Diritto greco: introduzione e contesto
Definire la Grecia in termini di spazio e di tempo è molto difficile. La civiltà greca nasce sì nella Grecia continentale e quindi nella regione del Peloponneso, ma interessa da subito diverse isole, in particolare quella di Creta, dove si ha il primo antico fulcro di tale civiltà. I micenei sono gli autori di quella società parziale di cui ci sono ancora oggi tracce in diverse località cretesi (es: Palazzo di Cnosso), e nella città di Micene.
Il regno della civiltà micenea, così chiamata in quanto Micene era il suo centro fondamentale, inizia verso il XII secolo a.C, e sappiamo che fu una civiltà greca (indoeuropea) in quanto è stata decifrata, nel 1952, la scrittura ritrovata in moltissimi documenti nelle città micenee. È una scrittura sillabica, decifrata da un architetto. Le tavolette di argilla che contengono tali scritture erano delle brutte copie di documenti ufficiali da descrivere in materiale pregiato, erano quindi usate per trascrivere appunti. Micene è scomparsa a seguito di un incendio: il fuoco ha cotto tali tavolette, permettendone la conservazione, mentre i documenti ufficiali sono andati persi.
Società e amministrazione della civiltà micenea
Quelle a noi pervenute sono solo quelle risalenti all'ultimo anno, in quanto tutte le altre venivano buttate (essendo, appunto, usate come brutte copie). Sono documenti di amministrazione (es: tavoletta dove viene concesso il territorio di Matera ad una sacerdotessa, la quale a sua volta decide di sub-affittarlo → sappiamo se esisteva il concetto di proprietà, di affitto, per cui sono molto importanti per i giuristi). Esisteva già un'amministrazione pubblica, ma fortemente accentrata nei palazzi (re, sacerdoti etc.).
La civiltà micenea scompare per ragioni non chiare, e iniziano i cosiddetti “Secoli Bui” del Medioevo Ellenico (non sono stati veramente “bui”, ma si tratta di un periodo di cambiamento), in cui si sviluppa un nuovo tipo di civiltà, di cui è testimone il poeta Omero. Tale età va dal IX al VII secolo a.C. circa e prevede una ri-organizzazione di tutte quante le realtà abitative greche.
Transizione verso l'età della Polis
In questa fase il diritto non esiste ancora, ma esistono solo massime di carattere consuetudinario che però la città deve per forza rispettare per vivere in modo ordinato e civile. Al termine di questa fase, tra il VIII e il VII secolo a.C, si giunge poi all'età d'oro, all'età della Polis. Polis significa “città-stato”.
La Grecia è sempre stata, in tutta la sua storia, un insieme di poleis, che non si unirono mai a formare un'unità nazionale. Quando si parla della Grecia antica, si parla sempre di Atene, Sparta, Corinto, e non dei greci, in quanto non formavano una comunità omogenea. Erano caratterizzati quindi da grandissime differenze: per questo si parla anche di “diritti greci”.
Diritti comuni e differenze tra le poleis
Con il singolare, si intendono le basi comuni a tutte le città greche riguardanti i costumi e le istituzioni, al di fuori delle singole diversità tra le diverse città. Es: in tutte le città greche era diffuso l'istituto dell'epiclerato, cioé un istituto successorio in forza del quale se in una famiglia rimaneva come unica discendente una donna, questa prendeva su di sé il patrimonio, ma non in quanto erede (la donna in Grecia non poteva ereditare), ma solo per trasferirlo al proprio discendente avuto dall'unione con il parente più prossimo.
La donna diveniva dunque “epiclera”, a patto però che si sposasse con il parente più prossimo (di solito lo zio paterno) e generasse figli da lui. Tutto il patrimonio passava poi al figlio, che era però sempre della stessa famiglia di origine del padre. Se la donna in questione era già sposata e non aveva figli, pare che si potesse eliminare il matrimonio già sussistente al fine di poterne avere uno nuovo con il parente. La richiesta di scioglimento del matrimonio era effettuata dal parente ad un magistrato. A tale richiesta non potevano esservi obiezioni.
Tale istituto non esisteva nel mondo romano, perché le donne potevano autonomamente ereditare; esisteva invece anche nelle città doriche (tra cui Sparta).
