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Appunti Diritto Industriale

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Esame di Diritto industriale docente Prof. G. Cavani

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ESTRATTO DOCUMENTO

c) Sono strumenti di concorrenza qualitativa

d) Sono segni distintivi sensibili alle esigenze dello sviluppo rurale e socio-economico

Confronto tra marchi e indicazioni geografiche:

①Il diverso profilo funzionale; i marchi garantiscono l’origine imprenditoriale (funzione

distintiva), mentre le indicazioni geografiche indicano l’origine geografica dei prodotti (funzione

qualitativa). La differenza tra un marchio collettivo e un’indicazione geografica sta nel fatto che

il primo non include necessariamente qualità territoriali.

②Le differenze strutturali; utilizzabilità dei nomi geografici nelle indicazioni geografiche,

come nei marchi collettivi (ma non individuali). Le indicazioni geografiche ruotano intorno al

concetto di tradizione, opposto al requisito di novità del marchio.

③ Le indicazioni geografiche hanno natura pubblicistica, i marchi hanno natura privatistica.

Solo soggetti “collettivi” possono chiedere la registrazione di un’indicazione geografica. Inoltre

le indicazioni geografiche sono caratterizzate dal divieto di negare la possibilità di uso del

segno ove il disciplinare sia rispettato dal produttore richiedente.

CONCORRENZA SLEALE

Sono vietati atti di concorrenza sleale tra imprenditori, tra cui:

①Usare segni distintivi idonei a produrre confusione con segni distintivi legittimamente usati da

altri

②Diffondere notizie sui prodotti di un concorrente, idonee a determinarne il discredito.

Appropriarsi dei pregi altrui

③Valersi di ogni mezzo non conforme ai principi di correttezza professionale e idoneo a

danneggiare l’altrui azienda

A tutela del soggetto leso sono previste azioni inibitorie, reintegratorie e risarcitorie.

L’evoluzione normativa ha inizio nel 1883 attraverso la Convenzione di Unione di Parigi. Tale

convenzione assicurava una protezione effettiva contro la concorrenza sleale, definendola “ogni

atto di concorrenza contrario agli usi onesti in materia commerciale”. Per “usi onesti in materia

commerciale” si intende gli usi che la stessa classe imprenditoriale ha espresso da tempo fino

ad oggi.

In Italia questa disciplina si fonda sulla responsabilità per fatto illecito civile ordinario

(art.2043) e solo successivamente la concorrenza sleale trovò disciplina nell’art. 2598 cc, che

tutelava gli interessi degli imprenditori.

L’illecito civile ordinario (art.20143) è una norma generale che vieta di recare danno ad

un'altra persona. Non è una regola ritagliata su misura per la classe imprenditoriale. E’ un

illecito di danno, ci si può tutelare solo a danno avvenuto e solo il danneggiato può provare il

dolo o la colpa di colui che ha causato il danno, e deve supportare l’onere della prova.

La concorrenza sleale (art.2598) trae le radici dall’illecito civile ordinario ed è una sua

specificazione.

-Si applica solo se i soggetti siano imprenditori (non professionisti) e se c’è concorrenza tra loro

(per concorrenza si intende la condivisione della clientela finale)

-E’ rilevante sia il mercato attuale che quello potenziale. È un illecito di pericolo, rispetto al

quale il concorrente è legittimato a reagire in prevenzione, cioè prima che il danno si sia

concretizzato.

-La concorrenza c’è anche quando uno o entrambi i soggetti non hanno avviato la propria

attività, ma abbiano intenzione di avviarla

-La concorrenza ha carattere economico

-Vige una presunzione di colpevolezza; una volta accertato l’atto di concorrenza sleale, la colpa

si presume. Rispetto all’illecito civile, è il danneggiante a dover dimostrare la sua innocenza

(trasferimento sull’autore dell’onere di dimostrare assenza di colpa).

Gli atti di concorrenza sleale

I consumatori e le loro associazioni non sono tutelati direttamente dalla disciplina della

concorrenza sleale. Viene tutelato il generale interesse, ovvero che non vengano falsati gli

elementi di valutazione e di giudizio del pubblico e non siano tratti in inganno i destinatari finali

della produzione (i consumatori).

① Sono atti di concorrenza sleale gli atti idonei a creare confusione con i prodotti o con

l’attività di un concorrente, tra cui l’uso di nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione e

l’imitazione servile dei prodotti di un concorrente.

