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Le guerre d’Italia

Tra il 1494 e il 1554 l’Italia diviene un vero e proprio campo di battaglia: iniziano in questo periodo

un serie di conflitti per il predominio straniero sulla nostra penisola. Si tratta delle prime vere guerre

europee; innanzitutto nascono perché (1) da un lato l’Italia è una ricca e colta nazione d’Europa,

(2) e in secondo luogo perché in questa stessa nazione il Papa ha stabilito la sua sede principale.

Alla fine del Quattrocento, l’Italia risulta divisa in numerosi Stati, ciascuno dei quali è incapace di

assoggettare gli altri ma è molto robusto da non farsi assorbire dagli altri. Questi Stati avevano

firmato la Pace di Lodi, un accordo basato sul mantenimento della pace e dell’equilibrio.

Tutto cambia nel 1494 quando Carlo VIII re di Francia interviene militarmente, chiamato dal ducato

di Milano. Il suo obbiettivo è la conquista del Regno di Napoli, poiché si ritiene in linea diretta di

successione al trono degli Angiò: in pochi mesi riuscirà a conquistare Napoli.

Di fronte al rischio di un’egemonia francese in Italia, il pontefice Alessandro VI promuove

un’alleanza antifrancese e costringe Carlo VIII a una ritirata.

Ci sono numerosi problemi in Italia. Da un lato la successione al ducato di Milano da parte di

Ludovico il Moro dopo la casuale morte del nipote; dall’altro l’abilità del papa Alessandro VI di

usare il proprio potere per aiutare il figlio Cesare, detto il Valentino, a costruirsi un principato tra

Romagna e Marche; infine a Firenze il potere sembra essere molto instabile dopo la discesa di

Carlo VIII.

Nel 1499 il nuovo re di Francia, Luigi XII, occupa Milano e Napoli ma nascono dei conflitti con

Ferdinando per Napoli: i conflitti si risolvono a favore delle forze spagnole.

Nuovamente il papa, Giulio II, preoccupato dell’egemonia francese e spagnola in Italia, crea una

Lega Santa e caccia Luigi XII.

C’è un’altra discesa in Italia da parte dei francesi, ad opera di Francesco I, che conquista diversi

territori che però vengono poi sottratti da Carlo V d’Asburgo. Il papa Clemente VII si rende conto

che il pericolo non è costituito dai francesi ma dagli Asburgo, così inverte le alleanze e passa dalla

parte dei francesi nella Lega di Cognac che però viene sconfitta dalle truppe imperiali e il papa è

costretto a rifugiarsi a Castel Sant’Angelo.

La scoperta dell’America e gli imperi coloniali

Nel corso del 1400 si verifica un intensificarsi dei rapporti commerciali nelle città di Genova,

Venezia e in Europa settentrionale: questo porta alla formazione di città spagnole e portoghesi

affacciate sull’Oceano Atlantico, come Cadice e Lisbona.

(Portoghesi): in questo periodo iniziano le prime scoperte, rese possibili grazie a: (1) le migliorie

delle imbarcazioni; (2) l’uso della bussola magnetica; (3) l’uso della cartografia; (4) l’orientamento

tramite le stelle. Alcuni di questi mezzi richiedevano attenti calcoli (la bussola indica il Nord

magnetico ma non quello geografico).

Le prime scoperte nascono con la voglia di spezzare il monopolio dell’oro in Africa che era in mano

ai commerci musulmani, dei mercanti e degli esploratori arabi che acquistavano l’oro barattandolo

in Africa con spezie, tessuti e schiavi e poi rivendevano in Europa. Per questo motivo iniziarono da

parte degli europei dei tentativi di contrastare il monopolio arabo e di insediarsi nei mercati del

mediterraneo, cercando innanzitutto di circumnavigare l’Africa per non essere più dipendenti dagli

asiatici e creare un mercato autonomo. Visti gli insuccessi di questi piani, inizia a maturare l’idea di

raggiungere direttamente le Indie aggirando l’Africa via mare. Questo riuscirà solo nel 1487 in

parte, ad opera di Bartolomeo Diaz che doppierà l’estrema punta africana, chiamandola “Capo di

Buona Speranza”, ma non arriverà alle Indie; dieci anni dopo, nel 1497, Vasco da Gama giungerà

alle Indie, a Calicut: poiché era abitata da musulmani che avevano i mano i commerci, crolla

l’illusione di un mercato indipendente dall’intermediazione araba tra Europa e Africa.

