu si è preso dagli Stati Uniti che individua determinati soggetti che possono interporsi tra il datore di lavoro/azienda utilizzatrice e il lavoratore. Nacquero quindi le imprese di fornitura di lavoro a termine andando quindi a costituire e regolare il c.d. lavoro interinale. Nel 2003 sarà la Legge Biagi a porre i suoi effetti nel mercato del lavoro italiano. Il sindacato accompagnò l’introduzione del lavoro interinale e dell’intermediazione di soggetti privati quali le Agenzie per il Lavoro, probabilmente anche per l’alto tasso di disoccupazione di quell’epoca. Tuttavia, un’ampia componente della CGIL lo contrastò sin dall’inizio.

La Riforma Biagi assegna alle Agenzie per il Lavoro la possibilità di intervenire in tutti i settori, anche in quello della ricerca & selezione e dell’outplacement. La CGIL si oppose fortemente alla Legge Biagi e contrastò con forza lo staff-leasing, ovvero il “noleggio” a lungo termine di lavoratori attraverso la somministrazione di un lavoratore a tempo indeterminato. L’opposizione fu giustificata sostenendo che tale forma contrattuale avrebbe aperto le porte a un processo di destrutturazione dell’impresa.

La somministrazione di lavoro è stata per le imprese un ottimo strumento di flessibilità e capace di limitare il contenzioso legale (lo stesso non si può dire per il ricorso al contratto a tempo determinato), per i lavoratori ha significato da un lato maggiore accessibilità al mercato del lavoro e dall’altro un maggiore precariato. È stato tuttavia un notevole veicolo per il reinserimento nel mercato del lavoro per disoccupati di lungo termine.

Le Agenzia per il Lavoro hanno un loro fondo per la formazione detto FORMATEMP. L’accesso a questo fondo, a differenza di quanto previsto per l’accesso a FONDIMPRESA gestito da Confindustria e le maggiori confederazioni che necessita di un accordo sindacale, è notevolmente più semplice in quanto non è previsto alcun accordo sindacale.

Libertà sindacale e Articolo 39 della Costituzione

“L’organizzazione sindacale è libera”, così recita l’articolo 39 della Costituzione della Repubblica italiana. La disposizione ha carattere immediatamente precettivo, ovvero è immediatamente applicabile in quanto non necessita di...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher boldrinit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle Relazioni Industriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Brignone Alessandro.
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