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Pensiero neoclassico → stretto legame tra produzione e distribuzione. Innovazione fattore esogeno

per cui il progresso tecnologico non deriva da azioni consapevoli degli attori economici e il tasso di

crescita di tale fattore è indipendente dalle preferenze.

Punti di contatto fra neoclassici ed evolutivi:

– incentivi economici sono determinanti dell'innovazione

– struttura di mercato in relazione con tasso di innovazione (+concentrazione +innovazione)

– condizioni della domanda, in caso di elevati livelli lo stimolo vs l'innovazione è maggiore.

Elementi di discordanza:

– per i neoclassici focus su aspetti statici della concorrenza; studio posizioni di equilibro

trascurando disequilibri o aggiustamenti

– per i neoclassici la tecnologia è come un'informazione che si acquisisce e arricchisce con

l'apprendimento.

2.3

Approccio evolutivo

– attenzione alla dinamica e ai processi di cambiamento e che assume come unità di analisi la

conoscenza, anche tacita, che risiede o è prodotta o acquisita all'interno dell'impresa

– impresa vista come organismo di sviluppo essenziale, che apprende conoscenze e

competenze, si muove in un ambiente dove l'equilibrio è occasionale e i cambiamenti sono

imprevedibili e rapidi

Principali assunti teoria evolutiva:

➢ opportunità influiscono sul livello di progresso tecnologico

➢ incentivi economici sono fondamentali per stimolare l'innovazione

➢ le condizioni della domanda influenzano l'innovazione

➢ attenzione ai disequilibri

➢ analisi situazioni di transizione

➢ tecnologia multidimensionale e legata alla conoscenza

➢ enfasi sulle competenze più che sulle strategie

➢ imprese e performance legate alla propria storia e a quella dell'ambiente in cui operano.

L'impresa è vista come un organismo inerziale che procede per comportamenti, routine

soddisfacenti che si auto-alimentano fino a quando l'ambiente o il mercato impongono un

cambiamento, a cui l'impresa deve adeguarsi.

Ambiente → determina il successo o il fallimento di un'innovazione e/o di un'impresa. Selezione.

Le imprese, secondo questa teoria, operano in ambienti dove domina l'incertezza e la complessità

informativa, in cui la ricerca e l'innovazione sono fenomeni dinamici e complessi.

Routine:

– schemi, protocolli di comportamento, che l'impresa apprende e applica continuamente alla

risoluzione di problemi che ricorrentemente è chiamata ad affrontare;

– processo di apprendimento cumulativo, si realizza attraverso esperienze ed osservazioni; nel

momento in cui il feedback sui risultati attesi è negativo l'impresa innesca meccanismi di

innovazione e quindi di modifica delle routine

– secondo Schumpeter rappresentano un modo di essere di attività che si svolgono nei

laboratori di ricerca della grande impresa;

– l'impresa è una gerarchia di routine, patrimonio intangibile

2.4

Approccio delle capacità dinamiche

– gestione della conoscenza, da Penrose: impresa come repository di conoscenza

– vantaggio competitivo dipendente dal continuo sviluppo delle competenze dell'impresa e

dalla configurazione in modalità nuove delle risorse e delle capacità specifiche;

– impresa vista come un'organizzazione di knowledge-creating

– essenziale la continua riconfigurazione delle risorse e la loro dinamica ricombinazione per

ottenere vantaggi competitivi basati sulle innovazioni.

3 R & S NELLA LETTERATURA NEOCLASSICA

3.1

Schumpeter rileva come i mercati fortemente concentrati presentino maggiori opportunità di

sviluppare ricerca, innovazione; poiché essendo presenti poche grandi imprese che hanno a

disposizione le risorse per sostenere gli oneri di ricerca e si appropriano delle rendite che derivano

dall'innovazione.

Scarso incentivo però per imprese che già godono di un forte potere di mercato.

3.2

Arrow → concetto di incentivo ad innovare:

– variazione del profitto che deriva dall'introduzione dell'innovazione nel processo produttivo,

differenza tra profitto pre-innovazione e profitto post-innovazione;

– incentivo tecnologico

– per monopolista il beneficio innovativo è minimo, potrebbe cannibalizzare parte del profitto

che già realizza;

– nei mercati troppo concentrati il livello di ricerca è minore di quello ottimale

Incentivo strategico:

– confronto profitti impresa I (incumbent) che decide di innovare rispetto agli stessi profitti

nell'ipotesi di innovazione sfruttata da E (potenziale nuovo entrante)

– solo E adotta nuova tecnologia, con riduzione costi marginali di produzione, le due imprese

si dividono i profitti (duopolio)

– incentivo a innovare per E = valore attuale profitto che ritiene di ottenere dall'operazione

– incentivo a innovare per I = valore atteso guadagno derivante dalla prevenzione dell'ingresso

di E

– se incentivo I maggiore di incentivo E → prevale effetto efficienza

– se incentivo E maggiore di incentivo I → effetto rimpiazzo

Modelli Patent Race

L'impresa cerca di assumere una posizione di leadership nella ricerca e nel mercato del prodotto

finale. Nei modelli si ipotizza che tutte le imprese investano in ricerca ma solo una realizzerà

l'invenzione acquisendo il brevetto.

