Estratto del documento

Tecnica professionale (corso progredito)

Introduzione per lo studente

La presente dispensa riporta con accuratezza i contenuti del corso di Tecnica Professionale (Corso progredito) relativi all'insegnamento parallelo del prof. Franceschi. Dal momento che le lezioni seguono fedelmente la struttura proposta dalle slide messe a disposizione del docente, questa dispensa si propone di essere un'ampia integrazione delle stesse, da leggere in parallelo con le medesime, ed è strutturata proprio a tal fine. La trattazione discorsiva e ricca di esempi rende facilmente intellegibile quanto schematicamente riportato nelle slide, e si qualifica come supporto particolarmente utile alla luce della notevole, e forse dispersiva, quantità di materiali bibliografici di riferimento.

Il consulente quale economista d'impresa – Parte 1

Dimensione, dinamica, ed equilibrio d'impresa

Il professionista deve avere una visione d'insieme dell'impresa, ed affinché ciò sia possibile è innanzitutto necessario che egli abbia ben chiari i contorni dell'impresa.

  • Dimensione: La dimensione dell'impresa è connessa al business model della stessa, ed è un concetto relativo, poiché tra settori diversi non è possibile fare confronti (es. il settore delle utilities è capital intensive; ci sono settori labour intensive ed altri a bassissimo capitale umano; ecc.).
  • Dinamica: La vita dell'impresa è un continuum, che richiede non solo che i dipendenti si aggiornino, ma anche e soprattutto che gli organi di governance si attivino affinché l'impresa rispetti le normative vigenti, le attui, valuti attentamente i competitors, e mantenga un business model competitivo sul mercato, anche ristrutturandolo quando e se necessario (es. bisogna essere rapidi nel cambiare la rotta tra aumento dei costi fissi o costi variabili in base all'espansione o contrazione di mercato).
  • Equilibrio d'impresa: Parlando di economicità si pensa ad un'azienda, intesa nel complesso dei suoi aspetti, non come risultato economico secco (ultima riga del Conto Economico).

È dunque necessario valutare:

  • Equilibrio economico: Si ha equilibrio economico quando i fattori produttivi sono remunerati dalla gestione caratteristica dell'impresa. Per l'analisi di tale equilibrio è dunque innanzitutto necessaria la capacità di riclassificare il Conto Economico per evidenziare la redditività dell'impresa o, eventualmente, quali aree creino sacche di inefficienza; uno degli aggregati utili per una simile valutazione è l'EBIT. Occorre cioè saper valutare la capacità reddituale dell'impresa generata dal suo core business, prescindendo da ricavi e costi derivanti da beni di natura accessoria. In secondo luogo va poi valutato l'equilibrio della gestione straordinaria. [N.B.: L'anno prossimo non troveremo più tutti gli elementi straordinari indicati analiticamente in bilancio nel Conto Economico, poiché a seguito della riforma effettuata dal D.Lgs. 139/2015 tali elementi dovranno essere recuperati dall'analisi della Nota Integrativa]. Ed allo stesso modo va valutato l'equilibrio della gestione finanziaria, il cui risultato in un'impresa industriale è tendenzialmente negativo (oneri finanziari).
  • Equilibrio patrimoniale: Alla costituzione, un'impresa presenta solo due valori: Banca c/c e Capitale sociale; man mano che si evolve, poi, il patrimonio si differenzia, e la cassa si trasforma in fattori produttivi (che possono essere a fecondità semplice (si esauriscono entro 12 mesi) o a fecondità ripetuta (si tratta sostanzialmente le immobilizzazioni)). L'equilibrio patrimoniale richiesto dal Codice Civile è quello di mantenere in azienda un capitale sociale minimo (es. almeno 50'000€ per s.p.a.), poiché al di sotto dei valori a tal fine previsti per legge scattano particolari norme in seguito alle quali è necessario ricapitalizzare.
  • Equilibrio finanziario (strutturale e dinamico): L'equilibrio finanziario dinamico è particolarmente importante soprattutto quando si parla di ristrutturazione del debito. Il documento che permette di apprezzare l'esistenza o meno di un equilibrio finanziario dinamico è il Rendiconto finanziario, la cui redazione è disciplinata dallo IAS 7 ed all'OIC 10. Ciò che interessa capire è quali siano i flussi di cassa che il business genera da un punto di vista operativo, senza considerare gli apporti o i rimborsi delle partite di natura finanziaria, e quale sia l'assorbimento di flussi di cassa operativi da parte degli investimenti (ossia quali siano gli investimenti necessari per mantenere l'efficienza del business nel tempo). La parte residuale (se c'è) sono flussi di cassa disponibili per l'impresa, utilizzabili per rimborsare i debiti finanziari o per pagare dividendi od utili. L'equilibrio finanziario strutturale si misura invece andando a vedere la struttura finanziaria dell'impresa, ossia come è stato finanziato il business. Tale equilibrio è dato da un lato da un adeguato bilanciamento tra fonti interne (capitale proprio) e fonti di terzi, e dall'altro lato da un equilibrio nella gestione delle fonti esterne (adeguata correlazione tra fonti di finanziamento ed investimento in termini di debiti a breve termine / lungo termine – investimenti in capitale circolante / capitale fisso). Non c'è una risposta corretta in termini assoluti per indicare la sussistenza dell'equilibrio finanziario strutturale: dipende da settore a settore. Nel settore dell'edilizia, per esempio, il 70% delle risorse arriva da indebitamento di matrice bancaria ed il 30% da capitale dei soci, proprio per strutturazione del business model; in altri settori il bilanciamento è diverso, ma chiaramente più ci si discosta dai valori tipici del proprio settore, peggiore sarà la situazione.
  • Equilibrio monetario: Le prime avvisaglie della crisi si hanno quando manca l'equilibrio monetario, per cui si intende un allineamento nel tempo tra incasso dei crediti e pagamento delle obbligazioni. Eventuali disallineamenti infatti richiedono di ricorrere all'indebitamento, o allo sconto di crediti futuri, e ciò porta a tensione finanziaria. Se non si interviene a risolvere simili situazioni, man mano che passa il tempo le stesse si aggraveranno, fino a divenire insostenibili. Per valutare tali equilibri possono essere utili alcuni indicatori, la cui utilità è ricavabile anche dalla lettura delle norme codicistiche.

