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M.D.A. Teoria e storia dei movimenti e dei partiti politici

TEORIA E STORIA DEI MOVIMENTI

E DEI PARTITI POLITICI

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M.D.A. Teoria e storia dei movimenti e dei partiti politici

Prima parte

DAL PARTITO NOTABILARE AI PARTITI DI

INTEGRAZIONE SOCIALE. LA STAGIONE D’ORO

DEL LIBERALISMO

Seconda metà dell’800 - 1914

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Approcci teorici dell’analisi del partito politico

Burke (1770) approccio funzionalista positivo: partiti utili per aprire le istituzioni alla società e

• ➝

limitare il potere dei re

• Ostrogorsky (1903) approccio funzionalista negativo: partiti politici come minaccia ai sistemi

liberali in quanto introducono irrazionalità (mentre nei sistemi liberali solo la parte migliore e più

razionale della società esercita il diritto di voto) e sono Stati nello Stato, per cui creano un doppio

livello di fedeltà: verso se stessi e poi verso lo Stato. L’unica forma di partecipazione politica dovrebbe

essere la lega, la quale fonda la propria azione su interessi particolari e poi si scioglie

• Elitisti: Weber, Mosca, Pareto, Michels approccio organizzativo-strutturale negativo: teoria della

circolazione delle élite secondo cui c’è sempre una minoranza che governa e una maggioranza che

viene governata. Dunque il partito è un sistema oligarchico e la circolazione della classe politica è

quasi inesistente

• Downs (fine anni ’50 - inizio anni ’60) approccio combinato funzionalista e organizzativo-

strutturale: guardando al partito americano, descrive il partito come una sorta di grande cartello

elettorale, il cui compito è sostanzialmente quello di garantire al candidato di venire eletto alla

presidenza. Partito visto come fondamentale per il funzionamento del sistema democratico

• Duverger (1951) approccio evolutivo: i partiti politici nascono perché i nuovi sistemi politici sono

basati sulla rappresentanza e sulla sovranità popolare le quali necessitano di una democrazia

rappresentativa e indiretta, a causa dei grandi numeri dovuti al suffragio universale.

• Panebianco (fine anni ’80) approccio combinato funzionalista e organizzativo-strutturale: analisi

delle differenti forme partito nei diversi sistemi politici

Pizzorno (fine anni ’90) approccio combinato funzionalista e organizzativo-strutturale: il partito è

• ➝

sempre un’entità collettiva che opera come istituzione la cui identità trascende gli individui che la

compongono

Conseguenze della pluralità di approcci

Manca una definizione univoca di partito e tutto e niente può essere compreso nella categoria di

• partito politico

‣ Fazione: gruppo di persone tenute insieme dal perseguimento di un determinato obiettivo specifico,

particolare, settoriale che agisce spesso con metodi intolleranti e talvolta aggressivi accezione

negativa ! 3 Schemi

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‣ Cartello (Downs): raggruppamento di individui che si mobilitano, prevalentemente in occasione di

tornate elettorali, al fine di conquistare il potere

‣ Istituzione: entità collettiva che ha però una personalità autonoma e regolamentata al suo interno da

un insieme di norme giuridiche statutarie approvate e condivise non solo dai membri del partito, ma

riconosciute legittime anche da chi sta fuori dal partito

‣ Gruppo di pressione: organizzazione esterna al sistema finalizzata al perseguimento di obiettivi

specifici (nella maggior parte dei casi finalizzata al raggiungimento di obiettivi socio-economici)

che ha come strumento di azione la pressione esterna sul sistema politico

È difficile datare la genesi del partito

• ‣ Medioevo: corporazioni, società di mutuo soccorso

‣ Sistemi costituzionali (subito prima dei sistemi parlamentari)

‣ Sistemi parlamentari (seconda metà dell’Ottocento)

‣ Democrazie

• È difficile definire il ruolo del partito nel sistema

‣ Parlamentare/extraparlamentare: parlamentare quando nasce all’interno del Parlamento, come Tory

e Whig; extraparlamentare quando nasce fuori dal Parlamento ma poi ci può entrare, come nuclei

operai (Partito socialista tedesco, Partito socialista italiano, Sezione francese dell’internazionale

operaia)

‣ Sistemico/antisistemico: sistemico quando condivide le scelte politiche; antisistemico quando vuole

rompere il sistema, come i partiti operai

‣ Governo/opposizione: governo, quando esprime l’aspirazione a partecipare come forza di

maggioranza all’attività di governo; opposizione quando vuole essere forza di opposizione (per

distruggere il sistema dall’interno?)

