Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Va iscritto nel registro delle imprese, nel caso di ditte simili il secondo che ha iscritto

deve modificare per evitare confusione sul mercato.

• INSEGNA (art. 2568): individua i locali in cui si svolge l’attività dell’impresa. Non

deve essere confondibile con insegne precedentemente usate.

• MARCHIO: individua un prodotto come proveniente da una determinata impresa. E’

l’elemento distintivo più importante. Trova la sua disciplina nel codice della

proprietà industriale (d.lgs 3072005), ma la legge marchi risale al 1941, nel 1992

la legge è stata modificata per seguire una direttiva comunitaria. Nel 2005 è stato

emanato il codice della proprietà industriale.

L’imprenditore può decidere di usare altri segni distintivi atipici, quindi non previsti dalla

legge, come per esempio: musica, depliant, arredamento di un certo tipo, nomi dei siti

internet.

COME PUO’ ESSERE PROTETTO IL MARCHIO?

La legge attribuisce il diritto di uso esclusivo del marchio che dura 10 anni rinnovabili ed è

trasferibile attraverso le licenze, ma perché ciò avvenga il marchio deve essere registrato

presso l’ufficio italiano brevetti e marchi (UIBM), per categorie di prodotti, in quanto se i

prodotti non sono affini non vi è interferenza con la disciplina.

PRINCIPIO DELLA SPECIALITA’ DELLA TUTELA: l’esclusiva sull'uso del marchio si

estende fin dove può arrivare la confusione e non oltre.

I requisiti per la registrazione sono:

novità (art. 12 CPI), diversità rispetto ai marchi precedentemente usati (anche non

a) registrati) e precedentemente registrati.

IPOTESI 1: non deve essere identico o simile ad un marchio già noto (usato ma non

registrato, il consumatore medio conosce il prodotto) per prodotti e servizi identici o affini

se ciò possa determinare un rischio di confusione (sull’origine imprenditoriale); ciò non

vale se il marchio non ha acquisito notorietà oppure l’ha acquisita solo a livello locale.

ESEMPIO:

Dal 2000 un’azienda A produce marmellata che ha il marchio SOLE che non è registrato;

nel 2012 un’altra azienda B chiede la registrazione del marchio SOLE per la produzione di

marmellata. Se il marchio di A è noto allora l’azienda B non lo può registrare, se invece il

marchio A fosse locale o non fosse noto allora l’azienda B lo può registrare. A può

comunque continuare ad utilizzare il marchio solo nei limiti del preuso, geograficamente,

merceologicamente e quantitativamente.

IPOTESI 2: non sono nuovi i marchi che siano identici ad un marchio già registrato per

prodotti identici (doppia identità).

IPOTESI 3: non sono nuovi i marchi identici o simili ad un marchio già registrato per

prodotti identici o affini se si verifica il rischio di confusione per i consumatori.

IPOTESI 4: non sono nuovi i marchi identici o simili ad un marchio già registrato anche per

prodotti non affini qualora si tratti di marchi di rinomanza, ovvero quei marchi che hanno

15

una particolare notorietà, i quali attribuiscono il diritto di uso esclusivo assoluto (tutela

ultramerceologica). Perché?

• perché ci si approprierebbe della reputazione

• perché non si crei un discapito per il proprietario del marchio rinomato

capacità distintiva (art. 13 CPI), non possono essere registrati i marchi privi di

b) carattere distintivo:

IPOTESI 1: non possono essere registrati come marchi i segni divenuti di uso comune

(esempio la parola ORO).

IPOTESI 2: non possono essere registrati come marchi i segni costituiti esclusivamente da

denominazioni generiche o da indicazioni descrittive (esempio la parola ACQUA per

l’acqua).

Possono quindi essere registrati solo i marchi DI FANTASIA (marchio forte) e quelli

COSTITUITI IN PARTE DA DENOMINAZIONI GENERICHE E INDICAZIONI

DESCRITTIVE (marchio debole). L’acquisto e la perdita della capacità distintiva dipendono

dall’uso che viene fatto del marchio. (vedi Caso 7)

Nel caso di acquisto si parla di SECONDARY MEANING e nel caso di perdita si parla di

VOLGARIZZAZIONE. Quest’ultima situazione sussiste solo in presenza di due condizioni:

• denominazione generica

• attività o inattività del titolare (ribadire costantemente la registrazione del marchio

attraverso la R, diffide ai contraffattori, azioni di contraffazione)

I marchi complessi sono quelli composti da una parte letterale e una figurativa

ESEMPIO: La società titolare del marchio Husky (marchio complesso) propone un’azione

di contraffazione contro una società che fa uso della parte grafica del marchio Husky. La

società citata ha risposto dicendo che essendo la parola Husky diventata denominazione

generica, allora l’intero marchio era decaduto. In realtà, anche essendo diventata

denominazione generica, la società ha sempre difeso il marchio e quindi non poteva

sussistere la decadenza; inoltre se il marchio è decaduto solo in parte, la parte restante

non ne risente.

DECADENZA: è quella conseguenza giuridica che si verifica al determinarsi di certi

presupposti e che comporta la perdita del diritto di esclusiva del marchio dal momento del

verificarsi della causa. Quest’ultima si verifica quando il marchio perde uno dei requisiti in

un momento successivo alla registrazione.

La decadenza si verifica in caso di:

• volgarizzazione

• decettività sopravvenuta

• illiceità sopravvenuta

• non uso del marchio

Quest’ultima situazione (art. 24) presuppone che il marchio debba formare oggetto di

uso effettivo (non simbolico) da parte del titolare o con il suo consenso (licenza), entro 5

16

anni dalla registrazione, senza interrompere l’uso per più di 5 anni che può essere

giustificato solo per un motivo legittimo (non deve mai dipendere da una scelta, viene fatto

per evitare l’accaparramento di marchi, ossia il tentativo di registrare più marchi possibili

per escludere gli altri dall’uso egli stessi).

Da non confondere con la NULLITA’ i cui effetti sono retroattivi al momento della

registrazione. Quest’ultima si verifica quando il marchio è privo di uno dei requisiti al

momento della registrazione.

Liceità : se contrario alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume.

c) Non ingannevolezza : attraverso il marchio viene trasmesso un messaggio non

d) veritiero al consumatore. Se il marchio esprime delle qualità del prodotto, quelle

qualità devono essere vere.

Questi requisiti non vengono verificati approfonditamente dall’UIBM quindi è possibile che

un nuovo marchio sia già esistente, in questo caso o il marchio passa inosservato oppure

viene posta un’azione in giudizio verso quel marchio e la validità viene determinata dal

giudice ordinario, quindi se si riscontra la mancanza di uno dei requisiti viene dichiarata la

nullità del marchio.

