VIOLENZA POLITICA E TERRORISMO
(I parziale)
Struttura del corso:
1) Metodologia ed epistemologia: terrorismo/terrore,
sovversione/eversione, polizia/rivoluzione, gewalt/violenza
politica, strategia della tensione ecc.
2) Teorie dell’azione: percorsi di adesione, quadri motivazionali,
culture politiche ecc.
3) Traiettoria storica: conformarsi “moderno” della violenza
politica, congiunture, costanti, cesure, catene concausali ecc.
4) Fenomenologia: forme, caratteristiche, dinamiche interne,
sviluppi, epiloghi ecc.
5) Reazione e impatto civile: rappresentazioni, narrazioni,
distorsioni, condizionamenti, incisioni permanenti, rigetti ecc.
Violenza politica: ogni atto di offesa, rottura, coercizione fisica mosso da interessi legati
ª all’ordinamento, alle leggi, allo spirito comunitario e al patto sociale della coesistenza
organizzata
Terrorismo: manifestazione più estrema, frontale, brutale, efficiente, apodittica e
ª clamorosa della violenza politica, esso raggiunge un tale livello di brutalità e violenza da
diventare auto-evidente
RAGIONI DI INTERESSE E CONTRIBUTO ETICO
Nelle scene abbiamo visto elementi della violenza politica e del terrorismo:
• Apocalypse Now – monologo del Tenente Kurtz
- idea del giudizio, della razionalità umana
- annessi di umanità, empatia e solidarietà verso gli altri che vengono considerati
come uno ostacolo e una debolezza.
- lui chiede di andare oltre il terrore, parla a un certo punto di genio
® concettualizzazione della guerra santa, ovvero dell’azione che, al di là del dolore
che prova, viene sempre considerata giusta
• Scena del «popolo minorenne»
- si parla di vaccino e di repressione verso un popolo considerato minorenne
- qui dalla causa suprema passiamo al paternalismo che deve prendersi cura di un
popolo incapace di badare a sé stesso che si espone ai pericoli
- vuole usare la repressione per riportare la civiltà
- idea di organicismo: idea che le società umane siano come degli organismi in cui
ogni parte deve essere in equilibrio con le altre, per questo quando una parte
cresce troppo bisogna intervenire per ripotarla nella sua giusta dimensione (e
quindi rimettere in piedi l’organismo sociale)
• Monologo di Mercadini:
- tipo di violenza politica che viene evocata e ci ricorda la dinamica del bambino-
adulto, in cui può valere solo la legge del più forte
1
Quindi, siamo tra un Macchiavelli che predica la necessità di macchiarsi l’anima per salvare lo
stato e un Hobbes, con il suo Leviatano messo in piedi per tenere la tenuta del tessuto sociale.
Se risaliamo il filo lasciato dal terrorismo e dalla violenza politica arriviamo ad una radice atavica
della nostra civilizzazione
¯
idea che la violenza politica rappresenti una valvola di sicurezza che si può applicare quando si
crede che la civilizzazione sia arrivata ad un punto di corruzione e contaminazione tale da dover
tornare allo stato di natura, in cui non ci sono regole e vale solo la legge del più forte
¯
qualcosa attraverso il quale si può definire un nuovo modo di stare assieme e un nuovo tipo di
civilizzazione
= alla base vi è un bisogno di riequilibrare
Ricerca sugli scimpanzé in Uganda
ª
Si tratta di una comunità che per decenni ha vissuto in armonia e che, per una per una serie di
ragioni, comincia a crescere di numero e a scindersi in tre gruppi diversi.
Questi gruppi hanno costruito una gerarchia e sono entrati in guerra con gli altri gruppi per
stabilire una supremazia politica = uno scontro alla ricerca del dominio di uno di questi gruppi sugli
altri.
Questa forma di conflitto prevede degli agguati, lo sfregio della vittima e un tasso di aggressività
sempre più crescente.
Vediamo come nel momento di passaggio dallo stato di natura a una forma di società organizzata,
vi sia sempre questa radice atavica che la violenza politica promette, ovvero quello di azzerare
tutto. 2001 Odissea nello Spazio (scena di apertura: L’alba della civiltà)
ª
Kubrik mostra il momento di uscita dallo stato di natura, ovvero il punto zero a cui fanno sempre
riferimento la violenza politica e il terrorismo.
La violenza politica e il terrorismo hanno seguito l’evoluzione del genere umano raggiungendo il
suo apice nel XX secolo. Radice atavica che ha seguito l’evoluzione del genere umano e ha
contribuito a formare la modernità, come manifestazione delle crisi più grandi e delle cadute del
sistema.
