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Appunti di storia sociale del mondo antico Appunti scolastici Premium

Appunti rielaborati dalle lezioni del prof. Cristofori. Il corso inizia con la storia degli studi e la metodologia della storia sociale, economica e del lavoro del mondo antico, e con un esame ricco di esempi dei vari tipi di fonti utili a ricostruirla: i diversi generi letterari, fonti archeologiche, epigrafiche, iconografiche, numismatiche. Ci si concentra poi sulla considerazione sociale del lavoro... Vedi di più

Esame di Storia sociale del mondo antico docente Prof. A. Cristofori

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Robertis liquida inoltre il pensiero di Platone, Aristotele, Cicerone e Seneca come speculazione

astratta. I suoi studi hanno scarsa incidenza all'estero.

M. I. Finley creò invece una scuola di pensiero di grande influenza, detta “nuova ortodossia”.

Statunitense, ebreo e liberal, negli anni '50 emigra in Europa a Cambridge. Propone un modello

interpretativo generale dell'economia antica, basato su:

economia fondata sull'agricoltura;

produzione indirizzata all'autoconsumo, ossia la maggior parte degli abitanti sono contadini che

producono per se stessi;

attività di scambio commerciale limitate e dominate da logiche extra-economiche, sociali e politiche

(ad esempio il meccanismo del dono e contro-dono);

logica della redistribuzione, per cui il cittadino-soldato che ha conquistato l'impero ha diritto ai

proventi delle conquiste, ad esempio tramite le distribuzioni di grano;

politica estera delle conquiste guidata da fattori economici, ossia l'acquisizione di terra fertile,

bottino, ricchezze e schiavi, tributi;

assenza di investimenti produttivi o spirito imprenditoriale, le ricchezze erano usate per lo status

sociale;

mancanza di un concetto generale di lavoro, attestata dalla pluralità di termini che lo indicano, e di

classe lavoratrice;

lavoro come condanna, necessario ma se possibile da evitare, e svalutazione del ceto dei lavoratori

così come i loro culti, come quello ad Efesto/Vulcano;

ammirazione dell'abilità degli artigiani nettamente separata da una valutazione sociale del loro

lavoro;

irrilevanza politica delle associazioni professionali.

Il difetto di Finley è che non valuta tutti i dati delle fonti: ad esempio, non solo Efesto/Vulcano, ma

anche Atena/Minerva è dea degli artigiani, e Mercurio è dio del commercio. Le associazioni

professionali sono talvolta assai rilevanti in ambito politico ed economico. 5 ottobre

La rivista “Dialoghi di archeologia” di Ranuccio Bianchi Bandinelli e della sua scuola (Carandini,

Coarelli, Torelli, Zevi…) vede l'oggetto artistico/artigianale anche come fonte per la storia sociale.

“Ostraka”, diretta da Torelli, è un'altra rivista interdisciplinare.

Lo studio delle associazioni di mestiere a fine '800 si era incentrato sulla definizione, sui rapporti

con lo Stato, sull'organizzazione interna che imita quella cittadina, secondo un taglio istituzionale e

giuridico. Negli anni '70 ci si concentra invece sugli aspetti sociali, politici ed economici, con più

importanza al periodo tardoantico ed alle regioni orientali su cui le fonti sono più esplicite. (ad

esempio Lellia Cracco Ruggini, “Le associazioni professionali nel mondo romano-bizantino”).

Il Seminario antichistico dell'Istituto Gramsci, nato nel 1974 nell'ambito del PCI, sotto l'influenza

dei Colloques sur l'esclavage, ha un forte indirizzo teorico basato sulla marxiana forma di

produzione schiavistica, anche se si riconosce che lo schiavismo non è l'unica forma, ad esempio è

minoritaria in Egitto (Giardina-Schiavone, Società romana e produzione schiavistica), e ne tratta poi

la disgregazione (Giardina, Società romana e impero tardoantico). L'Istituto decade poi per riflesso

degli eventi politici.

La rivista “Opus” adotta un un approccio interdisciplinare ed è attiva dal 1982 (Ampolo e Pucci) al

1992. Negli anni successivi si incontrano meno lavori su questo argomento, forse un riflesso della

perdita di centralità del mondo del lavoro.

