Colloquio clinico-diagnostico
CENNI GENERALI
COS’E’ IL COLLOQUIO CLINICO-DIAGNOSTICO?
Colloquio clinico-diagnostico:
incontro tra una persona che soffre e cerca aiuto e un “tecnico” che possiede le competenze
necessarie per fornirle l’aiuto che cerca
Conoscere il mondo valoriale della persona, i suoi interessi e il suo funzionamento
Accertare l’eventuale presenza di un disturbo
Pianificare l’intervento al fine di alleviare la sofferenza del paziente
Spostare l’attenzione del paziente dalle Attraverso la comunicazione verbale
questioni su cui egli si focalizza in modo
preponderante, ad un quadro
più generale Tecniche orientative
Tecniche di apertura e proiettive Libere informazioni
Autoapertura Domande aperte
Annebbiamento Domande chiuse
Riduzione al concreto
Riportare le sensazioni AIM? Benessere del paziente
espresse dal paziente
ad esempi concreti di Preparare la formulazione del caso e le possibili soluzioni
vita quotidiana attraverso
metodi che possono sembrare più attivi, intrusivi o manipolatori di quelli di un terapeuta
categorie diagnostiche predeterminate
utili per organizzare i dati relativi a: Diagnosi differenziale
Storia evolutiva del disturbo Sintomi attuali del disturbo Possibili comorbilità
1
DOVE SI COLLOCA IL COLLOQUIO CLINICO-DIAGNOSTICO?
FASE DI ASSESSMENT
Colloquio clinico-diagnostico
Colloquio clinico-diagnostico
Questionari e inventari
Interviste strutturate (scopi di ricerca) …
Assessment psicofisiologico (funzionamento del SNA )
Osservazione in contesti naturali/simulati (psicologia dell’età evolutiva)
à
Auto-monitoraggio (psicologia cognitivo-comportamentale) diari (ABC dell’attacco di panico )
…
Raccolta di informazioni da altre fonti (con attenzione)
INDICE DELLA BONTÀ DI UN COLLOQUIO CLINICO-DIAGNOSTICO
1. rapidità ed efficienza nell’estrarre le informazioni utili alla diagnosi
à
durata del colloquio clinico-diagnostico > 3 sedute scadente
2. capacità di creare le basi per una buona alleanza terapeutica con il paziente
instaurazione di un rapporto di fiducia Paradosso del primo colloquio
il primo colloquio è il momento di minore
vicinanza con il paziente
2
OBIETTIVI DEL COLLOQUIO CLINICO-DIAGNOSTICO
focalizzare l’attenzione sulla persona, al fine di:
Comprendere empaticamente il vissuto del paziente
Indagare la percezione soggettiva del problema da parte del paziente e i vissuti emotivi
che l’accompagnano
Empatia cognitiva Empatia affettiva (simpatia)
consapevolezza del fatto di essere di condivisione dell’esperienza di
fronte ad una persona che sta soffrendo sofferenza del paziente
NON CORRETTA!
Atteggiamento non giudicante A. Difficile da sopportare per il
terapeuta
Riconoscere che le emozioni del paziente
appartengono a lui e non al terapeuta B. Non utile al paziente al fine del
raggiungimento del benessere à
Non giustificare i comportamenti inadeguati ¹
terapeuta amico, partner
Dare spazio per parlare
Far emergere le variabili funzionali alla comprensione e alla soluzione dei suoi problemi
Analisi spaziale, temporale, modale dei problemi
Presenza/assenza Intensità
Frequenza Durata
Nota bene:
Lo psicologo in questa veste sta offrendo un servizio: il terapeuta non è migliore del paziente
e il paziente non è peggiore del terapeuta perché ha un disturbo
3
COMPRENDERE EMPATICAMENTE I VISSUTI DEL PAZIENTE
paziente
Ciò che il
dice oggettivamente
di sé e delle sue psicologo
Ciò che lo può
problematiche osservare oggettivamente
riguardo al modo in cui il
paziente comunica i suoi disagi
Spesso il paziente non è consapevole del
fatto di avere un disturbo, specialmente
disturbi di personalità
nel caso dei Accorgimenti:
1. assecondare il paziente
durante i primi incontri
psicologo
Ciò che lo è in 2. non “sbattere in faccia”
grado di percepire immediatamente al
riguardo ai problemi che paziente il proprio disturbo
il paziente esprime
FUNZIONI E ATTITUDINI DELLO PSICOLOGO:
Osservatore e rivelatore Partecipante
(componente umana del rapporto terapeutico)
Ascoltare in maniera critica Ascolto non giudicante, comprensione
Interazione fra sistemi psichici complessi
importanza della
RESTITUZIONE
Alla fine dell’incontro, il terapeuta elabora una propria visione dei vissuti del paziente,
con annesse esperienze emotive legate ad essi.
le emozioni provate dal terapeuta possono influenzare il rapporto terapeutico
à
Importante è restituire consapevolmente al paziente il suo vissuto, per coltivare la
comunicazione e un rapporto di crescente fiducia
4 L’empatia può essere allenata
È necessario relazionarsi sempre al paziente con
empatia, per fargli percepire vicinanza e disponibilità nel corso dell’esperienza professionale
Esempio Cosa rispondere?
