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Argomentazione giuridica

Si scrive solo su fogli A4. Devono essere fogli puliti, bianchi, affinché ci sia maggiore chiarezza; il margine da rispettare secondo la Cassazione è il 3,5; la scrittura migliore è il Verdana con interlinea 1,5 e 12 di dimensione.

Il giudizio di un buon ragionamento

Il giudizio di un buon ragionamento dipende molto dalla logica, ma non solo da essa; dicendo che dipende dalla logica è necessario saper individuare le strutture tra le forme logiche e le forme del linguaggio naturale. È necessario familiarizzare con il linguaggio della logica e con l'esercizio di traduzione del linguaggio naturale nelle disposizioni logiche considerando le regole di interezza.

Tutte le espressioni dell'esercizio della giustizia hanno luogo in determinati ambienti: lo studio di un avvocato, le aule giudiziarie; chi studia il discorso giudiziario non può permettersi di essere alessitinico, non può non considerare le emozioni o il contesto. Siccome la logica si esprime in un linguaggio formalizzato ed è indifferente alla dimensione temporale, spaziale e emozionale, chi si occupa di diritto deve anche conoscere il pensiero giuridico, le tecniche dell'argomentazione, sapendo che essa non considera solo la logica, ma anche la pragmatica e la psicologia delle emozioni. Secondo la teoria della comunicazione un buon discorso è tale se valido, vero e persuasivo, dove la validità è studiata dalla logica, la verità è questione di logica e di contingenza e la persuasione dipende dalle manovre strategiche, dalla capacità di usare strumenti tecnici persuasivi.

Fallacie e errori discorsivi

Fallacie: principali errori discorsivi che possono essere errori per la validità, per l'aspetto della verità o per la persuasione. L'obiettivo è conoscere gli errori argomentativi in modo da poter giudicare la propria e l'altro presentazione in modo da discutere nel contraddittorio.

Per un nuovo "guru" dell'argomentazione per un buon avvocato sono necessarie e sufficienti tre caratteristiche:

  • La memorizzazione: la capacità di ricordare ciò che ha detto e ciò che è stato detto, il che significa mostrare capacità di apprendere e comprendere tutti i contenuti.
  • La comprensione: l'avvocato deve comprendere i concetti, cioè saperli esporre, il che significa saperli esemplificare all'occorrenza; un buon avvocato è anche un buon maestro. Chi sa ben comprendere sa bene esporre e chi sa bene esporre sa ben insegnare e crea buoni strumenti.
  • La comparazione: intesa come collegamento; un buon discorso è un discorso che sa fare collegamenti, che sa portare in evidenza certi elementi e sa produrre legami con altro materiale.

Se uno dispone di queste virtù l'enciclofallacia può essere dimenticata. Esercitarci a tradurre il linguaggio naturale in linguaggio logico.

La logica

Studi di Achille Varzi e Franca D'Agostini

Russel diceva che la logica mette le ali al pensiero perché consente di chiarire le idee e dare agilità al ragionamento; il ragionamento, con le strutture della logica, vola. La logica può consentire di chiarire i legami delle parole, ma anche individuare gli errori che si commettono nel ragionare.

La logica è lo studio per teoria e per tecnica del ragionamento; la logica si occupa del pensiero, ma non di qualunque tipo di pensiero. Ragionare e pensare sono sinonimi ma il ragionamento è un tipo speciale di pensiero, è il pensare secondo regole; la logica si occupa solo del pensiero razionale, del pensiero secondo le regole della ragione. La logica deve fissare le regole e dire in base a quali regole i ragionamenti sono giusti o meglio sono validi; la logica è lo studio del ragionamento valido, del pensiero che avviene secondo certe regole. Al logico non interessa il processo del ragionare, ciò che accade nella mente umana o nel contesto; al logico interessa solo la connessione formale. È un mito che il diritto possa essere studiato solo dalla logica; è un mito quello per il quale la logica è sufficiente al diritto; quando si parla di logica si parla solo di un tipo speciale di pensiero e del ragionamento così come è dato, non di quello che esso comporta. Vi sono circostanze che non interessano alla logica, ma alla teoria dell'argomentazione.

I ragionamenti in logica sono le inferenze, cioè il processo per il quale si trae la conclusione dalle premesse. (P1+P2-->C: o è giorno o è notte; è giorno quindi non è notte)

Le promesse possono variare di contenuto veritativo; il ragionamento valido è quello che funziona secondo le regole della logica. Il ragionamento valido non è necessariamente un ragionamento vero; con la logica si misura la validità e non la verità.

