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Antropologia e regole del comportamento condiviso

L'antropologia studia le regole del comportamento condiviso che vanno oltre la genetica e stanno al di qua dell'animo umano. Essa concentra la propria attenzione soprattutto sui modi in cui adattiamo quello spazio sociale dandogli particolari forme relazionali che noi genericamente chiamiamo cultura. Inoltre, essa utilizza la memoria quanto la storia come aree di indagini, facendo leva allo stesso tempo sulla sua specificità scientifica.

Riflessioni sull'epoca della comunicazione

Gli esempi riportati nel libro (che derivano da esperienze dirette) servono come punto di partenza di varie riflessioni che hanno l’obiettivo di:

  • Sottoporre a verifica la “credenza” secondo cui viviamo nell’epoca della comunicazione totale, cioè tutti viviamo nel contatto reciproco e nell’immediatezza della relazione virtuale
  • Mettere a fuoco la questione delle declinazioni soggettive, cioè dei modi diversi in cui le persone organizzano e orientano la propria vita

Globalizzazione secondo Giddens

Il primo riferimento portante dei discorsi è la globalizzazione (soprattutto bancaria, finanziaria ed economica) che, secondo Giddens (sociologo britannico), è un fenomeno per cui luoghi spazialmente lontani tra loro risultano “più vicini” perché collegati da un nuovo sistema di relazioni, al punto che gli accadimenti di un posto possono venire influenzati e rimodellati da quanto accade a chilometri.

Il mondo estraneo e la comunicazione moderna

Quando il mondo diventa estraneo (ricordo del professore da ragazzino a scuola confrontato agli studenti d’oggi che sono in continua comunicazione tra di loro e con i professori attraverso i vari mezzi di comunicazione come WhatsApp e Messenger, le e-mail non vengono più utilizzate). La storia è cambiata e il mondo di oggi è sicuramente diverso da quello di allora. Ma spesso, le relazioni e i modi in cui si affronta la vita quotidiana sono rimasti immutati. Siamo tutti radicati nella più sfrenata contemporaneità.

Le vite delle persone cambiano e si trasformano con una velocità diversa e subiscono un adeguamento che può essere accelerato o rallentato a seconda dei casi, e questo a causa di una serie di fattori e ragioni.

Motivi di estraneità nel mondo moderno

Il mondo diventa sempre più estraneo a noi stessi per due motivi sostanziali:

  • Secondo Michael Ignatieff - storico e scrittore canadese di origini russe: tra i costi della modernità va per assodata “la perdita dei legami comunitari e di vicinato”.
  • La quotidianità dei paesi occidentali somiglia sempre più a un mondo abitato da stranieri e da “diversi”.

Ma questa credenza, come l’idea che siamo tutti iperconnessi, va spesso al di là della realtà perché non dappertutto il mondo è globalizzato e connesso, mutato e trasformato allo stesso modo. In quanto gli uomini continuano a costruire il proprio mondo con pratiche soggettive e locali. Quindi si pensa sia una questione che tocca solo i WEIRD (cioè un piccolo sottoinsieme della popolazione mondiale che potremmo interpretare come occidentali, laici, democratici, ricchi e progressisti).

Appadurai e il concetto di futuro

In questo quadro, la sicurezza viene cercata nelle regole più ferree. In tali situazioni, infatti, si cercano condivisioni nel senso di appartenenze ideali, ideologiche e materiali. Mentre per quanto riguarda il concetto di futuro: Appadurai (un antropologo statunitense, di origine indiana) sostiene che i sentimenti e le emozioni modellano il futuro in quanto rappresentano il livello concreto dell’azione individuale per la realizzazione di progetti. Ragion per cui non tutti, a differenza dei Weird, sono nelle condizioni di pensare al futuro se non come un lusso o un dubbio. Ciononostante, anch’essi vivono nella globalità senza saperlo ma non se ne accorgono a causa dei loro problemi e della loro prima occupazione cioè la sopravvivenza al presente.

Correnti di pensiero antropologico

Vattimo e la postmodernità

Negli ultimi decenni del secolo scorso si sono fatte avanti due correnti di pensiero:

  • G. Vattimo - filosofo italiano: il moderno si era concluso ed eravamo entrati nell’era postmoderna, nell’epoca della moltiplicazione della comunicazione (effetto più evidente dei mass media) ovvero un passaggio a una società trasparente (liberazione dalle catene della modernità).
  • Mentre per Giddens la postmodernità non è altro che la scoperta che nulla è dato conoscere con certezza, in quanto i fondamenti dell’epistemologia si sono rivelati inattendibili.
  • Per Francois Lyotard la condizione postmoderna ha dato modo al pensiero di adeguarsi ai tempi nuovi.

Conseguenze della condizione postmoderna

Questa condizione postmoderna ha avuto inizio negli anni '70 quando ci fu una potente accelerazione della produzione (che può essere tradotto come bombardamento di stimoli) come ci racconta David Harvey. Questo portò a una trasformazione economica camuffata però da rivoluzione culturale, per esempio: le grandi marche che uscivano dagli atelier di élite iniziarono a entrare nei mercati di massa (questo portò a un significativo incremento del consumo).

Altre conseguenze furono: la caducità delle mode, delle idee, dei valori ecc.. Per quanto riguarda invece gli effetti antropologici, nella vita delle persone è diventato tutto istantaneo e fast. Qualsiasi cosa è eliminabile e sostituibile. Si è creata una società usa e getta che permette alle persone di liberarsi di valori, di stili di vita, relazioni stabili ecc..

Il postmodernismo rappresenta quindi un alleato culturale del capitale: il mondo è visto come una società delle comunicazioni in cui non ci sono fatti ma solo interpretazioni (Nietzsche).