L'età d'oro di Atene
Durante l'età d'oro si manifesta il culmine della democrazia di Atene, la quale dura in realtà relativamente poco: a partire dal 508/507 a.C (in questa data vi fu un importante politico, chiamato Clistene, che istituì la democrazia ateniese, tramite delle riforme, spezzando il potere delle famiglie nobili, detentori del potere, che ricevevano pressioni dal popolo poiché quest'ultimo viene richiesto di partecipare alle guerre in qualità di obliti → se il popolo deve partecipare a difendere la città, ma non può partecipare al potere politico, ciò vuol dire che esiste una diseguaglianza della quale il popolo greco si rende ben conto) e finisce nel 404 a.C (data in cui Atene perde contro Sparta la guerra del Peloponneso e viene obbligata a smantellare la sua democrazia: continuerà ad esserci anche nell'età successiva, ma non sarà la stessa dell'Età dell'Oro).
Le riforme di Clistene prevedono che il reclutamento per le magistrature, per l'assemblea, per i tribunali, non viene fatto sulla base della nascita, e quindi della nobiltà, ma sulla base del territorio. La democrazia viene instaurata in quanto ciascuna circoscrizione nella quale vengono suddivisi i cittadini del territorio, contribuisce in modo uguale a tutto ciò che serve per far vivere la città.
Tuttavia, le riforme di Clistene non mettono in piedi una vera e propria democrazia. Ciò avviene quando durante le guerre persiane, i greci si scontrano per la prima volta contro questi persiani, che erano sudditi, e riflettono in modo molto preciso: per cosa muoiono? Per il loro re, non per trarre dei vantaggi loro stessi. I greci, invece, combattono per la patria e per loro stessi, acquisendo così piena consapevolezza di essere pieni padroni della cosa pubblica.
Il 480 (anno della seconda vittoria contro i persiani) segna l'origine vera e propria della democrazia ateniese. Il popolo ateniese esercita il potere nelle forme e nei modi previsti dalla legge ateniese. Non fu sempre un'esperienza positiva: nella democrazia ateniese le cariche venivano suddivise in modo equo, in quanto tutti i cittadini avevano gli stessi diritti: poteva quindi capitare che queste venissero attribuite a personalità sbagliate, non in grado di guidare Atene. La sua sconfitta nella guerra del Peloponneso è dovuta proprio in quanto non si riuscì a evitare che il potere del popolo diventasse potere della massa (oclocrazia), che pretendeva di svolgere e gestire dei compiti di cui in realtà non era all'altezza.
Questi 80 anni sono gli anni durante i quali fiorisce tutta la letteratura (in senso lato, cioé tutto ciò che è scritto). La democrazia continua nell'età successiva, ma è un'età di democrazia molto più progressiva. Non è un caso che il processo a Socrate si svolga nel 389, cioè nel momento in cui la democrazia, dopo la sconfitta nella guerra del Peloponneso, viene ristabilita, e deve trovare delle basi solide sulle quali poggiarsi.
La Macedonia e l'età ellenistica
Nel IV secolo si ha una cesura netta dell'epoca precedente, perché in questo secolo si affaccia sulla scena politica greca uno Stato, la Macedonia, che fino a quel momento era rimasto arretrato, che fa passi da gigante per colmare la sua decadenza. Il re Filippo, e suo figlio Alessandro dopo, decidono di realizzare un vero universale e di fare della Macedonia la padrona del mondo.
Le città greche hanno poco potuto contro la Macedonia, in quanto frammentate e non unite tra di loro. La sconfitta è dunque inevitabile: Filippo e Alessandro conquistano tutta la Grecia. Alessandro vuole conquistare tutto il mondo allora conosciuto, ma si rende conto che da solo non riesce a dominare un Impero tanto vasto, e di conseguenza decide di creare il primo Melting-Pot della storia: sotto Alessandro, persiani e greci non sono più diversi gli uni rispetto agli altri.
Soltanto l'unione e la cancellazione delle diversità può creare un impero libero. Alessandro aveva capito che l'unico modo per la sopravvivenza non era l'esclusione, che causa rivolte, ma l'integrazione. Il sogno di Alessandro finisce abbastanza presto: egli muore giovanissimo e dopo di lui nessuno ha la personalità necessaria a portare avanti il suo sogno di Impero Universale. L'impero di Alessandro si frammenta e inizia l'Età Ellenistica, nonché quell'età nella quale la Grecia perde i suoi tratti caratteristici. Un ruolo preponderante durante questo periodo ce l'ha l'Egitto, che diventa la “nuova Atene” (il nuovo centro del mondo, della cultura e del potere diventa la Biblioteca d'Alessandria).
