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Non possono essere delegate le attribuzioni indicate negli articoli 2420 ter, 2423, 2443,

2446, 2447, 2501 ter e 2506 bis.

Gli organi delegati curano che l'assetto organizzativo, amministrativo e contabile sia

adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa e riferiscono al consiglio di

amministrazione e al collegio sindacale, con la periodicit à fissata dallo statuto e in ogni

caso almeno ogni sei mesi, sul generale andamento della gestione e sulla sua prevedibile

evoluzione nonché sulle operazioni di maggior rilievo, per le loro dimensioni o

caratteristiche, effettuate dalla società e dalle sue controllate.

Gli amministratori sono tenuti ad agire in modo informato; ciascun amministratore può

chiedere agli organi delegati che in consiglio siano fornite informazioni relative alla

gestione della società.

Ratio Legis

Al fine di garantire il valore della trasparenza nella gestione delle società, è previsto un

obbligo informativo

ampio e periodico degli organi delegati al consiglio di

amministrazione e al collegio sindacale sulle operazioni più rilevanti per dimensioni o

caratteristiche ed esteso anche alla gestione delle controllate.

Gli amministratori devono agire in modo informato ed hanno un diritto individuale

all'informazione cui gli organi delegati devono far fronte riferendo al consiglio. La disciplina

introdotta dalla riforma in tema di circolazione delle informazioni sulla gestione consente di

attribuire maggiore efficacia alle riunioni e deliberazioni del consiglio, che, come si è visto,

può impartire direttive agli organi delegati e avocare a sé operazioni già rientranti nella

delega.

Relazione

Il consiglio di amministrazione e la circolazione delle informazioni L'amministrazione della

società continua a poter essere affidata ad un amministratore unico oppure ad un consiglio

di amministrazione. In quest'ultimo caso il maggior "costo" della collegialità è compensato

da un'effettiva partecipazione di tutti i consiglieri alla gestione della società. A tale fine

sono state aumentate le attribuzioni non delegabili (art. 2381 del c.c., terzo e quarto

comma); è stato previsto un ampio e periodico obbligo informativo degli organi delegati al

consiglio e al collegio sindacale sulle operazioni più rilevanti per dimensioni o

caratteristiche (anche qualitative, quali ad esempio operazioni atipiche, inusuali o

compiute o deliberate da amministratori interessati), ed esteso anche alla gestione delle

controllate (art. 2381, quinto comma); e si è disposto che gli amministratori debbano agire

in modo informato ed abbiano correlativamente un diritto individuale all'informazione cui gli

organi delegati devono far fronte riferendo al consiglio (art. 2381, ultimo comma). Si è

anche precisato nell'art. 2389 del c.c. che è possibile attribuire agli amministratori, a titolo

di compenso, il diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura emissione;

in tal modo si è confermata la diffusa pratica delle stock-options con la cautela, però, non

essendosi modificato l'ultimo comma dell'art. 2441 del c.c., che deliberazioni assembleari

in tal senso richiederanno in ogni caso una congrua motivazione alla luce dell'interesse

sociale richiamato dal quinto comma del medesimo articolo, e l'applicazione pertanto delle

maggioranze rafforzate ivi richieste. Un'informativa dettagliata è stata poi prevista, come si

vedrà, per le operazioni relativamente alle quali un amministratore abbia - per conto

proprio o di terzi - un interesse, anche se coincidente con quello della società (art. 2391

del c.c., primo comma). L'ampia circolazione delle informazioni sulla gestione, con

particolare trasparenza sulle operazioni relativamente alle quali gli amministratori possano,

anche per conto terzi, avere un interesse, tende da un lato a rendere efficaci ed utili le

riunioni e le deliberazioni del consiglio (che può impartire direttive agli organi delegati e

avocare a sé operazioni rientranti nella delega: art. 2381, terzo comma) e, d'altro lato, a

definire un'articolazione interna del consiglio e del suo funzionamento in cui i rispettivi

poteri e doveri del consiglio e degli organi delegati siano delineati con precisione, in modo

che anche le rispettive responsabilità possano essere rigorosamente definite.

Insieme al 2388, 2391 e 2391 bis dettano regole sulla gestione della società e come

prendono decisioni gli amministratori.

Il presidente ha ruolo di coordinamento dei lavori del CdA. Ha una funzione ordinatoria,

volta a regolare il funzionamento dell’assemblea: tradurre quest’ultima in una unione

ordinata, la quale adori decisioni di volontà collegiale. Dichiara la regolarità della

costituzione, apre e regola la discussione sugli argomenti posti all’ordine del giorno, indice

la votazione, controlla e dichiara i risultati, conferendo ai lavori assembleari unita e

concretezza.

Amministratore unico: rapidità di scelte

Vantaggi metodo collegiale: maggiore riflessione e ponderazione sulle scelte

Svantaggi metodo collegiale: tempi lunghi per arrivare alla deliberazione. A volte può

essere necessario prendere decisioni in tempi molto brevi se non istantanei. Come si

supera questo problema? Non è possibile convocare il CdA ogni giorno, quali la soluzione

consiste nelle deleghe, un amministratore delegato

Comma 2: permette la realizzazione l’articolazione della società attraverso un

meccanismo di delega ad uno o più amministratori per agevolare la velocità delle decisioni

e di rendere compatibile la collegialità con l’esigenza di affari veloci.

Quando è possibile conferire delle deleghe? Quando lo statuto o l’assemblea lo

consentono (se lo permettono e lo autorizzano, riducono i margini collegiali)

Chi può delegare? Il cda

Cosa? Proprie attribuzioni

A chi? Ad un comitato esecutivo composto da alcuni componenti del cda (metodo

collegiale ampio a metodo collegiale agile), oppure ad uno o piu componenti del cda

(ovvero ad uno -amministratore delegato- o più amministratori delegati -metodo disgiuntivo

o congiuntivo-)

Comma 3: Le attribuzioni delegate dal cda sono stabilite dal cda stesso. Capire il rapporto

tra deleganti e delegati: ciascuno opera nel suo ambito di funzioni, il delegante cda si

spoglia dei suoi poteri e il delegato li spiega? No, perchè il cda non si spoglia totalmente

dei suoi poteri, anzi può avocare a se operazioni rientranti della delega. L’autonomia del

delegato è limitata alle possibili direttive del cda; è alla stregua di un subordinato poiché la

delega non è una traslazione dei poteri, ma un meccanismo per gestire in maniera più

efficiente e rapida.

Ma il delegato si può sottrarre alle direttive sbagliate del delegante? No, però il 2392 dice

come comportarsi.

La relazione dei delegati deve essere ascoltata e discussa e valutata dal cda

Comma 4: ci dice le attribuzioni che non possono essere delegate, in quanto devono

essere redatte da tutte gli amministratori, nei casi di:

predisposizione del bilancio, poiché è l’atto informativo più importante della

società che rappresenta ai soci (e ai terzi) quello che è accaduto durante l’anno. I soci

possono revocare un amministratore (anche se non è all’ordine del giorno la loro revoca)

nel momento in cui si sta discutendo l’approvazione del bilancio in assemblea

Aumento o riduzione di capitale

⁃ Operazioni straordinarie (fusione,scissione)

È possibile che lo statuto preveda altre attribuzioni e materie non delegabili?

Si. Le deleghe atipiche non sono previste da statuto o assemblea, ma il CdA conferisce

ugualmente (vedere 2392).

Paragrafo 2 codice autodisciplina differenza amministratori esecutivi (maggior compenso e

rischio) e non esecutivi (supervisione e indicazioni)

Gli amministratori non esecutivi arricchiscono la discussione consiliare con competenze

formate all’esterno dell’impresa, di carattere strategico generale o tecnico particolare. Tali

competenze permettono di analizzare i diversi argomenti in discussione da prospettive

diverse e, perciò, contribuiscono ad alimentare la dialettica che è il presupposto distintivo

di una decisione collegiale, meditata e consapevole.

