La teologia morale e pratica
Introduzione
La teologia morale è un ambito della teologia che cerca il dialogo con le altre scienze, sia teologiche che non. Non è autoreferenziale, questa teologia è il dialogo, tocca tutte le realtà dell'uomo, cerca di mettere in luce l'attualità del Vangelo. La morale mira a delineare quei sentieri che permettono all'uomo di realizzare la sua vita, raggiungere la felicità desiderata, trovare il senso della vita. Ogni persona cerca questo nella propria vita e quando una persona non lo ha, si ammala a livello psichico. Bisogna distinguere la morale dal moralismo. La morale/etica gode di una buona o cattiva fama? In generale gode di una cattiva fama perché è stata diverse volte alterata e quindi è nato il moralismo (devo fare qualcosa per guadagnarmi qualcos’altro). Questa è un'idea sbagliata della morale che porta al moralismo. La buona morale mira a permettere all'uomo di rinascere continuamente, parte da una stima nei confronti dell'uomo, sa chiamare per nome il male, senza paura, stima l'uomo capace di rialzarsi continuamente. Bisogna scegliere tra bene e male (ma anche tra bene e bene); l'uomo prova un certo disagio di fronte all’esperienza morale ma diventa sempre più uomo attraverso delle scelte. La libertà è qualificata dalle scelte e grazie a ciò si diventa uomini. La morale mira alla realizzazione dell'uomo, in particolare quella che avviene relazionandosi con gli altri. Inoltre, mira a promuovere quel processo di umanizzazione in atto. Secondo il filosofo Splett, noi siamo nati come persone umane, ma uomini veri e autentici lo stiamo diventando, lo possiamo notare guardandoci attorno, facendo attenzione alle correnti disumanizzanti. È in atto questo processo di umanizzazione.
Binomio Gabe-Aufgabe e morale
Uomini lo siamo già, è un dono, ma è un compito e un impegno diventare uomini autentici. Infatti si parla di compito che deriva da un dono (la parola gabe cioè dono è contenuta in aufgabe cioè compito). La morale cristiana sana mira a far fiorire la vita umana. L'essere umano è profondamente liberante e viene data la possibilità di sbagliare e di rimediare. La morale ha a che fare con uno sguardo incoraggiante, bisogna lavorare sulla prospettiva e mentalità per non cadere nel moralismo. La morale è come scienza del senso della nostra libertà. Ciò non è la possibilità di scegliere tra il bene e il male, si è liberi: è la libertà che permette all'uomo di scegliere quelle strade che gli permettono l'umanizzazione. La distinzione non va fatta tra credenti e non credenti ma va fatta tra pensanti e non pensanti. L'uomo è libero, a volte le scelte lo mettono in difficoltà, le piccole scelte che compie quotidianamente sono connesse al mondo e all'umanità. Ogni essere umano nel suo piccolo può contribuire alla pace nel mondo, a rendere il mondo un posto migliore. La morale è anche un po’ quello spazio, quella capacità che l’uomo ha di pensare in grande, senza perdere di vista quel senso che determina lo stile di vita di una persona.
Lo sguardo
Lo sguardo è importante, in particolare da come guardo l'altro dipende anche il modo di relazionarsi. L'uomo è un essere che è già uomo, ma uomo vero lo sta diventando, quindi c’è un processo di umanizzazione in atto. Jeanne Hersch è una filosofa che parla dell'uomo, alla domanda “sei un uomo”, non si può rispondere solo in modo zoologico, non si è semplicemente uomini, si può solo sperare di diventare uomini. È interessante anche tener presente l'immagine più utilizzata per parlare di uomo cioè l'uomo in cammino. Il senso e l'orientamento sono importanti, verso dove cammina, si dirige; questa ricerca del senso e dell'orientamento riguarda la morale: quando si perde, l'uomo imbocca quelle strade che disumanizzano, quello che non permette di realizzare pienamente la propria vita. Quale stile e quale orientamento bisogna scegliere per vivere la propria vita? C’è un disagio di fronte all'esperienza morale, una fatica di fronte alle scelte perché significa dire sì a qualcosa ma dire no a qualcos'altro. La libertà è la possibilità di effettuare delle scelte, non è illimitata. L'uomo è libero, ma non siamo illimitati, abbiamo dei contorni. La creazione avviene anche attraverso la separazione, ovvero la diversità, quindi avere dei contorni fa parte dell'essere. La libertà in sé è limitata e per questo esiste ed è positiva. L'uomo ha la capacità di relazionarsi e la relazione è capace di dare un senso alla vita dell'uomo, di realizzarlo. In tutto questo è fondamentale lo sguardo, dallo sguardo viene determinata la relazione, comprendendo la nostra vita; se si guarda con disprezzo, non cambia nulla tra dare e ricevere, bisogna guardarsi alla pari per far avvenire un cambiamento. Lo sguardo sull'altro può far appassire o rinascere, può far cambiare anche l'atteggiamento.