Altri lavori importanti sono quello di Natalie Kampen (Image and status: Roman working women at

Ostia) o di Sandra Joshel (Work, identity and legal status at Rome: a study of the occupational

inscriptions). In quest'ultimo si descrive come la categoria dei liberti usi il lavoro per definire se

stessi, mentre l'impatto è diverso su altri gruppi. Critiche mosse al lavoro sono la casualità del

campione e l'analisi poco dettagliata delle singole iscrizioni.

Nei decenni più recenti lo schematismo aulico/volgare di De Robertis è stato superato, e si è

riconosciuta una varietà di opinioni anche nella classe dirigente. Esempi di questo sono: Lis,

Perceptions of work in Classical antiquity; Giannarelli, Il tema del lavoro nella letteratura cristiana

antica; Giardina, Il tramonto dei valori ciceroniani; MacCormack, The virtue of work: Augustinian

transformation. Una grande pluralità di voci è riconosciuta anche nell'ambiente volgare, a seconda

di status, mestiere, momento storico e luogo (Tran, Les gens de métier romains).

Le tendenze di ricerca attuali sono:

la connessione tra storia del lavoro e di genere;

un taglio antropologico legato al “linguistic turn”, ossia l'analisi di documenti come costruzione

culturale;

ricerche su professioni riguardanti tappe salienti della vita, come la nascita o l'infanzia;

l'ideologia del lavoro nei testi letterari, più proficua quella sui generi meno noti;

la documentazione epigrafica e papiracea con accento sull'aspetto sociale, che permette indagini su

un singolo mestiere, su un'area specifica, su un singolo documento, o l'epigrafia dell'instrumentum

domesticum;

la documentazione archeologica;

le professioni intellettuali, la loro posizione nella società e giuridica (il compenso era merces o

honorarium?);

i collegia/associazioni di mestiere come cellule nella vita sociale.

Le fonti per lo studio

Fonte è tutto ciò che viene dal passato. Possono essere scritte o non scritte, volontarie come la

storiografia o involontarie come le ceramiche, non rielaborate come i decreti o rielaborate come le

citazioni di decreti in Tucidide. Ci sono fonti letterarie, epigrafiche, papiracee, numismatiche,

archeologiche. Tratti comuni di queste fonti sono la loro scarsità, l'impossibilità di un uso

immediato, devono essere decifrate, tradotte, interpretate, datate, l'assenza di trattazioni organiche,

la difficoltà di un uso statistico dei dati vista la casualità del campione. 6 ottobre

Fonti letterarie

La storia sociale non è oggetto di un genere di per sé, dobbiamo quindi attingere informazioni da

altri generi: trattatistica filosofica classica e cristiana, manuali pratici, storiografia, oratoria,

geografia, teatro, poesia e romanzo, generi della letteratura popolare, letteratura giuridica.

Nella filosofia, riflessioni sulla natura delle attività lavorative sono presenti in Platone (Repubblica

e Leggi), Senofonte (Economico), Aristotele (Politica e Metafisica), nel Trattato sull'economia

pseudo-aristotelico di età ellenistica, primo e terzo volume. Nel mondo romano ci sono Cicerone

(Repubblica, Doveri e Natura degli dei), Seneca (Epistole a Lucilio, L'ozio). Platone, Leggi, IV, 705

a, dice che una città posta vicina al mare è piena di traffici e commerci che generano un clima di

sfiducia. Per gli antichi kapeleia, il commercio al minuto, è basato sull'inganno. I commercianti

stranieri rischiano inoltre di introdurre idee estranee.

La trattatistica cristiana è simile a quella di età classica, ma ci sono anche apporti originali, come I

Doveri di Ambrogio e Le opere dei monaci di Agostino. Quest'ultimo, basandosi su Paolo (Chi non

vuol lavorare non deve nemmeno mangiare) condanna la licentia, l'oziosità di alcuni monaci.

Tra i manuali pratici dedicati alle finanze ci sono Le entrate di Senofonte ed il secondo volume del

Trattato sull'economia citato sopra. Trattati di agricoltura sono il De Agricultura di Catone (160 a.

C.), De re rustica di Varrone (37 a. C.), De re rustica di Columella (I sec. d. C.), Opus agri culturae

di Palladio (IV sec. d. C.). Catone, 143, 1-3 parla ad esempio dei doveri della massaia, la moglie del

fattore (in genere schiavi): pulizia, preparazione e conservazione degli alimenti, non perdere tempo.

In architettura Vitruvio, nel De architectura, esalta la figura dell'architetto.

