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Un avvento nell'era di internet

Un'avvento nell'era di internet è connotato da una caratteristica particolare: è un'avvento millenaristico. Il millenarismo è una credenza apocalittica medievale che prometteva o la fine del mondo o il paradiso in terra. Il millenarismo digitale è quello della seconda specie, caratterizzato dalla retorica, narrativa dell'affermazione del potere capitalistico, accompagnata da un vento libertario senza precedenti.

Il potere delle piattaforme digitali

Google fa vivere, in confronto ai giganti del capitalismo storici come la stampa, in quanto ha delle risorse finanziarie che non hanno precedenti nella storia dell'umanità, eppure non è percepito da nessuno per quello che è, ovvero un feroce monopolista. Siamo talmente dentro a questa retorica che non siamo capaci di tirare fuori la testa e vedere la realtà per quella che è. Il discorso millenaristico è stato talmente forte che lo abbiamo creduto fino in fondo, siamo persuasi che le piattaforme digitali siano un veicolo di emancipazione individuale e collettiva.

Vengono attribuite a queste piattaforme digitali anche virtù terapeutiche, infatti si ritiene che le piattaforme come Facebook siano in grado di riscattare il soggetto dalla solitudine a cui lo ha confinato il capitalismo. I legami sociali della famiglia, del partito, del quartiere, della scuola in cui si costruivano i legami interpersonali sono stati distrutti. La risposta a questa tendenza d'isolamento viene alleviata da questi mezzi. Si dice che oltre il 30% dei matrimoni degli Stati Uniti avvengano grazie a degli incontri di dating. In assenza di queste piattaforme le persone non saprebbero come ritrovare i valori della famiglia. Lo spazio pubblico, forte nel Settecento e nell'Ottocento, è entrato fortemente in crisi negli ultimi decenni perché non esistono né i luoghi né le istituzioni che riescono a funzionare da ponti, da agenti di mediazione, del dialogo tra individui. Pare che le piattaforme digitali offrano una risposta, sono venuti meno i “Cafè” ma si sono sostituiti ad essi degli scambi virtuali, più forti di quelli reali di prima. La guerra viene esorcizzata nel web, perché l'umanità non si sente più recintata all'interno della realtà conflittuale che sono gli Stati nazionali, grazie proprio alla rete. Se non ci fossero i social la sensazione di alienazione delle singole persone sarebbe peggiore, e la loro presenza è una benedizione.

Prima constatazione: dipendenza dal cellulare

L'ansia è stata registrata da assenza di contatto con il cellulare. Quando l'impossibilità di connettersi al cellulare è fonte di ansia, sul piano psichiatrico c'è qualcosa che non va perché questo dispositivo è diventato una dipendenza. Gli psichiatri stanno mettendo a punto in un libro un'analisi delle patologie innescate dalla carenza di accesso ai dispositivi che danno il contatto con internet. Già da questo punto di vista una fonte che prima era vista di riscatto terapeutico è vista da altri psichiatri una forma di avvilimento patologico.

Seconda constatazione: conferma di pregiudizi

Quando noi andiamo su Facebook o su Google cerchiamo la conferma dei nostri pregiudizi, non cerchiamo mai qualcosa che sia differente dalle nostre idee a priori. Ciò manda al macero trecento anni di pensiero giuridico e politico occidentale. Il singolo individuo cerca nella piattaforma social la timbratura delle proprie convinzioni. La radicalizzazione politica, la tendenza a votare in direzione di partiti fortemente polarizzati ed estremi rispetto a quella di attestarsi a movimenti politici più propensi al dialogo, è un risultato dell'opinione del click (che ha preso il posto dell'opinione pubblica).

Terza constatazione: individuo consumatore

Il soggetto protagonista di questa interazione con le piattaforme digitali è l'individuo consumatore. L'individuo cittadino richiede uno sforzo che è sconosciuto nelle piattaforme digitali che sono luoghi per lo spaccio pubblicitario. Le piattaforme digitali utilizzano il proprio consumatore come bersaglio per il targeting.