Definizione classica di partito politico

Partito politico: collettore del consenso sociale verso le istituzioni.

Collettore: raccoglie, mette insieme.

Consenso sociale: una serie di istanze, valori e principi. Accezione neutrale del termine consenso:

consenso e dissenso. ! 4 Schemi

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Istitutuzioni: insieme di norme, di poteri, di strutture giuridiche che definiscono l’assetto politico di uno

Stato.

Vantaggi di questa definizione:

Coglie l’essenza dello scopo del partito, e cioè quello di mediazione tra la società e le istituzioni

• Lega la presenza del partito al presupposto di una seppur minima relazione tra la società e le

istituzioni: se le istituzioni sono completamente chiuse rispetto alla società, non si pone il problema di

creare un mezzo di comunicazione tra le prime e la seconda

Limite di questa definizione:

È troppo generica

Definizione specifica di partito politico

Questa definizione deriva dall’idealtipo weberiano, il quale fa una costruzione ipotetica astraendo dei

caratteri. Dunque, l’idealtipo della forma partito riguarda le modalità di articolazione della sfera

pubblica mediante strutture organizzative che raccolgono parti sociali trasformandole in istituzioni.

Partito politico: istituzione destinata a intervenire nella decisione politica come canale di

regolamentazione dell’obbligazione politica.

Istituzione: soggetto collettivo che ha personalità autonoma rispetto ai suoi membri.

Decisione politica: il partito politico è parte attiva del processo decisionale politico. Questa definizione

esclude quindi il gruppo di pressione.

Obbligazione politica: consenso sociale, ossia una parte delle istanze sociali pro o contro il sistema.

Da qui deriva un rapporto reciproco tra partito e cittadini.

Il sistema si basa sul principio di responsabilità e di rispetto degli interessi che il partito veicola

• Il partito forma gli interessi dei cittadini, influenza le istanze sociali, forma le istanze sociali: partiti

• ideologici, i quali sono ritenuti pericolosi perché creano fedeltà verso se stessi

Origine del partito politico

Il partito politico è un fenomeno esclusivamente moderno. I partiti politici nascono esclusivamente

all’interno dei sistemi costituzionali e istituzionali moderni frutto delle rivoluzioni liberali di fine ’600 in

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Gran Bretagna (Gloriosa Rivoluzione - 1688) e di fine 19700 in Francia e nel resto dell’Europa

continentale (Rivoluzione francese - 1789), grazie alla rottura del modello assolutistico e alla nascita di

sistemi costituzionali e istituzionali nuovi: i sistemi rappresentativi. Dopo queste rivoluzioni cambia la

relazione tra la società e l’autorità politica.

Caratteri della modernità

Accettazione del pluralismo politico: le rivoluzioni segnano la fine dell’assolutismo e il potere si

• frantuma, si scinde. Si ha la possibilità di esercitare il dissenso nei confronti del potere

• Laicizzazione della politica: prima dell’avvento delle grandi rivoluzioni la base di legittimità del

potere è di origine divina e la società non conta nulla; dopo le rivoluzioni l’autorità poggia sul

principio della rappresentanza, che proviene dal basso, dalla società

Affermazione della rappresentanza politica: la sovranità è esercitata dal popolo attraverso propri

• rappresentanti

• Legittimazione popolare della sovranità: la rappresentanza avviene attraverso il momento elettorale

Separazione dei poteri: articolazione del potere nei tre poteri fondamentali (legislativo, esecutivo,

• giudiziario)

Avvento della modernità

Le ondate rivoluzionarie sono ricordate come l’inizio del liberalismo. È nella cultura politica del

liberalismo che maturano le condizioni per la nascita del partito politico.

Liberalismo Costituzionalismo

Libertà Poteri

Individuo Rappresentanza

Sovranità Cittadini

Resistenza

Laicità

Gli uomini da sudditi diventano individui e cambiano i diritti nei confronti del potere, il più importante

dei quali è il diritto di resistenza: posso oppormi al potere perché deriva da me (e non più da qualche

divinità).

