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Appunti di Dalla diagnosi all'indicazione al trattamento basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Lang dell’università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib, Facoltà di Psicologia, Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Dalla diagnosi all'indicazione al trattamento docente Prof. M. Lang

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Menninger, 1963 “capire come il paziente si è ammalato e quanto è ammalato, perché si è ammalato e

a cosa gli serve la malattia. Da questa conoscenza uno può trarre delle conclusioni logiche in merito a

quali cambiamenti si potrebbero apportare nel paziente o nell'ambiente intorno a lui”.

4° problema: molteplicità delle teorie e delle vie di accesso.

Luhrmann,2000

Dogmatismo Convinzione che il proprio approccio – sia prevalentemente biologico o psico-sociale –

sia quello giusto, adeguato al paziente, col maggior potere esplicativo del disturbo del paziente.

Approccio monistico (ortodossia psicoanalista) = si basa sulla convinzione che un unico approccio sia

più o meno sufficiente per spiegare la maggior parte di quello che osservano o fanno.

Eclettismo tutti i metodi vanno bene e possono essere impiegati contemporaneamente; non c’è un

metodo che spieghi meglio degli altri il disturbo psicopatologico. N.B. Problema attuale dell’oscillare tra

eclettismo e dogmatismo. Modello bio-psico-sociale (Meyer, padre della psichiatria americana). DSM

(ateoriticità).

PluralismoJaspers (fenomenologia). Ci osno metodi diversi ed ognuno è più efficace per alcune

psicopatologie; tenere conto dei limiti di una tecnica e saper lavorare anche con altre, ma senza

mischiarle. Differenze tra fenomeni mentali (mind) e cerebrali (brain). Sintomo oggettivo e soggettivo

(attenzione al funzionamento della persona).

Integrazionismoeliminare le barriere tra mind e brain; Kandel (neuroplasticità)

(Werner, formazione del simbolo come qualcosa di più della somma delle parti).

Modello del deficit: manca qualcosa.

Modello del trauma: funzionamento normale messo in crisi da «attacco» o sovraccarico.

Modello della disfunzione caratteriale: dallo stile di personalità al disturbo.

Modello del conflitto: angoscia, inefficacia e paralisi a causa di sensazioni, convinzioni, motivazioni e

obiettivi in conflitto tra loro.

5° problema: individuare cosa determina la condizione del paziente e cosa la mantiene. Capire se il

disturbo del paziente è occasionale o se invece è una cosa che si ripete, se lo contraddistingue e perché

la persona continua ad andare avanti in quel modo.

Organizzazione o struttura di personalità = funzionamento che mantiene la struttura patologica.

Dicotomia sé (livello personale) e relazioni interpersonali.

Osservare vs interpretare Jaspers

Oggetto della psicopatologia è voler sapere che cosa provano gli esseri umani nelle loro esperienze

interne e come le vivono e le relazioni fra esse e i modi del loro manifestarsi.

"con il presupposto che non conosciamo alcun concetto fondamentale con il quale l'individuo possa

essere compreso, nessuna teoria attraverso la quale la sua realtà sia riconosciuta come un evento

oggettivo del tutto”

“Dovremmo immaginare solo cosa è realmente presente nella coscienza del paziente: qualsiasi cosa

non sia davvero presente nella sua consapevolezza è fuori dalla nostra considerazione”

«...il campo della psicopatologia si estende a tutto lo psichico che possa essere colto in concetti di

valore immutabile e comunicabile (...). L’oggetto della psicopatologia è l'accadere psichico reale e

cosciente. Noi vogliamo sapere che cosa provano gli esseri umani nelle loro esperienze e come le

vivono, vogliamo conoscere le dimensioni delle realtà psichiche» (1913)

Lavorare su ciò di cui il paziente è consapevole e portarlo ad essere consapevole (non inferire, non

interpretare).

“Solo ciò che è realmente presente nella coscienza deve essere reso presente […]. Dobbiamo lasciare

da parte tutte le teorie tramandate, le costruzioni psicologiche o le mitologie materialistiche dei processi

cerebrali, dobbiamo rivolgerci puramente a ciò che nella sua reale esistenza possiamo comprendere,

cogliere, differenziare e descrivere”.

Psicologizzazione precoce, cioè applicazione precoce di modelli teorici.

Il corrispettivo della prescrizione precoce di medicine, nel corso del primo colloquio, può tradursi in un

interventismo teso a fornire o cercare soluzioni oppure, in modo meno evidente, nell’adozione, sin

dall’inizio, di modalità e schemi che possono assumere le caratteristiche di una psicologizzazione

precoce (Lang, Orefice, 1996).

