Didattica per lo studio del mondo antico
Il volume “Studiare l’antichità” afferma che ogni testo, ogni monumento e ogni reperto proveniente dall’antichità possiede in sé uno status potenziale di fonte e diventa tale nel momento in cui qualcuno, non per forza deve essere uno storico, decide di analizzarlo per raccogliere informazioni sul passato. Questi elementi (monumenti, testi, reperti) hanno un elevato potenziale informativo, ma se si pensa ai parchi archeologici la loro comunicazione sarà ancora più efficace.
Parco archeologico
Un parco archeologico non rappresenta solo un sito più esteso, ma è integrato nel territorio, esso trova il proprio riferimento normativo e culturale nei parchi naturalistici e ambientali, e grazie alla sua specificità si può collocare nell’ambito disciplinare dei beni culturali e a quello dei beni paesistico-ambientali. Inoltre, si attribuisce anche la funzione di museo all’aperto, e grazie all’offerta di itinerari integrati e ragionati propongono dei percorsi didattici efficaci all’apprendimento.
Tutto questo è invece diverso da tutti quei complessi che non hanno un legame stretto con l’ambiente che li circonda e che prendono il nome di aree archeologiche. La denominazione di parco archeologico deve essere data solo a quei luoghi che danno l’opportunità di fare approfondimenti sul territorio, che costituisce la parte integrante sia degli aspetti naturalistici che storici. Il rapporto che mette in relazione l’uomo e il territorio tramite i reperti recuperati aiuta a valorizzare e a ricostruire percorsi molto complessi.
Un parco archeologico deve essere distinto da un sito archeologico e da un’area archeologica per le caratteristiche diverse e complesse di un territorio e delle sue funzioni ostensorie ed evocative, anche in quei posti dove l’esposizione dei monumenti a cielo aperto rischia di comprometterne la salvaguardia. Il concetto di didattica dell’antico ha ancora dei limiti, perché non si è ancora attuato un vero legame fra materia e insegnamento, in quanto la didattica dell’antico, come materia disciplinare, non è stata ancora riconosciuta a livello istituzionale.
Museo e sito archeologico
Sia un parco archeologico che un sito archeologico (più limitato nella sua funzione), permettono di ottenere un certo numero di dati materiali che provengono dal mondo antico, nella loro forma originaria, e diversamente non sarebbe stato possibile neanche con le nuove sperimentazioni espositive. Il processo di conoscenza assume un certo miglioramento se la realtà archeologica viene inserita in un contesto storico, è inoltre opportuno fornire ai visitatori delle informazioni semplici, chiare ed esaustive oltre ad accoglierli nel miglior modo possibile.
È necessario, la cura e il rispetto delle strutture rinvenute, e di lasciare libera la ricerca di proporre nuove interpretazioni. DIFFERENZA tra MUSEO e SITO: il museo archeologico ha una pratica organizzazione al suo interno con disposizione ordinata di fonti primarie e una loro spiegazione. Di solito la visita al museo costituisce una prassi più che consolidata nell’insegnamento dell’antichità e la lezione del docente precede questa visita, infatti ciò che rende effettivamente funzionale la didattica è la mediazione del docente che favorisce l’incontro tra il sapere storico e lo studente.
Un parco archeologico ma anche un’area archeologica, a differenza di un museo archeologico, consentono di acquisire dati materiali del mondo antico nella loro dimensione originale che diversamente non sarebbe percepibile. Il sito archeologico, secondo il Testo Unico del 2004, si intende il luogo dove si trovano i resti di tracce diversificate e significative del passato. La suggestione del luogo e il poter ammirare e riscoprire reperti inseriti nel contesto originale, seppur più limitato rispetto al parco archeologico, è fonte di informazioni immediate e non di rielaborazioni come il museo.
Il reperto è un oggetto o un documento ritrovato in un sito archeologico che può essere una fonte di informazione e ricostruzione del passato, può venir esposto in un museo o in un parco archeologico, far parte di collezioni private, o essere catalogato e archiviato a disposizione degli studiosi. L’impatto emotivo, specialmente per il profano, è molto inferiore rispetto al sito o al parco archeologico.