La fine tradizionale dei regni ellenistici viene posta nel 31 a.C, quando muore Cleopatra nella battaglia di Azio: Roma sconfigge l'ultimo regno ellenistico, guidato appunto da Cleopatra. Roma conquista, non sottomettendolo direttamente ma suddividendolo in Province (e quindi integrandolo, caratteristica molto importante), tutto il mondo appartenuto un tempo ad Alessandro Magno. Dall'inizio alla fine del I secolo a.C, il diritto greco si trasforma in diritto greco-romano, dal quale il primo viene contaminato.
Le poleis greche e le loro differenze
Le città-stato greche non raggiunsero mai un'unità di carattere nazionale, ma furono sempre molto gelosi della loro indipendenza. La popolazione greca non era unica, ma era costituita da diverse stirpi che avevano elementi molto diversi tra di loro. Queste stirpi erano quelle degli ionico-attici, concentrati nella zona dell'Africa, nella zona della Ionia (Asia Minore) e nella zona di Atene; la stirpe dei dorici, la cui città principale è Sparta, insieme alle le città cretesi; la terza era la stirpe eolica, che stanziava in moltissime zone nordiche della Grecia e in alcune isole. Tali popolazioni avevano costumi e usanze molto diversi tra di loro.
Ad esempio, mentre la donna greca era costretta a vivere in qualche modo rinchiusa tra le mura domestiche, la donna spartana era invece una donna particolarmente emancipata, presente o partecipante insieme agli uomini spartani all'educazione fisica; poteva stare all'interno degli spazi pubblici; veniva ricordata sulla lapide pubblica (Sparta riportava sulla lapide commemorativa solo due categorie di persone: i soldati che erano morti combattendo per la Patria, e le donne che erano morte mettendo al mondo un figlio → riconoscimento da parte della città alle sue donne).
Diritti greci o diritto greco?
La compresenza di tali diverse stirpi ha fatto sorgere il problema riguardo se sia giusto parlare di diritti greci, o di diritto greco.
- Tesi a favore del diritto greco:
- L'istituto dell'epiclerato, sconosciuto al di fuori del mondo greco. Ciò fa pensare che in Grecia vi fosse, al di là della divisione in stirpi, una base comune di costumi e di regole.
- Quando i Greci parlavano di loro stessi, non parlavano mai di stirpi, ma parlavano di sé come greicità. Esisteva, infatti, un aggettivo (toile licone, greicità) di cui i Greci andavano molto fieri. Barbaro: suono onomatopeico di chi parla una lingua per i Greci incomprensibile.
- Tesi a favore dei diritti greci:
- Siccome le poleis non raggiunsero mai un'unità e rimasero frammentarie, anche il diritto è frammentario.
Fonti del diritto greco
Il diritto romano viene studiato dal Corpus Iuris Civilis (testo di riferimento), e in particolare dal Digesto, composto da 50 libri, che in realtà non è un'opera completa (in quanto serie di frammenti attaccati l'uno dopo l'altro, spesso avulsi dal contesto nel quale il giurista li aveva scritti nella prima opera), ma che costituisce comunque un punto di riferimento per ogni romanista (in particolare per il diritto privato, non il diritto pubblico; il diritto criminale è invece rimasto molto arretrato).
I gius-grecisti, invece, non hanno un testo di riferimento che raccolga in modo organico tutte le testimonianze dell'esperienza giuridica greca. Ci sono però giunte una buona quantità di ?, che conservano le leggi delle diverse città greche. Il punto di riferimento dei greci non era il giurista, ma era la legge, nomos basileus → “La legge è sovrana” (Pindaro).
Il rapporto dei greci con la legge è molto particolare: per loro la legge era quotidianità, perché le leggi erano incise su stele (in marmo) gigantesche, che venivano esposte in piazza, quindi erano da sempre visibili a tutti quanti. Ciascun cittadino si recava nell'agorà ogni mattina. Fu così dall'inizio della storia delle poleis (VII secolo), quando le leggi vennero messe per la prima volta per iscritto.
Nella fase arcaica della storia di Roma, invece, la legge rimane nelle mani di interpreti quali i pontefici, esponenti di una casta sacerdotale, facenti parte del patriziato. Non era quindi accessibile direttamente a tutti, non essendo pubblicata pubblicamente. I documenti di bronzo e scritti su pietra a noi giunti sono pochissimi, perché scritti su materiali da riutilizzo (il bronzo era facilmente fusibile, la pietra veniva tagliata o polverizzata). Nonostante ciò, vi sono stati dei ritrovamenti che hanno permesso di avere una conoscenza diretta dei testi di legge della Grecia.