Modelli senza memoria → statici, modelli per cui la probabilità di innovare dipende dalle spese

correnti in R&S;

simmetrici → mercato composto da imprese identiche per costi e tecnologia e per benefici attesi

dall'innovazione:

– modello Dasgupta-Stiglitz

. costi R & S contrattuali

. in equilibrio l'investimento in ricerca decresce all'aumentare della numerosità delle imprese

sul mercato

. maggiore è l'incertezza dei risultati dei progressi di ricerca maggiore è il numero di

imprese sul mercato

. sostiene ipotesi schumpeteriana: concentrazione del mercato favorisce l'innovazione

– modello Lee Wilde

. costi R & S non contrattuali

. in equilibrio l'investimento in ricerca aumenta all'aumentare del numero delle imprese

presenti sul mercato

. sostiene ipotesi che l'investimento in innovazione sia rappresentato da un costo fisso più un

flusso periodico

. all'aumentare del numero di imprese il tempo di attesa per l'innovazione decresce e

decrescono anche i profitti complessivi

– modello Loury

. costi R & S contrattuali

. in equilibrio l'investimento in ricerca decresce all'aumentare della numerosità delle imprese

sul mercato

. sostiene ipotesi per cui la natura degli investimenti in innovazione sono fissi, se aumenta la

concorrenza diminuisce l'incentivo ad innovare

asimettrici → imprese non identiche:

– modello Gilbert Newberry

. al crescere dell'investimento crescono i risultati dell'innovazione in termini di tempo, più

investe in ricerca e prima riesce a realizzare l'innovazione

. annulla effetto rimpiazzo, prevalenza effetto efficienza vale maggior incentivo per

l'incumbent

. mercato post-innovazione → molto concentrato

. modello per innovazioni incrementali

– modello Reinganum

. incremento investimento aumenta probabilità di realizzare l'innovazione

. con innovazione drastica non emerge il problema della dissipazione della rendita di

monopolio, effetto efficienza pari a zero

. profitti maggiori per E, I aumenta investimenti per evitare effetto rimpiazzo

. mercato meno concentrato, forte spinta ad entrare

. ipotesi di base → ottenimento brevetto non risultato certo, probabilità diversa per ogni

impresa

. modello per innovazioni drastiche

Modelli con memoria → modelli per cui la capacità innovativa dipende anche dalla storia

dell'impresa e dallo stock di conoscenza che ha accumulato:

– modello Fudenberg

. vantaggio conoscenza → brevetto preventivo, crea rete protezione all'innovazione che sta

realizzando

. vantaggio monopolistico non scontato, imprese giovani possono accumulare conoscenza

anche rapidamente

. effetto leapfrogging → strategia difensiva, il cambiamento tecnologico di un soggetto è

neutralizzato da un cambiamento ancora maggiore da parte del concorrente; si verifica per

asimmetrie informative (non si conoscono gli investimenti di E)

– modello Harris Vicker

. accumulo interno conoscenze; leader dispone delle conoscenze per l'innovazione e il

follower deve investire per colmare il gap

. se imprese competitive e gap ridotto → processo innovativo accelerato

. se gap ampio → processo rallentato

3.3

Accordi di collaborazione che hanno per oggetto attività di ricerca e innovazione:

– accordi di licenza → licenziante trasferisce a licenziatario una determinata tecnologia di cui

ha i diritti di sfruttamento, in cambio di contropartita

accordi ex-ante → stipulati prima dell'investimento in R&S, strategico, imprese già presenti

nel mercato riescono a controllare l'ingresso di nuovi entranti, accentuano il gap

accordi ex-post → stipulati dopo ottenimento innovazione, canone unico o periodico; per

innovazione drastica il licenziante si appropria del surplus generato dall'utilizzatrice; per

innovazione non drastica si crea inefficienza produttiva a causa della compresenza di

imprese con nuova tecnologia e quelle che continuano ad usare la vecchia; royalty vantaggio

per licenziatario, contratto legato ai risultati dello sfruttamento

– research joint venture RJV → collaborazione tra imprese che si associano per realizzare

attività di R&S. Le imprese riescono ad internalizzare le esternalità positive derivanti

dall'investimento migliorando i profitti degli aderenti all'accordo ed eliminando le

distorsioni del mercato. Vantaggi: miglior allocazione risorse, economie di scala e di scopo,

guadagni di efficienza e distribuzione del rischio. Sono accordi limitativi della concorrenza,

creano perdita di benessere sociale salvo che non vengano fatti da un gran numero di

imprese (consorzi). Difetti: motivazioni delle imprese (potere di mercato), riduce i profitti

(si dividono fra partner).