(Spagnoli): mentre i portoghesi sono impegnati ad aggirare l’Africa per arrivare alle Indie, gli

spagnoli, in particolare Cristoforo Colombo, preferiscono organizzare una spedizione opposta:

navigare nell’Atlantico e arrivare in Cina, convinti della sfericità della Terra. Nel 1492 arriverà alle

Bahamas che lui reputerà il Giappone. Inevitabilmente la Spagna e il Portogallo devono fare un

accordo, così si spartiscono con il Trattato de Tordesillas il diritto di sovranità su una grande

parte della Terra senza sapere che quei territori erano abitati anche da altre popolazioni.

Solo nel 1501 con Amerigo Vespucci si capì che le terre di Colombo erano parte di un nuovo

continente. Assodato questo, si inizia a fare una nuova ricerca dell’Oriente: nel 1519 Ferdinando

Magellano arriva alle Filippine. Si tratta di un successo parziale in quanto non solo torneranno

soltanto il 10% degli uomini e una nave, ma anche perché quei territori asiatici scoperti da

Magellano, per via del trattato di Tordesillas, rientrano nella sfera di sovranità portoghese.

Mentre in Asia i portoghesi hanno incontrato civiltà che l’Europa aveva già conosciuto, gli spagnoli

in America hanno a che fare con tribù indigene del tutto sconosciute, dedite alla caccia, alla pesca,

alla coltivazione del mais e che inevitabilmente finiranno per sottomettersi ai conquistadores per

via della loro scarsa organizzazione politica, militare, per l’arrivo delle malattie europee che

dimezzeranno le popolazioni indigine e infine anche per una strategia militare ed offensiva che gli

Imperi degli Incas e degli Aztechi non potevano capire: loro combattevano per sacrificare

l’avversario agli dei, non per ucciderlo; invece gli spagnoli tutto il contrario, dunque gli indigeni non

potevano comprendere psicologicamente e culturalmente quello che stava accadendo. Oltre allo

sterminio di questi indigeni e al saccheggio delle loro risorse, dobbiamo aggiungere l’operazione

svolta dalla Chiesa di evangelizzare gli indios con i valori cristiani ed europei. Bartolomeo de Las

Casas, un sacerdote, condurrà un’aspra battaglia per il riconoscimento dei diritti degli indios contro

la Chiesa europea.

Con il passare de tempo, si iniziò anche a consolidare la sovranità politica nei territori conquistati,

tramite il meccanismo delle encomiendas. Il sovrano si limita ad affidare ai coloni degli indigeni: il

colono insegna loro i principi della fede cattolica; in cambio gli indigeni devono lavorare nelle loro

case, nelle miniere e nelle terre del colono, obbligatoriamente e senza retribuzione.

Umanesimo e Rinascimento

Tra il 1300 e il 1400 si diffonde in Europa un nuovo movimento culturale e letterario, l’Umanesimo,

il cui termine deriva dall’espressione latina “humanae litterae”: esso comporta un atteggiamento

nuovo nei confronti del mondo antico, della Grecia e di Roma. Si ritiene che quelle due civiltà

abbiano prodotto un modello ineguagliabile di cultura che serve da ispirazione per la modernità.

Questo movimento nasce nel momento in cui si assiste da un lato all’affermazione di regimi

monarchici in contrasto con il feudalesimo; dall’altro il passaggio da una società di tipo agricolo e

feudale a una società monetaria e più propensa ai commerci.

In questo periodo gli uomini di cultura portano alla luce diversi codici e opere di autori dimenticati

da tempo. Uno degli scopi di questo movimento è quello di dare la sua antica purezza alla lingua

latina, quella antica, che ormai è stata mutata nell’ambito religioso e sicuramente non è più lo

stesso latino di Virgilio o di Cicerone.

Tra il 1400 e il 1500 invece si diffonderà il Rinascimento, caratterizzato dalla fioritura artistica e

letteraria delle corti italiane e poi di quelle europee.

Un ruolo sicuramente fondamentale per la diffusione dell’Umanesimo e del Rinascimento fu senza

dubbio l’invenzione della stampa, che facilitò lo spargimento di idee umanistiche e letterarie in tutta

l’Europa.

Machiavelli, nelle sue opere principali, Il Principe e Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio,

riprende la teoria ciclica platonica, secondo cui tutte le forme di Stato hanno una forma degenerata

a cui vanno inevitabilmente incontro. Il disfacimento di Roma è inevitabile secondo lui: mostra

come la decadenza di Roma si frutto delle azioni dei romani stessi, che hanno tradito le virtù come

l’onore, l’onestà ecc.. Analizza le modalità che rendono possibili a un signore di conquistare uno

Stato e di governarlo: il Principe deve essere golpe e lione, furbo e spietato, in modo da non farsi

travolgere dalla cieca fortuna che governa le cose umane.