Le fonti storiografiche riportano provvedimenti riguardanti attività lavorative, come il plebiscitum

claudianum de nave senatoribus riportato da Livio. Frequenti sono anche le accuse a politici di

legami con occupazioni indegne. Cassio Dione, LXXIX, 7, esprime un giudizio sprezzante sul

legato di legione Gellio Massimo, figlio di un medico, che osa proclamarsi imperatore: ogni cosa

era andata sottosopra.

Nell'oratoria troviamo Demostene ed altri oratori attici di V-IV sec. a. C., Cicerone, Dione di Prusa

detto Crisostomo. In particolare nella settima orazione di questo (tra I e II sec. d. C.), Euboico, si

parla di quali siano le professioni degne per chi è di modesta condizione economica, e si dice di non

prestare attenzione a chi critica l'occupazione di uno o dei suoi genitori.

La geografia antica era basata sulle popolazioni e sulle loro attività. Strabone, Geografia, VI, 1, 1

parla degli abitanti di Elea, nel Cilento, che praticavano attività marittime (thalattourgein), impianti

di salagione del pesce e simili, perché la piccola pianura sassosa consentiva scarsa agricoltura.

Per la commedia ci sono Aristofane, Plauto e Terenzio, per la poesia Le opere e i giorni di Esiodo o

le Georgiche di Virgilio, ma anche la poesia satirica di Marziale e Giovenale, o il Satyricon di

Petronio, che parla dell'ascesa economica del liberto Trimalchione. Marziale, Epigrammi, XI, 71,

“arrivano i dottori e vanno via le dottoresse”, implica che esistessero donne medico ad occuparsi di

malattie femminili, oggetto anche delle cure però di dottori maschi.

Nella letteratura popolare l'Oneirocritica di Artemidoro di Daldi, nel II sec. d. C., interpreta sogni di

artigiani e commercianti. Il sogno di Luciano, in cui egli è conteso tra cultura e statuaria, vede

quest'ultima “brutta e lavoratrice”, anche in un ambiente sociale modesto poteva esserci disprezzo

verso il lavoro manuale e possibilità di lavoro intellettuale. Firmico Materno, In difesa

dell'astrologia, IV sec. d. C., descrive come le congiunzioni astrali influenzino la professione.

Passando alla letteratura giuridica, le opere del diritto romano sono andate quasi totalmente perdute,

l'unica arrivata direttamente a noi, su un palinstesto, sono le Institutiones di Gaio. Esso è noto da

compilazioni tardo-antiche: il Codex Theodosianus di Teodosio II, 438; il Corpus Iuris Civilis di

Giustiniano, 529. Questo si compone di quattro parti: Institutiones, Codex Iustinianus, Digesto

(un'antologia per temi della giurisprudenza romana), Novelle (leggi promulgate dopo l'edizione del

codex, spesso in greco). In Digesto, VII, 7, 1, il giurista Paolo precisa ad esempio che la prestazione

d'opera consiste nell'atto e viene ad essere solo quando effettuata, come il contratto per la cessione

di un nascituro.

I problemi delle fonti letterarie sono che esse dipendono dal punto di vista dell'autore, in genere un

membro dell'élite, e che la finzione letteraria vuole intrattenere e quindi ricorre all'esagerazione ed

alla caricatura.

Fonti epigrafiche

Sono espressione di classi medio-basse, ma non degli strati infimi, a cui analfabetismo ed assoluta

povertà impedivano anche le iscrizioni. Sono di grande aiuto per la storia sociale locale. Si possono

distinguere tre grandi gruppi: iscrizioni sepolcrali, in cui è più frequente la registrazione del

mestiere, che a volte compare anche in quelle votive; iscrizioni di natura onoraria legate ad un

monumento, di solito una statua, che riportano un cursus honorum; statuti, fasti, albi e tabulae

patronatus dei collegia.