D'aspremont – Jacquemin → livello socialmente efficiente spillovers;

. spillover bassi: incentivo a innovare, maggiori benefici per le imprese

. spillover elevati: incentivo limitato, sforzi vanificati a vantaggio dei concorrenti, maggior

benessere sociale per effetto della diminuzione dei prezzi, incentivo per imprese è la

maggior quota di mercato ottenibile.

3.4

Valore sociale dell'innovazione:

– Arrow → investimenti in R&S inferiori alla quota ottima sociale, il beneficio privato

dell'innovazione è inferiore al beneficio sociale per effetto delle esternalità positive per cui i

competitors sfruttano il vantaggio senza remunerare l'innovatore

– modelli patent race → inefficienza causata da sovrainvestimenti, duplicazione costi sociali,

focalizzano la ricerca nei medesimi campi lasciando ambiti di ricerca inesplorati.

4. TEORIA EVOLUTIVA

4.1

Conoscenza → input di base del processo di innovazione, si distingue in:

– codificata → parte del sapere che si può trasferire da un soggetto all'altro attraverso il

linguaggio formale

– tacita → radicata nel comportamento, nell'azione esercitata in un determinato contesto.

Teoria evolutiva:

– conoscenza → fulcro degli studi inerenti il processo innovativo

– il costo d'acquisto di nuova conoscenza aumenta il gap tra conoscenza nuove e già acquisite;

conoscenza come bene pubblico impuro con carattere di non rivalità ed escludibilità

– per gli evoluzionisti importante interazioni tra tutti i soggetti coinvolti nel processo

innovativo (imprese, università, centri ricerca, istituzioni)

– fattori chiavi ricerca e innovazione:

. opportunità – rapporti con altre imprese vs nuovi sviluppi

. organizzazione e metodi di ricerca

. conoscenza accumulata

. competenze e relazioni

– incentivo alla ricerca è rappresentato dall'appropriabilità delle rendite, anche in mancanza di

protezione data la storia dell'impresa

– impresa → attore principale del processo di innovazione, percepisce stimoli e opportunità,

elabora soluzioni e usa strumenti innovativi per trarne vantaggio

– carattere dell'impresa → indole, insieme di tutte le conoscenze e memorie sviluppate nella

sua vita

– aspetto organizzativo rilevante, rappresenta il canale di scambio delle informazioni

all'interno della struttura

– sono maggiormente innovative le neo imprese, non soggette a meccanismi già strutturati e

rigidità

– le imprese già insediate possono rimanere bloccate all'interno della trappola da competenza

sviluppo tecnologie che hanno dato lo successo

– prospettiva evolutiva incentiva le reti e i network d'impresa, meno costi e miglior

coordinamento processi

4.2

L'evoluzione dell'industria può essere analizzata sotto il profilo:

– delle dimensioni → ingresso/uscita, performance

– della struttura → relazioni entrata/uscita, dimensione, concentrazione, R&S

– dell'evoluzione industriale → nascita nuove, trasformazione esistenti, competenze e

collaborazioni.

Coevoluzione → mutamento interdipendente tra tecnologia, competenze, strategie d'impresa,

struttura del mercato e domanda, cui si assiste nel processi evolutivi delle imprese. Permette lo

studio dell'interazione tra innovazione → tecnologia → struttura mercato.

Path dependency → fenomeno per cui in alcuni settori il livello e la qualità tecnologica attuale

dipendono strettamente dal passato. Se conduce a rendimenti crescenti procura inerzia nelle scelte e

rigidità verso novità e opportunità.