Legge di Draconte sull'omicidio
Uno di tali documenti è la Legge di Draconte sull'Omicidio, cioè una legge antichissima di cui è conservato l'originale, in quanto scritto su una gigantesca stele, utilizzata poi dall'esercito ottomano come muro di cinta, come fortificazione. Questa stele venne sepolta dagli strati successivi di civiltà e trovata durante gli scavi archeologici intorno ad una chiesa di Atene. È importante in quanto si tratta di una delle pietre miliari della storia del diritto di Atene.
Grande epigrafe di Gortina
Un secondo documento è la Grande Epigrafe di Gortina. Gortina è una città che si trova a sud dell'isola di Creta (città dorica). Vi è un edificio pubblico contenente disposizioni sulla vita e sul diritto di famiglia: se una persona voleva sapere qualcosa riguardo la propria posizione famigliare, lo trovava facilmente. Le fonti pervenute sulla pietra sono dirette, nel senso che non c'è il rischio che queste siano state inquinate da errori di misinterpretazione etc. La regola giuridica si evince, quindi, dal documento stesso in modo non mediatico (direttamente).
La nostra conoscenza deriva anche da fonti non dirette, cioè da tutte quelle testimonianze che in qualsiasi modo ci informano dell'esistenza di una regola giuridica. Es: un'opera del medico Ippocrate può essere una fonte indiretta: Ippocrate parlerà della disciplina della responsabilità del medico nella sua città, dando un'informazione giuridica che contribuisce alla conoscenza del diritto in quel settore.
Partecipazione del popolo nella democrazia ateniese
Una delle caratteristiche della democrazia ateniese è l'istituzione di momenti di partecipazione di massa del popolo ateniese. La democrazia si fonda su tre istituti fondamentali:
- L'assemblea, a cui tutti i cittadini devono partecipare;
- Il tribunale, in cui tutti i cittadini devono partecipare in veste di giudici;
- Il teatro, dove tutti i cittadini andavano obbligatoriamente (la città addirittura pagava il biglietto a chi non poteva permetterselo, perché il teatro era uno dei luoghi dove si imparava ad essere cittadini).
Le tragedie e le commedie, cioè i principali modi di espressione del teatro ateniese, sono i luoghi dove si inscena il dibattito politico. Le tragedie mettono in scena, trasfigurandolo su base mitologica, un conflitto giuridico in atto nella città.
Es: Antigone, tragedia di Sofocle messa in scena verso la metà del V secolo a.C, rappresenta il conflitto tra due ordini di leggi (nomoi): le leggi scritte della città e le leggi non scritte della famiglia. Antigone è un'eroina del mondo greco, figlia di un rapporto incestuoso tra Edipo e la madre dello stesso, che decide di contravvenire a un ordine imposto dal re della città. Poco prima, nella città dove Antigone viveva, c'era stato un conflitto civile che aveva opposto tra loro i due fratelli di Edipo, che si contendevano il trono. Uno di questi due fratelli era morto assediando la sua città, quindi da traditore. Il re della città, Creonte, aveva stabilito per legge che il cadavere del traditore rimanesse insepolto, preda di cani e di uccelli.
Il rispetto del cadavere era un elemento fondamentale presso qualunque popolo greco (tant'è che durante la guerra si dava una tregua per garantire la degna sepoltura dei cadaveri). Un decreto che vieta la sepoltura è abnorme, in quanto viene meno al rispetto dei principi fondamentali della dignità. Antigone gli dà sepoltura, viene scoperta e processata. Il conflitto giuridico è: se una legge ancestrale è in conflitto con una disposizione del capo cittadino, quale deve prevalere?
Le orazioni giudiziarie
Un'ulteriore fonte indiretta sono le orazioni giudiziarie, cioè i discorsi che venivano scritti per le parti e che venivano recitate in tribunale. Nell'orazione, bisognava attingere a delle leggi a proprio favore, o contro l'avversario (ciò era un onere delle parti). Molto spesso, nelle orazioni si trovano i testi di legge. Le leggi che vengono riferite dalle orazioni e quelle di cui si ha conoscenza diretta non possono però essere poste sullo stesso piano, in quanto...
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