Università degli studi di Torino - Teorie e pratiche della traduzione magistrale
Introduzione al corso
Dipartimento di Lingue e Letterature straniere e Culture moderne
Corso di laurea magistrale in Traduzione (LM-94)
Docente: Prof.ssa Elisa Corino
Anno accademico 2019/20
Importanza della traduzione
La traduzione influenza in modo significativo la cultura di arrivo. Per questo è importante che noi sappiamo perché facciamo determinate scelte. Lingue diverse utilizzano espedienti diversi.
Domande chiave
- Che cos’è la traduzione?
- Quali teorie si sono susseguite rispetto allo studio della traduzione?
- Quali sono le strategie traduttive?
- Analisi del testo.
Definizione e origini della traduzione
Che cos’è la traduzione? La traduzione affonda le sue radici nel mondo romano. Forse potremmo farla risalire ai greci, che però traducevano per necessità; la traduzione serviva a commerciare. I primi a ragionare su di essi sono stati i Romani, Cicerone primo tra tutti. Cicerone ha dato peso alla lingua, non ha semplicemente trasposto. Ha scelto un lessico appropriato all’indole della nostra lingua, ha acclimatato il testo di partenza nella lingua di arrivo. Lo stesso significato è mantenuto nella lingua di arrivo, ma spesso è detto in modo diverso (modi di dire, metafore, elementi culturo-specifici ecc.). (atto locutivo, illocutivo, perlocutivo). Qualcosa nella traduzione si perde sempre, ma qualcosa si può anche guadagnare.
Spesso la traduzione non funziona per motivi culturali e ne deve essere adottata un’altra: è il caso delle marche. Bisogna inoltre fare attenzione ai falsi amici. È molto difficile tradurre lo humor, perché bisogna ottenere lo stesso effetto perlocutivo della lingua d’origine, senza offendere nessuno. Il traduttore deve figurare in prima pagina, perché è a tutti gli effetti un coautore del libro che si sta leggendo.
Il traduttore e il revisore
Se parliamo di libri da 300 pagine, si convocano più traduttori che traducono aree diverse. Il revisore si assicura che traducano tutti allo stesso modo. La sua figura sta assumendo un valore editoriale notevole. Tutti gli anni c’è una parte di conferenze fatte da traduttori e revisori al Salone del Libro. In queste conferenze si capisce quale sia il rapporto tra traduttore e revisore: è quest’ultimo ad avere l’ultima parola, è al revisore che la casa editrice attribuisce la responsabilità del fatto che la traduzione sia presentata.
Il traduttore viene pagato a pagina. Quando è molto affermato, può pretendere di avere il suo nome in copertina, specialmente se si tratta di traduzioni impegnative, e può richiedere un contratto in cui ci sia una parte dei diritti d’autore, essendo uno di coloro che hanno contribuito al successo del libro.
Strumenti tecnici per la traduzione
Trados è un assistente alla traduzione: gli viene proposto un testo e Trados va a cercare nelle Translation memories il pezzo più simile ad esso. Il traduttore riceve la raccomandazione di essere più vicino alle traduzioni già fatte. Questo ha portato al cosiddetto italiano alla comunità europea, a una lingua diversa dalla lingua in cui i nativi legislatori legiferano all’interno di un paese. Le Translation memories sono ora disponibili. Si tratta di strumenti un po’ complessi, perché sono sempre degli spezzoni di testi interi.
La traduzione e il linguaggio
Lingua italiana: standard dello scritto e neostandard (utilizzi impropri: “Se lo sapevo”, “compragli” in luogo di “compra loro”). Traduzione: s.f., dal lat. traductio -onis (trasferimento), trasporre un testo da una lingua a un’altra (definizione della Treccani). Di fatto la traduzione non è soltanto questo. Però ci sono tanti modi di “dire la stessa cosa” in un’altra lingua (parafrasi, perifrasi, riformulazioni, sinonimi).