5. MODELLI EVOLUTIVI

Modelli Nelson – Winter

– neoschumpeteriani → concetto base concentrazione mercato influenza innovazione che a

sua volta definisce la struttura di mercato

– presuppongono esistenza di imprese con razionalità limitata che agiscono in conformità a

routine

– ipotesi di base → imprese monoprodotto, con pieno utilizzo della capacità produttiva e

tecniche produttive a coefficienti fissi

. fattori produttivi → offerta perfettamente elastica

. innovazioni riducono i costi unitari

. ogni impresa investe in ricerca, innovativa o imitativa

. imprese grandi hanno una maggiore produttività rispetto alle minori

– output industria: Xt=SjXjt jXjt=output impresa al tempo t

– x effetto di innovazioni → costo unitario di produzione (costante):

Tjt=(g+v+c)/aj(1+t) g=tasso deprezz.fisso capitale

v=tasso dividendi e interessi

c=tasso costo input (variabili)

ajt=produttività capitale

– mark up dell'impresa: Mj=e/(e-Sj) Sj=quota di mercato impresa

e= elasticità domanda percepita

se la percezione della domanda è esatta (coincide), si può rappresentare la funzione di

reazione di Cournot

– l'impresa paragona il proprio costo unitario di produzione con il mark up

se Pt > MjTjt

l'impresa investe

– l'investimento dell'impresa j al tempo t:

Idjt=[g+h(1-MjTjt/Pt)]Kjt h=coeff.aggiustamento

Kjt=stock capitale fisso

– l'ammontare massimo dell'investimento per l'impresa è pari a:

Fjt=[g+(i+b)(Pt-Tjt)]Kjt b=ammontare massimo che

l'impresa può prendere in prestito

– dalle simulazioni risulta che:

. elevato livello produttività nel periodo finale e più elevato rapporto tra produttività media

dell'industria e indice di produttività latente caratterizzano le imprese più concentrate; se

l'imitazione è facile le imprese si presentano molto simili

. differenze livelli produttività tra innovatrici e imitatrici più marcate in caso di elevata

numerosità di imprese

. fattori decisivi: - tasso crescita produttività latente

- difficoltà di imitazione

– variabilità risultati dell'innovazione

– aggressività delle politiche di investimento

. la concentrazione industriale è positivamente correlata con:

– strategie aggressive

– elevati tassi di crescita della produttività latente

– elevate difficoltà ad imitare

– elevata variabilità risultati imitazione

– la probabilità di generare innovazione è proporzionale al capitale investito

– conclusioni dalle simulazioni Nelson Winter → nell'analisi statica dell'economia del

benessere il monopolio non è una forma di mercato ottimale perché provoca inefficienza

produttiva e allocativa, con minor benessere per i consumatori;

– considerazioni su politica d'innovazione:

. più successo imitazione nel caso di scarsa appropriabilità dei risultati della ricerca, se

l'imitare elimina dal mercato l'impresa innovatrice perde una fonte per ulteriori imitazioni

. una specifica forma di mercato è condizione necessaria per lo sviluppo di un elevato tasso

di innovazione

. un determinato modo di essere di un mercato è conseguenza di un ciclo di innovazioni di

successo

. il potere di mercato permette all'impresa di proteggersi da strategie aggressive degli

imitatori

. la dimensione consente all'imitatore di trarre profitto da tecnologie altrui

Modelli history-friendly

– nuova generazione modelli evolutivi, cercano di superare la stilizzazione dei modelli di

prima generazione

– sono modelli specifici per ogni settore indagato e prendono in considerazione fatti rilevanti,

dall'analisi storica di una specifica industria

– criticità modelli di prima generazione: le imprese considerate sono spesso multiprodotto che

competono su più segmenti contemporaneamente. La struttura appare molto semplice

rispetto alla complessità dell'industria reale

– nuovi modelli → linea di congiunzione tra teoria ed empirismo, è determinante il passato, la

storia dell'industria, per spiegare le dinamiche evolutive

– prima introduzione 1999 Malerba, Orsenigo, Nelson e Winter x industria del computer

6. ECONOMIA DELLA CONOSCENZA

6.1

Conoscenza → determinante della crescita insieme alle capacità organizzative e alle infrastrutture.

Caratteri della conoscenza:

– non rivalità → utilizzo contemporaneo da parte di più soggetti senza che ciò ne infici l'utilità

– non escludibilità → impossibilità di interdirne il consumo ad un soggetto.

Mercato della conoscenza → imperfetto, spesso è impossibile per chi la produce impedirne lo

sfruttamento da parte di altri, presenta inoltre un elevato livello di trasferibilità. E' necessario

l'intervento dello Stato.

La conoscenza una volta generata crea un alto livello di esternalità positive e spillover, il vantaggio

marginale del produttore è inferiore al vantaggio sociale.

L'acquisizione di conoscenza avviene per gran parte attraverso la comunità scientifica, in cui vigono

regole parzialmente diverse rispetto al mercato; incentivi di natura non solo economica, diffusione

delle ricerche, non per profitto economico.

Informazione → insieme di dati anche formalizzati.

Conoscenza → capacità apprendere.

