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Il codice civile: un insieme di regole

Il codice civile è un insieme di regole che disciplinano tutti i rapporti che i cittadini hanno tra di loro (per esempio perché si sono sposati, perché uno è dipendente di un altro, perché hanno stipulato un contratto, ecc.). La sua formalizzazione parte da lontano, dal diritto romano. Nel corso del tempo il diritto si evolve e si modifica. Il primo codice civile nasce da un'idea di Napoleone che tra le tante riforme che propose, ci fu anche quella di riunire in un solo testo tutte le regole che disciplinano i rapporti dei suoi cittadini francesi, dando così la certezza del diritto (scritto) ai suoi cittadini.

L'evoluzione storica

La Francia di fine '700 viene infatti travolta dalla rivoluzione e tra gli ideali che mossero la rivoluzione c'erano soprattutto "libertà, fraternità, uguaglianza" che sono strettamente collegati con l'idea del codice civile. Il regime precedente era fondato sui privilegi, contrastanti con i nuovi ideali della post-rivoluzione. Era un mondo che distingueva lo status sociale (privilegiati, aristocrazia, clero) dagli organi di diritto (regole diverse in funzione dello status). Dopo la rivoluzione l'aristocrazia venne spazzata via.

Il punto di partenza della politica di Napoleone fu appunto l'idea di un nuovo diritto scritto che fosse uguale per tutti, che riprendesse gli ideali della rivoluzione, applicabile indistintamente a tutti senza distinzioni sociali. Nel codice civile c’è il completamento di quel movimento sfociato nella Rivoluzione. Il riconoscimento della proprietà privata è stata un punto di partenza per le successioni post morte (disciplinate nel codice civile) in quanto chiunque avesse avuto un patrimonio avrebbe potuto gestirlo anche dopo la sua morte.

Il modello napoleonico e la sua diffusione

Nei paesi dell'Unione Sovietica, lo stato imprenditore gestiva i beni dei suoi cittadini dopo la loro morte. Tutto era riservato allo Stato e i cittadini non erano liberi di possedere nulla in quanto non era riconosciuta la proprietà e quindi il diritto di successione non poteva stare in piedi. Dopo il 1989, anche in quei Paesi la legislazione è mutata e oggi non differiscono sostanzialmente da noi. Per proprietà si intende l’insieme di beni mobili e immobili.

La formula di Napoleone di raccogliere tutto in un volume solo, facilmente consultabile, è una formula che ha successo e si diffonde subito nel mondo in quanto in quel periodo era prassi che le Nazioni europee avessero delle colonie in altri continenti, acquisiti mandando eserciti a sterminare le popolazioni locali e a prendere possesso di quei Paesi con totale disprezzo delle persone che le abitavano ma anche delle loro culture. I processi di colonizzazione comportavano che dopo aver sterminato le popolazioni locali, si sostituivano alle loro culture quelle dei Paesi occupati che portavano anche le loro regole e quindi il loro diritto, amministrando i cittadini locali con le leggi della madre patria.

Le regole giuridiche dei Paesi europei più interessati al processo di colonizzazione (Spagna, Olanda, Belgio, Francia, Portogallo, Inghilterra) e ciò si è dimostrato il principale metodo di diffusione delle regole. Il codice civile entrato in vigore all'inizio dell'800 subito è stato esportato in quei Paesi che rappresentavano quei possedimenti sospesi. La Francia è l'unica di quei Paesi ad avere "le province di oltremare". Il codice civile francese inizia ad essere tradotto, inizia a diffondersi non soltanto nelle colonie francesi ma anche in quei Paesi europei che decidono di farlo proprio.

Il codice civile italiano

Il primo codice civile italiano venne formulato nel 1865 ed altro non è se non il codice di Napoleone tradotto in italiano. Quello attuale è stato redatto il 1942 (su base di quello del '65). Viene imitato in tutti i Paesi europei meno uno, l'Inghilterra in cui tutt'oggi non esiste il codice civile così come gli Stati Uniti nati dalla colonizzazione dei primi. Nell'unico stato, non possedimento britannico ma francese, la Louisiana, è presente un codice civile.

