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Diritto dello sport

causa di condizioni patologiche e che siano assunte al fine di modificare (migliorare) la

performance dell'atleta;

Adottare o sottoporsi a pratiche mediche vietate (non giustificate da condizioni

• patologiche dell'atleta) per migliorare le prestazioni o per modificare (occultare) il

risultato dei controlli antidoping.

Il semplice certificato medico che attesti le condizioni di malattia dell'atleta è idoneo a

escludere la sola presenza del reato: dimostrare che l'atleta assume le sostanze per esigenze

di salute è di per sé idoneo ad escludere il dolo specifico, ovvero che il soggetto abbia assunto

quelle determinate sostanze per modificare le proprie prestazioni sportive. Se l'atleta si rifiuta

di sottoporsi ai controlli antidoping commette un illecito disciplinare ma non un reato: è solo

un illecito disciplinare perché non è espressamente elencato dal legislatore come condotta

costituente reato.

In alcuni casi il reato è aggravato, così come la pena:

Quando c'è un danno per la salute dell'atleta. La legge ha come obiettivo la tutela della

• salute degli atleti e della collettività: se, a maggior ragione, si verifica un danno per la

salute, il reato è ancora più grave;

Quando il reato è commesso nei confronti di un minorenne;

• Quando il fatto è commesso da un componente o da un dipendente del CONI, ovvero di

• una Federazione sportiva nazionale, di una società, un'associazione o da un ente

riconosciuto dal CONI. I componenti del CONI o del mondo dello sport dovrebbero lottare

per debellare il fenomeno del doping, non incentivarlo.

Se il reato (somministrazione o agevolazione di utilizzo) è commesso da un medico, da un

fisioterapista, da un operatore sanitario, oltre alla pena c'è una sanzione accessoria: la legge

prevede l'interdizione temporanea per un periodo di tempo deciso dal giudice in cui il

soggetto non può esercitare la professione sanitaria. Quando il reato è commesso dai

componenti di CONI, Federazioni, associazioni o società sportive, l'interdizione è perpetua: il

soggetto non è più ammesso nel mondo sportivo e non potrà più esercitare la propria

professione al suo interno.

Un'altra ipotesi di reato sempre prevista dall'articolo 9, ultimo comma, legge 376/2000 non

riguarda gli atleti ma i commercianti di sostanze dopanti: questa è un ipotesi di reato ancora

più grave (infatti la reclusione prevista va da 2 a 6 anni e la multa da 10 milioni a 150 milioni di

lire, mentre per i componenti del mondo sportivo la pena va da 3 mesi a 3 anni di reclusione e

la sanzione è da 5 milioni a 100 milioni di lire) perché è potenzialmente dannoso per più

persone; il commercio, oltretutto illegale, può raggiungere un numero potenzialmente 29

Diritto dello sport

illimitato di persone. Il pericolo per la salute pubblica è maggiore. Non è necessario che il

commercio necessariamente si realizzi ma è sufficiente che la persona condannata per questo

reato abbia posto in essere una attività continuativa organizzata sul territorio (non è

necessario che venda effettivamente sostanze dopanti ma è necessario che egli si sia

organizzato per farlo). Questo reato si chiama "reato di pericolo" (per il "reato di danno" si

deve dimostrare che il soggetto abbia effettivamente venduto le sostanze dopanti): il

legislatore punisce un comportamento anche se non si è dimostrato lesivo, prevenendo il

danno.

Il doping nell'ambito dell'Unione Europea

Anche l'UE è competente a far osservare le regole antidoping: si possono verificare dei danni

potenzialmente molto pregiudizievoli per gli atleti in quanto può essere danneggiata

l'immagine (danno economico) a seguito di una squalifica per doping. Le regole antidoping

possono essere contestate ai sensi dell'articolo 3 del Trattato istitutivo dell'Unione Europea

che riguarda la libera circolazione dei servizi e la rilevanza del diritto comunitario sulle regole

sulla concorrenza.

La violazione della normativa in materia di doping può essere contestata ai sensi dell'articolo

3?

Lo sport rileva come attività economica (specificità dello sport: anche quando l'attività ha

valore economico, presenta delle caratteristiche particolari e peculiari che la differenziano

rispetto alle altre attività economiche e di impresa). Alcuni principi dell'UE si applicano anche

al mondo sportivo ma è necessario tener conto delle caratteristiche dello sport che non la

qualificano come una qualunque attività economica (ci sono finalità educative, ci sono principi

o e il fai play… . O o e o side a e la p ese za ello spo t di u a o ativa te i a

estranea all'attività economica. Per quanto riguarda il doping, si tratta di una normativa che

viene adottata in ambito sportivo per evitare l'alterazione dei risultati: questa però può avere

dei riflessi sull'attività economica. La normativa antidoping è sottratta all'intervento dell'UE

finché il suo intervento sia limitato alla lotta antidoping: quando le sanzioni in materia di

doping non hanno come finalità quella di restringere la concorrenza, allora è precluso

l'intervento dell'UE (quindi per quanto riguarda l'aspetto meramente sportivo). Diventa

interesse dell'UE quando la normativa antidoping ha come obiettivo quello di alterare la

concorrenza.

La violenza durante le manifestazioni sportive

Durante le manifestazioni sportive si possono creare degli episodi di violenza o comunque si

possono verificare delle situazioni pregiudizievoli per la salute dei partecipanti alla gara e del 30

Diritto dello sport

pubblico, dovute sia alla sicurezza nei luoghi in cui si svolge la competizione (buche sulla

strada durante una gara di ciclismo) sia per la mancata segnalazione della competizione stessa

(se la stessa gara non venisse comunicata agli utenti stradali). Si può costituire un pericolo per

l'ordine pubblico dal comportamento tifosi facinorosi.

Chi risponde dei danni causati dai tifosi?

Dal punto di vista della giustizia sportiva, le Federazioni prevedono delle sanzioni per le società

nei casi in cui ci siano pericoli per l'ordine pubblico (le Federazioni godono di autonomia in

ambito di giustizia sportiva): tutte le Federazioni prevedono il principio della responsabilità

oggettiva della società sportiva per l'opera dei propri tifosi. C'è una responsabilità oggettiva a

carico della società per il comportamento dei tifosi, la quale risponde anche nel caso in cui non

si verificano dei danni (quindi anche solo per il turbamento dell'ordine pubblico) e

indipendentemente dal dolo o dalla colpa. Ci saranno provvedimenti disciplinari (sanzioni) che

il giudice sportivo, al momento dell'omologazione dei risultati delle partite, letto il referto

dell'arbitro, infligge alle società sportive.

Quando le competizioni si svolgono in un luogo pubblico (come ad esempio una gara podistica

o ciclistica su strada) è necessario chiedere l'autorizzazione ad una autorità di pubblica

sicurezza: se si tratta di una competizione sportiva che si svolge in un solo comune, dev'essere

chiesta l'autorizzazione per lo svolgimento della gara al sindaco del comune dove essa si

svolge. Se invece si svolge nell'ambito di più comuni, l'autorizzazione dev'essere chiesta alla

regione. Quando la gara è su strada, il sindaco o la regione dà l'autorizzazione allo svolgimento

della gara purché vi sia una adeguata polizza assicurativa (l'organizzatore può incorrere nella

responsabilità civile nel caso in cui non ha fatto tutto il possibile per evitare di incorrere in

danni; l'assicurazione copre le conseguenze economiche relative alla sua attività) stipulata

dall'organizzatore per gli incidenti che si possono verificare. La presenza della polizza

assicurativa è richiesta per la tutela sia dei partecipanti alla gara sia del pubblico.

Per altre competizioni che prevedono il contenimento per gli spettatori, la squadra che ospita

(la squadra di casa) la partita deve comunicare all'inizio del campionato tutte le partite che si

svolgeranno presso la propria struttura all'autorità di pubblica sicurezza, la quale dispiega la

forza pubblica. Anche in assenza di forze pubbliche occorre dimostrare l'avvenuta

comunicazione all'autorità di pubblica sicurezza, pena il provvedimento disciplinare.

Oltre a queste autorizzazioni, il legislatore è intervenuto con delle leggi per tutelare i

partecipanti alle competizioni sportive nei casi in cui ci siano episodi di violenza che mettono

in pericolo l'ordine pubblico. La responsabilità non è limitata alla società sportiva. Il legislatore

ha disciplinato le conseguenze per i casi in cui si verifichino episodi di violenza durante le

manifestazioni sportive: in questo caso, il questore è competente a infliggere determinate

sanzioni. Si parla di manifestazioni sportive e non più di competizioni agonistiche, l'ambito è 31

Diritto dello sport

maggiore: qualunque manifestazione sportiva legittima l'intervento della forza pubblica. Il

legislatore ha previsto che il questore ha il diritto di assistere alle manifestazioni sportive ed è

anche il soggetto legittimato ad infliggere le sanzioni nel caso in cui si verifichino episodi di

turbativa dell'ordine pubblico. Questo può ordinare due misure:

Stabilire il divieto di accesso nei luoghi in cui si svolgono le manifestazioni sportive;

• Ordinare alle persone di comparire personalmente nell'ufficio del comando di polizia

• nelle giornate in cui si svolgono le manifestazioni sportive.

Il questore può infliggere le sanzioni ai soggetti che sono stati condannati (misura successiva)

o denunciati per aver partecipato ad episodi di violenza durante le competizioni sportive.