Innovazione → produzione di nuova conoscenza con un valore economico, utilizzabile in processi

produttivi, capace di innescare processi di miglioramento della capacità di produzione, sviluppando

contemporaneamente crescita e sviluppo.

Conoscenza come sottoprodotto della produzione → se avviene attraverso learning by doing e

learning by using.

Conoscenza – teoria evolutiva → il costo di acquisizione aumenta tanto più la nuova conoscenza è

distante dalla conoscenza preesistente (bene pubblico impuro). Interazioni tra soggetti coinvolti

(imprese, università, governo).

Ruolo istituzioni → decisivo nella gestione della conoscenza, ok sussidi, potenziamento sistema

brevettuale, organizzazione di un sistema di ricerca pubblico.

Blur economy → forte interazione, velocità e immaterialità, ruolo essenziale risorse immateriali

(conoscenza, idee).

6.2

Gap tra incentivi pubblici e privati → deriva dai caratteri di trasferibilità, non appropriabilità, non

rivalità e incertezza dei risultati di questo asset immateriale.

Imprese private, limitata disponibilità di risorse, tendono a ridurre la varietà in modo da esplorare in

prevalenza settori che permettono una parziale programmazione dei risultati attesi (path dependency

della ricerca).

Sistema pubblico → incentivi a mantenere in essere ricerche in vari ambiti, per elevato valore

sociale alla raccolta informazioni e valutare possibilità di ogni settore economico. Maggior

incentivo per progetti non economicamente profittevoli nel breve periodo.

Ricerca di base → produce informazioni utili per guidare la ricerca applicata: raccolta informazioni

generiche → selezione di quelle che possono creare innovazione → imprese.

Arrow → i limitati costi di trasmissione e diffusione dei risultato dell'attività di ricerca giustificano i

minori incentivi che il sistema privato trova nella produzione di conoscenza.

Imprese – ricerca di base → quelle che possiedono capacità specifiche, routine organizzative

collaudate, maggiori skills. La funzione ricerca e sviluppo è comunque necessaria per sviluppare

innovazione e per comprendere e applicare le conoscenze sviluppate all'esterno.

7. IMPRESA INNOVATIVA

7.1

Ottica evolutiva – impresa innovativa → organismo che fonda la sua esistenza e forza sulla

conoscenza, apprendimento e competenze acquisite, che sviluppa innovazione e produce in

ambienti incerti in continua evoluzione.

Motori innovazione: . conoscenza → comprensione, elab.e assimil.informazione

. apprendimento → processo assimilazione conoscenza

. competenze → effetti processo apprendimento, modo per usare il sapere per

innovare.

Approccio schumpeteriano:

– tecnologia-informazione → se non limitata da brevetto o segreta è liberamente disponibile e

si diffonde con facilità, quando è nota a tutti perde di valore; innovazione non sufficiente

incentivo per scarsa appropriabilità e valutazione di profittabilità;

– tecnologia-conoscenza → comprensione, assimilazione informazioni elaborate; diffusione

non libera, si sviluppa con l'esperienza e le relazioni fra soggetti; interessa processi di

acquisizione e accumulazione conoscenza attraverso l'organizzazione di ricerca, produzione

e marketing.

Tipi di apprendimento:

– learning by doing → interna, apprendimento spontaneo da normale attività di impresa

– learning by searching → interna, organizzazione di un settore R&S

– learning by using → interna, spontanea, uso di determinate tecniche produttive, macchinari

o risorse

– learning by interacting → attraverso relazioni con altri soggetti, reti

– learning by monitoring → aggiornamento su progressi scientifici esterni.

Senge → impresa come organismo che apprende, importanti i meccanismi attraverso cui il sistema

competenze, conoscenze e capacità dell'impresa viene modificato e innovato;

– learning by organisation → organizzazione dotata di skills necessarie per creare, acquisire e

trasferire conoscenze e per modificare il proprio comportamento in modo da rispecchiare la

nuova conoscenza e le nuove intuizioni di fondo.

Impresa che apprende → organizzazione che facilita l'apprendimento di tutti i suoi membri e

continuamente trasforma se stessa.

7.2

Competenze → caratteristica della diversità di performance fra imprese. Frutto di apprendimento e

accumulazione di conoscenze. Sono definite sulla base della:

– dimensione inerziale → competenze e apprendimento tendono a distribuirsi intorno alle

competenze esistenti, con una sorta di resistenza alle novità. No rischi, sentieri già noti.

Trappola delle competenze: mancano di capacità di adattamento perché i feedback che

ricevono dalle routine consolidate è positivo. Limita lo sviluppo.