Noi oggi siamo in grado di approcciarci in modo scientifico alla violenza politica (dopo 30 anni la
cronaca diventa storia), la quale è sempre stata presente nella nostra storia.
L’Italia, nel secondo dopoguerra e in tempo di pace, ha conosciuto diversi cicli di violenza politica
dagli elevati connotati terroristici, mettendo in crisi la convivenza democratica e lasciando tracce
profonde nel nostro vivere comune.
Come vedremo, quello che successe fu una fusione di più livelli di violenza politica:
• illegalità di massa
• partito armato
• terrore e terrorismo doppio estremismo
• sovrapposizione di tensioni internazionali e mafie
Anche la Francia, per questioni di vicinanza culturale e geografica rimane sempre molto attenta
alla situazione terroristica italiana. 2
Dunque, abbiamo una ragione locale da tenere a mente che non a caso nasce a Forlì:
• uccisione di Roberto Ruffilli: l'ultima vittima di un ciclo di stragi di matrice di estrema
sinistra basata sull’esecuzione e il killeraggio di figure ben precise inquadrate come
ingranaggi fondamentali del sistema.
• uccisione di Silver Sirotti nella strage del treno Italicus che esplose nell’appennino in
provincia di Bologna: l'ultima strage di un ciclo diverso e basata sulla strategia della
tensione fase di violenza politica che aveva una matrice di estrema destra e si basava nel
piazzare ordigni in luoghi ad elevata frequenza con l’obbiettivo di colpire nel mucchio.
LA RAGIONE ETICA DI UNO STUDIO SCIENTIFICO DELLA STORIA DELLA VIOLENZA POLITICA
THE QUIET AMERICAN (visione del film)
ª
Questo film ha la capacità di riassumere tutto quell'insieme di temi che abbiamo iniziato a vedere.
Il film è ambientato alla metà degli anni 50, nel momento in cui il sistema coloniale francese in
Indocina sta per crollare e la guerra di indipendenza sta avendo la meglio.
In questo contesto si inserisce il protagonista: l'americano tranquillo. In lui si condensano tutte le
categorie che ci interessano.
Si vedono in lui una serie di elementi a livello motivazionale, ideologico e comportamentale che lo
predispongono alla violenza politica estrema, la quale arriva fino all'impiego dello strumento
terroristico.
Tutto questo avviene non in una logica fredda e manichea ma attraverso un percorso doloroso e
drammatico. MESSAGGI UNIVERSALI del film:
1) Dicotomizzazione dell'orizzonte storico
** Dicotomia: divisione in due parti che si escludono a vicenda.
Nel protagonista vediamo il progressivo concretarsi di una percezione del fruire storico che non
prevede più spazio di manovra politica per la riforma e il compromesso, ovvero quei meccanismi
che nella coesistenza organizzata servono a impedire le rotture, a migliorare ed adeguare
costantemente il rapporto tra cittadini e vertici dello stato.
Questo processo percepisce la storia come tempo della crisi sistemica
¯
c.d. Kali Yuga
deriva dalla tradizione vedica e indiana, la quale immaginava il fluire della storia secondo quattro
cicli che seguono i ritmi delle stagioni: nascita, crescita, apogeo, morte.
Il Kali Yuga è l'ultimo di questi quattro cicli, ovvero l'era della discordia e dell'ipocrisia, un'era
oscura caratterizzata da conflitti e profonda ignoranza spirituale.
In questa visione, in un tempo di crisi senza spazio per riforma e compromesso, quello che rimane
è un'antitesi che vede solo due strade davanti: un momento della verità che non può essere
evitato.
® idea di non potersi più nascondere nel tempo del Kali Yuga ma bisogna prendere una posizione.
Nel film, questo approssimarsi del «giorno del giudizio» avviene quando l'Indocina è prossima ad
essere abbandonata dai francesi per via del loro modello coloniale ormai corrotto, che lascia sul
campo lo spazio per lo scontro tra comunismo e capitalismo.
3
La partenza dei francesi:
• lascia libero corso alla guerriglia indocinese e alla possibilità di lasciare che il comunismo si
impianti in quei territori
• oppure di combattere per quello che viene visto come un male assoluto
Tuttavia, nel Kali Yuga non esiste compromesso poiché tutto diventa lecito.
Nel tempo della crisi ormai possono esistere solo la vittoria totale o la distruzione assoluta, si
tratta di una battaglia campale che ha una natura quasi darwinistica: alla fine di questo scontro
quello che viene fuori è solo la sopravvivenza o l'estinzione del modello di civilizzazione.
