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Tutela dei beni culturali intorno alla Grande Guerra

Per bene culturale si intende una categoria estremamente ampia, articolata e sfaccettata che fa intimamente parte del nostro vissuto, del nostro retroterra, di ciò in forza del quale noi siamo quello che siamo, ma soprattutto del nostro presente e del nostro futuro. Si tratterà dei beni culturali intorno alla Prima Guerra Mondiale.

Storia della tutela dei beni culturali in Italia

Quando l'Italia entra in guerra, infatti, disporrà finalmente di una legge sui beni artistici, che è la prima legge entrata in vigore nel 1909 non senza resistenze. Dal 1861 al 1909 non aveva mai avuto una legge di tutela, tenendo conto dell'immenso patrimonio artistico posseduto dell'Italia che veniva quotidianamente eroso, venduto; l'avvenimento è impressionante.

Inoltre, alcuni stati italiani come il Granducato di Toscana, Regno di Napoli, Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie avevano uno statuto molto avanzato. Ma dopo l'unità d'Italia gli statuti vennero soppressi e estesi quelli del Piemonte; le posizioni avanzate vennero a mancare perché purtroppo lo stato preunitario più arretrato per i beni culturali era il Regno di Sardegna.

Impatto della guerra sul patrimonio culturale

Con la guerra cambiano molte cose sia dal punto di vista percettivo che di conservazione. Ci si rende conto che il patrimonio artistico e soprattutto architettonico è molto fragile (Venezia, Cattedrale di Reims vennero pesantemente bombardate). La Guerra è il frangente storico che pone il problema di una salvaguardia speciale nei confronti di un patrimonio che rischia di essere perduto per sempre. In nessun caso quindi prima della Grande Guerra il problema si era posto in posizioni così grandiose e preoccupanti.

La guerra, inoltre, pone il problema anche dell'organizzazione e quindi della musealizzazione di ciò che è legato alla guerra. Fatto significativo è che poco dopo la fine della guerra alcune montagne che erano state teatro del conflitto vennero sottoposte a tutela paesaggistica, cioè si creano delle riserve naturali che non hanno niente a che fare con la montagna in quanto tale ma perché luogo di guerra, cioè erano spazio memoriale. La guerra pone anche il problema della conservazione di luoghi perché legati alla guerra. Il Museo della Guerra di Rovereto viene fondato proprio per lo scopo di documentare non solo lo sforzo bellico italiano, ma come compimento dell'unità nazionale e con intento propagandistico.

Casi di fragilità del patrimonio culturale in Italia

Tra il 1909 e il 1922/23 sembra particolarmente significativo per comprendere qualcosa della storia dei beni culturali e della specificità di un modello tutto italiano che il mondo ci ha invidiato e che ci invidia tuttora, ma messo in crisi dallo stesso stato italiano.

Volterra, autunno 2012: duramente colpita dal maltempo che causò rovinose frane che causarono la scomparsa di parti delle mura medievali. Episodio imprevedibile dal punto di vista della violenza dei temporali e quindi delle frane che ha messo in luce non solo la fragilità del bene culturale, ma anche della fragilità del suolo italiano.

Non ha senso perciò restaurare solo le eccellenze se queste eccellenze non sono comunque guardate e conservate in relazione ad un certo spazio; diventa inutile restaurare una chiesa romanica se il suolo dove sorge la chiesa viene abbandonato al suo destino, si tratta perciò di armonizzare la conservazione dei monumenti con quella del territorio.

Finale Emilia 2012: sempre il problema della fragilità del suolo è stato il terremoto dell'Emilia. L'Aquila 2009: il patrimonio artistico e il centro storico dell'Aquila che vive una città che gradualmente sta cercando di risorgere, una città fantasma e preclusa ai suoi stessi cittadini.

Alberto Burri, Cretto, Gibellina: sempre in relazione ai beni culturali e al territorio e comunità e tessuto edilizio storico è il terremoto del Belice in Sicilia. Negli anni '60, questo forte terremoto determinò l'abbandono di interi centri abitati che furono ricostruiti altrove e in forme diverse da quelle originali. Un caso singolare e significativo è quello del Gibellina paese che venne interamente abbandonato e rimase allo stato di rudere fino agli anni '80, quando venne presa la decisione di spianare completamente questi ruderi e sostituirli con un'opera d'arte concepita dall'artista Burri che realizzò il Cretto. Gibellina è stata ricostruita in forma di idea di città nuova e surreale. La Gibellina vecchia perciò venne spianata e i ruderi vennero compattati in modo da delimitare degli isolati e, quindi, da mantenere il tracciato viario del vecchio abitato. Su queste macerie compattate Burri fece stendere un'immensa colata di cemento e che copre il fianco della collina, cioè il tracciato vecchio di Gibellina. Diventa questo grande segnale memorialistico e un monumento ad un paese che non esiste più diventando monito perché non si dimentichi. Naturalmente è stata ampiamente discussa.

