Etica e deontologia della comunicazione
Seguiamo un metodo casistico analisi di alcuni casi. Metodo che presenta dei vantaggi, perché trovarsi di fronte ad una situazione concreta attiva il ragionamento metodo valido per i problemi dell’etica e della deontologia perché permette di mettersi nell’atteggiamento di chi deve compiere una scelta morale ci si esercita a compiere un ragionamento morale, più che apprendere i principi della scienza morale. Per affrontare questi casi e per inquadrarli correttamente occorre avere però delle nozioni fondamentali.
Lezione 1: Etica, deontologia, comunicazione: un breve inquadramento generale
“La comunicazione di massa, insomma, non è né un bene né un male; è solo una forza, e come ogni forza può servire al bene e al male” (Aldous Huxley, Ritorno al mondo nuovo, 1958). Aldous Huxley, scrittore inglese (1894-1963), famoso per diversi romanzi, alcuni dei quali come Il mondo nuovo, L’isola, che appartengono al genere della narrativa distopica, cioè la rappresentazione di una realtà immaginaria del futuro (utopia negativa). Nel romanzo Ritorno al mondo nuovo (1958) riprende i temi de Il mondo nuovo (1932) e li analizza alla luce delle scoperte tecniche e scientifiche che si erano succedute nell’arco di tempo che separa le due opere.
Possiamo considerare questa citazione come una sintesi dei problemi e degli argomenti che saranno trattati nel corso i mezzi di comunicazione di massa per Huxley non sono né buoni né cattivi, ma sono estremamente potenti, sono una grande forza che può essere diretta sia verso il bene, sia verso il male. È chi governa questi mezzi, cioè l’uomo, che può dirigerli rispettivamente verso il bene o verso il male.
“La vita è breve, e la conoscenza infinita e nessuno ha tempo per tutto, in pratica noi siamo costretti tra un’esposizione indebitamente scorciata e nullo. È un male necessario, è compito del riassuntore il fare bene per quanto possibile un lavoro che super intrinsecamente è cattivo e pur sempre meglio che niente. Egli deve saper semplificare ma senza giungere alla semplificazione, deve sapere cogliere i punti essenziali di una situazione, ma senza ignorare troppo altri aspetti significativi della realtà, in questo modo egli può riuscire ad esporre non certo tutta la verità, perché la verità di tutti o quasi gli argomenti di importanza non è compatibile con la concisione, ma almeno assai più delle mezze verità…” (Prefazione saggio Ritorno al mondo nuovo)
Questa citazione ci fa notare che dovremo necessariamente indulgere in quello che Huxley chiama il male necessario del riassunto, dovremmo necessariamente riassumere e spesso semplificare concetti che sono in realtà di grande complessità.
Etica e deontologia
L’etica? L’etica è quel ramo della filosofia che si occupa di qualsiasi forma di comportamento umano, politico, giuridico o morale. Che in greco viene detto ethos, da cui deriva appunto la parola etica. Riguarda il comportamento pratico dell’uomo, intende indicare all’uomo quale sia il vero bene e i mezzi per conseguirlo e quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri.
Si distingue dalla politica e dal diritto perché è un ramo della filosofia che si occupa più specificamente delle azioni umane buone o cattive. È soprattutto il mondo greco che fa riferimento al concetto di etica, in particolare la ricerca di nozione di bene è al centro dell’attività filosofica di Socrate, proprio a egli si fa risalire il primo importante tentativo di definire la natura propria della virtù del bene, l’universale è essenzialmente un universale etico, morale, sono i concetti con cui si possono giudicare le azioni umane. Discepolo di Socrate, Platone, anche lui mette il problema morale al centro della sua filosofia; anche Aristotele, sempre discepolo, tratta il problema dell’etica proprio ad Aristotele si dà l’introduzione del termine etica.
Aristotele fonda però la sua riflessione del bene non tanto su un’idea di perfezione assoluta, come era nell’impostazione di Platone, quanto piuttosto su una definizione della natura essenziale dell’uomo il bene, l’agire bene della morale corrisponde alla natura dell’uomo, perché il fine supremo della condotta umana per Aristotele è la felicità che può esser raggiunta adeguando il comportamento dell’uomo alle esigenze proprie della natura dell’uomo.