Logica degli enunciati e logica dei predicati

Distinzione tra logica degli enunciati e logica dei predicati; la differenza storicamente è dovuta al pensiero di Aristotele in contrapposizione al pensiero dei Megarici; dopo Russel la distinzione è inesistente e quello che si mette in luce è che esse devono essere considerate come due parti di un intero: la logica degli enunciati sta alla base dell'intero edificio della logica.

Esempio: I liocorni si nutrono di cannella, i rettili non mangiano cannella --> i liocorni non sono rettili

O è giorno o è notte, non è giorno dunque è notte

Ogni ragionamento è fatto da enunciati ma vi è differenza nel modo in cui gli enunciati-conclusione sono tratti dagli enunciati-premesse; quando si sottolinea differenza tra logica degli enunciati e logica dei predicati ci si concentra nella differenza del modo in cui le conclusioni sono tratte dalle premesse.

Il modo in cui si inferiscono le conclusioni dalle premesse può essere diverso perché nel primo ragionamento vi è un rapporto tra predicati e la conclusione è tratta da questo rapporto, mentre nel secondo caso la conclusione si trae dagli enunciati.

È necessario semplificare il ragionamento e portarlo a forme enunciative. Gli enunciati sono le frasi di senso compiuto che possono essere vere o false; in logica sono enunciati solo quelle frasi che mettono in gioco il problema della verità.

"Che ore sono?" non è un enunciato, perché non si mette in gioco la verità.

La verificabilità riguarda la verità è attiene al contingente; è necessario che sia possibile considerare la verità modo astratto; deve esserci una realtà in cui l'enunciato è vero. Un controllo veritativo deve essere possibile, il concetto deve essere considerato vero o falso.

Rapporto tra enunciati e forme logiche; si nominano gli enunciati con delle lettere che servono a fare il calcolo letterale, a mettere in forma logica le parole.

Esempio: O è giorno (R) o è notte (P)

Gli enunciati vengono messi in relazione attraverso gli operatori logici:

  • ^ = e, congiunzione
  • V = o
  • = se, allora (condizionale)
  • = se è solo se (doppio condizionale)

E, o, se allora e se e solo se presuppongono sempre due enunciati (operatori logici a due posti). La negazione è l'unico operatore logico a un posto solo perché si riferisce a un solo enunciato. In logica gli enunciati sono collegati tra loro dagli operatori logici, con questi strumenti si può tradurre il linguaggio naturale in linguaggio logico.

Esempio: se c'è un furto e suona l'allarme, la porta si blocca; non ha suonato l'allarme, non c'è stato furto: è un ragionamento perché ci sono premesse e c'è una conclusione.

enunciati: P1 --> c'è un furto (P), suona l'allarme (Q), la porta si blocca (R); P2 --> suonare l'allarme (Q); conclusione: c'è un furto (P)

P2 è non Q, C è non P

(P^Q)-->R; (non Q)-->(non P)

non si dà il caso che piova o che nevichi allo stesso tempo

ci sono due enunciati: che piova (P) e che nevichi (Q); nello stesso tempo si esprime con ^

Quindi: non (P^Q)

dolce e chiara è la notte e senza vento

gli enunciati: è dolce (P), è chiara(Q), è ventosa (R) P^Q ^ (non R)

non si dà il caso che la Juventus vinca e che Giulio non sia felice enunciati: che la Juventus vinca (P), che Giulio sia felice (Q) Non (P^nonQ)

è una notte buia e tempestosa, ma non c'era vento né pioggia

enunciati: era una notte buia (P), era tempestosa (Q), non c'era vento (non R), non c'era pioggia (non S) P^Q^(non R)^(non S)

Il buon argomento deve essere valido, vero e persuasivo; ai fini del controllo della validità del ragionamento soccorre la logica, ma la logica non basta al diritto anche se si è creduto che essa fosse sufficiente; la logica non prende in considerazione le variabili che fanno parte del contesto. La logica aiuta a comprendere i processi di connessione formale; altro dice la verifica, l'esperienza aiuta a capire se un enunciato è vero. Un enunciato valido e vero si dice corretto.

Ciò che aiuta a verificare tutti e tre gli elementi è la teoria dell'argomentazione, strumento a fini argomentativi e elenco di fallacie, errori che è bene evitare nella propria argomentazione e riscontrare in quella altrui.