La cultura liberale crea i presupposti per la nascita del partito politico, ma i liberali saranno i più acerrimi

nemici della nascita del partito politico. ! 6 Schemi

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Dal punto di vista degli assetti istituzionali, il liberalismo crea istituzioni in grado di consentire

l’affermazione di partiti politici, in quanto crea istituzioni costituzionali che si basano sulla sovranità

popolare.

Evoluzione dei sistemi politici

La struttura di un sistema politico è definita da tre concetti:

Sovranità: chi comanda, l’autorità e la sua fonte di legittimazione

• Legge: chi approva le norme che regolano la convivenza sociale

• Diritto di resistenza: esistenza o meno di forme di resistenza al potere politico

Sistemi politici

Medioevo

• Stati assoluti

Rivoluzioni liberali

• Sistemi rappresentativi

Sistemi costituzionali

• Sistemi parlamentari

• Sistemi democratici

Medioevo

La sovranità è frammentata in una precisa scala gerarchica. Ciascuno è signore su una porzione di

territorio. Più è ampio il territorio di controllo più si sale nella scala gerarchica.

La legge poggia su un insieme di usi, tradizioni e consumi e viene elaborata dal Consiglio, organo che

tiene insieme i signori feudali.

Il diritto di resistenza viene esercitato solo attraverso le corporazioni: organizzazioni di mestiere che

cercano di tutelare gli interessi del singolo. Non viene esercitato direttamente dall’individuo ma passa

attraverso la mediazione della corporazione.

Elementi che i partiti ereditano dalle corporazioni

• Principio del mutuo soccorso

Gestione economica: per gestire il patrimonio c’è bisogno di personale specializzato

• ! 7 Schemi

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• Aspetto organizzativo: base degli iscritti, gruppo dirigente intermedio, vertici

• Statuto: il funzionamento dell’organizzazione è codificato e tradotto in norme statutarie che

disciplinano la vita interna dell’organizzazione

Stati assoluti

La sovranità è esercitata in maniera assoluta dal monarca. L’autorità del potere è legittimata da Dio e non

c’è articolazione dei poteri.

La legge è stabilita dal sovrano.

Il diritto di resistenza è inesistente.

La differenza col Medioevo è che nello Stato assoluto esiste un rapporto diretto tra l’individuo (suddito) e

il potere. Questo sarà un elemento determinante nel momento in cui questo ordine si scardinerà grazie alle

rivoluzioni liberali per cui gli individui si atomizzano.

Sistemi rappresentativi

Nei sistemi rappresentativi nascono i partiti di interesse nazionale, i quali non sono partiti moderni come

definiti, ma formazioni che raggruppano famiglie/culture politiche (p.e. il Country Party inglese, il Partito

moderato italiano e il Juste milieu francese) che lottano per l’interesse nazionale e per un passaggio da

una monarchia assoluta ad una monarchia almeno costituzionale.

Sono una forma embrionale di partito politico ma non hanno tutte le caratteristiche dei partiti moderni.

Le istanze della rappresentanza iniziano a essere riconosciute da alcune famiglie politiche, ma non si

hanno ancora costituzioni.

Non c’è storicamente un sistema specifico, ma è una fase di transizione dalla fase in cui non c’è ancora

una costituzione a quella in cui c’è (nascita degli Stati costituzionali).

Sistemi costituzionali

Nei sistemi costituzionali si passa ai partiti parlamentari (o partiti notabilari o personali). Neanche il

partito parlamentare è il partito moderno, ma costituisce il modo in cui dentro alle assemblee elettive si

strutturano le famiglie politiche. I partiti parlamentari sono le grandi famiglie politiche che siedono, nei

sistemi costituzionali, in Parlamento (p.e. Destra e Sinistra storica).