Nel primo gruppo vediamo ad esempio l'iscrizione CIL XI 5400 dedicata a Publius Decimius Publii

Libertus Eros Merula medicus clinicus chirurgus ocularius. Il patronato al posto del patronimico

attesta che si tratta di un liberto. Gli ocularii (oculisti) erano assai diffusi nel mondo greco;

chirurgus era il medico che curava con le mani; clinicus, termine poco attestato, deriva da kline ed

indica il medico che faceva visite a domicilio, visitando i pazienti a letto. L'iscrizione procede ad

informarci che fu seviro, sacerdozio al culto imperiale aperto ai liberti. Riporta la somma pagata per

la libertà, l'astronomica cifra di 50.000 sesterzi, probabilmente perché già da schiavo era un medico

di notevole capacità e quindi valore, e le somme spese per il sevirato, per porre statue nel tempio di

Ercole e per lastricare strade pubbliche. Lascia un patrimonio di valore incerto per una lacuna

nell'iscrizione. Non c'è data esplicita, ma si ipotizza che risalga al I sec. d. C. per il simbolo del

sesterzio HS (II due assi e S=semis=mezzo).

Un'iscrizione onoraria è CIL IX 5839, dal foro di Auximum/Osimo, dove dei lavori pubblici hanno

permesso di scoprire basi onorarie che supportavano statue. Questa è dedicata a C(aio) Oppio C(ai)

f(ilio) Vel(ina tribu) Basso. La tribù era la circoscrizione elettorale. Si riporta un cursus honorum

inverso, partendo dall'ultimo e più importante ruolo, patrono coloniae e prima ancora pretore

(massima magistratura, sorta di sindaco, erano in due) di Auximum. Basso iniziò la sua carriera

come miles nella XIV e XIII coorte urbana, di stanza rispettivamente a Lione e a Roma (compiti di

polizia), posizioni che lo qualificano come un rampollo della nobiltà di provincia italica, anche

perché nello stesso periodo il ramo più importante della gens Oppia comprende dei consoli e quindi

aveva probabilmente buoni agganci familiari. Passa poi alla II coorte pretoriana (la guardia

imperiale) come portainsegne, assistente del centurione e portaordini. Viene staccato dal servizio

attivo ai servizi amministrativi dei prefetti del pretorio. In seguito è richiamato dall'imperatore in

servizio per la redazione di atti amministrativi. Diventa poi centurione (grado importante

equivalente al nostro capitano o maggiore) della IV legione Flavia Felice, di stanza nell'odierna

Belgrado. Tornato ad Auximum è fatto praetor della città, ed infine patrono.

Il documento è posto dal collegium dei centonarii di Osimo. I centoni erano tecnicamente delle

coperte fatte di stracci, ma queste associazioni, assai numerose, raccoglievano tutti i lavoratori del

settore tessile. Basso fu fatto loro patrono personale “per i suoi meriti”, ma non si dice di che meriti

si tratti. Il luogo per erigere la base è concesso per decisione dei decurioni (sorta di consiglio

comunale). Su un lato l'inaugurazione del monumento è datata dai nomi dei consoli al 26 giugno del

137 a. C. 7 ottobre

CIL IX 5840 “prosegue” la storia di Oppio Basso, che fu centurione primipilo della legione II

Traiana Forte, di stanza in Egitto. Si nota la mescolanza tra carriera militare ed amministrativa, con

burocrati tratti dall'esercito, militari istruiti, e quella tra ambito locale e “globale” (Roma,

Lugdunum, Singidunum, Alessandria), segno della forte mobilità nel mondo romano. Il fatto che i

dedicanti siano centonarii sottolinea poi gli stretti contatti tra questa associazione e l'elite dirigente

cittadina.

Vediamo poi un decreto in onore di una donna medico (riportato da Ferrandini Troisi, La donna

nella società ellenistica). Il decreto è in greco, così come migliaia di iscrizioni rinvenute a Roma, un

vero impero bilingue. In genere il documento epigrafico in greco è più eloquente di quello in latino.

Questo decreto proviene da Tlos, in Lidia, e riguarda Antiochide figlia di Diodoto, che per la sua

perizia nell'arte medica ottiene di poter erigere una sua statua a proprie spese. Il livello sociale delle

lavoratrici in Asia minore era più alto che ad Atene o in altri luoghi. Il periodo è la prima metà del I

sec. a. C., in cui l'Asia minore è sotto il controllo romano ma ha una cultura fortemente ellenistica.

Altre fonti nominano una Antiochide scopritrice di un impiastro medicamentoso ed un medico

Diodoto (negli scritti di Dioscuro): sarebbe affascinante ipotizzare una trasmissione del sapere di

padre in figlia, ma i nomi sono assai comuni.