Comma 5.

Am. Delegati: agire secondo ciò che è contenuto nella delibera di delega che gli è stata

conferita. Assetto: organizzazione della società e della distribuzione dei compiti a livello

amministrativo e contabile (rilevazioni gestionali della contabilità) a seconda della

dimensione della società stessa (ad. Es numero di fatture emesse al giorno) o delle

caratteristiche(banca o negozio di frutta, vigilanza vs assistenza). Riferire con periodicità al

cda e al collegio sindacale. Adeguatezza: art 7 cod. Autodisciplina, è parametrata al

rischio e deve permettere di prevenirlo o gestirlo. Riferire le principali operazioni e quelle

future, economicamente più grandi o significative, della società e delle controllate (ciò che

accade a valle può avere ripercussioni sulla controllante)

Comma 6. Il cda può chiedere chiarimenti sulle operazioni poste in essere dai delegati.

L’informativa è fondamentale, su qualsiasi operazione, da parte del delegato al delegante,

anche in presenza dell’intero consiglio, cosi da uniformare l’informativa per tutti. Si evince

dunque l’esigenza di una gestione sociale basata su un costante “dialogo” tra cda e

delegati, ponendo rimedio alla passività del primo rispetto alla concentrazione di poteri in

capo ai secondi (spesso avvenuto in passato).

ART.2382 - cause di ineleggibilit à e di decadenza

(prima della nomina) (dopo la

nomina)

Non può essere nominato amministratore, e se nominato decade (immediatamente) dal

suo ufficio, l'interdetto, l'inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che

importa l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l'incapacità ad esercitare

uffici direttivi.

Unico requisito legale -> capacità agire (compimento del 18esimo anno)

Cause ostative alla carica di amministratore (alla capacità di agire)

Interdetto è colui che è incapace di intendere e di volere, viene privato di qualsiasi

capacità di agire e i suoi atti di carattere patrimoniale sono compiuti dal tutore.

Inabilitato è colui che non è totalmente incapace di intendere e di volere, ha una incapacità

minore che componente la capacità di agire ma non deve essere sostituto da un tutore,

ma deve essere affiancato da un curatore, per compiere decisioni consapevoli.

Il fallito è un imprenditore insolvente, espropriato del suo patrimonio (affidato al curatore

fallimentare) e destinato a risarcire e soddisfare i suoi creditori.

Nel 2006 con la riforma del diritto fallimentare, ci sono tanti casi di fallimento, non dovuti

per forza a incapacità dell'imprenditore o a natura fraudolenta di esso, ma dovuti anche a

cause di mercato, fattori contingenti (es. terremoto, esigenze o congiuntura del mercato,

crollo della domanda). Il fallito non è più visto in maniera negativa ma anzi può collaborare

col curatore. Conclusa la pendenza di fallimento, riacquisto la capacità di agire e posso

diventare amministratore.

L'inderdetto dai pubblici uffici (temporanea o perpetua), siamo nel caso nelle sanzioni

pecuniarie e penali accessorie (es. pubblici ufficiali condannati per corruzione, bancarotta

per uffici direttivi).

N.B. Se il soggetto è stato nominato amministratore ed era già fallito/interdetto

(ineleggibilità preesistente), è un ipotesi di nullità della nomina dal momento dell'iscrizione

al registro delle imprese (ex tunc), salvaguardando i terzi che non ne erano a conoscenza.

Se il soggetto è stato nominato ma diventa (ineleggibilità successiva alla nomina)

fallito/interdetto, avviene la decadenza (ex nunc).

!!! In sintesi gli effetti di nullità e decadenza sono equiparabili. In caso di amministratori

non rappresentanti, occorre analizzare gli atti che hanno posto in essere in CdA. La

massima tutela dei terzi riguarda le loro relazioni che hanno avuto con gli amministratori

rappresentanti.

ART.2383 - Nomina e revoca degli amministratori

3c. Gli amministratori sono rieleggibili, salvo diversa disposizione dello statuto, e possono

essere revocati dall'assemblea in qualunque tempo (quindi non per forza il loro incarico

dura fino alla scadenza), anche se nominati nell'atto costitutivo, salvo il diritto

dell'amministratore al risarcimento, se la revoca avviene senza giusta causa.

La revoca si perfeziona nel momento in cui viene a conoscenza del destinatario ed è

immediatamente efficace (NO PROROGATIO); inoltre non è necessario che l'argomento

sia all'ordine del giorno, stabilito dal CdA che revocherebbe una parte di se stesso, solo se

sia all'ordine del giorno anche l'approvazione del bilancio e le operazioni compiute dagli

amministratori, valutati in questa occasione.

Con giusta causa

⁃ Senza giusta causa (es. antipatia); ma perché la legge consente un tale

arbitrio e arroganza dell'assemblea? L'incarico di amministratore è un rapporto fiduciario

rispetto all'assemblea. L'amministratore resta comunque un soggetto che gestisce un

patrimonio ALTRUI, le utilità della società in sostanza vengono imputate ai soci.

Qualunque sia la ragione, se vien meno il rapporto fiduciario fa soci (di maggioranza) e

amministratori, questi possono essere revocati senza giusta causa. Si tutela

maggiormente il socio, anche per mero capriccio, a poter rilevare l'amministratore che non

lo aggrada. L'amministratore non può opporsi alla revoca. Tuttavia ha diritto al

Ci deve essere un

risarcimento del danno come forma di tutela, di contemperamento.

danno (e devo dimostrarlo) e un diritto monetario per aver subito il danno. Il

risarcimento deve essere proporzionato al compenso che avrei ricevuto per il tempo

rimanente fino alla scadenza del mandato. La revoca legale (causata dalla liquidazione

della società) non permette il risarcimento del danno che comunque è avvenuto (art.

2409). N.B. La rinuncia della maggioranza degli amministratori comporta la prorogatio

fino alla ricostituzione della maggioranza mentre la revoca della maggioranza non

comporta la prorogatio, poiché sono i soci che decidono e quindi rimarrà in carica a gestire

ad es. solo 1 dei 3 amministratori senza aspettare la ricostituzione.

4 comma Entro trenta giorni dalla notizia della loro nomina gli amministratori devono

chiederne l'iscrizione nel registro delle imprese indicando per ciascuno di essi il cognome

e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio e la cittadinanza, nonché a quali tra essi

è attribuita la rappresentanza della società, precisando se disgiuntamente o

congiuntamente.

ART.2384 - poteri di rappresentanza (vedi la rappresentanza in Diritto Privato)

Il potere di rappresentanza attribuito agli amministratori dallo statuto o dalla deliberazione

di nomina è generale.

Le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una decisione

degli organi competenti non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicate, salvo che si

provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della società.

potere di rappresentanza

Premessa: Il consiste nel potere di assumere i diritti o contrarre

obbligazioni in nome altrui. Ha come connotazione la spendita del nome personale del

soggetto interessato. Può impegnare il proprio patrimonio ma non quello altrui. Tra il

soggetto che agisce e il soggetto destinatario deve esserci la relazione di procura, che

conferisce il potere di rappresentanza (atto unilaterale con il quale un soggetto conferisce

ad un altro il potere di assumere obbligazioni o diritti per suo conto e in suo nome, cioè di

agire in suo nome).

mandato

Il è un contratto, obbliga il mandatario a svolgere determinati atti giuridici per

conto altrui (del mandante), associato o meno ad una procura cioè con o senza

rappresentanza.