Geografia antica
La storiografia nacque in Grecia ed è la continuazione dei poemi di Omero e di Esiodo. Il primo storiografo Greco fu Erodoto che, attingendo sia alla mitologia che alle registrazioni civili, narrò le vicende delle città-stato (poleis) fornendoci così molte informazioni sugli usi e costumi dei popoli. Tucidide, uomo di stato, e Polibio si rivolsero per lo più ai politici e quindi il contenuto è limitato agli eventi politico-militari e alla politica interna della città, senza osservazioni sulla cultura.
Le conoscenze geografiche dei greci nascono dalle informazioni contenute nelle opere etiche di Omero e di Esiodo. Le notizie tratte dai poemi omerici sono utili per conoscere la geografia più antica del bacino del Mediterraneo; per esempio, nel “catalogo delle navi” dell’Iliade, troviamo la lista di quanti parteciparono alla guerra di Troia e l’indicazione di tutti i luoghi più noti, cosa che ha portato gli studiosi a tentare una ricostruzione dei vecchi regni micenei.
Esiodo nelle sue opere offrì informazioni sulla navigazione e sulle imbarcazioni con indicazione sulla durata dei percorsi e sui particolari della costa utili agli approdi. La nascita e lo sviluppo di nuove città incrementarono i trasporti via mare con conseguente aumento del commercio marittimo, favorendo i punti di riferimento lungo le coste. La navigazione nel Mediterraneo a lungo raggio spiega la diffusione di toponimi greci in paesi non ellenici.
L’indagine geografica rivolta scientificamente a paesi e popolazioni conquistate, si sviluppò dopo l’espansione dell’impero persiano nel 6o sec. a.C. Anassimandro di Mileto è considerato il vero fondatore di un metodo geografico, attraverso l’uso della cartografia, rappresentazione grafica di un territorio o di un’intera terra. Oltre alla cartografia, altri strumenti descrittivi utili alla conoscenza geografica sono i peripli, guide destinate ai naviganti che descrivono la conformazione delle coste con indicazioni delle distanze tra i luoghi e sulle forme di convivenza delle popolazioni costiere, sui loro mezzi di sussistenza e sul loro livello economico.
Con le conquiste asiatiche di Alessandro Magno la ricerca scientifico-geografica ebbe un ulteriore impulso; i ricercatori di quell’epoca furono in grado di sfatare molti luoghi comuni che circolavano sull’oriente. Il geografo Greco Eratostene contribuì e rinnovò la cartografia con rettifiche che furono poi utilizzate ancora dalla ricerca geografica in età romana. Giulio Cesare che raggiunse la Britannia senza circumnavigarla, la definì un’isola basandosi sulle testimonianze dei suoi predecessori.
L’insegnante di storia antica con conoscenze basilari di geografia antica riesce a rendere più chiara l’esposizione degli eventi attraverso una loro precisa collocazione nel territorio. Conoscere la storia di un territorio crea nei suoi abitanti la consapevolezza di appartenere ad una comunità che ha origini e tradizioni in comune e questo crea un’identità culturale che cresce con l’approfondimento della conoscenza del territorio. Il paesaggio fornisce tracce materiali dalle quali si possono cogliere i segni della storia.
La storiografia romana si sviluppò dopo la II guerra punica, per il bisogno di celebrare questo evento e, all’inizio, era scritta in greco. Presso i Romani la storiografia si divide in due filoni principali, uno annalista, che narra le vicende in ordine cronologico, uno monografico che si occupa di un solo tema. Nell’età imperiale questi due filoni si fusero insieme e i rappresentanti più illustri furono Tito Livio e Tacito; allora per esaltare le dinastie nacque il genere biografico.
Geografia scientifica
L’indagine geografica rivolta scientificamente a paesi e popolazioni conquistate, si sviluppò dopo l’espansione dell’impero persiano nel 6o sec. a.C. Anassimandro di Mileto è considerato il vero fondatore di un metodo geografico, attraverso l’uso della cartografia, rappresentazione grafica di un territorio o di un’intera terra. Oltre alla cartografia, altri strumenti descrittivi utili alla conoscenza geografica sono i peripli, guide destinate ai naviganti che descrivono la conformazione delle coste con indicazioni delle distanze tra i luoghi e sulle forme di convivenza delle popolazioni costiere, sui loro mezzi di sussistenza e sul loro livello economico.