CIL VI 33885 è lo Statuto dei negotiantes ebonarii et citriari di Roma, cioè dei commercianti di

avorio e cedro, forse risalente all'età di Adriano. Tra le Leges, i regolamenti, c'è quello che riguarda

i curatores che sorvegliano l'applicazione delle norme per l'ammissione di nuovi membri, sotto il

controllo dei presidenti, i magistri quinquennales.

I Fasti sono elenchi di magistrati, come i Fasti dei fabri tignarii di Roma (costituiti dai frammenti

AE 1941, 71; CIL VI, 10299; AE 1981, 25). Fabri erano tutti coloro che lavoravano un materiale

duro, tignum nello specifico era il legname da costruzione, e si trattava di una corporazione assai

numerosa. I fasti seguono il modello di quelli della res publica, dai nomi dei magistrati si datano i

decreti dell'associazione, il cui tempo è quindi suddiviso in lustra, intervalli di cinque anni, e c'è poi

la componente dell'orgoglio di appartenenza. Questo elenco va dal 7 a. C. al III sec. d. C.

Gli albi sono i registri dei membri di un'associazione, come quello dei lenuncularii tabularii

auxiliares di Ostia, i battellieri che rimorchiavano le grandi navi marittime (auxiliares) usando

lenunculi fatti in tavole di legno (tabulae, da cui in genere il significato di tabularii come archivisti),

a differenza dei codicarii che usavano battelli fatti di tronchi. L'albo reca al primo posto i patroni

dell'associazione, quindi il quinquennalis perpetuus, il presidente onorario, poi i quinquennales in

carica ed infine la plebs, i soci semplici.

Le tabulae patronatis sono decreti in cui l'assemblea del collegium conferisce il titolo di patrono a

un notabile. In genere ce n'erano due copie, una al patrono che la esponeva come titolo di prestigio,

un'altra negli archivi. Esempi di questa categoria sono CIL XI 5750 da Ostia e CIL XI 2702 da

Volsena, datato al 224 a. C. e realizzato dall'associazione degli operai, riuniti indipendentemente dal

mestiere per le piccole dimensioni della città. Esso nomina Laberio Gallo, vir egregius, ossia

membro dell'ordine equestre, e propone di cooptarne la moglie Ancaria Luperca come patrona

accanto a lui. La donna è in primo luogo caratterizzata dalle sue relazioni con maschi, il padre ed

appunto il marito, poi se ne esaltano pubblicamente le virtù personali etiche, quelle della matrona

tradizionale, dato che il passato è sempre un modello positivo.

Un'altra categoria epigrafica è quella dell'instrumentum domesticum. Ne è esempio una tegola dal

santuario di Pietrabbondante, centro religioso sannita forse corrispondente a Bovianus Vetus, dal

tempio B, datata al 100 a. C. Essa riporta impronte di piedi calzati con sopra un'iscrizione in osco e

sotto una in latino. La prima recita “Detfri (schiava) di Erennio Sattio ha siglato con il piede”, l'altra

“Amica (schiava) di Erennio ha siglato quando ponevamo la tegola (a seccare)”. Il bilinguismo e la

presenza di donne lavoranti nella produzione laterizia sono dati importanti, così come l'orgoglio

professionale suggerito dalla firma con le impronte. 12 ottobre

Fonti papiracee

I papiri sono documenti fondamentali per la ricostruzione della storia sociale delle strutture locali.

La loro provenienza è ristretta ad aree limitate dalle condizioni che ne consentano la conservazione,

come il clima asciutto in Egitto e Vicino Oriente (deserto siro-arabico, aree occidentali della

Mesopotamia, deserto di Giuda). Le informazioni che forniscono hanno un grado di dettaglio

maggiore delle altre fonti, ma in passato sono state spesso liquidate come insignificanti per l'ambito

extra-egiziano. In realtà la situazione egiziana è spesso raffrontabile con altre province. Sono

documenti assai complessi da decifrare ed interpretare.

Esistono diverse categorie di nostro interesse: i contratti di lavoro, di servizio (che impegnavano ad

eseguire tutti i compiti), di apprendistato, tutte classi note solo da questo tipo di documentazione; i

testi relativi a gare di appalto; i preventivi per prestazioni; le petizioni; documenti di carattere

giudiziario; regolamenti di associazioni di mestiere.