Questi provvedimenti possono essere inflitti anche ai soggetti che hanno istigato o incitato

altri alla violenza, nei confronti di soggetti che hanno lanciato corpi contundenti o oggetti

pericolosi contro altre persone durante le manifestazioni sportive e, infine, a chi ha indossato

caschi protettivi (vietati durante le manifestazioni sportive perché non consentono il

riconoscimento facciale delle persone).

Il divieto di accesso è una misura che limita il diritto di circolazione (la libertà), garantito

dall'articolo 16 della Costituzione. Questa libertà può essere limitata solo per esigenze di

giustizia; l'obbligo di firma o il divieto di accesso dev'essere sottoscritto dal giudice. Se il

soggetto viola l'obbligo di presentarsi in caserma può essere arrestato. Anche l'arresto viene

giustificato per esigenze di giustizia e per garantire l'ordine pubblico. Questo può essere

effettuato in flagranza diretta o differita (non viene colto sul fatto di persona ma viene

individuato da strumenti di videosorveglianza entro 48 ore da quando ha commesso il fatto).

La tessera del tifoso.

La tessera del tifoso è uno strumento di fidelizzazione tra la squadra sportiva e gli atleti.

Questa viene rilasciata dalla società sportiva di appartenenza in seguito al nulla osta del

questore (colui che si occupa di controllare l'ordine pubblico). Il tifoso interessato ad ottenere

la tessera fa domanda alla società, dimostrando di non aver avuto daspo e condanne collegate

allo sport negli ultimi 5 anni. La tessera del tifoso serve ad identificare il soggetto come tifoso

corretto e non pericoloso. Inoltre, garantisce determinati dei privilegi (sconto sull'acquisto dei

biglietti, non può essere oggetto di limitazione della libertà personale).

La contrattualistica sportiva

Il contratto, nel nostro ordinamento, è l'accordo tra due o più parti per regolare, costituire ed

estinguere dei rapporti giuridici. Affinché vi sia il contratto è necessario l'accordo tra due o più

parti (se c'è una sola parte non si parla di contratto ma di negozio giuridico) che si accordino 32

Diritto dello sport

tra di loro per un qualcosa, rappresentato dalla costituzione, regolazione o estinzione di un

rapporto giuridico. Sono necessari alcuni elementi (pena la nullità):

La manifestazione della volontà;

• La causa, che serve a definire la funzione del contratto stesso. Parlando di causa ci

• poniamo la domanda: "A cosa serve questo contratto? Perché si stipula questo

contratto?"; L'oggetto;

La forma, quando richiesta a pena di nullità (alcuni contratti possono esistere anche senza

• rispettare una forma particolare);

Il contratto di prevede l'esistenza di due parti, lo sponsor e il soggetto

sponsorizzazione

sponsorizzato (sponsee): è un accordo bilaterale. Lo sponsor è un'azienda che intende

svolgere attività di marketing finanziando o una squadra sportiva o un singolo sportivo; il suo

fine è il ritorno pubblicitario. Il soggetto sponsorizzato ottiene dei soldi e ha l'obbligo di

veicolare e di diffondere il nome dell'impresa che va a sponsorizzare. Per il soggetto

sponsorizzato la finalità principale è quella di ottenere dei finanziamenti mentre per lo

sponsor la finalità è rappresentata appunto dalla necessità di migliorare la notorietà della

propria impresa o di un suo prodotto.

Qual è la normativa di riferimento in ambito di sponsorizzazione nello sport?

Accenni ci sono nella normativa di attività radio-televisiva. Le singole Federazioni sportive

hanno un regolamento che va ad occuparsi dei contratti di sponsorizzazione e il CONI svolge

un'attività che va a conformare questi contratti.

La natura giuridica del contratto di sponsorizzazione.

Il contratto di sponsorizzazione appare come un contratto atipico, di durata, a titolo oneroso,

e E' un contratto atipico perché nel nostro

a prestazioni corrispettive a struttura bilaterale.

ordinamento non c'è una definizione del contratto di sponsorizzazione, è un contratto che ha

trovato la sua diffusione nella pratica, è socialmente tipico; non si ha una definizione, non c'è

una disposizione normativa che va a definirlo. E' un contratto di durata perché non va ad

esaurire la sua prestazione nell'immediato ma prevede una durata nel tempo: generalmente il

contratto di sponsorizzazione ha durata almeno di un anno. E' a struttura bilaterale in quanto

si hanno due parti contraenti, lo sponsor e lo sponsee. E' a titolo oneroso perché presenta il

requisito della patrimonialità: lo sponsor chiede la diffusione della propria immagine allo

sponsee dietro pagamento allo sponsee. E' a titolo oneroso perché va a finanziare l'attività

della squadra o del singolo atleta affinché questi vadano a diffondere, a veicolare l'immagine e

il nome dello sponsor. E' a prestazione corrispettiva, un contratto in cui entrambe le parti sono

impegnate ad effettuare una prestazione, hanno degli obblighi (lo sponsor deve finanziare lo 33

Diritto dello sport

sponsee e quest'ultimo ha l'obbligo di veicolare l'immagine dello sponsor). Anche il contratto

di sponsorizzazione sportiva, riguardando lo sport, è meritevole di tutela perché attraverso il

contratto di sponsorizzazione si va a sviluppare l'attività sportiva, attività attraverso la quale si

va a valorizzare la persona. E' prevista anche la sponsorizzazione tecnica nel caso in cui la

prestazione dello sponsor è quella di fornire l'attrezzatura tecnica allo sportivo.

Lo sponsor può essere di diversi tipi: può essere unico (generalmente per squadre locali e di

piccole dimensioni) oppure si può costituire un pool di sponsor. In questo ultimo caso, ci sono

diverse imprese tra le quali individuare uno sponsor principale (il main sponsor, il maggior

finanziatore della squadra) il quale ottiene in cambio una maggiore visibilità pubblicitaria

(come ad esempio il logo nell'abbigliamento dell'atleta o sui biglietti venduti ai tifosi). I

regolamenti delle singole Federazioni vanno a disciplinare in maniera minuziosa il

posizionamento dei nomi o dei loghi degli sponsor e le dimensioni che questi possono avere

sull'abbigliamento dello sponsee. Non si può essere main sponsor di più squadre partecipanti

allo stesso campionato. Un'altra possibilità che può derivare dal contratto di sponsorizzazione

è quella di sostituire il nome della società sportiva con quello dell'impresa che sponsorizza;

questa ipotesi viene definita tecnicamente ed è la possibilità data al main

abbinamento

sponsor di sostituire il nome della società sportiva con quello proprio.

Lo sponsor secondario va ad affiancare lo sponsor principale con una visibilità più ridotta

(solitamente è il A favore del fornitore ufficiale viene garantita una

fornitore ufficiale).

esclusiva di fornitura e viene prevista la possibilità da parte dell'azienda di poter veicolare il

proprio nome apponendo la partnership sul prodotto (come avviene per la Nutella o la

Gillette). Lo sponsor ha la possibilità di menzionare la partnership sulla base di un accordo di

licenza (possibilità di menzionare ed utilizzare le credenziali della società sportiva). Con il

fornitore ufficiale si fa riferimento a beni o servizi che possono essere usati al di fuori

dell'attività sportiva. Facendo riferimento a beni che vengono utilizzati nella pratica sportiva, si

parla di sponsorizzazione tecnica. Lo sponsor tecnico è quel soggetto che produce e fornisce

alla squadra i materiali tecnici o l'attrezzatura necessaria per lo svolgimento dell'attività

sportiva, confidando nel ritorno di notorietà che deriva dalla diffusione di quel marchio tra gli

appassionati di quel determinato sport. Lo sponsor tecnico ha la piena responsabilità nel caso

in cui dovesse fornire del materiale difettoso. Da parte sua, il soggetto sponsorizzato si obbliga

all'utilizzo di quei prodotti e a non denigrarli. Il ritorno pubblicitario sta nel fatto che nel tifoso

si viene a creare una dipendenza psicologica per il prodotto indossato o utilizzato dalla sua

squadra del cuore o dal suo atleta preferito.

La regola in generale vieta la sponsorizzazione multipla per prodotti incompatibili tra loro: in

questo caso prevale il contratto di sponsorizzazione stipulato in epoca anteriore, salvo il

risarcimento del danno . Esiste un compromesso: si può far utilizzare al giocatore (membro

di 34

Diritto dello sport

una squadra che ha sottoscritto un contratto di sponsorizzazione con la società X)

l'abbigliamento tecnico o l'attrezzatura di cui è testimonial (sponsorizza un'impresa

concorrente alla società X) sostenendo che durante lo svolgimento della partita il singolo

spettatore non noti il particolare durante le azioni di gioco e che l'abbigliamento tecnico è

necessario all'atleta per esprimere al massimo il proprio rendimento.

Lo sponsorizzato può anche essere una società, una Federazione o un organizzatore

dell'evento sportivo: nell'ipotesi in cui venga ad essere sponsorizzata un'intera squadra, ci sarà

lo sfruttamento dell'immagine della stessa, limitatamente allo svolgimento dell'attività

sportiva. Fuori dalla dimensione sportiva sussistono autonomi diritti d'immagine del singolo

atleta. Le Federazioni sportive, soggetti di diritto privato che non perseguono lo scopo di lucro,

determinano la sponsorizzazione delle squadre nazionali. Attraverso la sponsorizzazione, la

Federazione può finanziare i notevoli esborsi relativi alla pratica internazionale dell'attività

sportiva della squadra nazionale. Nella scelta dello sponsor devono essere rispettati i principi

stabiliti dal CONI, il quale svolge un'attività di controllo sulle singole Federazioni sportive. La

sponsorizzazione può essere relativa al singolo evento o alla singola manifestazione sportiva:

in questo caso si parla di partner ufficiali della manifestazione, il cui nome va a comparire sui

cartelloni e sui biglietti dell'evento. Ulteriore contratto di sponsor può essere stipulato tra una

società e uno stadio: lo sponsor affianca il proprio nome o il marchio commerciale ad uno

stadio o palazzetto che accoglie le partite di una squadra. Questi contratti vengono

generalmente stipulati dalle amministrazioni comunali e vengono mantenuti a prescindere

dalle squadre che vengono ospitate e dagli sport praticati nell'impianto. Lo sponsor non paga

una singola squadra ma l'amministrazione comunale che deve gestire l'impianto.

