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Appunti di Teorie e pratiche della narrazione (prof Antonioni)

Appunti del corso di Teorie e pratiche della narrazione della professoressa Antonioni, integrati con lo studio delle slide. Corso di laurea in Comunicazione e Pubblicità per le Organizzazioni, dell'università degli Studi Carlo Bo - Uniurb, facoltà di Sociologia.

Esame di Teorie e pratiche della narrazione docente Prof. S. Antonioni

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APPUNTI ANTONIONI

800- anni 30 (Cartellonismo)

La pubblicità nell’800 nasce con il bisogno di piazzare sul mercato i prodotti stan-

dardizzati della produzione di massa e dell'industria culturale di massa.

1. La pubblicità è inizialmente informativa: nome del prodotto, immagine (dise-

gnata) e molto testo che racconta tutto sul prodotto.

2. Con la nascita dei settimanali e giornali a colori, l'immagine acquisisce mag-

giore importanza.

3. Ritroviamo l'importanza del colore in affissioni e locandine pubblicitarie, che

ospitano due settori: intrattenimento (opera lirica) e turismo (luoghi di svago

e benessere oltre che turistici, località balneari in primis).

4. C'è una forte relazione tra carattere commerciale del materiale pubblicitario e

carattere artistico. I primi pubblicitari erano artisti (Marcello Dudovich - primo

manifesto che mette al centro, visivamente, il prodotto), che rendono il pro-

dotto elegante.

- Magazzini Mele e Dudovich: attenzione sulla donna e serialità di contenuti e

valori.

- Cappiello realizza il primo manifesto marca del Cioccolato Klaus del 1903, in

cui si costruisce l’identità visiva della marca. Da lì in poi si cercherà una figura

distintiva (anche immaginaria) a cui associare il marchio.

Il cartellonismo si sviluppa con il tessuto urbano: nelle città la merce è esposta in

modo scenico (vetrine, grandi magazzini, passages, gallerie), poiché circola de-

naro e si cerca di dimostrare lo status con gli acquisti.

Sepo (Severino Possati) inventa il monogramma per Motta, un’immagine imme-

diatamente riconoscibile che passa attraverso una lettera. M come Motta ma an-

che come Milano, che rimanda al concetto di “Made in” e alla localizzazione del

brand.

Federico Seneca per Perugina e Buitoni, renderà il brand iconizzato in una figura

che contrasta con il fondo dell’immagine.

Dino Villani indirà un concorso, in cui chiederà al pubblico di inviare foto con il

proprio sorriso, con premio in denaro. Per questo Villani viene riconosciuto non

come grafico ma come ricercatore di strumenti di comunicazione alternativi, che

considerò la marca in senso globale.

Dagli anni 30, ossia nel periodo fascista, i teorici parlano di un blocco della

creatività italiana dovuto alla censura. Si utilizzano i simboli del fascismo (aquila,

fascio littorio), in schemi collaudati ed arricchiti con estratti delle dichiarazioni di

Mussolini.

Erberto Carboni, darà vita all'azzurro di Barilla e al primo logo e packaging. Pave-

sini, utilizza invece una sigla di apertura e chiusura, e crea la propria identità di

marca).

Anni 50 (Dopoguerra)

Arrivano le grandi agenzie internazionali (Lintas 1948, J. Walter Thompson 1951),

che definiscono i ruoli e si propone la scientific advertising, una pubblicità reali-

stica basata su demografia e sociografia. Quella di Armando Testa sarà la prima

agenzia italiana a lavorare in modo simile a quelle statunitensi.

Si verifica lo sganciamento dal mondo dell’arte in favore della grafica.

I Brand lavorano sulle icone, come l'omino coi baffi Bialetti, talmente importante

da essere stampato direttamente sul prodotto.

Gli slogan diventano frasi di chiusura, il linguaggio deve ora essere più incisivo

per far presa sul media radiofonico.

Martini dagli anni 20 inizia a lavorare sulla “sponsorizzazione” di trasmissioni ra-

diofoniche (concerti di musica classica “Martini e Rossi”) ed eventi al Duomo di

Milano, al fine di associarsi ad un alto prestigio.

La mission della RAI, ispirata a quella della Bbc, è di Informare, Divertire, Edu-

care.

La tv, inizialmente per ricchi, permette di essere meno isolati del cinema (si com-

menta, si risponde al quiz, ecc.), grazie ad una fruizione routinaria collettiva di un

palinsesto formato da programmi ricorrenti, su temi specifici.

La pubblicità arriva in ritardo perché vista come mezzo per la propagazione del

consumismo (concepito come il male sia da democrazia cristiana che da comuni-

smo).

Anni 60 (Carosello)

Nella prima trasmissione di Carosello abbiamo solo 4 inserzioni, che diventeranno

poi anche 6, formate da 1:40 minuti di pezzo e un codino di 35 secondi. È neces-

sario creare un legame tra i caroselli, a causa dell’irriproducibilità dei caroselli

stessi. Così nasce una narrazione a puntate, con stesse ambientazioni, stessi at-

tori, stesso tono, per rendere riconoscibile la marca.

L'azienda è obbligata ad acquistare 6 passaggi, tra cui passano 10 giorni.

La serialità genera quindi memorizzazione e coltivazione dell’attesa. Il pro-

gramma ha iniziato a rappresentare l’appuntamento per tutta la famiglia.

La chiave dello spot Perugina è quella dell'attore che si presta alla pubblicità:

nella pubblicità si giustifica il fatto che l'attore sia protagonista della pubblicità. La

forte critica sugli attori che finivano a fare pubblicità spinge l'attore verso una pa-

rodia, una presa in giro di sé stesso, giustificando il perché della sua scelta.

Angelino è invece uno dei primi esempi di cartone animato.

Vengono pubblicizzate anche le nuove modalità di consumo:

Esselunga è il primo supermercato italiano,

• Simmenthal la prima carne in scatola,


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PUBBLICATO

10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in comunicazione e pubblicità per le organizzazioni
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiovannaUrb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e pratiche della narrazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Antonioni Stefania.

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