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Appunti di economia aziendale basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Parolini dell’università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - Unimore, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e finanza. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Economia aziendale docente Prof. C. Parolini

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ESTRATTO DOCUMENTO

IL SOGGETTO ECONOMICO IMPROPRIO

Nella realtà accade spesso che l’insieme delle persone che dovrebbero

esercitare il governo economico (il soggetto economico) non coincide con

l’insieme di persone che di fatto esercitano il governo economico. I casi più

frequenti nelle imprese sono che:

il governo è esercitato da insiemi di persone che non

o rappresentano l’intero soggetto economico, ma solo una parte di

esso, un suo sottoinsieme (es. azionisti di controllo trascurando

quelli di minoranza)

Il governo è esercitato da insiemi di persone che non fanno parte

o del soggetto economico, qui entriamo nell’ambito dell’illegalità.

(es. esponenti politici o mafiosi che vogliono interferire nelle

strategie di un’impresa)

Nei casi precedenti si parla di soggetto economico improprio.

Si tratta di una situazione potenzialmente pericolosa per l’impresa, spesso

non convenienti, e certamente iniqua a livello di sistema.In un caso di debito

di un’azienda in tempo di crisi verso una banca quest’ultima può a fronte del

suo investimento di capitali non rimborsati, richiedere di avere un posto nel

consiglio di amministrazione per controllarne dall’interno l’operato.

L’ASSETTO DI GOVERNO DELLO STATO

Lo Stato si articola in complesse strutture di istituti pubblici, tra cui hanno

particolare rilievo le articolazioni territoriali: Stato, Regioni, Province, Comuni.

L’ordine economico di tali istituti è definito azienda composta pubblica. Sono

membri dell’istituto e portatori di interessi istituzionali tutti i cittadini membri

dello Stato. Sono membri del soggetto economico tutti i membri della

collettività e coloro che prestano lavoro nelle aziende composte pubbliche

I fini economici istituzionali delle aziende composte pubbliche dipendono da

come lo configuro e possono essere: – Il soddisfacimento dei bisogni pubblici

di tutti i membri della collettività – La remunerazione del lavoro dei prestatori

di lavoro

Il governo economico si esercita in via indiretta per mezzo di organi collegiali i

cui membri sono scelti tramite elezione (ruolo politico). La distinzione e

l’integrazione di ruoli politici e ruoli economici si attua: 1) A livello di struttura

42

complessiva dell’amministrazione pubblica. 2) A livello di singoli istituti

dell’amministrazione pubblica

L’ASSETTO DI GOVERNO DEGLI ISTITUTI NONPROFIT

Negli istituti non-profit il soggetto d’istituto può far capo a tre categorie di

soggetti:

– Gli associati delle associazioni chiuse ed aperte

– I donatori privati e pubblici – I prestatori di lavoro

Sono interessi istituzionali economici:

– Le attese di soddisfacimento dei bisogni comuni degli associati

– Le attese di rimunerazione dei prestatori di lavoro non volontario

Sono interessi istituzionali non economici quelli dei donatori

In definitiva, negli istituti non-profit l’insieme delle persone che compone il

soggetto d’istituto può essere notevolmente diverso (molto più ampio) rispetto

a quello che compone il soggetto economico

CAPITOLO DICIASSETTE

Le Scelte di Assetto Istituzionale

INCERTEZZA, LIBERTÀ, EQUITÀ (1)

• Le scelte di assetto istituzionale determinano la configurazione

fondamentale di un istituto, in quanto portano a decidere:

– chi ha il diritto e il dovere di governare l’istituto, fissandone gli obiettivi,

prendendo le scelte ultime, decidendone l’eventuale cessazione;

– chi ha il diritto-dovere di ricevere i risultati reddituali dell’istituto e di disporre

del patrimonio dello stesso;

– come si configurano gli organi di governo economico e di controllo del

governo economico;

– se e con quali altri istituti si instaurano relazioni “istituzionali”.

INCERTEZZA, LIBERTÀ, EQUITÀ (2).

43

• I sistemi economici sono molto complessi, dinamici, incerti, ambigui; in molti

aspetti sono sistemi poco trasparenti.

• In tali contesti è impossibile decidere e valutare con precisione quali sono i

contributi e quali le ricompense di ciascun soggetto.

• I vari soggetti si presentano con differenti competenze, valori, energie,

propensioni al rischio, patrimoni economici e relazionali, basi di potere.

• Gli assetti istituzionali devono essere progettati in modo tale che: a. sia

favorita la massima libertà e varietà di espressione delle persone; b. si

produca un senso di sostanziale equità; c. il costo delle soluzioni adottate sia

contenuto

I DIRITTI DI PROPRIETÀ NELLE IMPRESE

Assegnare i diritti di proprietà in un istituto significa decidere a chi spettano i

diritti di:

– governare l’istituto fissandone gli obiettivi e prendendo le decisioni ultime,

inclusa l’eventuale decisione di cessazione della vita dell’istituto; – ricevere i

risultati reddituali dell’istituto e disporne; – disporre della destinazione del

patrimonio dell’istituto nel corso del suo svolgersi e in occasione

dell’eventuale cessazione.

• L’impresa nella quale i diritti di proprietà fanno capo ai conferenti di capitale

di rischio viene qualificata come “impresa capitalistica”.

• L’impresa capitalistica è la forma dominante, ma non mancano insiemi

talvolta numerosi di assetti proprietari differenti.

COSTI DEL MERCATO E DELLA PROPRIETÀ (1)

• Impostazione di tipo contingency. • I diritti di proprietà fanno capo ai

patron, cioè a una delle categorie di persone che interagiscono con l’impresa.

• Ciascun patron sostiene costi di market contracting e costi di ownership.

Costi di market + Costi di = Costi di contracting ownership transazione

I COSTI DEL MERCATO E DELLA PROPRIETÀ (2)

• Costi di market contracting. – forza contrattuale – investimenti specifici –

asimmetria informativa

• Costi di Ownership – costi di monitoring – costo delle decisioni collettive –

costi di assunzione del rischio 44

• La soluzione più efficiente è quella che minimizza il totale dei costi di

transazione sostenuti da tutti i patrons, ossia dei costi di ownership sostenuti

dai proprietari e dei costi di market contracting sostenuti da tutti i patrons

(Inclusi i proprietari).

ARCHETIPI DI ASSETTI PROPRIETARI (1)

• Si identificano le seguenti classi di imprese distinte per assetto proprietario:

– imprese ad assetto proprietario capitalistico

– imprese ad assetto proprietario non capitalistico

– imprese ad assetto proprietario misto

– imprese con diritti proprietari limitati.

