Lezione 1: Cos'è il diritto commerciale?
Il diritto commerciale è una branca del diritto privato che regola l'attività di impresa, ed è anche detto diritto privato delle imprese, che si inserisce a sua volta nel diritto privato dell'economia.
Caratteristiche del diritto commerciale
I caratteri fondamentali sono che è innanzitutto un diritto speciale perché è costituito da una serie di norme che molto spesso si differenziano rispetto a norme che si applicano a soggetti privati che non sono imprenditori. Queste norme sono basate su principi ispiratori unitari, che rispondono a determinate esigenze specifiche dell'attività di impresa.
Ha anche un’altra caratteristica: è un diritto tendente all’uniformità internazionale proprio perché i sistemi economici sono piuttosto uniformi, come il sistema dell’economia di mercato che copre la maggior parte delle economie mondiali. Di conseguenza, essendo il diritto dell’impresa strettamente correlato al sistema economico nel quale deve operare, si trova una forte uniformità di principi ispiratori in tutti i paesi che adottano gli stessi modelli economici. Anche la progressiva liberalizzazione dei rapporti commerciali ha fatto sì che i principi che si applicano alle compravendite, per esempio di beni immobili e dei trasferimenti nelle azioni di una società, siano principi molto simili, principi internazionali e transnazionali che superano i confini nazionali.
Ruolo del diritto commerciale
Il diritto commerciale è un diritto che regola le modalità di operare dei soggetti privati in un sistema economico come il nostro e si occupa anche della regolamentazione del sistema economico. Gli elementi essenziali del sistema economico sono la produzione, lo scambio, il consumo dei beni e dei servizi e l'intermediazione di beni e servizi.
L'economia di mercato
Si parla di economie di mercato facendo riferimento al nostro sistema. Quando si parla di mercato cosa viene in mente? Il mercato inteso come luogo, per esempio il mercato rionale, è il luogo dove chi compra e chi vende beni si ritrova e compra, vende, scambia, contratta, e ciò è fondamentale.
Quando si parla di modello di sistema economico cosa viene in mente? Il nostro sistema economico è definito come economia di mercato i cui elementi costitutivi sono:
- Libertà dei privati di dedicarsi alla produzione e alla distribuzione; ed è ispirato alla libertà dell’agire economico dei soggetti che ne fanno parte.
- Libertà di coesistenza di una pluralità di operatori economici; ci sono soggetti privati e pubblici che operano sul mercato (stato, imprese statali, enti pubblici territoriali, imprese che appartengono a comuni e regioni che dovrebbero operare in base alle stesse regole).
- Libertà di competizione economica fra quanti sul mercato operano; se si vuole comprare un computer si può scegliere tra una pluralità di produttori e sono tutti concorrenti, dovrebbe vincere il migliore, ossia chi fornisce dei prodotti di qualità migliore ad un prezzo più basso, anche se il rapporto qualità-prezzo è soggettivo.
- Centralità del fenomeno imprenditoriale: nell'economia di mercato, che è quella che ispira il diritto commerciale, l’imprenditore o l’impresa è il cuore e quindi il fenomeno imprenditoriale è fondamentale.
- Esigenza di regolamentazione sia dei singoli rapporti economici sia dell’attività d’impresa, la conseguenza è che il diritto deve regolare sia i singoli rapporti economici ossia i singoli atti che vengono posti in essere dall’imprenditore con soggetti terzi per lo svolgimento dell’attività di impresa (come compravendita, mandato, agenzia, contratto di trasporto, i contratti di lavoro), sia complessivamente l’insieme di questi atti che devono essere posti in essere dall’imprenditore per organizzare la sua attività di impresa per raggiungere un certo obiettivo.
Il mercato viene inteso anche come organizzazione ossia come insieme di regole che si applicano in un settore di attività, come per esempio è la Borsa che è un mercato finanziario ed è regolamentato nel senso che ci sono norme specifiche che stabiliscono come ci si deve comportare all’interno dell’organizzazione (per esempio come si fa a mettere in vendita/comprare le azioni di una società quotata).
