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In questo caso l’opposizione alla prologa societaria non è inviata alla società, ma deve

essere presentata ed inoltrata al giudice.

La prologa societaria si divide in due tipi:

viene esplicitato il termine temporale della prologa.

 Prologa esplicita/espressa:

In questo caso il creditore personale può, entro 3 mesi da questa prologa, op-

porsi non viene esplicato il termine temporale della prologa.

 Prologa implicita/tacita:

In questo caso la società viene trasformata a tempo indeterminato, dunque il

creditore personale non ha bisogno di presentare alcuna opposizione alla pro-

loga, ma può chiedere il qualsiasi momento la liquidazione del socio notificando

l’atto solo alla società, essendo essa diventata società a tempo indeterminato.

I soci devono rispondere

RESPONSABILITA’ DEI SOCI PER LE OBBLIGAZIONI SOCIETARIE:

o ILLIMITATAMENTE e SOLIDALMENTE alle obbligazioni societarie con il proprio patrimo-

nio personale, nel caso in cui il patrimonio societario non bastasse a soddisfare le ob-

Dunque i creditori societari devono obbligatoriamente in primis

bligazioni societarie.

rivalersi sul patrimonio della società (autonomia patrimoniale) e solo nel caso in cui esso

non bastasse, possono rivalersi sui/sul patrimonio del socio. Questo viene detto princi-

pio di escussione

Il creditore societario ha il potere e l’arbitrio di decidere a che socio chiedere la soddi-

sfazione delle obbligazioni societarie e in che quantità chiedere. Quindi può chiedere

tutta la soddisfazione ad un solo socio, lasciando liberi gli altri.

L’ordinamento rende nulla qualsiasi clausola che limita la responsabilità patrimoniale

dei soci. Questo differisce dalla società semplice che prevede e accetta l’esclusione dei

soci che non amministrano la società, e dunque non rispondono delle obbligazioni socie-

tarie (a condizione della pubblicità commerciale e dunque iscrizione di questa “esclu-

sione” nel registro delle imprese).

I profili organizzativi sono 7 e riguardano:

Il legislatore pone un principio generale (modello

1- DISTRIBUZIONE DEI POTERI DECISIONALI:

legale/di default) che si applica in caso i soci in sede di costituzione non disciplinano la distribu-

zione dei poteri decisionali.

Questo modello legale è spesso adottato ed è quello dell’amministrazione disgiunta (ovvero

ogni e ciascun socio è amministratore, in modo disgiunto. Ovvero ciascun socio può assumere

in autonomia e da solo scelte riguardanti la società).

Se uno dei soci non è d’accordo con un atto in via di decisione da parte di un socio, esso ha di-

ritto di veto, bloccando questa decisione.

In questo caso (applicazione del diritto di veto), la decisione spetta a maggioranza agli altri

soci, ma non tramite maggioranza “a testa”, ma tramite maggioranza in base alle partecipa-

zioni agli utili (metodo capitalistico).

L’amministrazione disgiuntiva fa sì che tutti i soci siano amministratori;

tutti i soci hanno potere di rappresentanza;

tutti i soci possono prendere decisioni gestionali disgiuntamente e in autonomia, fermo re-

stando il diritto di veto e la successiva votazione a maggioranza capitalistica sulla decisione

soggetta a veto. Pag. a

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Tuttavia, in sede statutaria, può essere scelta l’amministrazione congiuntiva (ovvero i soci non

decidono in modo autonomo e da solo, ma in modo congiunto). Il metodo congiuntivo è de-

mandato allo statuto ovvero se questa amministrazione ha bisogno della maggioranza capitali-

sta o dell’unanimità.

Anche in questo esiste una norma di default che prevede l’unanimità delle decisioni nel regime

congiuntivo.

Il regime congiunto, sia a maggioranza che a unanimità, rende molto lenta e macchinosa la

presa di decisione e le sue applicazioni. Per questo motivo la legge prevede (art. 2258 c 3 del

codice civile) che il singolo amministratore può compiere individualmente (disgiuntamente)

atti di gestione, nel caso in cui vi sia urgenza di evitare un danno alla società.

Esempio di questo caso è quando è prossimo alla scadenza un termine sostanziale o proces-

suale e non vi è tempo di coinvolgere gli altri amministratori.

Bisogna distinguere il potere di gestione (prendere le decisioni)

2- POTERE DI RAPPRESENTANZA:

dal potere di rappresentanza (potere di applicare le decisioni prese e farle valere all’esterno

della società).

Il potere di rappresentanza è quel potere che permette di vincolare la società con l’esterno.

Per questo motivo la rappresentanza è molto più critica e delicata rispetto al potere di ge-

stione, che è solo invece interno e quindi rimediabile in caso di eventuali errori. Un vincolo

preso con l’esterno da un amministratore con potere di rappresentanza è irrimediabile.

La norma prevede che l’atto costitutivo preveda quale/i amministratore/i ha il potere di rap-

presentanza all’esterno e come deve essere applicata la rappresentanza.

Ovvero lo Statuto prevede chi ha il potere di rappresentanza (tutti, qualcuno, solo uno) e in

che modo la deve applicare (congiuntamente o disgiuntamente).

Lo Statuto può anche disporre limiti alle varie rappresentanze. In mancanza di dettagliata spe-

cificazione nello Statuto, vi è una norma generale che prevede che la rappresentanza è in qual-

siasi ambito senza limiti, dunque un amministratore con potere di rappresentanza senza limiti

espliciti può vincolare la società in qualsiasi ambito e in qualsiasi atto.

Gli eventuali limiti, oltre ad essere iscritti nello Statuto, devono essere anche iscritte nel regi-

stro delle imprese. Per questo motivo le Snc irregolari (senza iscrizione nel registro delle im-

prese) non possono avere limiti alla rappresentanza e, anche se fosse inserito nello Statuto,

non avrebbe valore all’esterno e non sarebbe opponibile a terzi, in quanto non iscritto nel Re-

gistro delle imprese.

In mancanza di disposizione Statutarie per quanto riguarda chi sono i soggetti amministratori

con potere di rappresentanza e in che modo applicano questa rappresentanza, si applica la

regola generale (di default) che prevede che tutti i soci sono amministratori, e hanno potere di

gestione e di rappresentanza disgiuntamente.

In questo caso si parla di amministrazione per persone (e non per uffici come nelle società di

capitali). Normalmente gli amministratori vengono nominati attra-

3- NOMINA DEGLI AMMINISTRATORI:

verso iscrizione nello Statuto e quindi in fase costitutiva e di redazione dello Statuto. Tuttavia

può accadere che la nomina sia successiva alla stipula e deposito nel registro delle imprese

dello Statuto. In questo caso la nomina avviene per atto separato. Esso deve essere iscritto,

depositato e pubblicizzato nel registro delle imprese.

Pag. a

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Esistono due differenti tipi di revoca degli amministratori:

4- REVOCA DEGLI AMMINISTRATORI:

REVOCA NEGOZIALE: avviene per volontà della società (e dunque dei soci). Questa re-

o voca varia a seconda sé l’amministratore è indicato dallo Statuto, oppure se l’ammini-

stratore è nominato dai soci (lo Statuto prevede la deroga ai soci della nomina degli am-

ministratori).

Nel primo caso (nomina prevista nello Statuto) vi può essere revoca solo per giusta

causa e per decisione presa all’unanimità da tutti i soci.

Nel secondo caso (nomina fatta dai soci) vi può essere revoca applicando le norme sulla

revoca del mandato (norme molto più soft e meno rigide rispetto alla norma sulla re-

voca degli amministratori iscritti nello Statuto)

REVOCA GIURIDICA: avviene per atto del giudice.

o Esistono due differenti “tipologie” di obblighi degli ammi-

5- OBBLIGHI DEGLI AMMINISTRATORI:

nistratori:

a. Obblighi a contenuto generico

i. OBBLIGO DI LEALTA’: obbligo di agire negli interessi della sola società

ii. OBBLIGO DI DILEGANZA: questo obbligo non si riferisce solamente al principio

generale del nostro ordinamento di operare nella diligenza del buon padre di fa-

miglia, ma va oltre introducendo il concetto di diligenza professionale. La dili-

genza professionale deriva dalla diligenza degli atti svolti dalla media degli ammi-

nistratori operanti nel medesimo settore (standard di settore). Questo non è un

vincolo di risultato economico/utile, ma è un vincolo di standardizzazione, anche

senza raggiungere l’utile/risultato.

b. Obblighi a contenuto specifico

i. Tenuta delle scritture contabile

ii. Convocazione dell’Assemblea degli Azionisti (AdA)

iii. Redigere il bilancio civilistico, completato con SP, CE, NI, RF, rendiconto sulla ge-

stione

iv. Obblighi fiscali (dichiarativi)

v. …

L’amministratore gode dell’insindacabilità dei risultati delle decisioni di gestione prese. Dun-

que l’amministratore non da garanzia di risultato, ma da garanzia di rispettare lo standard me-

dio di settore (diligenza professionale).

Sarà il mercato a “giudicare” l’amministratore. Esso non è tenuto a rispondere degli effetti ne-

gativi delle decisioni (insindacabili) prese, ad esclusione del fatto che derivino da violazione di

DILIGENZA PROFESSIONALE, e quindi violazione dello standard medio di settore.

Il codice civile, parlando dell’amministratore, fa riferimento e lo inquadra nello stesso modo in

cui inquadra il mandatario (prevedendo la diligenza del mandatario). Tuttavia questa è un’im-

portazione dal diritto societario francese dell’800, che oggi non è esattamente corretta.

Il mandatario è un “allungamento” del proprietario, in quanto agisce e decide secondo delle

decisioni prese a priori dal proprietario;

L’amministratore invece ha un potere decisionale indipendente, autonomo e non decide in

base a decisioni prese a priori dal proprietario.

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L’elemento comune che vi è tra mandatario e amministratore è il fatto che entrambi decidono

e operano nell’interesse della società.

