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Appunti di Egittologia

L’egittologia è lo studio dedicato alla civiltà faraonica. Inizia nel 3200 circa a.C. e formalmente termina

quando non ci sono più i faraoni a regnare sul paese, circa nel 300 a.C. Abbiamo una quantità di

informazioni su molti aspetti della civiltà faraonica quando ormai l’età faraonica è finita, nell’età greco

romana vengono costruiti in Egitto molti templi che sono più informativi sulla religione rispetto a quelli

costruiti dagli stessi faraoni. Storia e monumenti sull’età faraonica, che è tanto più importante per il fatto

che i manuali su cui bisogna prepararsi non sono aggiornati o presentano la storia non in modo abbastanza

istruttivo. Quando si parla di una civiltà che risale così all’indietro bisogna dire come mai questo è successo

in questo modo e in quale momento. Di misteri non ne abbiamo, semmai siamo ancora ignoranti. Per

alcune epoche non possiamo descrivere una grande quantità di eventi o fatti che possono contribuire a

ricostruire la storia, bisogna trarre parte di informazione anche dai monumenti, l’architettura ci spiega

molto.

Gran parte delle informazioni ci vengono anche da molti secoli dopo la fine dell’età faraonica. L’egittologia

è una disciplina giovane, sta per compiere solo due secoli, l’egittologia scientifica si fa partire dal momento

in cui sono stati decifrati i geroglifici. Prima sull’Egitto antico si è potuto dire di tutto, quando poi è stato

possibile leggere quello effettivamente scritto all’epoca allora abbiamo documenti. È stato il giovane

francese Champollion il decifratore della scrittura geroglifica, la data di nascita della disciplina è il 14

settembre 1822, o il 30 settembre quanto effettivamente ha scritto una lettera nella quale comunicava che

credeva di aver capito come fare per leggere i geroglifici. Erano già vicini alla soluzione anche i lavori di un

inglese che non aveva niente a che vedere con gli studi umanistici, Thomas Young, un fisico. I problemi di

soluzione di lingua vengono da ambiti diversi, probabilmente Young lavorava in maniera scientifica e ben

organizzata.

Appena fu pubblicizzata la scoperta della decifrazione dei geroglifici, un po’ di ostilità venne fuori perché

Champollion era giovane ed eminenti studiosi di lingue antiche orientali non arrivavano alla soluzione.

Dopo le sue spiegazioni è sembrato tutto chiaro, aveva fatto un sistema molto ben congegnato. Emozione

che lo stesso Champollion deve aver trovato a pochi anni dalla scoperta quando si è precipitato in Italia

perché nel 1824 è stato aperto il museo egizio a Torino, in cui ha potuto vedere monumenti di qualità

eccelsa ed è stato in grado di capire a quale sovrano assegnare una determinata statua. È venuto anche a

Firenze, in cui era già presente la collezione di un console austriaco, e in Toscana fece amicizia con uno

studioso di lingue orientali, Ippolito Rosellini, che insegnava all’università di Pisa. L’amicizia fra i due li

convinse che potessero fare una spedizione scientifica in Egitto, sarebbe stata la prima volta in assoluto che

le missioni scientifiche potevano guardare i monumenti dell’età faraonica capendo quello che c’era scritto.

La scoperta della stele di Rosetta è del 1799, fu scoperta nel corso della campagna di Napoleone in Egitto,

campagna di tipo militare per contrattare con gli inglesi e la possibilità di avanzare ancora nel corso delle

ostilità. Nel corso di questa campagna d’Egitto durata fino al 1802 Napoleone portò con sé un gran numero

di scienziati, storici, naturalisti, botanici, medici, insieme a disegnatori, e diede alle stampe la “Descrizione

dell’Egitto”, opera monumentale con grandi tavole e testi e la riproduzione attenta di antichità come

architetture dell’Egitto di tutte le epoche. Anche in Italia erano uscite opere di questo genere nel 1802 ad

esempio, ma l’idea di Champollion insieme a Rosellini era di poter studiare dal punto di vista egittologico i

monumenti antichi.

Nel 1828-29 si potè compiere la spedizione letteraria franco-toscana, perché fu finanziata dal gran duca di

Toscana e dal re di Francia. Spedizione che poi ha dato una pubblicazione che si chiama “Monumenti

dell’Egitto e della Nubia”. Si portò dall’Egitto una buona scelta di antichità, che hanno costituito il museo

egizio di Firenze e altre portate èal Louvre di Parigi. I due direttori Champollion e Rosellini hanno arricchito i

musei di Firenze e del Louvre con una scelta di antichità, scelte non solo perché erano di bell’aspetto ma

che avevano anche un interesse profondo dal punto di vista archeologico e storico, che illustrassero anche

la vita e la società dell’Egitto faraonico. Questa è stata la prima spedizione scientifica che ha percorso

l’Egitto faraonico.