È difficile trasporre in modo preciso da una lingua all’altra. Nel momento in cui mettiamo in atto strategie come la parafrasi, il sinonimo ecc., stiamo mettendo in atto strategie traduttive che non rendono precisamente l’idea del testo di partenza. Per quanto riguarda le sostituzioni sinonimiche, degli studi dimostrano che in traduzione si tende a variare. Se nel testo di partenza ho una ripetizione sempre dello stesso termine, in traduzione si ha la tendenza a variare, a usare delle riprese sinonimiche. Che cosa deve fare il traduttore? Mantenere la monosemanticità o variare? L’esperienza e i dati ci dicono che i traduttori variano, introducendo sinonimi o altri elementi che riguardano le relazioni semantiche.
Strategie traduttive
Le strategie sono tante, anche in relazione a tutte le variabili che vanno a interagire sulla traduzione (pubblico, apertura, tipo di istruzioni date a chi ci commissiona la traduzione, etica personale del traduttore, maggiore o minore aderenza al testo, tipo testuale). È quasi impossibile dire quasi la stessa cosa. E, davanti a un testo da tradurre, spesso non sappiamo quale sia la cosa. Bisogna ponderare il significato di un testo e non semplicemente trasportarlo da una lingua all’altra, possibilmente mantenendo il senso e il significato che l’autore ha voluto dare. Questo si può fare in due modi:
- Aderendo strettamente al testo. Avremo una traduzione source-oriented, cioè una traduzione il più aderente possibile al testo stesso, rendendolo esattamente così com’è;
- Con una traduzione target-oriented, con uno scopo maggiormente comunicativo e di adattamento al pubblico di arrivo, dove per pubblico di arrivo si intende anche la cultura di arrivo. Spesso troviamo riformulazioni, sostituzioni sinonimiche, parafrasi ecc.
Tradurre è negoziare a vari livelli:
- Contesto di produzione (di partenza e di arrivo); Qual è il valore illocutivo del testo? Che cosa vuol dire l’autore con quel testo?
- Contesto di ricezione (di partenza e di arrivo): qual è il target e qual è la funzione del testo?
- Pubblico: il pubblico varia e non sempre è chiaro a quale pubblico ci rivolgiamo. Se stiamo, per esempio, traducendo un libro per bambini, dobbiamo scegliere un tipo di lingua che sia comprensibile al pubblico.
Adattamento e cultura
Lutero è importante per l’impatto che la sua traduzione della Bibbia ha avuto sulla lingua tedesca. A Jakobson spesso si rifanno le teorie della traduzione. (leggere l’articolo di Jakobson su Moodle) Un punto di svolta si ha tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta con “The name and nature of Translation studies” di James Holmes. Inizia lo studio della traduzione (Übersetzungswissenschaft). Prospettive diverse si sono avvicendate nel tempo. La traduzione era prevalentemente discussa in ambito letterario.
Prima degli anni Settanta si tendeva a un’analisi contrastiva della traduzione: si tendeva cioè a valutare la bontà di una traduzione rispetto a come la distanza tra le due lingue era stata resa: un’operazione prettamente linguistica di confronto tra i testi. Nella traduzione letteraria valutiamo invece l’efficacia del testo di arrivo. Una delle teorie più interessanti di riferimento di questo periodo è quella dei polisistemi (Zohar): la traduzione è il risultato dell’incontro di più culture. Toury parla invece del concetto di norma, adeguatezza (source-oriented, adeguata rispetto al testo di partenza) e accettabilità (il focus target-oriented).
A un certo punto ci si rende conto che bisognerebbe trovare un compromesso: controllare e verificare se il testo è riuscito, ma guardare anche com’è riuscito in relazione al testo di partenza. I modelli analitici partono dalle considerazioni sulle funzioni del testo. Bisogna comprendere la funzione delle strutture e degli elementi del TP al fine di individuare le migliori e più efficaci strategie traduttive. Il traduttore deve prima di tutto capire la funzione del testo di partenza e gli elementi su cui focalizzare l’attenzione: argomenti, contenuto, elementi extra-testuali, elementi non verbali, lessico, sintassi, struttura del testo di per sé.
Struttura del testo e traduzione
La traduzione riguarda anche il tipo di struttura del testo. Gerarchia funzionale dei problemi traduttivi (definire la funzione del TA, individuare gli elementi funzionali del TP da adattare; il tipo di traduzione definisce lo stile della traduzione stessa). Tutte queste cose sono da prendere in considerazione prima di iniziare a tradurre. A volte la traduzione, di fatto, è una riscrittura.