Questi discorsi riguardanti gli amministratori valgono anche per le Snc, ma solo in maniera teo-

rico in quanto, essendo società di persone, gli amministratori sono quasi sempre soci. Dunque

essendo soci di una Snc rispondono illimitatamente delle obbligazioni societarie. Questo fa in

pratica decadere il discorso di non imputabilità del risultato negativo all’amministratore che

abbia operato entro il limite di diligenza professionale.

O meglio, come amministratore vale ancora questo discorso, ma essendo anche socio, vi si ap-

plica la responsabilità illimitata delle obbligazioni sociali. Per quanto riguarda le Snc il divieto

6- DIVIETO DI AGIRE IN REGIME DI CONFLITTO D’INTERESSE:

di agire/operare in regime di conflitto d’interesse è un principio generale, non previsto da ap-

posita norma nel codice civile. Questo principio prevede che l’amministratore deve operare

nell’unico interesse della società che amministra, e quindi non può agire in regime di conflitto

d’interesse.

Un altro divieto è la partecipazione come socio (acquisire partecipazioni) in società concor-

renti. Questo divieto non è previsto solo per gli amministratori, ma anche per tutti i soci delle

società di persone.

Questo per evitare che in due società concorrenti vi sia il medesimo socio/amministratore,

dunque violi nei confronti di una delle due società l’operare nell’interesse unico della società.

Nelle società di capitali invece è valido SOLO per gli amministratori e non per i soci/azionisti, in

quanto essi non prendono decisioni operative e gestionali sulla società.

Il divieto di concorrenza può tuttavia essere derogato dallo Statuto. Ovvero lo Statuto può de-

rogare i soci e/o gli amministratori dal divieto di concorrenza.

La responsabilità degli amministratori per mala-gestione è solidale, ad esclusione del fatto nel

quale gli amministratori dimostrano di non saperne niente di questa condotta, che non pote-

vano intervenire in nessun modo per evitarla o che hanno fatto tutto il possibile per evitarla.

non essendovi

7- LE DECISIONI ASSUNTE DAI SOCI (in quanto tali e non come amministratori):

una distinzione organica, è difficile nelle Snc capire e distinguere quando un socio agisce e de-

cide come socio, oppure agisce e decide come amministratore.

Vi sono tuttavia tre artt. del codice civile (2252, 2257 e 2287) che identificano due casi speci-

fici di decisione dei soci in quanto tali, e non in quanto amministratori.

a. Art. 2252 prevede che le modifiche dell’atto costitutivo vengono decise all’unanimità

con atto dei soci (sia soci amministratori, sia soci non amministratori). In questo caso

essendo necessaria l’unanimità, tutti i soci decidono in qualità di soci.

Queste modifiche dell’atto costitutivo possono essere (modifiche oggetto so-

oggettive

ciale, modifica sede legale, modifica regole statutarie, modifiche denominazione) e pos-

sono essere (modifiche riguardanti i soci tramite il trasferimento).

soggettive

Vi sono due deroghe all’unanimità previste dalla norma, che riguardano la trasforma-

zione in società di capitali e le fusioni/scissioni. Esse sono prese a maggioranza.

Queste decisioni (straordinarie) che sono prese a maggioranza, hanno tuttavia intrin-

seca una garanzia per i soci di minoranza, i quali sono poco rilevanti nella decisione

presa a maggioranza. Pag. a

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Questa garanzia consiste nella “tutela minima” dei soci in minoranza che consiste nel

diritto di recesso nel caso in cui il socio di minoranza sia in contrasto con la decisione di

fusione/scissione e/o trasformazione in società di capitali.

La regola generale dell’unanimità può essere derogata dallo Statuto introducendo il

principio di maggioranza. In questo caso entra in vigore la “tutela minima dei soci di mi-

noranza”

b. nel caso di amministrazione disgiuntiva. In questo caso, la decisione dell’opposizione

passa dagli amministratori ai soci in quanto tali, dunque coinvolge tutti i soci come tali

(e quindi anche i soci non amministratori).

c. Art. 2287: Esclusione del singolo socio

Chi può agire nei confronti degli amministratori?

Ci sono due differenti teorie (una maggioritaria e una minoritaria) che evidenziano e definiscono i

soggetti che possono agire nei confronti degli amministratori.

TEORIA MAGGIORITARIA: la società può agire contro gli amministratori, previa delibera dei soci. Que-

sto rende molto difficile l’agire contro gli amministratori nelle Snc, in quanto gli amministratori sono i

medesimi soci.

Questa è la norma che si applica anche alle società di capitali.

TEORIA MINORITARIA: ogni singolo socio, in nome e per conto della società, può avviare un’azione

contro gli amministratori per mala-gestione.

Questa tesi, per quanto minoritaria, è rafforzata e resa più applicabile dalla riforma del diritto societa-

rio (2003), la quale ha introdotto questa possibilità con apposita norma.

Il codice civile prevede che nelle Snc i soci devono essere amministratori. Questa norma può essere

derogata ma solamente in uno dei due lati. Ovvero in una Snc vi possono essere soci non amministra-

tori, ma non vi possono essere terzi amministratori (amministratori che non sono soci).

I soci non amministratori (detti anche amministratori senza rappresentanza) hanno un potere di con-

trollo fortissimo nelle Snc.

Essi possono esercitare questo diritto di controllo in diversi modi:

- Hanno il diritto di chiedere agli amministratori informazioni dettagliate sulla società

- Hanno il diritto di ispezione su qualsiasi documento contabile societario

- Hanno il diritto al rendiconto

In caso gli amministratori non adempiono o si rifiutano di adempiere a uno di questi obblighi che

hanno nei confronti di tutti i soci, possono essere destituiti dalla carica di amministratore, inoltre que-

sto costituisce anche un reato penale.

Un grande problema derivante però da questo controllo così elevato e totale dei soci non amministra-

tori è il fatto che gli amministratori non possono imporre segreti ai soci, imponendo ed evitando che

determinate informazioni “sensibili” per l’impresa escano all’esterno, anche se in direzione dei soci

non amministratori.

Questa fuoriuscita incontrollata e inopponibile delle informazioni potrebbe violare in modo gravoso la

segretezza aziendale e il cd segreti industriali. Pag. a

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L’unico limite che può applicare l’amministratore è l’abuso di potere di controllo. Si configura abuso

di potere di controllo quando un socio senza potere di amministrazione esercita il suo potere di con-

trollo con finalità dell’interesse della/nella società, ma con una finalità di ritorsione e di pressione

non

nei confronti dei soci amministratori.

In questo caso gli amministratori possono bloccare i diritti di controllo, per il fatto che si viola il princi-

pio generale di buona fede e il principio di correttezza.

Questi due principi permettono di levigare e superare i limiti del formalismo.

Si identifica e dimostra come abusivo un atto emulativo. Per essere atto emulativo si deve indentifi-

care come atto reiterato, atto immotivato e accompagnato da “ritorsioni”, richieste differenti dal con-

trollo/interesse della/nella società.

LO SCIOGLIMENTO DELLE SNC

Lo scioglimento dei singoli soci di una Snc

Nelle Snc è fondamentale distinguere lo scioglimento dell’intera società dallo scioglimento dei singoli

rapporti con i soci.

A causa della blanda personalità della Snc e a causa dell’autonomia patrimoniale imperfetta, molte

vicende soggettive e patrimoniali dei singoli soci ricadono e hanno conseguenza anche sulla società.

Nonostante le conseguenze che hanno sulla società, essa non si scioglie a causa dello scioglimento del

rapporto di un singolo socio, ma continua con i restanti soci. Unico caso che fa sì che la società si

sciolga per lo scioglimento di un singolo socio è il caso in cui vi siano solo due soci, e quindi in caso di

scioglimento di un socio, la società diviene unipersonale (unico socio). Questo non è ammesso per le

società di persone come le Snc e quindi questa situazione porta allo scioglimento anche della società.

Le cause che possono portare allo sono 4:

scioglimento dei singoli rapporti con un socio

- RECESSO

- ESCLUSIONE

- ESCLUSIONE DI DIRITTO

- MORTE

Le prime due cause derivano da un atto di volontà (del socio nel caso di recesso, degli altri soci nel

caso di esclusione).

Le altre due cause invece sono oggettive e non dipendono dalla volontà del socio e/o degli altri soci.

Nel caso della morte deriva da fatti naturali; nel caso dell’esclusione di diritto deriva da fatti legali.

Questo scioglimento del socio non è immediato, e si conclude/concretizza nel momento in cui al so-

cio/eredi venga liquidata la quota. Questo tempo è fissato in massimo 6 mesi. Durante questi 6 mesi il

socio/eredi rispondono illimitatamente per le obbligazioni sociali, anche con il proprio patrimonio.

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MORTE

Nelle società di persone le partecipazioni/quote detenute non sono ereditarie, ma vi è lo scioglimento

del rapporto del socio in caso di morte (art. 2284 codice civile).

Gli eredi dunque non hanno diritto al passaggio delle quote, ma hanno il diritto alla liquidazione della

quota.

La legislatura prevede tuttavia che entro 6 mesi dalla morte del socio, i restanti soci con deliberà

all’unanimità possono decidere, anziché liquidare la singola quota del socio morto agli eredi, due dif-

ferenti azioni:

1- di sciogliere interamente la società

2- di continuare la società con gli eredi (i quali prendono il posto del socio morto e quindi non ot-

tengono la liquidazione della quota, ma ottengono le quote che possedeva il socio morto).

In questo caso gli eredi possono rifiutare l’entrata in società e pretendere la liquidazione delle

quote ad essi spettanti.