L’età faraonica inizia dal primo re storico della prima dinastia, all’incirca nel 3100 a.C. L’età faraonica

richiama il nome più comune per il re d’Egitto. Non possiamo adoperarlo per tutti i sovrani d’Egitto perché

è una parola che non esiste e non ha testimonianza in Egitto prima del Nuovo Regno. Quindi non possiamo

parlare ad esempio di faraone Cheope. La parola deriva da un termine che vuol dire “grande casa”, cioè

chiama il re d’Egitto attraverso il palazzo dove risiede. I limiti temporali sono 3200/3100-300 a.C., nel 332

l’Egitto è stato conquistato da Alessandro Magno, dalla sua morte nel 323 comincia l’età tolemaica

ellenistica. Questi circa 3000 anni sono molto lunghi e i dati della vicenda storica dei faraoni ci sono stati

anche raccontati da autori classici, come Erodoto, che ha dedicato all’Egitto un intero libro delle sue storie,

il secondo, e anche parte del terzo. Abbiamo notizie da loro, gli studiosi moderni hanno potuto rivedere

alcune informazioni contenute negli autori classici.

Lavoro monumentale che fu commissionato all’inizio dell’età tolemaica a un sacerdote egiziano che visse

alla fine del IV secolo e inizio III secolo sotto i primi Tolomei, si chiamava Manetone, e ha scritto un’opera

alla quale risale la suddivisione della lunga fila di sovrani in trenta dinastie. Il problema è che la sua opera

non ce l’abbiamo, ma abbiamo dei riassunti, delle epitomi, scritti molto tempo dopo Manetone, dal III al IX

secolo d.C. In queste epitomi c’è scritto solo l’essenziale, il nome del re, quanti anni ha regnato e una frase

per caratterizzare il suo regno. Noi continuiamo ad usare la divisione in dinastie. Il concetto di dinastia e la

stessa parola è un temine moderno, sono raggruppamenti di nomi di sovrani. Ci sono alcuni dubbi su

questo numero di 30 dinastie per 3000 anni che è troppo preciso, la settima dinastia sarebbe di 70 re che

hanno regnato per 70 giorni, quindi non è molto verosimile. La nona e la decima dinastia sono due quando

in realtà potrebbe essere una sola dinastia, non c’è motivo di separarla in due gruppi di sovrani, potrebbero

essere una serie di escamotage adoperati da Manetone per arrivare al numero ondo di 30. La fonte di

Manetone non la conosciamo, ma abbiamo un documento a Torino che è un grande testo di riferimento.

Manetone mise anche una trentunesima dinastia che sarebbe la seconda dominazione persiana, perché

quando Alessandro ha conquistato l’Egitto ha in realtà conquistato il sovrano persiano che aveva sconfitto

l’ultimo faraone d’Egitto. Quindi c’è un brevissimo periodo di dominazione persiana a cui segue

direttamente Alessandro Magno e l’età tolemaica.

Le 30 dinastie

Le dinastie poi vengono raggruppate dagli storici in periodi più ampi:

• La I e la II sono una fase di fondazione dello stato egiziano molto remota nel tempo, conosciamo

nomi di re ma non siamo in grado di dire molto su cosa hanno fatto, si chiama età protodinastica.

• Dalla III alla VI abbiamo l’età delle piramidi o Antico Regno. Si usa antico regno (in inglese old

kingdom), non vecchio regno. È l’età di III, IV, V e VI dinastia, quando viene creato il monumento

piramide e la politica è gestita dai sovrani con l’appoggio del sacerdozio del culto solare, è il grande

momento in cui domina il dio sole Ra. La sesta dinastia inizia ad avere qualche difficoltà.

• Dalla VII insieme a VIII, IX, X e solo la prima metà dell’XI si chiama primo periodo intermedio. La

storia dell’antico Egitto deriverebbe da un’alternanza di regni e di periodi intermedi, che

corrispondono a momenti in cui l’Egitto non è completamente unito sotto un unico sovrano, ma le

diverse case regnati non riescono a tenerlo unito per cui si frantuma in principati, in due parti ecc. Il

primo periodo intermedio finisce con la prima metà della XI dinastia, è l’unica dinastia che va divisa

in due parti. Con la fine della VI dinastia siano verso il 2200-2150 a.C., alla metà dell’XI dinastia