OGGETTO DELLA REGISTRAZIONE (ART. 7 CPI)

Sono idonei ad essere oggetto di registrazione quei marchi che:

• hanno rappresentazione grafica

• sono idonei a distinguere il prodotto di un’impresa da quelli delle altre imprese

MARCHI DENOMINATIVI: marchi rappresentati da una o più parole.

MARCHI FIGURATIVI: marchi rappresentati da un disegno. Per capire se quest’ultimo è

contraffatto si tiene conto anche dell’aspetto concettuale.

MARCHI COMPOSTI DA LETTERE O NUMERI: quella lettera o quel numero non

possono essere monopolizzati e quindi vengono chiamati marchi deboli.

SUONI: problemi di rappresentabilità grafica, quindi non immediatamente percepibile

visivamente. Per questo motivo non può essere registrabile come marchio.

MARCHI DI FORMA: la forma di un prodotto può essere registrata come marchio.

MARCHIO DI COLORE: tonalità cromatiche che vengono registrati.

Le norme non dicono nulla circa il problema del MARCHIO OLFATTIVO, però

recentemente si sono verificate 2 controversie, non in Italia, (gomitoli di lana profumati /

palline da tennis profumate). In seguito la corte europea ha deciso che questo tipo di

marchio non può essere registrato perché quest’ultima non può essere rappresentabile

graficamente.

MARCHI DI FORMA:

Questa possibilità può determinare molto facilmente delle controversie, in quanto può

essere difficile distinguere l’estetica di ogni prodotto. (Caso 8)

Gli impedimenti a questo tipo di marchio sono (art. 9):

• forma imposta dalla natura del prodotto: il prodotto può esistere solo se dotato

di una particolare forma. Si riesce a comprendere sul piano teorico ma non si è mai

17

riusciti a individuare un esempio pratico, quindi nella prassi fondamentalmente

questo problema non si pone.

• forma necessaria per ottenere un risultato tecnico: è quella forma necessaria

per ottenere un determinato risultato tecnico. E’ stata associata a questo problema

la disciplina delle innovazioni tecniche, protette da brevetti, le quali hanno un

periodo di validità limitato. Se si potesse registrare una forma di questo tipo

(quindi brevettabile) è come se venisse vanificata la disciplina delle innovazioni

tecniche.

• forma che da un valore sostanziale al prodotto: è quella forma che ha un

particolare valore dal punto di vista estetico. Quando viene raggiunto questo

particolare valore estetico?

quando la forma è una ragione rilevante d’acquisto

a. quando la forma è la principale ragione d’acquisto

b.

Gli impedimenti NON POSSONO ESSERE SANATI!

DIRITTO DI USO IN ESCLUSIVA (art. 20 CPI): diritto di vietare ai terzi di usare :

• un segno identico al marchio registrato per prodotti o servizi identici (si prescinde

dal rischio di confusione);

• un segno identico o simile al marchio registrato per prodotti o servizi identici o affini

se dalla somiglianza può derivare un rischio di confusione per il pubblico (può

consistere anche in un rischio di associazione);

• un segno identico o simile anche per prodotti non affini se il marchio registrato gode

di rinomanza e se può procurare un indebito vantaggio o un pregiudizio (condizioni

cumulative).

I casi di violazione di questo diritto di esclusiva rientrano nella CONTRAFFAZIONE.

CRITERI PER VALUTARE LA CONFONDIBILITA’:

- Giudizio analitico o sintetico? Sintetico, ovvero si da una valutazione complessiva cui

può seguire una valutazione analitica ma in questi casi lo scopo è quello di suffragare ciò

che è emerso dalla valutazione sintetica. Perché? Perché si fa riferimento alla valutazione

che verrebbe fatta dal consumatore medio. La confusione emerge nel consumatore in

base al ricordo, ovvero l’associazione del marchio ad un’altro già visto. Il nesso

associativo si reputa essere il fondamento della confusione del consumatore.

- Il parametro di riferimento è il consumatore medio di quel prodotto specifico.

- Il marchio può essere valutato da un punto di vista grafico, fonetico e

logico-concettuale.

Assume rilevanza la differenza tra marchi deboli e forti, in quanto è molto più facile

incorrere in una contraffazione di marchi deboli, piuttosto che di marchi forti. I marchi

deboli possono essere rafforzati nella loro capacità distintiva.

TUTELA DEL MARCHIO DI RINNOMANZA (è una tutela degli investimenti):

Se un marchio viene registrato, il diritto di esclusiva può consistere anche in una tutela

particolare nel caso in cui quel marchio abbia acquisito rinomanza. 18

Introdotta nel 1992 per dare una tutela a coloro che avessero registrato un marchio e lo

avessero utilizzato in modo tale da creare un valore attrattivo particolare per il marchio

stesso. Se il marchio attrae i consumatori è perché chi lo ha creato è stato in grado di

creare questo valore attrattivo, e ciò va tutelato evitando gli atti di agganciamento alla

reputazione altrui.

COSA E’ CONSIDERATO MARCHIO DI RINOMANZA?

La valutazione è fatta dal giudice con i seguenti criteri:

• in alcuni casi i giudici che si trovano davanti a marchi particolarmente conosciuti

(Louis Vuitton, Ferrari) il giudice si limita a confermare questa rinomanza senza fare

alcuna valutazione.

• nei casi in cui il marchio non sia particolarmente conosciuto si utilizzano i seguenti

strumenti:

sondaggi di opinione

a. quota di mercato

b. entità degli investimenti

c. canali di distribuzione

d. canali di diffusione pubblicitaria

e.

INDEBITO VANTAGGIO: l’utilizzo di un marchio simile ad un marchio di rinomanza

permette di risparmiare sugli investimenti per permettere la conoscibilità dello stesso,

permette di avere un più immediato riscontro con il pubblico per effetto dell’associazione.

Fenomeno detto di parassitismo o free-riding con cui il terzo trae dei benefici.

PREGIUDIZIO AL MARCHIO REGISTRATO: effetto che può consistere nel calo delle

vendite a causa del sempre minore rivolgersi al marchio originale. Se il prodotto è molto

imitato può calare lo status-simbol che il marchio rappresentava.

Ci sono alcuni usi consentiti sul marchio registrato altrui:

• quando è necessario a fini descrittivi;

• quando è necessario per descrivere la funzione del prodotto (telecomandi

compatibili).