– dimensione contestuale → competenze frutto di determinati contesti tecnologici, produttivi e

di mercato; il contesto tecnologico, soggetto a rapidi cambiamenti, richiede capacità

innovativa e metodi decisionali e di analisi dei problemi. Innovazioni incrementali rendono

più efficaci le conoscenze e le tecnologie conosciute. Innovazioni architetturali creano

discontinuità ed effetti anche sul modulo relazione dell'impresa.

. innovazioni modulari → parti componenti del prodotto

. innovazioni architetturali → sistemi di interfaccia delle diverse componenti; fenomeno

meno invasivo rispetto al mutamento di conoscenze, ma con impatti notevoli; difficile

individuarne i processi a causa del modus operandi consolidato.

– dimensione organizzativa → le competenze che un'impresa possiede sono di tipo funzionale,

organizzativo, strategico e adattivo; le capacità organizzative mirano al coordinamento delle

attività all'interno dell'impresa, per sfruttare eventuali sinergie che migliorano l'efficacia

dell'agire. Difesa posizioni occupate e cogliere opportunità.

Coordinamento competenze → opera attraverso routine, protocolli e procedure, anche non

formalizzate, non spontanee, legate a specifici ambiti di azione della singola impresa.

7.3

Dimensione organizzativa delle competenze → elemento fondamentale per comprendere le

dinamiche imprenditoriali.

Organizzazione come coordinamento alternativo al mercato, nel caso in cui costi di utilizzo di

quest'ultimo siano troppo elevati (Coase- costi di transazione).

Prospettiva evolutiva → la struttura organizzativa deve incoraggiare, controllare, monitorare le

azioni intraprese dai diversi attori che agiscono all'interno dell'impresa, esercitare potere,

assegnando autorità ai diversi gruppi di azione interni, incentivare scambi di informazioni e

coordinare il sapere per creare un patrimonio di conoscenza collettivo.

Struttura in base all'ambiente in cui opera:

– ambiente stabile → pochi e prevedibili mutamenti di scenario o forti elementi dì incertezza e

cambiamenti drastici che interessano l'ambiente: struttura gerarchica, accentuazione

specializzazioni

– ambiente con cambiamenti continui → non drastici, coordinamento orizzontale per migliore

condivisione

la forma ottimale si individua sulla base dell'analisi specifica dell'ambiente di riferimento e del

livello di cambiamento tecnologico che lo interessa.

Approccio evolutivo-struttura organizzativa più efficace → quella che prevede un decentramento

nella creazione della conoscenza, con centralizzazione nella condivisione e integrazione delle

informazioni disponibili.

7.4

Attuale scenario economico → imprese multiprodotto, struttura stabile, coerenti, cioè hanno una

distribuzione dell'attività produttiva non casuale, che si sviluppa su più produzioni attraverso

apprendimento, interdipendenze e complementarietà dei processi.

Alla base della coerenza:

➢ apprendimento

➢ opportunità tecnologiche

➢ path dependency

➢ selezione, processi competitivi

Principali forme organizzative:

✔ imprese diversificate → apprendimento rapido e forti processi di selezione

✔ imprese integrate verticalmente → processi lenti e risorse molto specializzate

✔ imprese specializzate → path dependency e intensa selezione

✔ network → apprendimento rapido, molte opportunità di sviluppo, intensa selezione.

Impresa coerente – allocazione risorse → a disposizione tra attività diverse tenendo conto di

sinergie, interdipendenza, caratteri tecnologici e di mercato delle stesse.

Approccio evolutivo – componenti fondamentali del processo di diversificazione → aumento della

conoscenza in aree contigue a quelle presenti in impresa.

Fattori che spingono le imprese a integrarsi verticalmente:

– incentivi

– elevati costi di transazione

– complementarietà

– coordinamento

– evoluzione dell'industria

– bassi indici di appropriabilità dell'innovazione

– domanda stabile → preferibile integrarsi se innovazione sistemica

– domanda non prevedibile → cambiamento tecnologico repentino l'integrazione verticale

rende ciechi vs nuovi sentieri.

Scelta processo di integrazione:

➢ a monte → se l'industria nasce intorno a nuovi sistemi, combinazione conoscenze diverse,

produzione interna di componenti

➢ standard aperti → specializzazione su componenti, disintegrazione.