La continuità nella società con gli eredi, e quindi la mancata liquidazione alla morte, ma l’ingresso de-

gli eredi, può essere previsto in modo inderogabile dai soci in fase di costituzione inserendo nello Sta-

tuto delle Esse stabiliscono che in caso di morte del socio non vi è liquida-

clausole di continuazione.

zione della sua quota, ma vi è l’ingresso per eredità degli eredi nella società. Questa clausola può es-

sere automatica (dunque irrevocabile da parte degli eredi) oppure facoltativa (a scelta degli eredi).

Questa clausola se automatica, va in contro al problema del divieto di patto successorio. Dunque se la

clausola statutaria fosse automatica, essa deve essere inserita anche dal socio morto nel suo testa-

mento, per essere valida e non violare il divieto di patti successorio.

Questo “problema” di violazione del divieto al patto successorio è stato completamente superato in

caso di opzione facoltativa (in quanto la decisione ultima spetta agli eredi se accettare o no).

Attualmente queste cause sono entrambe ritenute e considerate valide, anche quella automatica. Per

il solo fatto che agli eredi è riconosciuta una scelta di accettare l’entrata in società anche se automa-

tica, in quanto potrebbero rifiutare l’eredità.

RECESSO

Il recesso è previsto e regolato dall’art. 2285 codice civile. Il recesso è un atto del socio con in quale

egli comunica, motivando le situazioni/modifiche che hanno portato a tale decisione, la volontà di re-

cedere e quindi di “uscire” dalla società, ottenendo la liquidazione della propria quota.

Per la società a tempo determinato il recesso può avvenire SOLO per giusta causa; Per le società a

tempo indeterminato il recesso può avvenire in qualunque momento, anche senza giusta causa.

Per giusta causa si intende il deterioramento dei rapporti con gli altri soci .

Un esempio di questi comportamenti che deteriorano i rapporti sono il continuo dissidio nelle deci-

sioni, la continua opposizione a qualunque decisione; compimento di atti che violano l’obbligo di non

concorrenza, compimento di atti che fanno cadere il rapporto di fiducia.

Un altro motivo di giusta causa è l’incremento del rischio della società, l’incremento dell’indebita-

mento della società a causa di una modifica della tipologia della società. Questa giusta causa spesso

viene dimostrata con l’analisi del business plan.

Altri casi di giusta causa sono ex legis (casi di fusione, trasformazione, modifica atto statutario).

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ESCLUSIONE

La legge prevede che i soci, per decisione presa a maggioranza (per teste, ad esclusione del socio og-

getto dell’atto/esclusione), possono escludere un socio, in presenza di determinati presupposti in

capo al socio. Questa è una facoltà ma non un obbligo per gli altri soci.

Questi determinati presupposti si raggruppano in 3 fattispecie:

1- Gravi inadempienza degli obblighi in capo al socio derivanti dal contratto di società:

a. mancato obbligo di conferimento

b. violazione dell’obbligo di non concorrenza

c. violazione degli obblighi di buona fede e correttezza (artt. 1175 – 1375)

Esempio ostruzionismo ripetuto e costante/cronico

Esempio abuso di potere di controllo

2- Interdizione, inabilitazione, condanna penale che comporta l’interdizione dai pubblici uffici

3- Impossibilità di adempiere il conferimento in natura previsto (senza però colpa-dolo) per

si parla di casi oggettivi non dipendenti dal socio per cui un con-

cause non imputabili al socio:

ferimento in natura non può più essere conferito-adempiuto.

Esempio aveva conferito l’opera di “costruzione di un fabbricato” ma viene meno a causa della

sopravvenuta impossibilità al lavoro. Questa causa non è imputabile al socio.

Esempio conferisco un fabbricato dove operare l’attività d’impresa, però per causa di incendio,

esso perisce e non è più conferibile. Anche questa causa non è imputabile al socio.

Questa decisione a maggioranza di esclusione può essere impugnata dal socio entro 30 gg. In caso di

impugnazione dell’atto, per tutto il periodo della sentenza del tribunale, dunque fino a sentenza, il

provvedimento di esclusione viene sospeso, dunque il socio resta in qualità di soci.

ESCLUSIONE DI DIRITTO

Si esclude il socio di diritto e dunque non per volontà degli altri soci nel caso in cui vi è il fallimento

1

del socio oppure nel caso in cui vi sia creditore personale del socio che per ottenere soddisfazione a

2

scadenza del tempo determinato, si oppone alla prologa della durata della società .

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Lo scioglimento dell’intera società Snc

Le cause che possono portare allo sono 7:

scioglimento dell’intera società

- FALLIMENTO

- SCADENZA DEL TERMINE in mancanza di prologa esplicita dei soci all’unanimità oppure tramite

prologa tacita (in questo caso diviene a tempo indeterminata). Si ha prologa tacita quando i

soci anche dopo la scadenza vanno avanti nell’attività, dando continuità ad essa.

- DECISIONE UNANIME DEI SOCI

- OGGETTO SOCIALE RAGGIUNTO o DIVENTATO IMPOSSIBILE

Questa impossibilità può essere oggettiva (provvedimento dell’autorità, ovvero mutamento

del quadro legislativo che rende illecito l’oggetto sociale della società che precedentemente

era considerato lecito) oppure soggettiva (venir meno di un socio che era cardine e fondamen-

tale per l’esecuzione e il raggiungimento dell’oggetto sociale oppure insormontabile dissidio

tra i soci su tutte le decisioni ordinarie)

- VIENE MENO LA PLURALITA’ DEI SOCI e NON VIENE RICOMPOSTA ENTRO 6 MESI

- PROVVEDIMENTO DELL’AUTORITA’

- ALTRI CASI PREVISTI DALLO STATUTO

Queste cause di scioglimento, quando ricorrono, operano di diritto, e dunque lo scioglimento della

società è automatico, non può essere derogato.

L’amministratore deve rilevare il verificarsi di una di questa causa di scioglimento e immediatamente

interrompere l’attività e innescare il regime dello scioglimento (divieto di compiere nuove operazioni

- si concludono solo le operazioni già iniziate e aperte).

Successivamente l’amministratore deve convocare i soci che devono nominare i liquidatori che appli-

cano il regime di scioglimento, liquidando la società.

Per la liquidazione prima di tutto vengono soddisfatti i creditori sociali. Solo successivamente ven-

gono soddisfatti i soci di capitale pro quota.

In caso di mancato adempimento dell’amministratore di questi obblighi, esso è responsabile in

quanto amministratore per le nuove operazione contratte dopo il verificarsi della causa di sciogli-

mento che andava rilevato dall’amministratore.

In caso i soci non nominano i liquidatori, ci pensa il tribunale a nominarne.

I liquidatori, una volta gestito il patrimonio, pagato i debiti societari e rimborsato con la restante

parte i conferimenti (per quanto possibile) provvedoni a redigere a

il bilancio finale di liquidazione,

presentarlo e iscriverlo nel registro delle imprese, la quale provvederà a registrare il fallimento e a

“cancellare” la società. Pag. a

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(Sas) è composta da due differenti tipologie di soci:

SOCIETA’ IN ACCOMANDITA SEMPLICE

- coloro che finanziano la società (si limitano al conferimento).

Accomandanti:

Essi rispondono solamente nel limite del loro conferimenti (art. 2313 codice civile).

Ad essi è imposto, secondo l’articolo 2320 codice civile, il divieto di immistione nella società

(divieto assoluto di intervento nella gestione della società).

- gestiscono la società (oltre al conferimento pattuito).

Accomandatari:

Esso risponde solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali. Sono gli unici soci che

possono essere amministratori e quindi gestire la società (art. 2318 codice civile)

È una società che ha una struttura che si avvicina alle società di capitali (per quanto riguarda la fram-

e per quanto riguarda la

mentazione del potere responsabilità limitata dei soci accomandanti).

Il doppio regime (accomandanti e accomandatari) è opponibile ai terzi senza possibilità di deroga.

Dunque è valido sia all’interno che all’esterno, senza possibilità di derogare attraverso clausole questi

differenti regimi.

Per quanto riguarda cosa avviene mortis causa l’ordinamento differenzia quanto succede per soci AC-

COMANDATARI (identico a quello che avviene nelle e per le Snc) & per soci ACCOMANDANTI (la par-

tecipazione passa agli eredi designati dal socio morto. Questo può tuttavia essere derogato preve-

dendo che per quanto riguarda la mortis causa si applica la medesima disciplina tra accomandatari e

accomandanti).

Un’altra differenza tra accomandatari e accomandanti riguarda la circolazione delle partecipazioni.

Precisiamo che essendo una società di persone, le partecipazioni NON possono essere composte da

azioni.

Per quanto riguarda gli ACCOMANDATARI valgono le medesime regole valide per le Snc, quindi le par-

tecipazioni possono circolare ed essere vendute solo dietro consenso unanime dei soci;

Per quanto riguarda gli ACCOMANDANTI le partecipazioni possono circolare dietro consenso maggio-

ritario dei soci, e non unanime.

Questo vale per il fatto che la Sas è una società di persone e quindi non vi è totale libertà di circola-

zione delle partecipazioni, però non essendo gli accomandanti rilevanti e con potere di gestione

dell’impresa, viene concesso il circolo delle partecipazioni con la sola maggioranza, e non con la ne-

cessità dell’unanimità

Il Legislatore evidenzia delle fattispecie che non rientrano nel divieto di immistione imposto all’acco-

mandante. Queste fattispecie non sono deroghe, ma sono delle specificazioni sulle fattispecie nelle

quali non vi è violazione del divieto.

La prima fattispecie riguarda quando l’accomandante compie un atto con terzi, nel caso in cui esso

abbia avuto mandato, delega e procura (a contenuto determinato e senza alcuna possibilità di ele-

menti discrezionali) da parte dell’accomandatario. In questo caso non vi è violazione del divieto di im-

mistione in quanto non si compiono delle scelte soggettive, ma si rende esecutivo quanto deciso

dall’accomandante.