Con le conquiste asiatiche di Alessandro Magno la ricerca scientifico-geografica ebbe un ulteriore impulso; i ricercatori di quell’epoca furono in grado di sfatare molti luoghi comuni che circolavano sull’oriente. Il geografo Greco Eratostene contribuì e rinnovò la cartografia con rettifiche che furono poi utilizzate ancora dalla ricerca geografica in età romana. Giulio Cesare che raggiunse la Britannia senza circumnavigarla, la definì un’isola basandosi sulle testimonianze dei suoi predecessori.
L’insegnante di storia antica con conoscenze basilari di geografia antica riesce a rendere più chiara l’esposizione degli eventi attraverso una loro precisa collocazione nel territorio. Conoscere la storia di un territorio crea nei suoi abitanti la consapevolezza di appartenere ad una comunità che ha origini e tradizioni in comune e questo crea un’identità culturale che cresce con l’approfondimento della conoscenza del territorio. Il paesaggio fornisce tracce materiali dalle quali si possono cogliere i segni della storia.
Conoscenze storiche per l'insegnamento
Per insegnare correttamente una materia, è indispensabile conoscere a fondo l’argomento. Una buona conoscenza della storia antica, può trasmettere il significato profondo di un’epoca, così distante nel tempo e nello spazio. Il docente deve fungere da mediatore didattico, favorendo l’incontro positivo fra il sapere storico e lo studente che si avvicina ad apprenderlo. La visita al museo, finalizzata all’arricchimento didattico, deve essere organizzata dal docente rispetto alla quantità del materiale, alla selezione preventiva di temi al fine di una ricostruzione storica e alla differenza fra didattica in classe e didattica al museo.
Occorre motivare gli studenti non alla bellezza o al valore culturale, ma ad una tensione intellettuale generata da una serie di conoscenze preventive, prodotte dai reperti. È importante che ci sia una compartecipazione tra le due istituzioni (scuola e museo) e una fede reciproca nell’impegno assunto.
Numismatica
La numismatica studia le monete come oggetti legati ai sistemi economici e politici di una determinata società ed esse diventano fonte documentaria per la ricostruzione di contesti storici. Presentano un recto (dritto) che è la parte più importante e ricca di informazioni, e un verso (rovescio) più propagandistico. Nacquero nel 600 a.C. in Asia Minore e molte venivano perdute durante il trasporto; il loro ritrovamento fornisce utili notizie sui percorsi commerciali in un determinato periodo, identificabile con la data e le immagini di re, imperatori e papi impresse.
Documentazione materiale
È una traccia che porta ad una decodificazione immediata dei suoi significati. Il dato materiale infatti agisce immediatamente sul nostro immaginario stimolando in tempi brevi delle ricostruzioni per analogia con elementi simili appartenenti al nostro contemporaneo richiamando alla memoria oggetti e situazioni a noi familiari. L’osservazione diretta di oggetti simili a quelli da noi usati ogni giorno, ad esempio un vaso, uno specchio e oggetti in ceramica, riesce a proiettarci velocemente nell’ambito di un contesto storico favorendo i processi cognitivi a loro volta in grado di stimolare nuove conoscenze.
Questo effetto istantaneo è molto utile per interpretare fatti e fenomeni indotti dalla lettura delle fonti letterarie. Basi documentarie della storia antica sono:
- La numismatica che studia le monete come oggetti legati ai sistemi economici e politici di una determinata società ed esse diventano fonte documentaria per la ricostruzione di contesti storici.
- Le epigrafi sono riunite in grandi raccolte (corpora epigrafica) in base alla cultura di provenienza. Queste iscrizioni ci consentono di apprendere alcuni fenomeni dell’antichità in presa diretta, fornendoci informazioni su aspetti sociali, politici, giuridici ed economici del mondo antico, dandone una visione parziale ma originale, infatti il limite dell’epigrafia è il suo carattere di testimonianza parziale che può essere arricchita da altre testimonianze letterarie, materiali e numismatiche.
Il testo epigrafico ci aiuta nella comprensione del linguaggio e della sua evoluzione e può costituire un modello grammaticale e stilistico. Spesso le epigrafi, concise ed immediate, sono bilingui o trilingui permettendo così la comprensione anche di altre culture. Le fonti materiali, armi, strumenti di lavoro, strumenti di uso quotidiano, suppellettili, monete, monumenti ed edifici, sono molto importanti per la ricostruzione storica, ma anche causa di equivoci se mal interpretate: l’archeologia, come l’epigrafia, attraverso la forza evocativa dei materiali ritrovati, ci porta vicino alla realtà storica.