ARCHETIPI DI ASSETTI PROPRIETARI (2)

• Nell’ambito del modello generale delle imprese capitalistiche si distinguono

importanti fattispecie in

relazione al grado di

concentrazione del capitale

di rischio, alla natura

pubblica o privata dei titolari

di capitale di rischio e alla

distribuzione dei diritti di voto

e rimunerazione. • Nelle

imprese ad assetto

proprietario non capitalistico i

diritti di proprietà non sono

assegnati ai conferenti di

capitale di rischio ma ad altre

categorie di soggetti (che

possono

contemporaneamente

essere conferenti di capitale

di rischio). • Fra le imprese ad assetto proprietario misto, si distinguono quelle

imprese nelle quali i diritti di proprietà sono ripartiti tra i conferenti di capitale

di rischio e i prestatori di lavoro. • Nelle imprese a diritti di proprietà limitati i

diritti di governo sono in misura rilevante esercitati da soggetti esterni

all’impresa. Esempio di Società

45

Comitato controlli interni è anche Comitato Rischi e Parti correlate

CAPITOLO CINQUE

L’Economicità

EQUILIBRIO ISTITUZIONALE

Economicità è la capacità che di un istituto di raggiungere molteplici equilibri

contemporaneamente (Eq. monetario, remunerazione congrua, etc).

L’equilibrio economico porta a uno istituzionale.

Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i membri del soggetto di istituto:

• condividono i valori e gli obiettivi che ispirano la vita dell’istituto, le sue

strutture e modalità di governo, le logiche organizzative;

• ricevono ricompense e benefici giudicati equi rispetto ai contributi forniti.

Una mancata economicità può mettere sotto pressione il soggetto economico

perché non ritengono le ricompense ricevute eque a quanto dato. Quando

un’impresa agisce con Economicità è meno probabile che si manifestino

situazioni di soggetti economici impropri. Equilibrio economico non

corrisponde sempre all’equilibrio istituzionale, nelle aziende quasi sempre,

nelle famiglie più spesso. L’equilibrio economico è condizione necessaria e

non sufficiente equilibrio economico e istituzionale sono interconnessi, ma

non sincroni.

L’equilibrio istituzionale è di

lungo periodo ed è

caratterizzato da:

• durabilità (le persone che

partecipano alla vita degli

istituti si attendono che

l’istituto perduri nel tempo;

gli istituti nel tempo 46

accumulano patrimoni di relazioni e di competenze che sono relativamente

indipendenti dalle persone). Se un’impresa funziona bene e produce un bene

che viene richiesto è più durevole.

• autonomia (libertà di scegliere i propri fini e le proprie modalità di governo).

Economicità è il presupposto dell’autonomia. Copertura può essere da parte

di terzi, diretta o indiretta.

Copertura diretta: Io copro la inefficienza con mezzi propri.

Copertura indiretta: Es intervento dello stato

Copertura da parte di terzi: Se ho un monopolio le inefficienze vengono

compensate aumentando il prezzo del bene quindi chi paga sono i soggetti

terzi; se ad esempio produco con un impianto inquinante e non ci sono leggi

ma io so di inquinare sto scaricando sui terzi ovvero sui cittadini la mia

inefficienza sono loro che pagano.

Se effettuo una copertura diretta sono autonomo, se invece la copertura è

indiretta o da parte di terzi la situazione oltre che ad essere precaria rende la

economicità

mia impresa in-autonoma. Si ha equilibrio economico, ossia ,

quando l’istituto nel suo insieme è in grado di attrarre risorse sufficienti per

remunerare tutte le condizioni di produzione e di consumo utilizzate per

svolgere le proprie combinazioni economiche. In quanto condizione di vita

degli istituti, l’economicità è contemporaneamente un principio ed un obiettivo

fondamentale di buon governo degli istituti.

Il principio di economicità si declina in due forme complementari:

1 perseguimento di fini economici istituzionali

• imprese: rimunerazioni monetarie e di altra specie per i prestatori di lavoro e

per i conferenti di capitale di rischio;

• famiglie: appagamento dei bisogni delle persone che le compongono;

• stato: appagamento dei bisogni di beni pubblici dei cittadini e

remunerazione dei prestatori di lavoro  per la prof no;

• istituti non profit: appagamento dei bisogni di varie categorie di associati e

fruitori e remunerazione dei prestatori di lavoro.

2 rispetto simultaneo di un insieme di condizioni di svolgimento

dell’attività economica.

Nelle imprese tale principio si declina in quattro condizioni fondamentali da

rispettare: 47

– equilibrio reddituale – efficienza e flessibilità

– congruità delle remunerazioni – equilibrio monetario

1 ECONOMICITA’ DELLE IMPRESE EQUILIBRIO REDDITUALE

L’equilibrio reddituale (equilibrio tra componenti positivi e negativi di

reddito) esprime l’attitudine della gestione di rimunerare, con i componenti

positivi di reddito, alle condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi compresi il

capitale di prestito ed il capitale di rischio. Esso deve essere valutato in

funzione:

– del tempo di riferimento (di breve o di lungo periodo)

– dell’oggetto di riferimento (azienda  equilibrio aziendale oppure gruppo

aziendale  equilibrio super aziendale)

2 ECONOMICITA’ DELLE IMPRESE EFFICIENZA E FLESSIBILITA’

Non si ha economicità senza il mantenimento di un livello accettabile di

efficienza, espressa in termini di rendimento fisico-tecnico dei processi

produttivi.

Solo in condizioni particolari e temporanee le inefficienze possono essere

trasferite all’esterno, senza danneggiare l’equilibrio reddituale dell’azienda

(es. monopolio), ma penalizzando altre aziende.

In generale, per efficienza s’intende la relazione che intercorre tra risultati

conseguiti e mezzi impiegati e viene riferito a sfere operative diverse. Una

particolare espressione dell’efficienza sono i rendimenti fisico-tecnici.

L’azienda in economicità è quella che ricerca anche flessibilità, ossia la

predisposizione di strutture e di combinazioni produttive efficienti in grado di

adeguarsi prontamente all’ambiente.

ECONOMICITA’ DELLE IMPRESE CONGRUITA’ DELLE REMUNERAZIONI

Non si ha economicità senza congruità dei prezzi-costi sostenuti e dei prezzi-

ricavi conseguiti e, in particolare, congruità delle rimunerazioni del capitale-

risparmio e del lavoro. In aziende in cui tale congruità non viene rispettata,

l’economicità aziendale viene perseguita grazie anche al concorso ed a

scapito di altre aziende familiari o di altre aziende di produzione. Il giudizio di

adeguatezza o di congruità dei prezzi-costo e dei prezzi-ricavo comporta un

esame delle condizioni di ambiente che caratterizzano i diversi mercati in cui

le imprese operano. Un elemento critico dell’economicità è anche la manata

congruità delle remunerazioni dei prestatori di lavoro; le remunerazioni

48

devono essere congrue per tutti i portatori di interesse (prestatori di lavoro,

conferenti dei capitali di rischio)

4 ECONOMICITA’ DELLE IMPRESE EQUILIBRIO MONETARIO

L’economicità è strettamente correlata al conseguimento dell’equilibrio

monetario, ossia alla capacità di far fronte agli impegni di pagamento.

La diversa manifestazione temporale di costi e ricavi e dei relativi flussi

monetari si traduce in fabbisogno finanziario. E’ compito della gestione

finanziaria è ricercare la copertura di tale fabbisogno. La gestione finanziaria

gioca così da cuscinetto tra la dinamica reddituale e la dinamica monetaria,

compensando i periodi in cui si determinano squilibri monetari con quelli in

cui si manifestano eccedenze di cassa. Lo squilibrio monetario si crea

soprattutto quando un’azienda non riesce a lavorare bene e non è in crescita.