Il libro più celebre di quel periodo fu il Cortegiano di Castiglione, un testo dialogico in cui i

personaggi si interrogano su quali siano le caratteristiche più importanti di un vero cortigiano: la

conclusione è che il buon cortigiano ha il compito di consigliare al meglio il suo signore.

La riforma protestante

Durante il 1500 si diffondono in Europa delle idee religiose molto differenti rispetto a quelle della

Chiesa; i sostenitori venivano chiamati eretici ed erano sottoposti a una scomunica. Questa voglia

di spargere idee diverse da quelle della Chiesa nasce per via della contraddizione tra i dettami di

Gesù Cristo (povertà, sacrificio) e quelli della Chiesa (accumulazione di beni materiali, sfarzo,

potere). Erasmo da Rotterdam criticherà molto nel suo Elogio della pazzia l’immoralità della

Chiesa, la corruzione, l’eccesso di potere del Papa.

Nel 1517 giunge notizia a Roma che un monaco di nome Martin Lutero aveva diffuso 95 tesi

teologiche sospettate di eresia in Sassonia. Le sue idee però non saranno una semplice eresia

destinata a estinguersi ma sanciranno una profonda divisione nell’Europa cristiana tra cattolici e

protestanti.

Alla base delle sue convinzioni c’è il confronto tra le sacre scritture e le dottrine professate dalla

Chiesa: egli nota che l’unica salvezza per l’uomo deriva da un atto volontario, la grazia divina,

secondo le sacre scritture; del ruolo della Chiesa e del Papa e della sua intermediazione non c’è

traccia. Sulla base del principio della “sola scrittura”, egli dichiara vana e senza fondamento ogni

pretesa della Chiesa di interpretare le sacre scritture e di mediare tra Dio e l’uomo: la Chiesa non

serve, il fedele può leggere le sacre scritture autonomamente; La Chiesa invece incoraggiava

sacramenti, opere di bene e l’idea che l’anima dovesse essere purgata nel Purgatorio prima di

arrivare al Paradiso; una vita condotta nella Chiesa può allontanare l’anima dall’Inferno e

assicurarle se non il Paradiso immediato, sicuramente il Purgatorio. Inoltre era possibile scontare

la pena e vedere annullati i propri peccati con la cosiddetta pratica delle indulgenze: una vera e

propria compravendita per lo sconto delle pene. Secondo Lutero invece, solo la grazia divina

salva: il fedele non deve pagare la Chiesa per avere sconti di pena, né compiere azioni particolari

ma solo avere fede.

Secondo Lutero i sacramenti sono da abolire, così come la struttura del clero. Gli unici sacramenti

che lui riconosce sono il battesimo e la comunione.

Le idee di Lutero trovarono ampia diffusione nel popolo grazie alla stampa non soltanto per il loro

carattere rivoluzionario ma perché esprimevano i bisogni diffusi nella società del tempo. Anche

molti sovrani furono attratti dalle idee luterane perché videro in queste tesi la possibilità di ridurre

l’influenza della Chiesa non solo in campo religioso ma anche politico, sociale, economico e quindi,

di impossessarsi dei beni della Chiesa.

Papa Leone X con la bolla Exsurge Domine condanna la dottrina di Lutero che getta

pubblicamente tra le fiamme la bolla. Nonostante tutto, il lavoro del monaco continuerà,

traducendo l’Antico e il Nuovo Testamento in tedesco affinché i fedeli possano accedere

direttamente alla parola di Dio senza l’intermezzo della Chiesa.

L’imperatore Carlo V ha un atteggiamento cauto nei confronti della Riforma: da un lato teme

l’inasprimento dei rapporti con i principi che appoggiano Lutero, dall’altro deve far fronte alla crisi

religiosa e alla guerra contro la Francia e l’Impero ottomano. Costretto dall’emergenza bellica,

appoggia Lutero per favorirsi per la guerra il sostegno dei principi che andavano d’accordo con

Lutero.

La pace durò poco, tanto che dal 1530 quegli stessi principi rifiutano di sottomettersi a Carlo V; si

riuniscono in una lega difensiva chiamata “Lega di Smalcada”e vengono sconfitti da Carlo V,

giungendo così alla Pace di Augusta. I principi però ottengono in parte una vittoria, in quanto

vedono riconosciuto il principio della cuius regio eius religio, vale a dire che ciascun suddito deve

professare la religione del proprio sovrano o emigrare.

Mentre in Germania trionfa il luteranesimo, in Svizzera si diffondono con Zwingli e Calvino

rispettivamente l’anabattismo e il calvinismo. Zwingli ritiene che il battesimo debba essere una

scelta consapevole, da prendere in età adulta; invece Calvino parla di predestinazione: solo il

Signore conosce quali anime verranno salvate e quindi chi sono gli eletti e i dannati. Agli uomini

non resta che avere fede e fare bene il proprio lavoro.

