Appunti di storia romana
La storia romana non è solo la storia di una città. Modalità attraverso cui si è arrivati da una esperienza che originariamente riguardava un piccolo centro e villaggio ad una entità territoriale progressivamente sempre più estesa, a una compagine in grado di abbracciare dal punto di vista della conquista territoriale l’area della penisola e poi via via si espande. "Romana" quindi non si riferisce solo all’Urbe in quanto tale ma è sinonimo di una compagine che dal punto di vista generale va intesa dal punto di vista egemonico. Questo vuol dire anche che per ciascuno dei termini che utilizzeremo bisogna precisare i significati. Ad esempio, se si parla dell’impero di Roma, si pensa all’entità egemonica territoriale, di connotazione internazionale sia sul piano economico, finanziario, del controllo militare ecc. Diamo al termine impero una valenza territoriale.
Il concetto di impero e cronologia
Dal punto di vista invece cronologico istituzionale, nel caso della storia romana quando parliamo di impero facciamo riferimento ad un periodo e una fase della storia antica romana. Dobbiamo partire dal principio che la nostra idea di storia è quella che si può visualizzare e rappresentare in una sorta di vettore, un cammino che dal punto di vista territoriale segue un’espansione. Vettore per rappresentare un percorso storico, all’interno del quale possiamo individuare tematiche che riguardano l’espansione territoriale, quindi potremmo fare riferimento all’accezione di impero che conosciamo, ovvero del controllo di aree via via sempre più vaste. Se parliamo quindi di modello di comportamento e di espansione imperiale possiamo dire che dalla fase che vede Roma nascere e svilupparsi fino al momento in cui Roma cade, abbiamo un cammino che si può definire di espansione imperiale.
Il giorno dopo in cui secondo la tradizione e la leggenda Romolo ha deciso di avanzare e conquistare le aree nemiche e a rapire le sabine, è iniziata un’esperienza di tipo diverso che era finalizzata alla costruzione di un modello di tipo imperiale. Quindi parlare di Roma implica fare riferimento a delle fasi che dal punto di vista tecnico non appartengono alla storia imperiale.
La cronologia
La cronologia costituisce un asse di riferimento per consentirci di inquadrare gli eventi, è uno strumento utile e funzionare per capire cosa è successo e quando. Ma questo implica anche che dobbiamo dividere la storia di Roma in una fase che è quella monarchica, una fase repubblicana e una fase imperiale. Elemento prioritario che ci consente già di precisare ad esempio che, quando si utilizza il termine “impero”, necessariamente dobbiamo stabilire se lo stiamo utilizzando dal punto di vista territoriale espansionistico, o se lo stiamo utilizzando per far riferimento ad un periodo della storia romana. Quando parliamo di quel periodo in realtà stiamo facendo riferimento ad un uso che riflette il cambiamento di tipo politico e istituzionale.
Se ragioniamo di sviluppo egemonico imperiale allora possiamo cominciare a parlarne a partire dal primo momento, ovvero dal momento in cui comincia l’espansione fuori dal piccolo villaggio sui colli e Roma comincia a costruire un percorso che si potrebbe definire espansionistico imperialistico. Se invece ne facciamo riferimento in senso tecnico stretto di impiego, allora lo dobbiamo identificare nella fase che comincia nel 31/27, in cui l’ordinamento politico istituzionale, il modello politico si modifica e non abbiamo più un ordinamento repubblicano ma uno di tipo imperiale, ovvero che l’esercizio del potere è affidato a un solo soggetto. Dal punto di vista tecnico la differenza consiste nel fatto che inizialmente c’è un soggetto, poi un ordinamento repubblicano, e poi c’è di nuovo un solo soggetto che esercita il potere.
La storia come percorso
Dobbiamo pensare alla storia come a un percorso scandito da processi, da trasformazioni, rappresentato da un vettore che non è sempre necessariamente da intendersi come un percorso nel senso unidirezionale che indica un avanzamento. Problema di studiare la storia oppure la rappresentazione e la documentazione della storia. Dal punto di vista cronologico il percorso ci consente di dire che abbiamo avuto dei cambiamenti politici istituzionali che ci consentono di parlare di tre fasi diverse.