Traduzione intrasemiotica: da libro a libro; Traduzione intersemiotica: quando un certo segno viene tradotto con un altro segno, per esempio da libro a film. La letteratura post-coloniale è caratterizzata da una lingua ibrida. Una lingua ibrida deve affermare una certa identità, quindi ci sono elementi sia culturali che linguistici molto particolari, difficili da rendere in traduzione. Qualcosa si perde sempre. Nella letteratura post-coloniale, se si perde una certa identità in traduzione, si perde un elemento fondamentale della letteratura.
Il punto di partenza della traduttologia oggi è comunque il testo. La traduzione non avviene tra sistemi linguistici, bensì tra testi, inerenti al sistema. Abbiamo tre categorie: forma, sostanza e materia. Bisogna individuare le diverse sostanze dell’espressione e del contenuto. La traduzione è la relazione tra livelli di espressione e contenuto e la loro relazione col testo scritto: come lingua e contenuto collaborano a restituire il testo originale. Per non tradire lingua e contenuto bisogna far attenzione a quello che è il testo originale. Tuttavia, lingue diverse usano codici diversi: significanti in lingue diverse corrispondono a significati diversi. Abbiamo significati esprimibili con significanti diversi. Bisogna prendere decisioni significative anche in base al contesto.
Prestiti linguistici e traduzione
Quando ci ritroviamo davanti a dei prestiti è facile incorrere in falsi amici o reinterpretazioni. Nel caso della traduzione diretta ci avvaliamo dell’utilizzo di prestiti, calchi, traduzione letterale e troviamo una corrispondenza formale. Nel caso della traduzione obliqua abbiamo una riformulazione attraverso procedimenti di modulazione, equivalenza (cerchiamo un corrispondente nella lingua di arrivo, che non corrisponde alla cultura della lingua di partenza, ma che mantenga il contenuto), adattamento (quando degli elementi non possono essere trasportati), trasposizione (modifica: nella mente del lettore deve formarsi lo stesso tipo di immagine auspicato dall’autore), equivalenza testuale (sostanziale). C’è quindi il rischio di trasformazione del testo: così facendo noi lo manipoliamo. A volte lo manipoliamo per disambiguare.
Da testo semplice, a volte, il testo deve diventare più complesso (inglese -> italiano). La struttura dell’italiano è più complessa, più ramificata. Il pericolo è che il traduttore si faccia prendere la mano sia dal punto di vista sintattico che dal punto di vista dei modificatori: potrebbe, per esempio, aggiungere aggettivi superflui. Il traduttore può inoltre pensare di spezzare il periodo in più parti per aiutare il lettore. A volte si semplifica, a volte si normalizza (sfoltimento del testo), a volte si esplicita (laddove si ritiene che il lettore non sia in grado di decifrare qualcosa – in questo caso si mette, per esempio, un inciso).
Etica del traduttore
Eticamente il traduttore deve essere visibile o invisibile? Venuti diceva che il traduttore deve essere invisibile. La posizione del traduttore invisibile ha causato una serie di questioni a livello etico: fino a venticinque anni fa il traduttore non era considerato come qualcuno da citare nel paratesto del libro. Era una figura non visibile, non riconosciuta. Eppure, il traduttore nel testo di traduzione è, secondo molti, il co-autore: ha lui la responsabilità della ricezione del testo di arrivo. Bisogna fare in modo che la traduzione sia addomesticante o estraniante? Le scelte spesso dipendono dal traduttore, spesso sono dettate anche dalla committenza (editoria), che in qualche modo influenza le scelte del traduttore e gli dà delle linee guida.
Specifiche linguistiche
On Linguistic Aspects of Translation – Roman Jakobson Il duale in russo > categoria inesistente in inglese, difficile da rendere. Viceversa, in russo non è possibile fare generalizzazioni come in inglese (“She has brothers”).
DICOTOMIE: FORMA O CONTENUTO? Equivalenza:
- Formale: orientata alla cultura del testo di partenza.
- Dinamica: il principio fondamentale è della ricerca di un effetto equivalente. Deve avere senso, esprimere il significato e il modo dell’originale.