Regolamento per la privacy e antitrust

Una delle previsioni del regolamento entrato in vigore nel 2018 prevede la facoltà dei singoli utenti di trasferire i propri dati da una piattaforma all'altra. Se si tratta dei mei dati medici che voglio trasferire da una clinica all'altra, obbligo la clinica a trasferire i miei dati clinici. Ma se io chiedo a Google i miei dati personali che ha raccolto nel corso di 15 anni di ricerche e le chiedo di trasferirmeli su un'altra piattaforma, non c'è un'altra piattaforma su cui posso trasferirla. Google ha il 92% del monopolio. Se non ci sono altre piattaforme, non me ne faccio niente della possibilità che mi è stata data di poter trasferire i dati. Facebook, Amazon, Google, Apple, non hanno alternative che esercitano una pressione competitiva al loro supporto.

I servizi su Google non sono gratuiti perché sono a pagamento con i nostri dati. Adesso le posizioni sono talmente consolidate che non è nemmeno possibile scalfire queste dimensioni diritto antitrust senza l'ausilio di uno strumento giuridico: il diritto antitrust nasce nel 1890 per contrastare i monopoli industriali consolidati che erano talmente forti da determinare il prezzo dei loro servizi o prodotti in assoluta libertà senza essere condizionati dalla concorrenza. Il diritto antitrust sanziona queste situazioni giudicandole illecite che si formino sotto le sembianze di accordi tra imprese restrittivi della concorrenza, oppure si manifestino attraverso politiche dei prezzi predatori, nel senso che sono mirate a rendere impossibile la vita dei concorrenti.

Esempi di diritto antitrust

  • Esempio della prima ipotesi: gli accordi. I produttori di automobili si mettono d'accordo per decidere il prezzo a dettaglio della vernice metallizzata, decidono che i prezzi devono essere allineati.
  • Esempio seconda ipotesi: prezzi predatori. Il modo classico con il quale un monopolista si sbarazza della concorrenza è quello di abbassare il prezzo.

In Europa l'art. 101 del trattato europeo vieta gli accordi tra le imprese con le quali queste si dividono il mercato o concordino i prezzi. L'art. 102, invece, vieta l'abuso di posizione dominante, ossia la dominanza dell'impresa, cioè la sua forza economica di per sé non è illecita a condizione che la stessa impresa si comporti sul mercato in modo tale da non danneggiare i concorrenti. Ossia la concorrenza anche dura è lecita, ma quella che mira a escludere i concorrenti non lo è.

Ad esempio le app che abbiamo sul telefono sono per lo più pre-installate e ciò rende problematico per i creatori di applicazioni alternative di trovare spazio in queste piattaforme tecnologiche. Se a praticare questo comportamento sono Google e Apple questo è probabile che diventi un illecito concorrenziale perché la forza di mercato di queste piattaforme rende assolutamente improbabile la possibilità di sfidare queste posizioni di forza. Google ha ricevuto tre condanne per abuso di posizione dominante da parte della commissione europea nell'ordine di qualche miliardo di euro, questo perché le sanzioni per l'accertamento di questi affari abusivi sono due: la nullità dei contratti e una sanzione pecuniaria proporzionata al fatturato.

Google è stata sanzionata soltanto in Europa e non in America e la spiegazione è dovuta al fatto che gli americani richiedono per la sussistenza del danno antitrust la dimostrazione di un concreto pregiudizio per i consumatori. In Europa si sa perfettamente che i consumatori di per sé non sono danneggiati da queste aziende monopoliste, ma li danneggia indirettamente perché sul lungo periodo riduce la possibilità di scelta dei consumatori.

Nel diritto europeo le norme a tutela della concorrenza del mercato sono stabilite dal diritto comunitario, ossia dal diritto europeo, e non da quello dei singoli stati membri. Questo per assicurare un'applicazione coerente e uniforme del diritto della concorrenza in tutti i paesi membri. La divisione del lavoro tra la commissione europea e le autorità nazionali della concorrenza è basata sulla entità economica dell'operazione. Se l'operazione è particolarmente importante sul piano del fatturato e se l'illecito commesso dalle imprese ha riguardato più di un paese membro allora la competenza è della commissione europea. La commissione è l'organo preposto alla iniziativa legislativa e giuridica a Bruxelles. Non è un organo eletto ma è un organo nominato dagli Stati membri. Nei singoli paesi europei, Italia inclusa, operano delle autorità nazionali della concorrenza che tutelano l'integrità del mercato entro i confini dei singoli paesi.