** Riassunto: non c'è più spazio per le riforme e il compromesso, è arrivato il momento di
combattere perché è arrivato il giorno del giudizio.
Per consequenzialità, siccome è una cosa che predispone l'altra, arriva il secondo elemento
universale del film: se sta per arrivare il giorno del giudizio significa che è giunto il momento di una
scelta a nome o contro una causa superiore.
2) Imporsi di una causa superiore a cui aderire e il dramma della dannazione
(in nome della causa superiore si è disposti anche a dannare l'anima)
Lo zelo nella sacra missione per salvare con ogni mezzo possibile una civiltà – l'organismo sociale –
dalla supposta malattia degenerativa (il comunismo) nella convinzione che l'eliminazione del
comunismo aprirebbe di nuovo la strada all'impiantarsi di una liberal-democrazia capitalista in
quel territorio (considerato il bene).
L'imporsi di una sacra missione implica lo sporcarsi le mani per il raggiungimento di una causa
superiore.
NB
Il film non ci presenta tutto questo in modo piatto ma è sempre presente il dramma umano.
Nel progressivo set motivazionale che si apre nella mente del protagonista per arrivare ad
accettare e razionalizzare una scelta di violenza politica estrema vi è sicuramente un processo di
avvitamento apocalittico della percezione del tempo storico e l'imporsi di una causa superiore che
impone una sacra missione per salvare il bene assoluto. Tutto questo, però, non annichilisce il
sentimento e l'empatia umana ma viene posto sotto la veste del dramma umano.
C'è la consapevolezza che per adoperare la salvezza di un bene assoluto bisogna contaminarsi con
il male.
= dramma della dannazione:
• Machiavelli nel Principe parla della «necessità inderogabile per qualsiasi uomo politico che
si vuole mettere a capo dello stato di dannarsi l'anima»
• Tucidide nel Dialogo tra i Melii e gli Ateniesi sgombra il campo della giustizia in nome di
quello della forza e anche, nel Dialogo tra gli Ateniesi e i Beoti, gli ateniesi spiegano che
quando gli uomini sono costretti dalla necessità trovano comprensione anche da parte di
dio
Questa è la concettualizzazione del dramma: non bisogna fare mai l'errore di appiattire la
ricostruzione di questo processo. 4
Il Divo (monologo di Andreotti)
ª
Troviamo un esempio che riassume tutto quello che abbiamo detto.
Bisogna «perpetuare il male per garantire il bene. […] Abbiamo un mandato divino, bisogna amare
così tanto dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene, questo Dio lo sa e lo so
anche io».
Dopo questi passaggi, arriviamo all'impiego vero e proprio della violenza politica, poiché porta
sempre con sé una promessa.
3) Promessa risolutrice della violenza politica estrema
La violenza politica è lo strumento che serve nel giorno del giudizio quando ormai non ci sono più
remore, quando la battaglia ormai è finale.
In questo clima solo la violenza politica sembra avere la giusta promessa risolutrice, poiché spinta
fino al terrorismo promette di azzerare tutto.
Si fa ripartire il processo, poiché trattandosi di sistemi di civilizzazione (® forme di coesistenza
organizzata con burocrazia, amministrazioni, eserciti, polizia, culture) non si può azzerare tutto
solo con una decisione o una parola ma serve un elemento distruttivo che passa per la violenza
politica.
La violenza politica rappresenta quel repertorio d'azione radicale (spinta fino al terrorismo) che
dovrebbe permettere di azzerare il vecchio marcescente sistema di coesistenza organizzata, il cui
declino (Kali Yuga) ha aperto la porta alla malattia degenerativa.
La violenza politica estrema è allora l'antidoto, il vaccino – la piccola dose di male inoculata
nell'organismo sociale per stimolare al suo interno la creazione degli anticorpi – per il bene della
sua salvezza.
Oppure, secondo un'altra lettura, la violenza politica rappresenta il sacrificio catartico, il fuoco
purificatore per la rinascita (autodafé) che brucia ed elimina il male.
Le premesse ideologiche e motivazionali dell'azione terroristica:
• dicotomizzazione dell'orizzonte storico = OPPORTUNITÀ
® il momento storico in cui qualcosa (delitto) può avvenire
• imporsi di una causa superiore e il dramma della dannazione salvifica = MOVENTE
® la causa superiore e l'idea di starsi dannandosi per il bene
• promessa risolutrice della violenza politica estrema = ARMA
® lo strumento che promette la rinascita
opportunità + movente + arma = le 3 condizioni necessarie per la predisposizione alla
ª scelta terrorista
NB: queste condizioni sono necessarie ma non anche sufficienti.