Riflessioni sulla tutela dei beni culturali

Questo ci permette di ragionare sul fatto che la tutela dei beni culturali abbia a che fare non solo con il turismo (musei aperti di sera è una trovata economica), ma è anche qualcosa che ha strettamente a che fare con l'identità culturale, con la storia della comunità e con la salvaguardia fisica delle persone. Naturalmente la fragilità del nostro patrimonio è alimentata soprattutto dagli attentati che l'uomo stesso fa: Napoli, Città della Scienza 4 marzo 2013 dove l'area era stata recuperata come museo didattico, ma poi incendiato. Questo ci permette di riflettere sulla qualità di certi interventi, nel campo dell'intervento dei beni culturali evidentemente ad alcuni soggetti il patrimonio culturale fa paura o dà fastidio. La scelta di riqualificare aree come questa è sicuramente una scelta che andava a scontrarsi con altri interessi.

Ogni scelta che si fa nel campo del patrimonio artistico è una scelta politicamente molto forte e molto pesante che tocca in primo luogo la nostra responsabilità di cittadini. Questi esempi mettono in risalto quella che dovrebbe essere la centralità del patrimonio artistico culturale nel mondo moderno, ma mettono in risalto anche il valore simbolico e identitario di questo patrimonio che è soggetto a infiniti rischi e pericoli.

Importanza del patrimonio culturale

Mostar, ponte sulla Noventa, 1993: venne quasi interamente distrutto in una delle fasi più aspre della guerra dell'ex Jugoslavia. Questo ponte non aveva nessuna rilevanza militare, non era un'infrastruttura che risultava decisiva militarmente per le sorti della guerra, ma era uno straordinario simbolo di non solo identità culturale, ma di pacifica convivenza. Mostar era una città che, seppur con difficoltà, aveva convissuto cristiani e musulmani. Il ponte che unisce due sponde era percepito come simbolo di una possibilità di un'unione di condivisione, mentre una distruzione diventa il vuoto e quindi simbolo di una divisione. L'importanza storica del ponte spiega come mai subito dopo il conflitto ci si sia preoccupati immediatamente di ricostruirlo come era e dove era nella fedeltà più rigorosa possibile. Mostar diventa patrimonio dell'umanità dal 2005 e probabilmente non lo sarebbe diventata se non ci fosse stata la guerra. Con il riconoscimento dell'UNESCO si suggella l'importanza identitaria.

Il patrimonio culturale è qualcosa di cui alcune comunità sentono di non poter fare a meno. Il patrimonio non è fatto solo di palazzi, edifici, ecc., ma anche di cose più volatili e non necessariamente deve essere fatto di cose. Si parla, infatti, di patrimonio immateriale. Una definizione accreditata si pronuncia in tal senso: il patrimonio culturale è una testimonianza materiale avente valore di civiltà. Definizione che entra in circolo in Italia negli anni '60 (atto Franceschini). Quindi oggetti che rappresentano una cultura; poi ci siamo resi conto che non tutti i beni culturali sono materiali.

In molte culture dispongono di un patrimonio culturale immateriale. Pensiamo, ad esempio, alla musica, processioni, danza, azione performativa o comunque tutto ciò che viene tramandato per via orale come racconti, poesie e canti, così come tutto il mondo dello spettacolo. Tutto ciò che è intangibile e non è quantificabile.

Non possiamo permetterci il lusso di non occuparci del patrimonio culturale perché è come se non ci occupassimo della nostra stessa ragione di vita, perché siamo quello che siamo grazie a ciò che abbiamo realizzato nel nostro passato e che abbiamo protetto, conservato, difeso, costruito e tramandato alle generazioni future.

L'importanza simbolica durante i conflitti

Il prologo di The Big Red One (1980) di guerra diventa un buono spunto di riflessione sull'importanza dei beni.