Come il medico, di fronte al paziente che gli espone la sua situazione, può immediatamente cercare le

medicine da prescrivere, così lo psicologo può prescrivere, allo stesso modo, immediatamente un setting

oppure cercare o fornire delle soluzioni, magari non ancora richieste dal paziente o di cui questi non

avverte o non ha, effettivamente, la necessità (Lang, Orefice, 1996).

Sfiducia e diffidenza, fiducia, compliance e adherence

La sfiducia è una “qualità passiva, nel senso di un’estesa rinuncia alla fiducia, ovvero un più o meno

intenso, profondo e persistente scoraggiamento riguardo alla possibilità di utilizzare sia il mondo esterno

sia se stessi o alcune funzioni o capacità” (Orefice, 2002).

La diffidenza “consiste nella propensione a uno stato ipervigile e guardingo, che può andare

dall’eccessiva prudenza fino alla sospettosità continua o a uno stato di allarme specifico rispetto a una

potenziale minaccia e a una sensazione di pericolo generalizzato” (Lang et al, 2005).

Tendenza a pensare erroneamente che il paziente sia da subito alleato e che venga spontaneamente,

mentre invece spesso è costretto e non si fida. Questo è indicativo del modo abituale del paziente di

relazionarsi.

In questo caso bisogna lavorare prima su questo aspetto per far funzionare un trattamento.

STRUTTURA, FUNZIONAMENTO E PROCESSO

Sono i parametri per una diagnosi funzionale o psicologica, che si basa sul modello teorico del

pluralismo (mind and brain).

Struttura la maggior parte dei modelli della mente ipotizza l’esistenza di strutture.

“Le strutture sono costruzioni teoretiche con diversi livelli e gradi di complessità e di organizzazione”

(Meissner, 2000).

La struttura permette ” di comprendere la natura delle forze coesive o organizzanti che mantengono una

persona in una situazione di integrazione in modo che possa stare in relazione con successo nel suo

ambiente” (Guttman, 1973).

La struttura si declina in base al modello della mente ma lo psicologo clinico lavora ad un livello a-

specifico, precedente.

Funzionamento psichico Le modalità di funzionamento psichico - che si evince dall’esame di realtà,

dalla regolazione emotiva e dalla qualità delle rappresentazioni di Sé e degli altri - possono essere

diverse e i differenti livelli di organizzazione rispondono al principio della covariazione: la variazione del

livello di uno dei parametri diagnostici comporta la variazione anche del livello degli altri parametri

(Auerbach et al., 2002).

Processo “Gli eventi psicologici sono processi i quali si vengono sviluppando nel tempo [..] e come tali

sono processi che passano attraverso vari stadi di sviluppo. Questo sviluppo [..] può verificarsi nel tempo

di un solo secondo, o di una piccola frazione di secondo; oppure, come nel caso di processi intellettuali,

può continuare per un periodo di tempo considerevole, e in certe condizioni forse per giorni e settimane»

(Werner, 1940).

I processi si possono studiare prendendo in esame la funzione psicologica quando subisce un tracollo.

Non si può considerare il processo evolutivo come unitario, ma è composto da singoli processi che

possono comparire in momenti diversi.

La persona non è un’entità statica ma in cambiamento e ogni momento può essere diverso da quello

precedente perché sta avvenendo un processo. C’è possibilità di alternanza ; il clinico deve avere

capacità di vedere assetti diversi.

Uno stesso atto osservabile può essere mediato da meccanismi causali diversi concetto di

“funzionamento analogo” (Werner, 1940); le cause dei meccanismi che provocano comportamenti simili

possono essere diverse, perché ogni persona ha un funzionamento diverso.

Non confondere omologia e analogia (Schneirla, 1956): i pazienti possono avere funzionamenti

analoghi, simili ma non omologhi, identici.

Esiste il rischio di trattare un dato pattern sintomatico come qualcosa a sé stante, piuttosto che come

espressione dell’individualità complessa e unica del paziente (McWilliams , 2012)

PROCESSUALITA’ DELL’INTERAZIONE

All’interno di un colloquio si deve prestare attenzione alla processualità, cioè agli aspetti che possono

aiutare a capire cosa sta succedendo al si là del contenuto.

Ripetizioni (di frasi, di tematiche, di comportamenti, di sequenze, di manierismi, di emozioni): segnalano

l’importanza del materiale e il timore del paziente che il clinico non abbia capito perché per lui è così

importante, cosa c’è dietro (perciò bisogna chiedere a lui di spiegarlo); quanto più sono numerose

quanto maggiore è l’attenzione che deve essere loro dedicata.