• Ridimensionare il concetto di “situazione
disperata”
• Rispettare i tempi del paziente (quando piange,
quando beve l’acqua,…)
• Attenzione alle autoaperture (se il paziente
domanda, rispondere: “perché me l’ha chiesto?”)
Quali aspetti può rivelare del paziente?
• Timore di non essere accettato
• Bisogno di essere al centro dell’interesse e della cura del terapeuta
• Desiderio di una figura onnipotente che risolva i propri problemi
DOMANDE GENERALI psicologo o di altri
“La persona che ho di fronte ha effettivamente bisogno dello
1 professionisti?” un vero e
“Il problema che la persona lamenta è di tipo evolutivo, è temporaneo o
2 proprio disturbo?”
quale modello
“Con può essere meglio compreso e trattato tale disturbo?”
3 vi sono altri problemi
“Oltre al disturbo, di carattere psicologico che richiedono l’aiuto
4 di un professionista?”
i motivi
“Quali sono per cui la persona si è rivolta allo psicologo e quali sono le sue
aspettative a riguardo?”
5 (gli obiettivi possono essere falsati dalle credenze del paziente ridimensionare)
à
5
PERSONALITY DISFUNCTION O LIVING IMPAIRMENT
Nota bene: la malattia fisica è in genere vissuta come più reale rispetto a quella psichica
WHAT?
Cambiamento in se stesso cui l’individuo attribuisce una valenza negativa, in termini di:
A. Difficoltà nel relazionarsi con il proprio mondo emotivo
B. Difficoltà nel relazionarsi con gli altri
C. Difficoltà nello svolgere le attività quotidiane
Malattia psichica:
Insieme di comportamenti, sensazioni e percezioni disfunzionali (incoerenti, illogiche,
inaccettabili, sgradite, angoscianti e fonte di disagio)
Paure tipiche di chi si approccia al trattamento della malattia psichica:
Timore di essere irrecuperabile Paura dello stigma sociale
Difficoltà nell’individuare le cause del disturbo Indefinitezza dei rimedi
AMBITI DI INDAGINE DEL COLLOQUIO
FUNZIONAMENTO EMOTIVO
Umore: Emozioni:
carattere di transitorietà e
tonalità di fondo, persistente specificità
e piuttosto stabile Sentimenti:
(aspetto cognitivo dell’emozione)
consapevolezza dell’emozione
che si sta provando
6
Integrazione emotiva e affettiva:
consapevolezza di essere persone che provano emozioni e affetti diversi, anche negativi,
nessuno dei quali minaccia l’integrità del sé.
3 capacità
RICONOSCIMENTO ESPRESSIONE VERBALE USO ADATTIVO
DELLE EMOZIONI DELLE EMOZIONI DELLE EMOZIONI
Il paziente riesce a distinguere Il paziente può esprimere In che modo il paziente usa
le emozioni dagli stimoli attraverso le parole la propria gli affetti a scopo difensivo?
ambientali, dai suoi pensieri e esperienza affettiva? In che misura l’espressione e la
dalle sue azioni? gestione delle emozioni sono
adattive oppure disadattive?
PERCHÉ INDAGARE IL FUNZIONAMENTO EMOTIVO?
1. eventuale psicopatologia
Presenza di
2. Eventi scatenanti
3. Livello di accettazione della malattia
4. Sensazione di impotenza
5. Difficoltà a chiedere aiuto
6. Fiducia, diffidenza, speranza, scoraggiamento verso la condizione clinica e lo
psicologo
7. Ansia e preoccupazione futuro
per il
8. Ansia e preoccupazione per familiari
il mutamento delle relazioni con i e per la loro
reazione 7
Esempio: la depressione Cosa rispondere?
“Dottore, mi sento triste” “È successo qualcosa nella sua vita che ha elicitato
questi sentimenti?”
“Se qualcuno fa una cosa bella per lei, lo apprezza?”
DEPRESSIONE TIPICA Tono dell’umore prevalentemente basso
DEPRESSIONE ATIPICA Non sentire niente
Nota bene: uno degli stati tipici della depressione è l’ansia!
