Storia sociale dei media
Cos'è la storia?
Non è un insieme di fatti. Edoardo Sanguinetti diceva che tutto è storia, non esiste storia della letteratura, storia dell'arte, storia sociale dei media, eccetera. C’è la storia che può essere poi declinata/vista attraverso le varie sfaccettature. Non esiste fare la storia di, esiste la storia con la s maiuscola. Tutto è storia.
La definizione che la storia si ripete, che la storia insegna: Prima Guerra Mondiale causa 10 milioni di morti sì, finita la prima guerra mondiale si era detto mai più una guerra di questo genere. Punto, dopo qualche anno la Seconda Guerra Mondiale farà 60 milioni di morti. E allora la storia che cosa ha insegnato? Niente. La storia non insegna niente, se per insegnamento intendiamo un avanzamento sempre verso un mondo migliore. Le guerre continuano ancora adesso.
Antonio Gramsci diceva che la “storia è sempre contemporanea”. È contemporanea perché la storia può essere letta e può essere decodificata attraverso domande/sguardi che sono sempre contemporanei, che hanno sempre a che fare con quello che è il momento storico che noi stiamo vivendo.
Storia contemporanea
Storia contemporanea: due termini che non stanno insieme. Storia è passato, contemporanea è qualcosa che si svolge ora. Storia contemporanea perché lo storico pone al passato domande sempre diverse attraverso uno sguardo/strumenti che è sempre contemporaneo. La storia è sempre quella, ma quelli stessi fatti possono essere interrogati attraverso sguardi diversi.
Dire che la storia è iniziata con la scrittura è sbagliato. È una scelta convenzionale che diventa anche scelta di giudizio: “prima non è storia, dopo sì”. Anche i primitivi fanno parte della storia e hanno lasciato dei segni. Questa prima definizione cronologica è segnata proprio dallo sviluppo di un medium che è la scrittura.
Importanza della scrittura post-rivoluzione francese
Importanza assoluta della scrittura (documento) data dai storici della post-rivoluzione francese. Nel positivismo l’unico modo di fare storia fosse quello di andare negli archivi centrali, dove il documento scritto aveva un'importanza al di là di ogni ragionevole dubbio. Ciò che era in archivio sanciva la verità. Dopo la Prima Guerra Mondiale, questo modo di vedere la storia scema. La storia non può essere più guardata attraverso le categorie interpretative del passato (ma che in qualche modo sono rimaste sedimentate nella nostra esperienza). Cosa cambia? (anche grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, dopo la prima guerra mondiale): Tutto.
La storia non può essere più vista come un documento (nel 900). L’uomo comincia ad avere problemi d’identità. Influiscono fortemente i mezzi di comunicazione: da Guttemberg a internet (entrambe hanno la stessa importanza).
Fare storia sociale
Fare storia sociale: il fulcro diventa la società (le persone), i cambiamenti culturali che caratterizzano lo sviluppo storico. Passaggio fondamentale è il passaggio che avviene da una storia “iniziale”, fatta sugli eventi, ad una storia socio-culturale, verificare come i fatti storici colpiscono la società. La storia sociale si occupa anche della ricezione degli eventi storici nella vita delle persone. Non è stato un passaggio facile, questo prevede un mutamento epocale. Se prima gli storici positivisti facevano storia andando negli archivi, oggi per fare storia sociale il concetto di archivio diviene complicato.
Verità e falsità nei documenti storici
Voltair diceva: “la storia è il racconto dei fatti veri, a differenza della favola, che invece è il racconto dei fatti falsi (fake news)”. Definizione che oggi potremmo mettere in discussione, se noi applichiamo un punto di vista socio-culturale. Come si distinguono fatti veri da quelli falsi? Per Voltair e per illuministi/positivisti: se le cose le trovi in archivio sono vere, tutto ciò che non è in archivio è una diceria popolare e quindi falsa. I mezzi di comunicazione incidono sulla società e l’assunto di Voltair diventa limitante da questo punto di vista.