Sequenza: l’elaborazione mentale si organizza attraverso networks associativi; valore comunicativo

particolare nella clinica ( Arlow, 1979), in quale sequenza dice le cose il paziente (differenza pazienti

confusi e no); pattern ricorsivi del rapporto tra argomento, comportamento ed emozioni (per es

disorganizzazione del discorso quando si parla di un preciso argomento) che segnala problemi.

Emozioni: risposta viscerale automatiche e involontaria che può segnalare l’importanza del materiale

anche se il paziente non ne è cosciente. Ci sono due estremi di difficoltà, le emozioni intense e quelle

appena percettibili, mentre a livello normale è più facile riconoscerle e gestirle. Il fattore scatenante delle

emozioni non è sempre evidente e il paziente può non sapere cosa sia (focalizzarsi su cosa ha

scatenato l’emozione, sul tipo di emozione). Può non esserci analogia tra ciò che il paziente fa, ciò che

dice e l’emozione che percepisce (non interpretare ma chiedere al paziente cosa sta provando, per es il

pianto può essere sia manifestazione di rabbia, che di vergogna, di sollievo, di impotenza, di gioia; la

rabbia che fa urlare può mascherare colpa o vergogna; un improvviso mutismo può segnalare un

sovrapporsi di emozioni diverse).

Livello 1: indagare se le emozioni/sensazioni sono già capitate e in che situazioni. “Queste le è in

qualche modo familiare? Ci sono stati altri momenti in cui si è sentito inondato dalle sensazioni come in

questo momento? In quali momenti? Me li racconta?”. Prestare estrema attenzione analogie che

possono fornire indizi per l’emozione, il fattore scatenante o il significato.

Livello 2: il paziente non ricorda che questo gli sia già accaduto, non ha idea di come sia possibile

etichettare l’emozione; si può chiedergli se la sensazione di non riuscire a mettere in parole le sue

emozioni gli sia familiare e se è in gradi di fare qualche esempio. Questo permette di avere informazioni

rispetto al modo in cui il paziente lotta con il proprio mondo emotivo. Aiutare i pazienti pervasi

dall’emozione a distaccarsene, a guardarla oggettivamente e gestirla; introdurre uno spazio tra il

paziente e l’emozione (in modo che il paziente non sia l’emozione) e fare in modo di non essere pervasi

dalle emozioni scatenate dai pazienti.

Livello 3: rilevare la ricchezza e il potere del momento emotivo; trasmettere fiducia in merito al fatto che

quello che oggi sembra confusivo acquisterà un significato che recupereremo insieme; questa modalità

di etichettare il lavoro come importante riduce la sfiducia e fornisce un modello di lavoro come èquipe.

È importante capire come la persona si sente perché l’emozione spesso non dipende da eventi esterni.

Spesso il paziente non riesce a ricostruire da cosa deriva il suo stato emotivo.

Discontinuità o discrepanze (salti logici, discrepanze tra quello che il paziente dice e l’emozione che

manifesta, contraddizioni nel comportamento, contraddizioni tra attitudine e rendimento, presentazioni

molto diverse di una medesima situazione) : contraddizioni (capire perché il paziente ci cade), esistono

entrambe le percezioni tra cui il clinico deve scoprire il nesso (qual è il possibile elemento, tema sotteso

per cui accadono le discontinuità). Le discrepanze non vanno lasciate perdere come si fa comunemente,

vanno valutate (se ne deve prendere atto); il paziente tende ad evitarle perché creano un problema.

Il clinico deve fare attenzione al proprio funzionamento per rilevare le discrepanze, in modo che i propri

parametri o le proprie difficoltà non incidano sulla percezione del paziente.

CONSIDERAZIONI RIGUARDO ALL’INDICAZIONE AL TRATTAMENTO

Valutazione clinica iniziale

valutazione più approfondita

presenza di disturbi in comorbilità

grado e tipo di compromissione funzionale, quadro psicopatologico conclamato o tratti di funzionamento

malsano che portano sofferenza

progressi e arresti dello sviluppo, lo sviluppo non è una linea continua ma ci sono progressi e regressioni

(un disturbo, per es compromissione dell’interpretazione della realtà, c’è sempre stato, è iniziato ad un

certo punto o c’è adesso?)

stili di coping adattivi e maladattivi, come il paziente si è organizzato di fronte al disadattamento, quali

sono i fattori stressanti e quali le risorse del paziente

eventi stressanti e risorse per affrontarli.

Multimethod assessment: informazioni che provengono dal paziente + informazioni che provengono da

altre persone + strumenti di valutazione + esami specialistici

Gestione del paziente

1.Far fronte alla crisi e monitorare la sicurezza del paziente.

2.Stabilire e mantenere un contesto e un’alleanza terapeutica


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AUTORE

VeroG91

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e neuropsicologia
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VeroG91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dalla diagnosi all'indicazione al trattamento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Lang Margherita.

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