Considerando ad esempio l'Art. 2428, relativo alla relazione sulla gestione*, stabilisce che "Il bilancio deve essere corredato da una relazione degli amministratori contenente un'analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell'andamento e del risultato della gestione, nel suo complesso e nei vari settori in cui essa ha operato, anche attraverso imprese controllate, con particolare riguardo ai costi, ai ricavi ed agli investimenti, nonché una descrizione dei principali rischi ed incertezze cui la società è esposta. L'analisi di cui al primo comma è coerente con l'entità e la complessità degli affari della società e contiene, nella misura necessaria alla comprensione della situazione della società e dell'andamento e del risultato della sua gestione, gli indicatori di risultato finanziari e, se del caso, quelli non finanziari pertinenti all'attività specifica della società [...]". Tra questi parametri vi è ad esempio il rapporto PFN / EBITDA, dove per Posizione Finanziaria Netta si intende la differenza tra debiti di natura finanziaria (+) e liquidità non operativa (–) e crediti finanziari (–) (vedi riclassificazione funzionale dello Stato Patrimoniale). L'EBITDA è invece il flusso reddituale che più approssima un flusso di cassa, poiché basta togliere le imposte di competenza dell'esercizio ed aggiungere o togliere la variazione di capitale circolante netto (dunque se tutti i debiti e crediti sono incassati e pagati nell'esercizio l'EBITDA coincide con il flusso di cassa dell'esercizio). Il rapporto indicato indica dunque in quanto tempo potrà essere rimborsato l'indebitamento se non varia l'EBITDA, configurandosi dunque come una sorta di payback period (se è > 6 l'impresa potrebbe non essere in grado di rimborsare; se è vicino a 2, 3, invece l'impresa può ancora fare investimenti). *[Si ricordi che chi redige il bilancio in forma abbreviata non redige la relazione sulla gestione].

Sistema informativo, strutture aziendali/giuridiche, asset proprietari, governance

Come visto, l'economicità dell'impresa può essere vista nelle sue declinazioni di equilibrio economico, equilibrio finanziario strutturale o dinamico, equilibrio economico-patrimoniale ed equilibrio monetario.