Globalizzazione come conseguenza del postmoderno

La globalizzazione non viene a seguito del postmoderno, bensì è la diretta conseguenza. Quindi ogni trasformazione locale è una componente della globalizzazione in quanto estensione delle connessioni sociali nel tempo e nello spazio. Per Ernesto de Martino la crisi della presenza è una delle strade che guida alla liberazione delle catene e dai vincoli delle narrazioni uniche e dell’Io sovrano.

Dagli anni '90 la globalizzazione diventa la concreta incarnazione del postmoderno ovvero l’era in cui vi è una sorta di libertà condizionata. Il mondo si è ristretto e tutti sono iperconnessi. In questi ultimi anni il mondo somiglia a un caos caratterizzato da un uragano di migrazioni che ha sconvolto la geografia umana del pianeta (anche se già a partire dal '900 ci fu il trionfo del meticciato e della creolizzazione).

A governare il mondo è una specie di ammuina (confusione in napoletano) generale, questo porta a una sensazione di pericolo e paura, di tristezza per la perdita del come eravamo e il rischio di non riuscire a stare al passo (il mondo cambia troppo in fretta). Ciononostante, c’è poca mobilità: i media creano nuove distanze spazio-temporali. Ci troviamo in un mondo che è costretto a fare esperienza nella diversità in quanto ci sono molti che si muovono soprattutto per sopravvivenza, per fame o a causa delle guerre.

Processi imitativi e costruzione dell'identità

Imitazione e originalità

Siamo tutti originali: siamo introdotti alla vita imitando e costruiamo la nostra autonomia e costruiamo il nostro mondo mediante la parola. Non facciamo altro che misurarci col mondo che ci circonda, ovvero ci confrontiamo con gli altri. Noi siamo animali imitativi e riproducenti sin dalla nostra nascita. Di conseguenza dopo aver raccolto qualcosa da ognuno, imitiamo noi stessi all’infinito.

In un esperimento di mirror condotto in un laboratorio di antropologia all’università di Salerno, un gruppo di persone è stato diviso in altri due gruppi, mostrando tutto il materiale visivo che li aveva come protagonisti. Il materiale è stato analizzato tra di loro. Scegliendo inconsapevolmente dei referenti, facciamo continuamente un’opera di appropriazione e nello stesso tempo di adattamento, nel senso che mentre copiamo mettiamo anche in atto un procedimento parallelo in cui inventiamo e aggiungiamo del nostro.

Risultati dell'esperimento

Risultato 1 - Ragazzo: alcune micro-composizioni individuali di uno di quegli studenti ritornavano in altri componenti della sua famiglia. La scelta di modelli e riferimenti è quasi sempre un atto involontario (la scelta può derivare da diversi fattori quali l’abbigliamento, la condotta sociale ecc.). In ognuno di noi ci sono infiniti prestiti comportamentali ricavati da molte persone, ma ce n’è sempre qualcuna che si impone sulle altre. Poi ci sono figure extrafamiliari che hanno una funzione rituale di “passaggio” (Pietropolli Charmet) e che guidano verso una forma di diversificazione se non di autonomia.

Risultato 2 - Ragazza: esistono imitazioni confermative che permettono la continuità di alcuni modelli grazie alla ripetizione e alla personalizzazione cui si aggiungono imitazioni alternative capaci di aprirci a modelli diversi da quelli di provenienza e che quindi possono permetterci esperienze di diversificazione. Esse sono frutto di una mediazione tra la naturale disposizione e l’apertura individuale.

Teoria dei memi di Dawkins

Nei processi imitativi o fenomeni mimici non c’è consapevolezza né ragionamento. Richard Dawkins - etologo, biologo, divulgatore scientifico, saggista e attivista britannico - alla fine degli anni '70 coniò le unità di imitazione o trasmissione col nome di “memi” (per esempio idee, melodie, frasi ecc.) che saltano da un cervello all’altro mediante un processo di imitazione. Essi si possono originare per mutazioni indipendenti oppure vengono replicati, e alcuni di essi possono avere più successo di altri.

Inoltre, Dawkins ha individuato tre qualità che mantengono in vita i memi: la longevità (la diffusione di vita in vita), la fecondità (legata al sapere o alle conoscenze individuali) e la fedeltà di copiatura (abilità personale della riproduzione e la capacità interpretativa di concetti: ricopiamo, adattiamo e modifichiamo e aggiungiamo qualcosa di nostro).

Illusione di libertà nella costruzione dell'identità

La grande illusione è credere di essere liberi e avere carta bianca sulla costruzione della nostra identità. Il passato è stato cancellato per riscrivere quello che vorremmo essere. Ma nessuno è senza passato. La nostra originalità dipende dalla nostra capacità di reinventare i modelli di riferimento. Spesso siamo convinti di essere originali, in realtà ci mescoliamo alle imitazioni più generiche e diffuse. In ogni caso il nostro punto di partenza è il mondo che ci troviamo davanti: questo mondo noi lo acquisiamo, lo assorbiamo, lo conosciamo e lo sperimentiamo in pochissimo tempo.

Impariamo a esprimerci sia con le parole che con le emozioni e i sentimenti tramite la rappresentazione che ce ne danno gli altri. Su questo argomento Marcel Mauss (antropologo, sociologo e storico delle religioni francese) sostiene che i sentimenti hanno un’espressione che deve essere capita e compresa altrimenti non avrebbe senso esprimerli, infatti manifestiamo i sentimenti essenzialmente per noi ma lo facciamo per molteplici ragioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher TippetePuffete di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia culturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof De Matteis Stefano.
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