In caso ci sia uno equilibrio monetario l’impresa può essere fatta fallire anche

se non è in perdita ma quando non riescono a far fronte ai loro impegni di

pagamento. L’equilibrio reddituale non va confuso con l’equilibrio monetario

che nel lungo termine spesso coincidono ma che nel breve termine hanno

valore diverso. Posso avere un’impresa che va bene dal punto di vista

reddituale ma male dal punto di vista monetario e vice versa.

MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO

Il principio di economicità non si identifica con il criterio della

massimizzazione del “profitto”. Il principio di economicità non si identifica con

un criterio massimizzante, limitato e rivolto esclusivamente ad una classe di

soggetti, quali i conferenti di capitale proprio. Esso si traduce nel rispetto

simultaneo delle condizioni favorevoli al mantenimento e sviluppo

dell’azienda, intesa come mezzo per conseguire i complessi fini di istituto.

ECONOMICITA’ DELLE FAMIGLIE

Nella azienda familiare l’economicità viene conseguita se la produzione di

redditi da lavoro e da gestione patrimoniale (al netto dei tributi da

corrispondere allo Stato) consente i consumi in misura “adeguata” alla

posizione sociale e al progresso del tenore di vita della famiglia. Questa

produzione di redditi dovrebbe anche generare un risparmio in grado di

alimentare un “conveniente” patrimonio. L’equilibrio monetario può giocare un

ruolo importante, anche se si risolve molto spesso con la creazione di un

“fondo di mezzi liquidi” sufficiente a fronteggiare le uscite monetarie

concentrate in dati periodi dell’anno.

ECONOMICITA’ DELLO STATO E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

49

Si ha economicità dello Stato e degli Istituti della Pubblica Amministrazione

se si realizzano i fini e si rispettano le condizioni seguenti:

– la produzione e il consumo di beni pubblici “soddisfacenti” per il

funzionamento e lo sviluppo sociale ed economico di una collettività;

– la corresponsione di rimunerazioni “adeguate” ai collaboratori e ai

finanziatori;

– l’elevata efficienza delle combinazioni economiche realizzata mediante

l’adozione di tecniche progredite di gestione, di organizzazione e di

rilevazione;

– l’imposizione di tributi che siano ripartiti secondo criteri di equità condivisi

dalla collettività;

– l’attuazione di una gestione patrimoniale che produca redditi convenienti;

– la realizzazione di un risultato sintetico di risparmio (differenza tra entrate e

uscite che non provochi disavanzo o provochi un disavanzo contenuto).

ECONOMICITA’ DEGLI ISTITUTI NONPROFIT

In molte classi di istituti non profit solo una parte limitata dei costi è coperta

da ricavi provenienti da cessione di beni a terzi; l’equilibrio reddituale si

realizza facendo conto su elargizioni volontarie, donazioni, lasciti, ecc.,

enti pubblici.

provenienti prevalentemente da soggetti privati ma anche da

Lo snodo critico in materia è rappresentato dalla stabilità nel tempo di tali

flussi di contributi. Il difficile equilibrio reddituale rende fragile anche

l’equilibrio monetario e l’insieme di queste condizioni mette a repentaglio la

vita dell’istituto o la sua autonomia. In particolare, ogni crisi reddituale o

monetaria può diventare l’occasione per il formarsi di soggetti economici

impropri o per l’alterarsi della natura privatistica dell’istituto non profit.

In molti istituti non profit si presentano problematiche complesse con riguardo

alla valutazione dell’efficienza e alla valutazione del grado di soddisfazione

degli “utenti”. Il divieto di distribuire i risultati reddituali riduce la tensione alla

minimizzazione dei costi; ciò è particolarmente vero quando l’istituto non

profit è governato da persone che non sono contemporaneamente i

finanziatori o gli utenti. Gli istituti non profit mostrano una notevole inerzia nel

rispondere alla crescente domanda di beni da loro offerti; ciò si spiega, oltre

che per la mancanza di incentivi connessi al “profitto”, per le difficoltà

strutturali nella raccolta di risorse finanziarie. La ricerca di nuove donazioni da

50

parte di un istituto non profit equivale ad una campagna di promozione del

proprio prodotto. Modelli, Economie e BEP

Le economie di scala, saturazione, apprendimento, raggio d’azione. Punto di

pareggio e scelte di struttura dei costi

• I modelli

• Le economie di scala (all’aumentare della capacità produttiva s

• Le economie di saturazione della capacità produttiva

• Le economie di apprendimento (o di esperienza) (fenomeno apprendimento

già trattato, all’aumentare dell’apprendimento il ritmo può essere stimato e

grazie a questo posso calcolare se i profitti siano strettamente legati o no).

• Il punto di pareggio (Ci aiuta a calcolare quale sia il risultato che rende

possibile a questa impresa di coprire tutti i suoi costi, di andare quindi a

pareggio. In inglese Break Even Point BEP).

• La valutazione del rischio operativo (Se ho un alto punto di pareggio sono

più a rischio, devo fatturare molto; il BEP non è l’unico elemento che

determina i rischi, un’azienda può avere costi riguidi o elastici rispetto al

variare del fatturato, più sono rigidi più rischi ho).

• Il punto di profitto (Calcolo del fatturato in funzione di perseguire un utile).

• Le economie di raggio d’azione (Sono rappresentate dai vantaggi economici

che derivano da un ampio raggio di azione dato su prodotti e servizi offerti. In

questi anni sono cresciuti perché è aumentata a comunicazione e quindi le

interconnessioni sia tra le persone che tra le economie, in un’economia stand

alone si può essere competitivi anche con un solo prodotto).

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Economie di scala

Le economie di scala sono le riduzioni di costo unitario dell’output prodotto

che conseguono all’incremento della dimensione della capacità produttiva

(scala) dell’azienda, dato un certo livello di

utilizzo della capacità stessa.

Esempio aula: I costi della cattedra, della

lavagna e del proiettore rimangono fissi

perché ne serve uno solo e questi costi si

ridistribuiscono sugli altri elementi e i costi

unitari diminuiscono (non devo pagare più

elementi). 52

Le fonti di economie di scala:

• Indivisibilità di alcuni componenti • Minori costi d’acquisto • Proprietà

geometriche dei contenitori • Maggior efficienza degli impianti di maggiori

dimensioni • Maggior produttività degli input per effetto della specializzazione

Capacità produttiva e grado di utilizzo

Capacità produttiva= Valore massimo atteso dell’output nell’unità di tempo

considerata. Si esprime in numero di unità di output producibili nell’intervallo

di tempo (unità/ore o unità/anno etc.).

Grado di utilizzo (o saturazione) della capacità produttiva: rapporto fra la

produzione effettiva e la capacità produttiva, in percentuale.

All’interno di una singola azienda molteplici e diverse fra loro sono le

"capacità produttive" coinvolte.

La Dimensione Ottima Minima

La dimensione ottima minima che devono avere gli impianti per perseguire il

minimo di costi medi unitari

Le diseconomie di scala

Diseconomie di scala = Aumenti nei costi unitari conseguenti ad un maggior

dimensionamento della capacità produttiva.

• aumento dei costi di trasporto • costi di organizzazione connessi alla

maggiore complessità organizzativa (soprattutto se produco non in serie es

ristorante).