Per il primo gruppo, i contratti di lavoro,come prestazione d'opera definita, sono relativamente

scarsi, probabilmente perché la maggior parte erano orali. Fanno eccezioni quelli, frequenti, di

ingaggio di artisti e balie. Nei contratti di servizio il lavoratore si metteva a completa disposizione

del datore, spesso con una clausola che gli imponeva di vivere presso di lui. Nell'apprendistato il

giovane era posto a completa disposizione del maestro che gli versava un piccolo compenso, inoltre

il contratto regolava durata, esami finali, vacanze e penalità per il ritiro.

Si vede come esempio un contratto di baliatico (Corpora Papyrorum Graecorum, I, 14) del 26 a. C.

Esso fa riferimento al calendario egiziano, che calcola i giorni come il nostro, dal primo del mese, e

proviene dalla città di Ossirinco, presso Tebe, dove furono rinvenuti una grandissima quantità di

papiri. L'onomastica è tipicamente egiziana: la contraente è Taseus (”colei che è di Iside”), figlia di

Peteus, definita come “persiana”, ossia uno stato giuridico inferiore rispetto ai comuni abitanti

dell'Egitto, che in caso di mancato adempimento la lasciava soggetta ad un'esecuzione personale

oltre che alla multa. Anche suo marito, che le fa da garante, è persiano della discendenza. Il

contratto è registrato negli archivi pubblici. Con esso Taseus si impegna ad allattare e svezzare, per

la durata di due anni, una bambina abbandonata e raccolta come schiava, a non avere rapporti

sessuali durante il periodo perché si riteneva alterassero la qualità del latte. Si prevede una penalità

non solo sul denaro o sulla proprietà ma anche sulle persone. Il testo è scritto dallo scriba

Herakleides, nome greco, perché Taseus e marito erano analfabeti. Una clausola in particolare è

difficile da interpretare, potrebbe essere per punire una simulazione di morte della bambina, o per

garantire la balia in caso di evidente morte accidentale della piccola.

Una richiesta di appalto per la vendita di olio, datata al 162-3 d. C., è inviata da Marco Antistio

Capitolino, che chiede il monopolio in un villaggio di Eraclea, in cambio di 80 dracme d'argento ed

80 oboli. Il nome è romano, ma scrive in greco, lingua amministrativa in Egitto.

Da Ossirinco (Select Papyri II, 360) deriva un preventivo per un lavoro di pittura del 316 d. C. Il

nome Aurelio Artemidoro suggerisce un discendente di un nuovo cittadino che, in seguito alla

constitutio antoniniana, aveva come molti altri preso il nome Aurelio in onore di Caracalla. Il

preventivo, per dipingere le terme di Ossirinco, prevede decine di migliaia di denari come costo

della pittura, più 10.000 per il pittore. Il termine usato, zografos, è tecnicamente colui che dipinge

figure vive, si tratterebbe dunque di un autore di pittura decorativa e non di un semplice

imbianchino.

P. OxyXL 2909, del 270 d. C. è una petizione rivolta a Calpurnio, neokoros (sacerdote) di Serapide

e hypomnematographos (magistrato incaricato di registrare questo tipo di petizioni), da parte di

Aurelio. Questi ha svolto un lavoro pubblico come conduttore di asini ed ha quindi diritto ad

accedere a distribuzioni gratuite di grano, ma non ha finora goduto del privilegio per assenza dalla

città, e quindi chiede il riconoscimento.

P. Tebt II, 287 è un dossier giudiziario datato tra 161 e 169 d. C., su una questione iniziata prima.

Due gruppi di lavoratori, follatori e tintori, della città di Tebtynis, lamentano l'imposizione di una

tassa sul lavoro manuale (cheironaxion) troppo alta da parte di un ispettore, Massimo. Una prima

petizione porta ad una vittoria dei lavoratori, ma in seguito un nuovo ispettore chiede di nuovo una

somma superiore al dovuto e loro, assunto l'avvocato Longino, si appellano a Severiano, forse

prefetto d'Egitto. Manca la parte finale del procedimento e non se ne conosce il luogo esatto di

rinvenimento, che avrebbe potuto aiutare a capire il finale. Si nota l'assenza di un vocabolo che

identifichi i lavoratori come una corporazione unica, ma anche il fatto che il gruppo agisce come

soggetto giuridico con un'azione giudiziaria collettiva. Non si sa come fosse suddiviso tra i membri

l'importo della tassa.