Esempio: “Il re drammaturgo”. Il re aveva il potere di guarire toccando. Perché anche se il re ti tocca diventa una vicenda? (anche i fatti non veri sono storia) se si sedimenta nella società diventa una realtà storica (ha conseguenze nella realtà) diventa un fatto studiabile nella storia, non ha importanza che il fatto sia vero o falso. Esempio: la donazione di Costantino è un documento falso che ha prodotto degli effetti reali nel divenire storico. Protocolli di Sion falso documento per diffondere l’odio verso gli ebrei.
Oggi fare storia sociale vuol dire non dare importanza se una cosa è vera o falsa, ma dare importanza se questa cosa produce delle conseguenze reali sulla società oppure no. Gramsci nella lettera dal carcere cita una donna che nella mentalità popolare si chiama “Donna Bisodia”; presenza riconosciuta nella società, nei paesi della Sardegna. Parola che si forma recitando una preghiera “donna nobis hodie”, che le persone che non sanno il latino (non acculturate) trasformano in “donna bisodia”. Questa donna, che diventa una presenza nella società, è falsa. Ma come dice Gramsci si può e si deve studiare. Si deve studiare in quanto questa falsa identità ha agito/può agire a livello micro sociale.
Storia: disciplina scientifica o umanistica?
La percezione che si ha avuto è quella di studiare una disciplina umanistica (narrativa), questa è solo una parte. In quanto la storia è sia scientifica (lo storico usa degli strumenti scientifici, che fanno parte del suo bagaglio culturale e professionale. Vuol dire che il modo in cui lo storico si avvicina agli strumenti/fonti è codificato dal punto di vista scientifico. Ci sono delle regole per approcciarsi alle fonti) come un archivio, bisogna avere dei prerequisiti che ci consentono di leggere l’archivio. Lo storico deve applicare un metodo deontologico affrontare le fonti e utilizzarle nel rispetto delle fonti, non posso fargli dire quello che voglio. sia umanistica.
Io storico che cerco i materiali per la mia ricerca, faccio una scelta: non posso usare tutti i documenti del mondo. Scelta soggettiva a che fare con il proprio bagaglio culturale. Nel momento in cui vado a comunicare (affido ad un medium i risultati delle mie ricerche) il ricercatore monta e restituisce una narrazione. Questo non vuol dire che lo storico può dire tutto e il contrario di tutto. Ma esiste una deontologia del lavoro, esistono vari modi di raccontare e guardare la realtà/storia, ma non si può inventare la storia o montare ad arte i materiali che ho trovato per fargli dire quello che voglio.
Es: lettere dei soldati della Prima Guerra Mondiale, statisticamente sono poche a queste lettere posso far dire tutto e il contrario di tutto. Volendo posso dimostrare che i contadini che hanno combattuto la guerra erano patrioti oppure che erano contro L’Italia. Qui entra in gioco la deontologia. (c’erano entrambe le categorie). Compito dello storico è restituire la complessità, non la semplicità.
Comunicazione della storia e semplificazione
Format che comunica storia tende alla semplificazione delle cose, semplificazione e storia sono agli antipodi. Eppure la comunicazione di oggi porta a semplificare. I motivi tecnici (della semplificazione): perché abbiamo dei supporti; se su internet mi si apre una pagina con mille note, mille cose, non la guardo, occorre arrivare al succo dei concetti, ma quando ci arrivo ho alterato il concetto. Il linguaggio che appartiene al giornalista dal punto di vista del medium che lo accoglie è molto più efficace rispetto a quello di uno storico.