Universali traduttivi
- Semplificazione della sintassi; - Esplicitazione della sintassi. Esistono dei casi limite di riscrittura in cui non sempre è evidente perché il traduttore abbia fatto determinate scelte. Il traduttore può stravolgere completamente il testo, non sempre per un fatto culturale, a volte per motivi incomprensibili.
Solidarietà semantica
Solidarietà semantica: parole che, in qualche modo, hanno qualcosa in comune all’interno di un campo semantico (ago, filo, cruna). Italiano: aggiunta di aggettivi in traduzione. Vedremo poi come un avverbio può incidere sul testo e il suo significato. Bisogna inoltre tradurre la punteggiatura, perché da lingua a lingua cambiano funzione e distribuzione dei segni di interpunzione. La punteggiatura può avere la funzione di mettere a focus, isolare un sintagma che può essere ripreso in seguito, con una resa stilistica propria di un certo tipo di testo e che dà un certo tipo di senso al testo. Per situare il testo in un altro target si possono aggiungere delle frasi nel testo di arrivo (espansione), o si possono eliminare (riduzione). Possono esserci delle aggiunte o eliminazioni della punteggiatura, per esempio con l’esplicitazione di un connettivo causale. Il trattino non indica necessariamente una conseguenza. Il connettore si può inoltre esplicitare con un’aggiunta di frase.
Un altro caso significativo è quello delle sostituzioni, che dipendono in larga parte dal culturema e dal target del testo di arrivo (cream -> latte). Abbiamo inoltre i casi di adattamento completo: a un’espressione radicata nelle tradizioni del paese straniero si sostituisce un’espressione che rimanda invece a consuetudini del paese ricevente.
Tipologia testuale
Il testo. Tipologia testuale – Tipi di testi e linguaggi settoriali. L’unità della traduzione è un tessuto di relazioni tra forme, contenuti e sostanza: il testo. Il traduttore deve, prima di tutto, capire il testo nelle sue sfaccettature, capire in che contesto è inserito e in quale contesto dovrà essere trasposto. La classificazione funzionale è quella elaborata da Werlich sulle tipologie di testo: descrittivo, narrativo, argomentativo, istruzionale, espositivo. Abbiamo tre parametri: lo scopo che l’emittente si prefigge (esporre, descrivere, raccontare, argomentare o dare istruzioni), il destinatario del testo e le circostanze nelle quali avvengono gli scambi comunicativi.
Per esempio, il testo narrativo può essere fatto a vari livelli, con destinatari diversi e, quindi, tipi di traduzioni diverse. Il testo istruzionale consiste, appunto, di istruzioni, che scriveremo in modo diverso a seconda del destinatario. A parità di tipo testuale, possono esserci due destinatari molto diversi e diverse circostanze comunicative.
Per quanto concerne invece il testo descrittivo, per esempio, un giornale di divulgazione scientifica esprime i concetti in un certo modo; un divulgatore scientifico espone invece gli stessi concetti con un linguaggio ancora diverso: il suo testo contiene anche degli elementi di narrazione, perché il canale attraverso cui questo testo passa è orale e c’è un altro tipo di pubblico. I testi descrittivi sono il risultato di un atto linguistico di descrizione, che consiste nel costruire un corrispondente linguistico di una porzione di mondo considerata in un contesto spaziale statico e atemporale. Lo scopo è rappresentare e descrivere un oggetto, una persona o un ambiente. I testi descrittivi non sono autonomi, difficilmente vivono di vita propria. Questa tipologia è sempre intrinsecamente legata ad altre tipologie di testo.
Per esempio, nell’esempio che abbiamo visto, il testo regolativo illustrava le caratteristiche e le regole di un gioco, ma anche la descrizione dei personaggi, che bisogna conoscere per mettere in atto le regole. Il testo descrittivo è un testo a cui bisogna essere abbastanza fedeli (source-oriented): se si aggiungono degli elementi si modifica quella descrizione (cfr. traduzione di Tolkien). I testi prescrittivi danno invece istruzioni, forniscono regole, definiscono un comportamento. Sono detti anche regolativi o istruzionali: troviamo tra i testi regolativi manuali di istruzioni, ma non solo: troviamo tutti i testi che, in generale, forniscono indicazioni precise.
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