La morale
La morale non intende fornire una casistica, non è un ricettario che fornisce delle strategie comportamentali, non è un manuale dell'agire umano, questa idea di morale è l'idea che prevaleva prima del Concilio Vaticano II. A quei tempi, anche la Chiesa era una realtà in cammino, dal concilio Vaticano II in poi ci furono delle correnti che misero a fuoco che il fondamento della morale cristiana era la persona di Gesù, non erano dei precetti. La morale è quella scienza che cerca di liberare quei sentieri affinché l'uomo possa vivere; la Bibbia è un libro di come Dio guarda l'uomo e il salmo 8 riconosce la grandezza dell'uomo in base alle sue capacità e alla sua grandezza ricordando che l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Non si perde questa immagine di Dio, viene infangata ma non si perde: l'immagine è quel sigillo che c'è nell'uomo mentre la somiglianza indica che l'uomo sta diventando veramente umano, sperimentando anche il male (peccato). La morale si occupa del peccato, una lotta che quotidianamente l'uomo deve affrontare.
La cattiva fama della morale
Bisogna distinguere la morale sana dal moralismo: il moralismo è quell'idea di morale che oggi si respira, come una realtà asfissiante, che mortifica l'esistenza dell'uomo, riduce la sua libertà; la Chiesa e i cristiani hanno sottolineato i no e i divieti a scapito del grande sì, ciò limita l'esistenza dell'uomo e la mortifica. L'idea che la morale sia un insieme di leggi che si impongono dall'esterno all'uomo è sbagliata, “bisogna fare così perché si deve”. Dietro a quest'idea qual è il problema di fondo? C’è questa meritocrazia, cioè bisogna pagare un tributo a Dio per guadagnare questo merito, riguarda un'immagine di Dio totalmente sbagliata che assomiglia ad un sovrano a cui bisogna pagare un tributo o un pedaggio per entrare in paradiso e conquistare la sua benevolenza. Quest'idea di Dio è sbagliata, Dio è generosità, è la gioia, la libertà. Quest'immagine di Dio da cui bisogna ottenere la sua benevolenza è diversa dall'immagine del Dio di Gesù, non ha niente a che vedere con quel volto del Dio di Gesù e con la sua persona. Il nuovo testamento ha 4 vangeli e Vangelo vuol dire dal greco “bella notizia”; il moralismo sembra smentire questa bella notizia, parte proprio dal far conoscere il vero volto di Dio, che è un volto diverso rispetto a come gli uomini di Gesù si immaginavano Dio. Le prime parole del Vangelo di Marco riguardano la bella notizia, si parla di questo Dio che non deve essere conquistato, che non solo ama l'uomo, ma il Dio di Gesù è un Dio che raggiunge l'uomo, è un capovolgimento. La morale sana nasce da questo stupore, da una risposta. Il Vangelo viene ridotto a dottrina, ovvero un insieme di cose da sapere: è anche quello ma non principalmente perché i vangeli sono una dottrina da sapere ma sono anche un evento, un racconto della storia, non l'uomo che deve spingersi verso Dio ma Dio che incontra l'uomo.
