Premessa: il bambino che è in noi
Mozart, in "Diario di un testimone colpevole" di Thomas Merton. Seguiti della premessa: verità, cultura e vita. Le questioni di questo volume riguardano la pratica quotidiana del credere. Nel suo centro, la fede cristiana è un modo di vivere la vita. Nel credente, la fede fa nascere la vita e la vita fa nascere la fede. La fede infatti non ha una esistenza autonoma, è un rapporto, l'incontro tra Dio e l'uomo (una vita che incontra un'altra vita).
La vita di fede non prescinde dalla realtà dell'uomo: incide sulla cultura del mondo circostante. La fede è cultura e fonte di una luminosa tradizione di vita, con enorme influsso culturale, storico, civile, sociale esercitato dalla Chiesa. La fede cristiana è sottomessa solo a Dio e non a verità contingenti. Da ciò nasce il suo importante valore specifico.
Un primo sguardo al praticare Dio
Ciò che è più e ciò che è meno
Capita di chiedersi dove cercare Dio. È più importante che sia Dio a cercare l'uomo che non il contrario. L'uomo ha un bisogno di Dio tanto più grande quanto meno lo si riconosce e ci si allontana da lui. Nella vita capita di pensare poco a Dio, dimenticarlo, disprezzarlo, finché il bisogno di Dio scompare ma è allora che cresce. Prima di invitare le persone a cercare Dio occorrerebbe proporre loro di lasciarsi incontrare da Dio, necessità grande in questo periodo di incertezza.
L'opinione e i suoi figli
Da sempre tanti vivono in uno stato di subordinazione a persone o idoli (denaro, moda, consumismo ecc), simile all'antica schiavitù. Viviamo in un mondo in preda alle opinioni, dove si discute e basta senza volontà di riscatto o rinnovamento, dove i fenomeni negativi si moltiplicano mancando una morale chiara e rispettata.
Nel mondo dell'opinione la gente parla evitando riferimenti superiori e alla propria coscienza, finendo di perdere la capacità di giudizio autonomo e di assumersi responsabilità. La coscienza si sgancia dalla realtà e si rifugia nel virtuale; oggi non si parla ma si comunica via social network, la vita diventa più caotica e frenetica ma viene definita solo moderna. La gente crede di essere libera ma è schiava.
La verità senza opinione
Il mondo dell'opinione parte dalla decisione di Adamo ed Eva, progenitori del genere umano, descritta nel racconto della Creazione (funzione: spirituale, evocativa, religiosa) contenuto nella Genesi. Dio non si limita a creare cose materiali ma cose buone, anche con una dimensione morale, in un ambiente vitale del tutto positivo (la beatitudine), dando alla realtà un ordine privo di disordine (nel senso che è ininfluente).
Dio ha dato quindi all'uomo un mondo dove il bene non va di pari passo con il male, dove mancano le incertezze che rivivono nelle forme dell'opinione.
L'opinione preferita alla verità
Il racconto della Genesi, con la mela e il serpente, descrive l'ingresso dell'opinione con le sue tragiche conseguenze nel mondo creato nell'ambito della verità. L'uomo preferisce l'opinione del serpente alla verità di Dio e ne deriva la caduta del genere umano, data non tanto da un atto quanto da una mutazione nella coscienza (peccato originale).
La crisi prodotta dal dominio dell'opinione
Mirabeau vede la pericolosità della tirannia dell'opinione, che corrode i principi fondamentali; Erhart aggiunge che l'economia libera di esprimersi in opinioni capricciose soppianta l'etica; Morin ha definito il Novecento il secolo dello spirito dell'ipotesi, dominato dalla tirannia dell'opinione. Gli uomini amano vivere come Dio e quindi lo abbandonano, facendosi forti dell'opinione che incatena l'uomo all'inutilità del male.
L'opinione è la ragione senza ragionamento. Non ha a che vedere con certezza e verità; tende a schiacciare tirannicamente l'opinione differente. È più antipensiero che pensiero.