A livello di comunicazione in questi anni della Prima Guerra Mondiale, molti documentari riguardavano gli assi dell’aviazione. Francesco Baracca (cavallino rampante, che aveva nel suo aereo, della Ferrari) sono cavolate, smentite dai fatti/documenti. Si continua a parlare dei cavalieri dell’aria che combattono una guerra nobile, che non si sparano perché si rispettavano. Questo mito dei cavalieri dell’aria che si rispettano ecc.. sono stupidate che si sono affermate nel corso dei tempi sui giornali, che hanno propagandato e poi tramandato per un secolo: l’immagine del pilota come immagine di un cavaliere moderno=cavaliere della modernità. Fatto che è stato ripreso ancora adesso. Questi piloti non erano cavalieri, si sfidavano e prendevano un sacco di soldi quando abbattevano gli avversari, facevano carte false per abbatterli. Sono i giornali, le grandi industrie dell’epoca che bandiscono dei premi che vengono pubblicati sui giornali che mettono in palio premi in denaro (hanno a che fare con la propaganda/pubblicità da parte della Michelin/Fiat) per chi abbatteva più aerei.
Memoria e comunicazione storica
Nei media rimane la spiegazione più facile, comoda, quella che tiene di più lo spettatore davanti allo strumento. Se io smantello la storia, non smantello la disciplina della scuola, smantello un modo di pensare/approcciarsi alla realtà, alle problematiche del presente. In questo i media concorrono in modo lampante.
Cos’è la memoria e come si comunica oggi? “Memoria condivisa” (concetto sbagliato) non c’è niente di più soggettivo della memoria. Esiste una storia condivisa. Come posso far convivere la storia e la memoria, come posso veicolare la memoria collettiva? È impossibile. Si può emettere un giudizio storico, ma le memorie rimangono divise.
Alla comunicazione storica (oggi) manca la complessità. La storia la comunichiamo semplificando. Questo accade anche nel dibattito storico e politico (negli ultimi 25 anni) che oggi gioca nell’individuazione di un nemico = semplificare.
Emigrazione e comunicazione
Italia oggi è un paese di emigrazione, non solo dei cervelli. (circa 100.000 persone all’anno) in termini assoluti sono le stesse persone che andavano via dall’Italia nel periodo “Grande Emigrazione Nazionale”. (statisticamente non ha la stessa importanza, in quanto all’epoca eravamo di meno). Nella comunicazione politica/mediatica quotidiana la realtà che ci viene propinata è completamente diversa. Esempio di uso pubblico della storia.
L’importanza del pensare storico (non come disciplina) ma come atteggiamento che riconduce alla profondità/complessità: è solo acquisendo/abituandosi a certi strumenti che possiamo leggere la realtà in modo diverso e possiamo non cadere negli inganni dei mezzi di comunicazione.
Comunicazione di massa nel 900
Slide dito puntato rappresenta perfettamente il 900: secolo delle masse. “I want you” (voglio te) contrapposto al concetto di massa. Tu singolo devi arruolarti e fare qualcosa per la patria, questo vuol dire: Tu singolo individuo hai un ruolo nell'ambito della “società di massa”. Concetto che verrà ripreso durante il periodo dei totalitarismi, dove il soggetto entra a far parte di un meccanismo più grande che è lo stato (totalitario).
Britons (1917) campagna di arruolamento Britannico, da cui si ispira poi la campagna per i soldati statunitensi. Prima forma di comunicazione di massa del 900. In seguito vengono realizzate delle varianti in tutti i paesi coinvolti nel conflitto. Differenze tra le locandine: in Italia c’era l’obbligo di leva, quindi il messaggio era diverso. Il messaggio viene assunto dalle banche, a casa dovete fare tutti il vostro dovere, coinvolge anche chi rimane a casa (donne, bambini). Fare il vostro dovere prestando soldi allo stato, affinché il soldato che è al fronte possa fare al meglio il proprio dovere. Nascita del concetto totalitario. Cartoline affidate a persone esperte: strumenti curati al massimo. Anche bambini diventano soggetto passibile di propaganda (nella Prima Guerra Mondiale).
Questo escamotage, visivo, del dito puntato ha riferimenti più antichi. Già nel 1475 usato nel quadro “Cristo benedicente”, anche nel quadro di Michelangelo ecc. Nel 1908 usato per la pubblicità, (commerciale) da cui si è ispirata quella politica, per una macchina da scrivere.