Le economie di assorbimento

della capacità produttiva

Un altro tipo di economia rispetto alle economie

di scala. Lo sfruttamento di economie di scala

implica l’incremento di una data capacità

produttiva. Non bisogna confondere gli

incrementi della capacità produttiva con il

maggior grado di sfruttamento della stessa.

Le Economie di assorbimento della

capacità produttiva: Sono variazioni dei costi unitari medi legate al grado di

saturazione della capacità. (Se saturo la capacità produttiva di un prodotto con costi

fissi pari a 300 e una quota di costi fissi unitari di 100 per 100 000 unità. Se saturo al 10%

53

la mia produzione (produco 10 000) i mini costi fissi rimangono fissi a 10 000 000 divisi

però non più per 100 000 unità ma per 10 000 portando i costi unitari a 1 000 e il prezzo

passa da 400 a 1300.)

Il massimo

dell’assorbimento della capacità produttiva lo raggiungo quando sfrutto al

massimo della capacità produttiva, se non vi arrivo ho delle diseconomie di

assorbimento della capacità produttiva.

Domande di verifica: • Illustrare esempi di scelte e di mini-teorie/modelli che

possono essere utilizzate in diverse situazioni • Che cosa sono le economie

di scala? • Quali sono le fonti di economie e di diseconomie di scala? • Che

cosa è la capacità produttiva? • Come si misura la capacità produttiva? • Che

cosa sono le economie di saturazione della capacità produttiva?

Economie di apprendimento

Le economie di apprendimento (o di esperienza) sono le riduzioni di costo

unitario dell’output prodotto che conseguono all’incremento della produzione

cumulata

Con esperienza si intende il numero cumulato di output prodotto fino alla data

considerata.

Le economie di apprendimento sono importanti nella parte iniziale della curva

che dopo si appiattisce. L’apprendimento è molto importante nei settori

tecnologici. Nel momento in cui il settore cambia radicalmente economia (es

motore a scoppio  motore elettrico). Nel momento in cui l’economia basata

su motore a scoppio finisce la curva è molto piatta ma molte aziende stanno

già investendo su motore elettrico anche se i costi unitari sono molto più alti,

nel tempo però il valore cumulato di produzione e l’alto livello di

apprendimento rendono i costi unitari molto più bassi. L’azienda competitor

che vuole entrare nel mercato deve entrare preferibilmente quando la curva

non è ancora piatta perché in quel momento iniziano il processo di

apprendimento che nel tempo diminuirà i costi. Nel momento in cui inizia il

54

mercato del motore

elettrico inizia una

nuova curva. Un’altra

strategia è lanciare il

prodotto facendo

penetrazione rapida

nel mercato (opposto

scrematura del

mercato).

Le fonti di

economie di

apprendimento

• Crescente abilità

nello svolgimento delle attività • Migliore selezione delle risorse produttive •

Coordinamento più efficiente fra le risorse produttive • Più elevata

programmabilità dell’attività • Semplificazioni dei prodotti e dei processi

Per svolgere l’attività economica si possono utilizzare risorse tangibili

(materiali) o risorse intangibili

(essenzialmente l’immagine, la

reputazione, il know how)

Economie di raggio

d’azione

Le economie di raggio d’azione (o

di scopo) sono le riduzioni di costo

unitario dell’output prodotto che

conseguono alla produzione congiunta di due o più beni. La presenza di

economie di scopo sotto-intende l’esistenza di capacità produttive non

completamente utilizzate o di fattori della produzione con capacità

produttiva illimitata (es.: marchi, know how). Conviene quindi diversificare

la produzione aumentando il raggio d’azione

Esempio terreno coltivato a pioppi e felci (terreno saturato da pioppi che

hanno bisogno di sole e non ne posso aggiungere senza toglierlo, se mi

metto in affari con coltivazione di piante che hanno bisogno di ombra ho un

vantaggio) 55

È importante classificare i beni in Beni Fisici e Beni Digitali. Fino a un

decennio fa tutti i beni erano fisici. Negli ultimi anni alcuni prodotti si sono

trasformati da fisici a digitali, per esempio il primo è stato la musica.

I beni immateriali sono spesso illimitati, non presentano limiti fisici di capacità

produttiva e ciò porta alcuni benefici. I benefici possono essere: riduzione di

costo ma anche aumento di beneficio per il cliente.

Le fonti di economie di economie di raggio d’azione

• Sinergie di vendita • Sinergie operative

• Sinergie negli investimenti • Sinergie manageriali

• Interrelazioni tangibili (condivisione di risorse materiali)

• Interrelazioni intangibili (trasferimento di competenze, marca, reputazione)

Struttura dei costi e punto di pareggio

Lezioni online divise in 4 moduli:

Classificazione dei costi. Come possono essere classificati sia costi della

gestione operativa sia finanziari che fiscali

Punto di pareggio operativo. Per punto di pareggio si intende il volume di

vendite da realizzare per coprire tutti i costi, il punto di pareggio operativo

prende in considerazione i costi operativi esclusi costi finanziari e fiscali.

La valutazione del rischio operativo : Come si può usare il punto di

pareggio per calcolare il rischio operativo oltre ad altri indicatori

Punto di Profitto. Per punto di profitto si intende il volume di vendite da

realizzare per coprire tutti i costi, non solo quelli operativi ma anche quelli

finanziari e fiscali ed eventualmente anche per creare un utile.

56

Modulo 1: Condizioni di produzione e costi

Condizioni di produzione possono essere divisi in:

I diversi tipi di costi operativi:

I costi operativi (di gestione caratteristica) possono essere:

Fissi: Non variano al variare dei volumi di produzione e per un dato intervallo

di produzione.

Variabili: Variano al variare dei volumi di produzione

Il margine di contribuzione (Mdc):

Il margine di contribuzione a livello unitario è quello che ci rimane in tasca

dopo aver pagato il costo unitario del prodotto. Il margine di contribuzione

unitario è dato dalla differenza tra prezzo e costo unitario del prodotto. Non è

giusto dire che il margine di contribuzione è un profitto perché devo utilizzarlo

57

anche per pagare i costi fissi, una volta pagati se rimane del margine si può

formare un utile.

Il margine di contribuzione può essere anche margine di contribuzione

totale. Il margine totale può essere concepito in 2 diversi modi ma che danno

lo stesso risultato:

Il margine di contribuzione totale come il margine di contribuzione

1) unitario moltiplicato per il volume dei prodotti venduti.

Il margine di contribuzione totale come la differenza tra ricavi totali e

2) costi variabili totali

ESERCIZIO:

Immaginiamo di produrre camicie e di voler esternalizzare la produzione; i

costi fissi dell’impresa sono 25 000 € ogni camicia riusciamo a venderla a 40

€ e ci porta a sostenere dei costi variabili unitari (una camicia) come il tessuto

che ci costa 8€ al metro e per ogni camicia necessito di 1,5 m. Inoltre pago

8€ per le lavorazioni esterne più 10% di provvigioni per le vendite.