Infatti, non basta solo che nella testa di potenziali militanti si smuova tutto questo per passare
dalla teoria all'azione poiché parliamo solo di uno stadio preliminare di premesse ideologiche e
motivazionali, da cui si può derivare un modello che rivediamo nelle varie fenomenologie della
violenza politica estrema. 5 ®
Quindi, dobbiamo avere delle cautele e non avere mai l'idea di possedere una diagnosi precisa
esercizio critico sul fare storia.
TELEOLOGISMO (1° cautela)
o Il fatto di agire da un punto di posteriorità ci permette di conoscere l'esito finale di alcune
vicende, ma questo non deve tentarci nell'inserire questo dato nella nostra ricostruzione
storica.
Dobbiamo sempre immedesimarci nelle scelte che vengono fatte in quel preciso momento
storico sapendo che vengono fatte alla luce delle conoscenze, delle possibilità di
previsione, delle aspettative e delle paure di quel momento senza poter sapere l'esito
finale (come solo noi conosciamo).
Altrimenti, andremmo a corrompere la comprensione del perché sono state fatte alcune
scelte. Sono elementi che dobbiamo neutralizzare perché la violenza politica e il
terrorismo rimangono una parte ineludibile ed ineliminabile della socialità umana, persino
nel sistema più democratico, raffinato e benestante che possiamo immaginare.
Come cittadini e scienziati politici, bisogna essere sempre pronti a far fronte alla loro
ricomparsa e manifestazione, ricordando:
- ®
la non linearità progressiva del tempo storico la storia non va avanti
migliorandosi sempre ma c'è una sorta di ciclicità (Erodoto)
- l'immutabilità di fondo del genere umano a dispetto delle conquiste tecnologiche e
di dominio sulla natura raggiunte (Tucidide)
ANACRONISMO PSICOLOGICO (2° cautela che ci viene dagli Annales)
o Dobbiamo stare attenti a non imporre categorie morali e etiche dell'oggi al passato che
stiamo studiando.
Ad esempio, per i canoni dell'oggi la violenza politica e il terrorismo assumono
caratteristiche criminali che ce li farebbero percepire semplicemente come atti di pazzia.
Tuttavia, non si radicano nell'ambito della follia e della misantropia nichilista, ma
esprimono sintomi di una crisi del sistema statale, della coesistenza umana organizzata.
Come scienziati politici e come cittadini, bisogna sempre tenere a mente che chi agisce
nella violenza politica è mosso da visioni, convinzioni ed intenzioni salvifiche.
Dobbiamo cancellare il luogo comune del 'cattivo da manga giapponese' privo di emozioni
e sentimenti che vuole conquistare il mondo solo per distruggerlo, senza una strategia di
cambiamento ma per il semplice gusto di farlo.
Storia di un impiegato di Fabrizio De Andrè (1973)
ª
Concept album che racconta il processo di adesione a una scelta terroristica di un semplice
impiegato che arriva ad immaginare che sia giunto il momento di prendere posizione.
La bomba in testa
Rischiavano la strada e per un uomo
Ci vuole pure un senso a sopportare
Di poter sanguinare
E il senso non dev'essere rischiare
Ma forse non voler più sopportare
Vediamo la dicotomizzazione del tempo storico e la scomparsa del compromesso e della riforma.
Tuttavia, qui la bomba è ancora in testa: la condizione necessaria e non per forza sufficiente.
6
Il bombarolo
C'è chi aspetta la pioggia
Per non piangere da solo
Io sono d'un altro avviso
Son bombarolo
Vi scoverò i nemici
Per voi così distanti
E dopo averli uccisi
Sarò fra i latitanti
Ma finché li cerco io
I latitanti sono loro
Potere troppe volte
Delegato ad altre mani
Sganciato e restituitoci
Dai tuoi aeroplani
Io vengo a restituirti
Un po' del tuo terrore
Del tuo disordine
Del tuo rumore
Qualche traccia dopo abbiamo Il bombarolo, in cui l'impiegato ha trovato le motivazioni e gli
elementi sufficienti per passare dalla teoria alla pratica.
Siamo nel pieno della stagione stragista e possiamo vedere gli elementi costitutivi della scelta
terrorist
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Appunti lezioni di Criminalità organizzata, terrorismo e corruzione
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Appunti presi a lezione di Politica comparata
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Appunti Scienza politica
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Appunti lezioni corso Aggressività e violenza di genere