La morale
La morale dal punto di vista etimologico è lo studio di ciò che caratterizza l'agire umano, ciò che appartiene all'essere umano. Il moralismo è un'idea asfissiante, è un’insieme di precetti da osservare, di comandamenti imposti dall'esterno all'uomo da osservare, come se fosse il fine della morale. In realtà dietro c'è un'immagine distorta di Dio, un'immagine di un Dio che non è di Gesù. Ciò genera un’attivismo ammirevole, non da quella libertà e gioia tipica del Vangelo, ma da pesantezza, un peso da sopportare per guadagnarsi Dio. In realtà questo non è il Dio di Gesù e quindi è andato perso quello stupore collegato al Vangelo, a quella bella notizia e lo stupore di fronte a Dio che si è fatto uomo. La morale genera stupore. Questo travisamento della morale avviene quando l'evento di cui parla il nuovo testamento viene ridotto a dottrina e poi a morale, è il Vangelo che viene frainteso e ciò per tutta la parola di Dio. Il Vangelo è la bella notizia, a partire da questa riduzione, facilmente si cade nell'idea di una fede di meritocrazia e ciò sfocia nuovamente nel moralismo. La Bibbia non dice ciò che l'uomo deve fare per Dio; la Bibbia racconta di quello che Dio fa per l'uomo, racconta chi è l'uomo per Dio a partire da quel che Dio fa. C'è un capovolgimento direzionale di prospettiva: un capovolgimento teologico e antropologico, che riguarda l'immagine di Dio e dell'uomo che sono correlate e inscindibili. Si può parlare anche di conversione, il cui risvolto è la possibilità di rinascere, essere rigenerati. Per cogliere qualcosa in più di questa conversione e capovolgimento, citiamo 2 esempi: Paolo e Pietro.
Il fondamento della morale
Il fondamento della morale è la persona di Gesù, non è un insieme di precetti, è una riscoperta del Concilio Vaticano II, cioè una rimessa a fuoco dell'umanità di Gesù: quest'ultimo è sia Dio che uomo, prima del concilio si ricadeva nella divinità di Gesù, sul fatto che faceva miracoli; poi invece, grazie alla riscoperta del testo biblico, si è rimessa a fuoco anche l'umanità di Gesù, che non è meno importante della divinità di Gesù. Anche Gesù vive, soffre e ciò ci permette di capire il vero volto di Dio. Al centro c'è la persona di Gesù ma il culmine è la Pasqua di Gesù, si celebra un preciso modo di vivere, uno stile di vita donata gratuitamente. La bella notizia della pasqua di Gesù è data dalla crocifissione e resurrezione, due realtà inseparabili: la resurrezione non aggiunge qualcosa a Gesù di Nazareth, ma ne svela la profonda verità del crocifisso, non è il superamento della croce, ma il suo svelamento. Letti insieme formano la bella notizia della Pasqua. La risurrezione non si riduce semplicemente alla vittoria della vita sulla morte, lo specifico della risurrezione di Gesù va più in profondità, dice che uno stile di vita come quello di Gesù consente di risorgere ed infatti lui è risorto. Ci troviamo di fronte ad un Dio capovolto, un esempio è l'Inno cristologico: questo testo racconta l'esodo di Gesù, era Dio e si fece l'uomo. “Spogliò se stesso” significa che rinuncia al privilegio di essere Dio per soffrire come se fosse un uomo, per condividere e donarsi completamente. Tutto questo lo fece nonostante fosse Dio, ma nel testo greco non c'è il "pur", quindi lo fa essendo Dio, un Dio che ha fatto questo non nonostante fosse Dio ma perché è Dio e ha scelto di farlo. Un Dio capovolto che chiede all'uomo un capovolgimento, far saltare gli schemi che l'uomo ha, che lo asfissiano.
Esempio di conversione di Paolo
Paolo era un persecutore dei cristiani in quanto fariseo e zelante, conosceva benissimo la legge, conosceva bene il mondo greco. Si mette a perseguitare i cristiani in nome del suo Dio, perché temeva che minacciassero la sua fede, quindi doveva eliminare questi tali. Paolo li perseguita ma ad un certo punto, incontra il Dio di Gesù, quel Dio che stava perseguitando e da quel momento in poi in Paolo avviene un vero e proprio capovolgimento, una conversione particolare. In che senso Paolo si è convertito? Spesso si intende quella religiosa, cioè da una religione all'altra. Paolo però non ha cambiato religione, non ha subìto una conversione morale, ma si tratta di una conversione mentale, cioè un cambiamento di mentalità che riguarda l'immagine di Dio e dell'altro. Prima aveva un'immagine di Dio distorta: innalzava muri e barriere sociali verso i non credenti, i peccatori, gli sbagliati ed evitava i pagani; questo Paolo che prima credeva fermamente al proprio Dio. “I falsi accusatori dovevano subire la stessa pena di colui che era stato accusato”. I falsi accusatori avrebbero subito la morte in croce quindi, ma Gesù sta in silenzio e li fa vivere anche se erano coloro che lo stavano umiliando. Di fronte a questo Dio che abbatte i muri di separazione, Paolo cambia mentalità, cambia immagine di Dio e il modo di guardare l'altro. Prima innalzava muri, rispetto alle varie categorie, poi dopo la conversione e il cambiamento dell'immagine di Dio, abbatte i muri, concede tutto a tutti. È colui che spingerà la Chiesa ad andare incontro ai pagani. Ai pagani dice di andare ad annunciare il Vangelo, proprio a loro che prima disprezzava ed evitava. Ora c'è un'appartenenza senza confini. (Parola tedesca “Ge-heim-nis” che vuol dire mistero, che contiene la parola casa, un mistero che non dobbiamo conquistarci (Dio), ma l'uomo è chiamato a riconoscere questa realtà. Per Dio non ci sono distinzioni.)