Nel caso la procura lascia margine/elementi di discrezionalità e quindi l’accomandante deve prendere

decisioni soggettive, l’atto è nullo e senza valore. (esempio procura ad acquistare un determinato

macchinario entro X prezzo, senza specificare il prezzo preciso)

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La seconda fattispecie riguarda la possibilità dell’accomandante di dare consulenza e pareri in rela-

zione alla gestione.

Questo perché le autorizzazioni e i pareri non sono vincolanti e non sono una decisione, ma sola-

mente un consiglio/limite su una decisione presa dall’accomandatario.

In caso sia prevista l’autorizzazione, in assenza di essa un atto diviene illecito.

L’autorizzazione è essenziale (se prevista) e ha potere di veto.

La terza fattispecie riguarda la possibilità in capo ai soci accomandante di vedere tutti i documenti

contabili.

Nel caso in cui l’accomandante violi il divieto di immistione e dunque agisce e compie decisioni, la

legge prevede che l’accomandante diviene responsabile per TUTTE le obbligazioni sociali della società

(indipendentemente da quali derivano dal suo atto). Inoltre la legge prevede anche la possibilità da

parte degli altri soci di escludere il socio che compie la violazione.

In conclusione evidenziamo le differenze tra ACCOMANDANTE & ACCOMANDATARIO

ACCOMANDANTE (non gestisce) ACCOMANDATARI (amministratori)

Responsabilità patrimoniale limitata Responsabilità illimitata e solidale

Divieto di immistione nella società delle obbligazioni societarie

Necessita di voto di maggioranza per Gestiscono la società

la circolazione delle partecipazioni Necessita di voto di unanimità per la

In caso di morte le partecipazioni pas- circolazione delle partecipazioni

sano agli eredi In caso di morte le partecipazioni

vengono liquidate agli eredi

LO SCIOGLIMENTO DELLE SAS

Valgono le medesime regole viste per le Snc Pag. a

34 59

(ss) è una società NON commerciale.

SOCIETA’ SEMPLICE

Per questa tipologia di società valgono di regola le medesime norme della Snc.

Quello che differenzia le ss dalle Snc sono alcune norme in tema di autonomia patrimoniale in quanto

essa è più imperfetta.

Il primo aspetto differente è il fatto che lo Statuto può prevedere che alcuni soci siano sottratti alla

disciplina della responsabilità solidale delle obbligazioni delle società, a determinate condizioni:

a- Il socio sia privo di poteri amministrativi (non vi è obbligo di pubblicità per dichiarare un socio

senza poteri amministrativi)

b- Deve essere messo a conoscenza dei terzi con mezzi idonei (deve avere una qualsiasi forma di

pubblicità)

Il secondo aspetto differente è l’attuazione dell’autonomia patrimoniale tra società e soci, sia con ri-

ferimento della responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali, sia per le ingerenze sul patrimonio

della società dei creditori personali dei soci.

Nelle Snc il creditore della società può aggredire il patrimonio del socio nel solo caso in cui abbia già

trovato la massima soddisfazione possibile nel patrimonio sociale.

Nella ss questo principio è affievolito ovvero il creditore della società può aggredire direttamente il

patrimonio del socio, senza provare prima a trovare soddisfazione nel patrimonio sociale. Il socio ag-

gredito può tuttavia indicando al creditore della società i singoli

eccepire il beneficio di esclusione

beni societari sul quale il creditore può trovare soddisfazione.

Il terzo aspetto differente è il fatto che nelle società semplici, a differenza delle Snc, il contratto so-

ciale (atto costitutivo) non debba obbligatoriamente elencare il capitale sociale e/o i conferimenti.

Il quarto aspetto differente è il fatto che essendo una società non commerciale, non vi è obbligo di

iscrizione e registrazione nel registro delle imprese. (con eccezione di quelle agricole che devono es-

sere iscritte nella parte speciale del registro delle imprese, appositamente riservata alle società non

commerciali) Pag. a

35 59

SOCIETA’ DI CAPITALI Si tratta dell’organizzazione societaria più importante e diffusa in Italia

SOCIETA’ PER AZIONI (Spa)

e nei paesi Occidentali (capitalistici). È così diffusa perché permette di ottenere finanziamenti e capi-

tale da un’elevata molteplicità di soggetti che non hanno interesse nella società e nella sua gestione,

ma hanno interesse solamente nel risultato prodotto da essa. Questi soggetti non hanno alcun inte-

resse a ruoli societari.

Prima del codice civile (nell’1800) le società per azioni erano nominate società anonime (denomina-

zione francese). Col codice civile (1942) invece ci siamo “ispirati” alla denominazione tedesca.

Le quote di partecipazioni (quote del capitale) sono formate da azioni, che sono frazioni di capitale

uguali tra loro (frazioni standardizzate di capitale). Il fatto che sia composta da frazioni standardizzate

permette di capire immediatamente il valore di quelle azioni, e dunque permette di creare un mer-

cato dove gli investitori posso si acquistare azioni, ma anche venderle, concretizzando il proprio inve-

stimento prima che esso giunga a maturazione.

L’azione è dunque uno strumento che permette di facilitare e agevolare la raccolta di capitale (dando

anche la possibilità ai finanziatori di realizzare soddisfazione immediatamente attraverso la vendita

delle stesse).

Queste operazioni (acquisto-vendita azioni) vengono svolte in un mercato secondario (detto mercato

azionario). Il principale mercato azionario è la Borsa, ma vi sono anche altri minori mercati azionari

che riguardano le azioni non quotate in Borsa.

In questa tipologia societaria il momento contrattuale è molto affievolito, poco rilevante, in quanto il

momento contrattuale ovvero la contrattazione tra società e socio è poco rilevante, essendo i soci

così vari e potendo agire nel mercato secondario.

Questo differisce dalle società di persone che hanno come momento fondamentale per la vita della

società il momento contrattuale e quindi la contrattazione tra impresa e soci.

La struttura è spersonalizzata (anonima) in quanto non vi è la relazione gestionale e di operato tra

soci e impresa, ma il socio si affida alla governance e all’organizzazione della società, senza potere in-

terferire su di esse.

I capitalisti sono invogliati ad acquistare azioni e quindi a divenire soci di queste società dalla respon-

sabilità limitata, dalla governance delle imprese e dalla possibilità di realizzare immediatamente il

proprio investimento, senza aspettare che esso giunga a scadenza.

Questo istituto è fondamentale per molte iniziative economiche che altrimenti sarebbero possibili

solo ad opera dello Stato in quanto comportano immense necessità di capitale sociale e di finanzia-

tori. Per questo motivo le Spa hanno acquisito grande rilevanza anche sotto l’aspetto politico.

Nonostante la rilevanza istituzionale delle Spa, esse sono privatizzate, e quindi sempre più indipen-

denti dall’autorità pubblica. Infatti prima del codice civile del 1942 le Spa potevano nascere solo su

autorizzazione dello Stato e avevano una struttura molto rigida e improntata dallo Stato.

Inizialmente il codice civile prevedeva che le Spa potevano nascere solo tramite e dopo omologazione

del Tribunale, del giudice.

Questo fino al 2003, quando con la riforma societaria, si è annullata questa necessità di omologazione

del Tribunale (introducendo l’atto notarile), consentendo anche una grande autonomia privata e dun-

que una struttura molto più flessibile e delegabile.

Pag. a

36 59

Questa riforma ha distinto due tipologie di Spa:

- (cd chiude) che hanno pochi soci. In questa tipologia di società per azioni

SPA MEDIO-PICCOLE

vi è una consolidata e quasi pura autonomia privata e quindi una quasi pura flessibilità della

struttura

- (cd public company) che hanno un’elevatissima molteplicità di soci. In questa ti-

SPA GRANDI

pologia di società per azioni vi è un’autonomia privata e una flessibilità minore rispetto alle

precedenti, in quanto hanno un enorme ed elevata importanza economica e istituzionale, dun-

que hanno molti limiti e regole imposte

Nel 1998 è stato emanato il Tuf (Testo Unico della Finanza) che ha imposto specifiche e maggiori re-

gole per le società quotate in mercati regolamentati (Borsa).

La società per azioni può essere costituita da un solo socio, a condizione che

- Il capitale sia interamente liberato (quindi il versamento di legge non è 25% ma 100% del con-

ferimento in denaro)

- L’unipersonalità sia dichiarata e pubblicizzata con iscrizione nel registro delle imprese

Dunque vi possono essere 3 modelli di società:

1- Società per azioni medio-piccole (cd chiuse)

2- Società per azioni grandi (cd public company)

3- Società per azioni unipersonali

COSTITUZIONE DELLE SOCIETA’ PER AZIONI

Per costituire una società per azioni non basta l’accordo scritto, ma è necessario un procedimento di

costituzione, il quale dà vita alla struttura societaria. Questo procedimento è disciplinato dalla legge,

e si compone di 3 momenti fondamentali:

1- ATTO COSTITUTIVO (confezionamento per forma pubblica dell’atto costitutivo). Questo atto

contiene la volontà dei primi soci (cd fondatori) di costituire la società.

L’atto costitutivo deve essere accompagnato dallo Statuto, il quale regola il funzionamento

della società

2- ADEMPIMENTO DI ALCUNI OBBLIGHI MATERIALI per la costituzione della società. Essi riguar-

dano principalmente i conferimenti (vincolo del 25% dei conferimenti in denaro, liberazione

immediata del 100% dei conferimenti in natura, con apposita valutazione)

3- ISCRIZIONE NEL REGISTRO DELLE IMPRESE. La società nasce e viene costituita nel momento in

cui viene iscritta nel Registro delle imprese. Questa pubblicità ha funzione costitutiva, e non

solo di opponibilità ai terzi; infatti prima dell’iscrizione la società ancora non esiste, vi è solo la

volontà di crearla, ma non è stata ancora creata.

I primi due momenti sono temporaneamente interscambiabili. Il terzo momento invece deve obbliga-

toriamente avvenire dopo l’avvenimento dei primi due.