Anche sull’etica, sulla morale, sulla filosofia, sul sapere umano irrompe una concezione religiosa totalmente nuova che è rappresentata dal cristianesimo su questa nuova concezione religiosa si fonda un’etica, che è appunto l’etica cristiana che è dominata dagli insegnamenti di Gesù, insegnamento religioso, che si fonda sulla paternità di Dio, dinnanzi al quale gli uomini sono tutti uguali e tutti fratelli, in quanto figli di Dio. La regola principale dell’etica cristiana, della condotta in base ai precetti degli insegnamenti di Gesù, che segue l’esempio della perfezione di Dio si traduce nel comandamento dell’amore, in base al quale gli uomini devono amarsi gli uni con gli altri.
Nel corso dei secoli vi sono percosse diverse concezioni di etica e delle sue tante filosofie e dei suoi tanti pensatori. Se facciamo riferimento al pensiero di Immanuel Kant, per lui la realtà morale può esserci solo quando la volontà sia determinata da un imperativo categorico e cioè voluto senza alcun riguardo ad altri fini. Kant delinea l’autonomia e l’assolutezza della legge morale che è per lui il segno della sua universalità morale kantiana.
In Engel si ha un superamento della moralità individuale nell’eticità che è incarnata dallo stato. Engel è l’alfiere della filosofia idealistica. In questa eticità il soggetto deve sottostare se vuole elevarsi sopra nella sua singolarità. Questa impostazione ediliana della filosofia e dell’etica ha avuto una grandissima influenza sulla cultura occidentale, anche se ha suscitato varie polemiche, ad esempio contro queste tesi centrali dell’etica idealistica di stampo ediliano Kierkegaard sostiene, soprattutto con la sua riflessione in campo religioso l’irriducibile individualità della scelta etica.
Di natura completamente diversa è lo sviluppo della riflessione sull’etica nella cultura inglese qui prevale il principio utilitaristico, che deve la condotta morale nella realizzazione della maggiore felicità per il maggiore numero di persone maggiore felicità per il maggior numero.
Il pensiero di Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi tende invece a ricostruire la genesi della morale dal punto di vista psicologico per Freud i valori morali sono visti come l’interiorizzazione, da parte dell’individuo di regole repressive, degli istinti e delle pulsioni, c’è il concetto di sublimazione da cui nasce la condotta morale individuale che rappresenta un elemento essenziale per la genesi della civiltà.
Mentre torna una visione più individuale dell’etica come scelta la filosofia esistenzialistica, tra i quali alcuni esponenti Marcel, compie una scelta verso il recupero di valori religiosi; oppure verso un impegno etico politico in alcuni esponenti dell’esistenzialismo ateo, come ad es. Jean-Paul Sartre.
Nell’ultimo trentennio del ventesimo secolo, si ha una sorta di ritorno a concezioni dell’etica, della morale di tipo normativo, che intendo cioè riaffermare la natura prescrittiva e oggettiva delle leggi morali e delle richieste della morale nucleo comune di questo orientamento sta nel concepire l’etica come un qualcosa di legato alla tematica della giustizia o alle istituzioni politiche da un punto di vista morale Rawls, con la sua teoria della giustizia (1971), in cui si propone una forma di neocontrattualismo, di nuovo contratto sociale. La vita morale in quanto tale va caratterizzata secondo una prospettiva deontologica, cioè attraverso l’esposizione di alcuni principi in grado di suggerire una soluzione adeguata alle principali questioni di giustizia che si devono affrontare nella sfera pubblica.
Per Rawls vi sono due principali principi al centro: il principio della salvaguardia della libertà, dell’autonomia di ciascun individuo e il principio della differenza o equità, secondo il quale, gli oneri, i premi, le limitazioni, possono essere accettate sul piano sociale solo se rivolte a migliorare le condizioni degli svantaggiati, e quindi rende più equi e giuste le istituzioni che governano la vita.