Analisi della struttura di costo

Costi fissi 25.000 €

Prezzo 40 €

Costi variabili

Tessuto (1,5 m = 8€) 12

Lavorazioni esterne (8€) 8

Provigioni (10%) 4 € 10%

Mdc unitario 16 €

Volumi 5000

Risultato operativo 55.000 €

Calcolo CCU: 40€ - (8 x 1,5) - 8 = 20 € – 10% = 20 – 4 = 16 € costo di

contribuzione unitario

Calcolo risultato operativo per 5 000 camicie: (16 x 5 000) – 25 000€ = 55

000 € risultato operativo 58

Modulo 2: Punto di pareggio operativo

Come si calcola il punto di pareggio partendo dal risultato operativo. Ai fini del

calcolo dobbiamo fare semplificazione: Rimanendo in una data ipotesi di

capacità produttiva, di scelte di make or buy (cosa faccio dentro e cosa faccio

fuori) la relazione costi volumi può essere semplificata.

Data una certa ipotesi delimitata di volumi possiamo ipotizzare che in quel

dato intorno di volumi la relazione sia di tipo lineare o a gradini. Questo vale

sia per i costi fissi che per i costi variabili, i costi fissi aumentano a gradini

quelli variabili in modo lineare. I costi fissi di struttura legati a capacità

produttiva e costi di sviluppo legati all’investimento sul futuro ma sommati ai

primi.

Grafico del punto di pareggio:

Il punto di pareggio in volume (

o punto di equilibrio) è il volume di

vendita per il quale i volumi coprono esattamente i costi.

59

Funzione del punto di pareggio

R = CT  Ricavi totali= costi totali

CT = CV + CF  Costi totali= Costi variabili + Costi fissi

R = Ru x q  Ricavi totali = Ricavi unitari x Quantità

CT= CVu x q + CF Costi variabili = Costi variabili unitari + Quantità

+ Costi fissi

Ru x q = CVu x q + CF

Per volume di pareggio dobbiamo isolare la q

Ru x q - CVu x q = CF

q x (Ru – Cvu) = CF

 q = CF/ (Ru – Cvu)

Punto importante  Differenza tra ricavi unitari e Costi variabili

unitari = Margine di Contributo Unitario

Q = COSTI FISSI / MARGINE DI CONTRIBUTO UNITARIO

Esempio numerico: Artigiano produce tavoli che vende a 3000€ e i costi

variabili sono di 2000€ il margine di contribuzione unitario è di 1000€.

Dipende da CF, che supponiamo siano 100 000. CF/MCU  100 000 / 1 000 =

100 tavoli 100=punto di pareggio

Il punto di

pareggio in

fatturato

Serve per le imprese

multi-prodotto dove

chiedersi quanti pezzi

non serve perché si

producono vari prodotti. 60

Modulo 3: La valutazione del rischio operativo

Il rischio operativo è espresso dalla probabilità più o meno elevata di subire

risultati reddituali particolarmente negativi o particolarmente positivi in

relazione al fluttuare dei volumi di produzione e vendita. Un’impresa che ha

un alto rischio operativo è un’impresa che ha la possibilità di fare grandi

perdite o profitti quando non raggiunge o

raggiunge il punto di pareggio. Più basso

è il punto di pareggio più possibilità di

raggiungerlo e viceversa. A B

ESERCIZIO 3000 3000

Prezzo

Costi variabili unitari 2000 1000

Margine di contributi

unitari 1000 2000

Costi fissi 500000 1000000

BEP in volumi 500 500

Indice di flessibilità 2,00 0,50

C’è una seconda dimensione del rischio operativo che è data dalla forbice tra

costi totali e ricavi e che misura il grado di elasticità. Ci sono casi in cui la

forbice è molto stretta e quando non si arriva al punto di pareggio si perde

poco. Superato il punto di

pareggio si comincia a

guadagnare ma poco perché

l’ampiezza della forbice aumenta

lentamente. Quando la forbice

aumenta se io

supero/non arrivo al

punto di pareggio

ho delle perdite o

dei guadagni molto

grossi. Le forbici

sono simmetriche.

Due differenti casi

con stesso punto di pareggio ma diversa forbice. Per misurare l’indice di

flessibilità possiamo calcolare nel punto di pareggio il rapporto che c’è tra

Costi variabili totali / Costi fissi totali.

61

Vedi esercizio Excel Slides\BEP Lezioni Online.xlsx

Modulo 4: Punto di Profitto

Punto di pareggio  Pareggio operativo (reddito operativo = 0)

Il reddito operativo serve a coprire:

Interessi Tasse Utile Netto

 

L’utile netto deve essere proporzionato a:

Investimenti

- Rendimenti degli investimenti senza rischio

- Livelli di rischio

- Analisi della struttura di costo BEP operativo Punto di Profitto

Costi fissi 25.000 € 25.000 €

Prezzo 40 €

Costi variabili

Tessuto (1,5 m = 8€) 12 18750

Lavorazioni esterne (8€) 8 12500

Provigioni (10%) 4 € 10% 6.250 €

Costi Variabili 24 € 37500 48000

Mdc unitario 16 € 25.000 € 32000

Mcd % 40,00%

Volumi 5000 1

Risultato operativo 55.000 € 0 7.000 €

Oneri Finanziari 2.000 € 2.000 €

Reddito Ante Imposte -2.000 € 5.000 €

Imposte 50% 0 2.500 €

Utile Netto -2.000 € 2.500 €

BEP operativo in volumi 1562,5

62

BEP operativo in fatturato 62.500 € 80.000,00 €

Punto di profitto in volumi 2.000 €

Capitolo 14: LE SCELTE DI FORMAZIONE E DI

SVILUPPO DEL PATRIMONIO

IL PATRIMONIO

Il patrimonio di un’azienda è l’insieme delle condizioni di produzione e di

consumo (non personali quindi esclusivo il lavoro, sia attive che passive di

pertinenza della stessa in un dato momento (ad es. impianti, fabbricati,

marchi, brevetti, debiti, crediti, rimanenze, ecc.)

Il patrimonio è il complesso risultato di processi di acquisizione,

trasformazione e ricombinazione di elementi di varia natura. Nel patrimonio si

riflette l’intera storia passata dell’impresa e delle circostanze d’ambiente nelle

quali ha operato ed è la base della vita futura dell’azienda.

IL CAPITALE DI FUNZIONAMENTO o Stato Patrimoniale

Il capitale di funzionamento è il sistema di valori positive e negativi che

esprimono i valori delle condizioni patrimoniali di un’azienda in bilancio.

Il capitale di funzionamento è una rappresentazione del patrimonio sotto

forma di valori economici, monetari (ad es. i valori della cassa, dei crediti,

degli impianti, del capitale netto, ecc.)

Non tutte le condizioni patrimoniali, tuttavia, trovano diretta rappresentazione

nella tavola del capitale di funzionamento. Categorie che trovano una corretta

rappresentazione sono ad esempio i debiti verso le banche (che si risolvono

con fondo svalutazione crediti) o la cassa.

Una categoria che invece può avere dei

problemi di rappresentazione in bilancio

può essere per esempio

l’immobilizzazione dei macchinari (con

connesso ammortamento). Nell’attivo ci

sono determinati valori, alcuni espressi in

moneta e altri che rappresentano

qualcosa che non è, nel passivo invece

sono fonti sia gli asset sia i fondi che ho utilizzato per finanziare gli asset, e

sono risultato di stime di mezzi propri: Capitale Sociale, Riserve

che

(somma degli utili degli anni precedenti) e

63

LE CLASSI DI CONDIZIONI PATRIMONIALI

Condizioni materiali : elementi patrimoniali che hanno una

manifestazione fisica (ad es. terreni, fabbricati, impianti, macchinari, arredi,

ecc.)