In Scozia, per questioni di conflittualità e di spirito indipendentistico, porta il Paese a formulare un codice civile a contrario di quelli che son definiti dagli scozzesi "gli occupanti" (gli inglesi). Oggi nella maggior parte del mondo abbiamo codici civili riconducibili a quello di Napoleone per struttura e temi trattati. È infatti normale trovare articoli del codice che sono semplicemente la traduzione di quelli napoleonici.

Globalizzazione e adozione delle norme

Oggi, in un mondo di globalizzazione e senza più colonizzazione, una modifica o la promulgazione di una legge interessante e innovativa, è spesso ripresa da altri Paesi traducendola o rielaborandola. Il processo di adozione di norme giuridiche altrui (non inteso come obbligo come nel periodo delle colonie) è quindi tutt'oggi adoperato.

Norme del diritto privato

Norme del diritto privato sono poste per disciplinare la civile convivenza tra i facenti parte dell’Ordinamento alle quali si rivolgono. Le norme si applicano all’interno del territorio dello Stato ma con qualche eccezione fuori confine come per il caso delle navi partite da porti italiani che sottostanno alle norme italiane. A bordo delle navi militari si continuano ad applicare le norme del Paese di origine anche se la nave è ormeggiata su un porto estero, ma dal momento in cui gli ormeggianti scendono dalla nave devono sottostare alle norme dell’Ordinamento nel suo confine di appartenenza.

Cittadinanza italiana ed europea

Cittadinanza: alcune norme costituzionali attribuiscono diritti o doveri ai soli cittadini italiani. La cittadinanza è prevista da una legge normativa. La cittadinanza può essere acquisita in due modi:

  • Il primo legato a fattori naturali ovvero il principio di "iure sanguinis" secondo cui acquisisce la cittadinanza italiana il figlio, anche adottivo, di genitori in possesso di essa.
  • Il secondo legato al principio di "iure soli (suolo)" secondo cui colui che è nato nel territorio nazionale da genitori ignoti o apolidi (privi di cittadinanza o a cui è stata tolta).
  • Secondo altri modi: sei mesi di residenza nel territorio della Repubblica con un’occupazione, se richiesto dal soggetto interessato; tre anni dalla data di matrimonio; straniero che ha prestato servizio alle dipendenze dello Stato per almeno cinque anni; cittadino di uno degli stati membri della CEE (comunità europea) è residente da almeno quattro anni nel territorio della Repubblica.

La cittadinanza può essere persa o automaticamente o per rinunzia (per esempio se si va all’estero oppure se per motivi politici il proprio Stato ti impedisce di ricoprire incarichi in altri Stati).

Un’altra cittadinanza è quella europea e si acquista in virtù del possesso della cittadinanza di uno degli stati membri e comporta il riconoscimento di una serie di diritti che riguardano il diritto alla tutela da parte dell'autorità diplomatiche di uno qualunque degli stati membri (per esempio nelle ambasciate in altri stati non europei). Sono riconosciuti anche i diritti sanciti dai trattati europei (per esempio poter sposarsi e stabilirsi in qualunque stato comunitario).

Costituzione e diritti dei cittadini

La costituzione con il termine "cittadini" indica chi e cose con cittadinanza italiana in linea di massima. Quando si riferisce a cittadini e non usa il termine "tutti". Le prime elezioni furono indette per eleggere i componenti dell'Assemblea Costituente che avrebbe redatto la Costituzione. I candidati erano storici, giuristi e docenti universitari, tutte persone alle quali erano chieste le competenze particolare per la formazione di una Costituzione.

I candidati eletti, in un anno e mezzo, divisi in commissioni, scrissero la Costituzione. Uno dei temi principali fu il riconoscimento della proprietà privata di beni ovvero ciò che può essere oggetto di diritti (mobili ed immobili). Fu riconosciuta inoltre l’iniziativa economica che deve essere libera e senza ostacoli. I mutamenti sociali e culturali possono portare a modifiche di temi trattati dalla Costituzione (articolo sulla famiglia). Fino al 1974 il divorzio non era concesso per esempio (anche un referendum sull’abrogazione della legge che lo vietava ebbe esito negativo). Dopo varie evoluzioni (prima 5 anni di separazione prima del divorzio, successivamente 3 anni) ora ci vogliono pochi mesi se tutti e due gli ex coniugi sono d’accordo sulla separazione reciproca.