Documenti fondamentali per l'analisi degli equilibri

  • Bilancio: I bilanci passati possono dare informazioni utili se il business model non è variato; in caso contrario essi potrebbero essere addirittura fuorvianti. Va inoltre sempre tenuto presente che il bilancio ha una visione passata, perché è un documento consultivo che riguarda l’esercizio precedente.
  • Riclassificazioni dei dati di bilancio: Riclassificazioni dei dati di bilancio contenuti nella relazione della gestione (sempre che la relazione sulla gestione sia stata redatta, perché come già detto in caso di bilancio in forma abbreviata non si ha questa indicazione, così come non abbiamo i ratios).
  • Ratios: Come già visto, secondo l’art. 2428, comma 2, gli amministratori che redigono la relazione sulla gestione devono riportare gli indicatori di carattere finanziario e se del caso gli indicatori di carattere non finanziario pertinenti all’attività specifica dell’impresa compresi gli indicatori attinenti all’ambiente e al personale. Quindi ci sono una serie di ratios di efficacia e di efficienza dell’impresa dal punto di vista operativo e finanziario da presentare quali ratios ambientali, del personale così come quelli finanziari che servono a monitorare il “going concern”.
  • Budget: Utilissimo è innanzitutto il budget di cassa, per monitorare l'equilibrio monetario. [Ipotizzando che il business sia consolidato, per fare il budget di cassa è sufficiente prendere il Conto Economico dell'ultimo esercizio ed esprimere in percentuale tutte le tipologie di costi sul valore della produzione (fatturato, totale ricavi), ottenendo il peso percentuale di ciascuna tipologia di costi. L'unico elemento da prevedere per l'anno venturo è dunque il fatturato, poiché avendo quello, riportando le stesse percentuali di costo dell'anno passato, è possibile essere in grado di fare il budget per l'anno prossimo]. Esiste poi anche il budget di tesoreria.
  • Piani: Piani tendenzialmente triennali o quinquennali a seconda della tipologia di business dell’impresa. I piani o business plan sono generalmente composti da una previsione dei dati economici, patrimoniali e dei flussi di cassa dell’impresa (es. se abbiamo un piano triennale 2016-2018 ci aspettiamo di trovare 3 conti economici previsionali dal 2016 al 2018, 3 stati patrimoniali prospettici che vanno dal 2016 al 2018 e 3 rendiconti finanziari che vanno dal 2016 al 2018). Nel piano generalmente si trovano anche le indicazioni dei drivers e delle ipotesi di lavoro che sono servite a progettare questi piani, legati alle linee strategiche che l’impresa vuole perseguire e parametri tecnici. L’elemento driver principale sono sempre i ricavi: una volta fatte le previsioni sui ricavi si è in grado di operare le previsioni dei costi e sulla base dei dati economici si è in grado di effettuare le previsioni sull’andamento patrimoniale (es. se abbiamo il budget 2016 economico abbiamo sicuramente i dati patrimoniali di partenza dell’anno 2016 che corrispondono ai dati patrimoniali del bilancio di fine esercizio 2015: i dati patrimoniali si muoveranno coerentemente con le previsioni economiche), e con tali previsioni si è in grado di calcolare i flussi di cassa. [N.B.: Il primo dato da prendere in considerazione è sempre e solo il dato economico, quindi il primo documento da predisporre per costruire i piani di una società è sempre il dato economico!]
  • Altri report: In funzione dalla tipologia della società è possibile che siano presenti anche report particolari; nelle società quotate, ad esempio, è doverosa la redazione delle relazioni trimestrali, e di ulteriori relazioni come relazioni sulla remunerazione o sulla governance, piuttosto che altri report richiesti da Banca d’Italia (se si tratta di banche quotate) o dalla Consob.

I documenti fondamentali, comunque, per un consulente sono il budget e il piano. [N.B.: Nei supporti di approfondimenti si troveranno i principi di redazione del piano industriale predisposti da Borsa Italiana, che costituiscono però un documento datato. Per i business plan, invece, la linea guida è contenuta in un documento OIC].