Oltre l'opinione, verso la verità tutta intera
San Paolo nella lettera ai Romani sottolinea come l'opinione danneggi la stessa coscienza dell'uomo, che sottratta a Dio diventa incapace di stabilire bene e male.
La presenza del Dio di Gesù
Il cristiano poggia la pratica della fede sulla ricerca di Dio, della sua vita e del suo mondo. Ma Gesù afferma che nessuno ha mai visto Dio: Gesù è il segno supremo col quale Dio realizza la sua presenza invisibile sulla terra. Secondo Gesù, il credente nega la sua fede quando mette in discussione i segni della presenza di Dio, come anche oggi avviene. Gesù raccomanda di far partire la pratica della fede dal ricercare e accogliere i segni tangibili della sua presenza.
Una presenza da accogliere
Si diventa incerti già nello stabilire come debbano essere e venire accolti i segni della presenza di Dio; essi sono frutto anche di interpretazione prodotta dalla fede, come la cronaca del giornalista Muggeridge sulla Casa dei Moribondi di Madre Teresa di Calcutta, traboccante d'amore e segno dell'amore di Dio.
Il dinamismo della conversione
La pratica della fede nasce dalla percezione della presenza salvante di Dio; la fede muore se viene ridotta a semplice adesione a una nuova cultura senza la presenza unificante dello Spirito Santo contro l'imperante frantumazione anche morale. Nella Bibbia si legge come l'uomo che sa cogliere i segni di Dio da lui riceva pace e salvezza; la morte è entrata nel mondo per l'invidia del diavolo, ma Dio si fa vicino all'uomo indicandogli la via per la salvezza, l'arte del vivere che parte dalla coscienza dei propri limiti.
Il servo del Signore non mira ai primati; ama Dio perché gli è sottomesso e sa che tutto dipende da Lui, mentre gli altri uomini vivono ciechi e prigionieri del male, tesi alla libertà senza vedere che la libertà è tutto e il contrario di tutto, sia bene che male. La morte di Gesù è un fattore di transito: Gesù va oltre la morte, apre con il cammino della croce un percorso di redenzione universale al termine del quale sarà la morte a morire. Il servo è scelto da Dio e gli dice sì senza riserve su una decisione presa da Lui.
Oggi non si riesce a comprendere come il patire possa avere un connotato positivo fino a divenire una vocazione di salvezza per sostituirsi nel soffrire anche ai malvagi.
Una presenza da diffondere
Le Scritture ci insegnano che quando Dio trasmette agli uomini ciò che Lui è, dona tutto subito, tanto che Abramo viene chiamato padre di tutti i credenti; è un dono che va attivato dall'uomo, per sua natura limitato. Il credente cerca continuamente di vivere quanto si è ricevuto da Dio. Ma come cerchiamo? Cerchiamo anzitutto il valore della medietà: il credente è l'uomo comune, il goodenough da perseguire con tenacia e continuità.
Non c'è purezza nel disprezzo della materia
I catari e i manichei vedevano nella fisicità il peccato e il male, mentre Cristo, come dipinto in un famoso quadro di Giotto, è anche uomo e quindi la materia non coincide con il male. Ai catari si contrapporranno i francescani, che vivono in povertà ma senza disprezzare le cose terrene.
La salvezza voluta dal Dio di Gesù
So che devo parlare e non so che cosa devo dire
A volte capita di dover dire una parola cristiana e di non sapere quale. In mancanza di profeti si fanno avanti gli scribi, quali noi siamo: scrutatori e commentatori della Scrittura, alla ricerca della parola di Dio. Bisogna sperare nella parola di Dio perché in questa generazione colma di vuoti il diavolo prospera e ve ne sono sempre di più e vari:
- Lo spirito immondo che ci fa dimenticare ad esempio la tragedia palestinese come tragedia di poveri poco importanti
- Lo spirito immondo dell'omicidio, come delitto più grande contro l'uomo
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