Come fa una società ad acquistare diritti o assumere obbligazioni? Attraverso la

manifestazione di volontà, a cui deve corrispondere un’identica manifestazione di

volontà della controparte affinché sorga l’obbligazione, a cui bisogna aggiungere (per le

società) la mera conoscenza del terzo.

volontà delle persone fisiche

La si manifesta verbalmente o per iscritto, cosi come

anche per le persone giuridiche, attraverso il procedimento di formazione e manifestazione

della volontà.

formazione della volontà delle società

La presuppone l’intervento di persone fisiche,

formano una volontà non propria ma che si riferisce alla persona giuridica. La formazione

della volontà può provenire attraverso un procedimento (deliberativo) che rappresenta la

volontà dei soci e degli amministratori (attraverso l’assemblea o il CdA) attuata dalla

società. Deve essere poi portata all’esterno, a conoscenza dei terzi.

manifestazione della volontà delle società

La all’esterno, portandola a conoscenza dei

terzi, avviene attraverso i soggetti che hanno la rappresentanza della società, a cui è

affidata la procura, che non sono solo semplici amministratori, i quali non sono tutti

necessariamente rappresentanti verso l’esterno della società.

Comma 1: chi ha il potere di rappresentanza della società? Solo quegli amministratori

(non tutti) a cui lo statuto o la delibera di nomina gli ha attribuito il potere di

rappresentanza, che possono manifestarla all’esterno. Per esercitare la rappresentanza

(manifestazione di volontà altrui) ci devono essere prima i requisiti di manifestazione di

delibera CdA).

volontà del soggetto rappresentato (nella società,

Con la riforma del 2003, l’amministratore investito dal potere di rappresentanza ha un

potere che è generale e si estende a qualunque atto ed è illimitato, cioè non c’è più alcun

limite, ne convenzionale ne statutario ne dell’oggetto sociale, a differenza del 1942 e del

1969.

Vedi art. 1388 (contratto concluso dal rappresentate); art. 1398 rappresentanza senza

poteri, il contratto non si forma, non è valido. Il colpevole deve risarcire il terzo nella misura

del danno arrecatogli

Gli atti della società, al contrario delle persone fisiche, prevedono la rappresentanza come

normalità e non come eccezione, ma deve esserci oltre il potere di rappresentanza, anche

preliminarmente la delibera.

Prima i poteri di rappresentanza rientravano solo per atti che rispettavano l’oggetto

sociale.

Comma 2: limitazioni statutarie o nella delibera ad esempio (la discrepanza non è

opponibile al terzo, anche se pubblicata nel registro delle imprese, esempio c’era scritto

che non poteva comprare beni superiori a 50 mila euro ma invece ha ecceduto, il terzo

deve essere risarcito per l’eccedenza).

potere di gestione

Il consiste nel compiere atti necessari al compimento dell’oggetto

potere di rappresentanza

sociale (limitati e non riducibili), il invece permette di compiere

anche atti estranei all’oggetto sociale; per i terzi l’atto è sempre valido anche se eccedente

l’oggetto sociale, mentre per il rapporto tra la società e l’amministratore, per il compimento

di atti estranei all’oggetto sociale, si può prevedere il risarcimento del danno alla società e

una responsabilità (revoca con giusta causa) dell’amministratore

L’unico modo per porre limiti di gestione è porre limiti di rappresentanza, di tipo statutario

(es. prima di compiere un atto dal costo superiore a 100 mila euro, oltre devi chiedere

permesso al CdA). Questo limite è interno alla società, perché NON è opponibile ai terzi,

intenzionalmente

salvo la società provi che il terzo abbia agito a danno della società, con

l’intento di frodarla. La sola conoscenza o la non buona fede non sono sufficienti per

perdere la tutela di terzo.

In caso di rappresentanza congiunta, se l’atto compiuto lo compie un solo amministratore

dei due, questa clausola statutaria che prevede la firma congiunta di due amministratori, è

un limite alla rappresentanza? L’atto è opponibile? In questo caso non è un limite al potere

di rappresentanza, ma è come si esplica il potere della stessa

ART.2385 - cessazione degli amministratori (da non confondere con 2386)

L'amministratore che rinunzia all'ufficio deve darne comunicazione scritta al consiglio

d'amministrazione [2380 bis] e al presidente del collegio sindacale [2398].

La rinunzia ha effetto immediato, se rimane in carica la maggioranza del consiglio di

amministrazione, o, in caso contrario, dal momento in cui la maggioranza del consiglio si è

ricostituita in seguito all'accettazione dei nuovi amministratori.

La cessazione degli amministratori per scadenza del termine [2383] ha effetto dal

momento in cui il consiglio di amministrazione è stato ricostituito.

La cessazione degli amministratori dall'ufficio per qualsiasi causa deve essere iscritta

entro trenta giorni nel registro delle imprese a cura del collegio sindacale [2188, 2194,

2626].

Art. 2385 dice quando gli amministratore cessano, il 2386 come vengono sostituti. Fanno

capo alla stessa situazione: uno o più amministratori sono venuti meno.

Cause cessazione:

Scadenza del termine del mandato (2383 comma II) -> ha effetto dal

momento in cui viene ricostituito il CdA (2385 comma II); la fase di prorogatio garantisce

una maggior continuità tra vecchia e nuova amministrazione

Morte

⁃ Rinunzia (dimissioni) -> comma I, l’amministratore deve comunicarlo per

iscritto al CdA e al presidente del collegio sindacale (regola procedimentale); gli effetti

della rinunzia possono essere:

Immediati: (se resta in carica la maggioranza del CdA, attraverso la comunicazione al CdA

e al collegio sindacale.

Differiti: se non resta in carica la maggioranza del CdA, si avranno al momento della

ricostituzione della maggioranza degli amministratori (con l’accettazione di quelli nuovi) in

quanto garantisce collegialità e ponderazione nelle decisioni

La revoca (diversa dalle dimissioni) è la volontà della società (i soci) di far cessare il

rapporto di amministrazione può essere:

per giusta causa (in seguito ad inadempimenti di obblighi)

⁃ Senza giusta causa (consentita dalla norma perché il rapporto di

amministrazione è fiduciario tra i soci (maggioranza) e l’ amministratore; egli opera infatti

su un patrimonio altrui di cui i frutti saranno colti dai soci stessi, quindi prevale la loro

posizione (anche per un “capriccio”) su quella dell’amministratore e del suo incarico. Egli

però avrà diritto al risarcimento dei danni in presenza di danno effettivo, il quale se manca,

non viene tutelato e se esso rappresenta esclusivamente un diritto monetario; la sua

quantificazione è data dalle retribuzioni spettanti per il resto della carica.

La revoca è un argomento sempre in discussione nell’assemblea anche se non è inserita

nell’ordine del giorno in riferimento solo alle operazioni compiute. L’approvazione e la

discussione del bilancio coinvolgono l’approvazione dell’amministratore e la discussione

delle operazioni eseguite. Si può revocare l’amministratore anche dopo aver approvato il

bilancio.

Casi di revoca automatica:

liquidazione della societ à > non si ha il diritto di risarcimento dei danni poiché

rappresenta una revoca legale cioè stabilita dalla legge

Intervento del tribunale > per sospetti di gravi irregolarità nella gestione (revoca

legale senza risarcimento)

La revoca risulta essere efficace nel rispetto dei principi generali di diritto privato, ossia nel

momento in cui il destinatario ne viene a conoscenza; in caso di amministratore unico o il

venir meno della maggioranza degli amministratori (gestiscono quelli rimasti in carica),

l’effetto è immediato e il collegio sindacale sopperisce a questo vuoto.

Il venir meno di determinati requisiti comporta la decadenza (2382 e 2384), immediata dal

momento in cui avviene il fatto che far venir meno il requisito e occorrerà convocare

l’assemblea da parte degli altri amministratori o in mancanza dal collegio sindacale

Comma 3: la cessazione degli amministratori per qualsiasi causa deve essere iscritta

entro 30 gg nel registro delle imprese da parte del collegio sindacale

ART.2386 - sostituzione degli amministratori

C1 Se nel corso dell’esercizio vengono a mancare uno o più amministratori, gli altri

provvedono a sostituirli con deliberazione approvata dal collegio sindacale, purché la

maggioranza sia sempre costituita da amministratori nominati dell’assemblea. Gli

amministratori cosi nominati restano in carica fino alla prossima assemblea.