L’art. 20 CPI attribuisce il diritto di esclusiva di natura patrimoniale, e dice che il titolare di

un marchio può vietare l’utilizzo dello stesso ad altri, salvo proprio consenso.

In base a ciò l’art. 23 CPI prevede:

trasferimento: libera trasferibilità, senza il contestuale trasferimento dell’azienda. Il

a. titolare del marchio si spoglia dei suoi diritti e li trasferisce in modo definitivo,

parzialmente (solo alcuni prodotti) o totalmente (tutti i prodotti).

licenza: il titolare del marchio concede ad un altro soggetto l’utilizzo esclusivo del

b. marchio stesso per un periodo di tempo limitato. La licenza può essere non

esclusiva quando il titolare concede l’utilizzo a più licenziatari, in questo caso il

pubblico può essere ingannato per questo motivo è previsto dall’art. 23 CPI che i

19

licenziatari s’impegnino ad utilizzare il marchio per contrassegnare prodotti uguali a

quelli messi in commercio dagli altri licenziatari o dal titolare.

E’ il titolare a dover controllare se ciò viene rispettato, è nel suo interesse poichè nel

caso in cui il marchio diventi ingannevole esso decade.

TUTELA INTERNAZIONALE DEI MARCHI

Se un marchio simile crea confusione ma al di fuori dell’Italia, non infrange alcuna norma

nel caso in cui il marchio sia stato registrato solo presso l’UIBM. Se un soggetto vuole

tutelarsi, ottenendo una protezione anche al di fuori del territorio nazionale, la prima strada

è quella del marchio comunitario, registrato presso l’Ufficio per l’armonizzazione del

mercato interno (ufficio situato ad Alicante, Spagna). La tutela si estende a tutta l’Unione

Europea. È un unico titolo giuridico, dal punto di vista sostanziale, le norme comunitarie

sono uguali a quelle nazionali.

Molto diverso è invece l’ambito di efficacia del marchio internazionale. Il marchio deve

essere depositato all’OMPI, Organizzazione mondiale proprietà intellettuale, con sede a

Ginevra, Svizzera. Il marchio internazionale (istituito con l’accordo di Madrid) è una

semplificazione. Invece di recarsi in ogni Stato per registrare il marchio, ci si reca all’OMPI

chiedendo la registrazione del marchio per alcuni Paesi. Il titolare ottiene tanti marchi, cioè

tanti titoli giuridici diversi in ogni Stato. È solo una semplificazione della procedura. È uno

strumento che può essere usato insieme a quello comunitario e/o nazionale.

DISCIPLINA DEL BREVETTO: INTERESSI TUTELATI

Le invenzioni industriali sono idee creative che appartengono al campo della tecnica e

consistono nella soluzione originale ad un problema tecnico.

Si tutelano gli interessi di natura patrimoniale e morale dell’inventore, rispettivamente

come remunerazione e incentivo per investire e come riconoscimento personale

dell’inventore nell’essere tale, ovvero il diritto di paternità dell’invenzione.

Il diritto di natura patrimoniale è limitato e liberamente trasferibile (anche con le licenze).

Il diritto ad essere riconosciuto come inventore è un diritto morale e non può mai essere

trasferito, infatti resta legato all’inventore ed è imprescrittibile. Dopo la morte dell’inventore,

il diritto può essere fatto valere da parte dei familiari che sono stati indicati.

Un soggetto, dopo aver realizzato un’invenzione, può decidere di brevettarla o meno. Se

non lo fa, può incorrere nel rischio che qualcun altro pervenga al medesimo risultato, lo

brevetti ed acquisti il diritto di esclusiva. Esiste una tutela limitata anche per le invenzioni

non brevettate, infatti chi ha fatto uso dell’invenzione nella propria azienda nei 12 mesi

anteriori al deposito dell’altrui domanda, può continuare a sfruttarla nei limiti del preuso

(resta a suo carico la prova del preuso).

I vantaggi dati dal brevetto sono:

- i diritti di esclusiva, quindi la certezza dell’esclusività dello sfruttamento dell’invenzione.

Lo svantaggio è il limite temporale.

OGGETTO DEL BREVETTO (art. 45 c.p.i.)

La legge non definisce le invenzioni, presenta un elenco che esplicita che cosa non può

essere considerato invenzione. 20

Il brevetto per invenzione industriale è concesso dall’Ufficio brevetti sulla base di una

domanda corredata dalla descrizione dell’invenzione, la quale deve rendere chiaro il

problema e la soluzione.

La descrizione risulta sufficiente quando l’esperto medio del settore dalla descrizione

allegata alla domanda di brevetto è in grado di realizzare l’invenzione. La descrizione è

una delle più importanti cause di nullità dell’invenzione.

Il brevetto dura 20 anni dalla data di deposito della domanda e non è rinnovabile, si può

perdere prima solo a causa di nullità o per causa di decadenza (mancata attuazione

dell’invenzione).

Il titolare del brevetto può esercitare un’azione di contraffazione nei confronti di chi sfrutti

abusivamente l’invenzione, inoltre il brevetto vale solo sul territorio nazionale quindi se

l’esclusiva vuole essere estesa anche nell’UE il titolare dovrà ottenere il brevetto

comunitario che produce gli stessi effetti nei paesi aderenti alla Convenzione di

Lussemburgo.

TIPOLOGIE DI BREVETTI

Il legislatore distingue tre grandi categorie di invenzioni:

Invenzione di prodotto, consiste in un nuovo prodotto materiale;

1. Invenzione di procedimento, consiste in un nuovo metodo di produzione di beni,

2. in un nuovo processo di lavorazione oppure in un nuovo dispositivo meccanico.

Invenzioni derivate, consiste in un’invenzione derivata da un’altra preesistente.

3.

Si possono avere tre diverse tipologie d’invenzioni derivate:

Invenzioni di combinazione, ingegnosa combinazione di invenzioni precedenti.

a) Invenzioni di traslazione, un’invenzione viene usata in un ambito completamente

b) diverso e nuovo.

Invenzione di perfezionamento, meno frequente rispetto alle precedenti, consiste

c) nel miglioramento di una precedente invenzione.

Le invenzioni derivate possono essere sfruttate solo sfruttando il brevetto di un’altra

persona, è necessaria infatti l’autorizzazione del titolare del primo brevetto. Se questo non

concede la licenza, chi vuole realizzare un’invenzione derivata può far sì che un tribunale

obblighi il titolare del primo brevetto a dare la licenza (licenza obbligatoria). L’Italia ha

diversi casi di licenze obbligatorie, non ci sono in tutti gli ordinamenti ed è comunque rara.