Condizioni immateriali : elementi patrimoniali che non operano sotto

forma fisica. Sono:

• marchi e brevetti,

• conoscenze e know how (capitale intellettuale)

• rete di relazioni esterne (capitale sociale)

• reputazione e immagine (capitale reputazionale e relazioni)

• coesione interna (cultura, identità e identificazione)

Un elemento che può portare una disuguaglianza tra tavola del capitale di

funzionamento e patrimonio è la mancata rappresentazione in quest’ultimo di

condizioni di produzione e di consumo immateriali. Per esempio il marchio

che può: Essere inserito nell’attivo come cifra che l’ho pagato ma valore del

marchio può alzarsi o abbassarsi, in bilancio lo ammortizzo normalmente); o

Essere creato dall’azienda senza acquistarlo da nessuno e portarlo alla

notorietà grazie alla diffusione del prodotto, non avendo un costo di acquisto

non lo trovo in bilancio; in questo caso effettuo un avviamento. Anche i Know

How sono molto importanti, se sono sviluppati internamente e non brevettati

non c’è stato costo per depositare il brevetto ma se invece l’ho esternalizzata

brevettandola e pagando però un prezzo irrisorio rispetto a quello che il

brevetto Know How vale. Una migliore rappresentazione del Know How si ha

solo se questo viene acquistato dall’esterno. Un altro elemento è la

reputazione (rispetto a banche, clienti, personale etc..) che permette di

attirare migliori soggetti economici con cui lavorare.

Condizioni monetarie : elementi patrimoniali che si presentano sotto

forma di cassa, debiti, crediti, capitale sociale e netto. Sono rappresentati

perfettamente nella tavola del capitale di funzionamento.

Queste condizioni sono di pertinenza dell’azienda mentre ve ne sono anche

pertinenza esterna ovvero le  64

Condizioni d’ambiente : condizioni patrimoniali in senso allargato (non

sono di pertinenza dell’impresa e non fanno parte del patrimonio

dell’impresa), ma che possono essere fonti di importanti “economie esterne”

come:

• infrastrutture di comunicazione e trasporto

• servizi della pubblica amministrazione • cultura locale

• tessuto di imprese fisicamente e socialmente vicine (distretto)

Reputazione che proviene dalla reputazione nazionale (Country Origin Effect

COE). CONDIZIONI PATRIMONIALI ENDOGENE & ESOGENE

In base all’origine:

Condizioni patrimoniali esogene : condizioni patrimoniali

acquisite dall’esterno mediante operazioni di acquisto o di altra specie

Condizioni patrimoniali endogene : condizioni patrimoniali

prodotte all’interno dell’azienda (difficili da scambiare, i brevetti sì il know how

no):

• Immobilizzazioni tecniche endogene (ad es. macchinari “segreti”

prodotti all’interno)

• Immobilizzazioni immateriali endogene (ad es. marchi e brevetti

sviluppati sostenendo costi interni di marketing o di ricerca e sviluppo)

Negli ultimi anni la capacità dei di rappresentare le condizioni patrimoniali è

molto diminuita, nel dopo guerra il patrimonio era costituito quasi

esclusivamente patrimoni materiali endogeni. Le condizioni patrimoniali

immateriali (intangible asset) sono andate crescendo d’importanza

diventando per moltissime aziende la loro parte maggiore. Ricerca e sviluppo

può anche avvenire senza costi ad hoc, può anche avvenire nel lavoro

quotidiano come la reputazione dove non ci sono costi di sviluppo ma che si ottiene con la

qualità del lavoro, la fedeltà etc..

Le Condizioni Patrimoniali possono essere distinte anche come Condizioni

Patrimoniali positive e Condizioni Patrimoniali negative. Esempio due famiglie

con stessa situazione patrimoniale attiva ma diversa situazione patrimoniale,

perché le fonti ovvero il finanziamento dell’attivo che si dividono in mezzi

propri e mezzi di terzi (divisi a loro volta in Finanziamento che nascono con

un prestito dalla banca o da pestatori di capitale, e di Funzionamento che

65

nascono con lo svolgimento dell’attività come il debito a breve che si forma

verso i fornitori durante l’attività che verranno saldati a breve). A parità di

mezzi propri (quantità) io posso avere un valore più o meno alto (qualità che

si lega molto spesso a condizioni immateriali).

LE CONDIZIONI PATRIMONIALI DISTINTIVE

Si definiscono condizioni patrimoniali distintive (o risorse / competenze

distintive), quelle condizioni patrimoniali che sono specifiche dell’azienda

(non sono disponibili sul mercato dei fattori produttivi), hanno un alto impatto

sul valore attribuito dal cliente agli output dell’azienda e sono difficilmente

replicabili (o trasferibili) e imitabili da altre imprese, in quanto: pluridisciplinari,

frutto di apprendimento collettivo e basate su conoscenza tacita o codificate

in linguaggi particolari (implicite)

CAPITOLO 15

Le Scelte di Organizzazione

L’ASSETTO ORGANIZZATIVO, IL COMPORTAMENTO

ORGANIZZATIVO

• In organizzazione il centro d’attenzione è il comportamento delle persone •

Le scelte di organizzazione sono volte a guidare il comportamento delle

persone, queste scelte e il controllo del comportamento delle persone è di

competenza delle risorse umane.

• Le scelte di organizzazione portano a disegnare l’assetto organizzativo;

l’assetto organizzativo di un’impresa è l’insieme delle variabili che

configurano l’organismo personale e che definiscono, indirizzano e

coordinano i comportamenti delle persone che compongono l’organismo

personale LE VARIABILI ORGANIZZATIVE

• Le variabili organizzative sono le strutture e i processi che indirizzano i

comportamenti delle persone. Sono:

– La struttura organizzativa di base (divide l’azienda in unità,

e la struttura organizzativa delle singole

organizza in macro)

unità aziendali (unità all’interno dei settori decisi dalla struttura

organizzativa di base, organizza in micro)

66

– La distribuzione del potere

– I sistemi operativi

• Sistemi di

pianificazione, di

programmazione e

di informazione

• Sistemi di

gestione del

personale

All’aumentare del numero

di persone più complicata

diventa la gestione di tutti

questi sistemi. Il contesto,

l’assetto istituzionale, le

caratteristiche delle

combinazioni economiche da svolgere sono da tenere in conto nella

progettazione dell’assetto organizzativo. Spesso il contesto richiede

organizzazione, efficienza e produttività.

Analizzare le variabili individuali, sia di coloro già all’interno dell’azienda che

di coloro che voglio attrarre al suo interno. Gli individui però operano in gruppi

sociali, ogni individuo può variare in base al gruppo sociale in quale si

trovano/sono stati cresciuti. Le dinamiche che si possono creare sono sia

positive (collaborazione, amicizia, serenità) che negative (mobbing, conflitti,

tensione, scarsa collaborazione). Il comportamento degli individui non può

essere compreso senza analizzare le variabili sociali durante l’analisi delle

variabili individuale. Il responsabile delle risorse umane non può controllare

tutte le interazioni che avvengono all’interno dell’azienda ma questo può

influenzare le azioni dei dipendenti con la sua influenza sulle modalità di

premio (rafforzo i comportamenti che portano risultati positivi) e di punizione,

la linea di pensiero e le decisioni di premi e punizioni devono però essere

coerenti. Quindi ragionando sul personale, dalle dinamiche sociali (che

possono anche variare al variare di paesi, interessante per le multinazionali).