Gli amministratori superstiti sono quelli nominati dall’assemblea o no? Se si, la

sostituzione avviene ad opera degli stessi amministratori rimasti in carica, che scelgono il

nuovo amministratore in cambio di quello cessato, sottoponendo la decisione al collegio

sindacale (cooptazione, meccanismo snello e veloce del CdA per non scomodare i soci,

per incaricare un nuovo amministratore in attesa dell’assembla) - amministratori superstiti

devono nominare amministratori al posto di quelli venuti meno (morti, decaduti). Il nuovo

(nuovi) amministratore/i può procedere alla cooptazione fino a quando c’è la maggioranza

degli amministratori nominati dall’assemblea originaria (fino a quando viene mantenuta

l’espressione fiduciaria con i soci) <- Quando è possible la cooptazione?

Invece normalmente, per sostituire un amministratore cessato possono prevedere gli altri

amministratori. Se non viene mantenuta la maggioranza le dimissioni sono differite, ovvero

“congelate”. Morte revoca e decadenza hanno sempre effetto immediato.

Il cooptato ha un incarico che dura fino alla prossima assemblea, è quindi un

amministratore provvisorio. L’assemblea può confermarlo, sostituirlo o anche revocarlo,

lasciando una “poltrona vuota”.

C2 Se viene meno la maggioranza degli amministratori nominati dall’assemblea, quelli

rimasti in carica devono perché provveda alla sostituzione dei

convocare l’assemblea

mancanti.

N.B. Questo avviene quando non è possibile la maggioranza. Riguarda amministratore

morto, decaduto, per rinuncia. Con il Revocato è possibile la cooptazione? L’assemblea

che lo revoca, può provvedere alla sua sostituzione? Di norma si, ma è possibile in teoria

anche la cooptazione.

C3 gli amministratori

Salvo diversa disposizione dello statuto o dell’assemblea,

nominati ai sensi del comma precedente (C2) scadono insieme con quelli in carica all’atto

della loro nomina.

Lo statuto può prevedere che la durata degli amministratori nominati in sostituzione

dall’assemble sia diversa, clausola di scadenza asincronica. Molto criticata prima della

riforma, oggi il vantaggio della scadenza asincrona garantisce continuità storica alla e

nelle gestione, mentre lo svantaggio è una possibile continua discontinuità, una mancanza

o carenza di coordinazione o l’impossibilità di poter terminare un incarico nel tempo

necessario perché la scadenza è imminente

Il cooptato nominato dal CdA dura fino alla convocazione dell’assemblea. Il “cooptato”

nominato dall’assemblea scade insieme con quelli in carica all’atto della loro nomina

(come se fosse nomina ex novo).

Se particolari disposizioni dello statuto prevedono che a seguito della cessazione di

C4 amministratori l'assemblea per la nomina del nuovo

taluni cessi l'intero consiglio,

consiglio è convocata d'urgenza dagli amministratori rimasti in carica; lo statuto può

tuttavia prevedere l'applicazione in tal caso di quanto disposto nel successivo comma.

Con la clausola simul stabunt simul cadent, impedisce la cooptazione e la sostituzione

particolare dell’amministratore cessato. L’intero consiglio cessa. Deve essere

necessariamente convocata l’assemblea per rinominare tutto il CdA. Importante è capire il

risarcimento del danno dovuto all’amministratore o intendere la revoca senza giusta causa

oppure con giusta causa. Non è una revoca senza giusta causa, è una decadenza per

effetto di un dato obbiettivo di uno o più amministratori e non è colpa della società o

assemblea. Fino ale 2003 non era possibile metterla in statuto, in quanto vista come una

frode e poteva essere vista come un raggiro per non risarcire l’amministratore revocato

senza giusta causa in quanto tutti decadono “per giusta causa” con questa clausola.

Il problema della non legittimità di questa clausola è superato con la parola “taluni

amministratori”. Ad esempio “taluni” intesi quegli amministratori con particolari requisiti, es

amministratori indipendenti, oppure in alcune spa quotate, alcuni amministratori eletti

obbligatoriamente dalla minoranza. Infatti in questo caso, se cade l’amministratore di

minoranza, gli amministratori della maggioranza con la cooptazione, nominerebbero un

sostituto che rappresenta come loro la maggioranza, non garantendo più gli interessi della

minoranza > simul stabunt simul cadent

C5 Se vengono a cessare l'amministratore unico o tutti gli amministratori, l'assemblea per

la nomina dell'amministratore o dell'intero consiglio deve essere convocata d'urgenza dal

collegio sindacale [2406], il quale può compiere nel frattempo gli atti di ordinaria

amministrazione.

Se non può esserci cooptazione ne la convocazione dell’assemblea è impossibile, in

ultima istanza e in casi di emergenza il collegio sindacale nomina l’assemblea per la

nomina dell’assemblea ma snel frattempo ha poteri di gestione in questo caso?

Tendenzialmente si e no, nel senso che deve fare un attività ordinaria sostitutiva degli

amministratori

Art. 2387 - Requisiti di

( positivi, aggiuntivi rispetto a quello del 2382, cioè capacità agire)

onorabilit à, professionalità e indipendenza

Lo può subordinare l'assunzione della carica di amministratore al possesso di

statuto di onorabilità, professionalità ed indipendenza, anche con riferimento ai

speciali requisiti

requisiti al riguardo previsti da codici di comportamento redatti da associazioni di categoria

o da società di gestione di mercati regolamentati. Si applica in tal caso l'art. 2382.

Resta salvo quanto previsto da leggi speciali in relazione all'esercizio di particolari attività.

Onorabilità (nessuna condanna penale), professionalità ed indipendenza -> Requisiti

ulteriori, positivi, aggiuntivi, nello statuto. Fino al 2003 questi requisiti non c'erano.

Ulteriori requisiti diversi (oltre ai tre principali e normalmente utilizzati) possono essere

previsti nello statuto? Si, ma delimiterebbero troppo le future scelte di nuovi amministratori.

Occorrerebbe convocare l'assemblea straordinaria e modificare lo statuto se i requisiti

ulteriori sono troppo stringenti.

Professionalità: si possono prevedere determinati titoli di studio, es. laurea, nell’ambito in

cui è coinvolta l’azienda (es. professore universitario diritto) e può essere interpretata in

maniera generale; la specifica competenza invece va a guardare la generica

professionalità nell’ambito specifico (diritto COMMERCIALE, TRIBUTARIO ecc..)

Indipendenza: non è ipotizzabile la non indipendenza; non è possibile il conflitto di

interessi , l’incarico di amministratore è un rapporto fiduciario con i soci di maggioranza;

consiste nel distacco tra l’amministratore e il socio di maggioranza o soggetto esterno che

possono condizionare o influenzare le scelte, deve pensare all’interesse di TUTTI i soci,

non solo quelli di maggioranza. Esistono degli indici che esprimono l’indipendenza di un

soggetto che vengono indicati nelle leggi speciali (banche, assicurazioni ...) e nello statuto

(per le società, art. 2399).

Non deve essere legato da vincoli familiari verso i soci di maggioranza (di controllo);

parenti di che grado? Lo statuto lo determina.

Relazioni patrimoniali compromettono l’indipendenza dell’amministratore se intrattiene

rapporti (con i soci di maggioranza, con la società stessa, con la controllata e collegata) di

tipo patrimoniale.

codice di autodisciplina,

Nel previsto da borsa Italiana SPA e per le quotate, sono

elencate le regole che benché non siano non previste dalla legge, assicurano che quella

società e gestita nel modo corretto. Inoltre vi è il complain or explain (una relazione di

corporate governance da pubblicare in bilancio..) adeguati o spiegati, utile per le società

che vogliono quotarsi in borsa o quelle diffuse in maniera rilevante presso il pubblico, che

vuole investire in esse -> trasparenza, affidabilità, garanzia. Raramente richiesta

indipendenza per TUTTI gli amministratori.