FUNZIONAMENTO MENTALE
PERCHÉ INDAGARE IL FUNZIONAMENTO MENTALE?
Valutazione neuropsicologica
+
valutazione di altre dimensioni in maniera non strutturata all’interno del colloquio:
• Livello di vigilanza
• Consapevolezza di avere un
disturbo
1. Livello di coscienza e di consapevolezza Esempio:
Stupor depressivo non reattività ad
à
alcuno stimolo
Stupor maniacale non reattività agli
à
stimoli reali, perché si è troppo presi dai
propri deliri
2. Orientamento nel tempo, nello spazio, circa le SE assente necessaria valutazione
à
neuropsicologica
persone 8 • Paziente si distrae, chiede la
stessa cosa più volte
3. Attenzione e concentrazione • Passa da un argomento
all’altro improvvisamente
à disturbo maniacale
4. Memoria
5. Comprensione
6. Capacità di astrazione e concettualizzazione
7. Capacità di giudizio • Tangenzialità o deraglia-
à
mento rispondere alla
domanda inserendo
informazioni non rilevanti
Esempio:
Disturbo maniacale Flusso di pensieri
à
che parte nel modo giusto ma prende poi
8. Processi di pensiero ed eventuali disturbi una strada non pertinente
(deliri, pensiero magico, ossessioni…) Disturbo ossessivo Fornire informazioni
à
molto sintetiche e per un tempo breve, poi
portare la conversazione su un altro
argomento
Disturbo psicotico (schizofrenia) à
espressione
eloquio disorganizzato:
linguistica del deragliamento del pensiero,
formulazione di frasi prive di significato
MODALITA’ DI INTERAZIONE Esempio:
1. Postura Ansia sociale à
• postura chiusa, sulla difensiva
2. Contatto visivo • evitamento del contatto visivo
9
VARIABILI CHE INFLUENZANO IL RICONOSCIMENTO DELLA
SOFFERENZA - E LA RICHIESTA DI AIUTO PSICOLOGICO
• Valore soggettivo attribuito a ciascun sintomo
• Capacità e modalità di coping della persona
Mancata consapevolezza della malattia strategie di coping passivo (non credenza nella
ßà
possibilità che le cose cambino)
• Consapevolezza dei sintomi e della loro ricaduta sul funzionamento, capacità di
insight, egosintonia/egodistonia
Mancata consapevolezza della malattia convinzione del fatto che è normale che le cose
ßà
stiano in un certo modo
• Obiettivi e aspettative della persona
Ridimensionare e dare coerenza alle aspettative del paziente
• Struttura di personalità
Dipendente, borderline particolarmente difficili da gestire nel colloquio
à
• Realtà culturale e sociale
Cosa ha creato il disturbo? La persona o la società?
Vivere in un determinato contesto socio-culturale (non stimolante, privo di opportunità) à
tendenza ad accettare la realtà per come è, importanza data al solo arrivare a fine giornata
• Giudizio sulla possibilità di modificare la condizione e sull’utilità dell’aiuto
psicologico 10
CARATTERISTICHE DELLA PSICOPATOLOGIA
Nota bene: criteri non sufficienti e non necessari!
CARATTERISTICA DESCRIZIONE LIMITAZIONI
NON è sempre detto!
Il comportamento del paziente è
Infrequenza Ansia = esperita dalla
diverso da quello della popolazione
1 statistica maggior parte della
generale popolazione
Comportamento inappropriato del Norme sociali =
soggetto, che genera ansia o minaccia culturalmente specifiche
nelle persone vicine
Violazione delle rischio di sovrastima o
à
2 norme sociali Cleptomania sottostima
Piromania
Uccidere NON sempre al disturbo si
associa egodistonia!