Intervento in materia antitrust

L'ipotesi d'intervento in materia antitrust si materializza laddove si verifichi un illecito, ossia venga violata una norma, oppure in un'altra ipotesi che è quella del controllo preventivo delle concentrazioni. Le concentrazioni si verificano quando un'impresa acquista un'altra impresa o quando due imprese si fondono tra loro. La regola europea è che le concentrazioni debbano essere sottoposte all'approvazione preventiva della commissione europea o delle autorità nazionali preposte alla tutela della concorrenza.

La logica di questa previsione è intuitiva perché se fosse possibile per un'impresa di comprare altre imprese senza chiedere nessuna forma di approvazione l'equilibrio del mercato, la dinamica concorrenziale del mercato, potrebbe risultare profondamente turbata. Le concentrazioni devono quindi essere vagliate o dalla commissione europea o dalle autorità nazionali.

Esiti del controllo delle concentrazioni

L'esito di questo controllo è triplice. La concentrazione può essere approvata senza restrizioni, può essere respinta, oppure può essere approvata a certe condizioni. Tutte e tre le ipotesi, si verificano nella realtà concreta. La terza ipotesi, è la più interessante, poiché la commissione europea o l'autorità nazionale può imporre delle condizioni sostanziose, per l'approvazione della fusione come ad esempio la cessione di un ramo d'azienda (Es. Alitalia per essere salvata si fonde con Lufthansa. La commissione europea accetta ma con la restrizione che deve rinunciare a delle tratte perché su quelle deve esserci una concorrenza di operatori più piccoli).

La concentrazione è ammissibile in quanto non porti alla scomparsa di un concorrente su quel mercato merceologico rilevante (Es. impresa che produce martelli. Per crescere vuole liquidare la concorrenza acquistando le imprese più piccole che fanno concorrenza sul mercato rilevante dei martelli. Questo non può essere fatto perché sono operazioni che sono orientate all'eliminazione della pressione competitiva sull'impresa).

Se il mercato rilevante è diverso la concentrazione è possibile perché non sto inghiottendo un mio concorrente ma mi sto allargando ad un mercato diverso da quello in cui ero particolarmente forte (Es. Whatsapp è stato acquistato da Zuckerberg nel 2014. Questa acquisizione era possibile perché Whatsapp è un mercato diverso da quello di Facebook. Man mano la differenza tra Whatsapp e Facebook adesso è sempre più labile).

L'economia digitale per quanto riguarda l'aspetto delle concentrazioni ha trovato un varco molto importante nel quale allargarsi. Oggi la commissione europea ammette di aver sbagliato ad approvare tutte le concentrazioni, perché oggi sono diventati dei mostri, tutti collegati a rafforzare l'impresa centrale che li ha acquistati.

Illeciti e articoli del trattato europeo

Per quanto riguarda gli illeciti: Art. 101 del trattato europeo: “Sono incompatibili con il mercato interno e vietati tutti gli accordi tra imprese, tutte le decisioni associazioni di imprese e tutte le pratiche concordate che possano pregiudicare il commercio tra Stati membri e che abbiano per oggetto o per effetto, di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza all'interno del mercato interno e in particolare nel:

  • Fissare direttamente o indirettamente i prezzi di acquisto o di vendita (perché se produco un oggetto di consumo e lo metto sul mercato lasciando che l'offerta determini il prezzo. Se pretendo di condizionare a monte il prezzo dell'oggetto sul mercato, commetto un illecito concorrenziale)
  • Limitare o controllare la produzione, gli sbocchi, lo sviluppo tecnico o gli investimenti (se produco un bene, per fare si che questo bene mantenga un certo prezzo, ci mettiamo d'accordo concordando di limitare la produzione per tenere artificialmente alto il prezzo del bene).
  • Ripartire i mercati o le fonti di approvvigionamento (facciamo un accordo tra imprese interessate per non “pestarci i piedi” in casa)
  • Applicare nei rapporti commerciali con gli altri contraenti, condizioni dissimili per prestazioni equivalenti, così da determinare per questi ultimi uno svantaggio nella concorrenza (agevolazione per chi fa parte del cartello, del contratto, e non agevolazioni per chi è all'esterno, non facendo accedere gli altri alle materie prime)
  • Subordinare la conclusione di contratti all'accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che per loro natura o secondo gli usi commerciali non abbiano alcun nesso con l'oggetto dei contratti stessi (accordo tra imprese che producono macchine fotocopiatrici, subordinano la vendita dei loro prodotti al patto che chi acquista la macchina si deve vincolare per contratto anche alla manutenzione e all'acquisto del toner).