Classico
Si intende il momento più elevato di una cultura, di una civiltà, la quale diventa un esempio per le altre. Nella storia antica l’aggettivo “classico” si riferisce alla fase più matura dell’antichità greca e romana ed identifica tutto ciò che viene prodotto in quel periodo. Si parlerà di studi classici, arte classica, autori classici. Questo periodo viene ricostruito con l’aiuto di una vastissima documentazione sia scritta che materiale, e assume il carattere “antico”, poiché tale civiltà continua ad agire nel presente e ad influenzarlo.
Gli artisti di ogni tempo si sono ispirati al mondo classico per le loro opere e l’antico è diventato un bacino inesauribile di temi, figure e mitologia. La costante presenza dell’antico nell’arte definisce un modello storiografico efficace. Oltre che nell’arte la memoria dell’antico si ritrova anche nei programmi politici e diventa un modello di virtù civile, sapienza giuridica e tecnica ingegneristica e militare; è stata una linea guida nella storia europea, con la coscienza che la storia dei Greci e dei Romani fa parte della nostra storia e del nostro passato.
Questo rapporto con il mondo antico cominciò verso il 1000 d.C. e condizionò l’atteggiamento dei posteri nei suoi confronti. Durante il medioevo la comprensione storica tipica degli antichi fu sostituita dal misticismo religioso e da credenze magiche che portarono alla distruzione di opere antiche e incendi di biblioteche considerate pagane: vennero considerate opere da salvaguardare gli archi di trionfo per la loro forza evocativa e altri monumenti antichi. Nel 1400, con l’avvento dell’Umanesimo, l’antico diventa oggetto di studio e nasce l’antiquaria.
Tra gli interpreti più illustri di questa rinascita troviamo Brunelleschi e Donatello; gli esempi più chiari ripresi dagli artisti sono le vicende storiche della Grecia omerica, della Roma antica, l’uccisione di Cesare, ecc. Anche l’iconografia cristiana si serve di forme derivate dai temi classici e pagani in tutte le espressioni a parte la passione di Cristo.
Storiografia e insegnamento
La storia è l’osservazione e lo studio di un insieme di fatti accaduti in un certo lasso di tempo. Ha un carattere oggettivo, senza alcuna interpretazione. La storiografia ha invece un carattere soggettivo, ed è nata dall’esigenza delle civiltà più evolute del mondo antico di definire per scritto gli eventi più importanti del proprio passato, naturalmente cercando di esaltarne gli aspetti migliori. Inoltre, varia secondo la tipologia del lettore cui è destinata.
Anche l’oggetto di interesse storico può non avere la stessa importanza per noi come per gli antichi. La storiografia nacque in Grecia ed è la continuazione dei poemi di Omero e di Esiodo. Il primo storiografo Greco fu Erodoto che, attingendo sia alla mitologia che alle registrazioni civili, narrò le vicende delle città-stato (poleis) fornendoci così molte informazioni sugli usi e costumi dei popoli. Tucidide, uomo di stato, e Polibio si rivolsero per lo più ai politici e quindi il contenuto è limitato agli eventi politico-militari e alla politica interna della città, senza osservazioni sulla cultura.
La storiografia romana si sviluppò dopo la II guerra punica, per il bisogno di celebrare questo evento e, all’inizio, era scritta in greco. Presso i Romani la storiografia si divide in due filoni principali, uno analista, che narra le vicende in ordine cronologico, uno monografico che si occupa di un solo tema. Nell’età imperiale questi due filoni si fusero insieme e i rappresentanti più illustri furono Tito Livio e Tacito; allora per esaltare le dinastie nacque il genere biografico.
Per insegnare correttamente una materia, è indispensabile conoscere a fondo l’argomento. Una buona conoscenza della storia antica, può trasmettere il significato profondo di un’epoca, così distante nel tempo e nello spazio. Il docente deve fungere da mediatore didattico, favorendo l’incontro positivo fra il sapere storico e lo studente che si avvicina ad apprenderlo.
Insegnante di storia antica
L’insegnante di storia antica è stato spesso stereotipato, fondato su false certezze che esso debba solo facilitare la trasmissione di conoscenze. Tuttavia, il ruolo dell’insegnante va oltre la semplice trasmissione e richiede un’interpretazione critica e una capacità di rendere vivo e rilevante il passato per gli studenti di oggi.
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