Disagio, sofferenza Incapacità di dormire, difficoltà di Alcuni disturbi sono
3 concentrazione e scarsa produttività
individuale disturbo
egosintonici à
maniacale, anoressia
Compromissione del funzionamento
Incapacità o sociale, lavorativo…
4 disfunzione Uso di sostanze, gioco d’azzardo,
fobie
Disturbo d’ansia e di panico
Imprevedibilità, Allucinazioni
risposta incontrollata
5 Disturbi del controllo degli impulsi
e sproporzionata Genitori preoccupati per le
tendenze omosessuali del
Stato che desta Preoccupazione del contesto vicino al figlio NO
à
preoccupazione nel paziente non è un indicatore affidabile
6 soggetto e in chi lo Genitori notano ossessioni,
della psicopatologia deliri, pensiero disorganiz-
circonda zato SÌ
à
11
SCOPO DELL’INTERVENTO DELLO PSICOLOGO CLINICO:
curare un disagio clinicamente significativo
à
NON per “conoscersi meglio”! se vi è qualcosa di inconscio, c’è un motivo ed è bene che resti tale
VALUTARE LA PRESENZA DEL DISTURBO
La categoria diagnostica è una sintesi delle caratteristiche principali dell’individuo
dal punto di vista psicopatologico
Categorie costruite su base clinica
Categoria diagnostica di un disturbo:
Stessa eziologia Stessi sintomi Stesso trattamento richiesto
Pazienti che presentano lo stesso pattern di sintomi
afferiscono alla medesima categoria diagnostica
Clusterizzazione:
la somiglianza tra i soggetti che rientrano nella stessa categoria diagnostica è definita
statisticamente
Processo di attribuzione dicotomico delle categorie diagnostiche
Sintomo presente Sintomo assente
12
VALUTARE LA GRAVITA’ DEL DISTURBO
Utilità per
Step care:
intervento della tipologia corretta
rispetto all’intensità del disturbo
Ricerca di aiuto
(indicatore parziale)
RICHIESTA DI AIUTO PRESENTE/ASSENTE TIPOLOGIA DELLA RICHIESTA DI AIUTO
Spesso vi è scarsa consapevolezza della Richiesta di aiuto del tipo
malattia NO richiesta di aiuto problem solving vs clinica
à Irrazionalità e pericolosità
Comportamenti che minacciano l’incolumità propria e/o di altre persone vicine al soggetto
Devianza
Bizzarria, stranezza, deviazione dalla norma
Esempio
Fase maniacale non è possibile seguire il filo del discorso (disfunzionamento)
à
Fase ipomaniacale è possibile seguire in parte il filo del discorso (parziale integrità)
à Distress emozionale
Vissuto di disagio soggettivamente sperimentato dall’individuo
13
Disabilità e pervasività del danno
Interferenza del disturbo con il normale funzionamento dell’individuo nella sua quotidianità
Esempio
Anoressia anche se la paziente riferisce di stare bene, sviene continuamente
à
Disturbo evitante di personalità evitamento: il paziente non riferisce un grande disagio perché
à
evita le situazioni stressanti, MA compromissione della rete sociale significativa
Durata
Risorse soggettive disponibili
L’USO DEI MODELLI DI DISTURBO
OBIETTIVO DEL COLLOQUIO:
diagnosi di un disturbo
• Il modello teorico cui si fa ricorso è determinato dal tipo di formazione del clinico
• L’uso di un modello teorico piuttosto che di un altro comporta differenze nella raccolta e
(settorialità e specificità)
nell’interpretazione dei dati quindi, ateorico
Il colloquio clinico-diagnostico dovrebbe essere, per quanto possibile,
trasferibile
perché la diagnosi deve essere
strumenti:
Osservare/intervistare il Criteri del DSM-5 DIAGNOSI
SCID, …
paziente Indici ICD
14
MODELLO MEDICO-BIOLOGICO – WHO? Psichiatra :
Disturbo psichico malattia organica
ßà
Il sintomo patologico è una struttura, una funzione, un comportamento che subisce un
processo di alterazione, a causa di anomalie fisiologiche o biochimiche, a livello del SNC
Prescrizione di un farmaco (SSRI, SNRI, farmaci per il Parkinson stimolano DA…)
è à
MODELLO SOCIO-GENETICO :
Disturbo psichico reazione sana a una società malata
ßà
Alcuni comportamenti sono considerati devianti perché infrangono le norme della società;
tuttavia, è la società stessa che ne ha causato l’insorgenza come tentativo di adatta-
mento ad un certo tipo di ambiente
Non si dovrebbe curare il paziente, ma la società
è
MODELLO PSICOANALITICO :
Disturbo psichico trauma remoto che genera un conflitto intrapsichico
ßà
Il paziente ha subito un trauma nel passato che rivive attraverso il sintomo durante il
rapporto transferale
INDAGINE DI:
• Sviluppo del bambino
• Fasi psicosessuali (traumi?)
Aspetto relazionale
• (relazione paziente terapeuta = paziente familiari)
ßà ßà
Il terapeuta deve analizzare il sintomo e la relazione che si instaura tra lui e il
è paziente 15
MODELLO SISTEMICO :
Disturb
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Mappe concettuali di teorie e tecniche del colloquio clinico-diagnostico
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Teorie e tecniche del colloquio clinico-diagnostico
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Appunti dell'esame di colloquio clinico
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Appunti di Teorie e tecniche del colloquio psicologico