Verso la fine del XX sec, che ritroviamo anche nella prima parte del XXI sec si afferma anche l’esigenza che la riflessione etica possa offrire dei suggerimenti utili per risolvere nuovi problemi morali, e questi nuovi problemi morali sono suscitati dalle grandi trasformazioni e dagli sviluppi della ricerca scientifica che le tecnologie hanno prodotto nelle società moderne e contemporanee. Per la prima volta, si pongono nella condotta umana, alcune alternative morali, talvolta drammatiche alternative morali, la cura delle malattie, il nascere, il morire, sono quelli che vengono definiti i problemi dell’etica applicata si indagano gli aspetti morali connessi all’esercizio della pratica medica alla luce di nuovi scenari che il medico può essere chiamato a valutare, con scelte delicate, come la sperimentazione sull’uomo, le scelte di situazioni di fine vita ecc.
Per etica si intende ogni dottrina, o riflessione intorno al comportamento umano, intorno al comportamento pratico dell’uomo. L’etica tende a stabilire e ad indicare quale sia il vero bene per l’uomo e per la società e quali siano i mezzi più idonei per conseguirli, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri e quali sono i criteri per giudicare sulla moralità o sulla non moralità delle azioni umane.
Deontologia
Deontologia (ciò che si deve fare) concetto che è strettamente legato a quello di etica, anche questo termine è di origine greca, (deon il dovere). Indica quei settori dell’etica e della morale che si occupano di un campo concreto di attività, cioè ciò che si deve fare. Nel nostro caso la deontologia nel della comunicazione delle professioni della comunicazione. Si parla anche come sinonimo della deontologia di etica o morale professionale.
Questo termine entra nell’uso comune da quando Bentham diede la sua opera Scienze della moralità (1834), il titolo di Deontology. E per egli la deontologia era la sua dottrina utilitaristica dei doveri, la sua concezione utilitaristica della morale. Dopo di lui il termine deontologia fu usato specialmente per determinare determinate classe di doveri relative a particolari situazioni sociali, per es. la deontologia medica, la deontologia forense, la deontologia giornalistica ecc.
L’aggettivo deontologico si distingue dall’aggettivo ontologico, è ciò che deve essere rispetto a quello che è. In tempi ancora più recenti nel termine deontologia vi è un richiamo implicito anche ad una codificazione di norme, si parla di codici deontologici che sono a volte codici professionali e spesso di autoregolamentazione di determinati settori, (es. i giornalisti hanno un loro codice deontologico di regolamentazione) perché sono gli stessi operatori di determinati settori che si danno delle regole che indicano dei limiti anche di carattere morali che non devono essere superati nello svolgimento di determinate attività.
Vi è quindi un legame indissolubile tra etica e deontologia la deontologia stessa ha bisogno di affidarsi sempre a questo legame con la morale generale e deve affidarsi più a questo legame che non fondarsi su carte e codici.
Comunicazione
La comunicazione è l’attività che configura il mondo come umano, ed è il nostro principale strumento di relazione con i nostri simili. (Bettetini) Alcune riflessioni di carattere generale tratte da Yuval Harari, storico saggista e israeliano Sapiens. Da animali a dei. Breve storia dell’umanità professore. Per egli la storia dell’uomo è stata modellata da tre grandi rivoluzioni:
- La rivoluzione cognitiva, avvenuta 70 mila anni fa in cui gli organismi appartenenti alla specie omo sapiens cominciarono a costruire strutture elaborate chiamate cultura, dando origine alla storia dell’uomo. Cominciano a governare il mondo grazie al linguaggio;
- La rivoluzione agricola, avvenuta 12 mila anni fa;
- La rivoluzione scientifica, iniziata 500 anni fa e tutt’ora in corso.
La domanda a cui Harari vuole rispondere, da cui partono le sue riflessioni soprattutto “qual è il segreto dei sapiens e del loro successo sull’opera Sapiens?” che ha permesso loro di insediarsi rapidamente in habitat molto diversi e di prevalere sui soggetti neanthertal la proposta di Harari è che il nostro linguaggio unico, è il linguaggio unico dei sapiens che ha permesso loro la conquista del mondo. Il linguaggio degli uomini non era il primo linguaggio esistente, ogni animale ha una forma di linguaggio, ma ha delle caratteristiche peculiari linguaggio estremamente duttile, in cui si possono connettere un numero limitato di suoni e di segni per produrre però un numero illimitato di frasi, ciascuna avente un diverso significato; linguaggio che si è sviluppato per condividere le informazioni sul mondo in generale e sugli stessi uomini, anche nelle forme del cosiddetto gossip o pettegolezzo; capacità di parlare di cose che essi non hanno mai visto, né toccato, né odorato.