IMITAZIONE SERVILE riproduzione delle forme esteriori (involucro, confezione o aspetto

esteriore del prodotto) dei prodotti altrui attuata in modo da indurre il pubblico a supporre che i

due prodotti, l’originale e l’imitato, provengano dalla stessa impresa. Dato che il contenuto

interno del prodotto non è confondibile, del prodotto potrà essere protetta solo la forma

esterna.

Non possono essere tutelate dall’imitazione servile le forme ormai divenute di uso comune

(bottiglie di acqua minerale vs bottiglie coca cola) e le forme che consentono di raggiungere un

risultato tecnicamente unico (per non creare monopoli, ma resta salva per queste forme la

possibilità di tutelarsi limitatamente nel tempo grazie ai brevetti).

②Sono atti di concorrenza sleale

a) Gli atti di denigrazione, che consistono nel diffondere notizie sui prodotti e sull’attività di

un concorrente, idonei a determinarne il discredito. Affinché si configuri la fattispecie è

sufficiente che il soggetto passivo dell’atto denigratorio sia individuabile, senza la necessità

che sia esplicito, quindi quando l’imprenditore denigrante individua il concorrente o il suo

prodotto.

Pubblicità iperbolica

Pubblicità comparativa: lecita se le notizie sui concorrente siano veritieri, corretti e

verificabili, perché fa aumentare la trasparenza del mercato

b) L’appropriazione di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente. L’imprenditore si

attribuisce caratteristiche qualitative che in realtà non ha, e che invece caratterizzano i

prodotti del concorrente (falsa il giudizio del consumatore). Esempi: l’imprenditore si auto-

attribuisce la vincita di un premio o una denominazione d’origine che non gli spetta.

La finalità di entrambe le azioni è quella di falsare gli elementi di valutazione del pubblico

attraverso comunicazioni indirizzate a terzi avvalendosi dell’arma della pubblicità.

③L’art 2598 termina con la clausola generale, secondo cui compie atti di concorrenza sleale

chiunque si vale direttamente o indirettamente di mezzi non conformi ai principi di correttezza

professionale idonei a danneggiare l’altrui azienda. Cosa intendiamo per correttezza

professionale?

1° orientamento: sostiene che il giudice deve fare riferimento ai comportamenti generalmente

praticati dagli imprenditori nella convinzione della loro correttezza. In realtà gli imprenditori non

hanno pensieri comuni fra loro (storno dei dipendenti), e quindi questo orientamento non è

utilizzabile.

2° orientamento: il giudice individua i principi di correttezza professionale in relazione agli “usi

onesti in materia commerciale”. Non si guarda agli interessi degli imprenditori, ma all’interesse

del corretto funzionamento del mercato (quindi viene incluso anche l’interesse dei

consumatori). Se l’atto che un imprenditore pone in essere vizia il corretto funzionamento del

mercato concorrenziale, a danno del consumatore, in questo caso quel comportamento non è

professionalmente corretto. Il giudice,per svolgere l’attività interpretativa, deve spogliarsi delle

sue convinzioni personali (analisi oggettiva).la disciplina odierna ha messo di orientarsi a una

protezione unica verso l’imprenditore.

Fra le altre forme di concorrenza sleale ricondotte dalla giurisprudenza nella categoria residuale

del comma 3 art. 2598, vanno ricordate:

A. Lo STORNO DEI DIPENDENTI, ovvero la sottrazione ad un concorrente di dipendenti

particolarmente qualificati, attuata col deliberato proposito di danneggiare l’altrui azienda e

appropriarsi in modo parassitario degli investimenti formativi e delle conoscenze aziendali

del concorrente. Secondo i principi generali, l’acquisizione di dipendenti di un concorrente è

di per sé lecita, in quanto espressione di principi di libertà di circolazione del lavoro. Se il

lavoratore vuole migliorare le proprie condizione è libero di farlo. Tuttavia, lo storno può

essere considerato illecito quando la sottrazione dei dipendenti avviene secondo modalità

scorrette o con l’intento di recare danno al concorrente attraverso strumenti di pressione (4

casi).

Lo storno è lecito quando si ha come obiettivo quello di organizzare la propria azienda, e la

modalità di sottrazione di dipendenti è lecita e leale.

Lo storno parassitario (illecito) è volto principalmente a generare perdite di efficienza alle

imprese concorrenti.