[Il film è un film di genere realizzato come i b-movie ('60- primi '70) degli USA cioè film a basso costo, ma con delle belle idee e con attori poco noti ad eccezione del protagonista e un modo di girare molto artigianale, ma originale e propositivo. Ad oggi riabilitati da Tarantino. Il Grande uno rosso in italiano è lo stemma della prima divisione di fanteria dell'esercito americano che è uno scudetto con un “1” che si cuce su una spalla. Il film racconta le peripezie di una squadra di 5 soldati di questa divisione di fanteria americana durante la seconda guerra mondiale dal nord Africa fino all'invasione della Germania e racconta l'iniziazione di questi giovani alla guerra, ma soprattutto alla vita attraverso il rapporto del comandante della squadra (Lee Marvin). Il prologo è girato in bianco e nero ed è ambientato in Francia nel 1918, dove Lee Marvin, allora giovane soldato di fanteria, nell'ultimo giorno di guerra va in ricognizione da solo nella terra di nessuno (inizio surreale e inverosimile) dove incontra un cavallo nero che è come una apparizione spettrale. Quest'ultimo rende inservibile il fucile ad esclusione della baionetta. Incontra poi un soldato tedesco ferito dicendogli che la guerra è finita; Lee pensa che lo voglia ingannare e lo uccide. Tornato in trincea scopre che le parole del tedesco erano vere. Questa tragedia di uccidere un nemico che non era più un nemico lo accompagna fino al 1945; quindi si trova nella stessa situazione, però questa volta dopo aver ferito il tedesco lo salverà.]

L'aspetto interessante rispetto ai beni culturali è che tutta la scena si svolge all'ombra di un crocifisso ligneo medievale che sta in mezzo al campo di battaglia incurante di tutto il resto. Intorno c'è distruzione e l'unica cosa rimasta è il crocifisso ligneo. Chiaramente è simbolo di una provvidenza del fatto che c'è qualcuno o qualcosa dall'alto che governa gli eventi del mondo. Diventa però anche richiamo dalla necessità di ripartire da qualcosa che si identifica con il patrimonio culturale, il crocifisso diventa opera d'arte e che quindi trascende la valenza del momento e diventa punto di partenza e che dà senso a tutto il resto.

Inoltre, il crocifisso ripropone le fattezze di un altro crocifisso policromo che si trova nella cattedrale di Colonia (Gerakreur, fine secolo) non privo di usura dovuta ai tarli. L'opera d'arte governa le sorti del campo di battaglia e che stende un' ombra provvidenziale sul giovane soldato. Questo crocifisso si rivedrà nel film dopo lo sbarco in Normandia e dove il crocifisso è sempre allo stesso posto che vigila, infatti, Lee riesce a evitare un'imboscata tedesca a danno dei propri uomini proprio davanti a questo crocifisso, inoltre il comandante del reparto tedesco si salva perché si era nascosto dietro il crocifisso e usato come punto di osservazione assistendo impotente alla reazione dei soldati americani di fronte all'imboscata tedesca. Il ruolo provvidenziale del crocifisso è svolto anche nei confronti del tedesco che sarà lo stesso che Lee salverà alla fine del film.

La prima guerra mondiale pone al centro la centralità del patrimonio artistico e al tempo stesso la sua fragilità; esempio per eccellenza che diventa monumento più colpito e danneggiato dalla guerra è la Cattedrale di Reims (1914-1918). Usato dai francesi come arma propagandistica per denunciare la barbarie dei nemici tedeschi, esplicative sono molte cartoline a riguardo che vedano la cattedrale in fiamme e il tedesco e l'ufficiale francese che difende la personificazione della Francia dove sullo sfondo osserviamo in fiamme la cattedrale. Ecco perciò il crimine non scusato, che l'esercito tedesco persisteva nella distruzione di un patrimonio con un chiaro valore simbolico.

Casa dei musicisti Reims: così chiamata perché sul prospetto stavano 4 grandi statue assise del 13 sec. 5 delle quali raffiguravano 5 musicisti in azione. La casa non esiste più con questa fisionomia perché venne distrutta dai bombardamenti tedeschi, le 5 statue si salvarono perché rimosse prima dei bombardamenti. Questo è un esempio di quel processo virtuoso che era già stato innescato prima del conflitto e che viene ulteriormente amplificato dal '14 al '18 dando luogo ad un intenso dibattito fra le due guerre e oltre.

Anche in Italia ci si allerta su questo fronte e perché non vengono danneggiati soprattutto quelli della costa adriatica affinché non venissero danneggiati dalla potenza aerea o navale. Esempi sono la rimozione dei cavalli della facciata di San Marco o assicurare la stessa San Marco da possibili schegge. Un libro fondamentale a riguardo sulla tutela del patrimonio artistico della prima guerra mondiale è di Ugo Ojetti che dedicò una sensibilità articolari a questi problemi.