L’art. 3 del codice di autodisciplina individua gli amministratori indipendenti, che devono

essere non meno di tre. Un amministratore che perde la sua indipendenza (se questa è

presente nello statuto) determina la sua decadenza. Se invece non è richiesta dallo statuto

in particolare, l’amministratore che perde la sua indipendenza rischia la revoca senza

giusta causa.

3C1. L’amministratore non è indipendente in vari casi:

A. Quando coincide con il socio di maggioranza, esercita influenza notevole o partecipa a

un patto parasociale

B. Se nei tre esercizi precedenti è stato esponente di rilievo (figure di direzione, dirigenti o

direttori)

C. Ha avuto rapporti significativi di tipo commerciale (cliente), finanziario o professionale

(avvocato, commercialista della società) con l’emittente o con un soggetto che controlla

l’emittente

D. Se ha ricevuto nei tre esercizi precedenti una significa remunerazione aggiuntiva (oltre

all’ emolumento fisso da amministratore non esecutivo dell’emittente), anche se legata alle

performance aziendale.

E. Se l’incarico di amministratore è durato 9 anni negli ultimi 12

F. Amministratore esecutivo in società in cui un amministratore non esecutivo lo controlla

G. Se è socio o amministratore di una società di revisione o rete del revisore legale

dell’emittente

H. Familiari che si trovano in una delle situazioni precedenti

3C6 gli amministratori indipendenti si riuniscono almeno una volta l’anno in assenza degli

altri amministratori.

Rispetto al 2399 dei sindaci c’è un ampliamento dei profili coinvolti, da entrambe le parti, e

una restrizione delle regole, molto più ferree

Art. 2388 validit à delle delibere del consiglio - 24/10/17

Riguarda la validità della volontà/decisione di persone fisiche (verificare che sia immune

da vizi) e di persone giuridiche (si ha un procedimento deliberativo con diverse fasi:

riunione e discussione votazione e deliberazione

(comma I), (comma II e III) dove si

formalizza una volto a che si è venuta a creare, eventuale impegnativa (commi 4 e 5) dove

si verifica se si è svolto il procedimento

Comma 1: per la validità delle delibere del CdA è necessaria la presenza della

maggioranza degli amministratori* statuto**

in carica, quando lo non richiede un

numero maggiore (mai minore) di presenti.

*Se l’incarico di alcuni membri della maggioranza è cessato, possiamo avere il

congelamento delle dimissioni o la sostituzione immediata se morte o decadenza.

** lo statuto può prevedere un quorum maggiore o diversi modi per raggiungerlo (es.

prevedere la presenza della maggioranza degli amministratori o di tutti)

Lo statuto può prevedere che la presenza alle riunioni del consiglio avvenga anche

attraverso mezzi di telecomunicazione. I vantaggi consistono nel raggiungere più

facilmente il quorum costitutivo e sarà più semplice assumere decisioni; gli svantaggi

consistono nell’incapacità di un dialogo e interlocuzione personalmente

mezzi di telecomunicazione (videoconferenze):

Condizioni dei solo se previsti dallo

statuto perché non è come essere presenti (meno efficienza e confronto). Tutti i

partecipanti devono essere identificabili, possono intervenire in tempo reale nella

discussione e prendere atto di contratti o atti fatti circolare durante la riunione del

consiglio.

Comma 2: le delibere del CdA sono prese a maggioranza assoluta dei presenti, salvo

diversa disposizione dello statuto (quorum). La differenza rispetto al comma precedente

sta nel fatto che si fa riferimento ai votanti e viene assorbita da una logica necessaria della

maggioranza dei votanti (si possono assumere quorum diversi, ad es. la presenza del

rappresentate dello stato

- la

volontà della società si forma con una votazione in cui si individua la volontà della

maggioranza dei presenti

Comma 3: il voto nn può essere dato per rappresentanza (la funzione di amministratore

non è delegabile a terzi

Comma 4: le delibere non conformi alla legge (su atti estranei all’oggetto sociale) o statuto

(assunte con un quorum minore di quello previsto dallo statuto) possono essere

impugnate solo dal collegio sindacale e dagli amministratori assenti al momento

della delibera o contrari, entro 90 gg dalla data della delibera e si applica in quanto

compatibile l’art. 2378 cc (le cause di annullabilità assembleari si allargano a quelle

consiliari; per quanto riguarda la nullità non ci sono riferimenti perché una decisione della

società non può rimanere incerta per troppo tempo (max 90 gg))

Tutto ciò vale anche per delibere non conformi al procedimento

Prima del 2003 tali delibere non potevano essere impugnate poiché non si era

riconosciuta rilevanza giuridica esterna della manifestazione all’esterno della decisione

(rappresentanza) e quindi i vizi della formazione della volontà non riguardano i terzi. Dal

2003 invece si ha una rilevanza sterna per i soggetti che hanno approfittato di ciò.

Collegio sindacale: impugnativa è una prerogativa dell’organo e non dei single sindaci

Tema degli astenuti: ci sono due orientamenti:

1. È stata dimenticanza -> richiamo al 2377 cc

2. Non è stata una dimenticanza -> L’astenersi è contrario ai compiti dell’amministratore in

quanto poetava contribuire a non far passare la delibera e doveva manifestare il suo

dissenso (non può impugnare la delibera per l’art. 2392 cc); inoltre dimostra di non essere

adeguatamente informato (art.2381 cc ultimo comma)

Possono essere impugnate anche dai soci solo alcune delibere che sono lesive dei loro

diritti in modo diretto e indiretto e si applicano in quanto compatibili gli art. 2377 e 2378 cc.

Comma 5: sono comunque salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede per atti compiuti

in esecuzione delle delibere -> lo scopo è quello di salvaguardare la stabilità e tutela dei

terzi con il limite della buona fede.

Art. 2389 compensi degli amministratori - 30/10/17

I compensi spettanti ai membri del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo

sono stabiliti (1) all'atto della nomina o dall'assemblea [2364, n. 3].

Essi possono essere costituiti in tutto o in parte da partecipazioni agli utili [2431] o

dall'attribuzione del diritto di sottoscrivere a prezzo predeterminato azioni di futura

emissione (2).

La rimunerazione degli amministratori investiti di particolari cariche in conformità dello

statuto è stabilita dal consiglio di amministrazione, sentito il parere del collegio sindacale.

Se lo statuto lo prevede, l'assemblea può determinare un importo complessivo per la

remunerazione di tutti gli amministratori, inclusi quelli investiti di particolari cariche.

Note

(1) Qualora il compenso non sia stabilito nell'atto costitutivo, è necessaria una esplicita

delibera assembleare per determinarne la misura.

(2) Oltre alla possibilità di concedere un compenso agli amministratori in forma di

partecipazione agli utili o nell'attribuzione del diritto di sottoscrivere azioni di futura

emissione; altra novità è rappresentata dal fatto che lo statuto può prevedere la possibilità

che l'assemblea determini un importo complessivo per la remunerazione di tutti gli

amministratori.

Ratio Legis

Tale norma è di carattere imperativo ed inderogabile la cui violazione determina la

sanzione della nullità senza possibilità di convalida dove non espressamente stabilito dalla

legge.

Chi li stabilisce? Come si stabiliscono? Quanto ammonta il compenso?

All’atto della nomina, in atto costitutivo oppure (nella norma) in assemblea. L’incarico di

amministratore è a titolo oneroso e quindi deve essere remunerato, a meno che

l’amministratore non ne faccia esplicita rinuncia al compenso. Può accadere che venga

nominato un amministratore senza che venga indicato il compenso.