Regole logiche

La logica ha a che fare con il pensiero razionale; essa si distingue in logica dei predicati e logica degli enunciati, che sta alla base ed è una frase di senso compiuto che consente di capire ciò che è vero e ciò che è falso. Gli enunciati si rappresentano con lettere, che consentono un calcolo letterale; la logica permette di trasformare in linguaggio formale il linguaggio naturale. Il calcolo avviene attraverso gli operatori logici.

  • ¬ = non
  • ∧ = e
  • ∨ = o
  • → = se, allora
  • ↔ = se e solo se

Tizio non mangia né uova né carne - ¬ p ∧ ¬ q

se ti interessa la verità e non ti interessa il giudizio, allora puoi apprezzare la filosofia: se ti interessa la verità; q: non ti interessa il giudizio; r: puoi apprezzare la filosofia (p ∧ ¬ q) → r

Gli operatori logici hanno un significato vero funzionale, cioè la loro composizione, quindi l’enunciato composto dagli enunciati semplici/atomici, ha un contenuto di verità o falsità in base al contenuto di verità o falsità degli enunciati atomici di cui si compone. La verità dell’enunciato composto dipende dal contenuto veritativo degli enunciati atomici.

In logica gli enunciati sono composti da enunciati semplici; gli enunciati possono essere veri o falsi.

Regole:

1. p∧q, enunciato composto, è vero se entrambi gli enunciati sono veri: si traduce nella tavola della verità della congiunzione.

p q p∧q
V V V
V F F
F V F
F F F

In logica p∧q equivale a q∧p, mentre in italiano questo non è sempre possibile, perché gli enunciati in logica sono eterni, indifferenti all’elemento temporale, mentre il linguaggio naturale è contestualizzato e determinato dalla qualità del tempo. L’operatore logico ∧ non traduce solo la nostra e.

Giulio che è un gran camminatore è già esausto, ma il sole è ancora alto; questo “ma” si traduce con ∧. Io parlo, voi tacete; la virgola corrisponde a ∧.

Benchè Tizio avesse corso, arrivò in ritardo; benché si traduce con ∧.

2. Regola della negazione: negare significa cambiare il valore veritativo dell’enunciato

p ¬p
V F
F V

La regola della negazione dice che se p è vero, ¬p è falso; secondo la regola della negazione ¬p è vero se e solo se p è falso. Marcatori linguistici di ¬: non è vero che, è falso che, non è possibile che, non si dà il caso che. Gli enunciati sono sempre positivi, è il non che determina la negazione.

Regola della non contraddizione: p∧¬p non si danno, quindi ¬(p∧¬p); il principio di non contraddizione è il più importante e deriva dalla regola della negazione.

3. Regola della disgiunzione; in italiano vi sono due tipi di disgiunzione: o, che può significare AUT AUT (disgiunzione esclusiva) oppure VEL (disgiunzione inclusiva).

La disgiunzione esclusiva si rappresenta con p ∨ q

La disgiunzione inclusiva si rappresenta con p ∨ q; le due cose sono in disgiunzione, ma una può includere l’altra. In questo caso le opzioni possibili sono sempre 3, due mutuamente esclusive e una congiunta.

Tabella della verità della disgiunzione esclusiva p ∨ q

p q p ∨ q
V V F
V F V
F V V
F F F

È necessario che uno dei due enunciati sia falso perché si verifichi la disgiunzione.

Tabella della verità della disgiunzione inclusiva p ∨ q

p q p ∨ q
V V V
V F V
F V V
F F F

Perché la disgiunzione sia vera è sufficiente che almeno uno sia vero.

4. Regola del condizionale p→q; p è l’antecedente e q il conseguente

p q p→q
V V V
V F F
F V V
F F V

p→q: il condizionale è vero se il conseguente è vero.

Doppio condizionale: p→q ∧ q→p : p↔q Tizio è scapolo se e solo se è scapolo. Il doppio condizionale è vero solo se entrambi gli enunciati sono veri o se entrambi sono falsi perché c’è una equivalenza.

p q p↔q
V V V
V F F
F V F
F F V

Se hai la media superiore al trenta ti laurei con 110: doppio condizionale, perché si equivalgono. Paolo esce se esce anche Tommaso: condizionale. I ragionamenti si svolgono per passi dimostrativi; il modo di concatenazione degli enunciati è determinato dalle regole logiche.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CriUniTn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Logica e argomentazione giuridica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Sommaggio Paolo.
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