Network:

– struttura in cui a livello di apprendimento si media tra accentramento della conoscenza a

livello di impresa e decentramento a livello di soggetti diversi

– si creano alla presenza di elevate opportunità e appropriabilità

– parcellizzazione conoscenza distintiva, condivisione e diffusione delle informazioni e

competenze

Distinzione dei network:

 distretto industriale → spec.orizz.e verticale, efficace nel caso di cambiamenti nell'alveo di

un ambiente conosciuto

 aree della Terza Italia → forte integrazione produttiva, elevata collaborazione per

infrastrutture e servizi

 network innovativi → innovatori-produttori e venture capitalist; efficace in caso di

cambiamenti strutturali

 network con leadership → intorno a grandi imprese, forte coordinamento attività; efficace

per cambiamenti drastici, completa riorganizzazione.

Network – influenzati da esternalità di rete:

– esternalità di rete sono effetti positivi che derivano dall'utilizzo di un bene quando è in uso a

molti soggetti (es.fax)

– origine: complementarietà tra le componenti, raggiungibile attraverso adesione a specifici

standard di compatibilità tecnica

– massa critica: più piccola dimensione della rete sostenibile in equilibrio, dati oneri e

struttura di mercato.

7.5

Open innovation:

– nuovo modello di business incentivato da vari fattori: globalizzazione, specializzazione

tecnologica, tecnologie emergenti, centralità della conoscenza

– riduzione barriere all'ingresso, contrazione dei costi soprattutto nella logistica

– promozione nuovi standard e realizzare economie di scala

– open di innovazioni → accesso multiplo alla stessa tecnologia, utile in campi oggetto di

cambiamenti rapidi

– sistema in cui cooperazione e legami tra attori diversi generano input innovativo, si crea

valore tra attività interne ed esterne.

8. STRUTTURA – COMPORTAMENTI - RISULTATI

8.1

Modello SCR: nucleo teorico di base del modello delle 5 forze competitive di Porter.

✔ Struttura di una industria → determinata la condotta delle imprese che la compongono e a

loro volta questo determina i risultati ottenibili (imprese che agiscono in perfetta

razionalità). Condizioni della tecnologia, elasticità della domanda.

✔ Struttura del settore → dimensione impianti, numerosità imprese, differenziazione prodotto,

barriere all'ingresso e concentrazione.

✔ Harvard → le imprese sottostanno a regole esogene del settore in cui operano, l'impresa che

per prima riesce a comprenderle otterrà profitti maggiori

✔ Performance → risultati che le imprese realizzano: profitto, fatturato, quota di mercato

✔ secondo Porter la strategia può modificare la struttura del settore, influenzando le forze, il

profitto dipende da:

- presenza barriere all'entrata

- potere contrattuale dei clienti

- potere contrattuale dei fornitori

- minacce prodotti sostitutivi

- livello competizione

✔ posizionamento competitivo dipende da:

- leadership di costo

- differenziazione

- focalizzazione

8.2

Resourced based view:

– eterogeneità delle competenze e delle risorse da impiegare nell'attività produttiva →

elemento caratteristico per differenziare le imprese

– le imprese che dispongono di maggiori risorse possono appropriarsi delle rendite

differenziali

– rendite differenziali o ricardiane → più si sfruttano risorse con minor produttività e

maggiore sarà la rendita delle risorse più produttive

– vantaggio competitivo → sostenibile nel lungo periodo a causa dell'imperfetta mobilità delle

risorse strategiche e da limiti alla competizione

– no vantaggio competitivo se perfetta mobilità risorse le rendite sarebbero paretiane (la

remunerazione che eccede il costo opportunità di un fattore produttivo).

– Base del vantaggio competitivo → risorse e capacità distintive (competenze).

– Penrose → impresa come insieme di risorse, le performance positive derivano dalla capacità

di generare e controllare competenze distintive, difficilmente acquisibili o imitabili,

attraverso lo studio: 1. punti di forze specifici dell'impresa

2. ne definisce il posizionamento sul mercato

Approccio → ricerca del vantaggio competitivo duraturo, mediante lo sfruttamento della specificità,

presupposto è l'individuazione e il potenziamento di risorse firm-specific (specifiche dell'impresa).

Dynamic capabilities → capacità di indirizzare l'utilizzo delle risorse vs usi migliori; abilità di

un'impresa ad integrare, costruire e riconfigurare le competenze possedute al suo interno e quelle

acquisite dall'esterno, in modo da adattarsi in tempi rapidi al cambiamento ambientale.