B. L’ABUSO DI INFORMAZIONI RISERVATE (segreti aziendali): i segreti aziendali sono le

informazioni che non sono agevolmente acquisibili da un tecnico del settore, che quindi

sono riservate e hanno un dato valore economico. Affinché un’informazione possa essere

considerata segreta e quindi tutelata, essa non deve essere facilmente acquisibile

all’esterno di quell’impresa, e quindi sul mercato. Tutto ciò che può essere acquisito

facilmente deve considerarsi non riservato.

Diritto di usufruire delle stesse informazioni, ma ricavate da me? (diverso da brevetto)

 Se i segreti vengono divulgati? (pubblicati su una rivista)

 Informazioni segrete ≠ esperienze professionali

 Il problema de giudice è quello di stabilire quando un’informazione sia riservata o meno

È da prassi accordarsi, tra datore di lavoro e dipendente, per non divulgare le informazioni

riservate in modo tale che, a contratto concluso, sia chiaro a entrambe le parti quali sono le

informazioni da non divulgare.

C. La PUBBLICITA’ INGANNEVOLE: falsa attribuzione ai propri prodotti di qualità o pregi. La

normativa impone a tutti gli operatori di non divulgare informazioni capaci di indurre in

trasparente veritiera.

errore il consumatore. La pubblicità deve essere e

D. La SISTEMATICA VENDITA SOTTO COSTO, o a prezzi ribassati, dei propri prodotti

(dumping), finalizzata all’eliminazione dei concorrenti. Ogni imprenditore ha libertà di

determinare i prezzi dei propri prodotti, ma rimane vietata dalla normativa antitrust la

vendita di prodotti sottocosto, cioè sotto al costo marginale del prodotto. Per essere

considerato sleale, l’abbattimento del prezzo deve avere la finalità di annientare il

concorrente. È presupposto di fatto che chi pratica il sottocosto abbia una capacità

economica superiore rispetto ai concorrenti. Casi in cui tali manovre sono lecite:

Liquidazione dell’azienda

 Caso frutta e verdura

In questi due casi la vendita sottocosto rappresenta un atto di sopravvivenza, teso a

mantenere la struttura concorrenziale e non a minarla.

E. La CONCORRENZA PARASSITARIA, che consiste nella sistematica imitazione delle altrui

iniziative imprenditoriali.

F. Gli ATTI DI BOICOTTAGGIO: che consistono nell’ostacolare i rapporti commerciali dei

concorrenti il boicottaggio è un azione individuale o collettiva coordinata avente lo scopo di

isolare, ostacolare o modificare l’attività di un’azienda. Rileva anche solo la mera pressione

esercitata affinché un altro imprenditore non intrattenga rapporti con certe imprese.

Boicottaggio individuale: ricordando che il rifiuto di contrarre è lecito (libertà di iniziativa

 economica) tranne nel caso di monopoli legali (Trenitalia), mentre lo è per i monopoli di

fatto e i quasi-monopoli. Secondo il profilo anti-trust, quando il rifiuto di contrarre

proviene da un’impresa in posizione dominante che abbia finalità di pregiudicare le

opportunità economiche dei concorrenti, allora il rifiuto contrattuale può considerarsi

atto illecito, sia sul piano anti-trust sia sul piano della concorrenza sleale.

Le ipotesi fondamentali che devono sussistete affinché si possa definire tale rifiuto un

atto illecito sono 2:

a) La posizione dominante dell’impresa che compie l’atto di boicottaggio

b) L’assenza di ragioni oggettive che giustifichino il rifiuto di contrarre (se solo

un’impresa possiede determinate materie prime sufficienti per tutti e si rifiuta di

contrarre)

Altri casi di concorrenza sleale potrebbero manifestarsi nei mercati delle infrastrutture

essenziali; il possessore di tali risorse ha l’obbligo di concederne l’utilizzo a terzi se

queste sono essenziali e insostituibili per lo svolgimento di un’attività, e non sussistano

ragioni che giustifichino un rifiuto da parte del soggetto titolare della risorsa (Esempio

Telecom Italia).

Boicottaggio concordato: è il rifiuto collettivo da parte di più soggetti a contrarre con un

 concorrente. Un atto simile fa diminuire l’efficienza concorrenziale.