Pag. a

37 59

L’art. 2328 cc stabilisce l’elenco di tutti gli elementi che deve obbligatoriamente contenere l’atto co-

stitutivo. Esso è un elenco molto lungo e articolato, che può essere raggruppato in 3 gruppi/catego-

rie: a- L’atto costitutivo deve stabilire il DNA della società, ovvero l’insieme delle caratteristiche che

definiscono i tratti essenziali e fondamentali della società (denominazione, sede, oggetto so-

ciale, capitale inziale, durata). Questi elementi hanno pena nullità

b- L’atto costitutivo deve stabilire la STRUTTURA FINANZIARIA, ovvero il nr quantitativo di azione,

le loro caratteristiche (che possono differire tra esse, ma ognuna omogenea al gruppo), il va-

lore di ogni azione, il valore dei conferimenti in natura, le regole di ripartizione degli utili, i be-

nefici eventuali riconosciuti a soci fondatori e promotori, importo globale stimato delle spese

di costituzione.

c- L’atto costitutivo deve stabilire la GOVERNANCE (struttura del governo), ovvero la struttura di

amministrazione, il modello di amministrazione, gli organi di controllo e il numero dei compo-

nenti, il nome dei primi amministratori e dei primi sindaci (l’incarico dura massimo 3 esercizi,

con la possibilità illimitata di rinominare i medesimi soggetti).

Gli elementi dei gruppi b) e c) non hanno pena nullità. Nonostante ciò però sono informazioni molto

rilevanti, che possono essere evitate di essere iscritte nell’atto costitutivo nel caso in cui si applicano

le regole generali imposte dal Legislatore

Insieme all’atto costitutivo deve essere redatto anche lo Statuto che è parto integrante, per quanto

atto separato, dell’atto costitutivo della Spa.

Nello statuto sono contenute le regole di funzionamento della società. Esso può aggiungere elementi

di disciplina che il Legislatore non specifica, oppure deroga alcune regole generali per il quale il Legi-

slatore ammette deroga.

In molti casi lo Statuto consiste solo nella replica delle norme di legge.

Le condizioni affinché sia possibile la costituzione di una Spa sono 3:

- SOTTOSCRIZIONE DEL CAPITALE (sottoscrivere significa assumersi l’impegno di versare in un

futuro quanto sottoscritto)

cd principio di effettività in senso lato del capitale sociale

- RISPETTO DELLE NORME SUI CONFERIMENTI (conferimento di almeno il 25% dei conferimenti

in denaro & conferimento integrale dei conferimenti in natura, con relativa valutazione)

cd principio di effettività in senso stretto e principio di integrità del capitale sociale

- AUTORIZZAZIONI PUBBLICHE RICHIESTE DALLA LEGGE per l’inizio dell’attività oggetto sociale

Le SPA si costituiscono mediante atto pubblico (art. 2328 c2 codice civile) e per costituzione istanta-

Ovvero tutti i soci si presentano di fronte al notaio e già adempiute le condizioni per la costitu-

nea.

zione sopra elencate, stipulano l’atto costitutivo sotto forma di atto pubblico. L’atto dunque viene co-

stituito istantaneamente, dinanzi al notaio.

Il notaio successivamente provvederà all’iscrizione dell’atto nel registro delle imprese. L’atto verrà

esaminato dall’ufficio competente per evidenziare se sono rispettate tutte le condizioni/requisiti/ob-

blighi formali e sostanziali per la costituzione di una Spa.

Se il risultato del controllo risultato positivo, l’iscrizione diviene definitiva e la società, con questa

Pag. a

38 59

iscrizione, nasce definitivamente e acquisisce una propria personalità giuridica e può iniziare a svol-

gere le proprie attività.

Prima della registrazione nel registro delle imprese si ha una pre-società in quanto vi è la volontà, ma

non è ancora avvenuta la nascita concreta e ufficiale della società.

Con questa iscrizione nel registro delle imprese, la Spa esce dalla disciplina delle norme dei negozi

giuridici (libro IV cc) e si applica l’apposito e particolare sistema speciale delle norme per le Spa, tra

cui la disciplina della nullità (che è prevista solo per casi tassativi).

Per i contratti nei negozi giuridici (tra privati), per ogni volta che si ha una condizione contro norme, il

contratto diviene nullo;

Per i contratti nelle Spa, la principale tutela è la stabilità dei traffici e dei contratti, dunque la nullità si

ha per specifici e rigidi casi tassativi, e non per ogni volta che si verifica una condizione contraria a

norme.

I casi tassativi di nullità sono:

1- MANCANZA DI FORMA PER ATTO PUBBLICO

2- OGGETTO SOCIALE ILLECITO O NON POSSIBILE (esempio spaccio di droga, prostituzione, viag-

gio su Marte)

3- MANCATA INDICAZIONE NELL’ATTO COSTITUTIVO DELLA DENOMINAZIONE e/o DELL’OGGETTO

e/o SUI CONFERIMENTI (ammontare)

Gli effetti di nullità nelle Spa sono anch’essi differenti dal contratto normale. Nel contratto normale

l’effetto è il ripristino della situazione precedente all’atto nullo.

Nelle Spa invece l’effetto non è retroattivo, dunque la Spa continua ad esistere per quanto riguarda

gli atti precedenti alla nullità. L’effetto della nullità è lo scioglimento della Spa (dunque la Spa entra in

modalità “liquidazione”) e quindi non esisterà più nel futuro, ma nei contratti già stipulati, la Spa con-

tinua ad esistere e a produrre effetti. (esempio mancanza della denominazione, si può proce-

La nullità delle Spa è una clausola sanabile

dere ad inserire e pubblicizzare la denominazione nell’atto costitutivo). In questo caso, sanata la

causa di nullità, la Spa continua ad esistere ed “esce” dalla modalità di liquidazione.

In alcuni aspetti, anche per le Spa si applicano le norme del diritto comune. Questi aspetti e fattispe-

cie riguardano le singole sottoscrizione e i singoli rapporti.

(Esempio se io sottoscrivo la società in situazione di distorsione della realtà, violenze e dolo, in questo

caso vale l’istituto di diritto comune e dunque la singola sottoscrizione diviene nulla con effetto re-

troattivo. Dunque va restituito il conferimento spettante a quel socio. Nonostante questo la Spa con-

tinua ad esistere e operare, senza però quel socio e i suoi conferimenti).

Le singole partecipazioni possono anche essere sciolte, il socio dunque può recedere senza far scio-

gliere la società anche quando vi sia una modifica statutaria, quindi una modifica dell’atto costitutivo

e fondamentale della società.

Questa modifica fa sì che, cambiando le “caratteristiche” strutturali e dorsali della società, il socio

possa recedere.

In questo caso o viene annullata la modifica statutaria e quindi ripristina la situazione precedente, op-

pure la società continua ad esistere ed è valida la modifica statutaria, ma senza il/i socio/i recedenti.

Pag. a

39 59

PATTI PARASOCIALI (detti anche sindacati)

La Spa è regolata da atto costitutivo e da statuto. Essi sono documenti che hanno un regime di pubbli-

cità e quindi devono essere iscritti nel registro delle imprese.

Succede che alcuni soci (solitamente di maggioranza) hanno interesse a sottoscrivere, in atti esterni

alla società, delle regole sono vincolanti solo per essi, e non per tutti i soci, e solo essi (soci che sotto-

scrivono il patto) devono rispettare e si impegnano a rispettare. Queste regole e questi atti vengono

detti I patti parasociali, essendo estranei allo statuto e all’atto costitutivo, si appli-

patti parasociali.

cano non a tutti i soci, ma solo ai soci che li hanno sottoscritti.

Questi atti non hanno alcun effetto sulla società e quindi in caso i soci violano le norme previste nei

patti parasociali, rispondono solo nei confronti dei soci membri del medesimo patto, e non nei con-

fronti degli altri soci e della società.

Inoltre il mancato adempimento non ha ripercussioni sulla società. Per questo motivo questi patti

vengono detti di mera obbligazione.

Principalmente questi patti si dividono in 2:

- Sindacati di blocco (si vincolano a non vendere le proprie azioni)

- Sindacati di voto (si vincolano a rispettare determinate modalità di voto)

Questi vengono stipulati fuori dagli atti costitutivi e statutari delle Spa in quanto servono a derogare

norme del cc che se derogate negli atti “ufficiali” sarebbero deroghe e clausole nulle.

Esempio il sindacato di blocco (divieto delle partecipazioni delle azioni) è vietato dal codice civile che

prevede per le Spa la libera circolazione delle azioni.

Per questo se questa clausola sarebbe inserita nello statuto, sarebbe una clausola nulla. Nei patti pa-

rasociali invece sono leciti essendo di mera obbligazioni. I soci che lo sottoscrivono si impegnano e

vincolano a non vendere le proprie azioni, “bloccando” così l’impresa e bloccando il meccanismo di

mercato della Spa, che prevede la possibilità vendendo le proprie azioni di far venir meno o modifi-

care i soci di maggioranza/di controllo.

Questi patti non possono avere durata pari a quella della società (durata massima di 3/5 anni) in

quanto se avessero durata maggiore, esse modificheranno le caratteristiche e la natura dalla società.

E’ stabilità una disciplina molto rigida che è quella della trasparenza anche per i patti parasociali, ov-

vero essi non possono restare “nascosti”, venire occultati dai soci.

Questo accadeva in origine in un estremo capitalismo (esempio in America).

1 2

Il patto parasociale deve essere noto a tutti , dichiarato all’apertura di ogni assemblea degli azionisti ,

3

iscritto nel registro delle imprese .

In caso di violazione di questi 3 obblighi, il patto parasociale è nullo, e il voto esercitato da questi soci

è nullo. Nel caso in cui il voto di questi soci fosse determinante al fine del risultato dell’assemblea,

viene resa nulla l’intera assemblea. Pag. a

40 59

CAPITALE E CONFERIMENTI

Le Spa hanno una folta e rigida disciplina per quanto riguarda i conferimenti.