Questi accordi tra imprese sono nulli una volta che vengono scoperti e sono fonte dell'erogazione di importanti sanzioni a carico delle imprese che hanno stipulato questo genere di accordo. Questi comportamenti sopracitati sono illeciti in base all'art. 101 se sono oggetto di un accordo tra imprese, ma anche in base all'articolo 102 nell'ipotesi in cui questi comportamenti siano applicati in modo unilaterale da singole imprese che detengono una posizione di significativo potere di mercato, perché questi comportamenti integrano, cioè realizzano, lo sfruttamento abusivo del potere di mercato (Es. azienda farmaceutica che produce un farmaco e che è responsabile della produzione della sostanza di cui è fatto il farmaco. Le altre aziende farmaceutiche vanno a chiederle quella sostanza, ma se viene rifiutata questa richiesta si ha un abuso del potere dominante).

Cybersecurity

'Netscape navigator' è stato il primo browser agli albori di internet. 'Videolinea' è stato il primo provider di accesso ad internet attraverso un telefono di casa, un modem. Internet nasce per la condivisione di contenuti. Molto spesso i termini internet e web si utilizzano come sinonimi, ma in realtà non lo sono. Internet è come un servizio postale, in cui si mandano dei contenuti a delle persone affidandolo ad internet, che non si cura, però, di ciò che c'è dentro. Il web si occupa dei contenuti, e si appoggia ad internet per fornire dei contenuti ai destinatari. All'inizio di internet di poteva sostituire il www con altri domini. Come il servizio postale recapita una lettera tramite codice postale e dati, internet recapita un contenuto tramite i domini.

Con l'internet 1.0 ci si scambia contenuti in modo più semplice è rispetto ad altri mezzi. Dall'internet dei contenuti si passa all'internet dei servizi. Ci si rende conto che internet è un veicolo per raggiungere più clienti senza intermediari e con un buon controllo sul cliente. Si potevano acquistare i primi biglietti aerei, del treno ecc. Piano piano internet ha iniziato a trasformarsi da un ambiente prettamente di servizi a un ambiente di natura economica. All'inizio di internet, Microsoft aveva un sistema operativo che non consentiva l'accesso ad internet. Agli albori di internet non esisteva Google, c'era Altavista, Yahoo ed altri. Google è diventata talmente invasiva che le nostre vite sono legate a queste aziende. Google, Apple e Amazon sono aziende che hanno una capitalizzazione di mille miliardi di dollari e sono presenti da tutte le parti. Internet 2.0 è, perciò, un veicolo per fare servizi. Con il trasformare internet in internet dei servizi, anche la dinamicità è cambiata. All'inizio le pagine web erano statiche, oggi le pagine web nascono, crescono, muoiono, si trasformano. Siamo arrivati all'internet 3.0, ovvero l'internet delle persone. Nasce myspace, Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp. Da una rapporto subalterno, in cui c'erano dei clienti e dei fornitori di servizio, si ha un rapporto paritetico in cui le persone sono sempre più importanti. Su internet adesso c'è l'economia delle piattaforme in cui ci sono moltissimi intermediari. Google è diventato quello che è diventato perché è un intermediario per le pubblicità. Google sfrutta chi fa la ricerca perché prende i dati delle ricerche che facciamo per rafforzarsi sempre di più. Ogni volta che interagiamo con queste piattaforme gli altri si rafforzano e noi non ne ricaviamo niente. Ci stiamo muovendo verso l'internet delle cose. Cominceremo ad interagire con i muri, con le macchine, con gli animali. Ci si sta spostando da uno scenario in cui si conosce il cliente a uno scenario in cui si comprende il cliente. Siamo all'internet 4.0, l'internet delle cose. Siamo anche all'industria 4.0 in cui si trasforma il lavoro con la robotica.

La cybersecurity

La “security” è un ambito che prevede la salvaguardia, in ambito economico del business e di qualsiasi attività economica, affinché questo possa svolgersi. La cybersecurity, è una tutela nel mondo digitale.

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jemba98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Mannoni Stefano.
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