REQUISITI PER OTTENERE IL BREVETTO

L’assenza di uno o più requisiti dovrebbe bloccare la venuta in esistenza del brevetto, ma

l’UIBM fa solo un controllo formale:

Novità

- Attività inventiva

- Liceità

- Industrialità

-

Gli ultimi due sono requisiti che non creano mai problemi. L’industrialità è disciplinata

dall’art. 49 c.p.i. e significa che l’invenzione può essere replicata un numero

potenzialmente infinito di volte ottenendo sempre lo stesso risultato.

La liceità è definita dall’art. 50 c.p.i.. L’invenzione è illecita quando si possono ipotizzare

solo usi illeciti della stessa.

Novità (art. 46 c.p.i.) 21

L’invenzione è nuova se non è compresa nello “stato della tecnica”, inteso come tutto ciò

che sia accessibile al pubblico prima del deposito della domanda di brevetto.

Un’invenzione non è considerata nuova se è già parte delle conoscenze mondiali.

Attività inventiva (art. 48 c.p.i.)

L’invenzione implica attività inventiva se essa non risulta essere evidente nello “stato della

tecnica” per una persona esperta del settore.

E’ invenzione anche un piccolo progresso tecnico, purché non conseguibile da un tecnico

medio del settore facendo ricorso alle sue capacità e conoscenze ordinarie (giudizio di non

ovvietà).

BREVETTI PER MODELLI DI UTILITA’ E DISEGNI E MODELLI

I modelli industriali sono creazioni intellettuali applicate all’industria, di minor rilievo rispetto

alle invenzioni industriali.

Si possono distinguere i modelli di utilità, destinati a conferire ai prodotti maggiore

funzionalità, il cui brevetto dura 10 anni e i disegni e modelli, idee destinate a migliorare

l’aspetto dei prodotti industriali, la cui registrazione è subordinata all’esistenza dei requisiti

di novità e carattere individuale e dura 5 anni dalla domanda prorogata fino a 25 anni. Non

possono essere registrati disegni e modelli contrari all’ordine pubblico o al buon costume.

La durata riguarda solo i diritti patrimoniali di uso esclusivo e non l’unico diritto morale,

ovvero la paternità del disegno o modello che è imprescrittibile.

Diritto d'autore (dispensa generale + 5 case studies)

Il diritto d’autore ha come fine la tutela delle opere dell’ingegno, si tratta del diritto di

proprietà intellettuale più complesso ma anche più forte dal punto di vista della tutela.

Il diritto d'autore non prevede formalità costitutive, ovvero quelle formalità necessarie per

far sorgere un diritto, poiché il diritto d'autore nasce con la creazione dell'opera.

I diritti attribuiti sono alcuni di natura patrimoniale e altri di natura morale.

I diritti in capo all’autore sono indipendenti e ciò vuol dire che esso può trasferire

separatamente i diversi diritti. Le facoltà in capo all’autore possono essere esercitate o

trasferite in modo indipendente rispetto a tutte le altre.

Il diritto d'autore dura 70 anni dalla morte dell'autore, o se si tratta di coautori dalla morte

dell'ultimo dei coautori.

Il diritto d'autore non rientra nel codice della proprietà industriale ed è regolato dalla legge

633/1941 (legge autore). La prima legge sul diritto d'autore risale al 700 e si riferiva alle

opere letterarie e man mano che la tecnologia ha portato alla nascita di nuove opere il

diritto d'autore si è allargato anche ad esse.

Nel nostro ordinamento il diritto d'autore sorge per tutelare gli aspetti patrimoniali ma

anche, forse soprattutto, per tutelare i diritti morali. Nei sistemi anglosassoni l'attenzione è

più sugli aspetti patrimoniali (copyright) e molto meno su quelli morali.

Rispetto ai marchi e ai brevetti il diritto d'autore è molto meno uniformato a livello

internazionale ma grazie ad alcune convenzioni internazionali (Convenzione di Berna)

sono stati fissati dei criteri minimi che devono essere soddisfatti da tutti gli stati in materia.

Gli Stati Uniti non hanno aderito alla Convenzione per molto tempo.

CHE COSA E' PROTETTO DAL DIRITTO D'AUTORE (artt. 1 e 2)? 22

Sono protette le opere dell'ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura,

musica, cinematografia, teatro... qualunque sia il modo o la forma di espressione. Nell'art.

2 è specificato che rientrano nella tutela anche la fotografia, il disegno industriale e i

software.

A volte capita che emergano delle controversie in merito a tipologie di opere che non

rientrano nelle categorie previste dalla legge (format televisivi, mostre artistiche), quindi

l'elenco presente nella legge è solo esemplificativo e non tassativo.

Per il diritto d'autore non ha alcun rilievo il modo un cui l'opera viene fissata, fatta

eccezione per le opere coreografiche e pantomimiche che devono necessariamente

essere fissate per esistere (non è specificato come).

L'opera è ritenuta creativa se:

- reca l'impronta dell'autore + novità (introdotta dai tribunali)

- rispecchia la personalità dell'autore + novità (introdotta dai tribunali)

Nell'opera l'autore esprime la propria personalità, quindi l'utilizzo dell'opera deve

rispecchiare come l'autore vuole che l'opera stessa sia percepita.

LA NOVITA' PUO' ESSERE:

1. oggettiva

2. soggettiva

ESEMPIO:

Autore A crea l'opera musicale X

Autore B crea l'opera musicale Y molto simile o uguale all'opera X (incontro fortuito)

Cosa succede?

- Considerando la novità da un punto di vista oggettivo, confrontiamo semplicemente le

due opere, quindi l'opera non è nuova, non è proteggibile dal diritto d'autore e se sfruttata

economicamente va a violare il diritto della prima opera (X).

- Considerando la novità da un punto di vista soggettivo, considerando quindi la modalità

con cui il secondo autore ha creato la sua opera, se l'opera Y è stata creata in modo

indipendente essa è nuova e può essere protetta.

La Convenzione di Berna ha stabilito il principio per cui il diritto d'autore NON tutela l'idea,

il contenuto (informazioni, dati e notizie) o le informazioni espresse, poiché si ritiene che

per la progressione della cultura l'appropriazione delle idee debba essere libera.

Invece il diritto d'autore tutela la forma espressiva che può essere:

- esterna, modo in cui l'opera è percepita dal fruitore;

- interna, struttura dell'opera stessa.

Quindi un'opera può essere protetta non in quanto idea ma in quanto forma espressiva.