La prima disciplina riguarda il fatto che il (ad esclusione di aumenti che co-

capitale deve essere fisso

stituisce atti straordinari di modifica statutaria). Questa stabilità riguarda anche il divieto di distribu-

zione del capitale. Anche gli utili possono essere distribuiti solo quando superano la somma del capi-

tale prevista nello statuto. In caso ci fossero predite pregresse, l’utile deve coprire le perdite e solo

per l’ammontare eccedente alla copertura della perdita può essere distribuito.

Il capitale sociale non può essere ridotto senza giudizio di sostenibilità (ovvero gli azionisti e i soci di-

mostrano che quella somma di capitale che si vuole ridurre è esuberante, e dunque la società sia so-

stenibile anche senza quella somma).

La seconda disciplina riguarda il fatto che alla sottoscrizione di capitale dei soci, essi conferiscano dei

conferimenti reali e concreti di quanto sottoscritto.

Per quanto riguarda i conferimenti in denaro, la legge prevede la quota minima del 25% (può essere

prevista in maniera superiore dallo Statuto, ma non in maniera inferiore). La parte restante viene ri-

chiamata dagli amministratori quando ritengono che vi sia necessità e deve essere versata dai soci.

Sussiste una disciplina di morosità dei soci che rende più efficace il vincolo ad adempiere a quanto

sottoscritto.

Questa disciplina prevede che vi sia una diffida ad adempiere nei confronti del socio non adempiente.

In caso di mancato adempimento, l’amministratore preleva le azioni spettanti a quel socio e le offre

agli altri soci. Se essi non le sottoscrivono, vengono offerte sul mercato. Se anche il mercato non le

assorbe, esse “decadono” e quindi si diminuisce il capitale sociale.

Per quanto riguarda i conferimenti in natura, la legge prevede che i beni in naturano siano integral-

mente apportanti alla sottoscrizione.

Un’altra disciplina relativa a questi conferimenti riguarda il fatto della valutazione corretta dei confe-

rimenti, per evitare sopravvalutazione da parte dei soci in modo da aumentare la propria quota di ca-

pitale/partecipazione. Per fare questo si prevede l’assoggettamento ad una procedura di conferi-

mento, che prevede:

- Valutazione del bene conferito eseguita da un esperto (perito) esterno nominato dal Tribunale

di dove ha sede la società

- Valutazione da parte degli amministratori (entro 180 gg dalla costituzione) del bene conferito,

attraverso una stima del bene stesso.

Se la valutazione del perito è corretta, essa viene confermata e al socio vengono confermate le

azioni assegnate per il valore del bene conferito e quindi la quota di capitale ad egli spettante;

Se la valutazione del perito è superiore di oltre il 20% al valore della revisione degli ammini-

stratori, bisogna modificare il conferimento attraverso 3 possibili azioni:

In questo caso, versando e compen-

Il socio versa la differenza in denaro per integrare.

o sando la differenza con nuovi conferimenti in denaro, al socio viene confermato l’inziale

quota di partecipazione al capitale e quindi gli vengono confermate le azioni assegnatoli

per il valore dichiarato inizialmente dal perito.

Per la società non vi è alcuna variazione di capitale sociale

In questo caso si ha una riduzione della quota di parte-

Il capitala sociale viene ridotto.

o cipazione del socio e quindi riduzione delle azioni in suo possesso, con conseguente ri-

duzione per la società del capitale sociale

Pag. a

41 59 (se possibile la restitu-

Recesso da parte del socio e restituzione del bene conferito

o zione). In questo caso vengono annullate interamente le azioni in possesso del socio e

viene diminuito il capitale sociale

Il Legislatore prevede alcune situazioni di esenzione della necessità di stima/perizia da parte di un

esperto nominato dal Tribunale sul bene conferito.

Queste esenzioni non esenta gli amministratori dal compito, entro 180 gg, di provvedere a rivaluta-

zione del conferimento in natura.

Questi casi di esenzione iniziale di perizia e valutazione di un esperto sono:

- Conferimento di attività finanziarie quando il valore delle stesse viene calcolato in base al va-

lore reale di mercato regolamentato.

- Conferimento di asset iscritto nel bilancio del conferente, il cui Bilancio sia stato sottoposto a

revisione contabile. Questo perché il bene iscritto è già stato sottoposto a revisione e quindi a

perizia.

- Conferimento di beni che nell’esercizio precedente è stato sottoposto a perizia di un esperto

indipendente dal conferente e di comprovata professionalità. Questa esenzione è usata molto

di rado in quanto molto contestabile per il fatto che il Legislatore non definisce cosa intende e

quando si verifica l’indipendenza del perito e la comprovata professionalità.

La disciplina dei conferimenti in natura si conclude con una norma generale che permette di evitare

elusioni dei procedimenti/processi obbligatori per i conferimenti in natura.

Un esempio di elusione di questi obblighi è la situazione in cui un socio conferisce una cifra X in de-

naro, e successivamente vende all’azienda il bene che si voleva conferire in natura, al prezzo X che

era stato oggetto del conferimento.

In questo modo si conferisce un bene (conferimento in natura) eludendo le perizie e valutazioni obbli-

gatorie. Si tratta di conferimenti in natura mascherati.

Per evitare questo il legislatore prevede una disciplina sugli acquisti rischiosi, ovvero acquisti avvenuti

dall’impresa nei confronti dei soci entro 2 anni dalla nascita dell’impresa.

Il Legislatore prevede che questo acquisto deve essere deliberato dall’Assemblea degli Azionisti e

quindi l’acquisto deve essere portato a conoscenza di tutti i soci/conferenti.

Inoltre il bene deve essere comunque, al momento dell’acquisto da parte della società, valutato da un

esperto-perito nominato dal tribunale.

In questo modo si rispettano gli obblighi dei conferimenti in natura, evitando queste elusioni.

La terza disciplina riguarda il fatto che non tutti i conferimenti devono confluire a capitale.

Un primo caso di tipologia di conferimento che non conferisce a capitale è il Sovraprezzo.

Esso confluisce a riserva e quindi confluisce a Patrimonio Netto, ma non a Capitale Sociale.

Es. conferisco 100.000 ma acquisto 50.000 azioni di valore nominale 1,5€. Il conferimento che afflui-

sce a capitale non è 100.000, ma solo 75.000 (50.000*1,5). La restante parte (25.000) confluisce a ri-

serva.

Una seconda tipologia di conferimenti che non conferiscono a capitale sono i conferimenti in conto

capitale. Essi sono conferimenti che vengono considerati capitali di rischio, ma non è imputato e capi-

tale, e verrà iscritto a Patrimonio Netto, tra le Riserve Atipiche (Riserve in conto capitale). Anch’esso

confluisce a Patrimonio Netto, ma non a Capitale Sociale.

Pag. a

42 59

Una terza tipologia di conferimento che non costituisce capitale sono i prestiti dei soci (finanziamenti

dei soci). In questo caso esso non sarà un capitale di rischio, ma un capitale di debito, e dunque la so-

cietà dovrà rimborsare questo finanziamento/prestito. Esso non conferisce nel Capitale Sociale, ma

conferisce nei Debiti.

Questo prestito/finanziamento può essere infruttifero (senza interessi) o fruttifero.

Una quarta tipologia di conferimenti che non costituisce capitale sono le azioni con prestazioni acces-

sorie. Questo in quanto nelle Spa vi è il divieto di conferire opere/prestazioni accessorie. Quindi il ca-

pitale deve essere coperto con conferimenti in denaro o in natura ma di beni, e non prestazioni.

Questo tutta via non vieta le azioni con prestazioni accessorie. Ovvero esse sono azioni conferite in

cambio di un conferimento di denaro/beni. Però queste azioni hanno intrinseche e prevedono degli

obblighi accessori di prestazioni che devono essere eseguite dal soggetto conferente che acquisisce

queste azioni con prestazioni accessorie.

Queste prestazioni non conferiscono a capitale. Il corrispettivo in denaro o beni invece conferiscono a

capitale.

Questa particolare tipologia di azioni (azioni con prestazioni accessorie) prevedono una personalizza-

zione anche del circolo/compravendita delle azioni. Per circolare queste azioni hanno bisogno del

consenso degli amministratori. Senza il consenso del Cda, l’azione non può essere venduta.

La prestazione accessoria oggetto dell’azione può essere modificata solo dietro consenso UNANIME

di tutti gli azionisti/soci.

Un quinto metodo di conferimento che non costituisce capitale sono disparità nell’assegnazione del

capitale. Questo è stato reso possibile dalla riforma del diritto societario del 2003. Essa prevede la de-

rogazione del principio di proporzionalità del capitale, salvo restando che il capitale deve essere inte-

ramente coperto dai conferimenti.

La particolarità delle Spa è che le partecipazioni sociali sono formate/rappresentate da azioni (art.

2346 codice civile).

L’azione rappresenta una porzione standardizzata minima di capitale (ogni singola azione ha il mede-

simo valore). Le azioni sono frazioni standard di capitale.

Le azioni hanno 3 “ruoli” rilevanti:

1- L’assegnazione di azioni la partecipazione al capitale sociale

attesta e misura

2- Dal numero e dalla tipologia di azioni assegnate ne deriva della partecipa-

l’entità e i contenuti

zione al capitale sociale

3- Il possesso/disponibilità delle azioni condiziona l’acquisto e l’esercizio dei diritti partecipativi

da esse derivanti

In fase statutaria deve essere iscritto il valore nominale delle azioni (valore astratto di ogni singola

azione). Questo ovviamente differisce dal valore reale della medesima azione. Tuttavia può succedere

che nello Statuto non venga inserito il valore nominale delle azioni. In questo caso si parla di azioni

senza valore nominale. In questo caso nello statuto vi è l’obbligo di indicare il numero totale delle

azioni emesse.