P. Mich. V, 245 è il regolamento dell'associazione di mercanti di sale di Tebtynis, scritto in un greco

scorretto per gli standard classici alopolu, nell'anno 47 d. C., sotto l'imperatore Claudio. Essi

eleggono Apynchis come curatore ed esattore delle tasse pubbliche. Conferma il rilievo economico

di queste associazioni di mestiere, questa stabilisce chi debba vendere in quale luogo, con licenze

assegnate per sorteggio. Si fissano prezzi minimi per la vendita del sale e multe per i contravventori.

Le vendite a commercianti al minuto sono condotte dall'associazione stessa.

Viene considerata documentazione papiracea anche quella di area vesuviana, di cui vediamo due

archivi di tavolette lignee relative al mestiere degli argentarii, i banchieri. Sono documenti in

scrittura quasi corsiva, per questo accostati ai papiri. Le tavolette erano costituite da una scrittura

interna e da una esterna, recanti lo stesso testo: quella esterna serviva ad una pronta consultazione e

quella interna, non manipolabile, ad un eventuale controllo.

L'archivio dei Sulpicii fu rinvenuto nel 1957 in una cesta di vimini immersa in una torbiera, un

ambiente umido ed anaerobico che ha consentito una conservazione eccellente. I documenti però

hanno iniziato a degradarsi dopo l'estrazione, ed oggi ne rimangono 185, molti leggibili solo da foto

e disegni. Essi descrivono le attività bancarie della famiglia dei Sulpicii, attiva a Puteoli, cioè

Pozzuoli, e non si sa perché si trovassero a Pompei, forse nella sede di un'associazione. Si nota

all'inizio di un testo vadimonium, un giuramento o impegno a fare qualcosa.

L'altro archivio è quello di Lucio Cecilio Giocondo, 150 tavolette cerate in una cassetta di legno al

primo piano di una domus. I testi si datano tra il 27 ed il 62 d. C., solo uno al 15 a. C., che nomina

un Cecilio Felice, forse padre del proprietario. Cecilio Felice era argentario a Pompei, intermediario

nelle vendite all'asta in cui prestava anche soldi, ed appaltatore, con in affitto terreni agricoli,

pascoli, una lavanderia. Nel documento si certifica la compravendita di un mulo, per un costo

notevole, tra due liberti, e Felice agisce tramite uno schiavo di fiducia.

In generale, i problemi interpretativi dei papiri sono: inquadrare una testimonianza puntuale in un

contesto vago; l'area limitata, per cui non si sa se le informazioni ricavate siano valide per tutto il

mondo ellenistico e l'impero romano; la decifrazione e l'integrazione delle lacune, anche per l'uso di

forme grammaticali diverse da quelle classiche; l'inquadramento cronologico se non riportano una

data esplicita.

Fonti numismatiche

Sono una fonte essenziale per la storia antica, per la storia sociale si considera l'aspetto

comunicativo, il tipo (immagine) e la legenda. Un sesterzio da Caesaraugusta, odierna Saragozza,

ha come emittenti i duoviri, ed il tipo è dato dalle insegne delle legioni IV, VI e X, che

combatterono nella Spagna settentrionale in età augustea ed i cui veterani furono insediati appunto a

Caesaraugusta. Le monete hanno una minore rilevanza per la storia del lavoro, perché nel mondo

antico il lavoro non è un tema di propaganda, lo sono invece la glorificazione dello Stato emittente,

la sua prosperità economica (la spiga d'orzo di Metaponto), i magistrati e le loro famiglie, i sovrani.

Un'eccezione è il lavoro della zecca, attestato però solo in 4-5 monete. 13 ottobre

Un denario di Tito Carisius, del 46 a. C., reca sul dritto la testa di Iuno Moneta, presso il cui tempio

si trovava l'antica zecca di Roma, sul retro strumenti per la coniazione: tenaglie, martello, incudine


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti rielaborati dalle lezioni del prof. Cristofori. Il corso inizia con la storia degli studi e la metodologia della storia sociale, economica e del lavoro del mondo antico, e con un esame ricco di esempi dei vari tipi di fonti utili a ricostruirla: i diversi generi letterari, fonti archeologiche, epigrafiche, iconografiche, numismatiche. Ci si concentra poi sulla considerazione sociale del lavoro nell'ideologia delle élites dirigenti e intellettuali greche e romane, e sul lavoro come elemento di costruzione dell'identità sociale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze storiche
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiara-S. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia sociale del mondo antico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Cristofori Alessandro.

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