Il soggetto sponsorizzato nell'eseguire il contratto deve comportarsi secondo buona fede e la

sua prestazione consiste nel promuovere il marchio o il prodotto dello sponsor che ha

interesse ad avere un ritorno promozionale. Questo contratto dev'essere eseguito in buona

fede. Un esempio di contratto eseguito in mala fede è dato dall'atleta che, sponsee di un

contratto di sponsorizzazione ancora in corso, comunica pubblicamente l'intenzione futura di

cambiare sponsor concludendo un contratto con una impresa concorrente (con conseguente

ritorno di immagine negativo per lo sponsor previgente). Altra ipotesi di mala fede è

considerata la comunicazione pubblica dell'atleta di dichiarazioni lesive nei confronti dello

sponsor o dei suoi prodotti. La violazione della buona fede nell'esecuzione di un contratto

prevede un risarcimento nei confronti dello sponsor da parte dello sponsee. Il caso dubbio si è

posto in considerazione al risultato sportivo, ovvero se il fatto di sconfitta possa essere

considerata una fattispecie di violazione del principio della buona fede. Eseguendo un

contratto di sponsorizzazione, lo sponsee non si impegna ad ottenere determinati risultati ma

si assume una obbligazione di mezzi (in cui occorre utilizzare tutti i mezzi atti a veicolare

l'immagine dello sponsor). Il risultato sportivo non rientra nel contratto in quanto

obbligazione: la prestazione dello sponsee non è rivolta al raggiungimento di un risultato 35

Diritto dello sport

sportivo specifico ma alla veicolazione dell'immagine dello sponsor .

Nel caso di un provvedimento della giustizia sportiva nei confronti dello sponsee

(provvedimento disciplinare per la persona fisica, retrocessione ad esempio per una

associazione o società sportiva), vi è la possibilità da parte dello sponsor ad avere una

legittimazione di impugnare davanti agli organi della Federazione un provvedimento

sanzionatorio; lo sponsor può essere legittimato ad impugnare un provvedimento avendo

ottenuto minori risultati di ritorno pubblicitario. Il mancato comportamento in buona fede

dell'atleta nei confronti del CONI o della Federazione sportiva di riferimento legittima lo

sponsor ad avanzare una richiesta di risoluzione del contratto.

Continua: il contratto di sponsorizzazione sportiva.

La vittoria o meno di una squadra non può legittimare lo sponsor a richiedere la risoluzione del

contratto a meno che la situazione non sia stata determinata dall'atteggiamento

dell'amministrazione del denaro derivante dalla sponsorizzazione (ad esempio il mancato

acquisto di giocatori validi nel tentativo di vittoria della competizione).

Se in una squadra sponsorizzata un giocatore commette comportamenti lesivi allo stesso

sponsor, può essere prevista la risoluzione del contratto, se nel momento della stipula è stata

prevista la relativa clausola. Nella prassi contrattuale infatti si assiste all'inserimento,

all'interno del contratto di sponsor, di clausole: la squadra si impegna a garantire un

comportamento idoneo da parte dei giocatori per non offendere lo sponsor.

Il merchandising.

E' un contratto con il quale il titolare di un marchio, dietro corrispettivo, concede ad altri

(concessionario o concessionari), in esclusiva o meno, l'uso di quel marchio per

contraddistinguere prodotti diversi da quelli prodotti dal concedente. Esempio di

merchandising lo ritroviamo ad esempio prendendo in considerazione la ditta Ferrari, la quale

concede l'autorizzazione per utilizzare il marchio in prodotti di abbigliamento. L'utilizzatore del

marchio (concessionario) produce beni o servizi appartenenti ad un mercato diverso rispetto a

quello del concedente, traendo benefici dalla notorietà del marchio. I beni o servizi realizzati

dal concedente (Ferrari) devono essere diversi da quelli realizzati dal concessionario

(riprendendo l'esempio di prima, una impresa di abbigliamento). Il contratto di merchandising

è molto utilizzato nello sport: questo garantisce un introito notevole da poter utilizzare per

garantire la gestione e lo svolgimento dell'attività sportiva. 36

Diritto dello sport

Il marchio è il segno distintivo che ha come funzione quella di identificare i beni o i servizi di

un'impresa, permettendo di distinguere le varie realtà operanti nello stesso settore

commerciale (ad esempio Chanel anziché Dior nella profumeria). Nel momento in cui il

consumatore si trova davanti ad un prodotto, il marchio ha la caratteristica di attirarlo: si crea

nel consumatore una diretta corrispondenza tra il marchio notorio e la qualità del prodotto o

servizio, anche se non sempre i marchi notori realizzano prodotti di alta qualità:

nell'immaginario però, il marchio notorio è garanzia di qualità. La capacità del marchio è

quella di distinguere il prodotto da quello di altri marchi, facendo affidamento sulla notorietà,

affidabilità, indirizzando l'acquisto del consumatore.

Il marchio ha come sue caratteristiche essenziali:

(dev'essere lecito, sia nell'utilizzo delle parole, sia nell'utilizzo dei segni e delle

• liceità

immagini, non si deve ledere il buon costume e l'ordine pubblico);

(non si può mettere su una maglietta di cotone l'indicazione di pura lana);

• veridicità

(dev'essere nuovo, non può essere utilizzato da altre imprese)

• novità (nel marchio non si possono utilizzare nomi generici che vadano ad indicare in

• originalità

maniera generica la determinata categoria merceologica di riferimento).

Il contratto di merchandising è un contratto a titolo (è previsto un corrispettivo per la

oneroso

prestazione di una determinata attività, ovvero la cessione del marchio ad un'impresa

concessionaria), (l'assunzione di obblighi vi è per entrambe le parti

a prestazioni corrispettive

del contratto) e I riferimenti normativi sono contenuti nel codice della proprietà

di durata.

industriale (legge 30/2005).

In ambito sportivo sorse un problema relativamente alla considerazione sui colori sociali delle

squadre (circa la consistenza di marchio). In generale, sono suscettibili di marchio tutti segni

distintivi grafici capaci di individuare a distinguere l'impresa o il prodotto. I colori possono

costituire oggetto di marchio perché possono identificare la squadra.

Altri problemi riguardano la denominazione della squadra: l'indicazione geografica rispetta il

requisito della originalità? Nello sport, molto spesso le squadre assumono come nome

l'indicazione geografica di riferimento. In giurisprudenza si è detto che può succedere che una

indicazione di carattere generale acquisisca nel tempo nell'idea della collettività non solo il

riferimento geografico ma vada ad individuare la specifica fattispecie (squadre sportive). Nel

caso della Fiorentina, l'aggiunta nella denominazione dell'anno 1929, ha permesso

l'identificazione della squadra e il rispetto del requisito di originalità. Con l'aggiunta

dell'articolo "la" nella squadra della Salernitana, si è proceduto alla sua identificazione senza

possibilità di fraintendimenti. 37

Diritto dello sport

Il contratto di ski-pass.

Un altro contratto in uso nel mondo sportivo è il contratto di ski-pass. Nell'utilizzo della

seggiovia è necessario un comportamento attivo del soggetto interessato, c'è la necessità

della collaborazione funzionale dello sciatore: non si può attivare la normativa tipica del

contratto di trasporto, nella quale non è prevista una collaborazione attiva da parte del

trasportato. Il contratto di ski-pass (attivabile acquistando il biglietto o sottoscrivendo

l'abbonamento) è un contratto atipico: il richiedente stipula un accordo con il gestore per

usufruire di un servizio offerto da quest'ultimo, il quale si obbliga ad effettuare la

manutenzione degli impianti di risalita e delle piste, facendo tutto il necessario per garantire la

salute della controparte contrattuale. La responsabilità nello ski-pass può essere contrattuale

(quando si assiste alla stipula di un contratto, ad esempio con l'acquisto del biglietto dello

skipass) o extracontrattuale (non si è acquistato il biglietto dello ski-pass, si decide di risalire la

a piedi ma si utilizza comunque la pista). Il gestore è obbligato a provvedere attività di

manutenzione tali da rendere idoneo lo svolgimento dello sport di riferimento: se dovessero

esserci delle insidie non segnalate lungo la pista di discesa, il gestore incorre nella

responsabilità.

Parlando di responsabilità nello sport si fa riferimento a diverse ipotesi: la responsabilità

dell'atleta per il danno arrecato ad un altro partecipante all'attività sportiva, la responsabilità

dell'organizzatore della manifestazione sportiva sia verso i partecipanti sia verso i terzi

estranei e la responsabilità del gestore dell'impianto.