Dal punto di vista dell’avanzamento invece questo percorso e questo continuo cammino, che porterà poi alla fase di declino, per cui possiamo parlare di una nascita e di un declino, ma dobbiamo vedere se parliamo di una evoluzione di coordinamento egemonico e politico di un certo tipo, oppure parliamo di una esperienza. Se parliamo prendendo in considerazione la storia romana come una esperienza caratterizzata al suo interno da cambiamenti e trasformazioni, allora possiamo arrivare fino al V e al VI secolo, la romanità non finisce ma si trasforma.
Fino a qualche secolo fa si riteneva che in fondo non ci fosse stato un vero e proprio declino e una vera e propria caduta, ma in qualche misura che fosse stato un cammino fino al 1453, cioè fino alla caduta di Costantinopoli e in particolare fino ad una esperienza che dal punto di vista istituzionale tecnico è di tipo diverso. Questo vuol dire, a livello più generale, che allora in qualche misura noi dobbiamo acquisire le espressioni, le etichette, le classificazioni come più o meno convenzionali.
Analisi del processo storico
Dobbiamo vedere se guardiamo al processo storico o se piuttosto guardiamo ad aspetti di tipo politico e istituzionale, e in realtà dobbiamo guardare tanto agli uni quanto agli altri. Parlare di storia romana vuol dire parlare di processi storici di lunga durata. È necessario presupporre al suo interno una serie di passaggi che ci consentono solo di facilitarsi il compito di rappresentare questo percorso come un vettore. Un vettore di questo tipo presuppone l’idea che da un piccolo centro si sia arrivati a una grande potenza e poi ad un certo punto la grande potenza sia declinata.
Ma d’altro lato è un tipo di vettore che semplifica di molto il processo, cioè non ci consente di comprendere che al suo interno ciascuna di questa fase è caratterizzata da eventi, rotture e cesure, che non determinano poi per ciascuno di questi periodi una situazione di totale omogeneità. Quindi, entro certi limiti, ciascuna di queste fasi convenzionalmente si può definire come una fase unicamente monarchica, o repubblicana o imperiale.
Suddivisione in fasi e sottofasi
Abbiamo isolato tre periodi, tre fasi essenziali, se cominciamo a vedere all’interno di ciascuna fase siamo in grado di distinguere altre sotto fasi, non solo per esigenze di tipo di organizzazione ma perché effettivamente ci sono degli episodi e degli eventi che consentono di notare all’interno di ciascuna di queste fasi delle sotto fasi. Ad esempio, un altro elemento essenziale va identificato non solo nella fase imperiale ma nella fase che segna poi un cambiamento, quindi per ciascuno di questo periodo abbiamo una distinzione cronologica ma che al suo interno comporta delle precisazioni.
Ad esempio la monarchia si distingue in una prima fase della monarchia e in una seconda fase della monarchia, che è detta la monarchia dei Tarquini. Quindi neanche la monarchia è un blocco unitario, è una fase che al suo interno presenta delle differenze. Lo stesso discorso va fatto per la fase repubblicana, in cui si dovrebbe parlare politicamente e istituzionalmente di fase repubblicana, ma dal punto di vista dell’espansionismo territoriale si dovrebbe parlare di repubblica imperiale, perché è la fase in cui Roma comincia a disegnare il suo cammino di affermazioni e avanzamento, dalla fase che va dal 509 in avanti.
Ciascuno di questi periodi si identifica con una situazione specifica dal punto di vista cronologico. 753, 509, 31/27, 476 - sono le date essenziali. Il 753 è la data di fondazione, secondo la tradizione, di Roma. Problema di capire cosa è questa tradizione, di quali tipologia di fonti stiamo parlando. Secondo la tradizione che fa riferimento ad esempio alla cronologia varroniana, la data di fondazione corrisponde al 754/753, anche qui si possono trovare delle piccole differenze che dipendono dal tipo di calcolo inclusivo o meno dell’anno. Convenzionalmente acquisiamo questa data di fondazione, in realtà esiste una tradizione letteraria e non solo, con qualche riscontro anche di carattere archeologico, che ci consente tecnicamente di dire che il primo nucleo di fondazione di Roma è anticipato alla fase precedente.
Le fonti della storia romana
Secondo una certa tradizione la fondazione di Roma sarebbe avvenuta prima di questo che è l’VIII secolo a.C. La cosiddetta fase storica della storia romana secondo la tradizione comincerebbe nel 573. Secondo alcuni un primo nucleo di insediamento può essere avvenuto in precedenza, e a quel punto non si fa più riferimento alla cronologia varroniana ma alla cronologia ad esempio eratostenica. Esiste comunque una possibilità di doppia documentazione, cioè di documentazione letteraria e di carattere archeologico. Per ciascuno di questi dati che ricordiamo convenzionalmente abbiamo bisogno di capire da dove viene, chi lo dice ecc.