Il compenso dell’ ad, diversamente dagli altri amministratori e dal comitato esecutivo, è

stabilito dal CdA sentito il parere (non vincolante) del collegio sindacale (comma 3), poiché

è il cda che delega l’ad e sa tutti i compiti che deve adempiere e non l’assemblea: mentre

è l’assemblea che nomina gli altri amministratori (se non stabilito il compenso all’atto della

nomina). Per “amministratori investiti di particolari cariche in conformità dello statuto”

devono intendersi quelli delegati nominati in forza di clausola statutaria (escludendo quelli

nominati in forza di delega assembleare, che restano fuori dalla competenza del cda) e il

presidente del cda; non vi rientrano i membri del comitato esecutivo (comma 1), gli

amministratori muniti di deleghe c.d. atipiche e quelli che abbiano svolto prestazioni

professionali estranee al rapporto di amministrazione.

Se non viene stabilito il compenso, il diritto al compenso (non può essere a titolo gratuito,

non è ammissibile l’omissione) viene leso cioè se la società omette la determinazione al

riguardo del compenso, può rivolgersi all’autorità giudiziaria per ottenerne la liquidazione

giudiziale. L’ammontare è stabilito allatto della nomina o dall’assemblea.

Comma 2: il compenso può essere:

fisso (somma predeterminata a cadenza periodica), certo, ma viene erogato

ugualmente sia in caso di efficienza che inefficienza, non essendo quindi incentivante.

parametrato agli utili (quota di partecipazione)

⁃ parametrato alle performance aziendali

Le ultime due potrebbero generare conflitti di interessi tra amministratore e società: gli utili

o le perdite possono non essere colpa o merito dell’amministratore o della società;

riguardo le performance aziendali, la previsione di remunerazioni in stock-options

(acquisto azioni)ł invece causa effetti incentivanti alla società, ma si presta a manovre

speculative in termini di conflitti di interessi (soprattutto per opzioni su azioni di altra

società del gruppo) e insider trading.

Sulla natura giuridica del compenso: si ritiene che quello in misura fissa abbia carattere

retributivo per l’amministratore e di spesa per la società, mentre per la partecipazione agli

utili costituirebbe solo

“l’indennizzo” di una carica, un trattamento che “si avvicina a quello dell’azionista”,

elemento che incide non sulla determinazione, ma sulla destinazione degli utili.

Dal codice di autodisciplina:

6.P.1. La remunerazione degli amministratori e dei dirigenti con responsabilità strategiche

è stabilita in misura sufficiente ad attrarre, trattenere e motivare persone dotate delle

qualità professionali richieste per gestire con successo l’emittente.

6.P.2. La remunerazione degli amministratori esecutivi e dei dirigenti con responsabilità

strategiche è definita in modo tale da allineare i loro interessi con il perseguimento

dell’obiettivo prioritario della creazione di valore per gli azionisti in un orizzonte di medio-

lungo periodo. Per gli amministratori che sono destinatari di deleghe gestionali o che

svolgono, anche solo di fatto, funzioni attinenti alla gestione dell’impresa nonché per i

dirigenti con responsabilità strategiche, una parte significativa della remunerazione è

legata al raggiungimento di specifici obiettivi di performance, anche di natura non

economica, preventivamente indicati e determinati in coerenza con le linee guida

contenute nella politica di cui al successivo principio 6.P.4. La remunerazione degli

amministratori non esecutivi è commisurata all’impegno richiesto a ciascuno di essi, tenuto

anche conto dell’eventuale partecipazione ad uno o più comitati

6.P.3. Il consiglio di amministrazione costituisce al proprio interno un comitato per la

remunerazione, composto da amministratori indipendenti. In alternativa, il comitato può

essere composto da amministratori non esecutivi, in maggioranza indipendenti; in tal caso,

il presidente del comitato è scelto tra gli amministratori indipendenti. Almeno un

componente del comitato possiede una adeguata conoscenza ed esperienza in materia

finanziaria o di politiche retributive, da valutarsi dal consiglio di amministrazione al

momento della nomina.

Art. 2390 divieto di concorrenza

Gli amministratori non possono assumere la qualità’ di soci illimitatamente responsabili in

società concorrenti, né esercitare un’attività’ concorrente per conto proprio o di terzi, né

essere amministratore o direttori generali in società concorrenti, salvo autorizzazione

dell’assemblea. (delibera)

Per l inosservanza di tale divieto l’amministratore può essere revocato dall’ufficio e

risponde dei danni.

Comma 1. Il divieto si applica solo in questi casi specifici. Occorre la delibera dell

assemblea. Quando l’assemblea lo nomina e già le è noto il rapporto di attività con una

concorrente *autorizzazione implicita

Eccezione > Nei gruppi societari, ad esempio Fiat, Lancia ecc.. è possibile avere un unico

amministratore (es. Marchionne) che gestisce tutte le società *volere dell’assemblea*

Comma 2. Diritto al risarcimento del danno contro l’amministratore per violazione di un suo

dovere inerente al suo incarico

Art. 2391 Interessi degli amministratori

L'amministratore deve dare notizia agli altri amministratori e al collegio sindacale di ogni

interesse che, per conto proprio o di terzi, abbia in una determinata operazione della

società [1395], precisandone la natura, i termini, l'origine e la portata; se si tratta di

amministratore delegato, deve altresì astenersi dal compiere l'operazione [1394, 2373,

2631], investendo della stessa l'organo collegiale, se si tratta di amministratore unico,

deve darne notizia anche alla prima assemblea utile.

Nei casi previsti dal precedente comma la deliberazione del consiglio di amministrazione

deve adeguatamente motivare le ragioni e la convenienza per la società dell'operazione.

Nei casi di inosservanza a quanto disposto nei due precedenti commi del presente articolo

ovvero nel caso di deliberazioni del consiglio o del comitato esecutivo adottate con il voto

determinante dell'amministratore interessato, le deliberazioni medesime, qualora possano

recare danno alla società, possono essere impugnate (1) dagli amministratori e dal

collegio sindacale entro novanta giorni dalla loro data [2964]; l'impugnazione non può

essere proposta da chi ha consentito con il proprio voto alla deliberazione se sono stati

adempiuti gli obblighi di informazione previsti dal primo comma. In ogni caso sono salvi i

diritti acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della

deliberazione [2377].

L'amministratore risponde dei danni (2) derivati alla società dalla sua azione od omissione.

L'amministratore risponde altresì dei danni che siano derivati alla società dalla

utilizzazione a vantaggio proprio o di terzi di dati, notizie o opportunità di affari appresi

nell'esercizio del suo incarico.

Note

(1) L'azione di annullamento del contratto posto in essere dall'amministratore in conflitto di

interessi è soggetto a prescrizione quinquennale che decorre dalla data dell'atto. Vengono

delineati, inoltre, i soggetti legittimati a proporre l'azione.

(2) Incombe sull'amministratore l'onere di provare che l'atto lesivo del patrimonio trovi

compensazione nei vantaggi che derivano dall'appartenenza al gruppo.

Comma 1: La riforma abbandona la prospettiva dell’astensione degli amministratori

(tranne che per i delegati), garantisce e tutela la trasparenza, imponendosi agli

amministratori di dare notizia di ogni interesse (qualunque situazione diretta o indiretta in

cui l’amministratore possa essere sfiorato dalla decisione della società) che essi abbiano,

anche per conto di terzi, in operazioni della società, anche se l'operazione sia

massima disclosure ogni interesse,

nell'interesse sociale, ci sia la per non più solo per i

soli interessi conflitto (prima della riforma).

natura, i termini, l’origine e la portata”

“La dell’interesse obbliga l’amministratore a

fornire, a cda e collegio sindacale, ogni dettaglio utile alla valutazione circa la sussistenza,

o meno, di un conflitto, anche ai fini dell’ammissione al voto e della convenienza

economica dell’operazione per la società (“portata” sta ad indicare proprio la convenienza

natura

economica nel soddisfacimento dell’interesse). La può essere di carattere

patrimoniale o economica, raramente di carattere affettivo o familiare.

termini

I corrispondono allo scopo dell’interesse, che può avere pesi diversi. L’origine è la

fonte dell’interesse (patrimoniale o non patrimoniale).

amministratori:

Per gli La dichiarazione va effettuata senza indugio e comunque prima

che l’operazione venga compiuta, non appena venga a conoscenza che una determinata

operazione sta per essere deliberata (da cda, comitato esecutivo o consiglio di gestione) o

compiuta (da ad o altri, tipo direttore generale, muniti di

rappresentanza). L’obbligo ricade anche sui membri del comitato per il controllo sulla

gestione, anch’essi tecnicamente amministratori.