Il valore nominale anche in questo caso esiste, anche se non formalmente, in quanto dato da un mero

calcolo derivante dal capitale sociale fratto le azioni emesse (totale).

Pag. a

43 59

Oltre che nello statuto, il valore nominale delle azioni (o per le azioni senza valore nominale, il totale

del capitale sociale e il totale del numero delle azioni emesse) deve essere indicato sopra ogni titolo

azionario.

Ogni azione ha un valore nominale e un valore reale.

Il valore nominale indica il valore della singola azione. Il valore nominale non può mai variare nel

corso del tempo: deve restare stabile per tutta la vita dell’impresa e per tutti gli azionisti.

Il valore reale indica la frazione del patrimonio che è rappresentato dall’azione. Esso varia nel tempo

in base al variare del patrimonio (se aumenta il patrimonio, il valore reale diminuisce, se il patrimonio

diminuisce, il valore reale aumenta).

Durante la vita della società ci può essere l’esigenza di cambiare il valore nominale delle azioni op-

pure di variare il numero delle azioni emesse, al fine di variare il valore del capitale sociale. Esso può

essere un aumento o una diminuzione.

L’aumento di capitale si distingue in:

- AUMENTO NOMINALE/GRATUITO: è un’operazione meramente contabile, non reale. Consiste

nell’imputazione a capitale sociale di riserve già presenti in bilancio nel patrimonio netto. (au-

mento utilizzando parti ideali del netto)

Questo può avvenire mediante due procedure

Emissione di nuove azioni assegnate ai soci gratuitamente di pari valore nominale a

o quelle già esistenti

Aumento del valore nominale di tutte le azioni già esistenti

o

La scelta di questa operazione deve essere deliberata a maggioranza dai soci. Anche i

soci che votano contrariamente, se l’operazione passa a maggioranza, subiscono l’operazione.

- AUMENTO REALE/PAGAMENTO: è un’operazione di finanziamento dell’azienda in quanto si

aumenta il patrimonio netto. Questo si ha a causa dell’aumento del capitale sociale, lasciando

invariate le parti ideali del netto.

Per fare questa operazione bisogna conferire nuovi mezzi (provvedere a nuovi conferimenti e

sottoscrizione di nuove azioni). Questa operazione consiste nell’emissione di nuove azioni di

pari valore nominale a quelle già esistenti. Queste emissioni devono essere sottoscritte, impe-

gnandosi a fare i conferimenti (il procedimento è il medesimo della nascita dell’impresa e

quindi dei conferimenti-sottoscrizione iniziale).

I soci, in questa operazione, hanno il ma non possono essere obbligati a sot-

diritto di opzione,

toscrivere parte del nuovo capitale emesso.

Questa è una grande differenza rispetto all’aumento gratuito che se approvato a maggioranza,

viene subito da tutti i soci.

L’opzione serve a garantire ai soci la possibilità di mantenere invariata la propria posizione

reale rispetto alla società (% di capitale sociale). Questo è un diritto ma non un obbligo. Certa-

mente la non opzione fa sì che la propria posizione reale diminuisce (aumentando il capitale

sociale, il valore reale di ogni azione diminuisce).

Pag. a

44 59

I soci che fanno valere l’opzione hanno il sulle azioni di nuova emissione.

diritto di prelazione

Solo successivamente che i soci optanti non hanno fatto valere il diritto di prelazione, o

l’hanno fatto valere parzialmente e quindi non hanno sottoscritto/assorbito interamente le

nuove azioni emesse, le azioni rimanenti non sottoscritte vengono offerte a terzi e immesse

nel mercato azionario.

Tuttavia può succedere il caso in cui l’aumento di capitale a pagamento sia volto a far entrare

un terzo soggetto economicamente forte e rilevante. In questo caso è possibile eseguire l’au-

mento di capitale derogando (escludendo) il diritto di opzione.

In questo modo la nuova emissione viene direttamente introdotta nel mercato azionario, by-

passando i soci e permettendo l’entrata di terzi soci.

L’esclusione del diritto di opzione e di prelazione non sempre è possibile/concessa. Affinché

essa sia lecita e quindi valida e applicabile, si devono verificare due opzioni/situazioni:

Il conferimento necessario deve essere fatto in natura, deve avere oggetto uno specifico

o bene che è posseduto dai terzi e non dai soci

Questa esclusione dell’opzione viene richiesta e giustificata dall’interesse della società.

o Ovvero in mancanza della deroga al diritto d’opzione si minerebbe la stabilità della so-

cietà, e quindi andrebbe contro l’interesse della società.

Se l’aumento di capitale non trova risposta e giustificazione in un bisogno e/o necessità della società,

ma è unicamente volto alla diminuzione della quota di partecipazione di un socio di minoranza da

parte della maggioranza, l’atto diviene illecito e quindi non ha valore. Questo perché la volontà unica

dei soci di maggioranza di diminuire-eliminare un socio di minoranza viola il principio di buona fede e

correttezza tra soci. Questa azioni di eliminazione degli azionisti di minoranza è illecita nel mercato

europeo, ma non in tutti i mercati, infatti nei mercati anglosassoni e nei mercati Statunitensi (forte

capitalismo) questa azione e questo atto di deroga al diritto di opzione è lecito anche se non trova ri-

sconto nel reale interesse della società, ma solo nell’eliminazione di soci di minoranza “scomodi”.

Questa pratica in questi mercati fortemente capitalistici è molto usata.

La riduzione di capitale si distingue in:

- RIDUZIONE REALE: i soci decidono di diminuire il capitale sociale in quanto ritenuto troppo ele-

vato e inutile rispetto alle reali necessità della società. Questo avviene attraverso la liberazione

di risorse ai soci. In questo modo vengono “riconsegnate” ai soci (in proporzione alla loro

quota reale) risorse e mezzi finanziari. In questo modo si riduce il capitale sociale e di conse-

guenza il patrimonio netto.

Questa riduzione del capitale è soggetta ad un limite: OPPOSIZIONE DEI CREDITORI (in quanto

il capitale è a tutela indiretta di essi). Questa opposizione si concretizza col fatto che la deci-

sione/delibera di riduzione di capitale sociale e l’effettiva riduzione avviene dopo 3 mesi (90

gg). Entro questo tempo i creditori possono opporsi. Essi non hanno potere di veto e quindi in

caso di opposizione dei creditori, se si vuole comunque ridurre il capitale, bisogna portare gli

atti in Tribunale, il quale analizza e valuta se la riduzione di capitale mina la solvibilità e l’equili-

brio finanziario della società oppure no. In caso si minasse la solvibilità il giudice accoglie l’op-

posizione dei soci negando la riduzione; in caso contrario (non si mina la solvibilità e la sosteni-

bilità) il giudice accorda la riduzione. Pag. a

45 59

- RIDUZIONE PER PERDITE: riguarda il caso in cui il Patrimonio Netto della società (Attivo-Debiti)

è di entità inferiore del capitale sociale (ovvero il patrimonio netto non copre il capitale so-

ciale). In questo caso si dice che si ha una perdita contabile di capitale.

In questo specifico caso la legge prevede una serie di operazioni obbligatorie volte al riallinea-

mento tra capitale sociale e capitale reale.

Questa procedura prevista di legge si applica solo in casi molto gravi di perdita di capitale.

Nello specifico si applica quando la perdita di capitale supera di 1/3 il capitale sociale (PN copre

solo per 2/3 il capitale sociale).

La legge prevede che gli amministratori informino e convochino immediatamente l’assemblea

degli azionisti, nella quale presentano la situazione contabile aggiornata evidenziando la per-

dita superiore a 1/3 del capitale sociale.

Le possibili soluzioni per “risolvere-riallineare” la situazione sono:

I soci coprono la perdita con l’apporto di nuovo denaro cash (nuovi conferimenti che

o fanno aumentare il PN e vanno ad “eliminare” la perdita di capitale)

Si riduce il capitale sociale in modo da allinearlo alla situazione reale societaria e quindi

o ridurre la perdita e fare sì che il PN sia pari o poco inferiore al capitale sociale.

La legge prevede tuttavia la possibilità di rinvio per un esercizio di questa situazione e perdita

di capitale. Questo avviene nel caso in cui si presume che questa perdita sia non stabile.

Se però nell’esercizio successivo essa è ancora presente, allora vi è l’obbligo di copertura-ridu-

zione di capitale.

Se questo non dovesse avvenire, la società entra in automatico in modalità di liquidazione.

La legge prevede e regolamenta anche il caso in cui il capitale si riduca al di sotto dei minimi

legali (indipendentemente da quanto sia la perdita di capitale) per la costituzione delle Spa. Il

limite legale è fissato a 50.000 € con la modifica del Governo Renzi. In precedenza era

120.000€.

Questa situazione (capitale al di sotto del minimo legale) non è consentita dalla legge, la quale

in questa situazione deroga alla concessione temporale di rinvio di un esercizio e impone che

non vi sia solamente la riduzione del capitale (in quanto sarebbe inferiore al minimo legale),

ma che vi sia anche una e quindi un’immissione di denaro cash al fine di te-

ricapitalizzazione

nere il capitale al di sopra del limite legale di costituzione di una Spa.

Se questo non dovesse avvenire, la società entra in automatico in modalità liquidazione.

Un’ulteriore possibilità che non prevede la ricapitalizzazione e l’entrata in liquidazione consiste

nella trasformazione della tipologia di società, trasformandola in S.r.l. e non più in Spa, e quindi

in una società con capitale minimo legale inferiore (10.000€).

La legge prevede che l’azione-partecipazione sia emessa in forma documentaria e quindi tramite un

documento che attesti la partecipazione (TITOLO AZIONARIO).

L’art. 2347 stabilisce che le azioni sono Questo non impedisce la contitolarità delle azioni,

indivisibile.

purché venga garantita l’indivisibilità delle stesse.