LA FOTOGRAFIA: (case studies 1)

Caso 1: Fotografo specializzato in eventi sportivi che cita in giudizio una casa editrice per

aver pubblicato un libro dedicato alle ferrari contenente fotografie molto simili a quelle 23

realizzate da lui senza chiedere il permesso.

Le foto erano prive di carattere creativo perchè erano pura rappresentazione della realtà.

Caso 2: Fotografo agisce in giudizio per l'utilizzo di sue fotografie per copertine di dischi;

egli aveva dato l'autorizzazione a utilizzare le foto per alcuni tipi di utilizzi ma non per altri.

Le foto erano dotate di carattere creativo poiché in quel preciso istante (concerto), il

fotografo è riuscito a cogliere una particolare emozione del cantante.

Caso 3: Fotografo di nature morte cita in giudizio un pittore che a partire dalle sue foto

ricreava dei quadri identici ad esse. La fotografia è tutelata dal diritto d'autore.

Le fotografie non sempre sono opere protette dal diritto d'autore, solo le fotografie dotate

di carattere creativo sono tutelate dal diritto d'autore, se non hanno carattere creativo

hanno comunque una tutela, anche se più limitata.

- FOTOGRAFIE DI MERA DOCUMENTAZIONE (art. 87): fotografie che hanno l'unico

obiettivo di rappresentare un oggetto nella sua realtà, oggetti per cui si debba mantenere

un ricordo fisso; queste sono prive di carattere creativo e non hanno nessuna tutela.

- FOTOGRAFIE SEMPLICI: fotografie di persone, elementi o fatti della vita naturale o

sociale in cui non è presente il carattere di creatività e sono tutelate da alcuni diritti

connessi.

- OPERE FOTOGRAFICHE: fotografie protette dal diritto d'autore, in cui è presente il

carattere della creatività. Il risultato della fotografia è una combinazione di attività di

fotografia e d’impiego di tecnologia.

Se la fotografia ha carattere creativo allora al suo autore sono riconosciuti tutti i diritti

(patrimoniali e morali) inclusi nel diritto d'autore;

Se la fotografia non ha carattere creativo, sono solo alcuni i diritti attribuiti all'autore:

- DIRITTI PATRIMONIALI: riproduzione e diffusione;

- DIRITTI MORALI: paternità dell'opera;

- al momento della diffusione della fotografia deve essere apposto su di essa il nome del

fotografo e l'anno di realizzazione;

- i diritti durano 20 anni dalla realizzazione della fotografia.

Il carattere creativo dipende dal modo in cui viene rappresentata la realtà, si guarda al

fatto che nel rappresentare la realtà, il fotografo sia stato in grado di compiere delle scelte

di tipo creativo (prospettiva, inquadratura, emozione, colori).

Spesso si utilizza il criterio secondo cui una fotografia risulta creativa se il risultato non

potrebbe essere eguagliato da una qualsiasi altra persona dotata di una macchina

fotografica.

PERSONAGGI DI FANTASIA: (case studies 2)

Caso 1: L'autrice di Topo Gigio cita in giudizio una società che ha prodotto un pupazzo

molto simile al suo personaggio. Topo Gigio è protetto dal diritto d'autore ma in questo

caso si tratta solamente della ripresa dell'idea di base e quindi è del tutto lecita.

Caso 2: Il personaggio del Gabibbo viene copiato da una società che produce dei pupazzi.

24

Il Gabibbo è tutelato dal diritto d'autore e quindi qualsiasi utilizzazione del personaggio

non autorizzata, risulta illegittima.

Caso 3: Le sembianze del personaggio Tex vengono utilizzate per un altro personaggio in

racconti erotici.

Tex è tutelato dal diritto d'autore e in questo caso viene ripreso l'aspetto delle sembianze

fisiche ma non quello della personalità. L'uso di un personaggio simile a quello di un

fumetto se utilizzato in un contesto completamente diverso esso non costituisce

contraffazione (sentenza del tribunale di Milano molto criticata).

Il personaggio di fantasia s’inserisce sempre all'interno di un opera che può essere

televisiva, letteraria, cinematografica oppure un fumetto (parte grafica/sceneggiatura).

Sicuramente le opere sono tutelate dal diritto d'autore ma non è sicuro che anche il

personaggio di fantasia, se separato dall'opera, sia tutelato.

Il personaggio di fantasia è tutelato dal diritto d'autore se ha determinate caratteristiche:

- creatività

- sufficiente estrinsecazione, ovvero che sia dotato di proprie e particolari caratteristiche

fisiche e di una propria personalità.

La tutela deve sfociare nella ripresa di alcuni tratti caratteristici di quel personaggio.

FOTMAT TELEVISIVI/RADIOFONICI: (case studies 3)

Problema molto sentito dagli anni 70.

Caso 1: Nel 2001 viene presentato alla SIAE il format del programma "Spendo tutto in un

giorno"; successivamente cita in giudizio la RAI per la messa in onda del programma

"Limousine".

Il primo format non è stato tutelato nei confronti del secondo perchè non era stato descritto

in modo abbastanza dettagliato.

Caso 2: Un autore propone ad un emittente televisiva un format canoro che riguarda una

competizione di canzoni napoletane, ma l'emittente decide di non acquistarlo; dopo un po

di tempo la stessa emittente crea un programma chiamato "Viva Napoli" dal contenuto

analogo. Non è stato violato il diritto d'autore perché è stata ripresa solamente l'idea.

Il format per essere tutelabile deve presentare alcuni elementi:

- titolo

- struttura narrativa di base

- apparato scenico

- personaggi fissi

Perché il format possa essere protetto deve avere carattere creativo e deve essere

dotato di una struttura e non consistere solamente in un'idea. Si ha più possibilità di

ricevere la tutela quanto più al momento del deposito il format sia descritto in modo il più

possibile dettagliato dall'autore. Più il format è estrinsecato e idoneo ad essere

immediatamente utilizzato, maggiori saranno le possibilità di tutela. Anche in questo caso

non è tutelabile l'idea ma solamente la forma espressiva del format. 25

OPERE CINEMATOGRAFICHE:

La legge sul diritto d'autore detta una disciplina particolare per le opere cinematografiche.

Negli anni ci si è chiesti se questa disciplina sia applicabile ad altri tipi di opere audiovisive

(programmi tv, video musicali).

Art. 2 sono protette le opere dell'arte cinematografica, mute o sonore, che possono essere

definite come: sequenza d’immagini in movimento, organizzata da un regista e

accompagnata da musica e parole.