Parlando di responsabilità dell'atleta si distingue tra responsabilità penale e responsabilità

civile. E' previsto il risarcimento del danno, sotto forma economica. La responsabilità

dell'atleta si verifica se, durante lo svolgimento di una partita, un'atleta causa lesioni ad un

altro. L'azione è giustificata soltanto se quell'azione viene ritenuta necessaria per lo

svolgimento dell'azione di gioco: occorre valutare caso per caso. E' necessario distinguere il

momento in cui avviene la lesione: è differente considerare la lesione determinata in sede di

allenamento, di incontri non ufficiali o durante la competizione sportiva. Sicuramente

l'atteggiamento più rigido si applica nel caso in cui l'evento lesivo si è verificato durante

l'allenamento: si sottolinea che, a differenza di quanto avviene durante la competizione, dove

la tensione agonistico-competitiva può maggiormente giustificare una condotta violenta,

nell'allenamento non si giustifica il comportamento lesivo.

Per considerare la liceità o meno del comportamento di azione occorre considerare anche la

differenza tra i diversi sport. Si distinguono sport a (come per il pugilato),

violenza necessaria

(la violenza non è espressamente prevista ma è disciplinata in quanto sport che

eventuale

prevede il contatto fisico) e gli sport (come il nuoto, non c'è contatto fisico).

non violenti

Quando si verificano danni conseguentemente ad un'azione violenta profusa nell'esercizio 38

Diritto dello sport

dell'attività agonistica senza che siano state violate le regole del gioco o quando vi sia un

collegamento funzionale tra il gioco e l'azione che ha provocato la lesione, non si incorre nella

responsabilità. Se il danno è strettamente collegato al gioco non verrà considerata sussistente

una responsabilità per il giocatore che ha provocato la lesione ad un altro soggetto.

La responsabilità nell'esercizio dello sport riguarda ipotesi di responsabilità che possono

essere classificate in r. dell'atleta, r. dell'organizzatore della manifestazione e r. del gestore

dell'impianto in cui si svolge la manifestazione. I confini di liceità delle condotte tenute dagli

atleti, al fine di valutare se sussiste responsabilità (sia in sede penale che civile) dell'atleta che

ha cagionato il danno, vanno valutati caso per caso, distinguendo a seconda del tipo di attività

sportiva praticata e del momento in cui viene realizzata (competizioni agonistiche, allenamenti

o incontri non ufficiali).

Responsabilità penale: occorre rilevare che ogni attività sportiva è connotata da un, anche se

minimo, grado di competitività e spesso dal contrasto fisico tra i partecipanti, che comporta

necessariamente un rischio per l'incolumità degli stessi che varierà a seconda dello sport

praticato. Le condotte in ambito sportivo sono sottoposte ad un regime che deroga le regole

previste sia in ambito penale che civile. Le lesioni che siano occasionate nell'esercizio della

pratica sportiva non danno mai luogo a responsabilità, fatte salve le ipotesi di illeciti dolosi in

cui il momento sportivo rappresenta solo il pretesto o l'occasione di un danno.

Il nostro ordinamento prevede una serie di limitazioni della responsabilità degli atleti (le

cosiddette scriminanti, limitazioni della responsabilità degli atleti per fatti che costituirebbero

una fattispecie di responsabilità: viene persa la connotazione di reato).

La scriminante sportiva

Consiste nel fatto che lo sport, nel nostro ordinamento sportivo, viene incoraggiato dallo stato

perché attraverso di esso si realizza la persona; inoltre, realizza un importante introito a livello

economico. Lo sport viene considerato come uno strumento da tutelare a carattere generale.

Il soddisfacimento dell'interesse generale della collettività a svolgere attività sportiva

permette l'assunzione del rischio della lesione di un interesse individuale relativo all'integrità

fisica. Si tratta di una causa di giustificazione non codificata, ovvero non prevista

espressamente dal codice penale ma riconosciuta dalla giurisprudenza. Al fine di valutare se

possa operare tale scriminante bisogna considerare caso per caso, in particolare:

Se vi è stato il rispetto delle norme che disciplinano l'attività sportiva, in particolare quelle

• che impongono di agire con lealtà e correttezza, salvaguardando l'integrità fisica

dell'avversario (si fa il riferimento alle regole del singolo sport: se, rispettando le regole, 39

Diritto dello sport

ho cagionato comunque il danno ad un altro atleta, si può ricorrere alla scriminante

sportiva);

L'obbligo dell'atleta di non esporre l'avversario ad un rischio superiore a quello consentito

• in una determinata pratica sportiva ed accettata dal partecipante medio.

(art. 50 del codice penale)

La scriminante dell'accettazione del rischio sportivo

Ai sensi dell'articolo 50 del codice penale, non è punibile chi lede, o pone in pericolo, un diritto

col consenso della persona che può validamente disporne. Si è consolidato negli anni il

principio per il quale lo svolgimento dell'attività sportiva implica l'accettazione del rischio ad

essa inerente da parte di coloro che vi partecipano, intendendosi per tali non solo gli atleti in

gara ma tutti coloro che vi partecipano, tutti coloro che sono posti al centro o ai limiti del

campo di gara per compiere una funzione indispensabile allo svolgimento della competizione

(arbitri, guardialinee, tecnici). Tale scriminante non convince in quanto sono coinvolti diritti

indisponibili quale quello alla vita ed all'integrità fisica. L'aver accettato il rischio di ledere la

mia integrità fisica (rischio di morte o morte celebrale) significa poter disporre di un bene che

è (nel nostro ordinamento) di per sé indisponibile: la vita e l'integrità fisica sono considerati

dei beni indisponibili (ragion per cui, ad esempio, l'eutanasia non è fattibile in Italia).

(art. 51 del codice penale)

La scriminante dell'esercizio del diritto

Ai sensi dell'articolo 51 del codice penale, comma 1, l'esercizio di un diritto esclude la sua

punibilità. L'articolo 1 della legge 91/1981 dispone espressamente la libertà di esercizio della

pratica sportiva e tale principio copre tutto l'ambito dello sport. Da ciò si desume che la

scriminante dell'esercizio del diritto può operare anche per i parasportivi o amatori. Secondo

questa scriminante, chi esercita un diritto non è responsabile anche se lede un interesse altrui.

In base a questa tesi, la pratica dello sport deve ritenersi autorizzata e, quindi, legittimata

dall'ordinamento giuridico, anche quando determina condotte che sarebbero considerate

normalmente antigiuridiche. E' dunque lecito perseguire la vittoria con ogni mezzo utile a tal

fine, purché sempre nel rispetto dell'avversario.

I limiti delle scriminanti vengono meno quando l'attività è stata posta in essere

consapevolmente, ovvero l'atleta ha voluto intenzionalmente causare la lesione, quando sia

posta scientemente a repentaglio l'incolumità del giocatore avversario (il quale è tenuto ad

attendersi comportamenti agonistici anche rudi ma non violazioni del dovere di lealtà che si

risolvano nel disprezzo per l'altrui integrità fisica).

Quando si supera il rischio consentito e non è possibile invocare le scriminanti, si avrà un

illecito penale che può essere: 40

Diritto dello sport

Colposo se è stato commesso senza finalità di arrecare un pregiudizio fisico a chi subisce

• la violenza;

Doloso se invece diretto ad arrecare un pregiudizio fisico a chi subisce la violenza. Il dolo

• è ravvisabile quando la gara sia soltanto l'occasione dell'azione volta a cagionare l'evento

oppure quando il comportamento posto in essere dal giocatore autore del fatto lesivo

non sia immediatamente rivolto all'azione di gioco, ma piuttosto ad intimorire

l'antagonista, oppure a punirlo per un fallo involontario subito (cosiddetto fallo di

reazione). In questi casi, la condotta dell'agente fuoriesce dagli schemi tipici del gioco e la

violazione delle regole non è diretta in via immediata al compimento di un'azione di gioco

ma al perseguimento di altri fini del tutto estranei alla competizione.

Si ha il superamento di tale soglia tutte le volte in cui il giocatore ha violato volontariamente le

regole del gioco, disattendendo i doveri di lealtà verso l'avversario e ponendo scientemente a

repentaglio l'incolumità fisica dell'avversario.

Nel caso di violenza nei confronti dei terzi estranei alla pratica o competizione sportiva

(pubblico) non vi è tolleranza da parte dell'ordinamento penale e conseguentemente si

applicano i principi generali della responsabilità penale senza possibilità di invocare le esimenti

(cause di giustificazione).

Illecito civile da attività sportiva

Il regime di responsabilità civile sportiva deroga a quello ordinario. La legge di riferimento per

l'illecito civile è l'articolo 2043 del codice civile, il quale afferma che "qualunque fatto doloso o

colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a

risarcire il danno" (regola cardine dell'intero sistema della responsabilità civile). Attraverso il

risarcimento si trasferisce il danno da colui che l'ha subito all'altro soggetto che l'ha creato

(funzione riparatoria del risarcimento).

L'illecito civile può essere di due tipi: (abbiamo una base rappresentata dalla

contrattuale

presenza di un contratto) o Affinché si possa realizzare un illecito

extracontrattuale.

contrattuale si ha la necessità che ci sia un fatto e che questo fatto sia illecito (determina la

lesione di un interesse) e l'illiceità può riguardare non solo i diritti della persona ma anche i

diritti di credito.

Struttura dell'illecito:

Il fatto (comportamenti sia commissivi che omissivi);

• L'illiceità del fatto (ogni fatto che determina una lesione di un interesse tutelato);

• 41

Diritto dello sport

Il nesso causale tra fatto ed evento (pugno e insorgenza dello stato di coma); Il dolo

• e la colpa;

Il danno (danno-evento / danno conseguenza).