siamo a 2070-50 a.C. Periodo di un secolo e mezzo in cui si sono succedute queste dinastie, in un

periodo abbastanza breve possiamo immaginare ci siano sovrapposizioni di dinastie, la XI infatti

combatte con la IX e X. Diamo queste definizioni di “regno” per il periodo in cui il sovrano tiene

unito tutto il paese, e “periodo intermedio” in cui ci sono più pretendenti e il paese si spacca,

quindi diamo un giudizio negativo ai periodi intermedi e positivo a quelli di unità del paese. In

realtà ci sono delle fasi culturalmente di grandi innovazioni nel primo periodo intermedio che lo

rendono da certi punti di vista più attivo e fertile dei regni precedenti o successivi, non va giudicato

un periodo negativo ma solo in cui non è stata possibile mantenere l’unità nazionale.

• Dalla metà dell’XI dinastia, grazie a un sovrano che è riuscito a riconquistare tutto l’Egitto, parte il

Medio Regno e dura fino alla XII. Rimane in bilico la posizione della XII dinastia, che secondo alcuni

è un prolungamento del medio regno in cui si iniziano ad avere delle difficoltà, altri la inseriscono

nel secondo periodo intermedio. Siamo al 1600/1650 a.C.

• Parte il secondo periodo intermedio che comprende XIV, XV, XVI e arriva fino alla XVII dinastia,

finirà intorno al 1550 a.C., forse più o meno lungo quanto il primo o un po’ di più ma con una storia

molto più complicata che rende evidente che le dinastie si sovrappongono cronologicamente e con

una ridistribuzione nelle varie parti dell’Egitto, che è diviso e ha un’occupazione straniera nella

parte settentrionale.

• L’ultimo sovrano della XVII dinastia riesce a riconquistare tutto l’Egitto per cui viene staccato dalla

XVII e messo come primo della XVIII dinastia, che fino alla XX sono il grande Nuovo Regno. Periodo

in cui è ricchissimo e ha contatti con il Vicino Oriente, riesce a impossessarsi di buona parte

dell’Asia, è il massimo impero nell’area mediterranea, sotto Tutmosi III l’Egitto è il padrone

dall’Eufrate fino alla quarta cataratta del Nilo, nel Sudan attuale o Nubia.

• Tradizionalmente si accetta come fine del secondo regno il 1070-1050 a.C. con l’età tarda o bassa

epoca, ma dagli anni ’70 si distingue un terzo periodo intermedio, dalla XXI alla XXV. L’Egitto è

effettivamente frantumato, ma ha specialmente alla fine una fase di grande rivitalizzazione grande

alla XXV dinastia che è quella dei faraoni neri, cioè che vengono dal Sudan, dalla Nubia. Hanno

voluto riunire l’Egitto a cui guardavano come il paese favoloso di grande splendore che era quello

del nuovo regno, ed erano stati egittizzati nel corso del tempo. A causa degli assiri, la XXV dinastia

non può più tenere sotto di sé l’Egitto, viene invaso dagli assiri quando sta terminando la XXV

dinastia, ma siccome avevano problemi di tipo dinastico non possono rimanere di persona a

dominare l’Egitto, si fidano di un principe del delta centro occidentale, Neco.

• Il figlio e successore Psammetico I si rende subito indipendente degli assiri e fonda la XXVI dinastia,

la dinastia saitica (Età Tarda), che è un’età di grandissima rinascita e l’ultima grande età di

grandezza dell’Egitto, e termina con la XXVII dinastia fatta dai re persiani. I persiani iniziano a

muoversi nel Mediterraneo e conquistano l’Egitto. La XXVII dinastia è una dinastia egiziana fatta da

persiani, poi le dinastie XXVIII, XXIX, XXX sono rari momenti di indipendenza tra egiziani e persiani.

Dopo il terzo periodo intermedio si includono le dinastie dalla XXVI alla XXX nel nome di epoca tarda.

Dinastie 1-2: età protodinastica. Da 3 a 6: antico regno. Da 7 a prima metà 11: primo periodo intermedio.

Secondo metà 11 fino a 13: medio regno. Da 14 e 17: secondo periodo intermedio. 18-20: nuovo regno. Da

21 a 25: terzo periodo intermedio. Da 26 a 30: epoca tarda.

Non bisogna dire “complessi piramidali”, “piramidale” significa a forma di piramide, quindi un complesso

non può essere a forma di piramide. Si dice “complesso con la piramide” ad esempio.