8.3

Approccio evolutivo:

– analizza il vantaggio competitivo in ambienti veramente dinamici

– dinamica competitiva formata da:

. processo innovativo

. replicazione della routine

. imitazione da parte dei concorrenti

– vantaggio competitivo → dipende da specifiche competenze organizzative e capacità

dell'impresa di adattarle ai mutamenti ambientali

– lo sviluppo di nuova conoscenza presuppone:

. programmazione attività di ricerca

. selezione dei sentieri

. determinazione strategia compatibile con attività operativa

– selezione sentieri → attività conflittuale, le imprese tendono a restare nei sentieri vicini

all'attività pregressa (path dependency)

– unità di analisi → non più l'impresa ma la conoscenza che accumula in se

8.4

Replicazione spaziale delle routine:

– loro riproduzione in situazioni diverse

– se un'innovazione di prodotto-processo permette di realizzare risultati positivi la stessa

impresa può replicare le routine sul altre linee o aree geografiche

– permette un maggior sfruttamento di una determinata capacità organizzativa

– facilita l'imitazione poiché passa attraverso processi di decodificazione che rende

intellegibili le routine da altri soggetti.

9. LE RELAZIONI TRA IMPRESE

9.1

Dimensioni della dinamica industriale → analisi struttura dell'industria, studio modalità di entrata e

uscita delle imprese, della distribuzione dimensionale e della differenza di performance.

– le dimensioni d'impresa all'interno di un industria si presentano asimmetriche

– legge di Gibrat → la probabilità di crescita di un impresa appartenente ad una determinata

industria in un dato periodo è proporzionale, indipendentemente dalle condizioni iniziali

– i tassi di cresciti sono un random walk

– le variazioni dimensionali sono determinate da shock inattesi, non casuali, ma imprevedibili

nella tipologia

– le differenze tra imprese a livello di competenze, organizzazione e strategie sono persistenti

nel temporaneamente

– turbolenza, elevata all'ingresso-uscita da un industria e cambiamenti delle posizioni,

differisce a seconda del settore indagato

– la imprese che sopravvivono crescono in fretta

– la crescita è positivamente correlata alla presenza di economie di scala

– i fattori che stimolano la crescita limitano la probabilità di sopravvivenza dell'impresa,

anche se a livello aggregato l'industria rileva un tasso di crescita positivamente correlato alla

crescita e alla sopravvivenza.

Tassonomia di Pavitt → flussi di tecnologia collegati a variabili, classificazioni innovazione:

– in base alle fonti (ricerca interna o esterna)

– settore di produzione e utilizzo innovazione

– dimensione

– settore di attività dell'impresa che ha realizzato l'innovazione

Pavitt ha individuato 4 categorie di settori industriali:

supplier- scale-intensive specialized- science-

dominated suppliers based

Settore tradizionale automotive Prod.macch.ind.li Farmaceutica,

e strumenti prec. chimica, elettron.

Dimensioni contenute medio-grandi

imprese

Fonti innovazione esterne interne-esterne interne Interna-esterna

(università)

Scopo innovazione ridurre i costi Ridurre costi, Nuova tecnologia Vantaggio

migl.processi utilizzabile da competenze

produttivi altri

Brevetti/protezione raramente Spesso, segreto Alta Alta protezione

industriale appropriabilità

Modalità learning by doing Risorse x ricerca e Feed-back da Economie di

apprendimento e learning by R&S formalizzati clienti apprendimento

using,

Tipo innovazioni incrementale Barriere entrata

9.2

Analisi dinamica strutturale → processo probabilistico, si sviluppa nel tempo, riguarda la capacità

di evidenziare le variazioni relative all'incidenza dei diversi settori produttivi, rilevando le varie

trasformazioni qualitative che li hanno interessati per comprendere il comportamento dinamico.

Esame congiunto della dinamica industriale e innovativa.

Modello → ciclo di vita dell'industria, la dinamica strutturale si articola in tre fasi:

1) fase iniziale → innovazioni radicali, cambiamenti continui delle quote di mercato, no

barriere all'entrata. Alta competizione, spese R&S contenute, livello produttivo inefficiente.

2) crescita → riduzione varietà prodotto, standard, aumento quantità di produzione, crescita

investimenti in innovazione; barriere all'entrata consistenti, molte imprese escono, mercato

più concentrato. Emerge un design dominante.

3) maturità → rallenta crescita prodotto, quote di mercato stabili, accentuazione barriere e

mercato più concentrato. Innovazioni incrementali.

Critiche al modello:

– relazione innovazione prodotto o innovazione processo non riscontrabile in ogni tipo di

industria;

– la discontinuità che nasce con l'innovatore e una serie di follower non è confermata in ogni

industria;

– non riesce a cogliere la varietà di casi che la realtà presenta;

– non spiega il motivo per cui alcune imprese sopravvivono ed altre escono.

Teoria evolutiva → non propone alcun percorso di sviluppo determinato; l'evoluzione è definita

secondo fattori storici ed eventi accidentali.

Modello Pasinetti → legame tra cambiamento strutturale e fenomeni endogeni, dovuti ad


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Crikia95

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Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia applicata e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Laino Antonella.

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