Nelle gare motociclistiche o ciclistiche bisogna distinguere le gare disputate su strade aperte al

traffico (applicazione dell'art. 2054 c.c.) o su strade chiuse su circuiti o su strade chiuse al

traffico (applicazione dell'art. 2043 c.c.).

La responsabilità nell'organizzazione degli eventi sportivi.

L'organizzatore di eventi sportivi è la persona fisica o giuridica, a sua volta, può essere privata

(associazione, fondazione, società, leghe nazionali, federazioni sportive) o pubblica (comune,

regione) che promuove, assumendone tutte le responsabilità (degli eventi lesivi che

potrebbero manifestarsi durante la conduzione della competizione), l'incontro di più atleti con

lo scopo di raggiungere un risultato in una o più discipline sportive, indipendentemente dal

pubblico spettacolo. L'interesse dell'organizzatore è quello di promuovere l'incontro della

specifica disciplina sportiva.

Dall'organizzatore deve essere distinto il gestore dell'impianto sportivo dove si svolge la

competizione che può essere un soggetto diverso. Nel caso del pilota Senna, la responsabilità

per l'incidente del pilota fu addossata al gestore dell'autodromo di Imola per negligenza nella

manutenzione dello stesso e non alla Federazione Internazionale di Automobilismo,

l'organizzatrice dell'evento. L'organizzatore dell'evento deve verificare che il luogo sia idoneo

per la pratica sportiva. Il gestore degli impianti deve necessariamente garantire l'idoneità e la

sicurezza degli impianti in cui si svolgono le competizioni e le manifestazioni sportive

applicando la normativa specifica. Tendenzialmente, l'organizzatore dell'evento è il primo ad

essere ritenuto responsabile per gli eventi determinanti responsabilità durante lo svolgimento

di una competizione.

Tra l'organizzatore dell'evento e gli spettatori paganti si viene a realizzare un contratto di

(quindi, nel caso di danni, si avrà responsabilità contrattuale, in virtù di un

spettacolo

contratto) in base al quale il primo si assume non solo l'obbligo di garantire il godimento dello

spettacolo ma anche quello di assicurare l'incolumità degli spettatori. Nei confronti degli

spettatori non paganti invece si potrà avere un'ipotesi di responsabilità extracontrattuale.

Responsabilità contrattuale: sanziona "l'inadempimento di una obbligazione", 10 anni per

• decidere se agire o meno nei confronti dell'organizzatore dell'evento;

Responsabilità extracontrattuale: sanziona "un fatto illecito dannoso", termine di 5 anni,

• pena la prescrizione. 42

Diritto dello sport

Per un'analisi più approfondita circa la responsabilità, vedere il file "Lezione 4"

Le safety rules sono regole tecniche previste normalmente dalle singole Federazioni (soggetti

competenti nello specifico settore) per l'organizzazione dell'evento sportivo. Qualsiasi

disposizione sportiva riveste sempre un ruolo sussidiario rispetto ai canoni generali di

prudenza. Tali disposizioni sono volte al fine di prevenire determinati eventi dannosi non solo

per l'integrità fisica dei gareggianti ma anche del pubblico.

L'organizzatore dell'evento sportivo deve verificare:

L'idoneità e la sicurezza degli impianti e dei luoghi ove si svolge la manifestazione

• sportiva, nonché la regolarità amministrativa della gara;

L'adeguatezza, la sicurezza e la conformità ai principi della sicurezza degli strumenti e

• mezzi tecnici utilizzati dagli atleti, nonché accertarsi della sicurezza di ogni altro soggetto

che prende parte all'evento (arbitri, giudici di gara, spettatori);

Che l'atleta sia in condizioni psicofisiche idonee per affrontare la gara, avvalendosi degli

• organi medico-federali preposti al controllo.

Le misure protettive apprestate dall'organizzatore devono essere proporzionate alla natura ed

all'entità dei rischi, alla condizione dei luoghi ed alla maggiore o minore presenza di pubblico e

dovranno essere adeguate ad evitare qualsiasi rischio che potrà essere prevedibile (criterio

generale).

Il contratto di lavoro sportivo è regolamentato dalla legge 91/1981 (all'articolo 2 identifica la

figura del professionista).

Caratteristiche del contratto di lavoro sportivo:

Onerosità: il criterio per qualificare un professionista, in base all'articolo 2, è la

• prestazione svolta dall'atleta la quale deve avere un ritorno economico, qualificabile

come una vera e propria retribuzione salariale;

Continuità: si ha continuità quando la prestazione dell'atleta non è limitata a singole gare

• ma è una prestazione a carattere continuativo;

La qualificazione da parte delle federazioni sportive: per quanto riguarda l'ordinamento

• italiano, è necessario questo requisito formale secondo cui la federazione definisca

"professionistica" la determinata categoria sportiva. Non tutti gli sport sono qualificati

come attività sportiva professionistica: le federazioni che riconoscono il professionismo

dello sport sono il calcio (serie A, serie B, Lega Pro), la pallacanestro (serie A1), ciclismo,

pugilato, gli sport equestri e il golf. Quando la categoria sportiva non rientra in una

definita come professionistica, il soggetto fisico non può essere qualificato professionista,

43

Diritto dello sport

anche a fronte di una retribuzione (riconoscimento economico) e dell'osservanza del

requisito di continuità: in questo caso si parla di professionista di fatto.

Che tutela applicare al professionista di fatto? Secondo alcuni occorre applicare direttamente

la disciplina prevista per il professionismo anche al professionismo di fatto. Altri credono che

questi ultimi non possono godere della stessa normativa prevista per i professionisti.

La normativa definisce come professionista l'atleta di che svolge l'attività

sesso maschile

sportiva in e a per una Federazione che prevede il settore

modo continuativo titolo oneroso

professionistico. Il discrimen tra professionista e dilettante va ricercata nel rispetto dei tre

Il criterio del riconoscimento da parte della

criteri di ammissibilità del professionismo.

federazione potrebbe contrastare con il principio di uguaglianza contenuto nella Costituzione.

Alcune federazioni vanno a sanzionare qualunque contratto a titolo oneroso concluso da

società nei confronti di atleti non inseriti in ambito professionistico. Non essendo il

determinato sport riconosciuto come professionistico, lo sportivo non potrebbe avere le

tutele tipiche previste nello sport dove si riconosce il settore professionistico. Secondo le

norme federali, si ritiene nullo il contratto di lavoro a titolo oneroso stipulato nei confronti di

un tesserato praticante uno sport che non prevede il settore professionistico.

Ma la federazione, ente privato, può rendere nullo un contratto? Dichiarando la nullità del

contratto è come se venisse imposta una regola negoziale che impedisce al tesserato di

lavorare. L'ente privato andrebbe ad introdurre nel nostro ordinamento una regola che vieta a

qualcuno di lavorare: questa regola è meritevole di tutela? No, questa regola contrasta con i

principi dell'ordinamento generale, non può essere considerata valida. Le norme delle

Federazioni che dovessero prevedere la nullità della stipula di contratto di lavoro nelle

categorie considerate non professionistiche non sono da considerare valide perché

contrastanti con l'ordinamento statale. Non sono da considerare eventuali sanzioni

comminate alle società per il suddetto motivo.

Il contratto può essere di tipo subordinato o autonomo. Quest'ultimo si ha tutte le volte in cui

il soggetto (atleta) non è tenuto a partecipare alle sedute di allenamento. Quando l'atleta ha

l'obbligo di partecipare agli allenamenti o alla preparazione si ha un rapporto di lavoro

subordinato. Sempre secondo la legge 91/1981 si ha contratto di lavoro autonomo quando

l'atleta ha un orario di lavoro flessibile e l'impegno a livello temporale non supera le 8 ore

settimanali: tutte le volte in cui la prestazione va a superare le 8 ore settimanali e prevede un

vincolo alla partecipazione ad allenamenti o alla preparazione si ha un contratto di lavoro di

tipo subordinato. In questo caso, l'atleta assume l'obbligo a presenziare agli allenamenti. 44

Diritto dello sport

Diritti: una giusta ed equa retribuzione, tutela previdenziale (versamento dei contributi, non

previsto nell'ambito del dilettantismo).

Il contratto di lavoro sportivo viene qualificato come contratto di lavoro speciale: allo stesso

non si applica totalmente lo statuto del lavoratore che prevede una serie di norme applicabili

a tutte le categorie di lavoro (legge 300/1970). Nel caso di lavoro sportivo, una parte delle

norme vengono escluse. Il rapporto di lavoro prevede, a pena di nullità, la forma scritta:

nell'ambito del contratto di lavoro sportivo la forma scritta viene prevista ab sustantiam. I

contratti di lavoro che vengono stipulati tra gli sportivi e i sodalizi sportivi devono rispettare le

norme stabilite dalle singole Federazioni nonché le norme statali.

La cessione (del contratto di lavoro) degli atleti.

Il trasferimento (del contratto di lavoro) di un atleta da un sodalizio sportivo ad un altro

(società) può essere di due tipi: a titolo definitivo o a titolo temporaneo. Nella cessione a titolo

definitivo si ha che l'operazione avviene secondo lo schema della cessione del contratto di

lavoro.

La società alfa cede a titolo definitivo alla società beta l'atleta. Il che

vincolo di appartenenza,

lega l'atleta ad una società, verrà attribuito alla società acquirente (cessionaria). Nel caso di

trasferimento a titolo temporaneo, il vincolo sportivo permane con la squadra di provenienza

ma l'atleta sarà obbligato per il periodo di tempo elencato nella cessione del contratto a

svolgere la prestazione di lavoro a favore della squadra di destinazione.