Le scritture nell’antico Egitto

I nomi delle scritture dell’antico Egitto usate ancora oggi sono stati creati dai greci quando riuscirono ad

avere un contatto più diretto con il paese. Erodoto, che ha dedicato un interno libro alle storie dell’Egitto, è

stato in Egitto nel V secolo a.C. che corrisponde alla dinastia persiana, la XXVII. Perciò quello che descrive

corrisponde a quel momento temporale, quindi dobbiamo anche capire come mai sono state date

determinate definizioni. Geroglifico è un termine che comprende l’aggettivo gero che vuol dire “sacro” e

glifo che è “un segno inciso”. Quindi una traduzione corretta di geroglifico potrebbe essere “sacre

incisioni”. È il nome che viene dato alla scrittura più caratteristica dell’antico Egitto che è quella composta

da centinaia di segni che raffigurano esseri viventi, animali, parti di oggetti, segni geometrici ecc. Questo

tipo di scrittura è la più antica testimoniata nel paese, forse l’Egitto ha usato la scrittura prima del Vicino

Oriente, perché possiamo quasi affermare che segni che devono essere con ogni probabilità di scrittura

sono testimoniati in Egitto prima ancora che sia iniziata la prima dinastia storica, si arriva perlomeno al

3200 a.C. Anche se la scrittura fosse stata inventata prima in Mesopotamia, gli egiziani hanno comunque

preso una strada completamente diversa.

Questo tipo di scrittura è soprattutto destinata a supporti rigidi, i segni di scrittura sono incisi

principalmente nella pietra o nel legno, ma ne esistono anche di esempi scritti con l’inchiostro. È una

scrittura soprattutto monumentale, che ha mantenuto per tutto l’arco della storia dell’antico Egitto un

valore quasi sacrale. Questi segni di scrittura, dato che per buona parte rappresentano esseri animati e

viventi, sono giudicati potenzialmente anche minacciosi perché quando si scrive qualcosa effettivamente si

fa vivere quella cosa che si sta scrivendo, e se ci sono segni che rappresentano animali potenzialmente

pericolosi è bene tenerli a bada, capita ad esempio di vedere delle mutilazioni di segni per impedire agli

esseri viventi lì raffigurati di poter nuocere, tanta era l’idea che la scrittura ricreasse la vita. Funzione

performativa della scrittura.

Quando in Egitto cominciarono a svilupparsi gli uffici e l’amministrazione si manifestò in maniera capillare,

quasi contemporaneamente con la scrittura monumentale è stata creata una forma più corsiva di tracciare i

geroglifici e adatti ad essere tracciati con l’inchiostro, che diventa poi molto rapida come scrittura e usata in

parallelo ai segni geroglifici fin dall’antico regno. A questa scrittura rapida tracciata con cannuccia e

inchiostro i greci del V secolo diedero il nome di scrittura ieratica. Si riferisce non all’essere sacro ma ai

sacerdoti, ieratica vuol dire sacerdotale perché all’epoca in cui prese questo nome era relegata all’uso

all’interno dei templi dove c’erano i luoghi in cui copiavano soprattutto testi o scientifici o sacri su papiro.

Non significa che la usano solo i sacerdoti, era così nel V secolo. Uno dei più antichi papiri ritrovati è

dell’epoca di Cheope ed è già quasi in scrittura ieratica, ma è il verbale di spedizioni per la ricerca di

materiale per la costruzione della piramide, è un documento amministrativo. Quindi la scrittura che

chiamiamo ieratica è la scrittura d’ufficio che si usa in parallelo con i geroglifici soprattutto adoperati sui

monumenti.

All’epoca in cui ha preso il nome questa scrittura era soprattutto usata dai sacerdoti perché si stava già

diffondendo nell’uso degli uffici un terzo tipo di scrittura che i greci chiamano demotica, che vuol dire

“popolare”. Vuol dire non che era molto diffusa ma che era adoperata negli uffici, è una scrittura laica

contrapposta alla ieratica sacerdotale, usata per tutti i documenti dell’amministrazione. Rispetto a quella

ieratica ai nostri occhi sembra più una vera scrittura rispetto ai geroglifici, è più una specie di stenografia.

Tutte e tre queste scritture sono convissute per tutti i secoli dell’età faraonica e vanno anche oltre l’anno

zero. L’anno di grande crisi delle scritture native egiziane è il IV secolo d.C. l’ultima iscrizione geroglifica che

si conosca con una data sicura è del 394 d.C. Ciò non vuol dire che non ce ne siano di più recenti ma non

siamo in grado di darne una data precisa. Il IV secolo è il momento in cui quello che era nato millenni prima

va a concludersi. Dal 300 a.C. fino all

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/02 Egittologia e civiltà copta

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher .Artemis. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Egittologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Rosati Gloria.
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