G. La VIOLAZIONE DI NORME PUBBLICISTICHE: sono tutte le norme che impongono

determinati oneri/obblighi a carico di chi svolge un’attività economica (norme fiscali,

edilistiche e sanitarie). Un’impresa che violi queste norme fa un atto di concorrenza sleale,

in particolare quando la norma sia posta a tutela di un interesse collettivo e la sua violazioni

comporti un vantaggio economico per l’impresa. (Mancato pagamento tasse e conseguente

pratica di prezzi più bassi sul mercato / Costruzione di Hotel sulla costiera)

Tutte queste ipotesi di atti di concorrenza sleale non sono tipizzate dalla legge, è la disciplina

giurisprudenziale che ne ha dato tipizzazione. Un imprenditore dovrebbe sempre interrogarsi

sulla liceità o meno della manovra che intende fare; sono tutte azioni contrarie ai principi di

correttezza professionale che falsano la concorrenza tra imprese.

LE SANZIONI

Gli art. 2599 e 2600 c.c. prevedono che la vittima di concorrenza sleale possa conseguire la

cessazione degli atti sleali, il ripristino dello status quo tramite provvedimenti restitutori oltre

che il risarcimento del danno e la pubblicazione del provvedimento giudiziale.

Inibitoria comando del giudice di non porre in essere l’atto e quindi terminarlo. È rivolta non

solo a terminare il pregiudizio causato ad un imprenditore, ma anche ad evitarlo qualora questo

non sia ancora stato posto in essere. (imprenditore che sta per mettere in commercio prodotti

che imitano servilmente quelli del concorrente).

Provvedimenti istruttori mira ad ottenere l’eliminazione degli effetti della condotta illecita

(ritiro dal commercio dei prodotti sul mercato).

Risarcimento del danno ai fini del risarcimento del danno, è necessario che ricorra il dolo o la

colpa dell’agente.

La colpa sussiste quando si compie coscientemente e volontariamente un atto di concorrenza

sleale, ma senza aver consapevolezza delle dannose conseguenze. Il dolo include anche la

consapevolezza delle conseguenze.

Ai fini della liquidazione del danno, si dovrà tenere conto:

Danno emergente, che rappresenta la perdita patrimoniale effettivamente subita dal

o danneggiato (spese per ristabilire il posizionamento di mercato e l’immagine lesa, nonché

le spese per l’accertamento dell’avvenuta concorrenza sleale).

Lucro cessante, cioè il mancato guadagno (calo del fatturato).

o

LA DISCIPLINA ANTITRUST

A partire dalla fine del XIX secolo, i principali Paesi industrializzati si sono dotati di una

disciplina antitrust, che vieta alle imprese operanti sul mercato di tenere comportamenti idonei

ad alterare la normale competizione basata sui meriti. La disciplina antitrust è rivolta ad

assicurare che sul mercato si mantenga un sufficiente grado di concorrenza.

La legislazione antimonopolistica: tardività italiana nell’adozione di una normativa antitrust, al

contrario degli USA (Sherman Act 1890). Negli anni ’50 questa lacuna fu colmata dalla

disciplina antitrust dei Trattati della CEE (che però non colpiva le pratiche esclusive del mercato

italiano). Solo con la legge n.287 del 1990 è stata affiancata, alla normativa comunitaria, la

normativa nazionale per la tutela della concorrenza e del mercato.

Entrambe le normative sono volte a preservare il regime concorrenziale e a reprimere le

pratiche anticoncorrenziali del mercato comunitario/nazionale.

La legge 287 del 1990 ha istituito l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che

vigila sul rispetto della normativa antimonopolistica generale, adotta i provvedimenti

antimonopolistici necessari ed irroga le sanzioni amministrative e pecuniarie previste dalla

legge. L’Autorità garante è sia accusatore che giudice, ma ha carattere residuale (solo pratiche

di rilievo nazionale).

Un comportamento può essere represso ai sensi della normativa antitrust anche se solo

potenzialmente in grado di recare danno (è sufficiente un illecito di pericolo), quindi l’autorità

si basa su prove presunte.

Tra le singole fattispecie nazionali e comunitarie troviamo:

INTESE RESTRITTIVE DELLA CONCORRENZA:

①Le le intese sono comportamenti fra imprese,

anche attraverso organismi comuni (consorzi, associazioni) volti a limitare la propria libertà di

azione sul mercato. Tale divieto impedisce che le imprese si mettano d’accordo su come farsi

concorrenza, anche se non tutte le intese anticoncorrenziali sono vietate. Vietate sono infatti

“abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in

solo le intese che

maniera consistente il gioco della concorrenza”. Sono quindi lecite le intese minori, che non

incidono in maniera rilevante sull’assetto concorrenziale del mercato (Esempio 2/più

fruttivendoli di Modena). Più il mercato è ristretto, più l’intesa incide sul mercato e viceversa.