Il vincolo di appartenenza è il vincolo che lega, in base a disposizioni federali, un'atleta ad un

certo sodalizio. Il vincolo sportivo (di appartenenza) prescinde dall'esistenza di un contratto di

lavoro sportivo o altro contratto a titolo oneroso. Questo vincolo viene giustificato in base a

ragioni di carattere organizzativo: al sodalizio sportivo dev'essere garantita la permanenza

dell'atleta che potrebbe altrimenti decidere in maniera autonoma di abbandonare la squadra

a suo piacimento. Per far fronte a ciò, nell'ordinamento sportivo si è stabilita la previsione del

vincolo di appartenenza che lega lo sportivo al sodalizio di riferimento. Nel contratto di lavoro

sportivo sono previste clausole a proposito del vincolo sportivo.

Rilevante è una decisione presa dalla Corte di Giustizia dell'UE nel caso Bosman.

Precedentemente, in diverse norme era stabilito che anche se l'atleta era in scadenza

contrattuale con una squadra, qualora quella squadra avesse trasferito l'atleta in scadenza ad

un'altra squadra avrebbe avuto diritto ad un compenso: il singolo atleta non era libero di

definire con la nuova squadra un contratto economico, essendo vincolato alla squadra di

appartenenza. Questa norma era lesiva alla libertà di circolazione del lavoratore (qual è lo

sportivo) all'interno dell'UE, pertanto queste regole federali vennero considerate superate e, 45

Diritto dello sport

quindi, invalidate. Il pagamento di una somma di denaro da parte del sodalizio sportivo al

sodalizio di partenza del giocatore in scadenza di contratto dev'essere considerato invalido

perché lesivo della libertà di circolazione del lavoratore. Questo dev'essere ceduto a

parametro zero e il giocatore deve stabilire i rapporti contrattuali con la nuova squadra presso

cui giocherà.

Risultano di dubbia validità le regole federali che limitano nell'ambito del dilettantismo la

trasferibilità dei giocatori considerati vincolati. Anche per i dilettanti andrebbe applicata la

stessa disciplina prevista in ambito professionistico.

Allego gli appunti tratti dall'esame di regolamentazione giuridica dell'evento sportivo "

Le società e le associazioni sportive, aspetti civilistici e tributari; ASD, la disciplina fiscale

agevolata e la perdita di qualifica di ENC (ente non commerciale)

Le società sportive dilettantistiche beneficiano di una serie di agevolazioni fiscali che non

hanno eguali nel panorama tributario italiano: lo sport dilettantistico paga meno tasse di

qualsiasi soggetto che operi in Italia, anche rispetto ad altri soggetti di natura associativa e a

soggetti di natura no profit. Solo un soggetto giuridico ha agevolazioni comparabili alle società

sportive dilettantistiche: le parrocchie.

Perché questo? Perché in Italia lo stato ha abdicato al suo ruolo di promotore dell'attività

sportiva: rispetto ad altri paesi (Francia, Germania, Olanda, Inghilterra dove lo sport si fa

principalmente a scuola, vengono stanziati fondi pubblici), in Italia non esistono contributi per

l'attività sportiva di base. A scuola si fanno poche ore di educazione fisica (oltretutto fatte

male). L'attività sportiva dilettantistica è totalmente demandata alle associazioni sportive.

Siccome l'attività sportiva ha valenza educativa e sanitaria (chi fa sport tendenzialmente si

ammala meno), lo Stato si è posto il problema di come aiutare l'associazionismo. Fino a 15-20

anni fa si ricorreva al finanziamento derivante dal Totocalcio: tutti gli sport traevano

finanziamenti derivanti dai contributi del gioco a sorte. Perso il monopolio sui giochi a

scommessa, la scelta del legislatore è stata quella di aiutare le associazioni ad autofinanziarsi

prevedendo delle agevolazioni fiscali.

Ogniqualvolta c'è un'agevolazione fiscale, l'agenzia delle entrate pone dei paletti (si occupa di

combattere l'evasione fiscale e di recuperare il gettito perso attraverso l'evasione fiscale).

Questa teme che le agevolazioni non vadano ad aiutare i veri destinatari ma vengono utilizzate

per scopi illeciti: teme che qualcuno le sfrutti ma non per ritrarre degli utili da destinare al

mondo dello sport ma per metterli nelle proprie tasche.

Presupposti e aspetti del trattamento tributario particolare: 46

Diritto dello sport

Organi di vigilanza che vigilano affinché queste agevolazioni non vengano utilizzate per un

• uso distorto;

Agevolazioni fiscali enormi perché servono ad aiutare l'autofinanziamento dello sport.

L'imprenditore commerciale è chiunque svolge un'attività economica ai fini di profitto, dal

barista al commerciante di libri, passando per la grande impresa e il libero professionista.

L'imprenditore può avere il vestito di impresa individuale oppure può costituire una società

commerciale.

Che imposte pagano gli imprenditori "normali"? Sul reddito prodotto dall'attività (reddito=

ricavi - costi) l'imprenditore paga:

Le imposte dirette + le addizionali comunali e 27,5%, IRES progressiva dal 23% a

regionali; 43%

IRAP; +5%

IVA (differenza tra IVA su vendite e IVA su 22% - IVA su acquisti

acquisti);

Contributi previdenziali; INPS (dal 21,75 al 22,84%) o ENPALS

33%

Altre imposte e adempimenti tributari (contabilità, redazione bilanci, dichiarazioni redditi,

• altri adempimenti tributari e adempimenti legislazione lavoro).

All'imprenditore, se tutto va bene, su una base di ricavo 100 incassa si e no 15. Solo di tasse si

arriva a pagare oltre il 50%.

Sull'attività tipica dello sport dilettantistico, una società o una associazione sportiva

dilettantistica paga 0. Se per finanziare l'attività sportiva svolgono attività non sportive, sugli

utili di quella attività sportiva si paga l'1%. A fronte di un imprenditore normale che paga oltre

il 50%, una società sportiva dilettantistica paga dallo 0 all'1%. Per avere agevolazioni occorre

avere delle entrate, realizzando l'attività sportiva o affiancando a quest'ultima altre attività

pe fi a zia la. U o spo tivo diletta te paga tasse fi o a € di eddito, il % fi o a

' €. Da a ' paga i edia il -18% di tasse sul reddito. Un operaio che percepisce

u eddito lo do di ' € e pe epis e all'atto p atico meno della metà.

Un ente commerciale che svolge attività sportiva dilettantistica paga potenzialmente 0 47

Diritto dello sport

Occorre una specifica: gli enti non commerciali, tra i quali le associazioni sportive

dilettantistiche, svolgono due tipologie di attività: le attività istituzionali e le attività

commerciali. Le attività istituzionali sono quelle necessarie per il perseguimento degli scopi

sociali (esempio le associazioni sportive dilettantistiche, la cui finalità è quella di perseguire il

fine sportivo, nonché l'attività didattica -> articolo 90, comma 18, legge 91/1981). L'attività

commerciale è quella necessaria per il finanziamento dell'attività istituzionale: sono attività

che non centrano niente con lo sport ma che la società svolge per trarne utili da destinare

all'attività sportiva. Tutte le attività a pagamento utili a finanziare l'attività sportiva sono

attività commerciali.

L'articolo 73 del Testo Unico dell'Imposta sui Redditi (TUIR, raccoglie le leggi principali che

disciplinano le imposte sui redditi) chiarisce l'oggetto esclusivo principale dell'ente e distingue

gli enti non commerciali (quelli che hanno come oggetto principale il perseguimento di un

attività ideale) dagli enti commerciali. L'oggetto si desume dallo statuto dell'ente: per le

società sportive dilettantistiche le clausole sono previste dalla legge 91/1981.

Un principio importante è che la differenza tra attività commerciale e attività istituzionale è di

tipo qualitativo e non quantitativo: un'associazione sportiva potrebbe avere dei costi

o plessivi di u e to livello, po ia o ' € pe fa fu zio a e l'attività spo tiva paga e

le utenze, gli allenatori, le trasferte, le iscrizioni): dove prendere questi soldi? Si potrebbe

… l'ulti a è la o dizio e tipi a della s uad a di

chiedere il contributo ai soci, ricercare sponso

alto livello che finanzia il campionato attraverso le sponsorizzazioni. Una società sportiva che

ha come unica entrata la sponsorizzazione, fa attività commerciale o attività istituzionale? La

prevalenza delle entrate è di natura commerciale, non istituzionale, dovrebbe essere trattata

alla stregua degli imprenditori. Invece, una società sportiva dilettantistica riconosciuta dal

CONI, anche se ha solo entrate commerciali, non paga nulla, purché queste entrate vengano

investite nell'attività sportiva. E' irrilevante l'elemento quantitativo, cioè l'entità prevalente

dei proventi fra le eventuali più attività.

Parlando di enti non commerciali, in particolare di SSD, occorre considerare l'oggetto sociale

(l'organizzazione, la pratica e la diffusione del gioco, compresa l'attività didattica, anche con la

pa te ipazio e a a pio ati, to ei… ed eve tuali attività o e iali e essa ie pe

finanziare l'attività dell'oggetto sociale.

Cosa dice la legge fiscale contenuta nel Testo Unico (art. 144 comma 2)?