La riforma lascia inalterato il dubbio interpretativo circa i destinatari della dichiarazione: ai

soli presidenti degli organi collegiali oppure a tutti i suoi componenti; si tende verso la

seconda, dato che quando si richiede la prima il legislatore lo precisa espressamente.

L’ad (diversamente dai normali amministratori) dovrà astenersi dal compiere l’operazione

in cui è interessato e rimetterla al competente organo collegiale (cda o comitato

esecutivo), poiché non vi è discussione collegiale.

amministratore unico

In caso di deve darne notizia al collegio sindacale e anche alla

prima assemblea utile (informativa ex-post), ma può comunque compiere l’operazione (per

evitare di paralizzare la gestione). L’assemblea però può revocarlo (piano sanzionatorio).

Interlocking director, uno stesso amministratore compare in più società del gruppo (es

amministratore in fiat e in alfa romeo, stesso gruppo FCA). Nei gruppi di società e specie

interlocking directorates

nel caso di (le stesse persone ricoprono incarichi gestori in più

società del gruppo), la paralisi delle società partecipanti al gruppo, poiché questi

amministratori svolgono operazioni in maggioranza nell’interesse del gruppo, e non in

quello della singola società, dunque sarebbero costantemente costretti ad astenersi e

rimettere al cda. Ciò può essere evitato solo laddove si consideri l’interesse di gruppo

(massimizzazione del profitto aggregato). La norma non tratta espressamente il caso

dell’amministratore unico, ma il termine “l’amministratore” porta a ricomprenderlo.

Per “motivare adeguatamente le ragioni e la convenienza per la società dell’operazione” si

intende indicare la funzionalità dell’operazione al perseguimento dell’oggetto sociale e

l’utilità economica della stessa per la società.

Comma 2: normalmente le delibere non devono essere motivate, tranne che in questo

caso, e anche adeguatamente, le ragioni e la convenienza dell’operazione per l’intera

società.

Comma 3: le conseguenze per la violazione dei commi 1 e 2. Al primo livello abbiamo

l’invalidità della delibera (con conseguente impugnazione) e al secondo livello abbiamo la

responsabilità dell’amministratore. Un terzo livello riguarda la possibile revoca per giusta

causa degli amministratori che hanno approvato la delibera non conforme agli interessi

della società (la violazione dei doveri del 2391 costituisce giusta causa di revoca ai sensi

del 2383)

deliberazione, qualora potenzialmente dannosa sarà sempre

La per la società,

impugnabile, indipendentemente dalla partecipazione, o meno, dell’amministratore

interessato al procedimento deliberativo.

Qualora, invece, la deliberazione sia stata adottata conoscendo l’interesse di taluno degli

pericolo di un danno (anche potenziale) per la società (primo

amministratori, oltre al

presupposto) la partecipazione

il presupposto dell’impugnazione sarà anche

dell’amministratore interessato alla votazione, e che questa partecipazione sia stata

decisiva presupposto,

(secondo come nel vecchio testo).

termine di decadenza 90 giorni dalla data della

In entrambi i casi il per l’impugnazione è

deliberazione. nel caso di violazione dell’obbligo di disclosure,

Legittimati all ’

impugnativa sono, tutti

gli amministratori, indipendentemente dalla loro partecipazione e dal loro voto (cioè anche

se aveva votato a favore della deliberazione, quindi abbia avuto, successivamente, un

ripensamento per pericolo di danno alla società), ma anche l ’ amministratore con

l ’

interesse, in caso di ripensamento e perdita dell ’interesse.

Nel caso, non violazione dell’obbligo di disclosure,

invece, di sono legittimati solo gli

amministratori assenti, dissenzienti e astenuti, ma anche l ’

amministratore con l ’

interesse,

in caso di ripensamento e perdita dell ’interesse.

legittimato il collegio sindacale

E’ inoltre (e non i singoli sindaci, riportando, il testo,

proprio “collegio sindacale”).

Nulla si dice sul fatto che l’impugnativa delle deliberazioni dannose sia un obbligo oppure

solo facoltativa; per dottrina e giurisprudenza si tratta di un obbligo, al quale però vanno

sottratti gli assenti o dissenzienti, per i quali è facoltativo.

Sono infine legittimati i soci qualora la deliberazione fosse lesiva dei loro diritti.

Non si è dettata una disciplina specifica sull’invalidità degli atti compiuti in conflitto

d’interesse dall’amministratore unico o da quello delegato. Sono ancora salvi i “diritti

acquistati in buona fede dai terzi in base ad atti compiuti in esecuzione della

deliberazione”.

Vedi cod autodisciplina (solo nelle

Dal 2392 Fino al 2395 parlano della responsabilità degli amministratori

vesti di amministratore); inoltre, a differenza della revoca (mi libero dell’amministratore)

l’azione di responsabilità richiede in via principale il solo risarcimento del danno (senza

danno non posso richiedere l’azione di responsabilità ma solo la revoca, ad es.

l’amministratore non fa pagare le tasse e la società e condannata a pagarne

successivamente solo la meta come accordo con il fisco: non c’è stato danno ma il

comportamento e stato inadempiente, posso chiedere la revoca ma non l’azione di

responsabilità) e successivamente (cumulandola) si può richiedere, se si vuole, la revoca.

2392/2393/2393 bis responsabilità verso la società

⁃ 2394 resp. verso i soci

⁃ 2395 resp. verso i terzi

Art. 2392 - Responsabilit à (degli amministratori) verso la societ à

Gli amministratori devono Adempiere i doveri ad essi e dallo

imposti dalla legge statuto

con la richiesta dalla e dalle loro

diligenza natura dell’incarico specifiche competenze

Essi sono solidalmente responsabili verso la società (2) dei danni derivanti

(1).

dall'inosservanza di tali doveri, a meno che si tratti di attribuzioni proprie del comitato

esecutivo o di funzioni in concreto attribuite ad uno o più amministratori [2381, 2449,

2455].

In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381,

sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non

hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le

conseguenze dannose [2377, 2409].

La responsabilità per gli atti o le omissioni degli amministratori non si estende a quello tra

essi che, essendo immune da colpa, abbia fatto annotare senza ritardo il suo dissenso nel

libro delle adunanze e delle deliberazioni del consiglio [2421, n. 1], dandone immediata

notizia per iscritto al presidente del collegio sindacale [18, 2260, 2941, n. 7].

Note

(1) Si delinea il c.d. agire informato per l'amministratore delegato nello svolgimento del

suo mandato gestorio, con conseguente obbligo di fornire adeguata notizia sul generale

andamento della gestione.

(2) La responsabilità degli amministratori e dei sindaci ha natura contrattuale e incombe

sugli stessi l'onere di dimostrare la non imputabilità a sè del danno verificatosi, mentre

sulla società incombe il solo onere di dimostrare la sussistenza della violazione e il nesso

di causalità tra questa e il danno conseguente.

Ratio Legis

La riforma della disciplina societaria ha modificato il quadro normativo dei doveri di chi

gestisce la società, regolamentando la responsabilità dell'amministratore destinatario di

delega su cui incombe il dovere di agire informato, nonchè l'obbligo di ragguaglio

informato si a carico del presidente del CdA che degli amministratori delegati, i quali

periodicamente devono dare notizia sulla generale gestione.