Nota: la disciplina antitrust intende assicurare un grado sufficiente ed efficiente di concorrenza,

non un grado di concorrenza perfetta.

Sia la normativa comunitaria che quella nazionale individuano 5 fattispecie tipiche di intese

illecite:

a. Gli accordi diretti a fissare i prezzi di acquisto o vendita dei beni

b. Gli accordi volti a limitare o controllare la produzione, gli sbocchi e gli investimenti

c. Gli accordi diretti a suddividere il mercato in tanti segmenti quante sono le imprese

partecipanti

d. Le intese che si propongono di applicare “condizioni dissimili per prestazioni equivalenti”

come il boicottaggio

e. Le intese che si propongono di subordinare la conclusione dei contratti aventi ad oggetto un

determinato bene all’accettazione di prestazioni supplementari (io fornitore impongo al

cliente l’obbligo di comprare non solo la stampante ma anche l’inchiostro).

Qualsiasi condizione contrattuale basata su uno di questi fattori, rende nulla l’intesa.

Le limitazioni della concorrenza: non sempre una restrizione della concorrenza produce

effetti dannosi sul mercato. esistono accordi che limitando la concorrenza, producono effetti

limitazioni legali della concorrenza

positivi. Dunque, il legislatore italiano consente per fini di

monopoli legali.

“utilità sociale” ed anche la creazione di

(esempio della ricerca che determina costi e investimenti elevati, risolvibili con la cooperazione

tra imprese)

Una restrizione della concorrenza è lecita solamente se si dimostri che non solo essa può

determinare effetti positivi sul mercato, ma anche che tali effetti positivi siano superiori agli

effetti negativi generati dalla restrizione della concorrenza. Quindi una cooperazione tra

imprese (anziché competizione) è lecita qualora non solo rechi vantaggio alle imprese stesse

che si sono accordate, ma qualora soddisfi in misura rilevante anche gli interessi dei

consumatori.

Perché vi sia un accordo restrittivo della concorrenza (vietato dall’antitrust) occorre che vi siano

2 o più imprese e che queste siano indipendenti ed autonome; se le 2 parti sono soggetti

economicamente dipendenti i loro comportamenti non rilevano ai fini della normativa antitrust.

Sanzioni: le intese vietate sono nulle. Chiunque può agire in giudizio per far accertare la nullità

del contratto. La multa è irrogata dall’Autorità e può raggiungere l’importo di 1/10 del fatturato.

Nullità totale/parziale del contratto

 Trattamento a favore per il denunciante (anonimato e riparo dalle sanzioni)

Il danno causato a terzi (consumatori) derivante da intesa illecita dovrà essere risarcito. I

consumatori dovranno fare appello al giudice ordinario.

Se l’intesa non prevede un contratto scritto? ( Autorità indaga)

o SFRUTTAMENTO ABUSIVO DI UNA POSIZIONE DOMINANTE:

② Lo il manifestarsi di tale

fattispecie presuppone 2 requisiti fondamentali, ovvero la detenzione di una posizione

dominante di un impresa e lo sfruttamento di tale posizione.

Un’impresa ricopre una posizione dominante sul mercato quando è in grado di esercitare

un’influenza su mercato e di agire senza dover tener conto delle reazioni dei concorrenti. I

principali indici con cui viene misurato il potere economico sono la quota di mercato , (esempio

90%, 10%, 30%) e la disponibilità più o meno completa della filiera produttiva (Banane). Si

dovrà tenere conto anche di presenza di barriere all’ingresso, della stabilità della quota di

mercato e del numero e dimensione dei concorrenti. Ad essere vietata non è la detenzione di

una posizione dominante, ma il suo sfruttamento abusivo (esempio farmaco miracoloso).

Bisogna tener conto che la posizione dominante di un’impresa rileva solo se il mercato nel

quale opera è RILEVANTE.

Come si fa a dire se un mercato è rilevante? Occorre valutare la sostituibilità del prodotto da

due punti di vista:

Geografico: per un farmaco il mercato rilevante sarà nazionale(non sostituibile), per il

 fruttivendolo di Cento sarà locale (sostituibile per la presenza di altri fruttivendoli)

Merceologico: il prodotto è sostituibile? Nel caso del farmaco miracoloso no, mentre per gli

 integratori alimentari si dato che sono tutti uguali.