Riclassificazione dello stato patrimoniale

Alcuni aspetti da puntualizzare riguardano la riclassificazione dello Stato Patrimoniale. La riclassificazione dello stato patrimoniale può seguire due differenti metodi:

  1. Finanziaria
  2. Funzionale

La riclassificazione finanziaria ha la finalità di consentire di fare una lettura della solvibilità di un’impresa; mentre la riclassificazione funzionale consente di analizzare quelli che sono i fattori di produzione a disposizione dell’impresa e identificare meglio le risorse finanziarie (comprese capitale proprio) che sono servite ad ottenere i fattori di produzione. Le differenze tra le due classificazioni riguardano che la riclassificazione finanziaria è una riclassificazione che può essere fatta a liquidità crescente (quello che si trova sulle SLIDE, basato su una classificazione dell’AIAF ossia dello schema utilizzato dagli analisti finanziari) o a liquidità decrescente. Nella liquidità crescente le poste di bilancio sia attive e sia passive vengono riesposte in modo da evidenziare in primis le partite meno liquidabili monetariamente andando a finire verso quelle che sono più liquide (es. depositi bancari, cassa). Con questa riclassificazione non si effettua nessun spostamento di partite (es. debiti inseriti nelle poste dell’attivo), ma si ha un’esposizione solo formale in modo da evidenziare un percorso di liquidità crescente (viceversa per lo schema a liquidità decrescente dove si parte dalle poste più liquide fino ad arrivare a quelle meno realizzabili).

Riclassificazione finanziaria crescente

SP ATTIVO PASSIVO
Immobilizzazioni: Patrimonio netto
- Tecniche - Fondi vari
- Immateriali Debiti a medio-lungo termine
- Finanziarie Debiti correnti:
- Altre - Commerciali
Magazzino - Finanziari
Crediti a breve termine - Diversi
Disponibile

Dallo schema riportato, si coglie come le partite più liquide siano le disponibilità bancarie; quelle realizzabili entro 12 mesi sono i crediti ed il magazzino, mentre quelle realizzabili oltre i 12 mesi sono le immobilizzazioni. Dalla parte del passivo, invece, partendo dalle partite meno realizzabili si hanno il patrimonio netto (restituito, se ci sono le liquidità, ai soci post-liquidazione), i fondi rischi, i debiti a m/l termine e i debiti correnti, che sono debiti da estinguere entro 12 mesi. La differenza tra le partite realizzabili entro 12 mesi e i debiti correnti dà il capitale circolante netto nell’ottica della riclassificazione finanziaria. Lo schema della riclassificazione finanziaria oggigiorno non è molto usato, e si ha solo quando si vogliono fare delle analisi sulla solvibilità dell’impresa. Quando invece si danno informazioni e tali informazioni transitano per il Consiglio di amministrazione (es. presentazioni di Borsa) i dati vengono presentati secondo lo schema dell’analisi funzionale della riclassificazione dello stato patrimoniale (vedere Bilancio Brembo consolidato pg. 28).

Riclassificazione funzionale

SP ATTIVO
Capitale investito operativo netto:
CCNO
+ Crediti commerciali
+ Rimanenze
- Debiti verso fornitori
+ Liquidità operativa
- Altre attività e passività non finanziarie (a breve termine)
+ Immobilizzazioni nette operative
- Altri fondi
Attivo accessorio: beni no core business

La parte destra dello SP, è diversa dall’esposizione delle passività del bilancio civilistico: troviamo innanzitutto la PFN (posizione finanziaria netta) che è la sommatoria tra l’indebitamento di natura finanziaria al netto della liquidità o di attività di natura finanziaria prontamente liquidabili sul mercato, ossia la PFN non è altro che la sommatoria di elementi attivi e di passivi e questo significa che quando si effettua questa riclassificazione si va a mischiare partite positive e negative del bilancio. Nella riclassificazione funzionale si ha una vera e propria riclassificazione, mentre in quella finanziaria non si spostano poste del passivo nell’attivo e risulta essere solo una riesposizione interna dei dati e quindi il totale delle attività del bilancio corrisponderà al totale delle attività da riclassificazione finanziaria mentre questo ciò non avviene con la riclassificazione funzionale. La riclassificazione funzionale mette in evidenza, nella parte destra dello SP, le fonti finanziarie onerose che l’impresa ha attivato per poter operare sul mercato e quindi per poter acquisire i fattori di produzione sia a fecondità semplice che ripetuta (immobilizzazioni tecniche).

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

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