Vengono così allegeriti gli onere e le responsabilità degli amministratori privi di delega, che

(a seguito della riforma) sono responsabili nei limiti delle loro attribuzioni.

Differenza tra la colpa e il dolo è l’intenzione di arrecare il danno nel dolo. L’elemento

intenzionale deve essere sussistente altrimenti non c’è ne colpa ne dolo ne responsabilità,

salvo alcuni casi, cioè quando la legge prevede la responsabilità oggettiva (ipotesi

eccezionale in cui la legge addossa la responsabilità a chi compie il fatto anche senza

colpa ad es. un minore che danneggia qualcosa, responsabili sono i genitori oppure se

presto la macchina e il guidatore compie un’infrazione).

Gli amministratori vengono giudicati non sul merito gestorio (insindacabilità) ma sul

metodo e procedimento col quale il merito viene ad essere (vedi art.2380 bis)

Relazione: Riguardo gli amministratori la loro responsabilità può essere solo almeno per

colpa, prima era data a tutti se sbagliava anche solo uno. Nell'adempimento dei doveri

imposti dalla legge o dallo statuto gli amministratori devono usare la diligenza richiesta

dalla natura dell'incarico: il che non significa che gli amministratori debbano

necessariamente essere periti in contabilità, in materia finanziaria, e in ogni settore della

gestione e dell'amministrazione dell'impresa sociale, ma significa che le loro scelte devono

essere informate e meditate, basate sulle rispettive conoscenze e frutto di un rischio

calcolato, e non di irresponsabile o negligente improvvisazione. E' stata conservata la

responsabilità solidale di amministratori, sindaci e revisori contabili per i danni conseguenti

alle violazioni rispettivamente imputabili, salva comunque la possibilità di provare -

trattandosi di responsabilità per colpa e per fatto proprio - di essere immuni da colpa (v.

art. 2392 del c.c., ultimo comma; art. 2407 del c.c., secondo comma, e art. 2409 sexies,

primo comma). La posizione di ciascuno dei vari soggetti solidalmente responsabili va

valutata distintamente, in relazione alle circostanze di ogni singolo caso e ai diversi

obblighi che fanno loro capo. Così, per assicurare che la società abbia un "assetto

organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alla dimensione

dell'impresa", gli organi delegati devono "curarne" l'adeguatezza (art. 2381 del c.c., quinto

comma); il consiglio e i deleganti devono "valutarne" l'adeguatezza sulla base delle

informazioni ricevute (art. 2381, terzo comma); e il collegio sindacale deve "vigilare" sulla

permanente sussistenza di tale adeguatezza e sul suo corretto concreto funzionamento

(art. 2403 del c.c., primo comma). La eliminazione dal precedente secondo comma

dell'art. 2392 dell'obbligo di vigilanza sul generale andamento della gestione, sostituita da

specifici obblighi ben individuati (v. in particolare gli artt. 2381 e 2391), tende, pur

conservando la responsabilità solidale, ad evitare sue indebite estensioni che, soprattutto

nell'esperienza delle azioni esperite da procedure concorsuali, finiva per trasformarla in

una responsabilità sostanzialmente oggettiva, allontanando le persone più consapevoli

dall'accettare o mantenere incarichi in società o in situazioni in cui il rischio di una

procedura concorsuale le esponeva a responsabilità praticamente inevitabili. Si tratta di un

chiarimento interpretativo di notevole rilevanza, avuto riguardo alle incertezze dell'attuale

prevalente giurisprudenza.

Comma 1: dispone i doveri e gli obblighi degli amministratori nella amministrazione

(conseguire utili), finalizzata al soddisfacimento di diversi interessi (dei soci, della società,

dei terzi, degli stakeholder, dei creditori)

Comma 2: esclude la responsabilità degli altri deleganti (deleghe tipiche)

Comma 3: vedi 2381 (deleghe)

Ma il delegato si può sottrarre alle direttive sbagliate del delegante? No, però il 2392

comma 3 dice come comportarsi, avvisare il presidente cs, annotare il dissenso nel libro di

adunanze

Art. 2393 AZIONE SOCIALE DI RESPONSABILITÀ

L'azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa in seguito a

deliberazione dell'assemblea, anche se la società è in liquidazione [22, 2364, n.

4, 2366, 2373, 2409].

La deliberazione concernente la responsabilità degli amministratori può essere

presa in occasione della discussione del bilancio, anche se non è indicata

nell'elenco delle materie da trattare [2366], quando si tratta di fatti di

competenza dell'esercizio cui si riferisce il bilancio.

L'azione di responsabilità può anche essere promossa a seguito di

deliberazione del collegio sindacale, assunta con la maggioranza dei due terzi

dei suoi componenti .

(1)

L'azione può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione

(2)

dell'amministratore dalla carica.

La deliberazione dell'azione di responsabilità importa la revoca dall'ufficio degli

amministratori contro cui è proposta, purché sia presa col voto favorevole di

almeno un quinto del capitale sociale. In questo caso l'assemblea stessa

provvede alla sostituzione degli amministratori [2386].

La società può rinunziare all'esercizio dell'azione di responsabilità e può

transigere [1966], purché la rinunzia e la transazione siano approvate con

espressa deliberazione dell'assemblea, e purché non vi sia il voto contrario di

una minoranza di soci che rappresenti almeno il quinto del capitale sociale

[2394, 2394 bis, 2395, 2434] o, nelle società che fanno ricorso al mercato del

capitale di rischio, almeno un ventesimo del capitale sociale, ovvero la misura

prevista nello statuto per l'esercizio dell'azione sociale di responsabilità ai sensi

dei commi primo e secondo dell'articolo 2393 bis.

Note

(1) Comma aggiunto dall'art. 3, L. 28 dicembre 2005, n. 262.

(2) L'azione sociale di responsabilità è soggetta al termine quinquennale di

prescrizione che conferma la natura extracontrattuale dell'azione.

Comma 1: l’azione di responsabilità contro gli amministratori è promossa dalla delibera

dell’assemblea, anche se la società è in liquidazione.

Comma2: la delibera può essere presa in occasione della discussione del bilancio,anche

se l’azione di responsabilità non è all’ordine del giorno (revoca all’Iter generale)

Comma 3: anche il collegio sindacale può promuovere l’azione di responsabilità, delibera

con 2/3 dei suoi componenti.

Comma 4 termine di prescrizione di 5 anni, entro il quale l’azione può essere esercitata,

non dal momento del fatto dannoso, ma dal momento in cui cessa l’amministratore dalla

carica, per evitare che l’amministratore possa nascondere i misfatti durante la sua carica.

Comma 5: l’assemblea provvede alla sostituzione degli amministratori con almeno il 20%

del capitale sociale

Comma 6: rinunzia (non attuare l’azione) e transazione (patteggiare un corrispettivo)

dell’azione di responsabilità

Art.2393bis - azione sociale di responsabilità esercita dai soci

(Estesa anche alle società non quotate)

L'azione sociale di responsabilità può essere esercitata anche dai soci che

rappresentino almeno un quinto del capitale sociale o la diversa misura

prevista nello statuto, comunque non superiore al terzo.

Nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, l'azione di cui

al comma precedente può essere esercitata dai soci che rappresentino un

quarantesimo del capitale sociale o la minore misura prevista nello statuto .

(1) (2)

La società deve essere chiamata in giudizio e l'atto di citazione è ad essa

notificato anche in persona del presidente del collegio sindacale.

I soci che intendono promuovere l'azione nominano, a maggioranza del capitale

posseduto, uno o più rappresentanti comuni per l'esercizio dell'azione e per il

compimento degli atti conseguenti.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maddalena_s di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale avanzato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Spagnuolo Domenico.

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