I partiti notabilari si distinguono dai partiti moderni perché:

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• Non c’è un’identità (programma politico) talmente marcata da operare una differenziazione tra queste

famiglie politiche

Il loro ambito d’azione è tutto interno alle istituzioni, non hanno struttura, non hanno radicamento sul

• territorio, perché nei sistemi costituzionali il suffragio elettorale è talmente stretto che i partiti non

hanno bisogno di organizzazioni. Essi, dunque, non hanno organizzazioni esterne al Parlamento

Sistemi parlamentari

La differenza tra i sistemi costituzionali e quelli parlamentari sta nel fatto che cambia il meccanismo della

fiducia. Nelle monarchie costituzionali (nate intorno alla metà dell’Ottocento), il governo è ancora

nominato dal re, e il primo risponde esclusivamente al secondo. Nei sistemi parlamentari, il governo è

espressione della maggioranza parlamentare. Il Parlamento diventa il fulcro della vita politica e questo

accentua l’importanza del momento elettorale (la Camera bassa è elettiva e, poiché compete al

Parlamento formare il governo, il momento elettorale diventa un momento chiave nella formazione del

governo).

Nel passaggio tra i sistemi costituzionali e i sistemi parlamentari si allarga la fascia dei votanti,

nonostante non cambino le leggi elettorali, perché, con l’effetto delle due rivoluzioni industriali, è più

ampia la fascia dei ricchi. Un elettorato più grande in termini numerici mette in crisi il sistema di partito

notabilare, in quanto diventa più difficile utilizzare solo il canale del contatto personale e diretto. Si ha

bisogno di una serie di strumenti che creino consenso mettendo in relazione il candidato col gruppo di

elettori da cui deve essere votato.

Nel momento in cui diventa centrale il Parlamento — perché da esso dipende la vita del governo — per

conquistare nuovi elettori emergono le proposte programmatiche: mi voti perché sarò rappresentante

presso le istituzioni.

Dentro questi sistemi nasce il partito moderno, ossia il partito di integrazione sociale: il compito specifico

che il partito è chiamato a svolgere è quello di raccogliere una serie di istanze sociali e veicolarle verso le

istituzioni.

Caratteristiche del partito di integrazione sociale

• Ha un’organizzazione parlamentare e soprattutto un’organizzazione extraparlamentare e, dunque, una

presenza radicata e diffusa sul territorio

La raccolta del consenso avviene (diversamente rispetto ai partiti notabilari) sulla base di una precisa

• proposta programmatica. Da ciò deriva che, nel momento in cui c’è un elettorato raccolto sulla base di

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un programma, la comunicazione con le altre forze politiche è sempre più rigida e, di conseguenza, si

riduce la possibilità di trasformismo

Sistemi democratici

Mettono in crisi il sistema liberale perché coniugano l’ideale di libertà con l’ideale di uguaglianza.

Questo porta allo smantellamento dell’ultimo argine di difesa dei liberali: il suffragio ristretto.

Dopo la prima guerra mondiale, tutti i Paesi europei (ad esclusione della Gran Bretagna), introducono il

sistema elettorale proporzionale e non più a maggioranza, e quasi tutti introducono il suffragio universale

maschile. I sistemi liberali, a causa di queste novità, saltano, in nome di una riconciliazione fra la massa e

la politica.

Cambia anche lo strumento che serve da canale di collegamento tra la società e la politica: con la

realizzazione delle istanze democratiche, il partito di integrazione sociale diventa partito di massa, così

chiamato perché cade in maniera definitiva il diaframma fra società e politica che i liberali avevano

tentato di mantenere.

Caratteristiche del partito di massa

• È molto più forte l’elemento ideologico: in seguito alla rivoluzione bolscevica, la saldatura fra partito

ideologico e rivoluzione condiziona profondamente i partiti europei di sinistra ma anche gli altri partiti

politici. I partiti vengono da allora strutturati sulla base di una precisa ideologia di riferimento

• Le dimensioni sono molto più ampie, consistenti e solide

Confronto tra due modelli

Nascita del partito moderno in Gran Bretagna

1.

2. Nascita del partito moderno nell’Europa continentale

Modello anglosassone

• Un Parlamento esiste già dal 1200

• La Grande Rivoluzione (1642-1651), in cui terreno di scontro sono:

‣ la politica fiscale. Gli Stuart cercano di accentrare il potere della monarchia limitando le prerogative

del Parlamento, e lo fanno tentando di aggir

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Scienze politiche e sociali SPS/03 Storia delle istituzioni politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mrt.dng di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e storia dei movimenti e dei partiti politici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Capperucci Vera.
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