Con la rivoluzione cognitiva e con il linguaggio comparvero le leggende, i miti, gli dei, le religioni. Questa narrazione ha consentito agli uomini non solo di immaginare le cose, ma di farlo collettivamente e di pensare collettivamente ciò ha consentito non solo di cooperare, ma anche di cooperare in maniera flessibile, anche in comunità formate da molti individui. Anche gli insetti sono in grado di cooperare in grandi comunità (es. formiche), ma lo fanno in forme estremamente rigide, lupi e scimpanzé cooperano già in modo più flessibile, ma possono farlo solo in branchi, gruppi ridotti. Perché per Harari i sapiens grazie al loro linguaggio loro hanno Ecco governato e governano il mondo.
Anche la rivoluzione agricola ha prodotto grandi conseguenze nel campo della comunicazione, nasce la scrittura pensando alle società agricole nell’antichità, quando in una società, il numero di persone, di proprietà e di campi superava una certa soglia, diventava necessario immagazzinare, ed elaborare una grande quantità di dati, e il cervello umano da solo non riusciva e non riesce a farvi fronte si crea quindi un problema che per la prima volta viene superato dagli antichi sumeri, nella Mesopotamia meridionale. Essi tra il 3500 e il 3000 a.C. inventano un sistema per immagazzinare ed elaborare le informazioni senza tenerle a mente questo processo di elaborazione dei dati viene chiamato scrittura, che apre la strada alla costituzione di strutture sociali via via più complessi che sono le città, i regni e gli imperi.
Uno dei primi documenti scritti della scuola umana ricordati da Harari scritti in caratteri cuneiformi, un documento sumero recita “28.096 misure orzo, 37 mesi, firmato Cuscil” i primi documenti della comunicazione scritta dell’uomo, non contengono poesia, o riflessioni, o miti, o imprese di sovrani, ma sono documenti economici e amministrativi documenti burocratici, che Harari chiama meraviglie delle burocrazie.
Lezione 2
A partire dalla rivoluzione cognitiva, via via l’uomo sapiens sviluppa sempre di più una tendenza tutta propria che è quella di cooperare stabilmente in reti che diventano sempre più ampie di individui nel primo millennio a.C. si vede la nascita di tre potenziali ordini universali:
- Un ordine di tipo economico, l’ordine monetario, ordine tutt’ora presente.
- Un ordine politico, gli imperi, tutt’ora presente anche se in forma diversa.
- Un ordine di ordine religioso, rappresentato dalle grandi religioni universali buddismo, cristianesimo, l’islam ecc.
Qui vi è stato uno sviluppo storico, perché in precedenza l’umanità aveva sperimentato la religione animista, che caratterizzava gli uomini primitivi, che vedeva in ogni essere un carattere spirituale. Superato poi da religioni di tipo politeistico, con divinità che rappresentano le forze della natura. Poi lo sviluppo finale sono le grandi religioni universali, quelle il cui messaggio si rivolge a tutti gli uomini.
Vi è una terza rivoluzione che è la rivoluzione scientifica, avviata nel 1500, rivoluzione che è tutt’ora in corso. Inizia in Europa occidentale, in una vasta penisola occidentale dell’Asia, nonostante le tendenze eurocentriche. Qual è l’evento fondativo di questa rivoluzione? È la scoperta dell’America da parte del genovese Cristoforo Colombo nel 1492, un’impresa finanziata dalla corona di Spagna.
Perché per Harari è la scoperta dell’America l’inizio della modernità e l’evento fondativo della rivoluzione scientifica? Perché con questo evento simbolico si comprende che per l’uomo il presente e il futuro sono diventati più importanti del passato. Alla base vi è un desiderio di conquista degli europei, che porta con anche molto di negativo, spinse l’uomo a cercare nuove conoscenze con una grande velocità.
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