L'agenzia delle entrate vuole che queste agevolazioni siano utilizzate in maniera corretta. Si ha

l'esigenza della tenuta di una contabilità separata delle due attività. Non si possono mischiare

le quote dei soci con gli incassi derivanti dalle attività commerciali. La disposizione risponde

all'esigenza di: 48

Diritto dello sport

Conferire trasparenza alla gestione;

• Facilitare la determinazione del reddito d'impresa laddove l'ente abbia svolto anche

• attività commerciali;

Da un punto di vista fiscale, le entrate derivanti dall'attività istituzionale (art. 148 TUIR) sono le

somme versate dagli associati a titolo di quote o contributi associativi. Sono quelle quote che i

soci versano alla società per entrare nella società e mantenere la qualifica di soci. Queste

e t ate istituzio ali o so o soggette a tassazio e. Che sia o € o ' €, se è uota

associativa l'associazione o la società non paga tasse su questo versamento. Le entrate

istituzionali sono rappresentate dalla quota associativa, ciò che si paga per acquisire o

mantenere la qualifica di socio. I diritti di tale status sono indicati nello statuto

dell'associazione/società.

Qualora per l'utilizzo dei servizi si pagasse un prezzo a seguito dell'ottenimento della qualifica

di socio, si è in presenza di un corrispettivo (una prestazione sinallagmatica). L'articolo 148,

secondo comma del TUIR, dice che si considerano commerciali le cessioni di beni e le

prestazioni di servizi agli associati effettuate verso il pagamento di corrispettivi specifici: detti

corrispettivi concorrono alla formazione del reddito d'impresa (esempio dell'ingresso in

palestra, del corso di minibasket, le cosiddette quote di frequenza, quote mensili o rette,

Lo Stato prevede ulteriori agevolazioni alle associazioni sportive

sono prezzi per un servizio).

qualora recepiscano una serie di clausole nello statuto (in alcune delle quali si certifica che le

entrate derivanti dai corrispettivi specifici andranno a beneficio dell'attività sportiva oppure

che, allo scioglimento, si devolverà tutto il patrimonio a fini sportivi). Le prestazioni

corrispettive non si considerano commerciali se effettuate nei confronti di:

Iscritti, soci, associati;

• Altre associazioni che svolgono la medesima attività e che fanno parte della medesima

• organizzazione nazionale o locale;

Dei rispettivi associati o partecipanti; (?)

• Dei tesserati delle rispettive organizzazioni nazionali. (?)

L'agenzia delle entrate pone due condizioni:

L'associazione sportiva deve essere in possesso dei requisiti qualificanti previsti dalla

• legge tributaria;

La società sportiva deve trasmettere in via telematica all'agenzia delle entrate una

• dichiarazione (modello EAS) entro 60 giorni dalla costituzione dell'ente. L'agenzia delle

entrate provvede a creare un suo database, un primo filtro per controllare le società o

associazioni (screening) che potrebbero nascondere elusioni fiscali. 49

Diritto dello sport

La finalità della norma è quello di acquisire la più ampia conoscenza del mondo associativo per

tutelare le vere forme associazionistiche e contrastare l'uso distorto delle stesse, suscettibili di

intralciare la libertà di concorrenza tra gli operatori commerciali.

I requisiti qualificanti (ai fini della decommercializzazione delle quote di frequenza) sono -

previsti dall'articolo 148 comma 8 del TUIR sono: (vedere allegato pdf Diritto tributario art.

148 TUIR, comma 8 presente nella cartella APPROFONDIMENTO , ho inserito delle note

all’interno del riferimento legislativo).

Un'associazione o una società che rispetti le clausole sarebbe democraticamente perfetta,

quindi meritevole di tutela tributaria.

Aspetti civilistici e tributari, società e associazioni sportive, agevolazioni fiscali per lo sport

dilettantistico.

Enti non commerciali:

Attività istituzionale: esente da imposte;

• Attività commerciale: regimi agevolati in relazione alla tipologia di attività ed al volume

• d'affari.

L'attività decommercializzata è assimilata a quella istituzionale.

Le attività commerciali sono quelle attività che la società sportiva esercita per ritrarne un utile

da destinare al perseguimento degli scopi sociali. La differenza tra ente commerciale e ente

non commerciale è quella che il primo è quello che ha come finalità quella commerciale, il

secondo invece ha uno scopo di natura ideale che finanzia anche attraverso attività

commerciali.

Le agevolazioni di cui parleremo si riferiscono alle attività commerciali atte a finanziare le

attività istituzionali. L'esempio più classico è quello della sponsorizzazione: la società sportiva

dilettantistica, per finanziare l'attività, cerca uno o più sponsor (pool di sponsor, sponsor

tecnico, singolo inserzionista pubblicitario); la regola è che gli sponsor siano più di uno. Attività

commerciale non è solo sponsorizzazione, ad esempio può essere considerata attività

commerciale la gestione del bar/ristorante riservato ai soci: questa è una attività commerciale

il cui utile andrà a finanziare l'attività sportiva. Il bar deve necessariamente rispettare tutte le

normative specifiche per questo tipo di attività commerciale. Altro esempio è il merchandising

(vendita di materiale sportivo con la griffe della società sportiva) o semplicemente la vendita

di articoli sportivi (avviene spesso nelle palestre e nelle piscine): anche questa è attività 50

Diritto dello sport

commerciale svolta dalla società sportiva al fine di reperire le risorse economiche. Altre

attività commerciali sono l'emissione del biglietto, la cessione dei diritti televisivi,

l'effettuazione di servizi sportivi a pagamento fatti nei confronti dei non soci: in questo ultimo

caso, l'attività viene svolta da soggetti che non vogliono associarsi o tesserarsi presso la

società sportiva, l'attività non viene decommercializzata (lo è solo se viene svolta nei confronti

di soci). Questo tipo di attività è commerciale e non gode delle agevolazioni previste per lo

sport dilettantistico; in teoria il costo della prestazione commerciale è maggiore rispetto a

quella svolta nei confronti del socio, almeno per la quota percentuale di IVA. Il socio

normalmente ha delle agevolazioni rispetto ai non soci, come sconti, corsi, sale e posti

riservati. Parlando di percorsi wellness ci si riferisce ad attività commerciali, a cui applicare il

regime tributario comune a tutte le imprese.

Cosa succede alle attività commerciali?

Le attività istituzionali non pagano né IVA (22%) né imposte (incidenza di circa il 50%

dell'utile). La legge più importante che disciplina l'attività commerciale delle società sportive è

la legge 398/1991: questa nacque per iniziativa della FIGC e offre sconti e agevolazioni

importanti, nonché semplificazioni a livello burocratico e amministrativo (che si risolvono in

risparmio per la tenuta di determinate scritture, come la contabilità). Inizialmente venne

pensata solo per le associazioni sportive dilettantistiche, poi fu allargata a tutti i soggetti del

non profit: la possono utilizzare le associazioni senza fini di lucro, le bande musicali e le pro

loco. Questa legge è riservata alle società sportive dilettantistiche, le società sportive

professionistiche non possono usufruirne (il Milan non può decommercializzare le quote

conferite dai tesserati).

Questa legge è pensata per le associazioni sportive piccole, quelle che non superano il volume

di . € di i assi o e iali, o 'e t a o le uote asso iative e le uote di f e ue za

(il limite è dato da tutte quelle attività oggettivamente commerciali, come quelle derivanti da

e ha disi g… .

sponsor, bar, ristoranti,

I proventi derivanti dall'esercizio di attività commerciale conseguiti nel periodo d'imposta

precede te o posso o superare l'a o tare di 250.000€ (art. 90, co a 2 della legge

289/2002). Vige il criterio di cassa; in presenza di proventi fatturati ma non incassati vige il

criterio di fatturazione.

L'obiettivo che si pone lo Stato è quella di agevolare l'attività sportiva di base: i limiti non

possono essere elevatissimi, altrimenti si andrebbe ad agevolare anche le società

professionistiche o comunque di alto livello.

Per ovviare a questo limite, si può eludere la legge configurando diverse società sportive

(diverse squadre per diverse categorie di atleti): il senso dell'operazione è puramente fiscale,

si tratta di una operazione elusiva (mettere in atto operazioni formalmente corrette ma hanno

51

Diritto dello sport

l'unico fine di andare a risparmiare sulle imposte). L'evasione è una sottrazione diretta di

imposte allo Stato, l'elusione è una sottrazione indiretta che, se scoperta, viene punita allo

stesso modo dell'evasione. Il partizionamento solo formale di una stessa associazione non è

una operazione lecita.

Questi . € ve go o tassati se so o i assati: se la p estazio e è atu ata e hai u

credito, non paghi le tasse; paghi solo al momento dell'incasso.

Per quanto riguarda le attività commerciali, l'agenzia delle entrate richiede una comunicazione

dell'opzione per il regime agevolato: questa comunicazione va effettuata anche nei confronti

della SIAE. Alla SIAE la comunicazione va condotta mediante lettera raccomandata da inviare

prima dell'inizio dell'anno solare per cui ha effetto. L'opzione dura tendenzialmente per

sempre: una volta scelta l'opzione per usufruire del regime agevolato, se non la revochiamo

vale per sempre. Si può revocare ma non prima di 5 anni.