Il concetto di fonti
Porsi il problema della differenza delle fonti. È opportuno poter disporre di fonti diverse, per notare la congruenza, l’omogeneità, la disomogeneità, il fatto che qualche volta producono anche una versione diversa. Problema essenziale della ricostruzione della storia antica in generale e anche di quella romana è il problema della attendibilità. Su ciascuno degli eventi, delle date e dei protagonisti spesso vi è grande dubbio e incertezza, e soprattutto grande contraddittorietà tra le fonti.
Occuparsi di storia antica significa spesso occuparsi della attendibilità delle fonti. Ad esempio i primi rapporti con Cartagine, secondo la tradizione Roma avrebbe stipulato degli accordi di non belligeranza con Cartagine fin dalla fase arcaica più antica, ma dovremmo in quel caso porci il problema di come mai ad un certo punto viene inserita una tradizione che Roma si è posta il problema di avere degli accordi di non belligeranza con Cartagine così indietro nel tempo, e quando si è ritenuto opportuno di inserire una nuova lettura dei fatti che evidentemente doveva essere funzionale a qualcos’altro. Per molti dati possiamo procedere convenzionalmente, e dobbiamo farlo per stabilire dei paletti, ma per molti di questi dati esistono in realtà molte incertezze che spesso non dipendono solo dalla mancanza di dati oggettivi, ma dal fatto che i dati che ci vengono consegnati come oggettivi sono dati comunque rielaborati in una fase successiva rispetto agli eventi, e questo è un altro concetto chiave.
Occuparsi di storia romana significa capire chi lascia testimonianza di qualcosa, e non solo quale è la testimonianza. Punto essenziale della storia antica rispetto ad altri processi è che spesso la conservazione di una notizia, la memoria di un dato non è contestuale rispetto a quel dato. Quando parliamo ad esempio del periodo arcaico, da un lato possiamo accertare che alcuni documenti di carattere archeologico, come il Lapis Niger o il muro di Romolo, siano effettivamente riscontro del fatto che in un determinato momento dell’VIII secolo sia avvenuto quell’episodio e c’è stata la costruzione di un primo insediamento ecc. Ma dall’altro lato dobbiamo anche far riferimento a una tradizione molto più corposa che non è archeologica. L’archeologia è uno strumento e una via dal punto di vista disciplinare essenziale, tuttavia non può essere l’unico perché per molti passaggi, episodi, eventi e fasi ci dà dei riscontri ma singoli riscontri disomogenei. Invece disponiamo di tradizioni e di fonti di tipo diverso.
Problemi di attendibilità delle fonti
Uno dei problemi essenziali è riconoscere l’attendibilità da porre a queste fonti. In realtà tutto può essere potenzialmente fonte, non è solo la storiografia, ma può essere anche una testimonianza letteraria di tipo diverso, non storiografica, che ricostruisce quell’episodio, ugualmente però a distanza di tempo. Il grosso problema della ricostruzione della storia della memoria della fase precedente consiste nel fatto che spesso chi si occupa di ricostruire e rappresentare un evento lo fa a molta distanza di secoli rispetto all’evento stesso. Quindi perché si possa cominciare a parlare di questa fase dobbiamo andare molti secoli più avanti, per essere in grado di avere testimonianza conservate in maniera indiretta (cioè attraverso citazioni, non le opere), dobbiamo andare almeno fino al III secolo a.C. Queste opere di questa fase in realtà non le possediamo neanche, troviamo delle citazioni a sua volta in fonti del periodo del I secolo a.C.