Le azioni sono anche Questo significa che non si può vendere o assegnare ad altri parte

inscindibili.

Esempio è illecito e non possibile il fatto che un soggetto detentore

dei diritti derivanti dall’azione.

del titolo tenga per sé il diritto agli utili, ma cede ad altri il diritto di voto.

Pag. a

46 59

Le azioni rappresentano e incorporano un pacchetto/frazione omogenea di diritti, uguali per tutte le

azioni. I diritti assegnati dalle azioni sono di due tipi:

- NATURA PATRIMONIALE:

questo diritto non nasce dalla sola presenza di un utile nel Bilancio, ma

Diritto agli utili:

o nasce dalla delibera degli amministratori di distribuzione dell’utile. Questa delibera av-

viene dall’assemblea ordinaria degli azionisti in sede di accettazione del bilancio.

Gli utili, se non distribuiti, possono essere reinvestiti nell’impresa, apportandoli a ri-

serve, in modo da consolidare il Patrimonio Netto e da essere utilizzate in caso di neces-

sità esempio per coprire eventuali future perdite.

Questa decisione tuttavia non può essere cronica, strutturale e sistematica. In questo

caso diviene illegittima secondo il principio di buona fede e correttezza. In questo caso

si deroga la decisione di non distribuzione degli utili dell’assemblea, e si distribuiscono:

La decisione di quando essa diviene strutturale e sistematica dipende e va analizzata

caso per caso. in caso di scioglimento della società

Diritto alla liquidazione

o che consiste nella possibilità per il socio di sciogliersi dalla società,

Diritto di recesso

o mediante proprio atto unilaterale di manifestazione di volontà di recesso. Ha il diritto

anche di ottenere anticipatamente, al momento del recesso, la liquidazione a lui spet-

tante, in base a indici e criteri di calcolo

L’art. 2437 prevede casi specifici in cui si può applicare questo diritto di recesso, che

non può essere fatto valere “casualmente”. Questi requisiti sono:

Modifica dell’oggetto sociale

Fattispecie Trasformazione della società

inderogabili Trasferimento della sede sociale all’estero

di diritto di Revoca dello stato di liquidazione

recesso, pre-

viste e tute- Eliminazione di una o più cause di recesso previste nello Statuto

late da legge Modifica dei criteri di valutazione delle azioni in caso di recesso

 Modifiche statutaria riguardanti il diritto di voto e/o di partecipazione

Fattispecie Proroga del termine della società

derogabili Introduzione-eliminazione di vincoli alla circolazione delle azioni

dallo Statuto Altre possibili cause introdotte dallo Statuto per incrementare la tutela del socio

- NATURA AMMINISTRATIVA: La norma generale è “Un’azione, Un voto” dunque il peso del

Diritto al voto in assemblea.

voto di ogni socio è in proporzione alle azioni da esso possedute.

Tuttavia sono concesse alcune azioni a voto plurimo, quindi differenti pesi di voto a seconda

delle azioni (LEVA FINANZIARIA). Questo è concesso per le Spa non quotate in Borsa.

Per le Spa quotate in Borsa non è concessa la leva finanziaria e quindi tutte le azioni devono

avere il medesimo peso in assemblea.

Le azioni devono essere omogenee, uguali, con medesimi diritti. Questo è valido all’interno della me-

desima tipologia di azioni.

Ovvero ci sono molteplici tipologie/categorie di azioni, con caratteristiche e diritti differenti. Tuttavia

tutte le azioni rientranti in una categoria di azioni devono essere omogenee, col medesimo pacchetto

di diritto. Pag. a

47 59

Questa differenziazione delle tipologie di azioni nelle Spa è tuttavia poco utilizzato in quanto normal-

mente si usano e immettono nel mercato solamente azioni ordinarie.

La creazione di molteplici e differenti tipologie di azioni rende molto più complicata la gestione e la

Governance della Spa da parte degli amministratori, in quanto oltre all’assemblea generale degli azio-

nisti, devono essere costituite e gestite ulteriori assemblee degli azionisti “speciali”, divise per tipolo-

gie di azioni.

L’azione è un titolo di credito nominativo, uno strumento che permette la circolazione della parteci-

pazione incorporata in questo titolo circoli senza il coinvolgimento e l’autorizzazione degli altri soci.

Dunque la partecipazione circola autonomamente.

Questo fa sì che si crea e nasca un mercato secondario (es. mercato Borsistico).

Per fare questo esistono due possibile tipologie:

- TRANSFER (non utilizzata in quanto comporta il coinvolgimento della società): consiste

nell’iscrizione nei libri contabili sociali del circolo della partecipazione

- GIRATA AUTENTICATA del notaio: il notaio certifica e autorizza la girata e le varie girate di

quella partecipazione.

Tutte queste girate avvengono senza coinvolgimento della società.

Solo in sede di voto e assemblea allora il nuovo e ultimo proprietario della partecipazione si

presenta e fa registrare nei documenti contabili tutte le varie girate intercorse e autenticate

dal notaio.

Questo fa creare un mercato indipendentemente dalla società, la quale viene coinvolta solo

quando l’azionista fa valere i suoi diritti derivanti dal titolo di credito e quindi si presenterà in

assemblea.

Nei titoli di credito vale la regola che colui che risulta titolare della partecipazione si considera le-

gittimo titolare del titolo, anche se colui che l’ha venduta non era titolare legittimo della parteci-

pazione e del titolo di credito.

Nel diritto civile se io rubo un telefono e lo vendo ad un soggetto che lo acquista in buona fede, il

soggetto acquirente non acquista il diritto di proprietà e quindi non diventa legittimo proprietario.

Il terzo potrebbe far valere il suo diritto originale sul bene prima del furto.

Nel diritto commerciale azionario se io rubo una partecipazione e la vendo ad un soggetto che la

acquista in buona fede, il soggetto acquista il diritto di proprietà e diviene legittimo proprietario

(possesso implica proprietà legittima).

Il terzo non potrebbe far valere il suo diritto originale sulla partecipazione prima del furto.

Questo serve per rendere più stabile e sicuro il mercato secondario delle azioni.

Oggi questi titoli di credito possono non essere cartacei ma dematerializzati (elettronici). Per fare

questo (dematerializzare i titoli) bisogna appoggiarsi e far intervenire un operatore autorizzato e qua-

lificato (es. banche) che gestiscono queste azioni dematerializzate e registrano tutte le girate e i tra-

sferimenti di proprietà della partecipazione, senza più necessità della girata fisica autenticata del no-

taio. Pag. a

48 59

La dematerializzazione dei titoli può essere di due differenti tipi:

- DEMATERIALIZZAZIONE DELL’EMISSIONE (totale): non esistono azioni fisiche cartaceo, ma ven-

gono emesse dalla società già in forma elettronica e affidata a organi competenti (Banche) per

la gestione e circolazione

- DEMATERIALIZZAZIONE DELLA CIRCOLAZIONE (parziale): esistono azioni fisiche cartacee

emesse dalla Spa, la quale le “affida”, deposita e concentra tutte all’organo competente (Ban-

che) che ha il compito di dematerializzarle e farle circolare.

Le Spa possono, per svariati motivi, acquisire e detenere azioni di propria emissione (azioni proprie).

1- Questo viene fatto per un interesse di tipo organizzativo, per poter e per necessità di assegnare

queste stesse azioni di propria emissione ai propri organi sociali (amministratori), in modo da invo-

gliarli e incentivarli al risultato dell’azienda, in quanto detenendo azioni della Spa, hanno diritto alla

distribuzione degli utili dunque, più utili gli amministratori sono in grado di produrre con la gestione,

maggiore sarà il loro guadagno.

2- L’acquisizione di azioni proprie può essere fatto dalla società quando si teme una scalata societaria

di un determinato soggetto. Questo è il caso in cui un soggetto evidentemente inizia ad acquisire la

maggior parte delle azioni disponibili della società, in modo da voler diventare l’azionista di maggio-

ranza o addirittura, in casi estremi di scalata societaria, l’unico azionista. In questo caso la società può

tutelarsi attraverso la “rastrellazione” (acquisizione) di azioni proprie. Così facendo il soggetto che

tenta la scalata aziendale non potrà mai diventare unico azionista, in quanto parte di azioni sono de-

tenute dalla società stessa.

3- La società può essere interessata ad acquistare azioni proprie per stabilizzare i valori di listino, ed

evitare-fermare la speculazione su di esse e un eccessivo abbassamento dei prezzi delle azioni. Que-

sto può succedere quando vi è un’eccessiva vendita da parte dei soci delle azioni. Questa eccessiva

vendita fa abbassare drasticamente i prezzi. In questo caso la società può acquistare azioni proprie, in

modo da ridurre le vendite e quindi le azioni in circolazione nel mercato. In questo modo si ha un in-

nalzamento dei prezzi e quindi una stabilizzazione della situazione.

Queste operazione (di acquisto di azioni proprie) possono essere messe in atto dalla società solo nel

caso in cui siano strumentali all’interesse della società.

Il Legislatore tuttavia ha posto dei limiti all’acquisizione di azioni proprie in quanto molto “pericolose”

e “rischiose” in quanto minano la stabilità e la veridicità della situazione patrimoniale e finanziaria

rappresentata dal Bilancio societario.

I principali limiti sono:

1- strumentale all’interesse della società

2- nel limite degli utili e delle riserve iscritte in Bilancio

3- azioni interamente liberate

Esempio se una società nel Bilancio ha iscritto attività circolanti per 100.00 (di cui 80.000 azioni pro-

prie e 20.000 denaro), è differente in termini di solvibilità di una società che ha attivo circolante per

100.000 di cui 20.000 azioni proprie e 80.000 denaro contante)

Nel primo caso se si contrae un debito di 50.000, nonostante le attività sono superiori nettamente, si

potrebbe non essere in grado di rispettare ed essere solvibili rimborsando il debito.

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alecolle96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Bordiga Francesco.

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