Globalizzazione e diritto commerciale
Con la globalizzazione degli scambi e dei mercati nazionali pian piano sono state superate le barriere dei mercati nazionali, è sempre più facile con la maggiore rapidità, con i mezzi di trasporto e con introduzione dell’informatica, anche i rapporti commerciali sono diventati più semplici e veloci. Si è molto ridotta la distanza che prima poteva incidere sulla circolazione delle merci e dei capitali, proprio per la facilità fisica di trasferire beni e capitali e anche le regole delle circolazioni di merci e di capitali si sono evolute per diventare sempre più omogenee.
Relazione tra diritto civile e commerciale
Sia il diritto civile, sia quello commerciale fanno parte del diritto privato. Il diritto commerciale trae alcuni principi dal diritto civile, ma si differenzia per alcuni aspetti. Ha infatti un carattere di specialità: perché il sistema del diritto civile, che ha un’origine più antica del sistema del diritto commerciale, invece si sviluppa a partire dal medioevo. Il diritto civile è incentrato sul diritto di proprietà e fa riferimento ad un sistema economico statico, fa riferimento a concetti statici che al massimo producono frutti, per questo motivo è il primo ad essersi sviluppato, perché faceva riferimento ad un sistema economico in cui l’attività principale era la lavorazione della terra e allevamento del bestiame, ossia attività che esistono fin dagli albori della civiltà umana.
Invece il diritto commerciale si riferisce alla produzione e allo scambio di beni e servizi da qualche migliaio di anni e quindi con riferimento ad un’economia dinamica basata sulla produzione e sullo scambio di beni e di servizi. È chiaro che si è sviluppato un sistema di diritto basato su esigenze diverse dal diritto civile e comune, che sono esigenze di celerità delle operazioni, certezza delle operazioni, organizzazione dell’attività posta in essere, la concorrenza, e soddisfare esigenze di finanziamento da parte di terzi (è necessario avere dei capitali), tutela del credito.
L'evoluzione del diritto commerciale
Il diritto commerciale è molto più giovane rispetto al diritto civile. C’è tutto quello che abbiamo visto nel diritto civile (proprietà, usucapione, contratti, ecc.) però su questa base si sono sviluppate radici diverse, e l’area coperta da diritto commerciale non è fissa nel tempo ma si evolve sia nei contenuti che nell’ampiezza proprio con l’evoluzione del sistema economico che tende a regolare.
Il diritto commerciale inizia a svilupparsi dal medioevo, dal 1000 in avanti ricomincia a fiorire una vita economica, succede che si sviluppano e rifioriscono i traffici commerciali e mercantili e si parla di diritto di mercanti e di artigiani. In realtà l’artigiano continua ad operare come aveva operato nei secoli precedenti, quindi c’è l’artigiano che con il proprio lavoro continua ad operare in maniera molto semplice senza necessità di investimenti di capitali e non c’è una sostanziale novità rispetto al diritto precedente, ma quello che si sviluppa molto di più è l’attività mercantile. Succede che gli artigiani, ma soprattutto i mercanti si raggruppano in corporazioni che riuniscono delle professioni, le corporazioni si danno regole di comportamento interno (es. come produrre certi prodotti) e regole di comportamento coi terzi (es. come comportarsi coi terzi).
Il commercio avviene a livello locale (ad esempio a livello locale che se non fai parte della corporazione dei mercanti di tessuti non puoi fare il mercante di tessuti e per fare il mercante di tessuti devi avere determinate caratteristiche e comportarti in un certo modo). Siccome riprendono i commerci internazionali, insieme alle creazione di corporazioni si sviluppano un insieme di usi di carattere transnazionale: nell’attività di compravendita si seguivano determinati usi e regole accettati da tutti quanti che erano internazionali, condivisi.
Il passo successivo è la creazione di stati nazionali in particolare Francia e Inghilterra, e con la nascita di stati nazionali, lo stato sovrano vuole prendere il controllo dell’economia, lo porta via ai mercanti e lo assume direttamente e vi sono le prime regole relative al commercio nel XII secolo.