Si ritiene che la disciplina delle opere cinematografiche sia applicabile alla "Video Art".

L'esigenza di tutelare le opere cinematografiche nasce dalle caratteristiche dell'opera

stessa:

- questa tipologia di opere per venire ad esistenza deve essere fissata su un supporto;

- questa tipologia di opere di solito ha diversi attori che apportano contributi per la

realizzazione della stessa, i quali sono:

1. direttore artistico (regista)

2. autore della sceneggiatura

3. autore del soggetto (testo)

4. autore delle musiche

5. autore della fotografia

6. autore dei costumi

7. autore delle scenografie

Alcuni di questi contributi possono essere scindibili dal film, come per esempio l'aspetto

musicale, mentre altri non possono esistere separatamente dal film, ad esempio il regista.

Ci sono 2 livelli di tutela:

1 LIVELLO: singoli contributi dei diversi autori

2 LIVELLO: opera cinematografica nella sua interezza

La nostra legge riconosce come coautori del film solo 4 dei precedenti elencati:

1. direttore artistico (regista)

2. autore della sceneggiatura

3. autore del soggetto

4. autore delle musiche

Per quanto riguarda gli ultimi 3, i loro contributi devono essere originali, ovvero devono

essere creati appositamente per il film.

Il PRODUTTORE CINEMATOGRAFICO tende ad essere definito come il finanziatore del

film, ma non è la sua unica funzione, la sua definizione si trova nell'art. 45, ovvero la figura

di colui che organizza la produzione e conclude i contratti con gli autori. Il produttore non

ha MAI diritti morali, perchè non svolge un'attività creativa.

I coautori hanno i diritti d'autore sul film, ma sono obbligati per legge a trasferire i diritti di

sfruttamento del film al produttore (i diritti trasferiti devono essere solo quelli di

sfruttamento cinematografico). Si ritiene che rientrino nello sfruttamento cinematografico:

- proiezione nelle sale 26

- riproduzione e vendita di dvd

- diffusione televisiva

Quali diritti restano ai coautori?

SULL'OPERA CINEMATOGRAFICA:

- diritto di sfruttamento diverso da quello cinematografico

- diritto di elaborazione (per poter elaborare il film è necessario il consenso dei 4 coautori)

- diritti morali sul film

SUI SINGOLI CONTRIBUTI:

- diritti di sfruttare autonomamente i propri contributi, con un limite (art. 49) cioè che lo

sfruttamento non rechi pregiudizio al produttore. Se il produttore non realizza il film entro 3

anni (derogabile dalle parti) dalla consegna del contributo, ogni autore torna in pieno

possesso del suo contributo.

- diritti morali sul singolo contributo.

Per quanto riguarda il contributo di altri autori non previsti dalla legge, essi non hanno i

diritti sull'opera cinematografica ma hanno i diritti sui loro singoli contributi.

Alcuni di essi hanno acquisito il diritto di essere menzionati nella pellicola.

Caso 1: Il produttore in generale non può intervenire modificando la sceneggiatura, poichè

questo diritto (elaborazione) rimane al singolo autore; può farlo solamente nel caso in cui

la modifica sia necessaria per la realizzazione del film stesso.

Caso 2: Secondo il Tribunale di Roma il secondo film non è stato ritenuto una ripresa del

primo film e quindi il film è stato regolarmente distribuito nelle sale cinematografiche. E'

stata quindi ritenuta solamente la ripresa di un'idea e non la rielaborazione del film

precedente.

OPERE IN ESEMPLARE UNICO (dispensa 5)

Opere che sono inscindibilmente legate al suo supporto materiale, l’opera coincide con il

supporto. Può esserci un conflitto tra chi è il titolare del diritto d’autore e il titolare del diritto

di proprietà. Questo conflitto non è risolto dalla legge e quindi sorgono una serie infinita di

problemi. Ci sono dei punti di arrivo in base alle sentenze relative ai casi, ma NON si tratta

di alcuna legislazione.

Caso 5: C’è chi sostiene che la distruzione dell’opera sia il massimo grado di violazione

del diritto di integrità, ma c’è anche chi sostiene che chi lo ha distrutto lo poteva fare

essendone proprietario. In questo caso in primo grado era stata riscontrata la violazione

del diritto d’autore, ma in appello non è stata riscontrata.

DIRITTO DI ESPOSIZIONE: l’autorizzazione deve essere chiesta al proprietario dell’opera

e non all’autore.

DIRITTO DI RIPRODUZIONE: l’autorizzazione deve essere chiesta all’autore dell’opera.

DIRITTO DI DISTRUZIONE: non vi è un orientamento prevalente poiché vi sono sentenze

contrastanti. 27

DIRITTI PATRIMONIALI E DIRITTI MORALI:

DIRITTI PATRIMONIALI DIRITTI MORALI (tutelano la personalità

dell’autore)

Trasferibili liberamente Inalienabili, irrinunciabili

Durata limitata (70 anni dopo la morte) Imprescrittibili (non hanno limite di durata)

Dopo la morte possono essere fatti Dopo la morte possono essere fatti valere da:

valere da: (art.23, in gerarchia)

- eredi • coniuge e figli

• genitori e altri ascendenti e discendenti diretti

• fratelli e sorelle

Caso Troisi: per quanto riguarda la rivendicazione dei diritti patrimoniali non c’è stato

nessun problema poiché la sorella, essendo erede, era legittimata ad agire, mentre per

quanto riguarda i diritti morali, questi ultimi non sono stati considerati poiché seconda la

gerarchia della legittimazione ad agire, avrebbe dovuto agire il padre e non la sorella.

I DIRITTI PATRIMONIALI:

Attengono allo sfruttamento economico dell’opera e si trovano in capo all’autore e sono dei

diritti esclusivi. Lo scopo principale è quello di ottenere un equo compenso per

l’utilizzazione dell’opera da parte di altri.

DIRITTO DI PUBBLICAZIONE: diritto di pubblicare l’opera e di procedere alla prima

pubblicazione (art. 12).

Per pubblicazione si intende la prima forma di utilizzazione dell’opera, qualunque essa sia,

in modo che la creazione sia resa accessibile al pubblico.

DIRITTO DI RIPRODUZIONE: diritto di realizzare delle copie dell’opera, è stato esteso nel

2001 (in Italia nel 2003), per adattare la disciplina allo sviluppo delle nuove tecnologie le

quali mettono a disposizione nuovi strumenti che favoriscono la copia delle opere.

Possiamo distinguere tra riproduzione diretta e indiretta e tra riproduzione temporanea e

permanente; non rilevano le modalità e gli strumenti con cui viene effettuatala riproduzione

inoltre non rilevano il soggetto che realizza la copia e le finalità della riproduzione.