Il responsabile delle risorse umane non può ordinare ma può agire sulle

scelte di variabili organizzative.

I RISULTATI DELLE SCELTE ORGANIZZATIVE

67

In pratica, progettando l’assetto organizzativo si decide: Quante persone, e

con quali caratteristiche, fare lavorare nell’impresa; Quali insiemi di compiti

ogni persona deve svolgere; Con quali obiettivi, secondo quali modalità e con

quali risorse; Come ogni persona deve essere retribuita; Quali percorsi

professionali le persone possono o devono compiere in relazione al variare

delle combinazioni economiche dell’azienda.

L’ORGANISMO PERSONALE

È l’insieme unitario delle persone che con il loro lavoro contribuiscono alla

vita dell’azienda. È un complesso dinamico che deve essere flessibile. Si

analizza in due aspetti complementari:

– Le variabili individuali (le caratteristiche delle singole persone)

– Le variabili sociali (l’intensità e la qualità delle relazioni tra le persone)

LE VARIABILI INDIVIDUALI

• Le competenze professionali:

– Conoscenze e capacità tecniche (contabilità, elettronica, marketing,

ecc.)

– Conoscenze e capacità relazionali (leadership, lavoro in gruppo, ecc.)

• I valori: le convinzioni e le credenze in generale e, in particolare,

relativamente all’attività economica

• I bisogni i

n generale e, in particolare, i bisogni che si soddisfano (anche)

mediante il lavoro. Persone diverse possono avere bisogni diversi. (vedi

piramide di Maslaw pagina 2 per esempio)

LE VARIABILI SOCIALI

Sono le relazioni positive (cooperazione, coesione, …) e negative (conflitto)

che si instaurano tra le persone. La cooperazione e la coesione sono

essenziali per il buon funzionamento delle organizzazioni. La coesione e la

cooperazione dipendono anche dalla condivisione di valori comuni ovvero

dalla cultura aziendale .

LE CONDIZIONI DI COESIONE E DI COLLABORAZIONE

1. far sì che le persone abbiano valori condivisi o almeno compatibili;

68

2. assicurarsi che in ogni gruppo ci sia un leader forte (e uno solo);

3. adottare “incentivi” che premino anche i risultati del gruppo.

Tre condizioni sono particolarmente importanti per attivare coesione e

collaborazione tra i membri di un gruppo:

I PRINCIPI DI PROGETTAZIONE ORGANIZZATIVA

1. Principio della coerenza dinamica: non esistono assetti organizzativi

“ottimi” ed “eterni”; ciascuna impresa deve ricercare i propri equilibri in ottica

evolutiva.

2. Principio dell’orientamento alle persone e ai gruppi di persone:

l’assetto organizzativo deve motivare le persone al lavoro e alla

collaborazione; la motivazione e l’efficienza sono complementari, non

alternative.

LA PROGETTAZIONE DELLA STRUTTURA ORGANIZZATIVA DI

BASE

La struttura organizzativa è la configurazione unitaria e ordinata degli

organi aziendali (direzioni, uffici, reparti, …) e degli insiemi di compiti e di

responsabilità assegnati a ciascuno di tali organi. In termini formali, la

struttura organizzativa si esplicita in:

– organigrammi (quali sono le unità organizzative e le relazioni gerarchiche

tra le stesse)

– mansionari (quale insieme di compiti, ovvero quale la mansione deve

essere svolta da ciascuna organizzativa). Il mansionario può essere informale

(spesso in piccole imprese) o formale (in grandi imprese, scritto e

predeterminato).

LE CONFIGURAZIONI DI BASE DELLA STRUTTURA

ORGANIZZATIVA

Può assumere essenzialmente quattro forme che possono essere di tipo puro

ma che si possono presentare anche in modalità di strutture miste. Per le

imprese la progettazione della struttura organizzativa consiste

essenzialmente nella scelta di una delle quattro forme di base (più due

varianti) che sono denominate:

• Struttura elementare 69

• Struttura funzionale pura / mista

• Struttura divisionale pura / mista

• Struttura a matrice

Scegliere la struttura organizzativa significa scegliere:

– come dividere il lavoro (specializzare) tra le varie unità e persone (per

funzioni, per prodotti, per aree

geografiche, ecc.);

– come coordinare le attività

svolte dalle varie unità e

persone.

Ogni struttura organizzativa ha i

suoi vantaggi e svantaggi in

termini di specializzazione e di

coordinamento.

Nella realtà non vi sono passaggi netti da una forma di struttura all’altra,

questi passaggi sono graduali e non sempre hanno come risultato la struttura

pura.

La struttura Elementare:

Quando le imprese crescono occorre

che la direzione generale accetti di

delegare compiti e responsabilità, in

caso questo non avvenga l’impresa

può anche funzionare bene ma non

potrà crescere nel lungo periodo.

Struttura Funzionale Pura:

Dal direttore generale dipendono organi direttivi intermedi specializzati per

funzioni. Dagli organi direttivi dipendono gli organi esecutivi.

70 La struttura Divisionale Pura:

Gli organi direttivi intermedi non

sono specializzati per funzione

ma per prodotto. Se i prodotti

sono comuni ho hanno elementi

in comune alcuni settori possono

rimanere comuni.

4 La struttura a Matrice: 71

Vi è una doppia dipendenza gerarchica, funziona bene per impese che

operano in settori di ricerca, di sviluppo, di insegnamento e meno bene in

imprese che operano in sistemi competitivi

perché la struttura può creare dei

rallentamenti nei processi decisionali.

Il tipo di struttura dipende dalle dimensioni

e dalle articolazioni,

I SISTEMI OPERATIVI

Sono strettamente complementari alla struttura organizzativa (macro e delle

singole unità) nella funzione di indirizzo dei comportamenti delle persone.

Due gruppi:

1. Sistemi di pianificazione, programmazione, informazione

2. Sistemi di gestione del personale

I SISTEMI ID PIANIFICAZIONE, PROGRAMMAZIONE,

INFORMAZIONE

Sistema di pianificazione strategica: esplicita i fini, le politiche e le

o strategie alle quali tutti devono ispirarsi, parte dell’identificazione di una

“mission mission di Google è organizzare le informazioni a livello

es .

mondiale e renderle accessibili e utili per tutti A partire da lì “vision”).

Sistema di programmazione e controllo. Ad esempio il budgeting,

o un meccanismo che consente ai vari manager di aggiustarsi a vicenda,

controllo di gestione. Il sistema di programmazione e controllo indica

per ciascuna unità quali obiettivi di breve realizzare e con quali risorse;

le relative performance influenzano la distribuzione dei premi e delle

sanzioni; ripartendo con cura gli obiettivi e le risorse si realizza

coordinamento.