Esempio di conversione di Pietro
I vangeli non nascondono queste brutte figure di Pietro, è impulsivo. Pietro sta con Gesù, lo segue, crede che sia il Messia, ma sempre a partire dalla sua immagine di Messia. Anche Pietro sperimenta sulla propria pelle il capovolgimento teologico, che riguarda l'immagine di Dio, implica un cambiamento antropologico. Doveva accogliere il fatto che colui che riteneva essere il Messia, il signore, il figlio di Dio, dovesse morire in croce. Questo è il passaggio da un'esistenza vissuta come conservazione ad un'esistenza vissuta come dono. All'inizio Pietro non lo capisce e si verifica la sua negazione, Gesù viene arrestato, comincia la passione e Pietro lo segue da lontano. Arrivano delle donne e gli chiedono per tre volte: “ma tu non eri seguace di Gesù?” e lui nega per 3 volte per paura di essere arrestato e fare la stessa fine di Gesù. Pietro rinnega per ben 3 volte il suo amico però lo aveva seguito da lontano, fino al cortile. 2 quindi sono le possibilità: o Pietro prima era coraggioso e ora è diventato pauroso; oppure Pietro, seguendo Gesù da lontano, non è peggiore degli altri, ha il coraggio di seguirlo da lontano mentre gli altri discepoli neanche lo seguono. Non si tratta tanto del fatto che ha perso il coraggio, in realtà è cambiata la percezione dell'identità di Gesù, non capisce perché il figlio di Dio subisca questa cosa. Si è svelata la vera identità di Dio e di Gesù. La distanza teologica riguarda l'immagine di Dio e Pietro è chiamato a cambiare la propria visione di Dio. Poi Pietro pianse amaramente per essersi comportato così. Non c'è soltanto il coraggio di donarsi, c'è in gioco soprattutto un modo di credere, di vedere l'immagine di Dio. Nel Vangelo di Giovanni si conferma quanto detto, Pietro è disposto a dare la vita per Gesù, non è peggiore degli altri. Pietro qui ha capito che si tratta di dare la vita, ma non aveva ancora capito la verità della croce di Gesù, non è l'uomo che deve sacrificarsi per Dio ma è Dio che si dona all'uomo. Non è Pietro che deve morire per salvare Gesù ma è Gesù che muore gratuitamente per salvare l'uomo. Ciò porta Pietro a cambiare la propria disponibilità, a dare la vita per Dio. È Dio che insegna all'uomo un nuovo modo di guardare le cose, è il contrario della materialità e corporeità, gestire le cose da signori e non da schiavi. Es. della lavanda dei piedi: Gesù dice che lui l’ha fatto a loro e che così come ha fatto lui, i discepoli devono farlo agli altri. Es. vi amate gli uni con gli altri: così come io ho amato voi, amatevi anche voi gli uni con gli altri.
Vangelo e moralismo
Il Vangelo è una bella notizia. "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?" Se questo versetto lo leggiamo con 2 mentalità diverse lo stravolgiamo: mentalità dualistica e apocalittica. Da filosofia scopriamo che l'uomo è composto da corpo e anima (mentalità dualistica), ma questo ragionamento non appartiene alla Bibbia: il corpo non è semplicemente l'involucro, l'uomo è un tutt'uno, appartiene al suo corpo, si esprime attraverso il corpo. L'altra mentalità apocalittica è la mentalità che oppone il mondo terrestre al mondo celeste, che oppone il qui dall'aldilà. Se partiamo da queste mentalità e leggiamo questi versetti della Bibbia, otteniamo un fraintendimento. Se leggiamo questo versetto con la prima mentalità, ne esce una interpretazione negativa perché sembra che ci dica di occuparci delle cose spirituali e di non guadagnare cose materiali.
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