L’Inghilterra si schiera contro le idee di Lutero; Enrico VIII avverte però l’importanza dell’occasione

che la diffusione delle idee protestanti gli offre: la possibilità di ridurre l’influenza del papato sulla

politica inglese; infatti la Chiesa può controllare la politica dinastica in quando ha il divieto di

divorzio o quello di sposare consanguinei. Quando Enrico VIII vede che la Chiesa tergiversa sul

suo divorzio da Caterina d’Aragona, il re divorzia da lei e sposa Anna Bolena. Emana, nel 1534

l’Atto di Supremazia con cui si proclama capo della Chiesa d’Inghilterra .

La Chiesa in armi, l’Europa della Controrifoma

Per contrastare il diffondersi delle dottrine protestanti, si fa largo l’idea del bisogno di convocare un

concilio. Papa Paolo III dunque convocò questo Concilio di Trento nel 1544. Viene scelta questa

sede per un duplice motivo: innanzitutto è una città italiana che fa parte del Sacro romano impero;

per di più la vicinanza della città ai paesi di lingua tedesca costituisce un segnale di apertura nei

confronti del dialogo con il mondo protestante.

Il Concilio viene interpretato in modi diversi. LA CHIESA lo vede come la scusa per restaurare il

suo antico potere e lottare contro gli eretici. L’IMPERO invece vogliono arrivare ad una soluzione di

compromesso con i protestanti per salvaguardare il potere imperiale di Carlo V.

Questo Concilio vivrà una serie di fasi diverse. La prima fase, lunga due anni (1545-1547), è

caratterizzata dal contrasto tra la linea papale e quella pontificia, conclusa con la prevalenza della

volontà papale, cioè: meglio affrontare prima il problema delle questioni teologiche e poi occuparsi

del rapporto con i protestanti. In questa fase il Concilio, spostato a Bologna dal Papa, si blocca per

via di una serie di scontri tra Impero e Papato (assassinio del figlio del Papa, tentativo di

conquistare territori papali).

Si apre così una seconda fase, (1551-1552) nuovamente a Trento, con il nuovo papa Giulio III,

che invita come segno di apertura i protestanti, i quali rifiutano. In questo contesto viene analizzata

la questione dell’eucarestia.

La terza e ultima fase (1562-1563) viene aperta dal nuovo papa Pio IV. In questa fase viene

dichiarata l’insostituibilità della lettura della Chiesa delle Sacre Scritture (contro la visione del

principio di sola scrittura luterano); contro la dottrina protestante della salvezza mediante la grazia

viene ristabilito il ruolo delle opere di bene, la riaffermazione dei sette sacramenti, l’esistenza del

Purgatorio, la pratica delle indulgenze, il culto dei santi. Anche la struttura della Chiesa viene

profondamente modificata: il clero ora ha l’obbligo di aspetto di indossare l’abito e l’obbligo morale

della castità. Inoltre viene creato un seminario per formare i sacerdoti alla luce delle ignoranze

ripetute del clero secolare, incapace di istruire i fedeli sui dogmi della Chiesa.

Il messaggio fondamentale che esce dal concilio di Trento è che la Chiesa, in fin dei conti, non

accetta altre confessioni religiose, anzi, promuove una reazione ad esse, sia militare, politica,

ideale, religiosa, chiamata Controriforma.

Durante tutto il Concilio e anche dopo la sua chiusura, si fonderà il tribunale dell’Inquisizione che

cerca di estirpare alla radice le altre confessioni; i mezzi dell’Inquisizione sono le denunce anonime

che permettono di fare indagini senza sapere quale sia il proprio capo d’accusa e anche usi

sistematici di torture, violenze. Il fine, in teoria, è quello di far pentire gli eretici. Chiunque abbia

abiurato e, successivamente, venga nuovamente riconosciuto di eresia, poiché relapso, cioè

ricaduto nell’errore, viene condannato a morte.

Particolare attenzione viene dedicata al controllo delle idee tramite la censura e l’Indice dei libri

proibiti, cioè un elenco di opere che è vietato possedere e diffondere. Un esempio di questo sono

le opere di Galileo Galilei, costretto all’abiura per aver sostenuto idee eretiche sul fatto che fosse la

Terra sferica a ruotare intorno al Sole (teoria di Copernico) contro la tesi della Chiesa secondo cui

è il Sole che ruota intorno alla Terra che è piatta (teoria di Tolomeo). Altri esempi di condanne sono

stati Giordano Bruno, Tommaso Campanella.

E’ chiaro che la censura e l’Inquisizione hanno effetti devastanti sugli intellettuali, che si sentono

incapaci d

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MellonCollie96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Bottari Salvatore.
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