Sistema informativo: Sistemi volti alla raccolta, alla diffusione e

o all’elaborazione delle informazioni; le persone agiscono anche in base

alle informazioni disponibili / non disponibili; l’informazione è potere; un

buon sistema informativo è uno strumento potente di coordinamento.

L’azienda deve anche a sua volta rendere disponibili informazioni

72

riguardo al proprio operato, le aziende quotate soprattutto ad esempio

per essere quotate le aziende devono presentare il sistema informativo

che attesta come si è creato il fatturato attraverso una serie di protocolli

che sono volti ad attestare la veridicità di queste informazioni. Poi c’è

tutta un’area del sistema informativo sa discrezione dell’azienda ad

esempio dati operativi anche non monetari interessanti riguardo a come

si è creato il fatturato

I SISTEMI DI GESTIONE DEL PERSONALE

Sistema di dimensionamento degli organici: Determina il numero / tipo di

persone di ciascuna unità aziendale e i relativi carichi di lavoro. Deve tener

conto di molti fattori: orari di lavoro, tecnologie, integrazione verticale,

esperienza, ecc.

Sistema di ricerca e selezione del personale: Individua e vaglia le persone da

inserire. Varie politiche, tra cui: – solo ingressi dal basso (persone senza

precedenti esperienze di lavoro) o anche laterali – persone specializzate o

con base ampia

Sistema retributivo: Definisce le politiche retributive e le

retribuzioni di ciascuna persona. Tre basi fondamentali:

– il valore della posizione occupata dalla persona

– la prestazione realizzata rispetto agli obiettivi

– i livelli retributivi correnti nel mercato del lavoro

Sistema di carriera : Definisce i percorsi professionali (sentieri di

carriera) e i relativi criteri. Ci possono essere situazioni in cui non è

regolamentata e situazioni in cu lo è. Base fondamentale è la

valutazione del potenziale. Varie politiche tra cui:

– carriere in linea (sempre nella stessa funzione) / carriere con

rotazione (passaggi tra funzioni).

Sistema di addestramento e di formazione: Stimolano lo

sviluppo delle competenze individuali. Svariate modalità:

– studio, corsi in aula, affiancamento, assegnazioni, ecc

73

CAPITOLO 9 ancora

La differenza tra ambiente

economico e non

economico

Ambiente di tipo

economico: I MERCATI e I

SETTORI

Ambiente di tipo

economico: I MERCATI

Il mercato è un insieme di negoziazioni che si attuano per definire un prezzo

di mercato, il prezzo di mercato. L’esistenza di un mercato dipende dalla

simultanea verifica di alcune condizioni:

– presenza di un complesso dinamico di negoziazioni

– di uno stesso bene

– che si manifestano con continuità ed elevata frequenza

Laddove queste condizioni non sono simultaneamente verificate si è in

presenza di negoziazioni fuori mercato.

Uno stesso bene può essere negoziato in mercati distinti, spesso ad un

prezzo diversi (in passato di più ora molto meno. In economie simili il prezzo

varia poco). ad es. mercati localizzati in diverse aree geografiche. Tuttavia nei

mercati odierni questo fenomeno sta scomparendo grazie ad e-commerce,

trasporti etc..

I mercati sono complessi dinamici ovvero variano nel tempo i loro caratteri

distintivi e i loro confini. In ogni mercato è possibile identificare domanda ed

offerta che sono funzioni di insiemi articolati di variabili

Ambiente di tipo economico: I SETTORI

Un settore è inteso come un insieme omogeneo di aziende legate da

relazioni interdipendenza (di concorrenza o di altro tipo es collaborazione

birra che inizialmente per entrare in settore contro tedeschi poi ora invece

74

con la crescente importanza

dei prodotti di nicchia e alla

qualità ci sono birre artigianali

che fanno concorrenza a quelle

industriali).

Esistono diverse

prospettive di analisi dei

settori:

A. Dell’economia politica e

:

della politica economica

analisi delle interdipendenze

settoriali in termini di flussi di

condizioni di produzione e di consumo e di mezzi monetari

B. Dell’economia industriale: 1. Analisi del grado di concentrazione e

degli effetti per la collettività. 2. Studio del contesto competitivo delle aziende

di produzione e del relativo comportamento competitivo

Nell’ambito degli studi del contesto competitivo, particolare importanza ha il

modello “struttura-comportamento-risultati” (esempi di struttura: concorrenza

perfetta, oligopolio non differenziato, oligopolio differenziato).

I SETTORI NELL’ECONOMIA AZIENDALE

In economia aziendale il settore è una categoria di osservazione

dell’ambiente delle aziende pertanto l’analisi si compie con riferimento ad

ogni ordine di azienda (azienda di consumo, azienda composta pubblica),

non solo quella di produzione. I settori non sono configurati da sole relazioni

di concorrenza, bensì da relazione complesse, dinamiche e intense come le

relazioni di cooperazione. Ciascuna azienda partecipa a tanti settori quanti

sono i mercati in cui essa opera

Ne consegue che a ciascun mercato corrispondono uno o più settori di

aziende in posizione di offerta o di domanda

IL SISTEMA COMPETITIVO

Il sistema competitivo è parte dell’ambiente economico ed è rappresentabile

in termini di aziende e relazioni interaziendali (di scambio, di cooperazione e

di competizione) e lo spazio economico popolato di clienti, dai fornitori e dai

concorrenti e nel quale l’impresa si presenta con i sistemi prodotto risultato

75

della sua attività caratteristica. La scelta del sistema competitivo nel quale

operare è una scelta di governo economico. Per l’analisi del sistema

competitivo si può utilizzare il modello della concorrenza allargata. Nel

modello il termine settore (settore in senso stretto) indica le sole imprese in

diretta concorrenza, mentre concorrenza allargata tutti gli altri attori che lo

compongono. MODELLO DELLA CONCORRENZA ALLARGATA

In ogni settore la concorrenza non coinvolge solo le imprese appartenenti allo

stesso settore (i concorrenti), ma è allargata ad altre quattro classi di soggetti:

• Clienti • Fornitori • Potenziali entranti • Produttori di beni sostitutivi

Il termine concorrenza ha un significato ampio identificando le forze

esercitate sulle imprese di un settore da ciascuna delle cinque classi di attori:

– Rivalità tra i concorrenti – Potere contrattuale dei fornitori

– Potere contrattuale dei clienti – Minacce di ingresso – Minacce di

sostituzione

La configurazione delle cinque forze determina la redditività media di un

settore ossia il suo livello di attrattività.

Ogni settore può essere segmentato per raggruppamenti strategici, ovvero

insiemi di imprese concorrenti caratterizzate da strategie simili:

Sistema un po' vecchio, adesso

i confini si stanno un po'

allargando. Sono aumentate le

economie di raggio d’azione ed

è sempre più difficile trovare un

gruppo di insieme omogeneo

(definizione insieme omogeneo

di aziende…)

PRODOTTI E SERVIZI

SOSTITUTIVI

I prodotti sostitutivi possono

essere di vario genere e varia

natura. Particolarmente critici

sono i prodoti sostitutivi su nuove tecnologie. Spesso nuovi prodotti sono

andati a sostitutire i competitor perché i loro prodotti sostitutivi erano migliori.

Spesso anche i servizi possono essere sostitutivi (es noleggio di bici) che

76


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minniea

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher minniea di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Parolini Cinzia.

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