DIRITTO DI DISTRIBUZIONE: ha come oggetto la messa a disposizione fisica dell’opera

su qualsiasi supporto. Questo diritto presuppone l’esercizio di due altre facoltà, ovvero la

pubblicazione e la riproduzione e permette all’autore di determinare il numero di esemplari

dell’opera da destinare al mercato, il diritto si “esaurisce” con la prima immissione

dell’opera sul mercato effettuata dall’autore o con il suo consenso.

Il principio dell’esaurimento opera sia a livello nazionale e comunitario. 28

DIRITTO DI NOLEGGIO E PRESTITO: la ragione dell’attribuzione di questa facoltà è di

sottoporre al controllo degli autori anche degli atti di disposizione temporanea delle opere,

i quali in virtù dello sviluppo delle nuove tecnologie, potrebbero favorire il fenomeno della

copiatura. Mentre il diritto di noleggio non è mai limitato, quello di prestito è limitato per

esempio nei casi di prestiti tra privati e prestiti tra biblioteche.

DIRITTO DI RAPPRESENTAZIONE, ESECUZIONE E RECITAZIONE: l’autore ha il diritto

esclusivo di eseguire, rappresentare recitare in pubblico l’opera, sia gratuitamente che a

pagamento. Perché altri possano farlo, devono chiedere l’autorizzazione al detentore dei

diritti su quella determinata opera.

DIRITTO DI DIFFUSIONE: il diritto di diffusione consiste nel diritto esclusivo dell’autore di

comunicare l’opera a distanza, mediante qualunque mezzo di diffusione tra quelli

menzionati nella norma (telegrafo, telefono, radio, televisione).

La diffusione può essere di tipo punto-massa, ovvero da un’emittente ad una pluralità di

fruitori, oppure di tipo punto-punto, ovvero da un’emittente ad un unico soggetto.

DIRITTO DI ELABORAZIONE: diritto di modificare e trasformare l’opera in qualsiasi

modo. La modifica di un’opera potrebbe dare vita ad una nuova opera, ma se

l’elaborazione compiuta era stata autorizzata dall’autore, allora la nuova opera (opera

derivata) è a sua volta protetta dal diritto d’autore e colui che ha elaborato ne è l’autore.

Il principio cardine dell’esercizio dei diritti patrimoniali è l’indipendenza dei diritti di

utilizzazione.

I diritti patrimoniali durano 70 anni dalla morte dell’autore (50 anni fino al 1993), per le

opere in comunione i diritti durano 70 anni dalla morte dell’ultimo coautore, per le opere

collettive (in cui c’è un curatore) i diritti durano 70 dalla prima pubblicazione. Per le opere

cinematografiche i diritti durano 70 anni dalla morte dell’ultimo tra questi soggetti: regista,

sceneggiatore e creatore della musica.

DIRITTI MORALI: tutelano gli aspetti personalistici della disciplina.

- diritto di paternità dell’opera;

- diritto d’integrità dell’opera: anche se l'autore ha trasferito tutti i suoi diritti patrimoniali,

può comunque intervenire se la sua opera viene utilizzata in modo da ledere il suo onore e

la sua reputazione;

- diritto di ritiro dell'opera dal commercio: l'interesse morale dell'autore prevale

sull'interesse economico (anche se è previsto un indennizzo).

DIRITTO DI PATERNITA’ DELL’OPERA (art. 20): consiste nel diritto di rivendicare (far

accertare in giudizio) la paternità dell’opera, ovvero ad essere riconosciuto come autore di

quella specifica opera. Non si tratta del diritto di apposizione del nome, ovvero di

pretendere che nell’opera sia indicato il nome dell’autore, infatti ciò dipende dalle

consuetudini. Anzi il diritto d’autore prevede che l’autore possa avvalersi del diritto di

anonimato oppure dello pseudonimo maschera (pseudonimo da cui non si riesce a

29

risalire all’identità dell’autore), in questo caso però la durata del diritto d’autore è di 70 anni

dalla data di pubblicazione dell’opera. Pur avendo scelto di avvalersi del diritto di

anonimato, l’autore di un’opera può in qualsiasi momento rivendicare la paternità

dell’opera e quindi fare accertare giuridicamente di essere l’autore. Se l’autore decide di

rivelarsi, la durata del diritto d’autore torna ad essere di 70 anni dalla morte dell’autore.

Con questo diritto, l’autore non solo può fare accertare in positivo la paternità dell’opera

ma anche in negativo, ovvero far accertare di NON ESSERE l’autore di una certa opera.

DIRITTO ALL’INEGRITA’ DELL’OPERA (art.20): è il diritto di opporsi a qualsiasi tipo di

modifica e ad ogni altro atto che vadano a danno dell’opera SOLTANTO SE dalla modifica

deriva una lesione all’onore o alla reputazione dell’autore. Ciò significa che anche se

l’autore ha ceduto i diritti di elaborazione, egli può comunque mantenere un certo controllo

sull’opera e quindi può intervenire e impedire eventuali lesioni al suo onore e alla sua

reputazione.

Caso interruzioni pubblicitarie: prima che la disciplina fosse regolamentata negli anni

90, le interruzioni pubblicitarie dei film erano talmente frequenti che rendevano irritante la

visione del film quindi esse venivano considerate lesive nel confronti dell’opera (film).

DIRITTO AL RITIRO DELL’OPERA DAL COMMERCIO (art. 142): al contrario dei primi

due non è riconosciuto da nessuna convenzione internazionale e si estingue con la morte

dell’autore. L’autore, qualora concorrano gravi ragioni morali (radicale mutamento della

posizione morale dell’autore, su un argomento profondamente etico o religioso, oppure a

causa della errata percezione dell’opera da parte del pubblico) ha diritto di ritirare l’opera

dal commercio, salvo l’indennizzare coloro che hanno acquistato dei diritti patrimoniali

sull’opera. Se il titolare dei diritti patrimoniali sull’opera non è d’accordo con il ritiro, ci si

deve rivolgere al tribunale che provvederà ad accertare le gravi ragioni morali e stabilisce

l’indennizzo (in mancanza di un accordo). L’indennizzo deve essere pagato entro un certo

termine che se non rispettato, impedisce di ritirare l’opera dal commercio.

Le copie già vendute rimangono necessariamente in circolazione.