Il patrimonio culturale come risorsa e simbolo

Nella prima guerra mondiale il patrimonio culturale viene arruolato diventa un combattente, si protegge il prospetto di San Marco a Venezia come si protegge un'installazione militare. Ci si rende conto che il patrimonio è fragile, ma che ha senso investire sulla sua protezione in quanto risorsa la cui distruzione fiacca il morale di combattere. Investire delle risorse militari nel distruggere una cattedrale come Reims che era giustificata con il fatto che le sue torri fossero utilizzate come osservatorio; tuttavia questo genere di azione ottiene l'effetto di indebolire il morale di chi si identifica con quell'edificio. Ci si rende conto che colpire un bene artistico ha un significato che va al di là del fattore militare.

Ci si comincia a rendere conto che il patrimonio culturale sia qualcosa di irrinunciabile anche in un paese come l'Italia che vi è stata una forte ostinazione all'inserimento di una legge a tutela dei beni culturali, in nome del diritto alla difesa della proprietà privata, in nome quindi di un'ideologia liberista. La ragione del perché bisogna aspettare il 1909 per l'entrata in vigore di tutela del patrimonio artistico è che si temeva che una legge di questo genere avrebbe limitato o leso il diritto alla proprietà privata che era visto come uno dei diritti fondamentali non solo nel Regno d'Italia, ma ancora prima nel Regno di Sardegna. Questo spiega il perché il Piemonte era così arretrato, perché prevaleva questa considerazione della proprietà privata. Si temeva che una legge di tutela avrebbe posto dei limiti all'esercitazione di questo diritto e effettivamente lo pone ancora oggi. I proprietari di un bene vincolato non possono fare niente senza l'autorizzazione della sovrintendenza dei beni culturali. Effettivamente si tratta di un limite nel senso che nessuno lede il diritto alla proprietà, ma limita la mia possibilità di movimento. Si tratta di un possesso, quindi, molto condizionato dalle norme di tutela.

Propaganda e patrimonio culturale durante la seconda guerra mondiale

Con la seconda Guerra Mondiale la centralità del patrimonio artistico diventa strumento di propaganda che acquista maggiore spazio: Manifesto della Repubblica Sociale Italiana, 1944. Quest'ultimo pesantemente caricaturale a livello razziale dell'americano e la nostra civiltà è rappresentato da un Augusto di prima porta che sintetizza i valori nazionali che devono essere difesi dall'invasore diventa in primo piano l'immagine di una celebre scultura classica. Con un chiaro riferimento alla romanità che era il grande orizzonte culturale a cui guardava il fascismo, ma è anche un'opera d'arte figurativa.

È un espediente molto utilizzato dalla propaganda fascista, era la spietatezza dei bombardamenti angloamericani nei riguardi del patrimonio artistico: Manifesto che mostra lo spietato nero americano che si presenta come presunto liberatore, ma diventa il grande distruttore del patrimonio artistico monumentale.

I francobolli della Repubblica Sociale Italiana manifestano della centralità che il patrimonio riveste nella propaganda, questi riproducevano alcuni monumenti pesantemente danneggiati dalla guerra come nel caso dell'abbazia di Monte Cassino, Chiesa di San Ciriaco ad Ancona, loggia della Mercanzia a Bologna, Basilica di San Lorenzo a Roma e Santa Maria della Grazie a Milano. Questa serie di francobolli pone al centro dell'attenzione la salvaguardia del patrimonio.

Fondamentale è la frase di Bourget du Lac in Savoia: "un popolo che dimentica il suo passato condanna se stesso a riviverlo." Quindi la gente che dimentica il proprio passato si condanna a riviverlo. Il passato non va dimenticato, ma anzi coltivato attraverso un esercizio calibrato della memoria, in quanto il passato deve essere pensato criticamente, altrimenti siamo condannati a riviverlo e tornare a questa barbarie.

Musei e memoria della guerra

La prima guerra mondiale pone anche il problema di come costruire la memoria di questi eventi ecco perché si realizzano dei musei e si salvaguardano dei campi di battaglia, si costruisce una memoria che è soprattutto visiva e monumentale. Si fanno dei beni culturali legati alla terra.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nausicaa93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Tutela dei beni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Cervini Fulvio.
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