Scrittura nella società di massa
25/02 Scrittura, soprattutto nella società di massa, diventa uno strumento principe della comunicazione. Perché è importante questa attività nell’ambito della comunicazione? Nel 900 è un secolo che dà opportunità inedite, mai viste prima, di attivazione della scrittura (come strumento di comunicazione di massa).
Quali sono questi eventi tra 800 e 900 che scatenano la scrittura? Sono due e vengono definiti “eventi separatori”: evento che è in grado di rompere la vita sociale che scorreva fino a quel momento. Causano/attivano: il bisogno di comunicare, di ristabilire i contatti separati dai traumi sociali. Essi sono due:
- Processi di emigrazione di massa
- Guerre per quanto riguarda l’Italia
Ci si riferisce ai processi di emigrazione di massa, periodo della grande immigrazione che si colloca nella seconda metà 800-1914 fine Prima Guerra Mondiale. (si usano questi estremi cronologici perché: 1876 (già molto prima le persone andavano via) primo anno in cui sono disponibili analisi statistiche su questo fenomeno: 20/12 milioni circa le persone andate via dall’Italia; mentre nella Prima Guerra Mondiale si interrompono i flussi migratori).
Si svuotano interi paesi dall’Italia, le persone vanno negli altri paesi europei oppure in Nord-America o Sud-America. In questi ultimi anni l’Italia, a dispetto di quanto dicono i mezzi di comunicazione, è tornata ad essere un paese di emigrazione (flusso che si era interrotto nella metà degli anni ‘70) e non di immigrazione (100.000 persone partite nel 2018 dall’Italia).
Come comunicavano le persone emigrate con chi era rimasto a casa? Quando le persone partivano, soprattutto chi partiva oltreoceano, potevano partire con il corredo di parole: Immigrati venivano indirizzati/addestrati alla partenza attraverso delle piccole guide/manuali (vademecum) che cercavano di dare le informazioni di base per la partenza (l’uso della scrittura è slegato dai percorsi di scolarizzazione). L’emigrazione diventa un agente di sensibilizzazione all’apprendimento della lettura e della scrittura.
Esempio: (noi abbiamo immagine stereotipata delle comunità contadine, lontane dalla scolarizzazione) non è così. Studi relativi alle comunità montane dell’entroterra genovese, si è scoperto che questi contadini che si ritenevano analfabeti, in realtà conoscevano due/tre lingue e si muovevano in Europa con più facilità rispetto a quello che possiamo fare oggi noi. Quando non erano impegnati nei lavori di campi, questi partivano e facevano i mestieri girovaghi.
De Amicis (fine 800) fa un viaggio, nel periodo della grande emigrazione, a bordo di una nave di emigranti. Al ritorno scriverà un libro dal titolo: “Sull’oceano” (nave andava verso il Sud-America). Durante questo viaggio si rende conto dell’importanza mediatica dal punto di vista sociale di queste comunicazioni: lettere, strumento indispensabile.
“Oceano”: lettera del 1926. Migrante inizia a scrivere immediatamente al momento della partenza (si procura una carta intestata della compagnia di navigazione). Intestazione: Oceano non luogo, senso immediato di spaesamento rispetto all’esperienza che si sta vivendo. Migrante scrive un diario sulla sua esperienza di viaggio e durante questa descrizione di questo viaggio, questo migrante ci restituisce nella sua testimonianza questo viaggio che non è solo fisico, ma soprattutto mentale. Esempio: C’è una parte legata all’attraversamento dell’Equatore (mi sembrava di patire più caldo rispetto a quanto ce n'è). Viene attratto da alcuni pesci (saltano fuori dall’acqua, fanno salti di 100 metri e si rifiondano in acqua). Questa lettera ci restituisce un immaginario comunicativo. A cosa è legato questa paura/timore/sorpresa dell’attraversamento dell’Equatore?
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Economia dei media- Appunti
-
Appunti Pubblicità
-
Appunti Lezioni Storia contemporanea
-
Media: storia e teoria - Appunti completi