I vantaggi:

Esonero dagli obblighi di tenuta delle scritture contabili prescritte ai fini delle imposte sui

• redditi e IVA;

Esonero dagli obblighi di emissione di scontrino o ricevuta fiscale e di fatturazione tranne

• che per le prestazioni di sponsorizzazione, per le cessioni dei diritti radio-tv e per le

prestazioni pubblicitarie. I controlli da parte dell'agenzia delle entrate o della SIAE sono

induttivi, di ragionevolezza;

Esonero dall'obbligo di dichiarazione IVA e della comunicazione dei dati relativi, non

• essendoci l'obbligo di tenuta della contabilità (risparmio in termini di minori

adempimenti); -> vantaggi formali

Di fatto, la società sportiva dilettantistica è incontrollabile. Ci sono agevolazioni anche

sulla parte che si ufficializza:

Detrazione forfettaria IVA sui proventi derivanti da attività commerciali (50%). Incasso

• ' € pe u o t atto di spo so izzazio e ' € pe la spo so izzazio e, '

di IVA , ve so il % dell'IVA i assata ' € ;

Tassazione forfettaria ai fini IRES e IRAP (3% dei ricavi) + plusvalenze e sopravvenienze

• olato è di ' € e su

attive. Incassando 100'000, il mio reddito forfettariamente cal

uesto al olo le tasse al % : ' € di tasse og i ' € di i assi;

Le società sportive dilettantistiche pagano (o insomma possono pagare) i propri

• collaboratori. Un qualsiasi imprenditore che eroga compensi ai propri collaboratori deve

trattenere dal compenso le tasse e i contributi: un dipendente (anche un co.co.co) costa

al p op io dato e di lavo o esatta e te il doppio su u o stipe dio di ' €, 52

Diritto dello sport

l'i p e dito e paga ' € . Le SSD posso o e efi ia e di u a agevolazio e per quanto

igua da i o pe si e ogati: pe i o pe si fi o a ' € € etti al ese pe esi,

ovve o u a stagio e spo tiva o si paga o le tasse. Sop a ai ' € si paga il % sulla

if a al di sop a dei ' €.

Adempimenti contabili:

Obbligo di emissione di fatture per le prestazioni di sponsorizzazione, di pubblicità e per

• le cessioni di diritti radio-tv. La garanzia è minore rispetto alla tenuta dei registri contabili

tenuti dalle imprese;

Numerazione progressiva e conservazione delle fatture di acquisto e di quelle emesse;

• Annotazione, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di riferimento,

• dell'ammontare dei corrispettivi e di qualsiasi altro provento conseguito nel mese,

nell'esercizio di attività commerciali (quanto si è incassato), nel registro conforme al

modello di cui al decreto ministeriale 11 febbraio 1997;

I assi e paga e ti tutti i ovi e ti fi a zia i t a ia ili se supe io i a , €. Le

• società sportive che optano per la legge 398 non possono pagare, o incassare, in contanti

so e supe io i a ' €. Fi o al di e e il li ite e a di , € il ve hio

milione di lire). A partire dal 2015 il limite si è uniformato a quello previsto dalla

o ativa a ti i i laggio, ovve o è salito a ' €.

Ogniqualvolta c'è una agevolazione in ambito tributario, l'agenzia delle entrate si preoccupa di

controllare la genuinità della conduzione della società che fruisce di questi aiuti.

L'agevolazione per gli sportivi dilettanti è disciplinata dall'art. 67, comma 1, lettera M del TUIR.

Lo spo tivo diletta te he guadag a fi o a ' , € l'a o, o solo paga il % sul eddito,

ma rimane fiscalmente a carico dei propri genitori (fino agli studi universitari). Siccome sono

redditi esenti, che non vanno dichiarati, possono essere previste detrazioni per le famiglie di

giova i atleti he pe epis o o edditi osì alti, seppu i fe io i ai ' , €, li ite olt e il

quale c'è l'obbligo di dichiarazione.

Un'altra agevolazione è prevista per i ragazzi che fruiscono dei corsi delle società sportive. Se il

minore di anni 18 partecipa ad un corso sportivo pagando una retta, quella retta, per i

ge ito i, è det ai ile dalle i poste, fi o a €. E' u a pi ola agevolazio e he aiuta a fa

costare di meno l'attività sportiva, così come le spese mediche.

Le società sportive non pagano la tassa di concessione governativa: la tassa di concessione

governativa è ad esempio la tassa sul bollo dell'auto, la tassa sulla vidimazione degli atti etc.

Inoltre, non paga l'imposta di registro. 53

Diritto dello sport

Art. 148, comma 4, TUIR (attività in ogni caso commerciali) -> vedere allegato pdf di cui sopra

*qualsiasi prestazione effettuata verso il pagamento di corrispettivi specifici nei confronti di

soggetti non soci e/o tesserati è attività commerciale.

Ricordare:

• Lo stato non finanzia direttamente lo sport: a fronte del mancato finanziamento, dà

agevolazioni fiscali;

• Ci sono due tipi di attività: istituzionale e commerciale;

• Sui proventi derivanti dall'attività istituzionale non si paga nulla, purché siano rispettati i

requisiti;

• Sui proventi derivanti dall'attività commerciale paga si poco, relativamente ad

un’impresa "normale"; La legge 398.

La giustizia sportiva ha subito una profonda trasformazione dal dicembre 2013 al giugno/luglio

2014. Nel dicembre 2013 è stata varata la riforma della giustizia sportiva (CONI). E' stato

necessario del tempo tecnico per approvare le modifiche, per redigere un innovativo codice di

giustizia sportiva (finora non vi era mai stato) ed istituire nuovi organi (collegio di garanzia

dello sport istituito presso il CONI, a sostituzione dell'alta corte di giustizia e del TNAS,

tribunale nazionale arbitrale dello sport, e la procura generale dello sport istituita presso il

CONI).

La giustizia sportiva si caratterizza per essere una giustizia endo-federale; prevalentemente e

necessariamente si svolge davanti agli organi di giustizia sportiva presso le federazioni. In

particolare, i primi due gradi di giudizio devono svolgersi davanti ai giudici sportivi federali. Il

terzo grado, eventuale, si svolge invece innanzi al CONI, precisamente innanzi al collegio di

garanzia dello sport. Il primo grado è necessario, il secondo è invece un giudizio d'appello: se

una delle due parti non è soddisfatta della decisione pronunciata dal giudice in primo grado, fa

appello (impugna la decisione del primo grado) al giudice in secondo grado.

Al terzo grado di giustizia innanzi al CONI si arriva solo se sono già stati esperiti i primi due

gradi di giustizia davanti ai giudici federali. I primi due gradi si svolgono innanzi ai giudici

federali in quanto ciascuna federazione ha autonomia normativa (potere di darsi delle regole,

non solo per quanto riguarda lo svolgimento del gioco, regole tecniche, ma anche regole di

giustizia per la risoluzione di eventuali controversie sportive): si parla di autodichia, il potere di

farsi giustizia da soli (dike=giustizia).

Uno dei doveri derivanti dal tesseramento è il vincolo di giustizia, ovvero l'obbligo di devolvere

la risoluzione delle controversie ai giudici sportivi (giudici federali e giudici innanzi al CONI). Se

non si rispetta il vincolo di giustizia si commette un illecito disciplinare; quest'obbligo è 54

Diritto dello sport

previsto da ciascuna federazione. Anche se il procedimento di giustizia sportiva è

endofederale, regolato a livello della singola federazione, una caratteristica comune a tutto il

sistema sportivo è il vincolo di giustizia.

Quest'obbligo viene paragonato alla cosiddetta clausola compromissoria, una clausola che si

può inserire nei contratti con la quale si stabilisce che la risoluzione delle controversie

dev'essere deferita a degli arbitri. Mentre nel vincolo sportivo la risoluzione delle controversie

è deferita ai giudici federali, nella clausola compromissoria la risoluzione è deferita ad un

collegio arbitrale. Per la risoluzione del contratto non ci si deve rivolgere al tribunale, a giudici

togati, ma ad arbitri, dei soggetti privati che assolvono alla funzione di giudice, scelti tra

avvocati o persone comunque competenti in materia, nominati dalle parti del contratto (o dal

presidente del tribunale -> metto tra virgolette perché non è molto chiaro).

Poiché si tratta di un giudizio federale, ciascuna federazione ha ampia autonomia nel regolare

il giudizio. Questa autonomia è stata comunque limitata dalla revisione della giustizia sportiva

attuata nel 2014: ad esempio, a seguito della riforma, sono stati previsti unicamente due gradi

di giudizio presso le federazioni (prima in alcune federazioni era previsto un terzo grado di

giudizio).

Ci sono quattro tipi di giustizia sportiva:

Giustizia tecnica: insieme di regole e di organi funzionali ad assicurare il

• corretto svolgimento della gara;

Giustizia disciplinare; insieme di regole e di organi preposti all'accertamento, ed

• eventuale sanzione, di comportamenti scorretti in ambito disciplinare, ovvero di

Giustizia economica;

comportamenti contrastanti con le norme federali;

Giustizia amministrativa.

Il CONI ha stabilito quali sono gli organi della giustizia sportiva, ma non ha vincolato le

federazioni ad applicare questi quattro tipi di giustizia: la giustizia tecnica e disciplinare è

prevista e disciplinata in tutte le federazioni, quelle economica e amministrativa no.

Per giustizia sportiva si intende la risoluzione delle controversie sportive tra i soggetti del

mondo sportivo, ovvero la risoluzione delle controversie tra tesserati oppure tra tesserati e

affiliati. La giustizia sportiva è l'insieme di soggetti e norme predisposte per la risoluzione delle

controversie che insorgono tra i soggetti del mondo sportivo.

La giustizia sportiva è caratterizzata dalla tempestività, o rapidità, delle decisioni (c'è necessità

di rispettare i tempi dei campionati, tempi che non potrebbero essere garantiti dalla giustizia

statale) e dalla specificità delle regole applicabili (si applicano le norme sportive, dettate dalle

federazioni e dal CONI). 55


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie, sportive e della salute
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher attilio1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dello sport e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Agostinis Barbara.

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