Occorre stabilire quindi, se il prodotto offerto dall’impresa in posizione dominate può essere

sostituito o meno con altri prodotti. Più ampia è la sostituibilità, più è ampio il mercato e più

basso è il potere di mercato dell’impresa.

La posizione dominante di un’impresa può derivare dalla tutela garantita da un diritto di

proprietà industriale (brevetto), che attribuisce al titolare l’uso esclusivo dell’invenzione

brevettata (rimane possibile che i concorrenti vendano prodotti sostituti che soddisfano le

stesse esigenze, ma se i sostituti non si scoprono il brevetto può far raggiungere una posizione

dominante).

Gli standards assicura al suo titolare una posizione di domino. Se la tecnologia individuata

deve

come standards è tutelata da brevetto, il titolare di questo renderla aperta a tutti, e allora

in questo caso il detentore del diritto di brevetto si troverà in una posizione dominante (la

licenza è obbligatoria ma non gratuita). Esempio Italo

Le norme in materia di abusi forniscono un elenco non tassativo di condotte vietate a imprese

dominanti:

a. L’imposizione di prezzi iniqui, o troppo bassi (minori del costo marginale) o troppo alti

(difficile individuabili)

b. Le pratiche discriminatorie, cioè comportamenti che prevedono l’applicazione di condizioni

diverse per prestazioni equivalenti

c. Condotte volte impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato come

il diniego (rifiuto di contrarre).

d. Le pratiche leganti , ovvero vendite abbinate di prodotti non connessi tra loro. Con una

simile condotta l’impresa intende trasferire la posizione dominante del primo prodotto

(legante) al secondo prodotto (legato).

Bundling e sconti fedeltà (legali se l’impresa non è dominante)

Questi atti sono vietati soltanto se l’impresa che li pratica è un impresa che ricopre una

posizione dominante sul mercato.

Le sanzioni: accertata l’infrazione, l’autorità competente ne ordina l’inibitoria (cessazione)

infliggendo sanzioni pecuniarie che possono raggiungere un importo pari al 10% del fatturato

dell’impresa in considerazione.

③Le OPERAZIONI DI CONCENTRAZIONE: per concentrazione si intende, dal punto di vista

antitrust, ogni operazione che determina una modifica strutturale e duratura del controllo di un

impresa da cui può derivare la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante sul

mercato.

Concentrazioni nel passato

Concentrazioni orizzontali: riguardano imprese operanti nel medesimo mercato

Concentrazioni verticali: imprese che operano a livelli diversi della filiera produttiva (operanti in

mercati diversi)

Ci sono diverse modalità con cui più imprese possono dare vita a una concentrazione, come la

fusione, l’acquisizione del controllo di un’impresa o la costituzione di un’impresa comune. Tutti

e 3 hanno come identico risultato l’ampliamento della quota di mercato e la riduzione dei

competitors operanti nel settore.

Per dare vita a una concentrazione bisogna chiedere l’autorizzazione PREVENTIVA alla

Commissione per le operazioni comunitarie oppure all’ACGM per quelle nazionali (vengono

valutate le possibili conseguenze sul mercato in caso di futura concentrazione).

Le concentrazioni non sono di per sé vietate, lo diventano quando diano luogo a gravi

alterazioni della concorrenza, perciò questo sussiste solo per le concentrazioni di maggior

dimensione.

In alcuni casi la concentrazione non è un male, ma un bene (concentrazione tra banche per

rafforzare il sistema bancario nazionale).

Le sanzioni sono inflitte dall’Autorità e possono raggiungere fino al 10% del fatturato delle

imprese interessate.

Il ricorso può essere presentato sia di fronte all’Autorità garante sia di fronte all’Autorità

giudiziaria ordinaria. Tutti coloro che siano stati danneggiati da un atto lesivo che violi l

normativa antitrust (impresa boicottata che si è vista mancare la fornitura dei prodotti) se

vuole il risarcimento del denaro deve interpellare il giudice ordinario!

In ogni caso i due giudizi sono autonomi l’uno dall’altro, e possono essere avviati in

concomitanza. Il giudice ordinario non può né essere dominato né essere comandato

dall’autorità garante.

La decisione dell’Autorità garante ha valore di prova privilegiata per il giudice ordinario.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alby.cento di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Cavani Giovanni.

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