Caso libro “Pasqua di sangue”: sostiene che nel medioevo alcune comunità ebraiche

praticavano dei sacrifici umani, le conseguenze sul pubblico sono disastrose. Lo scrittore

ha chiesto il ritiro dell’opera per il modo “errato” in cui era stata recepita l’opera dal

pubblico per poterla modificare.

LE LIBERE UTILIZZAZIONI (art. 65-71 decies)

Queste norme limitano il diritto di esclusiva dell’autore sull’opera, consentendo la libera

utilizzazione della stessa (cioè senza il consenso dell’autore).

Rappresentano un punto di equilibro tra la tutela dell’interesse individuale dell’autore

a controllare l’utilizzo delle proprie opere e la tutela dell’interesse della collettività a fruire

delle stesse.

Tra le ipotesi di utilizzazioni maggiormente rilevanti si segnalano:

a) la riproduzione, per uso personale, qualora tale riproduzione sia fatta a mano o con

mezzi di riproduzione non idonei alla diffusione dell’opera tra il pubblico;

b) la fotocopia di opere esistenti, nei limiti del 15% dell’opera; 30

c) il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o parti di un’opera, con la finalità di

critica, discussione, insegnamento o ricerca scientifica, che non sia in concorrenza con

l’utilizzazione dell’opera da parte dell’autore. Il riassunto, la citazione o la riproduzione

devono essere accompagnati dalla menzione del titolo dell’opera, dai nomi dell’autore e

dell’editore;

d) la riproduzione, sempre ad uso personale e senza scopo di lucro, di fonogrammi e

videogrammi.

La copia privata è lecita ma la legge prevede l’obbligo di pagare un equo compenso

all’autore dell’opera stessa; poiché sarebbe impossibile controllare l’attività di tutti i

soggetti, il pagamento del compenso viene imposto a quegli enti autorizzati a realizzare

copie dell’opera (es. copisterie).

Il compenso va sempre versato alla SIAE, che provvede poi a ripartirlo tra gli autori (e gli

altri aventi diritto).

SIAE, GESTIONE COLLETTIVA

Ente pubblico economico istituito nel 1882 “Società italiana degli autori” divenuto nel 1927

“Società italiana Autori e Editori”. La SIAE esercita in via esclusiva l’attività

d’intermediazione nell’esercizio dei diritti di utilizzazione economica degli autori.

La gestione collettiva dei diritti mediante la SIAE è volontaria e avviene su base

contrattuale: l’autore o il titolare del diritto possono dunque decidere di amministrare

personalmente i loro diritti patrimoniali d’autore. L’attività d’intermediazione è esercitata

solo a favore degli autori che hanno conferito mandato alla SIAE per la gestione dei propri

diritti.

VANTAGGI PER L’AUTORE:

facilita l’esercizio dei diritti di utilizzazione economica sull’opera, in particolare

1. quando l’opera è destinata ad essere utilizzata da numerosi soggetti situati in

diversi luoghi (es. pubblica esecuzione di opere musicali);

facilita il controllo dell’utilizzo delle opere da parte di terzi e il perseguimento

2. dell’utilizzazione illecita.

VANTANGGI PER L’UTILIZZATORE:

facilita le trattative e riduce i costi di transazione per mettersi in contatto con gli

1. aventi diritto;

possono ottenere licenze su singole opere (come nel caso delle opere teatrali) o

2. interi repertori (come nel caso di opere musicali) a tariffe predeterminate e non

discriminatorie.

Solo alcuni diritti possono essere intermediati dalla SIAE, cioè quelli citati nell’art. 180:

• rappresentazione

• esecuzione

• recitazione

• radiodiffusione, comunicazione al pubblico via satellite

• riproduzione meccanica e cinematografica

Il mandato viene conferito alla SIAE:

• tramite iscrizione o associazione alla SIAE

• in relazione ad una determinata categoria di opere 31

• in esclusiva e irrevocabilmente per un determinato periodo di tempo

Si svolge mediante:

• concessioni di licenze e autorizzazioni, per l’utilizzazione economica delle opere

tutelate;

• percezione dei proventi, derivanti dalle licenze e dalle autorizzazioni;

• ripartizione dei proventi, tra gli aventi diritto.

ULTERIORI ATTIVITA’ DELLA SIAE (non attuate in regime di monopolio legale):

Compito di riscossione dei compensi per:

reprografia;

a) ritrasmissione via cavo di una emissione televisiva o radiofonica;

b) copia privata di fonogrammi e videogrammi.

c)

Altre attività previste dallo statuto.

Fondamentale è l’attività che consiste nel vigilare e perseguire le utilizzazioni illecite.

Esistono altri enti di gestione collettiva:

IMAIE: ente senza scopo di lucro che amministra i diritti connessi degli artisti

1. interpreti esecutori;

SCF: ente che amministra i diritti per conto dei produttori fonografici , inoltre, grazie

2. ad accordi di collaborazione con IMAIE, amministra i diritti al compenso di artisti,

per l’utilizzo in pubblico di musica registrata.

DIRITTI CONNESSI

I diritti connessi al diritto d’autore sono attribuiti a:

soggetti che attraverso un’attività imprenditoriale rendono possibile la fruizione

- dell’opera;

artisti interpreti ed esecutori;

- particolari tipologie di opere che non sono proteggibili dal diritto d’autore.

-

Anche per i diritti connessi la protezione sorge con la creazione dell’opera ma a differenza

del diritto d’autore hanno una durata più limitata (varia a seconda dei casi) e attribuiscono

minori diritti patrimoniali (NO DIRITTI MORALI).

TRASFERIMENTO DEI DIRITTI D’AUTORE

Solo i diritti patrimoniali possono essere trasferiti ad altri soggetti e la disciplina relativa

prevede tre principi cardine che regolano tutti i tipi di contratto; la legge prevede solo due

tipi di contratto di trasferimento dei diritti d’autore:

CONTRATTO DI EDIZIONE: riproduzione a mezzo stampa e distribuzione.

1. CONTRATTO DI RAPPRESENTAZIONE ED ESECUZIONE: rappresentazione in

2. pubblico ed esecuzione in pubblico.

I tre principi generali sono:

• Qualora si voglia trasferire qualsiasi altro tipo di diritto di utilizzazione economica

(quelli non previsti dai due contratti) le parti hanno una quasi totale autonomia

32


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

41

PESO

292.55 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management per arte, cultura e comunicazione
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulia.saccomani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bocconi - Unibocconi o del prof Magnani Paola.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in economia e management per arte, cultura e comunicazione

Diritto privato, slide
Appunto
Primo parziale diritto pubblico
Appunto
2 Parziale diritto pubblico
Appunto