La storiografia fa parte delle fonti letterarie. Categorie in cui si suddividono le fonti:
- Letterarie
- Archeologiche
- Epigrafiche
- Numismatiche
Classificazione che ci consente subito di notare che nel caso delle fonti archeologiche, epigrafiche e numismatiche stiamo facendo riferimento a fonti di carattere fattuale. Problema di capire che cosa siano le fonti letterarie, con l’espressione letteratura facciamo riferimento a una tipologia documentaria molto vasta. All’interno delle fonti letterarie ci saranno fonti storiografiche, fonti oratorie, di tipo tecnico ecc. In realtà secondo classificazioni diverse possiamo dire che anche le fonti epigrafiche sono fonti archeologiche. La differenza consiste nel fatto che per l’archeologia stiamo parlando di strutture, di edifici ad esempio, mentre nell’epigrafia parliamo di materiale di carattere archeologico ma attraverso una iscrizione, che può essere su vari materiali. L’epigrafe è quindi una fonte che fa riferimento a un documento di carattere scritto ma la differenza sta nel fatto che in quelle letterarie parliamo di fonti che fanno riferimento a materiali papiracei. Le fonti numismatiche sono invece quelle che fanno riferimento alle monete.
Cercare di capire che potenzialità ha ciascuno di questi in rapporto al problema della attendibilità. Una moneta ci può dire molto sul tipo di metallo che è utilizzato, quindi sull’economia di quel momento, ma ci può dire anche molto sull’uso che se ne è fatto per propagandare una certa virtù dell’imperatore. La moneta porta in sé un messaggio che va al di là del suo valore documentario inteso in senso stretto. Quindi per ciascuna di queste categorie di fonti esiste un problema non solo di classificazione ma di comprensione contestuale del significato. Le fonti letterarie possono appartenere a generi diversi. Non si fa riferimento solo alla storiografia, ma anche alla tradizione poetica, alla tradizione tecnica ecc. In fondo tutti i generi in qualche misura possono essere utilizzati come fonte documentaria della storia.
Ad esempio, anche la satira, che ci può dire qualcosa su cosa sta accadendo in età repubblicana, ed è una fonte di tipo letterario ma non di tipo storiografico. Quindi per ciascuna di queste fonti avremo modo di capire quale è il loro utilizzo specifico individuando l’aderenza di un genere. Ad esempio, l’impianto della villa di sette finestre è un documento importante per comprendere come funziona l’economia della tarda età repubblicana, quindi è un esempio di fonte di carattere archeologico (che è sul manuale). Res Gestae, una fonte di tipo epigrafico invece sono ad esempio le, con la quale Augusto ha lasciato la sua testimonianza di quello che è stato il suo cammino e il suo operato, dal punto di vista fattuale è un’epigrafe. Bisogna porsi sempre il problema di che tipo di fonte è. La maggioranza di fonti su cui lavoreremo saranno fonti del primo tipo, cioè letterarie, ma di categorie diverse (storiografia, oratoria, trattato tecnico), perché abbiamo bisogno di far riferimento a materiali diversi per capire che cosa c’è dietro questo percorso. Capire perché certi eventi sono funzionati in quel modo, e quindi avere anche gli strumenti per capire chi ha detto quella cosa, come è stato detto, e con quale scopo.
I dipinti della tomba Francois sono fondamentali per parlare di una fase del periodo monarchico, di Servio Tullio ecc., sono relitti di carattere pittorico che si trovano su una struttura tombale e quindi siamo all’interno di un documento di tipo archeologico. Queste fonti di primo tipo spesso ci lasciano testimonianza degli eventi a notevole distanza di tempo. La maggioranza delle fonti storiografiche che appartengono alla prima categoria, che riguardano il periodo più antico, non sono contemporanee ai fatti che raccontano. Per parlare della fondazione dobbiamo rivolgerci a una fonte che ne scrive 8 secoli dopo. La mancanza di contemporaneità è un fattore di particolare problematicità nella costruzione della storia antica. Livio e Dionigi di Alicarnasso, problema anche di chi fossero, da dove venissero e come volessero rappresentare la storia di quei secoli prima. Occuparsi di fonti letterarie vuol dire anche capire con quale mentalità e con quale ideologia molti letterari raccontano la storia dei secoli passati. Per quanto attendibili cerchino di essere, sono sempre condizionati dal periodo in cui operano. La storia dell’VIII secolo a.C. in realtà la conosciamo per come ha voluto rappresentarcela una categoria di fonti che 8 secoli più tardi stavano vivendo un momento diverso, cioè stavano vivendo nell’età augustea. Quindi studiare l’VIII secolo e le origini di Roma vuol dire anche capire che tipo di problemi aveva chi se ne occupava 8 secoli più tardi, cosa cercava di dire raccontando la storia di 8 secoli prima. Chi racconta la storia non fa semplicemente un atto documentario, non mette fuori dei dati, ma la interpreta.
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