Codice penale e Corte Costituzionale

Il codice penale contiene delle espressioni che hanno ricevuto una interpretazione diversa nel corso del tempo in seguito ad evoluzioni sociali e culturali. La Corte Costituzionale e una norma europea decide se una legge contrasta coi principi della Costituzione o comunitari. In Italia il controllo avviene nel corso di un giudizio in cui è necessario applicare una certa norma. O il giudice o una delle parti può ritenere che quella norma sia responsabile di incostituzionalità. Il processo è sospeso e si chiede alla Corte Costituzionale di pronunciarsi in merito a tale questione. Dopo le verifiche (diritto pubblico) il processo può riprendere.

La Costituzione sarebbe "lettera morta" (invalida) se non ci fosse la Corte Costituzionale che vieta che ci siano conflitti interni tra norme costituzionali.

Importanza del codice del consumo

Importanza nel conoscere i propri diritti. Esempio: Codice del consumo (tutela solo i consumatori, requisito quindi è essere consumatori) in allegato ad ogni codice civile e valevole in tutta l’Unione Europea in quanto elaborato da una serie di direttive dell’Unione europea:

  • Articolo 33 disciplina le clausola vessatorie presenti in un contratto (comportano una vessazione, un abuso, una lezione degli interessi altrui): in qualsiasi contratto tra impresa e consumatore ci deve essere una simmetria dei diritti e degli obblighi. Si considerano vessatorie le clausole che determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio tra diritti e obblighi derivanti dal contratto.
  • Articolo 129 (Conformità del contratto):
    1. Il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita.
    2. Si presume che i beni di consumo siano conformi al contratto se, ove pertinenti, coesistono le seguenti circostanze:
    a) sono idonei all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;
    b) sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;
    c) presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicità o sull’etichettatura;
    d) sono altresì idonei all’uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti.
    3. Non vi è difetto di conformità se, al momento della conclusione del contratto, il consumatore era a conoscenza del difetto non poteva ignorarlo con l’ordinaria diligenza o se il difetto di conformità deriva da istruzioni o materiali forniti dal consumatore.
    4. Il venditore non è vincolato dalle dichiarazioni pubbliche di cui al comma 2, lettera c), quando, in via anche alternativa, dimostra che:
    a) non era a conoscenza della dichiarazione e non poteva conoscerla con l’ordinaria diligenza;
    b) la dichiarazione è stata adeguatamente corretta entro il momento della conclusione del contratto in modo da essere conoscibile al consumatore;
    c) la decisione di acquistare il bene di consumo non è stata influenzata dalla dichiarazione.
    5. Il difetto di conformità che deriva dall’imperfetta installazione del bene di consumo è equiparato al difetto di conformità del bene quando l’installazione è compresa nel contratto di vendita ed è stata effettuata dal venditore o sotto la sua responsabilità. Tale equiparazione si applica anche nel caso in cui il prodotto, concepito per essere installato dal consumatore, sia da questo installato in modo non corretto a causa di una carenza delle istruzioni di installazione.

Capacità giuridica e di agire nel codice civile

Codice civile Articolo 1: il codice inizia con i soggetti a cui si indirizzano le norme. Sono le persone individuate come persone fisiche e le persone giuridiche. Ogni individuo è caratterizzato da:

  • Capacità giuridica (Art 1), acquisita dalla nascita e che comporta una serie di diritti di cui dispone ogni individuo soggetto di diritti appunto e persa di regola con la morte anche se sono presenti aspetti che sopravvivono ovvero i diritti collegati alle invenzioni e al diritto di autore (copyright). Il diritto dell’inventore e il copyright sono dotati di diritti patrimoniali (diritto di sfruttare economicamente la propria opera/invenzione o direttamente e quindi pubblicando da sé un’opera oppure cedendo il diritto ad un editore che sfrutta commercialmente l’opera riconoscendo delle percentuali di diritto d’autore al creatore di quest’ultima), che ha termine 30 anni dopo la morte dell’autore al termine dei quali l’opera diventa di pubblico dominio, e diritti morali (diritto di vedersi riconosciuta la paternità dell’opera nei secoli seguenti e tutelata la propria reputazione o immagine personale anche dopo la morte, per esempio nel caso di articoli giornalistici che infangano l’immagine di un defunto attribuendogli azioni fasulle). Il diritto di immagine è presente nel codice (Art. 10) ed è stato stabiliti da sentenze giuridiche avviate a causa di eventi infamanti post-morte.
  • Capacità di agire (Art 2), possibilità di amministrare i propri interessi, di stipulare contratti, che si acquista con la maggiore età. Prima dei 18 anni sono i genitori che si occupano degli interessi dei loro figli. In caso di orfani, il tribunale dà tale capacità ad un altro familiare. Se un minore stipula un contratto, ci si può impugnare a quest’ultimo dai genitori fino a 5 anni dalla firma. Per difendere la capacità di agire di un minore, ogni azione che ne riguarda i suoi interessi (la vendita di un suo bene da parte dei genitori) è decisa dal giudice di tutela. La capacità di agire può essere persa anche dopo aver compiuto la maggiore età se è portatore di handicap significativi tutelando quindi i suoi interessi (interdizione). L’inabilitazione causa la parziale o temporanea perdita della capacità di agire. Le figure che si occupano di tali soggetti sono l’interditore che si occupa in maniera assoluta degli interessi del soggetto oppure l’inabilitatore che se ne occupa parzialmente. Chi va in galera per più di 5 anni perde anch’esso tale capacità ed è necessaria la figura di un curatore. Tutto è deciso dal giudice che verifica tutte le documentazioni medica o giuridica sui soggetti oppure nomina una figura specializzata per stabilire se certi soggetti non sono realmente in grado di intendere e di volere totalmente o parzialmente. La finalità/funzione è sempre protettiva, evitare che danneggi il patrimonio proprio o della famiglia da parte di chi ne dispone senza la propria consapevolezza, e sanzionatoria se si tratta di un detenuto.

Atti di disposizione e diritto al nome

Articolo 5, atti di disposizione del proprio corpo: Gli atti di disposizione (o disponibilità) del proprio corpo (riguardano atti solo tra vivi) sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica (vendita di qualche pezzo del corpo), o quando siano altrimenti contrari alla legge (compresi sfruttamento o adescamento), all'ordine pubblico o al buon costume (che varia rispetto agli usi e costumi del tempo). Oggi la materia che riguarda la donazione (non vendita) degli organi si è sviluppata e si è arrivato a consentire tali disponibilità quando non comportano una riduzione permanente dell’integrità fisica (donazione del sangue o banca del seme). Per quanto riguarda la donazione di organi tra viventi è consentito solo in presenza di rapporti familiari e congiunti (rene o midollo spinale a seguito di una leucemia per esempio).

Articolo 6, diritto al nome: Ogni persona ha diritto al nome che le è per legge attribuito. Nel nome si comprendono il prenome e il cognome. Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati.

Articolo 7, tutela del diritto al nome: La persona, alla quale si contesti il diritto all'uso del proprio nome (uso del nome di un altro) o che possa risentire pregiudizio dall'uso che altri indebitamente ne faccia (usa il nome di un soggetto per esempio per una pubblicità redazionale attribuendogli delle affermazioni fasulle o azioni che non ha compiute, che potrebbero portare un discredito nella figura di un soggetto), può chiedere giudizialmente la cessazione del fatto lesivo, salvo il risarcimento dei danni. L'autorità giudiziaria può ordinare che la sentenza sia pubblicata in uno o più giornali (sempre per rendere conoscibile tale diritto).

Articolo 10, abuso dell’immagine: Qualora l'immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l'esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l'autorità giudiziaria, su richiesta dell'interessato, può disporre che cessi l'abuso, salvo il risarcimento dei danni. Qui si fa riferimento all’immagine fisica, alla fotografia, al disegno. L’immagine non può essere pubblicata senza il consenso dell’interessato. Il codice non ci parla del diritto di cronaca però. Esso consente, in presenza di un interesse pubblico rilevante e nel rispetto della verità dei fatti, la pubblicazione di immagini o informazioni senza il consenso dell’interessato.

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cla133_burgio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Vaccà Cesare.
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