La rivoluzione industriale e il diritto commerciale
Nel XVIII secolo vi è un fenomeno economico importante rappresentato dall’inizio della rivoluzione industriale e un fenomeno politico alla fine del secolo rappresentato dalla rivoluzione francese con i principi di libertà degli individui che viene applicato anche alle attività economiche. Questo vuol dire che non è più necessario appartenere ad una corporazione per svolgere una determinata attività, ma lo può fare chiunque sia in grado di farlo. Al tempo stesso c’è la rivoluzione industriale e prende piede una nuova figura economica che si palesa ossia quella dell’industriale che si affianca e soppianta il commerciante.
L’industriale è colui che produce in massa beni (e servizi) con esigenza di finanziamento. Inoltre si ha lo sviluppo delle colonie, paesi europei che vanno a sfruttare ricchezze dei nuovi paesi dei territori colonizzanti è necessario investire grandi capitali; questo comporta che dall’Olanda e dall’Inghilterra vengono create le prime organizzazioni capitalistiche che costituiscono l’embrione delle nostre società di capitali, le progenitrici delle nostre società quotate sono nate in Inghilterra e in Olanda all’inizio del XVII secolo per raccogliere capitali per andare a sfruttare le ricchezze dei paesi appena colonizzati.
Influenza napoleonica e codificazione
Napoleone fu il primo ad avere idea di creare dei codici; codice civile e codice commerciale che derivano dall’epoca napoleonica e pur togliendo ai commercianti il controllo diretto da attività economica, si riconosce che c’è una differenza tra le regole introdotte per l’attività privata normale e l’attività dei commercianti e quindi si distingue tra un codice civile e un codice di commercio che si rivolge a coloro che svolgono attività commerciale. Questo è recepito anche nel nostro paese nel 1865 con il codice di commercio e il codice civile italiani. Ma il codice di commercio più importante a quale si fa riferimento è quello del 1882 e fino al 1942 c’erano un codice civile e un codice di commercio; all’interno erano stati individuati 25 tipologie di contratti ossia atti di commercio che, a prescindere da chi erano attuati, erano disciplinati allo stesso modo e poi c’erano tutta un’altra serie di atti posti in essere tra commercianti oppure tra commercianti e privati (ad esempio per il contratto di compravendita c’era una disciplina nel codice civile che si applicava a chi comprava un bene per tenerselo e, una disciplina diversa della compravendita nel codice del commercio che implicava che chi comprasse quel determinato bene dovesse poi rivenderlo).
Il codice del 1942 invece è il nostro codice ancora che ha creato un unico corpo di norma. Le regole del codice di commercio vennero inglobate nel codice civile e nell’ipotesi in cui lo stesso istituto era disciplinato in modo diverso nei due codici allora è prevalsa la disciplina del codice di commercio. E il perno del diritto commerciale viene individuato nella figura dell’imprenditore che è il fulcro dell’economia nazionale.
Imprenditore nel diritto commerciale
Bisogna tener presente che prima del 1942 gli agricoltori non erano considerati imprenditori, dopo il 1942 il legislatore ha ritenuto che anche gli agricoltori (siccome agricoltura era un fenomeno importante) fossero considerati imprenditori anche se ha mantenuto una distinzione tra imprenditore agricolo e imprenditore commerciale.
Negli ultimi decenni vi sono stati fenomeni politici e storici importanti tra cui innanzitutto la creazione della comunità economica europea (prima solo comunità economica, siamo partiti dal carbone e dall’acciaio e ora si cerca di estendere unità anche ad altri aspetti politici) ma comunque questo ha molto influenzato la nostra economia per eliminazione di barriere, per favorire la circolazione tra persone, beni, servizi e capitali, ed ha influenzato il nostro diritto perché tra le fonti del nostro diritto vi è il diritto comunitario che prevale sul nostro diritto nazionale ed ha una fortissima connotazione economica infatti la maggior parte della disciplina comunitaria incide sulla nostra economia.
Importante è stata anche l'influenza della costituzione italiana perché vi sono alcune norme (la cosiddetta costituzione economica) che sono le norme inserite negli ART. 41-42-43 della costituzione da avere ben presenti. Ricordando che assemblea costituente rappresentava tutte le posizioni politiche esistenti dell’epoca da destra a sinistra e per poter arrivare ad un accordo comune è stata frutto di commistione di idee.
Differenza tra direttive e regolamenti comunitari
- Le direttive non hanno efficacia diretta sul nostro ordinamento, ma contengono principi generali che devono essere recepiti e attuati nel dettaglio da leggi nazionali. Sono linee guida, ne sono state emanate tantissime per uniformare, per esempio, la disciplina delle società di capitali.
- I regolamenti comunitari invece sono degli insiemi di norme già completi che si applicano direttamente e allo stesso modo in tutti gli stati dell’unione europea (per esempio per stabilire se un formaggio può avere meno la denominazione di origine controllata esiste un regolamento europeo che stabilisce tutte le caratteristiche che devono avere per acquisire questo tipo questa denominazione; oppure ci sono regolamenti che riguardano la disciplina del fallimento).
Ad esempio a seguito di regolamenti, imprese che erano statali sono state privatizzate, anche il processo di privatizzazione delle imprese è stato attuato in Italia partendo dalle banche.
Fonti del diritto commerciale
Quindi le fonti del nostro diritto commerciale sono:
- Il maggiore produttore di nome di diritto commerciale è sempre lo stato, quindi gli stati nazionali però ci sono delle interferenze da parte di fonti transnazionali nel senso che in alcuni ambiti gli stati hanno stipulato degli accordi che sia chiamano convenzioni o trattati con cui hanno disciplinato alcuni settori dell’attività economica e dell’impresa (per esempio cambiali e assegni, a partire dagli anni ‘30 esistono delle regole che sono uniformi nella maggior parte degli stati del mondo perché è stata stipulata una convenzione internazionale a Ginevra che ha stabilito alcune regole sulle caratteristiche che deve avere un assegno, come deve essere incassato, come si trasferisce un assegno ecc.).
- Recentemente tra le fonti transnazionali vi sono una serie di protocolli tecnici che si applicano all’utilizzo della rete es b 2 b e b2 c.
- Per quanto riguarda le fonti, partiamo descrivendole in ordine gerarchico da: trattati di fondazione dell’unione europea, trattati nel senso che si sono succeduti in ordine di tempo e la Costituzione Italiana con i suoi ART 41-42-43 in tema di economia che ispirano e alle quali debbono conformarsi le leggi ordinarie.
- Codice civile, in particolare i libri 4 e 5 del codice civile e la Legislazione speciale, nel senso che non tutta la disciplina sull’imprenditore si trova nel codice civile, per esempio la parte relativa alla crisi dell’impresa che deve essere regolata è stata tenuta in una legge speciale a parte che sia chiama legge fallimentare, la legge in tema di marchi e di brevetti industriali, la disciplina delle società quotate si trova nel testo unico della finanza.
- Disciplina amministrativa: per esempio i regolamenti ministeriali, i regolamenti emanati dalla CONSOB, i regolamenti della banca d’Italia nel settore bancario.
- Esistono poi gli usi di commercio e gli usi locali che costituiscono fonte di diritto se sono riconosciuti come tali dai destinatari, poi sono stati elaborati codici di autodisciplina e poi regole del commercio internazionale, lex mercatoria, e da decenni con la globalizzazione e lo sviluppo del commercio internazionale si parla della nuova lex mercatoria che si applicano a rapporti commerciali internazionali.
Il codice del 1942 individua come fulcro del diritto commerciale l’imprenditore, e c’è una norma che dà la definizione generale di imprenditore che serve per stabilire quali sono le regole che si applicano all’imprenditore nell’organizzazione della sua attività e nei rapporti con i terzi. Il legislatore parte con la definizione generale di imprenditore però poi effettua una serie di sotto-distinzioni e individua dei sottotipi di imprenditore e questo serve per differenziare delle norme che si applicano ad alcuni e altre norme che si applicano ad altri o a tutti quanti e così via. Ci sono differenziazioni nella disciplina che si applica tra imprenditori. C’è stata una presa d’atto di una serie di differenziazioni che nel tempo sono venute meno. Distinzione tra subcategorie di imprenditore in base alle quali la selezione riguarda le regole che si applicano ad ogni categoria.
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